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Macbeth, Shakespeare, Appunti di Letteratura Inglese

Riassunto abbastanza dettagliato dell'opera e analisi degli atti analizzati a lezione.

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 23/03/2023

giovio99
giovio99 🇮🇹

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MACBETH
IN TR OD UZ IO NE
È la tragedia più corta di Shakespeare ed è semplice nella trama, ma complessa nella sua analisi
psicologica di ciò che accade nella mente del “criminale”. È stata scritta probabilmente tra il 1599
e il 1605 e la prima rappresentazione è avvenuta nel 1606. L’intera rappresentazione crea nello
spettatore un gran senso di partecipazione, è quasi impossibile rimanere oggettivi davanti a tutto
ciò che viene rappresentato sulla scena.
Non c’è un villain che si oppone a un eroe, ma è proprio l’eroe che all’inizio dell’opera è un
personaggio eroico e coraggioso, ma finisce per diventare un tiranno omicida come risultato della
sua ambizione e della sua sete di potere.
Nell’opera tutte le sfaccettature e i sentimenti dell’individuo vengono rappresentati attraverso i
personaggi, i quali non si muovono semplicemente sulla scena, ma hanno una funzione specifica:
cioè veicolare un messaggio.
I temi principali dell’opera sono tre:
Regicidio
È un atto contro natura che porta al caos e alla catastrofe. I termini blood (sangue), bloody
(sanguinoso/sanguinario) e to bleed (sanguinare) sono le parole più usate nell’opera, ripetute più
di cento volte.
Rovesciamento dei valori
“Fair is foul, and foul is fair” (“bello è il brutto e brutto è il bello”) è la frase introdotta dalle tre
streghe e rappresenta il più oscuro e pericoloso aspetto dell’equivoco e delle false apparenze.
Shakespeare esplora la differenza tra ciò che è vero e ciò che sembra essere vero. Questo tema si
ritrova anche nella catena di metafore connesse al vestiario, soprattutto vestiti che non vanno
bene (clothes that do not fit) e nella ripetizione del verbo “to seem” (sembrare).
Tempo
La domanda fondamentale è se il futuro è predeterminato (già scritto) o se non è inevitabile, se
non è fisso, ma il risultato dell’attività individuale. Questo tema è associato con una catena di
immagini che riguardano la crescita: bambini, semi, piante, alberi.
Altri temi sono l’amore, l’odio e l’avidità, ma ciò che sta al centro di tutto è il male. Tutti i
personaggi, infatti, sono espressione delle varie sfaccettature del male.
NB: Le opere di Shakespeare venivano scritte principalmente per la rappresentazione
teatrale poiché lo scopo era quello di educare il popolo che, nella maggior parte, non sapeva né
leggere né scrivere e, dunque, la rappresentazione era l’unico mezzo efficace per raggiungere un
pubblico più vasto. Si trattava di un pubblico eterogeneo, costituito da persone appartenenti alle
classi medie e alte, ma anche di classi inferiori.
I personaggi principali sono:
Duncan, re di Scozia;
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MACBETH

INTRODUZIONE È la tragedia più corta di Shakespeare ed è semplice nella trama, ma complessa nella sua analisi psicologica di ciò che accade nella mente del “criminale”. È stata scritta probabilmente tra il 1599 e il 1605 e la prima rappresentazione è avvenuta nel 1606. L’intera rappresentazione crea nello spettatore un gran senso di partecipazione, è quasi impossibile rimanere oggettivi davanti a tutto ciò che viene rappresentato sulla scena. Non c’è un villain che si oppone a un eroe, ma è proprio l’eroe che all’inizio dell’opera è un personaggio eroico e coraggioso, ma finisce per diventare un tiranno omicida come risultato della sua ambizione e della sua sete di potere. Nell’opera tutte le sfaccettature e i sentimenti dell’individuo vengono rappresentati attraverso i personaggi, i quali non si muovono semplicemente sulla scena, ma hanno una funzione specifica: cioè veicolare un messaggio. I temi principali dell’opera sono tre:  Regicidio È un atto contro natura che porta al caos e alla catastrofe. I termini blood (sangue), bloody (sanguinoso/sanguinario) e to bleed (sanguinare) sono le parole più usate nell’opera, ripetute più di cento volte.  Rovesciamento dei valori “Fair is foul, and foul is fair” (“bello è il brutto e brutto è il bello”) è la frase introdotta dalle tre streghe e rappresenta il più oscuro e pericoloso aspetto dell’equivoco e delle false apparenze. Shakespeare esplora la differenza tra ciò che è vero e ciò che sembra essere vero. Questo tema si ritrova anche nella catena di metafore connesse al vestiario, soprattutto vestiti che non vanno bene (clothes that do not fit) e nella ripetizione del verbo “to seem” (sembrare).  Tempo La domanda fondamentale è se il futuro è predeterminato (già scritto) o se non è inevitabile, se non è fisso, ma il risultato dell’attività individuale. Questo tema è associato con una catena di immagini che riguardano la crescita: bambini, semi, piante, alberi. Altri temi sono l’amore, l’odio e l’avidità, ma ciò che sta al centro di tutto è il male. Tutti i personaggi, infatti, sono espressione delle varie sfaccettature del male. NB: Le opere di Shakespeare venivano scritte principalmente per la rappresentazione teatrale poiché lo scopo era quello di educare il popolo che, nella maggior parte, non sapeva né leggere né scrivere e, dunque, la rappresentazione era l’unico mezzo efficace per raggiungere un pubblico più vasto. Si trattava di un pubblico eterogeneo, costituito da persone appartenenti alle classi medie e alte, ma anche di classi inferiori. I personaggi principali sono:  Duncan, re di Scozia;

