Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Lucrezio_De Rerum Natura, Appunti di Latino

Spiegazione Lucrezio e de rerum natura

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 20/11/2021

pia-del-pizzo
pia-del-pizzo 🇮🇹

8 documenti

1 / 5

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Lucrezio
Lucrezio, nato nel 98 a.C., probabilmente, e morto a 43 anni, quindi nel 55 a.C., è un letterato (scrive un poema), è uno
scienziato (nel suo poema fa osservazioni scientifiche) ed è un filosofo (seguace dell’epicureismo).!
Lucrezio è uno scienziato nel senso antico del termine: letterato, racchiude in sé le caratteristiche di letterato e uomo
di scienza. !
Gerolamo dice che Lucrezio ha scritto il “De Rerum natura" tra i suoi intervalli di follia (per intervalla insanae) ->
nell’opera Lucrezio parla di follia e quindi c'è una sovrapposizione tra vita privata e opera. Gerolamo (cristiano) lo dice
per screditare Lucrezio (epicureista).!
Per intervalla insaniae => scrive l'opera negli intervalli concessi dalla follia.!
Lucrezio era considerato folle perchè professava un credo filosofico materialistico che il cristianesimo criticava e lo
considerava una pazzia.!
Si pensa sia originario della Campania, è presentato e si presenta come seguace di Epicuro. Si deduce infatti che
provenga da una regione in cui l'epicureismo era particolarmente diuso. Ad Ercolano vi era una famosa scuola
epicurea, Villa dei Papiri di Ercolano. I papiri erano stati distrutti dall'eruzione del Vesuvio ma i papirologia sono riusciti
a srotolarne alcuni, i papiri sono scritti in greco e trattano la filosofia epicurea, ma la villa apparteneva ad una facoltosa
famiglia latina (risaliva a Lucio Calpurnio Pisone).!
Lucrezio dedica la sua opera a Gaio Memmio. La condizione sociale di Lucrezio e quindi inferiore a quella di Memmio
(si dedica un'opera a chi si vuole “ingraziare”). Invece l’interessamento per la sua opera da parte di Cicerone ha fatto
pensare ad una parentela con egli.!
De rerum Natura
Un'opera che indica la natura delle cose.
L’opera è un poema didascalico di argomento filosofico in sei libri di 7415 esametri dattilici.!
Egli voleva creare a Roma un poema didascalico degno della tradizione greca e coinciliare l’epicureismo con la
poesia.
Lucrezio voleva diondere l'epicureismo in una Roma prevalentemente stoica. Roma stoica per via degli dei (epicurei ne
"negavano" l’esistenza) e perché per gli epicurei la politica non è molto importante (contro il mos maiorum).!
I sei libri che costituiscono l’opera sono divisi in tre diadi: i primi due trattano di fisica, i secondi due di antropologia e
gli ultimi due la cosmologia. Ogni diade inizia con un elogio ma termina con una visione catastrofica (ad esempio
racconto della peste ad Atene).!
Ogni diade inizia con ottimismo e finisce con pessimismo e angoscia. L’opera è preceduta da un proemio generale,
l’“Inno a Venere”, e contiene ben 4 elogi entusiastici a Epicuro posti dopo il proemio del libro I e all’inizio dei libri III, V,
VI; all’inizio del libro III troviamo un elogio della sapienza e all’inizio del IV, una dichiarazione di poetica nella quale
Lucrezio esalta la novità della propria poesia.!
Lucrezio sembra seguire la tradizione greca e latina del poema, in realtà la scelta del poema è sulla scia innovativa della
poetica callimachea (modo diverso rispetto a Catullo).!
Tradizione: poema!
Novità: didascalico!
Finalità poema didascalico = insegnare.!
Le fasi della composizione. L’espressione patriai tempore iniquo allude a una dicile fase della storia della res
pubblica, ma la vita della Roma della prima metà del I secolo a.C. è stata travagliata a tal punto da privare il riferimento
di un significato cronologico preciso.!
La dedica del poema al nobile romano Gaio Memmio, ci ore uno spunto interessante. Egli è conosciuto come
protettore di Cinna e Catullo. Egli fu tribuno nel 66 a.C., pretore nel 58 a.C., governatore della Bitinia nel 57 a.C.;
successivamente le sue fortune politiche declinarono e fu costretto a cambiare fronte, dal fronte degli optimates si
avvicinò ai populares. Lucrezio lo menziona nove volte nel poema, mai però nei libri III, IV, VI, E ciò potrebbe significare
che questi siano stati scritti per ultimi, in un'epoca nella quale la figura politica di Memmio si era già appannata.
L’edizione ciceroniana. Abbiamo delle notizie più concrete per quanto riguarda l'edizione del poema per opera di
Cicerone. Non è solo Gerolamo a dirci che Cicerone fu revisore del testo lucreziano, ma anche Arpinate chi dice
chiaramente di avere tra le mani il testo lucreziano, in un'epoca nella quale il poeta era presumibilmente morto da poco.!
Sappiamo inoltre i libri I, II, V sembrano più curati rispetto agli altri tre, e che ci siano indizi di incompiutezza presenti
qua e là nel poema. Ciò ci fa pensare che Lucrezio sia morto prima del completamento dell'opera e che Cicerone ne
abbia rivisto il manoscritto promettendone la diusione.!
L’opera infatti fu diusa da Cicerone (stoico)!
Il poema didascalico. La sua etimologia è legata al verbo didàsho (io insegno); questo genere letterario ebbe
grande diusione dall'età arcaica fino a quella ellenistica.!
Padre del poema didascalico in età arcaica era Esiodo che con i suoi poemi in esametri intendeva porsi seriamente
come guida della sua comunità. Dava precetti sul lavoro agricolo (Opere e giorni) e informazioni mitologiche
(Teogonia), e significava trasmettere i valori e i saperi della società arcaica in cui viveva. !
Poi il fine dei poemi didascalici-filosofici di Senofane, Empedocle e Parmenide erano altrettanto alti e vedevano nella
poesia il mezzo privilegiato di trasmissione della sapienza.!
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica Lucrezio_De Rerum Natura e più Appunti in PDF di Latino solo su Docsity!

