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I fondamenti della linguistica generale, analizzando le lingue del mondo per identificare elementi comuni e differenze. Approfondisce l'evoluzione storica delle lingue, l'influenza dei fattori storico-culturali e biologici, e le diverse classificazioni linguistiche, come lingue isolate, ponte e ricostruite. Esamina il plurilinguismo endogeno in italia, le varietà linguistiche (diatopica, diafasica, diastratica, diacronica), e il rapporto tra lingua parlata e scritta, offrendo una panoramica completa sulla struttura e la funzione delle lingue. Inoltre, il documento analizza i segni linguistici, i segnali, le icone, i simboli e i diversi livelli di arbitrarietà, fornendo una comprensione approfondita della comunicazione linguistica e dei suoi meccanismi.
Tipologia: Appunti
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Università degli studi di Salerno Lo scopo della linguistica. Lo scopo della linguistica generale è quello di studiare le lingue del mondo, ciò che hanno in comune e cosa hanno di diverso; invece, la linguistica storica si occupa di studiare l’evoluzione della lingua nel tempo. Le lingue nel mondo sono 7000 quindi c’è un rapporto tra lingua e il nostro cervello, le lingue sono condizionare da 2 elementi: storico culturali che dipendono dalla storia e della cultura dei parlanti; fattori biologici ovvero le strutture impiegate per l’apprendimento della lingua, da qui possiamo parlare di meccanismo biologico innato cioè la capacità -Perché non parliamo tutti la stessa lingua? Ci sono dati di tipo biologico che dividono da una parte il cervello e dall’altra parte le lingue. Le lingue si differenziano in base a motivi storici-culturali, ogni comunità rispecchia sulla lingua la propria visione del mondo e possiamo definirli dati culturali. La linguistica per capire ciò che le lingue hanno in comune si dispone di alcune analisi ben precise, il primo criterio è dividere le lingue in base alla sua classificazione: ad esempio rumeno, basco e burushaski sono lingue isolate cioè i linguisti non sono riusciti a trovare delle parentele con altre lingue; lingue ponte quelle che non vengono parlate ufficialmente ma sono usate per comunicare e mettere in contatto persone parlanti lingue diverse; lingua ricostruita una lingua che possiamo ricostruire, partendo dalle lingue figlie. In Europa si parlano le lingue indoeuropee sono 103, suddivise in: lingue germaniche, lingue slave (tutta la zona orientale, la parte est-meridionale), le neolatine, ungheresi-finniche, greco (è una lingua indoeuropea, ma isolata), celtiche. Le lingue indoeuropee sono tutte le lingue dell’Europa e alcune dell’India. Plurilinguismo endogeno: fenomeno nato in Italia, abbiamo circa 35 lingue tra cui l’italiano standard quello puro e corretto, ma quasi nessuno lo usa visto che tutti siamo influenzati dal luogo in cui viviamo e dalle varietà regionali; 20 lingue romanze cioè i dialetti; 15 parlate in minoranza zone in cui vivono parlanti di altre lingue. I dialetti sono lingue pari all’italiano usati solo per esprimersi nelle piccole comunità poiché hanno un raggio limitato, non c’è alcuna differenza con la lingua, le uniche differenze che gli possiamo accomunare riguardano fatti sociali e storicoculturali. Le lingue romanze sono quelle lingue che si sono sviluppate da una a sé di latino come: italiano, francese, spagnolo, portoghese. Per classificare le lingue le possiamo dividere in famiglia: -Famiglia lingue indoeuropee sono quelle lingue che hanno una parentela molto lontana dalle lingue romanze come le lingue germaniche (tedesco, inglese, svedese), le lingue slave (russo, polacco, sloveno), le lingue baltiche (LINGUE LETTONE E LITANO), le lingue celtiche, le lingue indoarie (hindi, bengali, marathi) e tre lingue isolate come il greco,
l’albanese e l’armeno Cos’è la grammatica? È un insieme di regole che servono per comunicare con gli altri in modo corretto, la usiamo per esprimere bisogni primari, se non avessimo regole grammaticali saremmo più liberi però non ci capiremmo. Tutte le lingue hanno una grammatica più o meno articolata. Nessuna lingua è più importante di un’altra, non è più efficiente e tutte hanno una grammatica. Nessuna lingua va stigmatizzata quindi non ci sono lingue che dobbiamo considerare di serie B, non dobbiamo pregiudicarla in base ai parlanti (siciliano ha più pregiudizi rispetto al milanese per via dei parlanti) Super prestigio linguistico: possiamo dire che ci sono delle super lingue in base a vari criteri il più importante è il numero dei parlanti due super lingue sono l’inglese e il latino le possiamo definire così grazie alla forza dei due imperi dove si sono formate