 Malcolm e Donalbain, figli del re;  Macbeth, signore di Glamis, più tardi di Cowdor, poi re di Scozia;  Banquo, Macduff, Lennox, Ross, Menteth, Angus, Cathnees, nobili di Scozia;  Fleance, figlio di Banquo;  Seyward, conte di Northumberland;  Young Seyward, figlio di Seyward;  Seyton, il portatore di armature di Macbeth;  Figlio e moglie di Macduff;  Un capitano;  Un dottore inglese e uno scozzese;  Un portinaio e un vecchio uomo;  Lady Macbeth;  Gentildonna che assiste Lady Macbeth;  Tre strane sorelle (streghe);  Altre tre streghe;  Hecat;  Tre assassini;  Signori, gentiluomini, ufficiali e soldati;  Assistenti e messaggeri. ATTO I L’opera inizia con la notizia del fallimento del tentativo di invasione dei norvegesi – aiutati dal traditore, il conte di Cawdor – grazie al coraggio di Macbeth. Ritornando dalla battaglia, Macbeth e il suo amico Banquo incontrano tre streghe che salutano Macbeth come “conte di Cawdor” e dicono che diventerà re di Scozia. Inoltre, promettono a Banquo che da lui nascerà una stirpe di re. Più tardi, incontrano un messaggero del re, che dice a Macbeth che il re ha deciso di ricompensarlo con il titolo di “Conte di Cawdor”. A quel punto, la profezia delle streghe inizia a lavorare sull’ambizione di Macbeth, che invita il re al suo castello e scrive una lettera a sua moglie per informarla. Lei mette in atto un piano per uccidere Duncan e cancella i dubbi di Macbeth grazie alla sua determinazione. SCENA PRIMA La scena ha luogo in uno spazio aperto, la BRUGHIERA e dal primo istante si percepisce un senso di OSCURITÀ (darkness) che pervade poi l’intera tragedia. L’ ELEMENTO SOVRANNATURALE ha un ruolo molto importante, poiché non è solo artefice del senso di oscurità, dato dalla presenza delle STREGHE , ma è anche il mezzo che dà il via all’azione e determina il comportamento dei personaggi coinvolti. La DIMENSIONE SPAZIO-TEMPORALE viene quasi sospesa, poiché Shakespeare deve condensare tutte le tematiche che devono essere affrontate in poche scene, trattandosi di una tragedia breve.  “Quando la battaglia sarà perduta e vinta”

