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Appunti di linguistica
Tipologia: Appunti
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La tipologia lessicale studia i modi in cui le lingue esprimono il materiale concettuale attraverso le parole. Il lessico è l’insieme delle parole di una lingua mentre il dizionario è la descrizione di questo lessico. Lessico e dizionario sono l’uno il contenuto dell’altro. Il dizionario è un oggetto concreto, uno strumento consultabile mentre il lessico è un oggetto astratto, un insieme strutturato di parole e di informazioni associate a queste parole. Nel dizionario l’organizzazione delle informazioni è dettata da ragioni pratiche, di leggibilità, di opportunità in relazione all’utente al quale è rivolto. Il lessico è organizzato su base morfologica, semantica, sintattica. Il termine vocabolario indica da un lato l’insieme di vocaboli che costituisce una lingua (lessico) e dall’altro come l’opera che raccoglie e descrive questo patrimonio (dizionario). Le discipline che si occupano delle due entità sono la lessicologia , che studia il lessico di una lingua allo scopo di individuare le proprietà intrinseche delle parole e illustrare il modo in cui queste sono in relazione tra loro e possono combinarsi avvalendosi di semantica e sintassi, e la lessicografia , il cui scopo è la compilazione delle fonti lessicografiche, ovvero dei dizionari. Il risultato degli studi di lessicologia è l’elaborazione di una teoria del lessico , cioè di un’ipotesi riguardo a come il lessico è strutturato, e di un modello lessicologico , cioè di un insieme di strumenti formali in grado di rappresentare questa struttura. La lessicografia si occupa di individuare le modalità ottimali per descrivere i significati, le proprietà grammaticali e gli usi delle parole in un dizionario. Possiamo distinguere tra lessicografia tradizionale e computazionale , che si distingue da quella tradizionale per il fatto che si serve di strumenti informatici avanzati per la compilazione dei dizionari (corpora); si occupa inoltre di costruire lessici computazionali, ovvero banche dati lessicali consultabili online. Le parole hanno come caratteristica principale quella di avere un contenuto chiamato significato. Nel caso dei significati è possibile parlare genericamente di concetti: in quest’ottica, la codifica lessicale , o lessicalizzazione , può essere descritta come la diretta associazione di un concetto con una forma lessicale (associazione tra significante e significato) che porta all’esistenza di una parola in un dato lessico. Leonard Talmy definisce la lessicalizzazione come la strategia linguistica usata per associare un significato a delle forme superficiali, ovvero la capacità di una lingua di esprimere un crto componente semantico attraverso un particolare morfema. Un’interpretazione dinamica del termine lessicalizzazione indica un qualsiasi processo che unisce un determinato concetto ad una forma lessicale e che porta alla creazione di una nuova parola: ogni singola parola è frutto di una lessicalizzazione. In un’accezione più ristretta sempre dinamica abbiamo l’ univerbizzazione (o univerbazione ) che indica il procedimento specifico in base al quale una sequenza di elementi lessicali acquistano progressivamente valore di unità lessicale con significato autonomo e quindi lo status di parola (per lo più->perlopiù). Un’ interpretazione statica considera la lessicalizzazione dal punto di vista del risultato, cioè della parola risultante (ad es. in ita abbiamo 3 lessicalizzazioni legno, legna, bosco per esprimere ciò che ad es. in fr si esprime con la sola parola bois). L’associazione tra concetti e parole è complessa, e abbiamo per questo vari tipi di lessicalizzazione. Lessicalizzazioni sintetiche : una combinazione di concetti è espressa da una singola parola. Nell’associazione forma contenuto si attua un processo di sintesi, cioè la compressione di più elementi di contenuto in uno stesso elemento lessicale (correre esprime il moto e la maniera in cui avviene il movimento). Lessicalizzazioni analitiche : un concetto globalmente unitario è espresso da più parole (è il caso di molte sequenze di parole che esprimono uno stato o un’attività). L’associazione forma contenuto è attuata attraverso l’analisi, cioè la distribuzione del contenuto su più forme lessicali (dare un pugno, prendere il volo). Lessicalizzazioni descrittive: il designato (ciò a cui il nome si riferisce) è associato alla parola tramite una descrizione (lavoratore è un nome descrittivo poiché contiene il morfema -TOR che chiarisce si tratta di qualcuno che svolge un’attività). Lessicalizzazioni etichettanti: il designato è associato alla parola tramite l’utilizzo di un’etichetta (medico è un nome etichettante, poiché non c’è nessun morfema che ne specifichi lo svolgimento di un’attività). Molte lingue non lessicalizzano determinati concetti, cioè non li associano a nessuna parola, molte volte per questioni di mancanze di quei determinati oggetti in una data cultura o, ancora, lessicalizzano uno stesso concetto in maniere differenti. Es. italiano OROLOGIO mentre inglese CLOCK (orologio da parete) e WATCH (orologio da polso). Il significato è distribuito su tutti gli elementi che