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La scoperta dell’autore latino Lucano
Tipologia: Appunti
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Nipote di Seneca, nato a Cordoba, appartenente alla famiglia degli Annei. Si trasferisce a Roma, dove ha conseguito gli studi di retorica. In quanto nipote di Seneca, Lucano entra nella corte di Nerone, che gli affida l’incarico di recitare alcune poesie durante le neronia festività istituita ai tempi di Seneca e Lucano. Si prevede che ogni 4 anni si dovesse verificare, con gare atletiche, ad esempio.
Troiae halosis Nerone, che aveva passione letteraria, scrive questo libro della distruzione di Troia. Troviamo frammenti nel Satyricon di Petronio. Lucano raccoglie voci riguardo Roma, quando era in fiamme, per le quali Nerone si sarebbe affacciato da un balcone a cantare il suo poemetto. Nerone si considerava mecenate, vista questa sua simpatia verso l’arte e gli artisti. La συμ𝜋αθεɩα di Nerone per Lucano viene meno; le motivazioni sono due:
Nel 65 d.C. la congiura dei Pisoni non è riuscita e, come Seneca, anche Lucano viene accusato di averne preso parte. Non sappiamo se effettivamente, insieme a Petronio, ne avessero preso parte, però alla fine tutti e 3 si sono suicidati, 2 motivi:
Anche Lucano era stoico, però lo stoicismo delle origini, di Zenone, molto rigido e che aboliva tutti i piaceri, il quale aveva avuto come maestro, Cornuto. Questo è uno dei motivi che hanno portato al pessimismo totale di Lucano, che manifesta nell’unica opera che ci è pervenuta, ovvero “Bellum civile” o “Pharsalia”. Pharsalia è il nome che attribuì per la battaglia che ha visto Cesare vincitore su Pompeo, di Farsalo; successivamente prende il nome di guerra civile, sempre tra i due esponenti.
L’opera si compone di 10 libri. Si ritiene che dovesse essere di 12 libri, e quindi, incompiuta.
Non c’è un unico protagonista, sono 3. 4 libri Cesare 4 libri Pompeo 2 libri Catone l’uticense, che è il vero eroe.
L’altra ragione che fa credere che fosse incompleta, è il fatto che fosse ispirata all’Eneide, composta di 12 libri.
Finisce in un punto marginale della guerra, importante solo perché i soldati di Tolomeo bruciarono parte della biblioteca di Alessandria, bruciando le navi di Cesare. Nel Farsalia vuole dimostrare che l’impero romano si sta avviando verso il crollo. I valori del mos maiorum non esistono più.
Un’altra somiglianza che notiamo tra l’Eneide e Pharsalia riguarda l'esperienza soprannaturale nel libro sesto, ma assai più cupo per Lucano. Sesto Pompeo, il figlio di Pompeo va a interrogare una maga, Eritto, per una previsione sul futuro. La maga è terribile, mangia i vivi, strappandogli gli
occhi. Lei non può rivelargli il futuro, e allora fa “resuscitare” un cadavere, il quale profetizza sciagure, non solo per Sesto Pompeo e suo padre, ma per tutto l’impero romano. In cambio di averlo svegliato (il cadavere) gli promette di farlo dormire per sempre. Narducci, per questo, lo definisce un anti-Eneide e un anti-Virgilio. Altri, però, lo giustificano dicendo che è un testo scritto tempo dopo (60/70 anni circa), era ovvio che al tempo di Nerone ci fosse un approccio pessimistico, mentre che il periodo augusteo fosse caratterizzato dalla pace e dal benessere. Si parla inoltre di un disvelamento della realtà, in quanto, il discorso elogiativo di Nerone che apre i Pharsalia (uno dei tanti della letteratura latina dell’epoca), voleva in realtà coprire la delusione degli stessi letterati.
Elogio a Nerone:
Non sono presenti divinità, non vengono nemmeno citate, a differenza di Virgilio. Si parla con un ossimoro di provvidenza negativa: sembra che il destino/fato si diverta a scombinare gli episodi. È un fato che non ha nulla di religioso, non è la moira greca (divinità al di sopra di tutte le altre), ma ha più un’accezione filosofica. È chiaro che se c’è diversità nel sesto canto, se c’è un tono diverso tra Farsalia e Eneide, tutto il pessimismo si presenterà con un tono drammatico, animato da pazos. C’è una sorta di interloquire con il lettore, per sottolineare ancora di più episodi drammatici. Certi passaggi, hanno un andamento delle orazioni, dimostrano la sua conoscenza della retorica, in altri passaggi è più svelto come in Seneca, che non piacevano a Quintiliano.
Ulteriore differenza tra Farsalia ed Eneide è il fatto che non ci sia un solo personaggio:
Cesare personaggio più negativo; definito fulmine distruttore, pur essendo determinato. Ciò che viene distrutto nella visione di Lucano è proprio l’impero romano.
Pompeo appartiene alla stessa classe di Lucano e Seneca, aristocratici, però lui è debole al tempo dello scontro con Cesare. Lui viene paragonato a una vecchia quercia, le cui radici sono fragili, non trasmettono più linfa vitale. Quello che gli viene rimproverato è l'eccessivo desiderio di potere e denaro. Nel dialogo con la moglie Cornelia, dimostra un amore intimo e sincero, nei confronti della moglie. Viene messa in luce questa coppia davvero innamorata, ognuno si preoccupa per l’altro. Lei vuole seguirlo e andare con lui, ma egli non vuole e i due coniugi sono costretti a separarsi. Qui c’è un Lucano diverso, no pessimista, che invece mette in luce un amore genuino → umanità Evidente conoscenza per la retorica (procedimento di analisi per tesi, antitesi etc.), appresa dal nonno declamationes (= recitazioni pubbliche), introdotte proprio dal padre di Seneca, a Roma.
Catone l’uticense saggio stoico, martire per la libertà. Gli vengono riconosciute tutte le virtù tipiche. È poco probabile che gli volesse dedicare solo 2 libri.
Si parte dal superamento del Rubicone da parte di Cesare, fuga di Pompeo in Oriente, discesa in Egitto di Pompeo con la speranza di ospitalità presso Tolomeo XIII, uccisione di Pompeo da parte di Tolomeo, pianto di Cesare nel momento in cui Tolomeo porge la testa di Pompeo. Ultima parte ribellione dei soldati di Tolomeo che non volevano che Cesare fosse presente nella città. La guerra VS i pompeiani sarebbe stata raccontata nei 2 libri mancanti.