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Linguistica Generale: Proprietà della Lingua, Fonetica, Morfologia, Sintassi, Semantica - , Appunti di Linguistica Generale

appunti riassuntivi del volume "La linguistica. Un corso introduttivo" di Berruto-Cerruti

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 16/04/2019

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LINGUISTICA GENERALE
PROF.SSA ONESTI
4 febbraio 2019
LINGUAGGIO VERBALE
La linguistica si occupa delle lingue storico-naturali quindi nate spontaneamente nel corso della
civiltà umana (compresi i dialetti).
Esistono la linguistica descrittiva e la linguistica storica.
Si parte dai SEGNI.
Saussure partendo dai segni ha notato delle somiglianze con una scacchiera dove ogni parte dipende
dalle altre.
3 categorie di comunicazione: comunicazione in senso stretto (il linguaggio umano in tutti i sensi.
Il discriminante è l’intenzionalità da parte di emittente e ricevente, ex. La segnaletica stradale),
passaggio di informazione (l’emittente non è intenzionale a differenza del ricevente ex. Postura del
corpo studiata dalla PROSSEMICA, orme di un animale che è passato) e formulazione di inferenze
(nessun emittente ma esiste un interpretante, l’oggetto viene interpretato in un certo modo
dall’interpretante che ne trae informazioni).
La comunicazione umana è diversa da quella animale: anche in quest’ultima esiste un’intenzionalità.
I segni vengono classificati in:
1. INDICI motivati naturalmente e non intenzionali (ex starnuto dovuto al raffreddore)
2. SEGNALI motivati naturalmente ma usati intenzionalmente (ex accendere una luce su
una montagna per indicare la presenza)
3. ICONE motivati analogicamente e intenzionali (ex Cartina geografica, diagrammi)
4. SIMBOLI motivati culturalmente ed intenzionali (ex il verde del semaforo)
5. SEGNI arbitrari ed intenzionali (arbitrario= convenzione, non c’è una motivazione)
Da 1 a 5 va diminuendo la motivazione ed aumenta la convenzione.
1) PROPRIETA’ DELLA LINGUA
Biplanarità del segno: SIGNIFICANTE (parte fisicamente percettibile del segno) e SIGNIFICATO
Arbitrarietà: nessun legame tra significante e significato, associazione convenzionale. Ci sono 4
livelli di arbitrarietà: rapporto tra segno e referente, rapporto tra significante e significato, rapporto
tra forma e sostanza del significato, rapporto tra forma e sostanza del significante. Ci sono delle
eccezioni per esempio per quanto riguarda le onomatopee,
gli ideofoni e il fonosimbolismo: la parola “tintinnio” deriva
dal suono. I versi degli animali non sono uguali in tutte le
lingue anche se dovrebbero riprodurre quello che si sente.
I rapporti tra segno e realtà sono rappresentati dal
TRIANGOLO SEMIOTICO formato da significato,
significante e referente, ovvero la realtà esterna a cui si
riferisce il significante. *fonosimbolismo: parla di casi in cui
proviamo a seguire la natura e non la convenzione, ad esempio “I” fa pensare a qualcosa di piccolo.
Ideofoni: ad esempio il “glu glu” dei fumetti per indicare il fatto che si sta bevendo*
Doppia articolazione: PRIMA ARTICOLAZIONE: il significante di un segno linguistico è
scomponibile in unità dette morfemi, che sono ancora portatrici di significato e che vengono
utilizzate per creare altri segni. SECONDA ARTICOLAZIONE: i morfemi sono a loro volta
scomponibili in unità più piccole non dotate di significato dette fonemi che combinandosi insieme
danno luogo alle unità di prima articolazione.
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LINGUISTICA GENERALE

PROF.SSA ONESTI

4 febbraio 2019

LINGUAGGIO VERBALE

La linguistica si occupa delle lingue storico-naturali quindi nate spontaneamente nel corso della civiltà umana (compresi i dialetti). Esistono la linguistica descrittiva e la linguistica storica. Si parte dai SEGNI. Saussure partendo dai segni ha notato delle somiglianze con una scacchiera dove ogni parte dipende dalle altre. 3 categorie di comunicazione: comunicazione in senso stretto (il linguaggio umano in tutti i sensi. Il discriminante è l’intenzionalità da parte di emittente e ricevente, ex. La segnaletica stradale), passaggio di informazione (l’emittente non è intenzionale a differenza del ricevente ex. Postura del corpo studiata dalla PROSSEMICA, orme di un animale che è passato) e formulazione di inferenze (nessun emittente ma esiste un interpretante, l’oggetto viene interpretato in un certo modo dall’interpretante che ne trae informazioni). La comunicazione umana è diversa da quella animale: anche in quest’ultima esiste un’intenzionalità. I segni vengono classificati in:

  1. INDICI  motivati naturalmente e non intenzionali (ex starnuto dovuto al raffreddore)
  2. SEGNALI motivati naturalmente ma usati intenzionalmente (ex accendere una luce su una montagna per indicare la presenza)
  3. ICONE  motivati analogicamente e intenzionali (ex Cartina geografica, diagrammi)
  4. SIMBOLI  motivati culturalmente ed intenzionali (ex il verde del semaforo)
  5. SEGNI  arbitrari ed intenzionali (arbitrario= convenzione, non c’è una motivazione) Da 1 a 5 va diminuendo la motivazione ed aumenta la convenzione.
  1. PROPRIETA’ DELLA LINGUA  Biplanarità del segno: SIGNIFICANTE (parte fisicamente percettibile del segno) e SIGNIFICATO  Arbitrarietà: nessun legame tra significante e significato, associazione convenzionale. Ci sono 4 livelli di arbitrarietà: rapporto tra segno e referente, rapporto tra significante e significato, rapporto tra forma e sostanza del significato, rapporto tra forma e sostanza del significante. Ci sono delle eccezioni per esempio per quanto riguarda le onomatopee, gli ideofoni e il fonosimbolismo: la parola “tintinnio” deriva dal suono. I versi degli animali non sono uguali in tutte le lingue anche se dovrebbero riprodurre quello che si sente. I rapporti tra segno e realtà sono rappresentati dal TRIANGOLO SEMIOTICO formato da significato, significante e referente, ovvero la realtà esterna a cui si riferisce il significante. fonosimbolismo: parla di casi in cui proviamo a seguire la natura e non la convenzione, ad esempio “I” fa pensare a qualcosa di piccolo. Ideofoni: ad esempio il “glu glu” dei fumetti per indicare il fatto che si sta bevendo  Doppia articolazione: PRIMA ARTICOLAZIONE: il significante di un segno linguistico è scomponibile in unità dette morfemi, che sono ancora portatrici di significato e che vengono utilizzate per creare altri segni. SECONDA ARTICOLAZIONE: i morfemi sono a loro volta scomponibili in unità più piccole non dotate di significato dette fonemi che combinandosi insieme danno luogo alle unità di prima articolazione.

La doppia articolazione comporta economicità di funzionamento del sistema linguistico e la combinatorietà della sua struttura.  Trasponibilità del mezzo: viene trasmesso per VIA FONICO-ACUSTICA= PARLATO o per VIA GRAFICO-VISIVA=SCRITTO (variazione diamesica). La priorità del parlato può essere antropologica (non sempre esiste un equivalente scritto), ontogenetica (relativa al singolo individuo) o filogenetica (relativa alla specie umana), mentre la priorità dello scritto è sociale e culturale. Generalmente si parte dallo scritto, anche i bambini imparano prima a parlare e poi a scrivere. Inoltre l’esecuzione parlata è più rapida. Il messaggio, se orale, è evanescente e non permane a ingombrare il canale e lascia spazio ad un altro messaggio; è vero anche che in certe situazioni è necessaria la permanenza del messaggio (caratteristica dello scritto).  Linearità: il significante si realizza in successione nel tempo e/o nello spazio  Discretezza: la differenza tra gli elementi strutturali della lingua è assoluta, e non quantitativa o relativa. Esiste un confine preciso tra un elemento e un altro, per esempio dal punto di vista fonetico parole come “pollo” e “bollo” hanno un suono simile ma che in realtà è diverso.