rispettivamente l’impero britannico e l’Impero romano Varietà linguistiche Insieme di forme linguistiche che a seconda di varie analisi si sono formate varie differenze: - Differenza diatopica: il modo in cui si interpreta una lingua in base alla posizione geografica come ad esempio: pullman=autobus in italiano standard a Roma pullman si usa per andare fuori città; autobus per spostarsi in città, variano anche i pronomi di cortesia in italiano standard si dice Chiamo Maria ma in italiano regionale campano diciamo Chiamo a Maria. -Differenza diafasica: diversi modi di dire la stessa cosa in una lingua, ci sono 3 registri a seconda del contesto: formale, neutro e informale. Ci sono dei tecnicismi che ci aiutano ad arrivare in modo più diretto e per abbreviare con termini specifici nei vari ambiti (medico, legale) -Differenza diastratica: variazione nello spazio sociale, ad esempio, l’italiano colto e l’italiano popolare -Differenza diacronica: i diversi usi di una lingua a seconda del tempo cioè una lingua del 300 non sarà mai uguale ad oggi Lingua parlata vs Lingua scritta La lingua parlata è sicuramente prioritaria alla lingua scritta, tutte le lingue che hanno una forma ed un uso scritto hanno per forza anche un uso parlato ma non tutte le lingue che hanno un uso parlato hanno anche una forma scritta; basta pensare a lingue che si trovano in Africa o in Oceania che non hanno una scrittura, questa “volontà” è data da fattori storico-sociali, sebbene non abbiano una forma scritta è sempre possibile inventarla. La lingua parlata è impiegata per un uso maggiore anche se pensiamo al fatto che una persona impara in modo naturale aa parlare e in modo meccanico a scrivere. La lingua scritta ad oggi ha assunto una priorità sociale poiché ha una maggiore importanza in quanto è fondamentale nell’istruzione scolastica e inoltre ha anche una valenza giuridica, nasce come fissazione del parlato, ma poi con lo sviluppo si sono formati aspetti e caratteri propri; quindi, non tutto ciò che fa parte del parlato può avere una corrispondenza nello scritto Le prime testimonianze che abbiamo risalgono al 5000 a.C. servirono a differenziare le informazioni di tipo pratico da quelle teoriche, In Egitto c’erano i geroglifici, la scrittura fenicia dà vita a moltissimi
parlando e piano piano è entrato nell’uso. Può sembrare inaudito ma anche le onomatopee sono arbitrarie Diversi livelli di arbitrarietà sono 4 vengono definiti così ci permette di aggiungere nuovi significati ai segni: -Segno e Referente: realtà extralinguistica del referente possiamo dire che è astratto, fantastico; creiamo i segni in modo arbitrario come ad esempio le onomatopee che cambiano a seconda della lingua, non c’è nessun legame naturale e concreto, ogni lingua utilizza diversi segni per riferirsi allo stesso senso, matita-pencil; -Significato e Significante: non c’è nessun collegamento tra una parola, il suono e il suo significato come sedia non ha nel suono il significato che sarebbe parte di arredamento per sedersi… -Significato e Senso: non racchiudono gli stessi sensi nelle diverse lingue come ad esempio in italiano abbiamo ti amo e ti voglio bene quindi due segni differenti invece in inglese questi due segni hanno solo i love you quindi ad un segno è abbinato due sensi - Segnale e Significante: sono tratti distintivi di ogni lingua, in italiano abbiamo una lunghezza consonantica per distinguere i vari segni (pala-palla) invece in inglese usano una lunghezza vocalica (bit-beat) stesso suono ma segni diversi Onnipotenza semantica Ogni lingua può parlare di tutto da qui nasce onnipotenza, non ci sono lingue meno potenti di altre, consiste quindi nel fatto che con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto però deve essere sempre traducibile in lingua Non calcolabilità delle sinonimie: cioè le lingue soprattutto l’italiano hanno poche sinonimie tra i vari segni poiché il significato cambia dal contesto folle e pazzo che ci sembrano sinonimi in un contesto differente hanno anche un significato diverso infatti Roman Jakobson ha detto che non tutto quello che comunichiamo ha la stessa funzioni, ci sono varie funzioni: -emittente=emotiva servono a specificare le varie sensazioni del parlante; -messaggio=poetica si concentra in primis sulla forma e poi sul contenuto; - codice=metalinguistica specificano gli aspetti del codice; - canale=fatica se ciò che comunichiamo è stato captato (mi senti?); - contesto=referenziale scopo principale è quello di informare chi legge; - ricevente=conativa si rivolgono al ricevente. Il piano della sostanza e il piano del contenuto sono regolati da un sistema arbitrario. Triangolo semiotico ad ogni angolo abbiamo degli elementi, il 1° è il referente, il 2° è il contenuto cioè il significato, 3°significato e significante Distinzione tra sincronia e diacronica: dobbiamo dire prima che si impiegano per guadare alle variazioni nell’asse del tempo; la diacronia si intende le lingue e gli elementi lungo lo sviluppo temporale, sono trasformazione delle parole; sincronia si intendono gli elementi di una lingua facendo un taglio sull’asse del tempo, facciamo riferimento al momento in cui li guardiamo e come ci appaiono Doppia articolazione è una proprietà dele lingue secondo cui il significante è