re sulle sorti della battaglia. Egli racconta che all’inizio la battaglia sembrava prendere una brutta piega – in quanto Macdonwald aveva chiamato i rinforzi e dunque la situazione andava a sfavore del re di Scozia – però poi, grazie all’intervento di Macbeth, cambiano le carte in tavola. Il concetto di FORTUNA (fortune), in questo caso, è legato a quello di MALEDIZIONE , poiché mentre essa è positiva per Macdonwald – che sta vincendo – per il re è negativa e maledetta perché sta perdendo la battaglia. Si tratta di un ROVESCIAMENTO perché “ FORTUNE ” non va intesa come una fortuna positiva, ma come “ CHANCE ”, ovvero il caso fortuito che interviene nella vita di un essere umano o in una data situazione e ne cambia le sorti. Poi il capitano specifica che questa fortuna è servita a poco a Macdonwald perché Macbeth, da combattente valoroso qual è, si è battuto fino in fondo per difendere il suo re, senza alcun timore e si è disfatto dell’avversario. Macbeth viene dunque lodato dal capitano. Da qui inizia a delinearsi la figura dell’eroe:  COMBATTENTE VALOROSO E CORAGGIOSO;SENZA PAURA, SFIDA LA SORTE. Duncan, ascoltando le parole del capitano si abbandona ad un giudizio di affetto nei confronti di Macbeth.  “Cugino valoroso! Degno gentiluomo” A questo punto sappiamo che Macbeth è cugino di re Duncan ed è un GENTILUOMO DEGNO e VALOROSO. La dignità è come l’onore, conferma che Macbeth è all’altezza del suo ruolo. Si passa, dunque, ad una DIMENSIONE MORALE , in quanto l’onore è qualcosa che viene attribuita alla persona e si dimostra sul campo di battaglia, anche attraverso l’uso del sangue. Duncan, attribuendo onore a Macbeth, dimostra rispetto nei suoi confronti, ma soprattutto un SENSO DI RICONOSCIMENTO. Il SANGUE è molto ricorrente nell’opera, non a caso il COLORE ROSSO è uno dei simboli della tragedia. Ciò sottolinea come ci sia una matrice di EFFERATEZZA che sottende l’opera ed è molto importante perché lo spettatore capisce che si passa dal sovrannaturale a qualcosa di molto più CONCRETO, in cui il personaggio stesso risulta ambiguo, in quanto da una parte è VIOLENTO – per una necessità a cui non può sottrarsi, perché altrimenti sarebbe un disertore – dall’altra invece emerge la sua EMOTIVITÀ UMANA. Tutto ciò proviene dal mondo classico, in cui l’eroe tornava dalla battaglia o con lo scudo – da vivo e vincitore – o sopra lo scudo – da morto e vinto. Andare in battaglia significava avere un ruolo rispettarlo fino in fondo, non si poteva fuggire. Ci troviamo davanti ad un personaggio privo di anima, che viene rappresentato per le sue caratteristiche esterne e per le sue azioni. In questo modo, Shakespeare mette in evidenza il fatto che conosciamo Macbeth attraverso l’azione, senza conoscere la sua interiorità e senza sapere cosa pensa – non lo abbiamo ancora sentito parlare, ma abbiamo conosciuto il suo personaggio attraverso le parole degli altri. Duncan, però, mette in evidenza la dimensione interiore: il capitano racconta delle azioni di Macbeth, mentre Duncan si preoccupa delle reazioni emotive.  “E ciò non sgomentò i nostri condottieri” Viene utilizzato ancora un linguaggio metaforico:  “Come i passeri le aquile, o la lepre il leone” Questa lieve ironia sostiene l’opposto. Ancora una volta, la comunicazione è ambigua – i passeri non possono spaventare le aquile – e sottolinea le opposizioni.

A questo punto abbiamo già un’idea precisa di Macbeth, ma anche di re Duncan che mostra la sua lieve emotività e del capitano, che usa l’ironia e mostra il suo orgoglio, è orgogliosi di Macbeth. È compiaciuto per come sta andando la battaglia e sottolinea così il suo orgoglio di appartenenza ad un “gruppo” di uomini valorosi e onorevoli. Il re è importante perché rappresenta il popolo. Re Duncan riconosce a tutti i soldati il loro valore. Il capitano viene aiutato a uscire ed entrano Ross e Angus. L’attenzione è principalmente rivolta al personaggio. Fino a questo momento sono state narrate le valorose gesta di Macbeth e Banquo, mentre adesso si inizia a parlare di un tradimento. Il barone di Cawdor – traditore – è colui che ha messo in discussione l’armonia dell’esercito di Duncan, perché si è venduto, è colui che non solo ha tradito moralmente il re, ma anche la sua patria, ha tradito sé stesso e la sua appartenenza. Nelle sue opere Shakespeare mette sempre l’elemento storico che serve anche a dare veridicità alla storia. Si passa però dall’elemento storico – la battaglia – alla focalizzazione diretta sul personaggio. Descrive una sorta di parabola ascendente e discendente, in quanto il tradimento è lontano da ogni forma di regolarità, soprattutto trattandosi di un personaggio che ha un ruolo istituzionale. Il prestigio – il titolo di barone di Cawdor – viene attribuito a qualcun altro.  “Ciò che lui ha perduto, il nobile Macbeth lo ha guadagnato” Rimanda alla fine della prima scena, si crea una catena di eventi (chain of events). Vuole mostrare come tutto ciò che accade agli esseri umani avviene attraverso una concatenazione di eventi che non può essere mutata. Lo spettatore ha la sensazione che la predizione delle streghe cominci ad attualizzarsi. L’ambiguità linguistica rimanda all’ambiguità dell’azione. SCENA TERZA Si ritorna nella brughiera e rientrano in scena le streghe. Si ha un CLIMAX , man mano che si va avanti la tensione emotiva dello spettatore aumenta, principalmente perché l'elemento sovrannaturale – le tre streghe – irrompe nuovamente sulla scena a confondere il lettore, generando sentimenti negativi. Questa tensione sale soprattutto al momento dell'incontro delle streghe con Macbeth e Banquo. La prima strega racconta di un episodio accaduto con la moglie di un marinaio che si è rifiutata di darle le castagne, descrivendo poi il suo desiderio di vendetta contro il marito della donna attraverso un discorso interamente metaforico che quasi anticipa tutto ciò che accadrà in seguito. C'è un ribaltamento tra realtà e menzogna – apparenza – ancora una volta le streghe incuriosiscono e confondono lo spettatore, attraverso queste figure che si insinuano nel discorso a sottolineare l'ambiguità della tragedia stessa ma anche di Macbeth e Banquo. Il discorso ambiguo delle streghe sembra rivolgersi verso un punto preciso, ma in realtà prende sempre la direzione opposta. Sarà la terza strega ad annunciare l'arrivo più importante: quello di Macbeth.  “Le Sorelle Fatali, la mano nella mano… Silenzio – l’incantesimo è pronto”. *^8 C'è un rito fatto dalle streghe – ritualità inserita da Shakespeare perché corrisponde all'immaginario collettivo del tempo.  “Non ho mai visto un giorno così brutto e bello”. Macbeth entra in scena pronunciando questa frase che rimanda alla predizione fatta dalle streghe nella prima scena e da qui prende effettivamente avvio l’azione. È come se questa antitesi si appropriasse del personaggio, entrando al suo interno. Nella prima battuta di Banquo c'è la prima descrizione fisica delle streghe, una descrizione ben precisa che riflette anche l'interiorità delle stesse.