  1. PLURIFUNZIONALITA’ DELLA LINGUA: R. Jackobson propone uno schema composto da sei classi di funzioni collegate ai sei fattori necessari alla comunicazione. 5 febbraio 2019 2.1) PRODUTTIVITA’ DELLA LINGUA  Riflessività: La Lingua si può usare come metalingua cioè con la lingua si può parlare della lingua stessa. La riflessività è unica e caratterizzante del linguaggio verbale umano.  Produttività: È sempre possibile creare nuovi messaggi e parlare di cose ed esperienze nuove. La produttività è resa possibile dalla doppia articolazione.  Ricorsività: uno stesso procedimento è riapplicabile un numero teoricamente di volte  Distanziamento: possibilità di una lingua di poter formulare messaggi relative a cose lontane nel tempo e/o nello spazio dal luogo in cui viene prodotto il messaggio (si possono anche creare mondi che non esistono)  Libertà da stimoli: i segni linguistici rimandano ad una elaborazione concettuale della realtà esterna, e non semplicemente da stati d’animo dell’emittente che inducano in modo automatico un certo comportamento

6) PRINCIPI GENERALI PER L’ANALISI DELLA LINGUA

3 distinzioni fondamentali:  Diacronia e sincronia: guardare una lingua dal punto di vista dell’evoluzione (diacronia) e dal punto di vista di quello che succede oggi (sincronia). Una delle operazioni diacroniche è l’etimologia; una delle operazioni sincronica è lo studio della struttura sintattica delle frasi semplici o del significato delle parole di oggi.  Sistema astratto e realizzazione concreta: si presenta secondo tre coppie oppositive I. Langue e parole (F. de Saussure) II. Sistema e uso (E. Coseriu) III. Competenza ed esecuzione (N. Chomsky) Sono possedute inconsciamente da tutti i parlanti.  Asse paradigmatico e sintagmatico: l’asse paradigmatico riguarda le relazioni a livello del sistema, l’asse sintagmatico (l’asterisco in linguistica indica una frase sgrammaticata) 11 febbraio 2019 L’analisi linguistica si compone di 4 livelli:

relativi al significante  1) fonetica/fonologia

2) morfologia

3) sintassi

Relativi al significato  1) semantica

LA FONETICA È la disciplina che tratta la componente fisica della comunicazione verbale. Si distingue in tre campi principali:  Fonetica articolatoria, che studia i segni del linguaggio in base al modo in cui vengono articolati  Fonetica acustica, che studia i suoni del linguaggio in base alla loro consistenza fisica e modalità di trasmissione   Fonetica uditiva, che studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono percepiti I suoni del linguaggio si suddividono in base ad alcuni parametri:  LUOGO in cui viene articolato un suono  MODO in cui viene articolato un suono (e il contributo della mobilità dei singoli organi all’articolazione dei suoni)  La presenza o assenza di VIBRAZIONI DELLE CORDE VOCALI. Possiamo individuare in base a questi parametri due grandi opposizioni di suoni: tra vocali e consonanti e tra sorde e sonore.  Le consonanti, in base al modo di articolazione del suono, si suddividono in:

  1. OCCLUSIVE
  2. FRICATIVE
  3. APPROSSIMANTI
  4. AFFRICATE
  5. LATERALI
  6. VIBRANTI
  7. NASALI
  8. (FORTI)
  9. (ASPIRATE)  I parametri di classificazione delle vocali sono:
    1. La posizione della lingua (avanzamento o arretramento: anteriori, posteriori, centrali; innalzamento o abbassamento: alte, medie, basse)
    2. La posizione delle labbra (protusione e distensione)

