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Appunti libro "La linguistica - Un corso introduttivo" Berruto e Cerruti per esame di Linguistica Generale, Voghera, Lingue e culture straniere. Capitolo 1) Il linguaggio verbale, 2) Fonetica e Fonologia, 3) Morfologia, 4) Sintassi, 5) Semantica, lessico e pragmatica, 6) Le lingue del mondo, 7) Mutamento e variazione nelle lingue
Tipologia: Sintesi del corso
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▪ La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua e si può dividere in:
- linguistica generale (o sincronica ), che studia cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue - linguistica storia , che si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e il rapporto che le lingue hanno con la cultura. Oggetto di studio della linguistica sono le lingue storico-naturali , ovvero le lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli essere umani. Esse sono l’espressione del linguaggio verbale umano, la quale è una facoltà innata dell’uomo. ▪ I segni sono i metodi di comunicazione che usiamo, in altre parole un segno è l’unità fondamentale della comunicazione. Esistono diversi tipi di segni: - INDICI → motivati naturalmente e non intenzionali (starnuto = avere il raffreddore) - SEGNALI → motivati naturalmente e usati intenzionalmente (sbadiglio volontario = sono annoiato) - ICONE → motivati analogicamente e intenzionali ( mappa geografica) - SIMBOLI → motivati culturalmente e intenzionali (colore nero = lutto o rosso del semaforo = fermarsi) - SEGNI → arbitrari e intenzionali (suono del telefono occupato)
Il linguaggio verbale è composto da segni linguistici, prodotti intenzionalmente dall’emittente e interpretati dal ricevente perché riconducibili a un codice (che è il sistema usato per esprimere un messaggio).
▪ ARBITRARIETÀ indica un legame che si instaura per convenzione perché non esiste una ragione motivata. Se i segni linguistici non fossero arbitrari le parole sarebbero tutte uguali, o parole simili dovrebbero rispondere a significati uguali. Esistono 4 livelli di arbitrarietà : **1) segno - referente
- ad un primo livello, il significante di un segno è scomponibile in unità ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni. Queste unità minime di prima articolazione sono chiamate MORFEMI. - ad un secondo livello, esse sono a loro volta scomponibili in unità che non sono più portatrici di significato. Questi elementi sono detti FONEMI e sono le unità minime di seconda articolazione. ▪ TRASPONIBILITÀ DI MEZZO Il significante dei segni linguistici possiede un’altra proprietà, caratterizzante della lingua, chiamata trasponibilità di mezzo : può essere trasmesso sia via aria (canale fonico), sia scritta (canale visivo).
▪ LINEARITÀ significa che il significante viene prodotto in successione nel tempo e nello spazio. Infatti non possiamo decodificare un segno se non dopo aver udito tutto e non si possono emettere due elementi fonici insieme ma solo uno dopo l’altro. In altri casi invece ci sono segni globali che comunicano tutto simultaneamente (es. segnali stradali) ▪ DISCRETEZZA significa che la differenza tra gli elementi è assoluta, c’è una grande differenza tra un segno e l’altro e non presentano possibilità di intermediazione (es. tra pollo e bollo non c’è un elemento intermedio). Una conseguenza è che non è possibile intensificare il significato intensificando il significante (urlare “gatto” non significa che il gatto è più grande). ▪ L’ ONNIPOTENZA SEMANTICA consiste nel fatto che con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto. Ovvero ogni senso è traducibile in lingua ma non viceversa. L’onnipotenza semantica viene più prudentemente chiamata PLURIFUNZIONALITÀ. Con questo si intende che la lingua può avere diverse funzioni (esprimere il pensiero, trasmettere informazioni, uso in scienza e letteratura etc.) Jakobson identifica tali possibili funzioni e le assegna agli elementi della teoria della comunicazione:
- FUNZIONE EMOTIVA : esprime le emozioni del parlante → **EMITTENTE
- la FONETICA ARTICOLATORIA che studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono prodotti dall’apparato fonatorio umano - la FONETICA ACUSTICA che studia i suoni nella loro consistenza fisica e la loro modalità di trasmissione in quanto onde sonore che si propagano nell’aria - la FONETICA UDITIVA (o PERCETTIVA) che studia i suoni in base al modo in cui vengono percepiti e codificati dal ricevente
