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Livio, Fedro e Seneca, Appunti di Lingue e letterature classiche

Gli argomenti trattati sono vita, pensiero, poetica, opere e brani di Livio, Fedro e Seneca ed anche le caratteristiche sulla dinastia ed età Giulio-Claudia, ed età di Nerone.

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 03/08/2021

giorgia-rea
giorgia-rea 🇮🇹

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LIVIO
Età augustea
Appartiene ad una famiglia ricca, è sempre stato dalla parte della nobiltà e non dalla parte del
popolo.
È uno storico particolare, uno storico che fa l’intellettuale e il letterato.
Non si è mai impegnato in politica e per questo l’opera risulta carente (nell’ambito dell’arte
militare, società e economia), è poco preciso sulle guerre, sulla società (cose che gli uomini politici
sapevano).
La sua storia è convincente, appassionante, ma poco attendibile perché sapeva poco di storia.
Rapporto con Augusto
Con Augusto aveva buoni rapporti, come Augusto anche Livio era conservatore e tradizionalista.
Lui e Augusto si trovano molto d’accordo a livello morale.
Pata vinitas= Livio essendo nato a Padova, alcuni scrittori lo prendevano in giro perché scriveva
male, in modo dialettale.
Confronto con Virgilio
Importanza del mos maiorum.
Analogie
-storia e spiritualità della Roma antica
-Pietas, per Livio è una delle tante virtù, conta molto lo Stato.
Differenze
-Per Livio conta solo Roma
-Per Virgilio conta tutta l’umanità
*Virgilio esalta Augusto come l’età dell’oro, esalta il presente
*Livio identifica Augusto come la Roma del passato con la corruzione
+Per Virgilio Roma esiste perché lo ha voluto il fato
+Per Livio contano solo gli uomini (eroi) e le loro azioni.
AB URBE CONDIDA
L’opera di Livio è monumentale.
Sono 142 libri e parla dalla fondazione di Roma, da Rea Silvia, Romolo e Remo fino al 9 a.C quando
muore Atruso (figlio di Livia e Augusto); probabilmente voleva arrivare a 150 libro ma con la morte
di Atruso è stato interrotto.
I 142 libri sono divisi in 10 o 15 libri ognuno:
-prima deca= parla di Roma
-seconda deca = è andata persa, abbiamo solo dei riassunti (periochae)
-terza deca
-quarta deca
-primi 5 libri della quinta deca
Tre aspetti (da importanza all’aspetto etico-morale):
-Vita
-personaggi importanti (eroi) pensa che ci sia la reincarnazione della virtù
-mores (È idealista e meno concreto)
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LIVIO

Età augustea Appartiene ad una famiglia ricca, è sempre stato dalla parte della nobiltà e non dalla parte del popolo. È uno storico particolare, uno storico che fa l’intellettuale e il letterato. Non si è mai impegnato in politica e per questo l’opera risulta carente (nell’ambito dell’arte militare, società e economia), è poco preciso sulle guerre, sulla società (cose che gli uomini politici sapevano). La sua storia è convincente, appassionante, ma poco attendibile perché sapeva poco di storia.

Rapporto con Augusto

Con Augusto aveva buoni rapporti, come Augusto anche Livio era conservatore e tradizionalista. Lui e Augusto si trovano molto d’accordo a livello morale.

Pata vinitas= Livio essendo nato a Padova, alcuni scrittori lo prendevano in giro perché scriveva

male, in modo dialettale.

Confronto con Virgilio

Importanza del mos maiorum. Analogie -storia e spiritualità della Roma antica -Pietas, per Livio è una delle tante virtù, conta molto lo Stato. Differenze -Per Livio conta solo Roma -Per Virgilio conta tutta l’umanità *Virgilio esalta Augusto come l’età dell’oro, esalta il presente *Livio identifica Augusto come la Roma del passato con la corruzione +Per Virgilio Roma esiste perché lo ha voluto il fato +Per Livio contano solo gli uomini (eroi) e le loro azioni.

