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Mafia vecchie e mafie nuove - Sciarrone, Sintesi del corso di Sociologia criminale

Riassunto dei primo capitolo manuale Sciarrone

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 02/01/2019

letizialomb
letizialomb 🇮🇹

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Mafie vecchie e mafie nuove.
Capitolo 1
Forza e persistenza della mafia nello spazio e nel tempo.
1. Interpretazioni a confronto.
Sono rintracciabili due grandi famiglie di definizioni e interpretazioni della mafia:
1) prospettiva culturalista riduce la mafia alla cultura diffusa dei contesti in cui si è sviluppata.
2) prospettiva organizzativa assimila il fenomeno della delinquenza organizzativa.
- Prospettiva culturalista:
Hess (1984) considera la mafia non una forma di criminalità organizzata, ma una forma di
comportamento rispondente alla specifica subcultura della società locale “conformità assoluta alle
norme dell’omertà”
Franchetti definisce la mafia come “sistema sociale extra legale” osservando che la situazione della
Sicilia non si distingue dalle altre regioni per l’elevato numero di delitti, quanto per un uso diffuso
e spregiudicato dei conflitti e come strumento di ascesa sociale. La posizione di Franchetti assegna
al fenomeno mafioso una sua specificità, distinguendola dalla cultura diffusa.
Un modo di vedere gli aspetti organizzativi tenendo conto degli elementi culturali è quello di
considerare la mafia come un network cioè mafia costituita da un fitto reticolo di relazioni diadiche
che si basano su rapporti di parentela, di amicizia, di clientelismo.
- prospettiva organizzativa
Mafia = fenomeno organizzativo. Già nel secolo scorso diffusione di vere e proprie associazioni
mafiose, alle quali potrebbe essere ricollegata la regola dell’omertà e del silenzio, indispensabile
per garantire la vita stessa dell’associazione.
Caratteristica della prospettiva organizzativa non è quella di negare relazioni con i caratteri
culturali, ma piuttosto ritenere questi come non determinati nella definizione del fenomeno.
Le cosche mafiosi presentano una struttura organizzativa, che si sviluppa sia verso l’interno
(apparentemente semplice) sia verso l’esterno (relazioni con mondo della politica e istituzioni).
Un esempio di nucleo organizzativo può essere la famiglia, che da alla cosca la sua singolare
solidità nei confronti dell’esterno.
Rifiutare l’approccio culturalista significa non assumerli come punto di partenza e come
espressione dell’essenza di una società, cercano invece di mostrare in che modo questi fattori
vengono prodotti e riprodotti, concretizzandoli nelle azioni degli individui.
Il fenomeno mafioso non può essere riprodotto come fenomeno omogeneo, ma piuttosto si presenta
molto differenziato a seconda dei diversi contesti spaziali e temporali in luoghi e tempi diversi i
gruppi mafiosi adottano specifici modelli di azione e di organizzazione.
Definizione di mafia: la mafia è un fenomeno multidimensionale e ciascuna delle caratteristiche
indicate nelle diverse prospettive analitiche può avere una sua rilevanza teorica ed empirica,
giocando un qualche ruolo nella sua definizione. Con ciò non si propende per una definizione
eclettica di mafia, poiché si cadrebbe nell’errore opposto. È possibile ritenere la mafia come un
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Mafie vecchie e mafie nuove.

Capitolo 1

Forza e persistenza della mafia nello spazio e nel tempo.

  1. Interpretazioni a confronto.

Sono rintracciabili due grandi famiglie di definizioni e interpretazioni della mafia:

  1. prospettiva culturalista riduce la mafia alla cultura diffusa dei contesti in cui si è sviluppata.

  2. prospettiva organizzativa assimila il fenomeno della delinquenza organizzativa.