parlare, riflette sul vaticinio delle streghe e sulla possibilità che si realizzi; quindi, Shakespeare attraverso il silenzio di Macbeth ci fa capire che in lui sta prendendo piede il seme dell’avidità. Banquo mostra la spavalderia e il coraggio tipici del suo personaggio, mentre Macbeth sembra ribaltare la situazione.  “Se sapete scrutare nei semi del tempo” *^15 È una metafora molto importante che significa prevedere il futuro, attraverso la quale – insieme alle parole successive – Banquo ci fa capire che percepisce in queste creature un che di maligno – non sono angeli e non hanno a che fare con la positività – non solo per l’aspetto fisico, ma anche per il vaticinio che non può essere positivo, poiché per realizzarsi dovrebbe prima esserci una “distruzione di massa” – in quanto dovrebbero morire il re e tutti i suoi figli per far sì che Macbeth diventi re.  “Ferme, parlatrici imperfette…” *^16 A questo punto Macbeth si riprende dal suo stato confusionale e si rivolge alle streghe. L’appellativo che usa – “parlatrici imperfette” – si riferisce al fatto che ciò che stanno dicendo non risulta così vero. Macbeth si contraddice, perché prima addita le streghe con il termine “parlatrici imperfette” – poiché esse non stanno dicendo la completa verità – però poi chiede loro di parlare per sapere chi ha dato queste informazioni. Ciò fa capire che Macbeth inizia a credere alle loro parole. Nell'atteggiamento di Macbeth essere e apparire si confondono e si percepisce una duplicità: la realtà analizzata razionalmente e il suo desiderio. Subito dopo le streghe scompaiono e Banquo e Macbeth parlano.  “Vorrei che fossero rimaste” *^16 Macbeth afferma che avrebbe voluto che le streghe fossero rimaste per sapere di più sul loro vaticinio ed è quindi una resa alle streghe, che innescano in lui un meccanismo di curiosità e riconosce loro un elemento di verità. Nel loro dialogo, Banquo e Macbeth si soffermano sulle parole delle streghe ed è come se finalmente avessero superato l'incertezza della loro presenza fisica. Il discorso è sempre giocato su una duplicità linguistica che si muove tra realtà e apparenza. Entrano Ross e Angus, emissari del re e Ross racconta a Macbeth l'entusiasmo del re per avere al suo servizio un condottiero come lui, che si distingue per il coraggio e per la capacità di aver difeso il re senza timore di nulla. Ross sta raccontando Macbeth delle sue gesta e di come è stato accolto dal re comunicandogli che quest'ultimo lo ha proclamato barone di Cawdor.  “Come! Può il diavolo dire il vero?” *^17 Si avverte una frattura tra i due personaggi, fino a quel momento anche Banquo sembrava rapito dal vaticinio, ma ora è scettico. Aveva identificato le streghe con un qualcosa di maligno e fino a quel momento non aveva dato peso alle loro parole, pensando si trattasse di un inganno, ma ora deve ricredersi perché parte dalle parole delle streghe si è realizzata. Banquo pensa che le streghe possano ingannare Macbeth.  “Il barone di Cawdor vive: perché mi rivestite con abiti presi a prestito?” *^18 È una metafora usata per dire che quel titolo non gli appartiene, considerando che il Barone di Cawdor è ancora vivo. A questo punto, dopo esser stato nominato barone di Cawdor, parte del vaticinio delle streghe si è realizzato e quindi Macbeth inizia a credere anche alla possibilità di diventare re. C’è una distinzione tra i due personaggi dal punto di vista etico e morale perché, mentre Macbeth si lascia travolgere dal desiderio ed è come se quasi si sentisse già addosso la corona, Banquo vuole mettere in guardia Macbeth dal male, dalle streghe che possono indurlo al tradimento. Quest’ultimo va inteso in una duplice prospettiva: da una parte come tradimento verso il re;