12 febbraio 2019 FONOLOGIA Studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni del sistema linguistico, a partire dalle unità minime dette fonemi. Il fonema rappresenta  L’unità minima de seconda articolazione del sistema linguistico  Una classe astratta di foni, dotati di valore distintivo Può avere diversi allofoni, cioè foni differenti che costituiscono realizzazioni foneticamente diverse di uno stesso fonema (ex mare e mære) Una coppia di parole uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al posto di un altro in una certa posizione forma una coppia minima (ex mare e pare) Si può anche definire come costituito da un fascio di proprietà articolatorie che si realizzano in simultaneità: permettono di analizzare e definire il fonema in termini di diverse combinazioni possibili di tratti facenti parte di un inventario comune  TEORIA DEI TRATTI DISTINTIVI 13 febbraio 2019 Esistono le varianti combinatorie (o tassofoni) di un fonema le diverse realizzazioni che il fonema stesso assume in contesti fonetici differenti: il fonema cambia suono mantenendo inalterato il significato della parola. È un fono contestuale, concreto, di una data lingua  prevedibile perché condizionato da testo. Capisco quale fonema inserire in base alla vocale che ho prima. L’elenco dei fonemi di una lingua è detto inventario fonematico. In italiano contiamo 30 fonemi. I problemi generali connessi all’inventario fonematico dell’italiano sono:  Statuto delle consonanti lunghe: consonanti lunghe o geminate. Se accettiamo che (‘kan) e (‘kan:e) rappresentino una coppia minima dobbiamo aumentare di 15 il numero dei fonemi italiani.  Differenze regionali di pronuncia  VARIAZIONE DIATOPICA: la pronuncia varia da regione in regione e alcuni fonemi partecipano a formare un numero non alto di coppie minime (basso rendimento funzionale) ad esempio (‘kaza) o (‘kasa) oppure (‘dzi:o) o (‘tsi:o)  Differenza di apertura delle vocali: opposizione tra vocali medio-alte e medio-basse si attua solo in posizione tonica ad esempio (peska) frutto, più aperta, e (pɛska) azione di pescare  Raddoppiamento (fono)sintattico: allungamento della consonante iniziale di una parola ad esempio (r’ro:ma). 19 febbraio 2019 SILLABA  minime combinazioni di fonemi che funzionano come unità pronunciabile per costruire la forma fonica delle parole. In italiano le sillabe sono costruite attorno a una vocale che costituisce il nucleo, la parte che precede detta attacco e la parte che eventualmente segue la vocale prende il nome di coda. Se prendiamo come esempio PIANO, possiamo dire che è formata da due vocali ma è sbagliato perché la “i” non è fonica, è un approssimante. Nello schema sillabico il termine “rima” indica il nucleo e la coda.

Le sillabe possono essere:  Sillabe chiuse  che terminano con semivocale o consonante  Sillabe aperte  che terminano con vocale  Dittongo  semivocale + vocale (es. pieno - pjɛ:no)  Trittongo  due semivocali + vocale (es. aiuola – a’jwɔ:la) Lunghezza delle vocali: sono sempre lunghe le vocali che si trovano in una sillaba tonica (accentata) aperta. Se la sillaba rispetta le precedenti caratteristiche ma è finale di parola la vocale è breve. TRATTI PROSODICI  serie di fenomeni fonologici e fonetici che riguardano la catena parlata nella sua successione lineare, detti prosodici perché riguardano l’aspetto melodico e l’andamento ritmico della catena parlata, o soprasegmentali perché agiscono al di sopra del singolo segmento minimo.

  1. ACCENTO (facciamo riferimento all’accento PROSODICO e non a quello grafico) indica la particolare intensità della pronuncia di una sillaba relativamente ad altre sillabe (atone) Esiste l’accento grafico: segno diacritico con vari scopi La posizione dell’accento su una sillaba può essere fissa o libera. In base alla posizione dell’accento una parola può essere: I. Tronca  ultima sillaba II. Piana  penultima sillaba III. Sdrucciola  terzultima sillaba IV. Bisdrucciola  quartultima sillaba V. Trisdrucciola  quintultima sillaba
  2. LUNGHEZZA riguarda l’estensione temporale con cui sono prodotti i foni e le sillabe; può avere valore distintivo sia per le consonanti che per le vocali.
  3. TONO & INTONAZIONE il tono è l’altezza relativa alla pronuncia di una sillaba, l’intonazione è l’andamento melodico con cui è pronunciata una frase o un intero gruppo tonale. In italiano le intonazioni fondamentali sono I. Ascendente (domanda) II. Costante (enunciato dichiarativo) III. Discendente (esclamazione)