  • Prospettiva culturalista :

Hess (1984) considera la mafia non una forma di criminalità organizzata, ma una forma di comportamento rispondente alla specifica subcultura della società locale “conformità assoluta alle norme dell’omertà”

Franchetti definisce la mafia come “sistema sociale extra legale” osservando che la situazione della Sicilia non si distingue dalle altre regioni per l’elevato numero di delitti, quanto per un uso diffuso e spregiudicato dei conflitti e come strumento di ascesa sociale. La posizione di Franchetti assegna al fenomeno mafioso una sua specificità, distinguendola dalla cultura diffusa.

Un modo di vedere gli aspetti organizzativi tenendo conto degli elementi culturali è quello di considerare la mafia come un network cioè mafia costituita da un fitto reticolo di relazioni diadiche che si basano su rapporti di parentela, di amicizia, di clientelismo.

  • prospettiva organizzativa

Mafia = fenomeno organizzativo. Già nel secolo scorso diffusione di vere e proprie associazioni mafiose, alle quali potrebbe essere ricollegata la regola dell’omertà e del silenzio, indispensabile per garantire la vita stessa dell’associazione.

Caratteristica della prospettiva organizzativa non è quella di negare relazioni con i caratteri culturali, ma piuttosto ritenere questi come non determinati nella definizione del fenomeno.

Le cosche mafiosi presentano una struttura organizzativa, che si sviluppa sia verso l’interno (apparentemente semplice) sia verso l’esterno (relazioni con mondo della politica e istituzioni).

Un esempio di nucleo organizzativo può essere la famiglia, che da alla cosca la sua singolare solidità nei confronti dell’esterno.

Rifiutare l’approccio culturalista significa non assumerli come punto di partenza e come espressione dell’essenza di una società, cercano invece di mostrare in che modo questi fattori vengono prodotti e riprodotti, concretizzandoli nelle azioni degli individui.

Il fenomeno mafioso non può essere riprodotto come fenomeno omogeneo, ma piuttosto si presenta molto differenziato a seconda dei diversi contesti spaziali e temporali in luoghi e tempi diversi i gruppi mafiosi adottano specifici modelli di azione e di organizzazione.

Definizione di mafia : la mafia è un fenomeno multidimensionale e ciascuna delle caratteristiche indicate nelle diverse prospettive analitiche può avere una sua rilevanza teorica ed empirica, giocando un qualche ruolo nella sua definizione. Con ciò non si propende per una definizione eclettica di mafia, poiché si cadrebbe nell’errore opposto. È possibile ritenere la mafia come un

fenomeno multidimensionale sia a livello formale cioè nelle diverse modalità in cui può manifestarsi, sia a livello sostanziale, cioè nelle diverse sfere in cui può concretamente operare.

Concettualizzazione.

A) la mafia considerata un network di organizzazioni criminali la cui attività è finalizzata al conseguimento di: guadagno, sicurezza, reputazione.

B) si manifesta come un fenomeno di società locale radicato in un preciso contesto territoriale, dove si riproduce e si diffonde attraverso l’impiego di capitale sociale disponibile nelle reti di relazioni dei singoli mafiosi.

C) la sua configurazione si può associare alla particolare forma di un’industria della protezione privata.

D) principali mezzi di cui fa uso consistono:

  • nell’esercizio della violenza
  • nella strumentalizzazione di specifici codici culturali tradizionali
  • nella manipolazione delle relazioni sociali e politiche con capacità di procurarsi all’esterno cooperazione di altri attori sociali e di instaurare rapporti di scambio nei circuiti politici e istituzionali.

E) gli individui che ne fanno parte costituiscono una società segreta con precisi vincoli di lealtà e con una definitiva gerarchia di comando.

F) la peculiare formula organizzativa comprende due dimensioni che si combinano tra loro in maniera variabile nel tempo e nello spazio:

  • quella di organizzazione di controllo del territorio da cui derivano potere e agire politico
  • quella di organizzazione dei traffici illeciti che la caratterizza come impresa che opera a cavallo dei mercati illegali e di quelli legali

l’intreccio di tali dimensioni definisce il grado di centralizzazione o di dispersione del network, così come i margini di libertà e autonomia dello spazio di azione delle unità che lo compongono.