articolato in due livelli 1° e 2° articolazione. Asse sintagmatico: sono tutti quegli elementi che i trovano prima della parola che si trova sull’asse paradigmatico ci obbliga ad una linearità temporale cioè non possiamo leggere più parole contemporaneamente, è un’asse che si muove orizzontalmente, una sequenza può essere segmentato in varie articolazioni:1° articolazione la segmentazione di un segno in diversi parti che separate hanno un senso cioè ARP-A la “a” è un morfema che da solo ha senso ed è astratto, è un’associazione tra significante e significato e non possono essere ulteriormente divisi; 2° articolazione segmentazione in unità ancora più piccole (fonemi) che da sole non hanno senso però da queste possiamo formare diversi segni A-R-P-A possiamo farlo diventare RAPA; Asse paradigmatico: tutti quegli elementi che compaiono all’interno di una frase che esclude tutti gli altri elementi che non potrebbero essere in quella posizione, insieme linguistici che indicano la possibilità di cambiare una parola dall’asse sintagmatico, viene chiamato anche asse delle scelte. In sintesi cosa è una lingua? La lingua è un codice, che organizza un sistema un sistema di segni dal significante fondamentalmente arbitrari ad ogni livello; Fonetica Le lingue non scelgono i suoni riproducibili ma li selezionano. Fonetica=studia i suoni di linguaggio, sia a livello articolatorio che percettivo e acustico valutano la qualità fisica del suono si esprime sulla sostanza del piano dell’espressione quindi la componente fisica e materiale comunicazione verbale; ci sono tre tipi di fonetica che rispettivamente riguardano: i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono articolati che è conosciuta come fonetica articolatoria; fonetica acustica che studia i suoni del linguaggio e la fonetica uditiva che studia i suoni nel modo in cui vengono ricevuti. La fonetica studia i suoni delle lingue, non con l’ortografia; il sistema fonatorio serve a produrre i suoni e usiamo un sistema di organi che servono anche a respirare e mangiare: bronchi, corde vocali, laringe, faringe, bocca, lingua, cavità nasali. Inspiriamo l’aria che esce dai polmoni, va nella trachea, poi nella laringe e qui l’aria incontra le corde vocali (pieghe della mucosa laringea) che normalmente sono separate ma durante la produzione di alcuni suoni le possiamo trovare anche accostate e determinano la vibrazione delle corde vocali, prosegue nella bocca e a seconda di come posizioniamo le labbra produciamo il suono. Tra A e I c’è una differenza dell’altezza della lingua Classificazione del linguaggio -Punto di articolazione: in “nano” la lingua tocca gli alveoli -Modo di articolazione: in “rana” la “r” è vibrante invece in “Sara” la “s” è fricativa dipende se l’aria quando passa trova ostacoli o meno -Sonoro: vibrazione delle corde vocali; Sordo: non c’è la vibrazioni delle corde vocali, quando i suoni non incontrano ostacoli parliamo di vocali invece
La semivocale nella trascrizione fonetica viene indicata con j “dario” la i in questo caso è la semivocale, fanno parte degli approssimanti e sono suoni che hanno un modo di articolazione tra le vocali e le consonanti fricative. Le vocali nella loro produzione non incontrano ostacoli nel flusso d’aria. Le vocali possono essere prodotte tramite labbra arrotondate o non arrotondate e seconda della posizione della lingua possono essere definite anteriori se la lingua durante la produzione del suono si trova nella parte avanti della bocca e anteriori se la lingua si trova nella parte posteriore della lingua le vocali possono essere alte medie o basse a seconda della lingua, tra le definizioni più dettagliata possiamo trovare semi-alte e semi-basse; Dittongo: insieme di due vocali due tipi di dittonghi: -ascendente formato da semivocale e vocale accentata; - discendente formato da vocale accentata e vocale. La vocale “a” è la vocale più sonora. Trittongo: formato da 3 vocali vicine può essere di due tipi: v+v+v oppure semivocale+v+v. In italiano abbiamo anche la forma d due dittonghi coma la famosa parola aiuola formato da ai (disc)+uo(asc) Cos’è la sillaba: Minime combinazioni di fonemi che funzionano