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Macroeconomia unimib, Dispense di Macroeconomia

riassunto macro economica del libro principi di economia - UNIMIB

Tipologia: Dispense

2015/2016

Caricato il 31/05/2016

Arianna_P.
Arianna_P. 🇮🇹

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MACROECONOMIA
I TEMI FONDAMENTALI DELLA MACROECONOMIA
CRESCITA ECONOMICA E TENORE DI VITA
Con “tenore di vita” si indica la facilità con cui un individuo ha accesso a beni e servizi che
consentono di godere di una salute migliore e rendono la vita più facile, più sicura e più piacevole.
Chi ha un tenore di vita elevato non solo può disporre di beni di consumo in quantità maggiore e di
qualità migliore, ma ha anche una vita media più lunga e gode in generale di una salute migliore, ha
un livello di scolarità più alto, ha più tempo e occasioni di coltivare interessi, e infine gode di
condizioni di lavoro migliori.
Ovviamente il principio di scarsità (Le occasioni e le opportunità risultano sempre più emozionanti
e sembrano aumentare di valore quando sono scarse e poco disponibili, quando la scarsità di un
elemento aumenta, allora entra in gioco un meccanismo psicologico che associa al concetto di
“raro” o “limitato” il concetto di “valore”) rimane sempre valido.
Il tenore di vita attuale è il risultato di parecchi secoli di crescita economica sostenuta, ovvero un
processo di costante aumento della quantità e miglioramento della qualità dei beni e dei servizi che
l’economia è in grado di produrre. Il meccanismo è semplice: più riusciamo a produrre, più
possiamo consumare.
Se la popolazione aumenta, la crescita del prodotto totale non può essere sinonimo di
miglioramento del tenore di vita generale: anche se vi sono più beni e servizi disponibili, questi
devono essere distribuita fra un numero maggiore di individui. Poiché il livello demografico varia
nel corso del tempo, il prodotto pro capite è un parametro più adatto del prodotto totale per valutare
il tenore di vita medio di una nazione.
Il PIL è un parametro per valutare il tenore di vita.
L’incremento del prodotto si è tradotto anche in un miglioramento della qualità della vita.
LA PRODUTTIVITA’
I macroeconomisti sono interessati anche ad analizzare come cambia nel tempo la quantità che il
lavoratore medio è in grado di produrre.
C’è una forte relazione tra PIL e produttività.
Per indicare la quantità prodotta da ogni singolo lavoratore occupato gli economisti usano
l’espressione produttività media del lavoro. Tra la produttività media del lavoro e il prodotto pro
capite esiste una stretta correlazione; tutto ciò del resto è ragionevole dal momento che più
riusciamo a produrre più possiamo consumare.
Se la produttività cresce più lentamente significa che il miglioramento del tenore di vita sarà più
lento.
LE RECESSIONI E LE ESPANSIONI
I sistemi economici non crescono sempre in maniera stabile; alcune volte anzi attraversano periodi
di straordinaria energia o debolezza.
I periodi di accentuata crescita economica sono detti periodi di espansione (legati all’inflazione),
mentre quelli in cui lo sviluppo economico conosce delle cadute sono chiamati periodi di
recessione (i quali sono legati alla disoccupazione). Il ciclo economico è costituito dall’alternanza
tra fasi di espansione e fasi di recessione.
Durante i periodi di espansione i redditi reali e l’occupazione tendono a crescere; al contrario nei
periodi di recessione sono in discesa.
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MACROECONOMIA