dall’altra verso sé stesso – perdere sé stessi in nome di un’ambizione troppo alta. Banquo gli dice di stare attento all’uso del linguaggio perché se si crede alla lettera a tutto ciò che viene detto si può sfociare nell’inganno. Gli “a parte” hanno una funzione molto importante nella rappresentazione teatrale, perché è il momento in cui il personaggio esprime il suo vero pensiero, si crea una duplicità della scena ed è come se il personaggio si duplicasse. Nell’a parte – aside – il personaggio rivela la propria interiorità, ciò che pensa e le sue paure, si rivela direttamente allo spettatore e svolge la funzione che svolgerebbe il narratore. Sono un atto rivelatore – per esempio, ciò che Macbeth non può dire a Banquo lo dice allo spettatore.  “Due verità sono state dette… Io sono barone di Cawdor” *A È un discorso impegnativo da parte di Macbeth, che suscita nello spettatore una reazione molto forte perché per la prima volta si trova di fronte ad un personaggio che non è più indeciso, non è più alla ricerca della verità, ma sta già riflettendo sul come il vaticinio possa realizzarsi e sulla sua condizione. Macbeth sta compiendo un errore di interpretazione, perché sta interamente prendendo per vero ciò che è improbabile. All'inizio e Banquo a farglielo notare, ma poi lui stesso capisce che c’è una sopraffazione dell'immaginazione sulla realtà.  “Se è buona, perché cedo a una tentazione… contro l’uso della natura?” *B Sente che ciò che sta immaginando – sa già che per diventare re dovrebbe commettere un assassinio – lo fa tremare e la paura e l'ansia si impossessano di lui al punto che anche la sua struttura umana non è più salda, ma vacilla. La sua incertezza si manifesta anche fisicamente, l'idea dell'assassinio lo pietrifica C. Riusciamo a materializzare la paura di Macbeth: Shakespeare rende palpabile ciò che di norma non lo è.  “Che ogni attività è soffocata dall’immaginazione e nulla è, per me, ciò che non è” *C Ancora una volta viene utilizzato un linguaggio ambiguo che confonde.  “Guardate il nostro compagno com’è assorto” Banquo sta dicendo al pubblico di osservare bene Macbeth. È come se Banquo volesse far capire allo spettatore che i pensieri di Macbeth sono rivolti verso un'unica direzione.  “Se il Caso vuole che io sia Re, ebbene, il Caso può incoronarmi senza che io mi muova” *^19 Macbeth chiama in causa il CASO , che qui non è inteso come “fortune” – prima scena – ma è il destino, che interviene indipendentemente dalla sua volontà. Il caso viene chiamato “fortune” quando Macbeth è ancora nella positività, irrideva la fortuna degli altri. Qui invece sta riflettendo sul da farsi, sulla possibilità di agire o non agire, vuole sospendere momentaneamente la sua volontà di azione, affidandosi al caso – “chance” – e cioè non vuole agire. Recupera un momento di umanità che fino a quel momento non aveva mostrato.  “Rifletti su ciò che è accaduto e più avanti, quando il Tempo lo avrà vagliato, parliamone l’uno all’altro a cuore aperto”. Banquo è il testimone oculare del vaticinio delle streghe e potrebbe anche essere colui che, se le cose dovessero prendere una certa piega, potrebbe tradire Macbeth. Con queste parole Macbeth vuole mettere in guardia Banquo, colui che potrebbe distruggere ogni piano. La relazione con Banquo è molto importante perché viene additato dalle streghe come padre di futuri re. Il vaticinio delle streghe serve a stuzzicare il desiderio di Macbeth, però ciò va contro la logica delle possibilità: per essere re, Macbeth dovrebbe uccidere Duncan. Le streghe hanno già iniziato ad ingannare Macbeth dall'inizio e lui non se ne rende conto. SCENA QUARTA