compongono una lingua. Ciò che contraddistingue le parole è il fatto di avere un significato più immediatamente percepibile e descrivibile. Distinguiamo vari tipi di parole: Parole contenuto : fanno parte di questa classe le categorie lessicali maggiori (verbi, nomi, aggettivi e avverbi). Queste parole forniscono il contenuto. Il significato di queste parole è chiamato significato lessicale (o materiale). Hanno significato da sole, sono cioè semanticamente autonome. Le parole contenuto costituiscono un insieme aperto, cioè entrano ciclicamente a farne parte sempre elementi nuovi. Parole funzione : fanno parte di questa categoria articoli, pronomi, congiunzioni e preposizioni. Queste parole svolgono delle funzioni. Il significato di queste parole è chiamato significato grammaticale (o formale) e acquisiscono senso in relazione alle parole contenuto alle quali si riferiscono. Queste costituiscono una classe chiusa, costituita da un elenco finito di parole. Oltre alle parole funzione altri elementi della lingua esprimono significati grammaticali: questi sono ad esempio le strutture sintattiche (passivo) e i morfemi non lessicali. Passivo: è una struttura sintattica che ha il significato grammaticale di presentare un evento dal punto di vista dell’elemento che subisce l’azione. Morfemi non lessicali: non
esprimo il significato lessicale di una parola, bensì lo specificano. Il morfema -a della parola ragazza contiene l’informazione di genere e numero del morfema lessicale ragazz-. Altre lingue a struttura flessiva come l’italiano hanno altri modi per lessicalizzare genere e numero. Possiamo indicare il significato lessicale e grammaticale come categorie. Ne esistono diverse: Numero : consente di distinguere tra ‘uno’ da un lato e ‘più di uno’ dall’altro. La categoria del numero può essere espressa attraverso morfemi grammaticali, con raddoppiamenti del morfema lessicale (reduplicazione), con modifica del morfema lessicale (mouse/mice) e con grado zero. Genere : il genere è applicato non solo a parole che designano persone o esseri animati ma anche ad oggetti concreti e astratti. È necessario quindi distinguere tra genere naturale e genere grammaticale. Il genere grammaticale è una categoria linguistica che può coincidere con il genere naturale, o può basarsi su elementi del tutto discordanti da quelli di genere naturale. È solitamente espresso con mezzi morfologici, ma lo si può esprimere anche con mezzi lessicali. Tempo : fa riferimento alla distinzione cronologica tra passato, presente e futuro. Le lingue dispongono di sistemi temporali che descrivono un determinato momento dell’enunciazione e possono essere diversi. Aspetto : fa riferimento al modo in cui un evento è presentato. La categoria dell’aspetto può essere espressa attraverso la morfologia nella distinzione tra tempi perfettivi e imperfettivi, la sintassi e il lessico e inoltre distingue tra momento ingressivo (sta per piovere) e progressivo (sta piovendo). Diatesi : è legata alla prospettiva dalla quale è presentato un determinato evento. Se il partecipante che attiva l’evento è soggetto allora la diatesi è attiva, se invece il partecipante subisce l’evento la diatesi è passiva. Nell’opinione comune, costituisce una parola ciò che esprime un significato unitario, ciò che è compreso graficamente tra spazi bianchi e può essere pronunciato in isolamento. Il calcolo delle parole di una lingua non è semplice e sono state perciò istituite delle forme di riferimento. Il lessema indica l’unità del lessico assunta come forma base alla quale sono ricondotte le forme flesse. Il lemma (o entrata lessicale) corrisponde alla singola voce di un dizionario e in ambito lessicografico costituisce la controparte del lessema. Un costituente semantico è una sequenza di parole che dal punto di vista grafico sono formate da più elementi: esprimono un concetto saliente nella sua globalità e quindi unitario (tavola rotonda, vuotare il sacco). Le espressioni linguistiche costituite da più parole prendono diversi nomi: unità lessicali superiori, unità polirematiche, costruzioni lessicali, espressioni multiparola, parole complesse e lessemi complessi. Quando queste sequenze hanno un significato non composizionale si parla di locuzioni, espressioni idiomatiche, fraseologie. Per molti linguisti lo status delle espressioni multiparola è assimilabile a quello delle costruzioni (=unità intermedia tra sintassi e lessico, dotata di significato proprio con struttura parzialmente fissa). Lessemi omonimi : due forme che hanno in comune il suono e la grafia ma che non condividono il significato. Lessema polisemico: unica forma in cui sono cumulati più significati (unico significante, significati multipli). In base al criterio etimologico se due forme hanno una diversa etimologia costituiscono molto probabilmente due omonimi. In base alla parentela tra i significati se i diversi significati associati ad una forma lessicale possono essere messi in relazione siamo probabilmente difronte a un lessema polisemico. La parola per essere considerata tale deve esibire due proprietà principali: coesione tra le parti costituenti e l’ordine fisso tra le parti costituenti. In più va considerata l’ autonomia , cioè la capacità di avere da sola