per costruire la forma fonica della parola, è sempre costruita attorno ad una vocale poiché le consonanti hanno sempre bisogno di appoggiarsi ad un nucleo. La struttura della sillaba: è sempre data da un’alternanza tra foni aperti quindi con maggiore sonorità e foni chiusi quindi con minore sonorità, sono costruite attorno ad una sola vocale e viene chiamato nucleo; la parte che precede la vocale è detta attacco; la parte che eventualmente segue la vocale si chiama coda, poi abbiamo la rima formata dal nucleo e dalla coda e possono essere definite pesanti se hanno una vocale lunga e invece leggere se non sono formate da una coda Come si divide in sillabe: a seconda della sonorità delle vocali le possiamo dividere in sillabe come sappiamo la “a” è la più sonora; la “i” meno sonora rispetto alla “a”. Per individuare la sonorità abbiamo una scala di sonorità intrinseca, “intrinseca” perché possiamo trovare dalla più sonora a quella meno sonora e viceversa. Tra quelle meno sonore troviamo: - semivocale; -vibranti; -laterali; -nasali; -fricative. Come dicevo prima abbiamo diversi livelli di sonorità: il 1° livello il risonatore si sta per chiudere come ad esempio per le occlusive. Usiamo questa scala per dividere in sillabe, nella trascrizione fonetica la divisione in sillabe non è uguale all’ortografia, per individuare la sillaba ci dobbiamo rendere conto di una sola fuori uscita di aria; la sonorità ha un minimo e un massimo di sonorità, nella divisione in sillabe ci deve essere sempre un nucleo vocalico e può essere formato da consonante+vocale o solo dalla vocale, nella divisione in sillabe ortografica della parola amore verrebbe: a/mo/re. Fonologia: studia le distinzioni dei significati, i sistemi fonologici di ogni lingua si esprime sulla forma del piano dell’espressione. La divisione in sillabe è determinata anche dall’accento ci sono sillabe toniche abbiamo un aumento della sonorità e atone sono al contrario quindi
abbiamo un abbassamento della sonorità. L’intonazione è l’andamento melodico che assume la frase, ad esempio, una frase ascendente avrà le ultime sillabe della parola pronunciate in modo più alto, a seconda dell’intonazione possiamo capire anche di che tipo di frase stiamo parlando: domanda, ordine, esclamazione, affermazione. Ci sono anche lingue tonali che contraddistinguono le stesse parole però pronunciate con toni diversi. In italiano abbiamo una lunghezza consonantica, vengono considerate le doppie di una parola sono considerate lunghe; invece, non è pertinente come in altre lingue la lunghezza vocalica Trascrizione fonologica: si interessa non del suono di come lo produciamo ma solo di come si scrivono nell’italiano standard cioè se noi diciamo robba nella trascrizione fonetica la dobbiamo scrivere come tale invece in quella fonologica dobbiamo trascriverla nell’italiano standard quindi roba. La trascrizione fonologica, inoltre, si interessa dei tratti distintivi dei segni cioè anche di una vocale che cambia ad esempio pezzo-pizzo con un solo cambiamento della vocale si è trasformato il significante. Il fonema è la parte più piccola di una parola ed è astratto quindi appartiene alla Lang in quanto se fosse concreto ogni volta che lo cambiamo si formerebbe un’altra parola, è l’unita minima della 2° articolazione, ha valore distintivo cioè che permette di distinguere due parole. L’italiano standard è formato da 30 fonemi, abbiamo le consonanti lunghe che cambiano il segno come, ad esempio, cane se avessimo una lunghezza consonantica diventerebbe canne e questo costituisce anche una coppia minima Il fono: può indicare sia un singolo suono realizzato in una certa maniera sia una classe di suoni che condividono le stesse caratteristiche Ci sono suoni allofoni diverse realizzazioni dello stesso fonema astratto come la “n” nasale della fonetica che viene indicato in vari modi nella trascrizione fonologica viene indicate come la normale “n” L’elenco dei fonemi è detto inventario fonematico I tratti prosodici sono catene parlate che riguardano l’aspetto melodico e ritmico nella successione lineare dei fenomeni fonetici e fonologici; i tratti principali sono: accento; tono e intonazione e lunghezza. Rispettivamente il tono è la pronuncia che noi diamo ad una sillaba e in alcune lingue può essere un tratto distintivo; l’intonazione è l’andamento di come è pronunciata una parola o una frase, può essere di 3 tipi: discendente (enunciato dichiarativo); ascendente(domanda); ascendentediscendente(esclamazione). L’accento in base alla sua pozione una parola può essere: tronca, piana, sdrucciola, bisdrucciola, trisdrucciola. Prova di commutazione: serve a capire se il fonema fa cambiare il segno, ad esempio, nella parola “mare” se cambiamo la “m” che è una consonante nasale bilabiale sonora in “p” che è una consonante occlusiva bilabiale sorda abbiamo la parola “pare” che ha cambiato completamente significante quindi si parla di coppia minima cioè quelle