I TEMI FONDAMENTALI DELLA MACROECONOMIA

CRESCITA ECONOMICA E TENORE DI VITA

Con “ tenore di vita ” si indica la facilità con cui un individuo ha accesso a beni e servizi che consentono di godere di una salute migliore e rendono la vita più facile, più sicura e più piacevole. Chi ha un tenore di vita elevato non solo può disporre di beni di consumo in quantità maggiore e di qualità migliore, ma ha anche una vita media più lunga e gode in generale di una salute migliore, ha un livello di scolarità più alto, ha più tempo e occasioni di coltivare interessi, e infine gode di condizioni di lavoro migliori. Ovviamente il principio di scarsità (Le occasioni e le opportunità risultano sempre più emozionanti e sembrano aumentare di valore quando sono scarse e poco disponibili, quando la scarsità di un elemento aumenta, allora entra in gioco un meccanismo psicologico che associa al concetto di “raro” o “limitato” il concetto di “valore” ) rimane sempre valido. Il tenore di vita attuale è il risultato di parecchi secoli di crescita economica sostenuta, ovvero un processo di costante aumento della quantità e miglioramento della qualità dei beni e dei servizi che l’economia è in grado di produrre. Il meccanismo è semplice: più riusciamo a produrre, più possiamo consumare. Se la popolazione aumenta, la crescita del prodotto totale non può essere sinonimo di miglioramento del tenore di vita generale: anche se vi sono più beni e servizi disponibili, questi devono essere distribuita fra un numero maggiore di individui. Poiché il livello demografico varia nel corso del tempo, il prodotto pro capite è un parametro più adatto del prodotto totale per valutare il tenore di vita medio di una nazione. Il PIL è un parametro per valutare il tenore di vita. L’incremento del prodotto si è tradotto anche in un miglioramento della qualità della vita.

LA PRODUTTIVITA’ I macroeconomisti sono interessati anche ad analizzare come cambia nel tempo la quantità che il lavoratore medio è in grado di produrre. C’è una forte relazione tra PIL e produttività. Per indicare la quantità prodotta da ogni singolo lavoratore occupato gli economisti usano l’espressione produttività media del lavoro. Tra la produttività media del lavoro e il prodotto pro capite esiste una stretta correlazione; tutto ciò del resto è ragionevole dal momento che più riusciamo a produrre più possiamo consumare. Se la produttività cresce più lentamente significa che il miglioramento del tenore di vita sarà più lento.

LE RECESSIONI E LE ESPANSIONI I sistemi economici non crescono sempre in maniera stabile; alcune volte anzi attraversano periodi di straordinaria energia o debolezza. I periodi di accentuata crescita economica sono detti periodi di espansione (legati all’inflazione), mentre quelli in cui lo sviluppo economico conosce delle cadute sono chiamati periodi di recessione (i quali sono legati alla disoccupazione). Il ciclo economico è costituito dall’alternanza tra fasi di espansione e fasi di recessione. Durante i periodi di espansione i redditi reali e l’occupazione tendono a crescere; al contrario nei periodi di recessione sono in discesa.

Di solito il sistema economico si trova ad affrontare il problema dell’ inflazione nei periodi di sviluppo e quello della disoccupazione nelle fasi di recessione.

LA DISOCCUPAZIONE Il tasso di disoccupazione, ovvero la percentuale di individui che vorrebbero avere un impiego ma non lo trovano, è un indicatore fondamentale delle condizioni del mercato del lavoro in un paese. Quando il tasso di disoccupazione è elevato, non è facile trovare lavoro e coloro che sono occupati hanno maggiori difficoltà di ottenere promozioni o aumenti salariali. La disoccupazione aumenta quando è in atto una recessione.

L’INFLAZIONE Il tasso d’inflazione è il tasso al quale crescono i prezzi nel tempo. Gli economisti sono inoltre interessati al rapporto tra inflazione e disoccupazione.

LA POLITICA MACROECONOMICA TIPI DI POLITICHE MACROECONOMICHE Le politiche macroeconomiche sono l’insieme dei provvedimenti attuati dal governo per influire sul comportamento dell’economia nel suo complesso anziché sul mercato di un bene o di un servizio particolare. La politica monetaria è lo strumento utilizzato per determinare l’offerta di moneta e i tassi di interesse di un sistema economico. Pressoché in tutti i paesi la politica monetaria è di competenza di un’istituzione pubblica, la banca centrale, che all’interno dell’UE è appunto la BCE, mentre negli Stati Uniti è rappresentata dal Federal Reserve System o FED. La politica fiscale costituisce l’insieme delle decisioni da cui dipende il bilancio dello stato, vi rientrano le scelte riguardo l’ammontare e la composizione delle entrate e delle spese pubbliche. L’equilibrio fra la spesa pubblica e il totale del gettito delle imposte è un aspetto importante della politica fiscale. Quando l’importo speso dalla pubblica amministrazione è superiore a quello ricavato mediante il prelievo fiscale, il bilancio pubblico è in disavanzo (deficit); viceversa, quando il totale delle uscite è inferiore a quello delle entrate, il bilancio pubblico è in avanzo (o surplus). L’espressione politica strutturale si riferisce all’insieme di provvedimenti di lungo periodo finalizzati a modificare la struttura portante, ovvero le istituzioni su cui è fondata l’economia di un paese.