un senso compiuto. Uno dei test utili per verificare la presenza di queste proprietà nelle parole complesse è il test di separabilità , che consiste nel separare le parti che si suppone siano i costituenti di una parola inserendo elementi linguistici e vedere se il risultato è accettabile. Gli elementi inseriti sono generalmente elementi che modificano il costituente principale (aggettivi e avverbi). Un secondo test è quello dell’ordine dei costituenti che consiste nello scambiare l’ordine dei costituenti utilizzando speciali costruzioni sintattiche. Se il risultato non è accettabile la sequenza costituisce una parola complessa. Una parola è infatti per definizione un’unità le cui parti costituenti hanno un ordine fisso che non può variare. Un ulteriore test è detto di sostituibilità paradigmatica: questo consiste nel sostituire uno dei costituenti con un sinonimo o quasi. Le parole si distinguono in parole costituite attraverso le regole di formazione di parola tipiche di una lingua (composizione e derivazione) e parole costituite attraverso la progressiva fissazione dei rapporti semantici e sintattici tra due o più parole semplici che generalmente cooccorrono (purtroppo). Dal punto di vista della loro forma abbiamo: Parole semplici : costituite da un unico morfema lessicale libero (ieri) o da un morfema lessicale legato ad uno flessivo (cane). Parole complesse : costituite da un morfema lessicale e da almeno un altro morfema lessicale/derivazionale, oltre a eventuali morfi flessivi (senzatetto/tavolino). Parole sintagmatiche : parole che si presentano come dei sintagmi ma che si distinguono da quest’ultimi in quanto hanno una coesione interna che non è tipica dei sintagmi (sala da pranzo e non sala dal pranzo). Composti incorporanti : parole formate attraverso il meccanismo dell’incorporazione. Nella sua forma più frequente si verifica quando un nome viene incorporato in una radice verbale per dare vita ad un nuovo verbo (manomettere).
dall’alto grado di polisemia del lessico; e perché il significato delle parole è l’elemento a partire dal quale costruiamo il significato delle frasi (raramente dato dalla somma del significato delle parole). La semantica frasale si occupa di chiarire come si forma il significato delle frasi a partire dalle parole che le compongono. Il contesto in cui una parola si trova influenza fortemente il suo significato. Il contesto è l’insieme di elementi linguistici adiacenti ad una parola, quindi gli elementi che la precedono e la seguono. Si distingue tra contesto sintattico (insieme degli elementi linguistici adiacenti ad una parola visti dal punto di vista delle proprietà sintattiche e può essere di tipo nominale, verbale, aggettivale…) e contesto semantico (insieme degli elementi adiacenti ad una parola visti dal punto di vista semantico: quando le parole si combinano, il significato dell’una influenza quello dell’altra). Un’ultima distinzione è quella tra contesto linguistico (sintattico + semantico) e contesto situazionale/pragmatico/extralinguistico (quando il significato di una parola non è disambiguato dal contesto linguistico, lo è dal contesto situazionale, ovvero dalla situazione comunicativa in cui l’enunciato che contiene una determinata parola è utilizzato). L’ ambiguità è la proprietà di una forma lessicale di avere più di un significato. Può essere di 2 tipi principali:
centro un elemento esemplare, il prototipo. Il prototipo è l’elemento esemplare della categoria, definito da un insieme di tratti o condizioni che non sono tutti necessari. Il concetto chiave di questa teoria è quello di similitudine. Secondo questa teoria la categorizzazione è una questione di somiglianza a un prototipo. Teoria distribuzionale : afferma che l’insieme dei contesti in cui una parola occorre, quindi la sua distribuzione, svelino il suo significato. L’ipotesi, quindi, afferma che è possibile caratterizzare il significato delle parole in modo relazionale. Questa ipotesi oggi è avvalorata dal grande utilizzo di corpora. La nozione chiave di questa teoria è quella di vettore (l’insieme dei contesti di una parola viene codificato matematicamente con un vettore a n dimensioni. Ciascuna dimensione registra il numero di volte in cui una parola compare in un certo contesto. La somiglianza tra le parole viene poi analizzata in termini di stanza tra i vettori che le rappresentano. Il vettore non ha alcun valore semantico). Il calcolo del significato spiega come si forma il significato delle frasi a partire dal significato delle parole che le compongono. Il principio di composizione è utilizzato per spiegare come a partire dalle parole si formi il significato delle frasi. Il significato di un enunciato dipende dai singoli elementi lessicali che lo compongono a condizione che siano rispettate le regole di restrizione imposte dagli elementi lessicali stessi (sedia non può essere soggetto a parlare). Questo principio non è però sufficiente per la polisemia delle parole. La teoria dell’ enumerazione dei sensi sostiene che i diversi significati di una parola polisemica siano tutti elencati nella parola e quindi nella sua semantica lessicale. La teoria della concezione dinamica del significato lessicale ritiene che un lessico così organizzato