AB URBE CONDIDA

L’opera di Livio è monumentale. Sono 142 libri e parla dalla fondazione di Roma, da Rea Silvia, Romolo e Remo fino al 9 a.C quando muore Atruso (figlio di Livia e Augusto); probabilmente voleva arrivare a 150 libro ma con la morte di Atruso è stato interrotto. I 142 libri sono divisi in 10 o 15 libri ognuno:

  • prima deca= parla di Roma
  • seconda deca = è andata persa, abbiamo solo dei riassunti (periochae)
  • terza deca
  • quarta deca
  • primi 5 libri della quinta deca Tre aspetti (da importanza all’aspetto etico-morale): -Vita -personaggi importanti (eroi) pensa che ci sia la reincarnazione della virtù -mores (È idealista e meno concreto)

Scrive l’opera per tre motivi: -denunciare i motivi per cui ci sia il decadimento dell’impero incolpa la corruzione -vuole far capire al lettore come ci sia stata la nascita provvidenziale di Roma -Per capire gli antichi cittadini come sia necessario tornare all’antico modello di Roma

Modo di scrivere

Livio scrive in modo tragico e drammatico -> discorsi diretti per cui riporta l’attenzione ai teatri. Tante figure retoriche. Metodo annalistico: suddivide la narrazione anno per anno, la narrazione appare frammentaria, all’interno di ogni anno c’è una classificazione per tornare all’antico. Vuole convincere il lettore alla provvidenzialità dell’Impero romano. Si limita a raccontare le vicende, non prende posizione.

Fonti

Livio non si è documentato. Le fonti sono solo indirette ha letto opere di altri scrittori. La sua storia si può definire paradigmatica deve rappresentare un modello per gli altri. Per lui è importante il popolo romano che incarna la virtù.

BRANO: IL PROEMIO

È una prefazione, un'introduzione che sviluppa lo storico per far capire quale sia lo scopo per cui scrive l'opera. Fai un'affermazione di modestia e spiega di quale materia vuole parlare con riferimenti alla sua storia contemporanea. Poi spiega come gli antichi scrivevano in modo rozzo. Secondo lui il popolo romano è il più grande e fa un’affermazione d’umiltà. [4] Opera impegnativo perché deve narrare di 700 anni, fa delle allusioni al periodo di decadenza (crisi del periodo in cui vive) e dichiara di essere consapevole che il popolo sia contemporaneo all’attualità. [5] Vuole narrare la storia delle origini per scappare dalla realtà, spiega come vuole rimanere distaccato senza fare commenti, per rimanere imparziale. Vuole narrare delle favole poetiche, si limita a raccontarle senza documenti storici che avrebbe affermato le vicende. Vuole far capire che vuole fornire un insegnamento morale al lettore -> contrapponendo le favole alle opere storiche. [7] Livio dice che può essere d'accordo che gli antichi avevano questa ossessione e la cosa più giusta è accettarla per l'Impero Romano che è grande, e fa ciò per esaltare la grandezza dell'impero. [8] Dice che le leggende per lui non sono importanti. Ha una visione ciclica di tutto. [10] Vuole fornire dei modelli di insegnamento. [12] [13] parla della virtù dei romani. prima si lamento e poi dice di lasciare stare, lasciare da parte queste cose.

così che i letterati scrivevano cose positive su di lui e su quello che faceva (questa cosa nell’età Giulio-Claudia non succede). Negli ultimi tempi invece Augusto cambiò, mandò Ovidio in esilio per avere commesso un “error”, era diventato molto rigido. Letteratura e cultura Come scrittore da ricordare c’è FEDRO, essendoci poca libertà per gli scrittori, gli altri scrivono di scienza o altri esaltano la repubblica e sono stati mandati in esilio. Gli intellettuali si interessano alla filosofia e ai culti dell’Oriente:

  • stoicismo: insegnava a convivere con il potere se l’imperatore era giusto, senno ci si ritirava a vita privata con logos (provvidenza che ordina l’Universo, ordine cosmico che c’è anche nella società), libertas (libertà interiore, dell’animo, anche se si è in esilio) e virtus (forza interiore e coraggio). Atto rivoluzionario= suicidio.
  • pitagorismo: insegna come sopportare e resistere ai dolori della vita e morte.