Lucrezio

Lucrezio , nato nel 98 a.C., probabilmente, e morto a 43 anni, quindi nel 55 a.C., è un letterato (scrive un poema), è uno scienziato (nel suo poema fa osservazioni scientifiche) ed è un filosofo (seguace dell’epicureismo). Lucrezio è uno scienziato nel senso antico del termine: letterato, racchiude in sé le caratteristiche di letterato e uomo di scienza. Gerolamo dice che Lucrezio ha scritto il “ De Rerum natura " tra i suoi intervalli di follia (per intervalla insanae ) -> nell’opera Lucrezio parla di follia e quindi c'è una sovrapposizione tra vita privata e opera. Gerolamo ( cristiano ) lo dice per screditare Lucrezio ( epicureista ). Per intervalla insaniae => scrive l'opera negli intervalli concessi dalla follia. Lucrezio era considerato folle perchè professava un credo filosofico materialistico che il cristianesimo criticava e lo considerava una pazzia. Si pensa sia originario della Campania, è presentato e si presenta come seguace di Epicuro. Si deduce infatti che provenga da una regione in cui l'epicureismo era particolarmente diffuso. Ad Ercolano vi era una famosa scuola epicurea, Villa dei Papiri di Ercolano. I papiri erano stati distrutti dall'eruzione del Vesuvio ma i papirologia sono riusciti a srotolarne alcuni, i papiri sono scritti in greco e trattano la filosofia epicurea, ma la villa apparteneva ad una facoltosa famiglia latina (risaliva a Lucio Calpurnio Pisone ). Lucrezio dedica la sua opera a Gaio Memmio. La condizione sociale di Lucrezio e quindi inferiore a quella di Memmio (si dedica un'opera a chi si vuole “ingraziare”). Invece l’interessamento per la sua opera da parte di Cicerone ha fatto pensare ad una parentela con egli.

De rerum Natura

Un'opera che indica la natura delle cose. L’opera è un poema didascalico di argomento filosofico in sei libri di 7415 esametri dattilici. Egli voleva creare a Roma un poema didascalico degno della tradizione greca e coinciliare l’epicureismo con la poesia. Lucrezio voleva diffondere l'epicureismo in una Roma prevalentemente stoica. Roma stoica per via degli dei (epicurei ne "negavano" l’esistenza) e perché per gli epicurei la politica non è molto importante (contro il mos maiorum). I sei libri che costituiscono l’opera sono divisi in tre diadi : i primi due trattano di fisica , i secondi due di antropologia e gli ultimi due la cosmologia. Ogni diade inizia con un elogio ma termina con una visione catastrofica (ad esempio racconto della peste ad Atene). Ogni diade inizia con ottimismo e finisce con pessimismo e angoscia. L’opera è preceduta da un proemio generale, l’“ Inno a Venere ”, e contiene ben 4 elogi entusiastici a Epicuro posti dopo il proemio del libro I e all’inizio dei libri III, V, VI; all’inizio del libro III troviamo un elogio della sapienza e all’inizio del IV, una dichiarazione di poetica nella quale Lucrezio esalta la novità della propria poesia. Lucrezio sembra seguire la tradizione greca e latina del poema, in realtà la scelta del poema è sulla scia innovativa della poetica callimachea (modo diverso rispetto a Catullo). Tradizione : poema Novità : didascalico Finalità poema didascalico = insegnare.