sia antieconomico. È necessario concepire le parole come entità permeabili che si influenzano a vicenda. Il risultato dell’interazione genera il significato delle frasi. I vari principi che consentono di illustrare l’interazione semantica tra gli elementi lessicali di un enunciato sono: Principio di co-composizione: il significato di un verbo è definito da quello dei suoi argomenti. Ogni verbo ha un significato di base invariabile. A questo significato si aggiungono i significati degli argomenti del verbo che non vanno a sommarsi a quest’ultimo bensì ne specificano il significato. Forzatura (o conversione) di tipo: nei casi in cui questo principio si applica vi è un verbo che, in combinazione con un nome, lo spinge a significare ciò che è richiesto dalla semantica verbale. Questi verbi forzano l’oggetto ad assumere una interpretazione eventiva (ad es. Ho comperato un nuovo libro-no eventività; Ho iniziato un nuovo libro-iniziare indica l’evento). Legamento selettivo: avviene tra l’aggettivo e il nome. Tra questi ultimi si crea un legame per cui l’aggettivo seleziona una specifica porzione del significato del nome e modifica soltanto quella porzione. Si tratta quindi di una modificazione selettiva della semantica nominale che ha conseguenze sull’interpretazione dell’aggettivo. Per rappresentare il significato delle parole gli studiosi si servono di svariati formalismi. Tratti semantici: il significato delle parole può essere concepito e descritto come un insieme di componenti, ognuno dei quali corrisponde ad un pezzo di questo significato. Questi tratti sono individuati tramite le opposizioni esistenti tra le parole di un lessico. I tratti sono delle categorie binarie, o sono presenti o assenti. Questo tipo di analisi permette di elaborare delle tassonomie, cioè delle classificazioni di tipo piramidale delle parole e dei concetti, strutturate su più livelli e basate su relazioni di entailment. Primitivo semantico: il significato delle parole è concepito come un’entità costruita attorno a uno o più elementi basici detti primitivi. Questi vanno concepiti come dei concetti che costituiscono il nucleo del significato. Il metodo di analisi semantica basata sui primitivi è il metodo della decomposizione lessicale. È basato sulla decomposizione del significato nella sua globalità fino all’identificazione del suo nucleo oltre al quale nessun’altra decomposizione è possibile (es. arrossire=diventa x/rosso dove x=Anna. Quindi Anna è arrossita). Postulato del significato: è una corrispondenza che viene stipulata tra elementi lessicali di una lingua sulla base del loro significato. L’idea è quella di definire il significato di una parola non tramite decomposizione, ma tramite corrispondenza parziale o totale con un’altra parola. Possiamo analizzare ad es. il rapporto tra i verbi frantumare e rompere. Tra i due non può esserci un rapporto di completa equivalenza perché se è vero che frantumare significa rompere è anche vero che rompere non significa necessariamente frantumare. Struttura argomentale è utilizzata per descrivere il numero, il tipo e il ruolo dei partecipanti che compaiono nell’evento descritto da un verbo e in alcuni casi da un nome. Struttura eventiva è volta a rappresentare la struttura temporale interna di un evento. Nozione di Quale : termine preso dalla filosofia per indicare un singolo aspetto del significato di una parola, definito in base a una relazione tra un concetto che la parola denota e un concetto ad esso associato. Si suppone che il significato di una parola possa essere espresso tramite 4 relazioni QUALIA fondamentali:
distinguere 4 classi principali di verbi: i verbi zeroargomentali, monoargomentali, biargomentali e triargomentali. Il modello della valenza distingue tra complementi che sono retti dal verbo (gli argomenti) e quelli che non sono retti dal verbo (gli accessori). Ma non è sempre facile applicare il principio della valenza per due motivi: distinzione tra argomenti ed elementi accessori (lo stesso complemento può essere argomento in un caso e accessorio in un altro); alcuni verbi consentono di non esprimere alcuni dei loro argomenti, che però sono deducibili dalla semantica verbale. Questi argomenti nascosti prendono il nome di argomenti default (Luca ha parcheggiato-Luca ha parcheggiato la macchina). L’argomento incorporato nel verbo è detto argomento ombra e si differenzia da quello di default in quanto può essere espresso soltanto se ulteriormente specificato. Non è sufficiente parlare genericamente di valenza ma dobbiamo distinguere tra valenza sintattica, corrispondente all’insieme degli argomenti di un verbo che devono essere obbligatoriamente espressi, e valenza semantica , corrispondente all’insieme degli elementi implicati dal verbo a livello logico-semantico. Un’interpretazione ampliata della nozione di struttura argomentale è quella di frame semantico : la struttura concettuale evocata da un verbo, della quale fanno parte un insieme di partecipanti di cui alcuni sono argomenti e altri accessori. Pattern verbale: è inteso come una struttura argomentale con la specificazione del tipo semantico atteso per le diverse posizioni argomentali. È necessario distinguere ancora tra: verbi predicativi, che coincidono con il