FEDRO

Inizialmente era uno schiavo, poi è diventato liberta. È famoso per le sue favole sugli animi, FABULA AESOPIA (animalesche, è considerato un genere letterario inferiore). Si ispira ai principi della poesia Alessandrina. Scrive brevi favole, con molta varietà di personaggi, temi, ecc., in versi giambici. Gli animali rappresentano gli uomini, i quali sono protagonisti di azioni di prepotenza e ingiustizia. Lui è molto pessimista secondo lui ciò che succede nei suoi tempi succede sempre. Vuole sempre dare un insegnamento morale (o all’inizio o alla fine, promitio o epimitio)

Scopo

-di denuncia -didascalico morale -dilettevole Fa riferimento solamente ai personaggi morti, non fa altri nomi. Scrive qualcosa che sia per tutti i tempi. Nelle sue favole sono presenti le diatrìbe  discussioni che si prolungano, e non ci si riesce a trovare una soluzione. Su attualità, può essere o scritto o orale. Fonti -Diatrìba -Favola aesopia

ETA’ DI NERONE

Nerone è l’ultimo della dinastia Giulio-Claudia. Lui lascia maggiore libertà, no censure, no roghi, no condanne a morte. Nerone era molto giovane. Amava la letteratura, poesia e si improvvisava cantante e poeta. Iniziò a comportarsi “male”, quando inizia a manifestare amore per la Grecia. Si comporterà come un tiranno, farà uccidere la madre, la moglie e forse anche il fratellino. Si metterà in contrapposizione anche con i letterati. L’età di Nerone viene rappresentata come la nuova età dell’oro  ideale di monarchia che aveva Seneca.

Atteggiamento con la cultura

Lui amava la letteratura greca e orientale, va in Grecia e ci rimane un po’. Partecipava ai giochi che organizzava. Avrebbe anche potuto avere una possibilità nel campo della letteratura, ma il suo problema era il suo atteggiamento.

  • Seneca : scrive opere di filosofia, tragedie, trattato scientifico, epistolario,.. Per un po’ cerca di aiutare Nerone per unire la politica e la filosofia, ma poi si dedica all’otium.
  • Lucano : scrive un poema epico ispirato ai repubblicani. Si oppone all’impero di Nerone.
  • Persio : scrive satire (come Orazio e Lucilio) assume un distacco da ciò che scrive per denunciare le cose del tempo.

Alienato  è chi si fa condizionare da altri senza essere padroni del proprio io. “funestus veterum”  noia, depressione, insoddisfazione.

OPERE FILOSOFICHE

Queste opere sono abbastanza giovanili. Si tratta di testi di metà retorica.

Consolatio ad Marciam

Rivolta Marcia, che ha perso il figlio (è incentrata sulla morte pietosa, vista come qualcosa che libera dai mali e di vivere il momento presente che potrebbe essere l'ultimo).

Consolatio ad Helviam matrem

Si rivolge alla madre per le sventure, dice di non drammatizzare. E dice “la felicità sta dentro di noi”, non va in base a dove sei, puoi stare in esilio e sarebbe bene lo stesso, la felicità non va cercata al di fuori.

Consolatio ad Polybium

Volta al liberto di Claudio, inizialmente per consolarlo per la perdita del fratello, ma.se nega volevo arrivare al fatto di tornare a Roma e sperava che lui potesse aiutarlo.

De ira

Rivolto al fratello Novato, poco dopo la morte di Caligola. L'ira è una pazzia momentanea. Diviso in tre libri

  • analizza lira, come si manifesta e le sue cause
  • da dei consigli, la tratta come una malattia (può sembrare un libro di medicina) Ratio vs furor. L’ira distrugge la mente.

De constantia sapientis

Costanza del sapiente  si basa tutto sulla costanza.

De tranquillitate animi

Rimedi per una via di purificazione punto Politica  l'uomo si può dedicare alla vita politica Scrive a Sereno, il quale ha noia e depressione e indirizzarlo verso lo stoicismo.

