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tema sull'importanza dello sport e le conseguenze del doping; si tratta di "fair play" e della legalizzazione di alcune forme di doping per evitarne l'uso illecito.
Tipologia: Appunti
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Praticare sport, di qualsiasi tipo, è un attività importantissima per tutti, infatti , grazie a sport singoli e/o di squadra, si riesce a comprendere valori fondamentali, non solo applicabili allo sport, ma alla vita quotidiana, quali lealtà, rispetto e attenzione alle regole. Purtroppo da tempo, ormai, è comune la pratica di assumere sostanze dopanti per migliorare le proprie prestazioni fisiche, ciò avviene non solo a livello agonistico , ma anche amatoriale. Questa pratica è però antisportiva e pericolosa per la salute, oltre che sleale è, inoltre, anche illegale e punibile più o meno severamente dai vari comitati sportivi. Moltissimi atleti smettono di praticare sport onestamente e iniziano, invece, a doparsi, perdendo l’obbiettivo dello sport: quello sì di vincere, ma anche di creare atleti rispettosi delle regole, leali e soprattutto che sappiano “perdere sportivamente”. La pratica del doping esiste da moltissimi anni, sin dalle prime olimpiadi, lo scopo è sempre stato lo stesso: ottenere prestazioni migliori e vincere con uno sforzo fisico minore; con il passare degli anni e l’ossessione che la nostra società ha per la perfezione sia fisica che della performance, sempre più atleti fanno uso di sostanze dopanti, proprio in difesa di un gioco che fosse realmente “sportivo” nascono varie associazioni che cercano di evitare l’utilizzo di queste sostanze illecite. Ogni anno, inoltre, sembra diventare sempre più reale l’utilizzo futuro del doping genetico, ossia l’utilizzo di terapie genetiche, solitamente utilizzate per curare alcune malattie, per migliorare le proprie prestazioni fisiche. Questo è un campo molto studiato nella medicina moderna che serve a curare gravi malattie ma, però, ha sempre suscitato molti dubbi e paure per il rischio di un futuro utilizzo nello sport; a spingere gli atleti a scegliere questa modalità di doping, vi sarebbe il fatto che, a differenza delle altre sostanze utilizzate fino ad oggi, questa pratica è sostanzialmente impossibile da dimostrare a posteriori. Non credo che rendere accettabile il doping o l’uso del doping genetico possa essere una soluzione, perché una volta approvato, come sostiene Murray, ci sarebbe una “corsa agli armamenti” per cui tutti inizierebbero a doparsi, con un riscontro anche sulla salute, che certo non ne gioverebbe! A guadagnarci sarebbero solo medici e allenatori, ma questa pratica, così come il doping in generale, va a minare la credibilità dello sport e di quello agonistico in particolare. Ritengo, dunque, essenziale che, con il tempo, i vari comitati anti-doping, trovino un modo per cui l’utilizzo di doping genetico non diventi mai realtà. Purtroppo oggigiorno molti atleti riescono anche ad aggirare i controlli, come il caso di Armstrong che vinse per sette volte di fila il Tour de France senza risultare mai positivo ad un controllo, a seguito di avvenimenti come questo le agenzie anti-doping sono molto più severe e i test vengono eseguiti a sorpresa e con più frequenza. Il bello dello sport è che a praticarlo sono uomini con determinate caratteristiche e non macchine al 100% delle proprie energie, se tutti potessero doparsi, a questo punto, chiunque, potrebbe diventare un atleta con il minimo sforzo; inoltre lo sport perderebbe il proprio insegnamento morale e questa pratica promuoverebbe tra i giovani modelli sbagliati, che con il tempo andrebbero a sostituirsi a quello che è invece lo spirito sportivo, basato sul sacrificio, l’impegno e la costanza per raggiungere dei risultati. Io credo che il doping, di tutti i tipi sia una pratica scorretta, nei confronti degli sportivi che giocano pulito, nei confronti degli spettatori che finiscono per costruirsi un falso mito su un determinato atleta, ma anche nei confronti dell’atleta stesso che ne fa uso, infatti, oltre che essere una pratica pericolosissima per la salute, mostra come molti non abbiano imparato il vero significato dello sport, interessandosi non più a se stessi, alla propria saluta e all’atteggiamento sportivo che viene insegnato, ma solo alla vittoria, alla fama e alla reputazione; tutte cose destinate a crollare rapidamente, perché prima o poi si verrà inevitabilmente scoperti e penalizzati, così come è accaduto al ciclista Lance Armstrong. La sua storia mi ha fatta molto riflettere su come un atleta con così tante potenzialità abbia deciso di rovinarsi la carriera per la foga di successo e riscontri immediati; e come abbia messo in gioco per questo la propria salute, infatti
non si può neppure escludere che il tumore che lo colpì non fosse legato all’uso, per molti anni, di queste sostanze illecite. Ovviamente credo nell’esistenza del “fair play” e lo considero l’unico sport degno di chiamarsi tale, stimo gli atleti che si impegnano assiduamente per ottenere dei risultati, che non debbano per forza essere vittorie che si susseguono l’una all’altra, siamo umani e pertanto sono convinta che proprio questo sia il bello dello sport: che non è possibile essere sempre “up” e carichi di energie. Per essere un buono sportivo non bisogna avere miriadi di premi e riconoscimenti, basta essere onesti, capire che lo sport è una scuola di vita, in grado di insegnare il rispetto, rispetto per le regole, per gli altri giocatori e soprattutto per se stessi; è essenziale per uno sportivo cercare di migliorarsi ma, lo è altrettanto, imparare ad accettare i propri limiti e non cedere alla tentazione della “vittoria facile” e allo stesso tempo disonesta ed anti-sportiva.