predicato della frase, e verbi copulativi , che non coincidono con il predicato ma fungono da copula (può essere costituito da un nome, da un sintagma nominale o fa un aggettivo). La sottocategorizzazione permette di classificare i verbi in base al modo in cui gli argomenti sono espressi sintatticamente (soggetto, oggetto diretto o indiretto). La sottocategorizzazione di un verbo è quindi il contorno sintattico che quel verbo richiede. I verbi pongono delle restrizioni sul tipo semantico di argomenti con i quali possono combinarsi: queste restrizioni sono chiamate restrizioni sulla selezione. Un’ulteriore informazione sugli argomenti è quella relativa al ruolo che questi svolgono nell’evento che il verbo descrive, detto anche ruolo tematico , e può essere aggiunto al quadro di sottocategorizzazione del verbo. Un altro criterio di classificazione del verbo è quello dell’ Aktionsart o aspetto lessicale o azionalità. Le principali caratteristiche in base alle quali si possono classificare i verbi dal punto di vista dell’Aktionsart sono il dinamismo, la durata e la presenza o assenza di un punto in cui l’evento necessariamente di conclude (telicità). In base a queste caratteristiche è possibile individuare almeno 4 classi principali di verbi: verbi di stato/stativi che hanno una durata ma non introducono cambiamenti e perciò considerati non dinamici; verbi di processo indefinito che hanno una durata e sono dinamici poiché introducono dei cambiamenti; verbi di processo definito che hanno una durata e sono dinamici ma caratterizzati da una progressione dell’evento verso un punto finale; verbi istantanei/momentanei che non hanno una durata ma indicano una culminazione istantanea. Altre caratteristiche sono l’iteratività, presente in verbi che tendono a esprimere ripetizione; l’ingressività o egressività, cioè ciò che c’è prima o dopo l’evento descritto dal verbo; e l’incrementalità, presente in verbi che descrivono un evento costituito da una successione di stadi. I verbi possono essere infine classificati in base al significato dell’evento che descrivono. I verbi sono polisemici, per cui il criterio migliore da applicare è quello fondato sull’esame del loro comportamento sintattico. Per quanto riguarda i nomi abbiamo: nomi che si riferiscono a un’entità, cioè nomi di primo ordine e nomi che si riferiscono a un evento, ovvero nomi di secondo ordine. Dal punto di vista del contenuto i nomi di primo ordine possono essere classificati in base al tipo di entità che denotano o in base al modo in cui presentano questa entità. Per parlare della classificazione dei nomi di primo ordine è necessario classificare i tipi di entità denotate dai nomi. Oggetto fisico vs. astratto (è una dimensione univoca in quanto ciò che è fisico esiste nello spazio, mentre ciò che è astratto no. Ci sono però delle entità problematiche come gli oggetti mentali); animatezza (un’entità o è animata o non lo è); entità naturali vs. manufatti; entità costituite da masse (sostanze). Da un punto di vista linguistico è utile valutare se ci sono delle correlazioni tra il tipo di entità che un nome denota e il suo comportamento morfologico e sintattico. Dal punto di vista linguistico la distinzione più importante è quella tra nomi di massa e nomi che denotano oggetti delimitati, detti nomi numerabili. I nomi di massa non ammettono generalmente il plurale ma dei classificatori. Inoltre ammettono soltanto quantificatori singolari. I nomi numerabili si distinguono in nomi propri, ovvero nomi che si riferiscono a un singolo individuo e nomi che hanno la capacità di riferirsi a una classe di individui, semplicemente detti nomi numerabili di classi di individui. I nomi che esprimono un evento sono chiamati nomi d’azione e sono derivati morfologicamente da verbi. Bisogna fare una distinzione tra i nomi derivati da verbi tramite suffissazione e i nomi non derivati da verbi. I nomi del primo tipo sono il risultato di un processo di nominalizzazione, cioè di un procedimento che porta alla creazione di un nome a partire da un elemento linguistico che non lo è. La nominalizzazione è un fenomeno che consiste nell’utilizzare in un contesto nominale materiale linguistico che non lo è. La nominalizzazione porta alla creazione di un nome con una marca morfologica di nominalizzazione, di una conversione, o di un nome composto. Oltre ad essere chiamati nomi d’azione, i nomi di secondo ordine sono chiamati nomi eventivi o di evento , nomi predicativi o nomi insaturi e sono contrapposti ai nomi di entità , o nomi referenziali , o nomi saturi. Per individuare le sottoclassi dei nomi di evento utilizziamo due criteri che si utilizzano per la classificazione del verbo: il criterio della valenza e quello dell’ Aktionsart. Secondo il criterio della valenza il nome di evento possiede un certo numero di argomenti: il nome proietta gli argomenti non a livello di frase ma a livello di sintagma nominale (zeroargomentali, monoargomentali,