Banquo riconosce la superiorità del re, dicendo che il vantaggio non sarà solo suo. Sa che avrà una ricompensa dal re, ma lavorare per lui è un vantaggio duplice. Il raccolto è metafora della sua stessa lealtà, che crescerà di pari passo con le sue azioni e ne godrà lui ma anche il re. C'è stato una sorta di cerimoniale tra lui e i suoi sudditi e Duncan dichiara chi sarà il suo successore: Malcolm. Si ha un capovolgimento: la sua felicità ha fatto sì che dichiarasse la sua discendenza. Duncan sottolinea che anche suo figlio, successore, non dovrà governare da solo, ma dovrà essere affiancato dai più meritevoli (leali).  “Principe di Cumberland! Questo è uno scalino su cui debbo cadere, o che debbo saltare, perché mi attraversa la strada." “Cadere”, nel senso che sarà lui a pagare”; “saltare”, nel senso che sarà lui a trovare una soluzione. Il principe di Cumberland è l'ostacolo che attraversa la sua strada – progetto – e non ha che quelle due possibilità. Ciò dimostra che Macbeth, dal momento del vaticinio, non ha fatto altro che pensare alla sua evoluzione: a come diventare re. Si rende conto che l'esito non è sicuro, mostra tutta la sua incertezza.  “Stelle nascondete i vostri fuochi.” Vuole la notte buia, invoca le stelle affinché possano nascondere l'azione. Immagina qualcosa di estremamente efferato. Atto duplice: nei confronti della persona fisica – Duncan – e anche contro Dio, perché è un atto contro natura.  “È un congiunto impareggiabile.” Duncan rafforza ulteriormente la fiducia nei confronti di Macbeth: impareggiabile sotto ogni punto di vista perché per lui nutre stima ma anche affetto. SCENA QUINTA È una scena fondamentale del primo atto perché ci troviamo nel castello di Inverness, nella sala del castello di Macbeth e per la prima volta incontriamo un personaggio: Lady Macbeth, che entra in scena da sola, leggendo una lettera. Mette in campo due elementi di novità:

  • il nuovo personaggio;
  • la lettera, un documento scritto che interrompe la dialogicità della tragedia, e una sorta di riassunto delle vicende accadute fino a quel momento. Separazione tra bene – rappresentato da Duncan, personaggio puro – e male – Macbeth, che non è ancora il male ma è ambiguo. Quest'ultimo esprime la sua negatività attraverso i pensieri. Questa scena crea una frattura rispetto a tutto ciò che c'era stato precedentemente, momento di trasformazione tra la progettualità – ideazione – e l'azione – realizzazione. Nella lettera Macbeth inserisce ciò in cui crede, non è più soltanto un desiderio. Cerca di dare consistenza al vaticinio, facendo credere a Lady Macbeth che tutto ciò che racconta, corrisponde esattamente alla verità. La possibilità di realizzazione non è lontana.  “Amatissima mia compagna di grandezza.” Comunanza di destino, se lui sarà re, lei sarà regina. Macbeth cerca il sostegno di sua moglie, tentando di suscitare in lei lo stesso desiderio che ha lui, il quale sa che anche sua moglie ha in sé il desiderio di avidità e di potere – stessa ambizione. Lady Macbeth si rivela molto più avida di Macbeth e inizia un gioco di persuasione in cui lei fa leva sul linguaggio perché sa che usando i termini giusti potrà convincere Macbeth.