sono le diverse forme di un segno come ad esempio il maschile e il femminile di una stessa parola(gatto-gatta) e sono morfemi legati Parole funzionali ne fanno parte: articoli, pronomi personali, congiunzioni e preposizioni Morfemi liberi: sono quei segni che hanno senso anche senza un morfema distintivo e non hanno plurale (bar) Morfemi legati: sono segni che sono legati ad un morfema e senza non avrebbero un significato bambin-o il morfema può essere sostituito con il morfema “a” Morfemi sostituitivi: non è caratterizzato dal cambio di un prefisso o di un suffisso ma bensì dal cambiamento vocalico come in tedesco alcune parole al plurale cambiano vocale (Mann-Männer) Morfemi zero: si distinguono nelle lingue con declinazioni Morfemi soprasegmentali: si differenziano in base all’altezza della scala tonale, cioè a seconda dei toni le parole cambiano significato Morfemi cumulativi: lo stesso morfema porta più significati quindi ha più significati grammaticali Reduplicazione: è la repitizione della radice lessicale che in alcune lingue come l’austronesiana moe-momoe Amalgama: un morfema che deriva dalla fusione di più morfemi in modo tal da non distinguere più il morfema d’origine; Prefissi: si trovano prima della parola; Suffissi: si trovano alla fine della parola e possono dare tanti significati e cambiano a seconda della base a cui si attaccano; se attacchiamo il suffisso -ism a sociale diventa quindi socialismo; Affissi sono quei morfemi che si legano ad una radice; Infissi si trovano all’interno della radice della parola come -ic di cuoricino; Circonfissi si dividono in due parti una prima parte che si trova prima della radice la seconda parte dopo la radice; Tranfissi riempiono la radice di un verbo con le vocali quindi si trovano all’interno della radice, come accade nell’arabo. Categorie grammaticali: esprimono significati legati al tempo, contesto e al modo in cui si presenta un azione e devono essere obbligatoriamente essere espressi, parliamo della -Persona identifica i partecipanti della conversazione quindi quando troviamo la 1° persona capiamo che è l’emittente che parla invece quando troviamo la 2° persona capiamo che è il destinatario e la 3° persona ci fa capire che non parla né l’emittente né il destinatario quindi non possiamo dire che è né chi ascolta né chi parla. 1° e 2° persona vengono definiti come diettici cioè sono interpretabili a seconda della conversazione, inoltre ci indica il livello di familiarità quindi se usiamo il tu capiamo che ci riferiamo ad un nostro amico o a qualcuno che conosciamo e che abbiamo confidenza invece se usiamo il voi possiamo dire che ci riferiamo ad una persona estranea oppure nell’italiano standard usiamo il voi magari anche per qualche parente a cui vogliamo portare rispetto. -Numero ne fanno parte nomi, verbi, articoli, in italiano abbiamo la divisione tra singolare e plurale, mentre alcune lingue vengono definite duali cioè solo due referenti come se non esistesse il singolare, invece l’italiano è definita lingua -paucale cioè abbiamo termini per indicare un piccolo numero come ad esempio “ti ho chiamato 2/3 volte e anche -multale sono forme specifiche per indicare grandi
quantità come “ti ho chiamato 1000 volte”; -Caso esprimono il ruolo del nome o del pronome all’interno della frase, in italiano usiamo i pronomi personali che cambiano a seconda del ruolo sintattico ad esempio “amami” il pronome “mi” indica ama me, i pronomi che si attaccano alla radice vengono chiamati clitici un altro esempio “diglielo” “glielo” vuole indicare di a lui;-Tempo indica il tempo di ciò a cui mi sto riferendo rispetto al tempo dell’enunciazione; - Aspetto attraverso il verbo ci sono due tipi di tempi, imperfettivi in cui l’azione non è conclusa e non si vede la fine(imperfetto) e perfettivi dove l’azione è conclusa e si vede la fine (passato remoto e prossimo); -Modo cambiano il punto di vista con il quale un contesto viene presentato, l’indicativo esprime l’azione come un dato di fatto, condizionale esprime l’azione come qualcosa di più personale, anche il tono è molto importante in quanto può aiutarci a comprendere le modalità assertiva (vieni) e interrogativa (vieni? Detto con un po’ di disprezzo) invece il futuro indica una sorta di obbligo due tipi inferenziale una sorta di obbligo e prescrittivo una sorta di imperativo; -Genere in italiano servono per capire se stiamo parlando di un nome maschile o femminile. La Diatesi cambia l’aspetto di un verbo come, ad