Le fasi della composizione. L’espressione patriai tempore iniquo allude a una difficile fase della storia della res

pubblica , ma la vita della Roma della prima metà del I secolo a.C. è stata travagliata a tal punto da privare il riferimento di un significato cronologico preciso. La dedica del poema al nobile romano Gaio Memmio , ci offre uno spunto interessante. Egli è conosciuto come protettore di Cinna e Catullo. Egli fu tribuno nel 66 a.C., pretore nel 58 a.C., governatore della Bitinia nel 57 a.C.; successivamente le sue fortune politiche declinarono e fu costretto a cambiare fronte, dal fronte degli optimates si avvicinò ai populares. Lucrezio lo menziona nove volte nel poema, mai però nei libri III, IV, VI, E ciò potrebbe significare che questi siano stati scritti per ultimi, in un'epoca nella quale la figura politica di Memmio si era già appannata.

L’edizione ciceroniana. Abbiamo delle notizie più concrete per quanto riguarda l'edizione del poema per opera di

Cicerone. Non è solo Gerolamo a dirci che Cicerone fu revisore del testo lucreziano, ma anche Arpinate chi dice chiaramente di avere tra le mani il testo lucreziano, in un'epoca nella quale il poeta era presumibilmente morto da poco. Sappiamo inoltre i libri I, II, V sembrano più curati rispetto agli altri tre, e che ci siano indizi di incompiutezza presenti qua e là nel poema. Ciò ci fa pensare che Lucrezio sia morto prima del completamento dell'opera e che Cicerone ne abbia rivisto il manoscritto promettendone la diffusione. L’opera infatti fu diffusa da Cicerone (stoico)

Il poema didascalico. La sua etimologia è legata al verbo didàsho (io insegno); questo genere letterario ebbe

grande diffusione dall'età arcaica fino a quella ellenistica. Padre del poema didascalico in età arcaica era Esiodo che con i suoi poemi in esametri intendeva porsi seriamente come guida della sua comunità. Dava precetti sul lavoro agricolo ( Opere e giorni ) e informazioni mitologiche ( Teogonia ), e significava trasmettere i valori e i saperi della società arcaica in cui viveva. Poi il fine dei poemi didascalici-filosofici di Senofane, Empedocle e Parmenide erano altrettanto alti e vedevano nella poesia il mezzo privilegiato di trasmissione della sapienza.

Poi in età ellenistica ci fu una letteratura più eclettica meno legata rispetto alle epoche precedenti ai valori nella comunità. Lucrezio ad esempio si ammette nella grande tradizione del poema ma la rinnova =>1° latino ma segue tradizione ellenistica (Arrafo da Soli, Phainòmena , Nicandro di colofone, Alexiphàrmaka ; che sono dedicati ai veleni e ai loro rimedi) Il titolo dell’opera è modellato sulla “ Peri Physeos ”, il trattato di 37 libri in prosa che conteneva il pensiero di Epicuro sulla fisica. Con lo stesso titolo viene anche indicata l’opera di Empedocle di Agrigento , lodato dallo stesso Lucrezio. Lucrezio ha anche il ruolo di poeta-guida della comunità, proprio di Esiodo, la dedica a Memmio è in realtà un invito rivolto a tutta la classe dirigente romana perché si apra all'epicureismo. Lucrezio si avvale della solennità della tradizione epica enniana, della raffinatezza formale di tipo alessandrino, e al maggiore tecnicismo di alcune sezioni scientifico-filosofiche che lo accomuna alla poesia didascalica dell'età ellenistica. Cicerone parla di compresenza di ingenium e ars nell'opera di Lucrezio, e conquista la sua stima.