De Vita beata

Parla della felicità (sommo bene: sapienza, vita secondo ragione) e cos'è per lui. Giudizio dell'uomo  la sua lucidità Quando arriva il dolore sarà pronto ad affrontarlo Usa questa opera come forma di autodifesa in confronto di chi rimprovera di predicare bene. felicità  sta nella vita, nella natura Ammette che Dio è ovunque anche nelle cose materiali e bisogna usarle per fare del bene agli altri.

NOZIONE DI PROVVIDENZA (sempre opere filosofiche)

Dice che c'è armonia nell'universo, perché è ordinato, armonico e perfetto

Trattato “De provvidentia”

Affronta il tema della provvidenza, concentrandosi sul tema più ovvio -> perché vi è la provvidenza le sventure possono toccare i buoni?

Dice che Dio ha dato uno strumento per sfuggire alle sventure nel caso in cui sono intollerabili questo è il suicidio. Dice che il male è una prova per i buoni, dice che ai buoni non può penetrare il male, non è un male, è solo per lui un male, ma è un bene che ti fa diventare più forte.

De brevitate vitae

Il problema del tempo. C'è stata una discussione su quando lo ha scritto, ma lo scrive comunque in un momento in cui era stanco della vita politica. Seneca afferma che il senso della vita non sta nella durata, ma nella qualità. Dice che il tempo e la vita non va sprecata. C'è chi è vittima del tempo, gli indaffarati e poi c'è il sapiente, il quale domina il tempo perché utilizza il tempo bene. Alienazione = Distingue esse alienum (gli occupati, i quali si fanno trascinare da cose futili) vs esse suum (i sapienti, i padroni di se stessi, i quali dedicano il proprio tempo a cose importanti) L'insegnamento generale e concentrarsi sul presente, perché il tempo scorre (tempus fugit, è paragonato a: il fiume che scorre e a un punto, indicato come un istante, un attimo che per scompare subito).

Le naturales questiones

È definito anche un trattato scientifico. 7 libri. si tratta di vari problemi naturali, comete, fulmini, terremoti, fiumi,… scrive un trattato scientifico, ma il fine è sempre filosofico, ordine provvidenziale che ordina il mondo. a Seneca immagina una natura emersa e dice che l'uomo deve preoccuparsi delle cose filosofiche e non di quelle naturali (perché sono immense) ricorda il De rerum natura di Lucrezio.

OPERE POLITICHE

Riflessione sulla natura e lo scopo sul potere. Secondo Platone al potere devono esserci i sapienti, secondo Seneca deve esserci un re; un sovrano sapiente che deve essere clemente, gentile ed avere un bel rapporto con i sudditi (Adottando un buon atteggiamento comportandosi bene).

De Clementia

Divisa in tre libri. Secondo Seneca Il re doveva essere l'esatto opposto di ciò che ha dimostrato Nerone. Il re è rappresentato come un Dio che governa il popolo, come un Dio che ordina l'Universo con pace , ordine e giustizia. Il re giusto deve guidare l'impero come fa Dio nel mondo. gli uomini, se il re si comporta bene, Non si ribelleranno. era considerata la forma migliore di governo, meglio della Repubblica.

De otio -> da otium

Vita contemplativa vs vita politica. lo scrive una volta che si è ritirato a vita privata. dedicandosi a scrivere opere filosofiche aiuta il popolo lo stesso. Cosmopolitismo.

Stile -scrivere con frasi brevi, sententiae , che sintetizzano un concetto.

  • Stile variabile , come quello dei classici -vs concinni, lui usa una struttura paratattica con molte coordinate -scrive in una maniera che appassioni, con molte figure retoriche
  • Asianesimo : Molto controllato, tutto molto studiato -Tono colloquiale, diatriba.

Tragedie ispirate dai Greci

Scrive queste tragedie per dare un insegnamento lui. Figura tirannica= figura negativa.

Apokolokyntosis = trasformato in zueca

invece di diventare Dio diventava uno zuccone. Parla di Claudio (la scrive dopo la sua morte). Opera satirica, parla male di lui, si sfoga per tutto quello che ha fatto passare.