biargomentali e triargomentali). È opportuno interpretare la valenza come un concetto sintattico, cioè come l’insieme dei partecipanti all’evento denotato dal nome e presenti a livello di interpretazione semantica della frase in cui il nome compare. Un nome passivo è un nome la cui semantica è strettamente orientata verso il partecipante che subisce le conseguenze dell’azione. In italiano l’argomento agente di un nome passivo può essere espresso a delle condizioni: soltanto attraverso la locuzione ‘da parte di’, in seconda posizione rispetto al paziente, preferibilmente non come unico argomento. In base all’Aktionsart i nomi possono essere distinti in: Nomi di stato : indicano situazioni che si protraggono nel tempo ma che non comportano cambiamenti (no dinamici) e non prevedono un culmine (no telici). Questi designano stati psicologici o fisici di persone. Nomi di processo indefinito: indicano situazioni dinamiche, definite da fasi temporali che si susseguono (durativi), non proiettate verso un punto finale (no telici). Nomi di processo definito : possono essere distinti in due categorie. Il primo tipo denota eventi costituiti da fasi identiche l’una all’altra, mentre il secondo tipo denota eventi costituiti da fasi diverse l’una dall’altra. Nomi istantanei/momentanei/puntuali: denotano gli eventi che finiscono nel momento in cui hanno inizio. Nell’ambito dei nomi istantanei possiamo individuare almeno una sottoclasse, quella dei nomi di una sola volta. Tra un verbo e un nome ad esso correlato non sempre l’Aktionsart coincide, anzi dipende dal tipo di nome. Il criterio che più si presta a costituire il termine di paragone per identificare i sistemi di classi lessicali delle singole lingue è quello sintattico, poiché tutte le lingue hanno una minima organizzazione sintattica. Questa classificazione osserva due elementi: la funzione che la parola svolge nell’unità sintattica in cui è collocata, cioè se è la testa dell’unità o se ne è il modificatore; funzione dell’unità sintattica in cui la parola si trova (sintagma verbale o nominale). L’incrocio di questi due criteri permette di individuare 4 posizioni sintattiche: verbo (testa di un’unità sintattica con funzione predicativa); nome (testa di un’unità sintattica con funzione referenziale); aggettivo (modificatore di un’unità sintattica con funzione referenziale); avverbio (modificatore di un’unità sintattica con funzione predicativa). La distinzione più importante tracciata utilizzando questo schema è quella tra sistemi differenziati, sistemi flessibili e sistemi rigidi. I sistemi differenziati sono sistemi di lingue in cui per le 4 posizioni sintattiche la lingua possiede 4 classi di elementi lessicali (inglese). I sistemi flessibili sono tipici di lingue che non hanno 4 classi di elementi lessicali, cioè uno dedicato per ogni funzione, ma ne hanno meno e le parole coprono le classi mancanti (neerlandese). Un gruppo di lingue estremamente flessibile è quello delle lingue austronesiane dove una stessa parola arriva a coprire addirittura tutte e 4 le posizioni sintattiche. I sistemi rigidi sono tipici di lingue che non hanno la distinzione delle 4 classi basiche, sono cioè lingue non specializzate. A differenza delle lingue flessibili le parole non coprono le funzioni delle classi mancanti (lingue irochesi). Le combinazioni di funzioni sintattiche nelle lingue flessibili e l’assenza di classi lessicali per specifiche funzioni sintattiche nelle lingue rigide non è casuale ma si presenta come Verbo>Nome>Aggettivo>Avverbio. Se una lingua rigida manca di aggettivi mancherà anche di avverbi. Si dice che Saussure fu il primo ad utilizzare il termine paradigmatico, ma in realtà utilizzava il termine relazione associativa: rapporto che si stabilisce tra due o più elementi di una lingua sulla base di un’associazione. L’associazione è un’operazione mentale: consiste nell’accostamento di parole che condividono qualcosa. Queste associazioni possono essere basate sulla forma delle parole, e quindi sul significante ( libr o, libr icino, libr aio), oppure sul contenuto delle parole e quindi sul loro significato (libro, volume, dizionario, diario). Una relazione sintagmatica è quella che intercorre tra due o più elementi linguistici (parole), quando sono combinate per formare unità linguistiche più complesse come i sintagmi, le frasi e i testi. Prendendo in considerazione entrambe le relazioni è possibile restringere la definizione di rapporto associativo e arrivare alla definizione di relazione paradigmatica. La relazione paradigmatica è il rapporto esistente tra le parole che possono essere sostituite una all’altra in una stessa posizione sintagmatica: ad es ‘Ho letto un libro bellissimo’ dove ‘libro’ può essere sostituito con volume o romanzo. L’insieme delle parole che possono essere sostituite a ‘libro’ costituisce un paradigma. Un paradigma lessicale può essere definito come l’insieme delle parole che possono stare in uno stesso contesto sintagmatico. L’insieme dei rapporti paradigmatici esistenti tra le parole di una data lingua costituisce la sua dimensione paradigmatica (o verticale). Questi rapporti sono rapporti in absentia , in quanto riguardano parole che sono in alternativa tra loro in una determinata posizione sintagmatica. È detta anche relazione ‘either-or’. L’insieme dei rapporti sintagmatici esistenti tra le parole di una lingua costituisce invece la sua dimensione sintagmatica (o orizzontale). In questo caso si parla di rapporti in praesentia , poiché le parole che hanno tra loro