Legittimazione della poesia

Epicuro si era espresso negativamente nei confronti della poesia, perché era vista con sospetto dato che provocava profonde emozioni e improvvisi turbamenti che distolgono l'uomo dal cammino filosofico verso la sapienza. La poesia mitologica aveva sempre presentato divinità che intervenivano nelle nozioni umane. Quindi ci fu la condanna totale o parziale della poesia e venne sufficientemente documentata. Lucrezio condanna gli eccessi della poesia di Ennio ma non toglie che in due chiarissime dichiarazioni di poetica insiste sulla necessità della poesia come strumento di divulgazione filosofica. Lucrezio quindi giustifica la sua scelta di utilizzare la poesia (per addolcire l'argomento filosofico). I suoi t am lucida carmina si contrappongono alla obscura res della filosofia ("materia oscura"), alla quale il lettore romano era poco abituato. Le immagini vive, luminose, della poesia erano dunque più attraenti di un' arida esposizione in prosa ; e se il fine era quello di avvicinare alla dottrina epicurea la classe dirigente romana del tempo, la scelta del poema didascalico era pressoché obbligata. Il De Rerum natura dovette considerare pienamente legittimo l' allontanamento da un progetto del maestro, quello dell’”astensione" dalla poesia. L'atteggiamento di Lucrezio forse dipendeva da una specificità dell'epicureismo romano , poiché il filosofo Filodemo di Gadara compose varie poesie leggere in greco e poi, dichiaratamente epicureo, fu il grande Orazio e il giovane Virgilio.

Le ragioni della scelta filosofica.

La religione tradizionale , da un lato commista con la vita politica e dall'altro incline alla superstizione, non offriva più risposte adeguate ai turbamenti dei cittadini legati alle guerre civili. La stessa politica aveva perso quella funzione portante che aveva sempre avuto all'interno della civiltà romana: persino il mos msiorum doveva fare i conti con i mores delle altre civiltà che Roma aveva dominato e assorbito. La soluzione , anche se parziale, ai mali di quel tempo non era altro se non una filosofia che proponesse un percorso individuale verso la felicità e la sapienza , che egli stesso definì patriai iniquum. Però Lucrezio nel divulgare il pensiero di Epicuro, non nasconde ai lettori che è particolarmente complicato intraprendere il cammino del maestro e la sua poesia ne è una testimonianza, con la contrapposizione di momenti positivi e negativi di pessimismo e smarrimento.

Cotrapposizioni con l’epicureismo

Sono stati rilevati in Lucrezio degli atteggiamenti poco "epicurei" , come ad esempio:

- l'uso della poesia condannata da Epicuro;

- La dedica a Gaio Memmio , uomo politico e come tale lontano dai precetti dell'astensione politica degli epicurei;

- L'insistenza su un pessimismo che è in contraddizione con il fiducioso ottimismo della filosofia epicurea.

Per quanto riguarda i primi: è evidente che Lucrezio dovette adattare l'epicureismo alla specificità della società romana. Infatti come già detto la poesia era lo strumento adatto per la divulgazione della filosofia a Roma, in un contesto culturale ad essa piuttosto estraneo. Per quanto riguarda la dedica a Memmio , non c'è da stupirsi, perché Lucrezio sperava di fare breccia nella classe dirigente romana che era naturalmente coinvolta nella vita pubblica; il problema era quello di liberare dalle ambizioni illusorie e dalle false credenze. L' impegno politico che a Roma era possibile condannare, è divenuto una delle tante situazioni da "dominare" e per tanto da gestire con il debito distacco, in vista della saggezza. Invece erano più complesse le considerazioni del pessimismo lucreziano , che era associato alla follia del poeta, da molti studiosi. La svolta pessimistica potrebbe però indicare un peggioramento della sua salute mentale. Infatti questa ipotesi non convince ed probabilmente è più corretto modificare l'idea che l'epicureismo sia fondamentalmente La tradizione epicurea insiste molto sulla forza liberatoria del pensiero del caposcuola , che ha emancipato l'uomo dalla paura degli dei e della morte. È altrettanto vero però che l'uomo come lo pensa Epicuro, è solo con se stesso , privo dell'aiuto divino. Appare quindi plausibile che la divulgazione dell'epicureismo da parte di Lucrezio contenga sia momenti di felicità per l'accostamento della dottrina del maestro, sia fasi di pessimismo di vera e propria difficoltà esistenziale: lo confermano, il brano dove si parla dei rischi del progresso o la descrizione della peste di Atene del 430 a.C.. D'altronde lo stesso Seneca affermò che i precetti di Epicuro erano sì iusta et sancta , ma anche tristia (difficili). L'ottimismo epicureo, quindi, esiste in una banale interpretazione di questa dottrina fatta in un'epoca successiva. Infatti il pessimismo lucreziano non è che una delle manifestazioni di un credo filosofico da noi conosciuto in modo troppo frammentario e impreciso