G) si mostra adattativa rispetto al mutamento sociale e condiziona in modo rilevante il regolare svolgimento della vita sociale, politica ed economica della comunità globale in cui è insediata.

  1. La mafia come fenomeno di società locale. (B)

Dicotomia mafia nuova – mafia vecchia; mafia tradizionale – mafia moderna.

Fenomeno mafioso investito da un continuo processo di rinnovamento ricambio di uomini sia ai vertici che alla base delle organizzazioni mafiose e periodicamente una mafia “nuova” si sostituisce a quella “vecchia”, attraverso meccanismi di avvicendamento delle cariche e nelle funzioni. Ciò che periodizza la storia della mafia non è certa la nuova o vecchia etica delle cosche, ma lo spazio di mediazione che lo Stato e le élite locali decidono di lasciare loro di volta in volta aperto o chiuso.

La caratteristica originaria della mafia come fenomeno di società locale è confermata dal fatto che tra le attività tipiche dei gruppi mafiosi quella che più li contraddistingue è la protezione- estorsione (organizzato a fini di protezione e imposto a livello locale) è un elemento fondamentale per il funzionamento e la regolazione della signoria territoriale della mafia; un’attività vincolata a un preciso contesto organizzativo ed è sempre legata al livello locale. L’estorsione è la manifestazione

Caratteristica peculiare della mafia il suo rapporto continuativo con il sistema politico; fenomeno di governo extra-legale, che si sviluppa quando il governo locale è abbastanza forte da delegittimare l’ordine tradizionale, ma non fino a porvi un ordino proprio.

Punto centrale è dato dal rapporto Stato e mafia , che può essere sia di conflitto che di cooperazione, ma che comunque non si riduce solo ad una funzione di mediazione, bensì diventa un rapporto simbiotico tra le logiche dell’extra-legale e dell’ordine pubblico e controllo politico.

La mafia ha rivelato la grande capacità di adattamento ai processi di modernizzazione significativo è il caso dell’emigrazione negli Stati Uniti.

Tra i caratteri principali che contraddistinguono la mafia va annoverata la sua diffusione ed espansività questa caratteristica tira fuori di nuovo questioni culturaliste.

Nei territori in cui è radicata si caratterizza una sorta di istituzione totale cerca di annientare la personalità individuale e tende a condizionare e a modellare a sua immagine la sfera affettiva dei propri aderenti. Essa non ha una predilezione per la sfera privata degli individui, segue piuttosto una logica estremamente pragmatica: poiché la sua forza consiste nella capacità di controllare il territorio.

A furia di insistere sul codice dell’omertà, considerato a volte comportamento estendibile a tutta la popolazione meridionale, si è taciuto su un fatto banale ma rilevante; nelle zone di mafia le persone non parlano , non perché si attengono ad una regola di silenzio, ma perché provano un sentimento di paura, che poco ha a che fare con la condivisione di atteggiamenti mafiosi e si trova a seconda delle circostanze storiche.

La paura nei confronti della mafia, è una paura socializzata che lascia poco spazio alla formazione della “voice”. Tra sostegno diffuso e opposizione, c’è una terza alternativa l’assenza o accettazione pragmatica accanto alla lealtà, defezione e pretesa, esiste anche l’alternativa del “silenzio” quando la defezione è impossibile o ha dei costi troppo elevati.

Per le scarse possibilità di voice nelle aree a forte concentrazione mafiosa, gli operatori economici preferiscono l’ exit unico modo per sottrarsi alle imposizioni dei mafiosi sia quello di trasferire altrove la propria attività economica; al di là della fuga, per molti imprenditori le uniche alternative sono il silenzio, ossia la subordinazione alla mafia, oppure un rapporto di collusione. Soltanto di recente, grazie ad una efficace reazione dei civili assecondata da un buon lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, si è fatta strada l’alternativa della resistenza e della ribellione. Sono infatti sempre più numerosi gli imprenditori che denunciano i mafiosi.