esempio, dalla forma attiva a quella passiva, la forma passiva serve per evitare di specificare chi compie l’azione. Categorie Lessicali: dividono le parole in classi a second della natura e del loro significato e delle loro caratteristiche, fanno parte quindi del discorso. Si dividono i 9 classi: -Nomi che accettano i determinanti e gli aggettivi; -Verbi formano le predicazioni e la prospettiva dinamica della frase; -Partitivi le preposizioni articolate possono funzionare sia come tali ma anche come articoli partitivi e indicano una qualità indefinita e imprecisa. Flessione inerente: riguarda una parola a seconda della classe di appartenenza come, ad esempio, singolare e plurale Flessione contestuale: dipende dal contesto e specifica una forma e i relativi morfemi flessionali come ariticolo e aggettivo devono assumere che dipendono dal nome Accordo e reggenza Accordo=vede una testa che regola gli altri elementi della frase, la testa è il soggetto quindi se per esempio è femminile singolare anche gli atri elementi della frase che hanno un genere devono appartenere allo steso della testa. Reggenza=il fenomeno secondo il quale una parola regge una selezione di elementi, si applica al rapporto tra verbi e preposizioni cioè alcuni verbi hanno bisogno di una determinata preposizione dopo. Tipologie linguistiche= individua ciò che è uguale e ciò che è diverso nelle varie lingue. Tutte le lingue del mondo hanno le vocali, queste caratteristiche vengono chiamate universali linguistici Tipi= Tratti di raggruppamenti di lingue che presentano le stesse caratteristiche: tipi morfologici cioè le lingue che presentano le stesse regole per formare le parole , le lingue che presentano una struttura della
avvenire in punti diversi della frase In italiano abbiamo un apporto soggetto-verbo, la sintassi è come scoprire i rapporti tra i costituenti della frase La frase: unità comunicativa, possono essere costituite in modo diversi, frasi contengono una predicazione (qualcosa che si dice su qualcos’altro), costituisce un messaggio, può contenere una predicazione e può essere delimitata da una forma prosodica cioè una certa intonazione che riconosciamo come elemento di completezza tipo di sospensione. Le predicazioni possono essere sia con aggettivi sia con nomi, la predicazione può avvenire anche senza verbo, la frase può avvenire anche senza predicazione(piove), Come si può scomporre una frase: di solito formata da elementi determinanti o modificatori , il cane di Maria è un bassotto , come si separa; il cane è tutto un costituente, di Maria dipende dalla preposizione “di” noi capiamo la relazione tra Maria e il cane ed un costituente della frase ; è costituente che identifica un’equivalenza; bassotto va con un perché è determinante. Questi sono i sintagmi che sono i costituenti della frase che di solito comprendono degli elementi che svolgono un ruolo all’interno della frase con i loro determinanti. Bisogna capire la testa del sintagma, la testa unità che governa la sostituibilità del sintagma si riconosce. Sintagma nominale: ha come testa un nome; Sintagma verbale ha come testa un verbo; Sintagma avverbiale è costituito attorno ad un avverbio; Sintagma preposizionale è introdotto da una preposizione. Ci sono verbi che possono avere più valenze, come ad esempio, -monovalenti: hanno bisogno almeno di un soggetto (camminare): -bivalenti: devono avere almeno un soggetto e un complemento oggetto; -trivalenti: hanno bisogno di soggetto, complemento oggetto e complemento di termine; -tetravalenti: hanno bisogno di soggetto, complemento oggetto, complemento di termine e in più anche di un altro elemento un altro complemento di qualsiasi tipo Ruoli Semantici Nella costruzione di frase bisogna poi tener conto dei principi semantici, che riguardano il modo in cui i referenti partecipano all’evento in ogni sintagma. Tale funzione è detta ruolo semantico, che è la funzione che assume il referente in una tale frase. Il soggetto, infatti, da un punto di vista sintattico è colui che svolge l’azione e dunque regola il rapporto con il verbo; da un punto di vista semantico può svolgere diversi ruoli semantici. Ciò significa che non tutti i soggetti sono agenti, soprattutto gli oggetti inanimati. La frase, quindi, non viene vista come una sequenza di espressioni legate da dipendenze, ma viene considerata globale e quindi vista come una sorta di scena, che rappresenta un evento, in cui le varie entità volgono un ruolo diverso. I principali ruoli semantici sono: -Agente: l’agente è il ruolo semantico dell’entità animata che nell’evento rappresentato è una parte attiva, “Gianni mangia una mela”; -Paziente solitamente il complemento oggetto che colui o qualcosa che