1) luogo in cui viene articolato 2) modo di articolazione , conformazione degli organi fonatori nell’emettere un suono ed eventuale restringimento in un certo punto del percorso che si frappone al passaggio d’aria 3) contributo della mobilitò dei singoli organi all’articolazione dei suoni In base al modo di articolazione, abbiamo una prima grande opposizione fra i suoni: → i suoni prodotti senza la frapposizione di ostacoli al flusso d’aria fra la glottide e il termine del percorso costituiscono le VOCALI. → i suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo parziale o totale al passagigo dell’aria costituiscono le CONSONANTI. Inoltre: → i suoni prodotti mediante la vibrazione delle corde vocali accostate e tese sono detti SONORI. → i suoni prodotti senza la vibrazione delle corde vocali sono detti SORDI. Normalmente le vocali sono sonore. Le consonanti possono essere sia sorde che sonore.
In base al modo di articolazione si distinguono:
- OCCLUSIVE → il passaggio d’aria è completamente bloccato e l’aria viene rilasciata con una brusca apertura, producendo il suono
con l’ espirazione , quindi con un flusso d’aria “ egressivo ”: l’aria movendosi dai polmoni, attraverso i bronchi e la trachea , raggiunge la laringe (in corrispondenza del pomo d’Adamo) dove ha inizio il “ tratto vocale ”. L’aria incontra le corde vocali (che si trovano in una parte della laringe detta glottide ) e durante la fonazione possono contrarsi e tendersi avvicinandosi o accostandosi, riducendo o bloccando il passaggio dell’aria. Cicli rapidissimi di chiusure e aperture della rima vocale (= spazio fra le corde vocali) hanno il nome di vibrazioni. Il flusso d’aria passa poi nella faringe e da questa nella cavità orale (qui svolgono una funzione importantissima alcuni organi mobili o fissi: la lingua (costituita dalla radice, il dorso e la corona), il palato , i denti e le labbra.
- FRICATIVE → il restringimento degli organi molto ravvicinati lascia all’aria un piccolo passaggio continui che provoca un rumore di frizione - APPROSSIMANTI → il canale orale subisce un restringimento ma non genera un rumore di frizione - AFFRICATE → l’articolazione inizia come un’occlusiva e termina come una fricativa (l’occlusione si trasforma in un restringimento del canale) - LATERALI → il canale principale è bloccato ma l’aria passa solo ai due lati della lingua o attraverso uno solo di essi - VIBRANTI → si hanno quando c’è un contatto intermittente tra la lingua e un altro organo articolatorio - NASALI → c’è un passaggio dell’aria anche attraverso la cavità nasale Le consonanti vengono classificate anche in base al punto dell’apparato fonatorio in cui vengono articolate. - BILABIALI → prodotte con avvicinamento o contratto tra le labbra (p) - LABIODENTALI → il labbro inferiore tocca i denti superiori (f) - DENTALI → prodotte a livello dei denti (comprendono anche le ALVEOLARI , prodotte dalla lingua contro o vicino gli alveoli) - PALATALI → prodotte dalla lingua contro o vicino al palato duro - VELARI → prodotte dalla lingua contro o vicino al velo - UVULARI → prodotte dalla lingua contro o vicino all’ugola - FARINGALI → prodotte fra la base della radice della lingua e la parte posteriore della faringe
Le vocali sono prodotte senza ostruzioni nel canale orale. Il suono cambia in base alle diverse conformazioni che assume la cavità orale a seconda delle posizioni che prendono gli organi mobili, in particolare la lingua. In base all’ avanzamento o arretramento della lingua si distinguono:
- ANTERIORI → se vengono articolate con la lingua in posizione avanzata - POSTERIORI → se vengono articolate con la lingua in posizione arretrata - CENTRALI In base all’ innalzamento o abbassamento della lingua si distinguono: **- ALTE
Per avere uno strumento di rappresentazione grafica dei suoni, valido per tutte le lingue, che riproduca scientificamente la realtà fonica, i linguisti hanno elaborato sistemi di trascrizione fonetica, in cui c’è corrispondenza biunivoca fra suoni rappresentati e segni grafici che li rappresentano. Il più diffuso è l’IPA, Alfabeto Fonico Internazionale.