  1. Fiducia e protezione privata. (C)

Nelle zone in cui la sua presenza è consolidata, la mafia è in grado non solo di controllare, ma anche di modellare l’ambiente in cui si trova e del quale costituisce ormai un elemento strutturale.

I mafiosi hanno interesse a mantenere basso il livello della fiducia generalizzata , di tipo impersonale, così di conseguenza aumenta la domanda di fiducia personalizzata che essi sono in grado di offrire e garantire. Problema principale non è la bassa quantità di fiducia presente, bensì la sua distribuzione all’interno della comunità: la fiducia oltre a caratterizzarsi come bene posizionale, tende ad assumere un carattere fortemente affettivo e personalizzato.

Zone mafiose imparzialità delle istituzioni statali, anonimato e impersonalità delle relazioni di mercato non riescono ad affermarsi, non perché vi sia un basso livello di fiducia in generale, ma perché la fiducia è concentrata in modo eccessivo all’interno dei gruppi ristretti ed è allocata nelle mani sbagliate.

Gambetta L’attività specifica dei mafiosi consiste nel produrre e vendere un tipo particolare di bene, in qualità di sostituto della fiducia, indispensabile per ridurre l’incertezza che caratterizza gran parte delle transazioni economiche e per garantire che ognuna delle parti rispetti i propri obblighi e impegni nei confronti dell’altra: la protezione privata che le imprese mafiose offrono in concorrenza e in conflitto con lo Stato. Gli stessi clienti della mafia sanno comunque che farsi proteggere da essa più che un bene, è spesso solo il male minore.

Il mafioso si specializza nell’offerta di protezione e cerca di mantenere alta la domanda di questa merce, introducendo nel mercato delle dosi calcolate di sfiducia. Infatti, si dedica più che all’offerta di fiducia, allo sfruttamento frammentario e approssimativamente organizzato di una sfiducia che egli stesso alimenta. Esempio cosa nostra: in tale prospettiva è marchio commerciale che garantisce la credibilità e la reputazione dell’industria della protezione privata.

Catanzaro secondo lui attraverso l’offerta di protezione i mafiosi impongono una regolazione violenta del mercato, cui non fugge nessuna forma di transazione economica.

Essi offrono le loro garanzie sia nelle transazioni legali che in quelle illegali e si servono in tal modo della violenza (reale o potenziale) con la costituzione di veri e propri apparati militari, attraverso il quale detengono monopoli, prevalentemente territoriali, della fiducia.

Differenza tra un autore e l’altro il primo ritiene che sia la domanda di protezione a creare l’offerta, mentre il secondo sostiene la tesi opposta.

Catanzaro connota all’attività dei mafiosi la definizione di protezione-estorsione l’offerta per lui prevale sulla domanda poiché la protezione si basa essenzialmente sull’uso della violenza, per cui essa non è solo connessa alla reputazione, ma anche alla posizione e al fatto che si detiene il controllo di un territorio. Violenza e protezione quindi sono strettamente connesse.

Il problema però non è evidenziare un eccezionale deficit di fiducia nelle regioni meridionali, quanto comprendere in che modo, date certe condizioni, la mafia sia divenuta in determinati contesti un meccanismo di regolazione economico-sociale o fenomeno di ordino locale.

Diversi autori filo rosso di essi può essere rintracciato nel fatto che le loro analisi tendono ad articolarsi in una prospettiva di political-economy , vale a dire focalizzarsi sulla regolazione e il funzionamento dell’economia in riferimento alla politica e alle istituzioni. In alcuni contesti, date circostanze storiche, la regolazione mafiosa delle relazioni economiche e sociali è divenuta saliente.