relazioni sintagmatiche che compaiono una dopo l’altra in sequenza. Le associazioni tra parole basate sul loro significato possono essere di diverso tipo. Un primo tipo è quello delle relazioni verticali (gerarchiche/inclusione) nelle quali uno dei termini è sovraordinato e l’altro è sotto ordinato, come nel caso di veicolo (sovraordinato) e macchina (sotto ordinato). Un secondo tipo riguarda le relazioni orizzontali che possono essere di due tipi: di equivalenza (barriera/ostacolo) e di opposizione (lungo/corto). In questo tipo di relazioni gli elementi non sono uno subordinato all’altro ma si trovano sullo stesso piano. Questo raggruppamento in associazioni di significato è però problematico per due motivi: si occupano primariamente del significato e solo secondariamente delle relazioni tra le parole. Infatti, le parole polisemiche attivano associazioni diverse per ciascun significato; le associazioni dovrebbero essere interpretate tra elementi di una stessa classe, ma spesso vengono estese anche ad altre classi lessicali. Le relazioni semantiche chiave delle relazioni verticali sono l’iperonimia/iponimia, e la meronimia/olonimia
Una relazione di causa lega coppie di parole come per es. uccidere/morire o insegnare/imparare. Questa relazione può essere descritta come ‘l’evento espresso da x causa quello espresso da y’. La relazione di causa può essere fattiva , cioè applicarsi necessariamente, come nel caso di uccidere che necessariamente causa morire, oppure non fattiva , cioè l’evento causato può anche non compiersi, come insegnare può causare imparare. La relazione di implicazione (o entailment) temporale riguarda i verbi ed è simile a ciò che per i nomi è la meronimia. Una singola parte temporale costituisce per il verbo una parte dell’intero evento (russare implica dormire). La relazione di ruolo lega un verbo a un nome, o viceversa, quando il verbo include l’informazione del nome o viceversa. La relazione di modo collega un verbo e un avverbio quando quest’ultimo indica il modo in cui l’evento espresso dal verbo ha luogo. Queste relazioni consentono di individuare le configurazioni lessicali più tipiche. Per configurazione lessicale si intende il profilo relazionale di una parola dal punto di vista del suo significato, cioè l’insieme e il tipo di relazioni semantiche che attiva in ciascuna delle sue accezioni. Nel caso di parole polisemiche la configurazione varia per ogni significato. Un sintagma è un elemento linguistico complesso formato dall’unione di elementi linguistici semplici. In linguistica si parla di sintagma per riferirsi a un particolare tipo di unione di elementi linguistici, cioè all’unione strutturata di più parole che funziona come la sua testa sintattica e che si situa a un livello intermedio tra la parola e la frase. Quando si parla di dimensione sintagmatica della lingua (dimensione orizzontale) con il termine sintagmatico si fa riferimento al fenomeno della combinazione delle parole, il cui risultato sono sintagmi, ma anche unità superiori come le frasi e i testi. Quando le parole si combinano tra loro istaurano delle relazioni sintagmatiche. Non tutte le combinazioni sono però possibili. Il motivo ha a che fare con il contenuto semantico delle parole. La solidarietà lessicale è definita come un’implicazione sintagmatica di contenuto, codificata linguisticamente, tale per cui uno dei due termini (naso) funziona da tratto distintivo del secondo (aquilino). Il principio di selezione è il principio attivo nel rapporto tra un predicato e i suoi argomenti. In base a questo principio il predicato seleziona i propri argomenti. A livello semantico, un predicato seleziona una gamma di argomenti possibili e ne esclude altri. Per questo motivo questo tipo di restrizioni si chiamano restrizioni sulla selezione. È opportuno distinguere 3 tipi diversi di restrizioni esistenti sulla combinazione delle parole:
Un tipo particolare di combinazione ristretta di parole è la collocazione , una frequente co-occorrenza di due parole in una lingua soggetta a restrizione o meglio una collocazione è una combinazione di parole soggette ad una restrizione lessicale, per cui la scelta di una specifica parola (collocato) è influenzata da una seconda parola (base) alla quale questo significato è riferito. Distinguiamo vari tipi di collocazione: verbo di creazione + nome (stipulare un contratto); verbo di annullamento + nome (revocare una licenza); nome + aggettivo (saluto caloroso); nome + verbo che esprime un’azione caratteristica del nome (l’allarme scatta); unità di quantificazione + nome al quale l’unità è riferita (lasso di tempo); avverbio+ aggettivo (intimamente connesso); verbo + avverbio (odiare visceralmente). Un tipo particolare di collocazione è la costruzione a verbo supporto (light verb), formata da un verbo e da un nome, quest’ultimo spesso preceduto da un articolo o una preposizione (prendere sonno, dare spiegazioni, avere paura). Ciò che li accomuna alle collocazioni è la presenza di una restrizione lessicale attivata dal nome, il fatto che questa restrizione sia condizionata dall’uso ed è soggetta a variabilità interlinguistica, il fatto che la base (nome) determina il significato del collocato (verbo), il fatto che il nome mantiene nella