posto prima della sillaba su cui esso cade.
→ Un FONO è ogni suono del linguaggio prodotto dall’apparato fonatorio ed è l’unità minima della fonetica. → Quando i foni hanno valore distintivo cioè si oppongono sistematicamente ad altri foni nel distinguere e formare le parole, si dice che funzionano da FONEMI. I fonemi sono le unità minime in fonologia (o fonematica). → La FONOLOGIA studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico. → I fonemi di un determinato sistema linguistico possono conoscere realizzazioni diverse che prendono il nome di ALLOFONI o VARIANTI. Gli allofoni non producono differenze di significato cioè non svolgono una funzione distintiva ma dipendono dal contesto storico (e prendono allora il nome di “varianti combinatorie”) e da caratteristiche personali del parlante (e allora si tratta di “varianti libere”).
fonematico. Il più alto numero di fonemi è stato registrato in alcune lingue parlate in Africa Meridionale e il più basso in America Latina, Nuova Guinea…. L’italiano standard ne ha 30.
(consonante + vocale) come in […]. Altri casi frequenti sono V ([…] ), VC ([…] ), CCV ([…] ). In una sillaba la parte che precede la vocale è detta attacco e la parte che la segue è la coda. Alla sillaba viene assegnata una struttura gerarchica a due livelli ( … vale come “sillaba”).
tra foni che si susseguono, dunque la sillaba e la successione di sillabe. I principali sono: l’ ACCENTO , il TONO e l’ INTONAZIONE e la LUNGHEZZA o DURATA RELATIVA
- L’accento è l’intensità con la quale viene pronunciata una sillaba. La posizione dell’accento ovvero della sillaba su cui cade può essere libera o fissa. In italiano l’accento è tipicamente libero e può trovarsi: sull’ultima sillaba (TRONCHE), sulla penultima (PIANE), sulla terzultima (SDRUCCIOLE) e sulla quartultima (BISDRUCCIOLE). La successione di sillabe atone e toniche dà luogo al ritmo. Ogni lingua ha un proprio ritmo e l’italiano è una lingua a “ISOCRONISMO SILLABICO” cioè in una parola viene assegnata durata analoga alle sillabe atone. - I fenomeni di tonalità e intonazione riguardano l’altezza musicale con cui le sillabe sono pronunciate e la curva melodica a cui la loro successione dà luogo. “ Tono ” è l’altezza relativa di pronuncia di una
sillaba, dipendente dalla velocità e frequenza delle vibrazioni delle corde vocali. Esistono lingue tonali , il cui tono può distinguere parole diverse per il resto foneticamente del tutto eguali (es. cinese mandarino). L’ intonazione invece è l’andamento melodico con cui è pronunciato un gruppo tonale o gruppo ritmico.
- La lunghezza riguarda l’estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe sono prodotti.