a tre diverse componenti , manifestazioni della personalità artistica di un poeta che fu razionale divulgatore filosofico , emulo della solennità dell’ epòs ed erede della poesia alessandrina. Lucrezio sa che deve richiamare all'attenzione il suo lettore che deve dare al suo ragionamento carattere di consequenzialità; è frequente infatti l'uso di nessi logici per raccordare le varie sezioni di un ragionamento complesso, e non rinuncia ad argomentare per assurdo. Importante, a livello lessicale, l'espressione rerum natura (Physis, la "natura delle cose"), come per ribadire il titolo dell’opera. Notevole è lo sforzo per trovare modi tecnicamente adeguati per definire i termini fondamentali dell'epicureismo come gli atomi, o il vuoto, o il piacere. Infatti Lucrezio è innovatore nei contenuti e nelle parole; deve inventare termini latini per corrispettivi greci, ampiamente utilizzati nella letteratura greca, ma che non avevano ancora una traduzione in latino. La poesia didascalica è stata considerata vicina alla tradizione epica. Proprio all'epica, omerica ed enniana, Lucrezio si rifà quando intende alzare il tono. Vanno in questa direzione gli arcaismi linguistici, come il genitivo femminile singolare della prima declinazione in -ai e molte altre forme; importanti sono anche i termini composti di tradizione omerica ed enniana o le ampie perifrasi di deviazione epica. Per quanto riguarda lo stile , l'eredità epica si concretizza soprattutto nell'uso di figure retoriche di suono ( allitterazione ) che diventano più forti nei momenti di particolare enfasi. Nelle invocazioni, come ad esempio quella di Venere o quella di Epicuro, fa uso frequente di apostrofe ("stile del tu") e dell' anafora , modellate su l' innologia greca , che aveva il proprio punto di partenza negli inni pseudo-omerici La vera grandezza della poesia di Lucrezio sta nella capacità di fondere o alternare tutti gli elementi dei quali si è detto. E non sbaglia la critica quando individua nella potenza delle immagini il vertice supremo dell'arte lucreziana. Egli sa dare fisicità ai suoi concetti producendo una "corporalità dell'immaginario". Raramente il suo ragionamento filosofico si mantiene sul piano teorico; e nelle scene di angoscia e pessimismo, come ad esempio il sacrificio di Ifigenia e la peste di Atene sono esempi di straordinaria capacità figurativa.

Metrica. Il De Rerum natura è il più antico poema latino in esametri conservatoci integralmente i confronti sono