  1. Le connessioni con la politica e l’economia.

I mafiosi fondano il loro potere su base territoriale. Ogni cosca ha una propria zona di pertinenza, sulla quale esercita un dominio esclusivo e monopolistico. Se altri vogliono esercitare attività in quella zona, devono chiedere il permesso. Le guerre di mafia nascono spesso per problemi di territorialità obbiettivo dei mafiosi è quello di conseguire posizioni di monopolio sul mercato; e per conseguirle si richiede l’esistenza di un’organizzazione rivolta a questo fine.

La persistenza della mafia dipende in gran parte, dalla peculiare combinazione tra controllo del territorio e attività svolte a fini di lucro. Si tratta di un soggetto capace di azione politica i mafiosi sono dotati di potere sociale inteso come potere coattivo e dunque politico: in quanto tale ha carattere territoriale, ovvero si esercita in uno spazio delimitato.

Nell’ottica weberiana la mafia si caratteristiche come vero gruppo politico : ovvero con un sistema di regole e di norme, con un apparato in grado di farle rispettare, una dimensione territoriale e la coercizione fisica.

quest’ultimo con lo stesso reticolo interno i mafiosi che si posizionano nei punti in cui intersecano più relazioni di natura diversa costituiscono i nodi più importanti di una rete, ovvero detengono più potere nei confronti di altri mafiosi.

Reticolo personale di un mafioso, formato da tre fili:

  • verso il basso la criminalità
  • verso i suoi pari gli altri leader della mafia
  • verso l’alto gli uomini eminenti che lo proteggono e che egli protegge

Problema di ordine diverso è quello della territorialità di più gruppi criminali compresenti nella stessa area; in questo caso si instaura un rigido controllo del territorio di un gruppo sugli altri, oppure si stabiliscono rapporti di vario tipo:

  • collusivi
  • concorrenziali
  • conflittuali

Le imprese criminali viste nella loro complessità, danno origine a un’articolazione di network legami delle imprese non sono stabili e duraturi, ma piuttosto fluidi e instabili.

Le attività svolte sui mercati illegali , richiedono un grado elevato di occultamento imprese criminali devono essere caratterizzate da un elevato livello di mobilità e flessibilità.

Caratteristiche di questi mercati segretezza dei prodotti, divisione del lavoro per nascondersi (opposto al mercato legale che lo utilizza per espandersi).

Importante mafia tende a svolgere la propria attività economica contemporaneamente nei mercati legali e in quelli illegali; spesso le attività pulite fungono da copertura a quelle illegali.

I mafiosi presentano scarse capacità imprenditoriali e sopportano degli extra costi che riducono il profitto infatti la produttività di un’attività legale per un mafioso non è mai elevata.

Un lato oscuro delle organizzazioni mafiose, resta il rapporto con quelli che possono essere definiti i “professionisti della mafia” le attività economiche in cui risultano coinvolti i mafiosi dovrebbero comportare la presenza di grandi professionisti in qualità di consulenti e di intermediari finanziari.

  1. Una forma sui generis di criminalità organizzata. (E)

Mafia = società segreta segreto vincola chi entra a farvi parte e identifica chi è dentro e chi è al di fuori dell’organizzazione.

Segretezza funzione di protezione + dare immagine di potenza

Mafie italiane, a differenza di altre organizzazioni mafiose, è prevalente l’obbiettivo del potere rispetto a quello dell’accumulazione della ricchezza. Prevalente l’aspetto della società segreta a scapito della dimensione “impresa”, ossia il “fine politico” (l’esercizio del potere sulla società) rispetto a quello economico (l’arricchimento).

Rito d’iniziazione importanti funzioni simboliche: costituisce un confine e sottolinea il passaggio di chi entra a far parte dell’organizzazione, delimitandone l’apparenza. Come ogni confine, divide e unisce al tempo stesso crea barriere ma anche legami. Unisce i mafiosi tra loro e sottolinea la differenza tra essi e gli altri.