Banquo è un personaggio positivo e riflessivo, non riflette solo sull’azione del momento, ma crea delle connessioni con il vaticinio delle streghe. Duncan è un personaggio molto importante per far comprendere allo spettatore la funzione del re. Verrà ucciso. Personaggio positivo che incarna il bene, ha valore non solo perché è il re, ma perché è investito di questa carica da Dio, quindi commettere un assassinio nei confronti di Duncan vuol dire compiere un atto contro natura. La lettera scritta da Macbeth alla moglie è la prima testimonianza scritta di un progetto che quasi sembra disegnato sulla carta, è una mappatura (resoconto) di tutto ciò che è accaduto ed è la prima volta che Shakespeare mette nero su bianco il passaggio dall’ideazione alla realizzazione.  “Sei Glamis, sei Cawdor, e sarai quel che ti è stato promesso.” Lady Macbeth non esita neanche un momento, ha la certezza assoluta che quel progetto si realizzerà – possibilità assoluta di realizzazione – non è solo un’intenzione.  “Tuttavia temo la tua natura: è troppo piena del latte dell’umana bontà.” Con il termine “natura” ci si riferisce alla natura umana e, Lady Macbeth teme che al momento della decisione e dell’azione – uccidere Duncan – Macbeth possa far prevalere l’aspetto migliore di sé, il suo lato umano. Riconosce a Macbeth la sua umanità. Macbeth è un uomo adulto, che ha avuto molte esperienze; quindi, fino ad ora è un personaggio positivo, però sente molto l’influenza della moglie, il cui timore è che Macbeth possa far prevalere la sua “umana bontà”, il bene sulla sua ambizione. A questo punto si parla di SIN (peccato) – action against God – e EVIL (male) – wrong doing – temi fondamentali nelle tragedie. Sin è una personificazione, bisogna infatti sempre tener conto della componente religiosa (parla di peccato colui che crede). Evil si avvicina maggiormente all’idea di fare qualcosa di sbagliato. È, dunque, l’azione materiale in sé – posso non essere religiosa e fare tanto male alle persone, non vengo punita da Dio, ma dagli uomini. La differenza tra questi due elementi diventa fondamentale perché all’interno della tragedia, che è l’incarnazione dell’idea del male, si cerca anche di portare lo spettatore a concepire un’idea di SIN come un’offesa nei confronti di Dio. Proprio per questo l’azione – assassinio – non è nei confronti di una persona qualsiasi, ma nei confronti del re, perché egli è investito di quella carica, non solo dagli uomini, ma anche da Dio. Quindi, l’azione di Macbeth ha un valore duplice: di peccato e di male allo stesso tempo. Lady Macbeth è consapevole di tutto questo – distinzione – e quello che teme è che la natura positiva presente in Macbeth possa portarlo a riflettere sull’idea di peccato, che porta l’uomo credente alla dannazione e dunque potrebbe spingerlo a fare un passo indietro. Lady Macbeth prende immediatamente in mano la situazione (“sei… sei… sarai”) e si dimostra essere più capace di analizzare le situazioni e le circostanze rispetto al marito. Riesce a penetrare la mente di Macbeth, lo conosce perfettamente e sa quali sono le sue possibili azioni ma soprattutto le sue reazioni. E proprio perché conosce ogni possibile azione e reazione di Macbeth deve usare la parola in modo da manipolargli la mente e orientarlo verso l'azione che gli permetterà di conquistare il titolo che entrambi desiderano. questa scena si conclude con una serie di riflessioni, poi entra Il Messaggero, le cui parole mostrano l'impazienza e l'ansia di Macbeth di condividere la notizia con la moglie. Lady Macbeth invece è come se rispondendo al Messaggero, che annuncia l'arrivo di Macbeth e del re, parlasse con se stessa e con lo spettatore.  “Il corvo stesso è rauco che annuncia gracchiando l’ingresso fatale di Duncan sotto i miei spalti… di questo ignaro presente, e ora io sento il futuro nell’istante.”

Vuole Rappresentare se stessa priva di vita, non vuole più avere il calore umano. espressione che si ritroverà anche in Doctor Faust, quando farà il patto con il diavolo, togliere l'umanità.  “E avvolgiti nel più scuro fumo d’Inferno, affinché il mio coltello acuminato non veda la ferita che fa, né il Cielo, attraverso la coltre del buio, s’affacci per gridare “Ferma, ferma!”.” Invoca gli esseri maligni affinché le diano coraggio per realizzare l'assassinio chiedendo che la sua azione possa restare nascosta a quel Dio che potrebbe far nascere in lei la consapevolezza del peccato e del male che sta per compiere e che possa fermarla. Qui anche Lady Macbeth mostra un lieve atteggiamento umano.  “Grande Glamis! Valoroso Cawdor! Più grande di entrambi, in avvenire! Le tue lettere mi hanno trasportato al di là di questo ignaro presente, e ora io sento il futuro nell’istante.” Richiama la puntualità dell'azione, non c'è possibilità diversa dal diventare re per lui, è un ragionamento molto lineare. Afferma che le sue parole l'hanno portata al di là di un presente che fino ad allora era sconosciuto. Afferma che ha condensato tutto il futuro in un istante, ciò significa che quell'ignoto presente in cui lei non sapeva cosa sarebbe accaduto è diventato chiaro grazie alle parole scritte da Macbeth nella lettera che le hanno fatto immaginare cosa poteva accadere. Avverte tutto ciò che accadrà in un istante che però non è presente, ma è l'istante dell'azione che stanno per compiere. Tuttavia, Lady Macbeth immagina il futuro, ma non calcola le conseguenze dell'azione, quindi anche lei è tradita dall'illusione, però è un paziente di realizzare il progetto che ha in mente.  “Mio carissimo amore, Duncan arriva stasera.” È la seconda volta che Macbeth si rivolge con questo appellativo che serve a ricreare la complicità e rimanda al “amatissima mia compagna di grandezza” della lettera. Lady Macbeth vuole sapere quando Duncan andrà via, perché deve sapere quali sono i tempi a disposizione per la realizzazione del suo piano. Non mostra alcun tipo di esitazione e di preoccupazione.  “Oh! Mai sole vedrà quel domani!” C'è un'analogia tra Duncan e il sole perché rappresenta un personaggio positivo, ma sta anche a significare che Duncan non vedrà il sole perché morirà, non vedrà il domani.  “Il tuo volto, mio Barone, è come un libro in cui gli uomini possono leggere cose strane. Per ingannare il mondo assumi il suo aspetto.” Lady Macbeth mette in guardia Macbeth sulla sua apparenza, contrasto tra essere e apparire. Dice che la sua espressione tradisce emozione, le persone potrebbero leggere nella sua espressione ciò che non devono, ovvero le sue intenzioni. Con “mondo” Lady Macbeth si riferisce a Duncan e al suo seguito, che stanno arrivando al castello e con cui Macbeth deve mantenere un atteggiamento camaleontico, ovvero deve adeguarsi alle circostanze e non mostrare la sua essenza: non può mostrare pentimento, paura e altre reazioni visibili anche in assenza di parola perché chi lo circonda potrebbe capire cosa ha in mente, cosa sta per realizzare.  “Abbi il benvenuto nell’occhio, nella mano, nella lingua, appari come il fiore innocente ma sii la serpe che vi si cela sotto.” Gli sta dicendo di trasformare completamente il suo comportamento, che deve accogliere benevolmente Duncan per trarlo in inganno senza essere scoperto. È presente ancora un elemento di richiamo alla natura come a voler sottolineare che la natura umana non è molto distante dagli inganni della natura stessa nei confronti dell'essere umano. Deve ingannare il mondo che lo circonda, prima di tutti Duncan e poi coloro che lo circondano che sono chiamati a proteggere il re.