LA POLITICA MACROECONOMICA: ANALISI POSITIVA E ANALISI NORMATIVA Un’analisi oggettiva mirante a individuare solo gli effetti economici di un determinato provvedimento, non a stabilire se essi siano auspicabili o meno, è detta analisi positiva. All’opposto un’ analisi normativa include una serie di raccomandazioni sull’opportunità o meno di implementare una certa politica economica.

L’AGGREGAZIONE I macroeconomisti adottano una visione d’insieme del sistema economico per comprenderne il funzionamento tralasciando i particolari. I micro economisti, viceversa, concentrano la loro attenzione sigli elementi di base, studiando il comportamento delle singole famiglie, delle singole imprese, dei singoli mercati. L’aggregazione consiste nel sommare variabili economiche individuali per ottenere totali riferiti all’economia nel suo insieme.

finali. Il metodo del valore aggiunto elimina il problema di dover ripartire il valore di un bene o servizio finale tra due diversi periodi di tempo.

I BENI E I SERVIZI PRODOTTI ALL’INTERNO DI UN PAESE IN UN DETERMINATO PERIODO La parola interno nel termine prodotto interno lordo indica che il PIL è una misura dell’attività economica realizzata in un determinato paese, all’interno dei suoi confini (in Italia è incluso il valor di mercato di tutte le automobili prodotte all’interno dell’Italia anche se provenienti da stabili menti di proprietà straniera, non rientra quello delle auto prodotte in Polonia da un’azienda di proprietà italiana come la Fiat). Nel calcolo del Pil riferito ad un determinato anno vengono inclusi solo i beni e servizi effettivamente prodotti nel suddetto anno.

MISURARE IL PIL CON IL METODO BASATO SULLA SPESA Gli utenti dei beni e servizi finali che compongono il Pil vengono suddivisi in quattro categorie: famiglie, imprese, settore pubblico e settore estero. Il Pil può essere misurato con la medesima precisione utilizzando due metodi: 1. Sommare i valori di mercato di tutti i beni e servizi finali di produzione nazionale; 2. Sommare l’ammontare complessivo che ciascuno dei quattro gruppi spende per beni e servizi finali sottraendo la spesa destinata a beni e servizi di importazioni. A quei gruppi corrispondono quattro diverse componenti di spesa: consumi, investimenti, acquisti del settore pubblico ed esportazioni nette. La spesa in consumo, o semplicemente i consumi , indica l’insieme delle spese da parte delle famiglie, più l’acquisto di beni e servizi, quali cibo, abbigliamento e divertimenti. Questa è suddivisa in tre categorie:

  1. I beni di consumo durevoli , sono beni di consumo di lunga durata quali automobili e mobili.
  2. I beni di consumo non durevoli , sono beni di consumo di durata più breve, come cibo e abbigliamento
  3. I servizi , ampia componente della spesa in consumi, comprendono tutte le voci possibili.

Gli investimenti rappresentano le spese che le imprese destinano all’acquisto di beni e servizi finali, soprattutto beni capitali e abitazioni. Questa voce si suddivide in:

  1. Investimenti fissi da parte delle imprese , che indicano gli acquisti da parte delle imprese di nuovi beni capitali (macchinari, fabbricati, macchinari).
  2. Investimenti nell’edilizia residenziale , che si riferiscono alla costruzione di nuove case o nuovi appartamenti.
  3. Investimenti in scorte , che rappresentano l’incremento delle scorte di un’impresa, dovuto all’accumulo di beni invenduti. Gli acquisti di attività finanziaria, quali azioni oppure obbligazioni, vengono spesso indicati come “investimenti”. Negli acquisti pubblici rientrano le spese sostenute dallo stato e dalle amministrazioni locali ai vari livelli, per acquistare beni e servizi finali (es. aerei, elezioni nelle scuole pubbliche). Gli acquisti pubblici non comprendono i trasferimenti, vale a dire le somme erogate dallo stato ai cittadini, che non rappresentano compensi per attività produttive correnti (sussidi di disoccupazione, pensioni dei dipendenti statili). Gli interessi pagati sul debito pubblico sono esclusi dagli acquisti pubblici di beni e servizi.