26 febbraio 2019 Per la trascrizione morfematica si usano le parentesi graffe e dei trattini (ex. {Dent}- -{al}- -{e}) e si usano delle etichette come AGG=aggettivo o SG=singolare. I morfemi possono anche essere:  Sostitutivi  Zero  Soprasegmentali (le parole sono uguali tranne che per un accento come “ancora” oggetto e “ancora” avverbio)  Cumulativi  amalgama (assume almeno durò più valori) Morfemi derivazionali: mutuano il significato della base a cui si appliano modificando la classe di appartenenza della parola e la sua funzione semantica (ex dormire  dormitorio). Permettono inoltre la formazione di un numero teoricamente infinito di parole a partire da una certa base lessicale: famiglia di parole. PREFISSOIDI E SUFFISSOIDI: hanno un po’ la funzione di morfema lessicale e morfema derivazionale (un po’ base e un po’ radice  hanno un loro significato) ex. Sociologia, cronometro PAROLE COPOSTE: due radici lessicali mantengono lo stesso valore che avrebbero se fossero separate. Ex. Portacenere 27 febbraio 2019 Categorie grammaticali per quanto riguarda la morfologia nominale possiamo individuare:  Genere  Numero  Caso  Grado  Definitezza  Possesso  Etc. Per la Morfologia verbale invece abbiamo:  Modo  Tempo  Aspetto  Diatesi  Persona 5 marzo 2019 Il tempo, come categoria grammaticale, localizza l’evento espresso dal verbo nel fluire del tempo fisico e lo colloca in una rete di relazioni temporali  Momento dell’avvenimento MA  in cui l’evento si verifica  Momento dell’enunciazione ME  in cui l’enunciato viene prodotto dal parlante  Quindi … in un tempo passato MA=ME, in un tempo passato MA precede ME e in un tempo futuro MA segue ME.

L’aspetto considera l’evento espresso dal verbo non sul piano della collocazione temporale, ma secondo il punto di vista che il parlante assume nei riguardi dell’evento stesso = rispetto al modo in cui l’evento viene osservato e presentato. I due aspetti che può assumere l’aspetto verbale sono  Imperfettivo  considera un evento da una prospettiva interna al suo svolgimento, senza fornire indicazioni circa la sua eventuale prosecuzione. I. Progressivo: un evento iniziato precedentemente è colto in un singolo momento del suo svolgimento (quando sei entrato ascoltavo la radio) II. Continuo: un evento è colto nella sua durata (mentre tu leggevi, io cucinavo) III. Abituale: un evento è colto nella sua durata e si ripete con consuetudine = non in una sola occasione (ogni sera guardavo la tv)  Perfettivo Categorie lessicali o parti del discorso  Nome o sostantivo  Aggettivo  Verbo  Pronome  Articolo  Preposizione  Congiunzione  Avverbio  Interiezione (?) Per determinare l’appartenenza di una parola ad una determinata categoria esistono tre criteri: semantico (esiste un significato ad esempio i verbi si riferiscono alle azioni), morfologico (relazioni morfologiche con le altre parti del testo), sintattico (contesto in cui compaiono le parole). Esistono delle eccezioni per esempio

alcuni verbi che possono fungere anche da nomi (dormire  il dormire).

Ci sono due diversi modi di funzionamento della morfologia flessionale: la FLESSIONE INERENTE riguarda la marcatura a cui viene assoggettata una parola in isolamento, a seconda della classe di appartenenza per il solo fatto d essere selezionate nel lessico e comparire in un messaggio. La FLESSIONE CONTESTUALE  dipende dal contesto: specifica una forma e seleziona i relativi morfemi flessionali in relazione al contesto in cui la parola viene usata, dipendendo quindi dai rapporti gerarchici che si instaurano fra le parole all’interno della frase.

FRASI COMPLESSE: spesso le frasi non vengono realizzate come unità isolate, ma si combinano in

sequenza strutturate. Vengono dette anche periodi. La sintassi del periodo prevede:  Coordinazione  proposizioni accostate senza un rapporto di dipendenza  Subordinazione  rapporto di dipendenza tra le proposizioni  Connettivi  elementi che coordinano o subordinano le frasi tra loro

TESTI: al di sopra della “frase” bisogna riconoscere un altro livello di analisi della sintassi, che può essere

chiamato il livello dei “testi”. Dal punto di vista linguistico un testo è definibile come una combinazione di frasi insieme al contesto in qui questa combinazione funziona da unità comunicativa. Per contesto si intende sia il contesto linguistico (comunicazione verbale) e il contesto extra-linguistico (situazione comunicativa in cui viene prodotto).

  1. Anafora & catafora  elementi per la cui interpretazione si fa riferimento al contesto linguistico rispettivamente precedente o seguente.

Ho incontrato un caro amico e l’ho salutato calorosamente  anafora.