 “A colui che sta per venire, si deve provvedere e tu metterai nelle mie mani la grande avventura di questa notte che sola darà a tutte le nostre notti e ai nostri giorni futuri sovrano imperio e dominio.” Con queste parole Lady Macbeth afferma che sarà lei a prendere in mano le redini della situazione e a pianificare ogni azione e ogni momento (regista). Shakespeare mette in evidenza che anche laddove c'è un progetto ben definito, una donna come Lady Macbeth che sembra avere tutto sotto controllo può commettere un errore. L'errore commesso da Lady Macbeth è proprio il fatto di non calcolare le conseguenze. L'affermazione “sovrano imperio e dominio” mostra ulteriormente la sua avidità e la sua sete di potere. La scelta linguistica è fondamentale perché tradisce quello che è il suo desiderio di potere che non viene mai nascosto e non ha un solo istante di esitazione. Ci troviamo ancora in una fase di ideazione che stabilisce i ruoli e il ruolo dominante appartenente a Lady Macbeth. L'iniziale accoglienza a Macbeth con “Grande Glamis! Valoroso Cawdor!” inizia a sminuirsi, man mano che va avanti comincia a far diminuire il ruolo di Macbeth e lei diventa la regista mentre lui è un attore.  “Ne parleremo ancora.” È molto significativo – parole dette anche a Banquo – perché mostra la sua reticenza, la natura umana si fa spazio in lui davanti ad un progetto avvolto dalla negatività. Mostra la parte umana di sé che prende il sopravvento, non ha perso il suo valore e vuole altro tempo per pensare a riflettere. Ha bisogno di convincersi, non è sufficiente che sia Lady Macbeth a manipolarlo. Rimanda al concetto di responsabilità. Le responsabilità dell'uomo sono le conseguenze delle scelte e delle sue azioni. Macbeth è timoroso e reticente, ha bisogno di riflettere su sé stesso perché vuole essere convinto della scelta che compirà, essendo consapevole che dopo aver fatto la scelta non potrà più tornare indietro. Manifestazione del male nella sua completezza. La sua reticenza tradisce ancora una volta l'umanità di Macbeth.  “Abbi l’aria serena. Il mostrarsi agitati è sempre da temere. Lascia tutto il resto a me.” Lady Macbeth è ambiziosa, manipolatrice, determinata e senza scrupoli. Sottolinea che l'apparenza deve essere tranquilla, non deve mostrare alcun segno di agitazione perché gli altri potrebbero capire che sta tramando qualcosa. Lady Macbeth ha perso ogni contatto con la sua natura di donna, perde la sua umanità e anche il contatto con la natura in senso generale. Perde sé stessa e la sua natura. ATTO II Duncan viene ucciso e la colpa viene attribuita ai servi del re, che stavano dormendo fuori dalla stanza. I figli del re lasciano il castello di Macbeth, temendo per la loro vita e Macbeth è ormai sul trono, ma Macduff e Banquo sospettano di lui. ATTO III Macbeth non si sente al sicuro perché la profezia prevede che il trono cada nelle mani degli eredi di Banquo, così decide di uccidere Banquo e suo figlio, Fleance, ma quest’ultimo scappa e il fantasma di Banquo perseguita Macbeth. ATTO IV Le tre streghe avvertono Macbeth di stare attento a Macduff e ciò porta all’assassinio della moglie e dei figli di Macduff. Le streghe, inoltre, predicono che Macbeth sarà al sicuro fin quando Birnam Wood non si muoverà verso di lui e che “nessuno di donna partorito” potrà fargli del male.