Le esportazioni nette costituiscono la differenza tra esportazioni e importazioni, le esportazioni rappresentano i beni e i servizi finali di produzione nazionale venduti all’estero; le importazione sono i beni e i servizi prodotti all’estero e acquistati dai consumatori nazionali. La differenza costituisce l’ammontare netto della spesa in beni e servizi di produzione nazionale. Y = C + I + G + (X - M) Y = C + I + G + NX Y = PIL , C = spesa di consumi , I = investimenti , G = acquisti pubblici , X = esportazioni , M = importazioni. Impieghi Y +M = C + I + G + X risorse

IL PIL E I REDDITI DA CAPITALE E DA LAVORO Un altro metodo è considerare il Pil come somma dei redditi da capitale e da lavoro. I redditi da lavoro (pari al 42% del Pil in Italia) comprendono salari, stipendi e redditi da lavoro autonomo. I redditi da capitale (pari al 45% del Pil in Italia) sono composti dai pagamenti a favore dei proprietari di capitale fisico e di capitale intangibile. Sia i redditi da lavoro sia quelli da capitale forniscono valori al lordo delle imposte. In Italia il 57% circa della spesa è dato dai consumi, il 20% in investimenti, il 21% circa dalla spesa pubblica e poco più del 2% dalle esportazioni netti.

IL PIL NOMINALE E IL PIL REALE Il Pil è utile per mettere a confronto l’attività economica di diverse regioni. È interessante confrontare i livelli dell’attività economica realizzati non solo in luoghi diversi, ma anche nel corso del tempo. Se vogliamo utilizzare il Pil per mettere a confronto l’attività economica di un paese in momenti diversi nel tempo, dobbiamo trovare il modo di escludere gli effetti delle variazioni dei prezzi; in altri termini è necessario effettuare alcuni aggiustamenti per tenere conto dell’inflazione. A tal fine, gli economisti, utilizzano un unico insieme di prezzi in base ai quali stimano il valore della produzione reale in anni diversi. Il metodo standard prevede di scegliere un determinato anno, chiamato anno base , per poi calcolare il valore di mercato del prodotto in base ai prezzi di tale anno. Quando il PIL viene calcolato utilizzando i prezzi di un anno base anziché quelli dell’anno corrente prende il nome di PIL reale , a indicare il fatto che si tratta appunto della misura della produzione fisica reale. Il PIl calcolato ai prezzi dell’anno corrente viene detto PIL nominale , per distinguerlo dal Pil reale in cui la produzione viene valutata ai prezzi dell’anno base. Il PIL reale viene calcolato utilizzando i prezzi dei beni e servizi prevalenti in un anno base anziché nell’anno corrente; il pil nominale viene calcolato utilizzando i prezzi dell’anno corrente. Per mettere a confronto l’attività economica di un paese in momenti diversi si dovrebbe utilizzare sempre il pil reale piuttosto che il PIL nominale.

IL PIL REALE NON E’ SINONIMO DI BENESSERE ECONOMICO Il Pil reale non equivale al benessere economico, ma rappresenta semmai una misura imperfetta di quest’ultimo, poiché nel dato del PIL di solito sono compresi solo i beni e i servizi che hanno un prezzo e che si scambiano in un mercato.

Lo strumento fondamentale utilizzato in economia per misurare il livello dei prezzi e l’inflazione è l’ indice dei prezzi al consumo IPC, riferito ad un determinato intervallo di tempo misura il costo di un insieme standard di beni e servizi, ovvero un paniere, rispetto al costo del medesimo paniere in un anno fisso, detto anno base. Per calcolare l’indice dei prezzi al consumo ufficiale, il primo passaggio consiste nello scegliere un anno base e nello stabilire il paniere di beni e servizi consumati da una famiglia tipo durante quell’anno. Per sapere in che modo i consumatori ripartiscono le proprie spese viene condotta una rilevazione casuale in cui a una campione casuale di famiglie viene chiesto di registrare ogni acquisto effettuato nel corso di una determinato mese e il relativo prezzo. Il paniere di beni e servizi che ne deriva verrà chiamato paniere dell’anno base.