possibili solo con i pochi versi dei suoi predecessori, Ennio in particolare. Appare notevole la capacità lucreziana di inserire nella struttura metrica dell'esametro termini tecnici estranei alla poesia. Lucrezio predilige l' incipit dattiliche che conferisce all'esametro minore pesantezza rispetto ad alcune soluzioni spondaiche testimoniate in Ennio Libro VI = peste di Atene. Fine periodo sereno e inizio decadenza della Polis dopo la peste (dopo un po') la Grecia cade sotto il controllo di macedonia. La peste di Atene viene vista come fine del mondo, si diffuse durante la guerra del Peloponneso. Questa è la chiusura dell’opera. È molto suggestivo che Lucrezio termina il suo poema in questo modo e che lo fa tessendo una sorta di legame con l'inizio: tutto si crea, tutto si distrugge; Venere fa nascere la vita, una peste la distrugge. Atene è al culmine della sua potenza, l'umanità sta vivendo l'epoca d'oro di Pericle, e qualcosa di inimmaginabile si manifesta e devasta. Elogio della sapienza (II libro). Proemio del II libro. Si tratta di un'esplicita descrizione del "saggio" secondo i precetti della filosofia di Epicuro, poiché l'uomo guarda da lontano, si astiene e vive nascosto e sembra proprio aver raggiunto la tanto agognata atarassia. In questo brano è chiaro il riferimento all’aponìa (Assenza di dolore fisico) epicurea e al conseguimento dei piaceri stabili o "catastematici". Lucrezio insiste sul fatto che il sapiente non debba essere egoista, e non debba provare piacere per le disgrazie altrui, ma solo legittimo compiacimento per la propria condizione. Si può dividere in tre parti. è dolce vedere un pericolo da cui siamo lontani. Epicuro decide proprio che l'uomo deve essere spettatore e non lasciarsi coinvolgere. Il sacrificio di Ifigenia = fa capire la visione di Lucrezio degli dei. “ religio ”-> superstizione, falsa credenza (In Lucrezio sempre intesa così) Il mito racconta che Ifigenia fu sacrificata dal padre Agamennone per placare le ire della dea Artemide e propiziare venti favorevoli alla partenza della flotta greca per la guerra di Troia. Erano numerose le dimensioni dell'episodio nella lettura greca e si giunse a mitigare l'originaria versione cruenta del mito, immaginando che Artemide avesse sostituito il sacrificio della fanciulla, con il sacrificio di una cerva, e la fanciulla era diventata sua sacerdotessa del paese dei Tauri. L'episodio assume caratteristiche dell'exemplum, Valido per lo stato romano che viveva una profonda commissione tra politica e religione, e il lettore del de re Room natura non poteva non cogliere le affermazioni lucreziana come provocatoria. Vi è uno straordinario sforzo di natura letteraria per coinvolgere il pubblico. Gli arcaismi linguistici e l'uso di figure retoriche di suono avvicinano la poesia la tradizione epica enniana. Vi sono effetti patetici e di contrasto di grande enfasi e intensità Il proemio: Invocazione a Venere Lucrezio dà inizio al poema con un'invocazione a Venere. Secondo il pensiero del suo maestro, gli dei decidono beati negli Inter Mundial, insensibili alle invocazioni umane; nello stesso tempo Lucrezio sa di non poter rifiutare l'esigenza di continuità con il genere letterario. Egli supera questa contraddizione lasciando a Venere solo l'aspetto esteriore della divinità tradizionale, olimpica. Ella è capostipite di quei romani che Lucrezio vuole guarire in questo patriai tempore iniquo con la dottrina filosofica di Epicuro. Venere e definita hominum divumque voluptas, Dove voluptas traduce il termine prettamente epicureo hedonè inteso come beatitudine derivante da un perfetto equilibrio (il cosiddetto piacere catastematico).L'aggettivo alma ("che dà la vita") la fa identificare con la forza vivificante della natura, quasi come un'allusione alle forze che producono l'aggregazione degli atomi che saranno spiegate nel corso del poema.

Con l'immagine raffinata della dea dell'amore, ci sono tre concetti, il primo è legato alla coscienza nazionale romana, mentre gli altri due sono correlati alla filosofia epicurea. In questo Proemio compare un'allusione a gaio Memmio al quale la Venere dovrebbe portare finalmente la pace. In questo brano emerge la complessa personalità di Lucrezio; da poeta non può rinunciare alla figura di Venere, e da filosofo associa questa immagine divina dei contenuti innovativi collegati al retroterra filosofico epicureo.

I libri del De rerum natura

Libro I: proemio, inno a Venere Libro I-II : fisica; organizzazione della materia dell'universo (atomi) in cui nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma; la negazione di un'entità che regola secondo norme divine, il mondo è auto governato da leggi materiali di natura; definizione dell'atteggiamento umano rispetto a un mondo così fatto: accettare le regole materiali che determinano qualcosa, compresi gli essere umani, perseguendo l'unico scopo atto all'uomo, la felicità, la quale si ottiene non facendosi turbare da nulla(Atarassia) Libro III-IV : antropologia; vi è la definizione di ciò che caratterizza l'uomo, l'uomo è la sua anima; definizione di anima, l'anima è mortale come tutta la materia è fatta di atomi destinati a trasformarsi e perire; definizione delle conseguenze, dato che l'anima è mortale, temere la morte è insensato, dato che se ce la morte noi non ci siamo e se noi ci siamo non ce la morte; definizione del processo della conoscenza (teoria dei simulacta) Libro V-VI : cosmologia; descrizione dell'origine e della fine del mondo; teoria sugli dei, non se ne nega l'esistenza ma si teorizza la loro totale indifferenza nei nostri confronti; teoria dello sviluppo delle specie sotto la spinta delle necessità materiali e della nascita della religione; la descrizione dei fenomeni naturali regolati da norme materiali. Libro VI ; la peste di Atene