costruzione a verbo supporto il significato che ha in altre combinazioni; il fatto che i membri della costruzione sono sintatticamente autonomi. Ciò che distingue le costruzioni a verbo supporto è il fatto che il verbo ha sempre un significato generico e il contributo semantico di questi verbi alla costruzione è spesso limitato al tempo, al modo e all’Aktionsart che un verbo non può esprimere. Le costruzioni a verbo supporto possono essere definite come delle collocazioni in cui il significato è espresso quasi interamente dal nome. Inoltre, il nome è sempre un nome eventivo. Il predicato è costituito dal nome e il verbo funge da supporto per costruire la frase in quanto il nome pur nella funzione di predicato non è in grado da solo di esprimere alcune delle categorie che sono necessarie per esprimere compiutamente una predicazione. Le costruzioni i cui membri non sono totalmente autonomi sono quelle con nomi referenziali (criterio di referenzialità del nome). Le locuzioni o espressioni idiomatiche si distinguono dalle combinazioni di parole per il diverso modo in cui viene costruito il significato. Il significato delle locuzioni idiomatiche si costituisce in blocco attraverso procedimenti come la similitudine, mentre quello delle combinazioni è costruito sintagmaticamente attraverso un calcolo tipicamente composizionale. Si comporta come una parola sola. Distanza sintagmatica e vicinanza sintagmatica: riguarda sia il piano semantico, in quanto è il piano in cui ha origine l’attrazione delle parole, sia il piano sintattico, dove si manifestano le ripercussioni di questo fenomeno. Quando la distanza tra due o più parole che si trovano in sequenza è bassa può aver luogo una lessicalizzazione. Il concetto di lessicalizzazione è solitamente associato alla perdita da parte della sequenza di parole, della proprietà di avere un significato calcolabile. La lessicalizzazione va invece intesa come un fenomeno di rianalisi dei confini di una parola. Inoltre, la perdita dell’articolo da parte del nome, denota anche la perdita della sua natura referenziale, ovvero quella di riferirsi in modo specifico a qualcosa. Talmy definisce eventi di moto le situazioni in cui vi è un movimento o la continuazione di una posizione stazionaria, ossia tutte le situazioni statiche o dinamiche estese nel tempo o puntuali. L’evento di moto è formato: figura, che coincide con le entità di movimento; sfondo, il punto di riferimento rispetto al quale si muovono la Figura; percorso, rappresenta la traiettoria di uno sfondo seguita o occupata dalla Figura; moto, si riferisce al movimento; maniera, il modo caratteristico in cui la dislocazione ha luogo; causa, la forza prodotta da fattori esterni che determina il moto. Talmy elabora una tipologia tripartita basata sulla codifica della componente moto con una delle altre componenti: nelle lingue di tipo Moto+Co-evento la radice verbale codifica sia la componente di moto che quella di co-evento che può essere la causa o la maniera (lingue indoeuropee, cinese); nelle lingue di tipo moto+percorso la radice verbale codifica sia la componente concettuale relativa alla dislocazione sia quella relativa alla traiettoria dello spostamento (lingue semitiche, polinesiane, lingue romanze); nelle lingue di tipo moto+figura la radice verbale codifica sia la dislocazione che l’entità dislocata (atsugewi). Talmy definisce il satellite (particella/preposizione) come una categoria grammaticale esterna alla radice verbale formando il cosiddetto verb complex, il complesso verbale, che può essere un affisso oppure un singolo morfema. Il Percorso è la componente concettuale che aiuta a distinguere due tipi di lingue: se compare nella radice verbale allora la lingua risulta essere Verb-Framed mentre se il Percorso è esterno rispetto alla radice verbale la lingua sarà di tipo Satellite-Framed. Talmy distingue due grandi tipologie: satellite-framed (lingue a struttura satellitare) e verb-framed languages (lingue a struttura verbale). Le prime (lingue germaniche/slave) tendono a veicolare la traiettoria (Path) in un elemento(satellite) postposto o anteposto al verbo, mentre la causa e/o la maniera del movimento, componenti esterne del movimento, sono lessicalizzate nella radice verbale. Le seconde (lingue romanze) lessicalizzano il Path nel verbo, mentre le altre componenti (Maniera / Causa) sono espresse tramite una proposizione subordinata o indipendente. Le lingue ad alta salienza di maniera del movimento, come le lingue germaniche e le lingue slave, sono dotate di un repertorio di verbi di maniera molto ampio e quindi facilmente accessibile; le lingue a bassa salienza di maniera del movimento, come le lingue romanze, sono quelle in cui, in virtù della bassa varietà dei verbi di maniera, tale componente del movimento risulta essere secondaria rispetto alla traiettoria e quindi veicolata in maniera opzionale Una mappa semantica è un metodo per rappresentare visivamente le regolarità o le universalità interlinguistiche nella struttura semantica. Questo metodo fornisce una visualizzazione grafica delle interrelazioni tra significati o funzioni nelle lingue, differenziando ciò che è universale da ciò che è specifico della lingua. Il modello di mappa semantica è stato