I gruppi mafiosi sembrano aver assunto come modello organizzativo quello della famiglia.

Vincoli di parentela utilizzati per rafforzare il potere della cosca, a volte anche mettendo in atto strategie matrimoniali, più spesso creando legami artificiali di parentela.

Il grado di ritualità e formalità di un’associazione tende generalmente ad aumentare al diminuire della rilevanza dei rapporti familiari possibile ipotizzare che la ritualità è stata introdotta in associazioni mafiose quando queste si sono allargate al di là di rapporti fondati principalmente sulla parentela; in questo senso quando non si fonda su rapporti di parentela o altri rapporti di ascrizione, è necessario rendere il vincolo solenne in altri modi, per evitare uscite troppo facili.

La famiglia, dunque, è di nuovo un valore strumentalizzato dai mafiosi: essi si presentano come suoi strenui difensori, solo perché ciò è funzionale alle loro strategie, tanto che non hanno alcuna esitazione a sacrificare i legami di sangue per rafforzare quelli della famiglia in quanto organizzazione.

Mafia metafora organistica: inappropriata perché essa è ben lontana da quello di un organismo dotato di unità e coerenza interna. Sembra più promettente l’immagine dell’organizzazione come contratto sociale ; secondo questa concezione le organizzazioni non hanno di per sé scopi. In tale prospettiva, l’organizzazione non è altro che un contesto d’azione in cui si intrecciano e si gestiscono rapporti di cooperazione, di scambio e di conflitto tra attori aventi interessi divergenti.

All’interno di un’organizzazione gli attori competono tra loro perseguendo diversi scopi. Tale concezione non conduce alla dissoluzione dell’organizzazione, poiché gli scopi dei singoli sono interdipendenti e si instaura tra essi una qualche forma di cooperazione inoltre tutti gli attori hanno interesse alla sopravvivenza dell’organizzazione, condizione minima perché i giocatori possano continuare a giocare.

Mafia anarchia organizzata

  • Se le cose stanno così, allora qual è il ruolo degli scopi organizzativi, ovvero della ragione sociale dell’organizzazione?

Risposta più plausibile quella che assegna agli scopi ufficiali una funzione di ordine simbolico.

Funzione è rivolta sia verso l’interno che verso l’esterno dell’organizzazione.

Nel primo caso assicura lealtà dei membri e la loro identificazione nei fini manifesti dell’organizzazione.

Nel secondo gli scopi ufficiali permettono invece di rivendicare il controllo su un territorio (domain) o spazio vitale esterno, a fronte di altre organizzazioni, potenziali rivali o concorrenti.

Se per qualsiasi tipo di organizzazione il controllo del domain è fondamentale, lo è in modo peculiare per un tipo di organizzazione come quella mafiosa che ha assolutamente bisogno per la sua sopravvivenza di instaurare forme di controllo più o meno pervasive del suo spazio vitale esterno.

Le organizzazioni seguono strategie che mirano a ridurre la loro dipendenza dall’ambiente attraverso la costituzione di alleanze e accordi che valicano i loro confini, così da pervenire alla costruzione di un ambiente negoziato.

Successo del modello organizzativo mafioso grazie a:

  • capacità di adattarsi all’ambiente in cui opera

forme di criminalità o illegabilità e può definirsi come una struttura criminale e deliquenziale dotata di una particolare caratura politica, della capacità di radicarsi in un territorio, di disporre di ingenti risorse economiche, di esercitare forme di controllo su segmenti crescenti della società locale- nazionale, imponendole con l’utilizzazione di un apparato militare, ma anche con un certo grado di consenso sociale.

  1. Il capitale sociale della mafia

Coleman insieme di risorse di cui dispone un individuo sulla base della sua collocazione in reti di relazioni sociali.