SPETTOGRAMMA è la rappresentazione grafica dell’intensità di un suono in funzione del tempo e della frequenza.
una coppia di parole che siano uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al posto di un altro in una certa posizione forma una coppia minima
→ PAROLE FUNZIONALI o VUOTE (come gli articoli, i pronomi personali, le preposizioni e le congiunzioni) formano classi grammaticali chiuse ma che difficilmente si possono definire morfemi grammaticali a pieno titolo. → I MORFEMI LEGATI non possono mai comparire in isolamento ma solo in combinazione con altri morfemi. Questa distinzione è valida più per le lingue come l’inglese (dove i morfemi lessicali spesso costituiscono da soli una parola: cat, boy…) mentre nella struttura morfologica dell’italiano, anche i morfemi lessicali, le radici, sono per lo più morfemi legati: gatt-o, buon-o…
radice. Essi possono essere chiamati AFFISSI : un affisso è ogni morfema che si combini con una radice e a loro volta si suddividono in:
Nelle altre lingue del mondo ci sono altri tipi di affissi:
→ TRASCRIZIONE MORFEMATICA → la forma dei morfemi si può scrivere tra graffe ( ) e indica nella riga sottostante il loro significato e valore es. DENTALE dent- al- - e “dente” agg. sing.
i suffissi con valore flessionale che in italiano stanno sempre nell’ultima posizione si chiamano DESINENZE
affissi inseriti dentro la radice
affissi formati da due parti: una prima della radice e l’altra dopo la radice
affissi che si alternano dentro la radice (come in arabo)
MORFEMI SOSTITUTIVI si manifestano con la sostituzione di un fono ad un altro fono e consistono in mutamento fonici della radice (es. “foot”→ “feet”)
MORFO ZERO quando una distinzione necessariamente marcata da una grammatica non viene rappresentata sul piano del significante (es. plurali invariabili sheep → sheep)
MORFEMA SOPRASEGMENTALE morfemi il cui valore morfologico si manifesta dipendentemente da un tratto soprasegmentale come il tono e l’accento
MORFEMA CUMULATIVO morfemi che si recano più di un valore o significato come in “buone” perché la “e” vale insieme femminile e plurale un morfema cumulativo particolare è l’ AMALGAMA , che si crea dalla fusione di due morfemi in modo che nel morfema risultante non sia più possibile distinguere i due morfemi da cui ha avuto origine. Per es. in francese “a le” diventa “au”
→ Alcuni processi morfologici non sono riducibili a cambi o integrazioni di morfemi, ma sono affidati a processi morfologici. Ad esempio la reduplicazione: per es in indonesiano “anak” vuol dire “bambino” e il plurale è “anak-anak”.
partendo da una base lessicale. Una FAMIGLIA LESSICALE è una famiglia di parole che derivano tutte dalla stessa radice lessicale (es. socio , sociale , sociopatico …).
dopo la radice di un morfema, cambiando la classe di appartenenza della parola. (Ad esempio forma nomi astratti da base aggettivale come “abilità”). In italiano un tipo di suffissazione è l’ ALTERAZIONE che consiste nell’aggiunta di un suffisso alternativo che aggiunge un valore valutativo e associato a particolari contesti pragmatici per esempio “ diminutivo ” (gatt-ino, finestr-ella), “ accrescitivo ” (gatt-one) e “ peggiorativo ” (gatt-accio). Al contrario la PREFISSAZIONE non muta la classe grammaticale di appartenenza della parola. (Ad esempio socio → con-socio). → casi particolari: anonimia tra morfemi derivazionali = per es. il prefisso -in può avere valore di negazione (incapace), di avvicinamento, ingresso (immigrare), “che non si muove” (immobile)… verbi parasintetici → verbi formati (in genere da basi aggettivali con l’aggiunta della desinenza di coniugazione per esempio “ abbellire ” da “ bello ”).
la stessa radice lessicale ed entrambe prive di suffisso. Solitamente quando abbiamo un verbo e un nome, la base è il verbo in quanto il nome indica l’atto descritto dal verbo (per es. LAVORARE-LAVORO). Quando invece abbiamo un verbo e un aggettivo si può intendere che il termine primitivo sia l’aggettivo perché il verbo indica l’azione di far assumere lo stato indicato dall’aggettivo (per es. CALMO-CALMARE).