BRANO: Non c'è uomo retto senza il Dio

“Il Dio”, non ci si sa se voleva dire “senza Dio” o “senza il Dio”, Si immagina che era un Dio generico, anche.se parla di un Dio specifico, parla riferendosi alle divinità. Dice che fa bene ciò che sta facendo Lucilio, perché va avanti con tutte le difficoltà che ha trovato, e con questo dice di non fallire. Mente=ragione La saggezza, la ragione è qualcosa di razionale. La Sapienza si può trovare dentro di noi. Vuole sottolineare che (ripetendo tante volte la stessa idea e a volte anche le stesse parole, in modo diverso -> varietas) dentro di noi c'è Dio, una divinità. Dice che c'è un rapporto tra l'uomo e lo spirito, Dio che sta dentro di noi. Noi dobbiamo guardare dentro noi stessi e sentire perché ci aiuta su come comportarci. Ciò che abbiamo dentro vs no ciò che abbiamo fuori.

BRANO: Lo studio del passato

Tratto dal “De brevitate vitae”, Mette in contrapposizione (si occupano nelle faccende non importanti ma futili) e gli oziosi (si dedicano all’otium, allo studio e alla filosofia). Descrive le attività degli oziosi e si concentra sull'attività dove loro si mettono a leggere gli autori del passato e ci dice quali sono i vantaggi. Dice che non hanno tante faccende da fare come gli occupati, ma dice che oziosi non sprecano la vita come gli occupati perché loro studiano e non sprecano il tempo, inoltre dice che loro leggendo gli autori del passato e come se il loro tempo si dilata aumenta e quindi acquistano tempo e conoscenza (è come se leggendo le cose del passato, vivono nel passato). Dice che gli autori hanno scritto per loro che ora leggono. Socrate -> dialogo Carneade -> dubito Epicuro -> pace interiore Stoici -> superare sé stessi Cinico -> natura umana Tempo effimero, che scorre, invece studiando il passato otteniamo una conoscenza eterna immensa -> e così aumentiamo il tempo della nostra vita. Utilizza le sententiae -> frasi brevi e incise, cambiando a volte anche la disposizione delle parole, per coinvolgere il lettore.

BRANO: COME COMPORTARSI CON GLI SCHIAVI

Lettera sugli schiavi. Seneca è rivoluzionario per ciò che dice, ma fino a un certo punto, vuole mantenere la schiavitù perché nell’ordine delle cose. fa un cambiamento storico, gli uomini sono uguali per natura, cambia il destino di ogni uomo (alcuni sorte fortunata, altri sfortunata). Lo status sociale non è legato alla natura umana, sono due cose separate. Parla del destino , sorte umana che cambia da uomo a uomo e non in base a lui, l’uomo subisce e basta. L'unica cosa che non si toglie all'uomo e l'animo. Stoicismo  solidarietà umana Filantropia Humanitas (come Cicerone nel Circolo degli Scipioni). Scrivi a Lucilio, dice che è contento perché tratta i suoi schiavi come se fossero suoi familiari. Seneca immagino che ci sia un interlocutore, il quale gli dice “ma sono schiavi” intende che devono essere trattati male, invece Seneca risponde sempre con più precisione (per dire che può succedere a tutti da un giorno all'altro trovarsi schiavo). Ci sono alcune vicende che fanno arrabbiare Seneca, per esempio lo sciamo fermo a guardare i padroni abbuffarsi, oppure se strarnutivano venivano bastonati e quindi dice che è normale che gli schiavi parlo male dei loro padroni. Se invece i padroni si comportano bene con i loro schiavi, diventano molto amici e loro erano anche disposti a morire per i loro padroni, perché erano diventati come un padre un figlio. C'erano anche dei padroni che usavano i loro schiavi come desideravano per i loro piaceri sessuali. Poi gli schiavi dovevano osservare gli invitati ai banchetti e poi riferire tutto ai loro padroni. Gli schiavi non potevano neanche mangiare insieme a loro. Tra gli schiavi ci sono dei padroni, dove senza di loro non si può andare avanti, quindi è come se diventa suo padrone. gli schiavi quando gli mettevano in vendita avevano un cartello con il prezzo. Seneca dice questo per dire che le cose possono cambiare diventare da un giorno all'altro da schiavo a padrone, ma anche viceversa. Parla del destino. all'uomo si può controllare solo l'animo, tutte le altre cose gli si possono togliere.