  1. riprese anaforiche sintattiche: l’antecedente è ripreso da un pronome
  2. riprese anaforiche semantiche: l’antecedente è ripreso mediante un sinonimo o un iperonimo
  3. riprese anaforiche pragmatiche: l’antecedente è ripreso mediante un termine che indica un valore o una valutazione inferita dal parlante o una qualità intrinseca all’antecedente valida solo nel caso specifico. Sono delle PROFORME. 18 marzo 2019 DEISSI: fenomeno linguistico che codifica (morfologicamente, sintatticamente o lessicalmente) informazioni relative a  Luogo (qui, la, questo quello, andare, venire …)  Tempo (ora, oggi, domani …)  Protagonisti (io, tu …) Fa riferimento al contesto extralinguistico. Se dico per esempio “a Torino” non e’ un deittico perche’ io posso comprenderlo indipendentemente dal momento e dal luogo dell’enunciazione. deissi testuale: fanno riferimento a determinate parti del testo (nel paragrafo precedente, nel prossimo capitolo …).

19 marzo 2019 SEMANTICA È il livello di analisi che si occupa del significato. Significato 1. Concezione referenziale o concettuale  significato come concetto = idea creata dalla mente che corrisponde a qualcosa che esiste al di fuori della lingua. 2.concezione operazionale o testuale  significato come operazione = funzione dell’uso che si fa dei segni, ciò che accomuna i contesti di impiego di un segno. Tipi di significato:  Denotativo  quello che il segno descrive e rappresenta in senso oggettivo  Connotativo  significato indotto, soggettivo e connesso alle sensazioni suscitate da un segno  Linguistico  il significato che n termine ha in quanto elemento di un sistema linguistico  Sociale  il significato che un segno può avere in relazione ai rapporti tra parlanti.  Lessicale  tipo di significato dei termini che rappresentano oggetti concreti o astratti, entità o concetti della realtà esterna (parole piene)  Grammaticale  tipo di significato dei termini che esprimono concetti o rapporti interni al sistema linguistico (parole vuote) Senso: significato contestuale, ovvero la specificazione e la concretizzazione che il contenuto di un termine assume ogni volta che viene usato in una produzione linguistica in un certo contesto. Intensione ed estensione: per intensione si intende l’insieme delle proprietà che costituiscono il concetto designato da un termine; estensione indica l’insieme degli individui (oggetti) a cui il termine si può applicare. L’unità di analisi minima della semantica è il lessema. Lessema: corrisponde ad una parola considerata dal punto di vista del significato. L’insieme dei lessemi di una lingua costituisce il lessico. I vari aspetti del lessico vengono studiati dalla lessicologia. Rapporti di significato fra lessemi:  Omonimia: lessemi con stesso significante ma significati diversi non imparentati tra loro e non derivabili uno dall’altro (riso cibo e riso azione di ridere)  Polisemia: lessemi con stesso significante ma significati diversi imparentati tra loro e derivabili uno dall’altro (corno intesa come protuberanza di un animale, come strumento musicale, come cima di una montagna …)  Enantiosemia: significati diversi dello stesso termine sono tra loro in rapporto di opposizione. (ospite sia chi viene ospitato che chi ospita)  Sinonimia: lessemi diversi aventi lo stesso significato (pietra e sasso)  Iponimia: il significato di un lessema rientra in un significato ampio e generico rappresentato da un

altro lessema (gatto e felino  la parola felino e’ l’iperonimo di gatto)

 Meronimia: rapporto tra termini che designano una pare specifica di un tutto unico e il termine che designa il tutto (braccio e corpo)  Solidarietà semantica: cooccorrenza obbligatoria, o fortemente preferenziale, di un lessema con un altro (miagolare e gatto)  Antonimia: due lessemi di significato contrario, due estremi di una dimensione graduale (buono e cattivo)  Complementarità: due lessemi di cui uno e’ la negazione dell’altro (vivo e morto)  Inversione: due lessemi che esprimono la stessa relazione semantica vista da due direzioni opposte (moglie e marito)

27 marzo 2019 LE LINGUE DEL MONDO Spesso si fa una classificazione delle lingue dal punto di vista genealogico  appartenenza ad una famiglia. Questa classificazione prevede di trovare un antenato comune storicamente attestato o ricostruito induttivamente sula base delle lingue odierne. Un altro criterio di valutazione è il numero dei parlanti. L’importanza di una lingua è data anche da:  Numero di paesi in qui è parlata o e’ una lingua ufficiale  Uso nei rapporti internazionali  Importanza politica e peso economico nei paesi in qui è parlata  Tradizione letteraria e culturale  Insegnamento nelle scuole come lingua straniera  Numero di parlanti non nativi. L1  lingua materna L2  seconda lingua LS  lingua straniera