(Es. “ portacenere / apriporta ”).Queste non vanno confuse con le UNITÀ PLURILESSEMATICHE che costituiscono sintagmi fissi che rappresentano un’unica entità semantica. Si comportano come si fossero una parola unica infatti non possono essere divise (es. ferro da stiro , gatto selvatico perché è una specie felina a sé). Queste comprendono anche verbi sintagmatici ( andare via , portare fuori ) e i binomi coordinati ( sale e pepe , usa e getta , anima e corpo ).
plurilessematica e la cui pronuncia è spesso a parola autonoma (es. NATO , IVA …).
cantante + autore/ “ ristobar ” ristorante + bar).
I morfemi flessionali operano sulle 5 parti del discorso variabili (aggettivi, nomi, pronomi, verbi e articoli). Le flessioni nel nome e nell’aggettivo avvengono su genere e numero, nel verbo in persona, numero, diatesi e aspetto. I morfemi lessicali non mutano la categoria di appartenenza della radice ma la attualizzano nel contesto di enunciazione.
organizzate in frasi.
a qualcosa o l’assegnazione di una proprietà a un’entità. Per es. “ Gianni è alto ” è una predicazione perché attribuisce all’entità chiamata “ Gianni ”, la qualità dell’ “ altezza ”. Ci possono essere frasi senza verbo dette “ FRASI NOMINALI ” (per es. “ buona questa torta ”). Inoltre la frase può contenere anche più predicazioni, nel caso ne contenga solo una, si chiama PREPOSIZIONE.
→ A un livello elementare, è molto usata l’ ANALISI IN COSTITUENTI IMMEDIATI. Essa individua vari sottolivelli di analisi che a loro volta possono essere ulteriormente sottoposti a scomposizione ed analisi. → Esistono vari modi per rappresentare l’analisi in costituenti, ma il più diffuso è quello degli ALBERI ETICHETTATI. Un albero è costituito da nodi da cui si dipartono rami; ogni nodo rappresenta un sottolivello di analisi della sintassi, con il simbolo della categoria a cui appartiene il costituente di quel sottolivello. Un albero è l’ indicatore sintagmatico della frase. es. “ Gianni legge un libro ” : F (= frase)
della sintassi. Il sintagma si organizza intorno a una TESTA. La testa è il minimo elemento da cui il sintagma prende nome: SN ha come testa N (un nome), SV ha come testa un V (un verbo).
Gli elementi della frase assumono valori funzionali necessari per l’interpretazione semantica della frase. I costituenti infatti concorrono, sulla base di vari principi, a determinare il loro ordine e la gerarchia dei loro rapporti. → La prima classe di principi è quella delle FUNZIONI SINTATTICHE. Le funzioni sintattiche riguardano il ruolo che i sintagmi assumono nella struttura sintattica della frase. Le tre funzioni sintattiche sono: soggetto (chi compie l’azione), complemento oggetto (chi la subisce) e predicato verbale (l’azione). A queste si aggiungono numerosi complementi che in base alla funzione prendono il nome (es. specificazione, termine ecc). → Le funzioni sintattiche vengono assegnate a partire da SCHEMI VALENZIALI (o STRUTTURE ARGOMENTALI ). L’elemento fondamentale da cui partire per lo schema valenziale è il verbo che può essere:
SN (= sintagma nominale)
SV (= sintagma verbale)
N (= nome)
V (= verbo)
SN
legge Art^ N Gianni (articolo)
un libro
Un altro ordine di principi è quella dei ruoli semantici. I più importanti per i nomi sono:
- AGENTE → colui che compie ciò che accade (es. “ Gianni mangia una mela ”). - PAZIENTE → colui che subisce (es. “ Gianni mangia una mela ”). - SPERIMENTATORE → colui che prova un certo stato psicologico (es. “ A Luisa piacciono i gelati ”). - BENEFICIARIO → colui che trae beneficio dall’azione (es. “ Gianni regala un libro a Luisa ”). - STRUMENTO → entità attraverso la quale accade ciò che accade (es. “ Gianni taglia la mela col coltello”). - DESTINAZIONE → entità verso la quale si dirige l’azione (“ Luisa parte per le vacanze ”). - LOCALITÀ , PROVENIENZA , DIMENSIONE , COMITATIVO Ruoli semantici dei verbi: - PROCESSO → (es. trasformare ) - AZIONE → (es. correre ) - STATO → (es. esistere )
a) scelta verbo e corrispondente schema valenziale b) assegnazioni ruoli semantici c) traduzione ruoli semantici in funzioni sintattiche d) rappresentazione per indicatore sintagmatico della frase così come viene pronunciata e scritta → in base all’intento comunicativo del locutore della frase esistono cinque tipi di frasi: dichiarative (es. “ Luisa va a Milano ”), esclamative (es. “ Luisa va a Milano! ”), interrogative (es. “ Luisa va a Milano? ”), imperative (“ Luisa, va’ a Milano! ”), ottative (es. “ Se lei andasse a Milano ”). → in una frase, il TEMA è ciò su cui si fa l’azione, mentre il REMA è la predicazione che viene fatta, l’informazione che viene fornita a proposito del tema.
▪ La semantica si occupa dei significati. Il significato non è visibile ed è il punto di sutura tra lingua, mente e mondo esterno. Possiamo dire che esistono due modi di concepirlo, all’interno dei quali si possono trovare diversi filoni definitori e approcci teorici. C’è anzitutto una concezione concettuale o referenziale , in questo caso il significato è visto come un’idea o operazione creata dalla nostra mente, e una concezione operazionale ovvero l’uso che se ne fa in relazione al contesto. Il significato quindi è “ l’informazione veicolata da un segno o elemento linguistico ”. Tale informazione può essere di due tipi e dare origine a due tipi di significato:
▪ Un’altra distinzione è:
▪ Un’altra distinzione:
→ INTENSIONE : l’insieme delle proprietà che costituiscono il concetto veicolato da un significato ESTENSIONE : l’insieme degli oggetti a cui il termine si può applicare
significato nel senso oggettivo, corrisponde al valore di identificazione di un elemento della realtà esterna, un “referente”. es. Gatto = felino domestico di piccole dimensioni
significato indotto e soggettivo connesso alle sensazioni suscitate da un segno es. Gatto = animale grazioso, furbo..
significato che ha un termine in quanto elemento di un sistema linguistico codificante una rappresentazione mentale es. Buongiorno = auguro una buona giornata
significato che un segno può avere in relazione ai rapporti fra i parlanti es. Buongiorno = allocuzione per creare un clima sereno
rappresenta oggetti concreti o astratti della realtà esterna (es. gatto, lavoro, mangiare..) i termini dal significato lessicale vengono chiamati PAROLE PIENE
i termini che rappresentano concetti o rapporti interni al sistema linguistico (es. benché, anche..) i termini dal significato grammaticale vengono chiamati PAROLE VUOTE
Uno dei modi per fare l’analisi semantica è l’ ANALISI COMPONENZIALE. Si tratta di scomporre il significato dei lessemi, comparandoli sulla base delle loro differenze. I COMPONENTI SEMANTICI sono le proprietà di significato necessarie per rendere conto dei significati. → ENUNCIAZIONE : frase considerata dal punto di vista dell’impiego nelle situazioni comunicative. Per la loro interpretazione sono importanti i CONNETTIVI (congiunzioni), i QUANTIFICATORI (es. tutti , alcune ..) e la NEGAZIONE.