non compie l’azione ma la subisce “A me piace Venezia”;-Sperimentatore: lo sperimentatore è il ruolo semantico dell’entità che nell’evento è toccata o prova un certo stato "Maria sente freddo"; - Beneficiario: Il beneficiario è il ruolo semantico dell’entità che nell’evento trae vantaggio e beneficio dall’azione “Maria regala la penna a Chiara”; -Strumento: lo strumento è il ruolo semantico dell’entità inanimata che nell’evento causa ciò che accade, cioè interviene nell’attuarsi dell’evento "La pioggia ha rotto il vetro"; -Destinazione: la destinazione è il ruolo semantico dell’entità che nell’evento riceve l’azione, cioè è quell’entità a cui l’azione è indirizzata “Luisa parte per le vacanze”. Il ruolo semantico è indipendente da quello sintattico, che si definisce in base all'accordo, in quanto quello semantico si basa sul significato. Questa distinzione in alcune lingue viene marcata attraverso casi diversi: in tedesco, in inglese e in russo, i soggetti sono sempre marcati con il nominativo, indipendentemente dal ruolo semantico da essi assunto: i pirati affondano la nave, i pirati sono agenti in quanto compiono l’azione e la nave, la nave: paziente, poiché subisce o comunque è interessata passivamente "La nave affonda" La nave: paziente, in quanto non svolge l'azione, anche se è soggetto, poiché è un oggetto inanimato e in un certo senso non è responsabile dell’azione. I soggetti di queste due frasi avranno due casi diversi nelle lingue ergative, nonostante siano entrambi soggetti dal punto di vista sintattico, quali l’ergativo (“i pirati”, agenti) e l’assolutivo (“la nave”, che in entrambi i casi non è un agente, ma subisce l’azione). Il caso ergativo viene dato al soggetto in frasi transitive, che normalmente hanno un soggetto agente, mentre il caso assolutivo al soggetto di frasi intransitive e all’oggetto di frasi intransitive, ad esempio: “Mario mangia la mela” --Mario= agente, caso ergativo. Per poter capire il ruolo sintattico, dunque, è importante capire la distinzione tra verbi. I verbi possono essere distinti in due categorie, quali appunto transitivi e intransitivi. A loro volta i verbi intransitivi si distinguono in due categorie, a seconda del loro comportamento sintattico: verbi inergativi sono verbi intransitivi che hanno l'ausiliare avere e che hanno aspetto di carattere durativo, cioè non indicano un punto finale, quindi sono spesso atelici. Inergativo significa che il soggetto non compie un'azione che ha una fine determinata, ha dormito; ha camminato; verbi inaccusativi sono verbi intransitivi che hanno l'ausiliare essere e che nel loro significato hanno una direzionalità verso un obiettivo: sono arrivato. Le prospettive dell’analisi sintattica La frase collega la rappresentazione di un evento o uno stato di cose del mondo esterno, dunque la realtà effettiva o immaginata sulla base di com’è filtrata nell’intelletto umano. Sulla base dell’evento che si vuole rappresentare, si sceglie dal patrimonio lessicale della lingua madre un certo verbo, che ha un proprio schema valenziale. Questa prima prospettiva è detta prospettiva configurazionale ed è
questo tipo di frasi. Il rapporto tra due frasi si distingue in coordinazione e subordinazione. In questo caso il nodo frase dominerà altri due nodi frase. La coordinazione si ha quando due frasi sono accostate, senza alcun rapporto di dipendenza e sono connesse da un connettivo, quali e, ma, o, etc, oppure possono semplicemente essere accostate e separate da una virgola: “Mario mangia e Maria beve” “Mario mangia” = nodo frase uno “Maria beve” = nodo frase due. La subordinazione si ha quando c’è un rapporto di dipendenza tra le proposizioni e una di esse è dunque inferiore. Essa è realizzata mediante congiunzioni subordinati come che, perché, quando, benché, o anche mediante modi verbali non finiti: “ti chiedo di andare” “di andare” è la subordinante le frasi subordinate si dividono in tre principali tipi: -avverbiali, sono anche dette circostanziali, modificano l’intera frase da cui dipendono: “esco, benché piova”; -completitive, sono anche dette argomentali, e sono quelle che riempiono la valenza del predicato verbale e sono dunque le soggettive e le oggettive: “sembra che faccia bel tempo”; -relative, modificano un costituente nominale della frase e hanno sempre un nome o un pronome come testa. “lo studente che mi ha dato il libro”. Le relative possono svolgere due tipi di funzioni: -funzione attributiva, cioè viene descritta una proprietà del referente: “il giocattolo che ho comprato a mio figlio”; -funzione predicativa, cioè viene detto qualcosa sul referente e in questo caso la proprietà aggiunta è attiva: “il ragazzo che suona il flauto”. Semantica Il significato non è