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Vita e Pensiero di Jacques Maritain. Veloce escursus dell'importante filosofo neotomista del XX secolo
Tipologia: Appunti
Caricato il 25/06/2019
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Jacques Maritain Nasce a Parigi in una famiglia protestante, il padre Paul Maritain è avvocato, la madre Geneviève Favre è la figlia del politico Jules Favre. Frequenta il liceo Henri-IV e studia poi chimica, biologia e fisica alla Sorbona, dove si laurea dapprima in filosofia e poi in scienze naturali. In questi anni universitari conosce Raïssa Oumançoff, immigrata russa di origine ebraica, che sposerà nel 1904 e che lo seguirà appassionatamente nella sua ricerca della verità. Lo scientismo, allora in voga alla Sorbona, lo delude rapidamente; lo ritiene incapace di rispondere alle fondamentali questioni esistenziali. Su consiglio di Charles Péguy, segue con la futura moglie i corsi di Henri Bergson al Collège de France. Bergson comunica ai Maritain, oltre alla critica dello scientismo, pure il senso dell'assoluto. Anche grazie all'influenza di Léon Bloy i Maritain si convertono nel 1906 al cattolicesimo. I coniugi Maritain si trasferiscono nel 1907 a Heidelberg, dove Jacques Maritain studia biologia sotto la direzione di Hans Driesch, la cui teoria neovitalista lo attira in quanto apparentata alle concezioni di Bergson. Durante una lunga convalescenza della moglie, il consigliere spirituale dei Maritain, il domenicano Humbert Clérissac, le fa scoprire l'opera di San Tommaso d'Aquino. L'entusiasmo di Raissa contagia il marito, che vede in San Tommaso la conferma di molte sue idee. Dal “Dottore angelico” Maritain passa ad Aristotele, di cui San Tommaso aveva cristianizzato il pensiero, e alla neoscolastica. Nel 1912 Jacques Maritain inizia la propria attività di docente, prima al Collegio Stanislao, poi all'Istituto cattolico di Parigi e al piccolo seminario di Versailles. Nel 1920 partecipa con Henri Massis alla fondazione della Revue Universelle. Sotto l'influenza di Clérissac si avvicina ad ambienti vicini alla destra cattolica dell'Action Française. Quando nel 1926 il Vaticano metterà in guardia dall'operato dell'Action Française, dopo un periodo di riflessione, Maritain difenderà tali interventi con la pubblicazione di Primauté du spirituel. Negli anni successivi egli approfondisce la propria riflessione politico – sociale che nel 1936 esprime in Humanisme intégral e si avvicina ad ambienti della democrazia cristiana francese. Nel 1933 è nominato professore al Pontificio Istituto di Studi Medioevali di Toronto. Egli insegnò pure alla Columbia University e alle Università di Chicago e Princeton. La Seconda guerra mondiale lo blocca nell'America del Nord da dove si oppone strenuamente al regime filonazista di Vichy, fatto che lo mette fra i ricercati dalla polizia tedesca (partecipa attivamente alla resistenza con radiomessaggi e fogli distribuiti clandestinamente in territorio francese)[1]. Con la fine della guerra il generale De Gaulle lo propone come ambasciatore della Repubblica Francese presso la Santa Sede. Inizialmente rifiuta ma in seguito accetterà l'incarico che ricopre dal 1945 al 1948.
Durante questa esperienza farà amicizia con mons. Montini. Dopo tale esperienza ritorna a New York alla Princeton University, di cui diventerà professore emerito nel 1956. Nel 1960 Raissa muore a Parigi e Jacques Maritain si ritira a Tolosa presso la Comunità religiosa dei Piccoli Fratelli di Gesù, ordine creato nel 1933, sul quale Maritain da sempre esercitava un'influenza. Nel 1971 egli stesso diventerà un piccolo fratello. Jacques Maritain è sepolto con la moglie a Kolbsheim in Alsazia nel dipartimento francese del Basso Reno. Il pensiero Il pensiero di Jacques Maritain è elaborato partendo da alcune tematiche di Bergson (che fu suo maestro), ma riferendosi principalmente alla filosofia realistica di Aristotele e di San Tommaso d'Aquino. Come quella dei due filosofi realisti la visione di Maritain si appoggia anzitutto sulla percezione della realtà e, poi, sulla comprensione dei principi fondamentali della metafisica, servendosi però anche dell'intuizione. Questa già in Bergson costituiva l'organo della metafisica. Maritain è un metafisico che difende una concezione della filosofia come scienza, anzi come la regina delle scienze, contro coloro che vorrebbero negare alla filosofia tale statuto. Il contributo più importante di Maritain, nella rielaborazione della concezione aristotelico- tomista, è l'intuizione dell'essere. Nel 1910 Maritain completa il suo primo grande contributo alla filosofia contemporanea, un articolo di 28 pagine intitolato Raison et Science contemporaine, ossia Ragione e scienza contemporanea, che apparve nel numero di giugno della Revue de Philosophie. Maritain denunciava la divinizzazione della scienza e la confisca che questa faceva del ruolo della ragione e della filosofia e l'eccesso di importanza che veniva attribuito alle scienze rispetto alle lettere. Nel 1917 un gruppo di vescovi francesi incaricò Maritain di preparare una serie di manuali destinati a essere utilizzati nelle università cattoliche e nei seminari. Maritain ne terminò tuttavia uno soltanto: gli Elementi di filosofia, il quale è, da allora, un'opera di riferimento per i seminari cattolici. Con la pubblicazione delle opere Riflessioni sulla intelligenza e sulla sua propria vita (1924) e Distinguere per unire o i gradi per sapere (1932), il pensiero filosofico di Maritain apparve sempre più orientato verso una visione della filosofia, che mettesse come prioritaria l'evidenza dell'essere prima dei sensi e la metafisica prima dell'epistemologia. Per quest'ultima, auspicò un realismo critico, nel senso di una pratica riflessiva, tramite la quale fosse lecito difendere la conoscenza alla luce di quella già acquisita, sempre considerando che l'esistenza e la natura di Dio, rivelabili anche attraverso l'esperienza mistica, restano un punto fermo per ogni aspetto della vita.
formazione integrale e armonica, che superasse le unilateralità e le scissioni, adottando una metodologia che non sia né permissiva né autoritaria ma segnata dalla libertà. La libertà umanistica è la condizione indispensabile per evitare il vuoto metafìsico ed etico, che è nemico dell'educazione non meno che della democrazia.