Un aspetto importante del significato degli enunciati è quello “ PRAGMATICO ” che riguarda cosa fa la lingua studiata come modo d’agire. Un ATTO LINGUISTICO è l’unità di base dell’analisi pragmatica e ha tre livelli:
- ATTO LOCUTIVO → formazione di una frase in una data lingua - ATTO ILLOCUTIVO → intenzione della frase, scopo fondamentale dell’enunciato: dichiarazione, richiesta, ordine - ATTO PERLOCUTIVO → effetto che si vuole causare nel destinatario del messaggio L’atto centrale è quello illocutivo, che definisce la natura dell’enunciato
fondata sulla somiglianza concettuale o connotativa es. “ Lui è un coniglio ” = persona molto paurosa
fondata sulla contiguità concettuale
Un ottimo modo di classificazione è raggrupparle in FAMIGLIE , secondo criteri di PARENTELA GENEALOGICA , che si basano sulla possibilità di riportare le lingue ad un antenato comune, attestato storicamente o ricostruito a partire dalle lingue odierne. → L’ italiano si può classificare come lingua del sottogruppo italo - romanzo del gruppo occidentale del ramo neolatino (o romanzo ) della famiglia delle lingue indoeuropee. Oltre alle lingue del mondo, alle loro famiglie, rami, gruppi e sottogruppi, ci sono alcune LINGUE ISOLATE , di cui non si è riusciti a provare la parentela con altre lingue e inoltre ci sono anche una decina di lingue PIDGIN e CREOLE , nate dall’incontro e mescolanza in situazioni particolari di lingue tra loro assai diverse e distanti. Solo alcune si possono considerare “grandi” lingue, con un numero sostanzioso di parlanti e con una tradizione culturale di ampio prestigio. → Per esempio l’ inglese ha un numero indefinito di parlanti, ma oltre a ciò ha un passato e un presente di prestigio. Infatti dall’egemonia sul mare, al commercio e alla forza militare, l’inglese si è fatto sempre più strada tra i parlanti. → Le lingue più parlare sono: 1) cinese mandarino 2) hindi 3) inglese 4) spagnolo 5) arabo 6) bengali …
Un altro modo di classificazione è la CLASSIFICAZIONE PER AREA , che si interessa delle lingue parlate in una determinata area. → In Europa si parlano lingue di cinque diverse famiglie linguistiche.
La tipologia linguistica si occupa di individuare cosa c’è di uguale e cosa di diverso nel modo in cui le diverse lingue storico-naturali sono organizzate e strutturate. Essa è connessa allo studio degli “ universali linguistici ”, ossia proprietà ricorrenti nella struttura delle lingue. Sulla base di tratti strutturali comuni, si possono classificare le lingue anche dal punto di vista della loro appartenenza a tipi diversi. Un TIPO LINGUISTICO è un insieme di tratti strutturali correlati gli uni con gli altri.
Un primo modo di individuare tipi linguistici è basato sulla morfologia ovvero la struttura della parola. Ci sono quattro tipi morfologici :
- LINGUE ISOLANTI → (sono analitiche) in cui la struttura della parola è la più semplice possibile (un solo morfema). L’ INDICE DI SINTESI è il rapporto tra morfemi e parole → ( vietnamita , cinese , thailandese …) - LINGUE AGGLUTINANTI → (sono sintetiche) parole con struttura complessa, formate dalla giustapposizione di più morfemi → ( turco ) - LINGUE FLESSIVE o FUSIVE → le parole sono complesse con una radice semplice e uno o più affissi flessionali che spesso sono morfemi cumulative → ( italiano e altre lingue indoeuropee) → nel tipo morfologico flessivo si distingue un sottotipo “ INTROFLESSIVO ” caratterizzato dal fatto che i fenomeni di flessione avvengono anche dentro la radice → ( arabo ) - LINGUE POLISINTETICHE → hanno parole formate da più morfemi attaccati (come le agglutinanti) ma nella stessa parola possono comparire più radici (nella agglutinanti no) → (groenlandese)