attaccato ad un segno; ma è un insieme di sensi che può cambiare con il tempo, può assumere anche diversi significati a seconda del contesto in cui è usato; sono i parlanti ad attribuire il significato al segno. Il significato può essere definito in due modi: -referenziale: il significato assume valore di concetto o di immagina creata dalla nostra mente e corrisponde a qualcosa al di fuori della lingua; - operazionale: è ciò che accomuna i contesti e l’uso appropriato dei segni. A seconda dei significati riconosciamo: - denotativo si riferisce al riferente e rappresenta e descrive qualcosa in senso condiviso gatto mentre il -connotativo descrive qualcosa in modo più personale e più affettuoso come micio; -linguistico: il significato che un termine ha in quanto elemento di un sistema linguistico; -sociale: è il significato che un segno può avere in relazione ai rapporti tra i parlanti; -lessicale: o referenziale, sono i termini che rappresenta oggetti concreti o astratti, entità, fatti, o concetti del mondo esterno, sono anche definite parole piene; -grammaticale: funzionale o strutturale, sono i termini che rappresenta concetti o rapporti interni al sistema linguistico, alle categorie o alle strutture, conosciute anche come parole vuote. Per estensione si intende l’insieme degli individui o degli oggetti a cui il termine si può applicare; Per intensione, al contrario, si intende all’insieme delle proprietà che costituisce il concetto designato da un termine. Il lessema è l’unità di base dell’analisi del
significato, ossia una parola considerata dal punto di vista del significato. Il lessico è l’insieme dei lessemi, lo strato della lingua più ampio con l’inventario più numeroso di elementi; Il dizionario consiste nella porzione selezionata di lessico dal punto di vista metalinguistico mentre il vocabolario di base indica la parte posseduta dai parlanti di una lingua, il vocabolario è formato dai primi 2000 lessemi, mentre il vocabolario fondamentale è formato da 2000 lessemi. I principali rapporti del significato creano una rete di lessico: -omonimia: non ha nessun rapporto di tipo semantico, si tratta di due parole che condividono forma uguale ma significato diverso come, ad esempio, riso che sta a significare sia la risata che il cereale; - polisemia: con rapporti di tipo semantico quindi si tratta di un fenomeno in cui i lessemi possono avere significati multipli, ad esempio il verbo buttare: con la pasta, si intende generalmente con “calare nell’acqua”, ma in un contesto più ampio significa “scartare”; -enantiosemia: è di rapporto semantico e si tratta di una stessa parola che indica significati opposti; - sinonimia: quest’altro tipo di rapporto semantico non è mai perfetto nella lingua dato che non è possibile decidere a priori se una sinonimia varrà sempre in tutti i contesti; -iponimia: sempre un rapporto semantico, qui il significato di un lessema rientra in un significato più ampio e generico rappresentato da un altro lessema armadio è uguale a mobile ma mobile non è uguale ad armadio; - meronimia: un altro rapporto semantico, si tratta della relazione parte-tutto è un rapporto fra termini che designano una parte specifica di un tutto unico e il termine che designa tutto; - solidarietà semantica: alcune determinate parole si accoppiano, si legano, trovandosi obbligatoriamente fisse, miagolare-gatto, abbaiare-cane; - antonimia: è uno dei rapporti semantici che vengono più usati nella nostra rete mentale. E’ l’opposizione di significato in modo scalare o graduale ma non netto grande/piccolo; - complementarità: simile al precedente, ma con la differenza che la distinzione fra i due significati è netta, vivo/morto; -inversione: connette due parole con lo stesso tipo di rapporto visto da due punti di vista diversi. Il loro legame li fa invertire, nonno/nipote marito/moglie. Insieme lessicali Il campo semantico è un insieme di significati che un certo la sfera semantica, che costituisce i sottocodici, tipici di un’area semantica precisa. Le famiglie semantiche, o lessicali, si basano sul raggruppamento delle parole a seconda della forma (il suono). Un fenomeno comune avviene quando proviamo a ricordare il nome di una persona sulla base di un’assonanza fonetica. La gerarchia semantica è un insieme di elementi in una scala crescente di misura (ad es.: secondo, minuto, ora, giorno…). Infine, esistono due processi molto frequenti, conosciuti principalmente per il loro largo impiego nella poesia, per modificare e creare nuove parole. Sono la metafora e la metonimia, due meccanismi semantici centrali per le modifiche di un testo sia sul piano diacronico che sincronico. La metafora si fonda sulla proporzione/similitudine tra due elementi