Esso può favorire la cooperazione tra individui , focalizzarsi sul suo ruolo vuol dire riconoscere che la propensione e la capacità a cooperare espressa dai membri di una data società influenzano in modo significativo i caratteri dello sviluppo economico e politico perseguibili da quella stessa società. La fiducia può costituire una condizione necessaria per l’insorgenza della cooperazione.

Putnam approccio del capitale sociale allo sviluppo del territoriale rischi di deriva culturalista un tipo di spiegazione unidirezionale. Putnam analisi del Sud d’Italia osserva che una delle principali del mancato sviluppo è da rivenire in una carenza di senso civico, richiamando il capitale sociale di Coleman.

Tale concetto è declinato su deriva culturalista , all’interno di una prospettiva unidimensionale e di una visione dicotomica del rapporto tradizione-modernità circolo vizioso: maggiore senso civico porta a maggiore sviluppo socio-economico (?)

Putnam finisce per applicare il concetto di capitale sociale al tema dello sviluppo. Tale applicazione non sembra convincente. In più attribuisce al CS una dimensione che lo colloca direttamente a livello della società nel suo complesso.

Coleman tipo di capitale sociale è una risorsa per individui in specifici tessuti di relazioni: attiene alla sfera dell’interazione piuttosto che a quella della società.

Il capitale sociale a livello individuale favorisce alcuni tipi di azione, ma ne impedisce altri si potrebbe quindi sostenere che a livello comunitario una particolare combinazione di CS favorisca un certo tipo di agire cooperativo e ne ostacoli un altro tipo. Di conseguenza, in una data società locale le risorse di CS di cui dispongono gli attori possono anche ostacolare l’agire cooperativo in una direzione di sviluppo questo potrebbe essere il caso della mafia.

Coleman network di relazioni all’interno di una stessa società, può vincolare lo sviluppo economico.

Mutti un’elevata cooperazione e un CS denso possono generare innovazione, sviluppo politico ed economico, ma anche conformismo, conservatorismo, o corruzione e illegalità.

In definitiva non il CS, ma un certo tipo di CS può essere attivo in un certo tipo di sviluppo.

Lo sviluppo del capitale sociale dipende da alcune proprietà della struttura sociale, quali la chiusura delle reti, la continuità e la molteplicità.

La presenza di questi tipi di strutture sociali risulta evidente se si prende in considerazione il caso della mafia. I mafiosi tendono infatti a intrecciare reticoli sociali a elevata densità e a manipolare per i propri scopi reti di relazioni diversamente finalizzate. Essi riescono così a creare e ad accumulare CS.

Quindi essi presentano una elevata dotazione di CS che traggono dalle relazioni instaurate con altri attori. La forza della mafia è conseguenza anche della sua capacità di networking. Lo stesso Coleman associa la disponibilità di CS al potere che un soggetto è in grado di esercitare all’interno della rete sociale.

Mafiosi imprenditori della violenza e della protezione + ciò è dovuto in virtù del CS di cui dispongono.

Struttura organizzativa presenza di una dualità : una tendenza interna (gli affiliati al gruppo mafioso, avviene in un territorio circoscritto) e una tendenza alla fluidità esterna (relativa alle reti di alleanze e di contatti di mafiosi con altri, può manifestarsi in luoghi dispersi)

I mafiosi tendono a stabilire legami forti all’interno del gruppo comune appartenenza, contenuto di carattere affettivo e un grado elevato di stabilità. Legami deboli all’esterno del gruppo legami di carattere strumentale, tendenzialmente neutri dal punto di vista affettivo, meno stabili.

Non da confondere con la densità della rete che sono invece i legami esistenti in rapporto al numero di legami potenziali tra un insieme di soggetti connessi in un dato reticolo sociale.

Opportuno precisare che nel caso della mafia è meglio chiamare i legami deboli come legami laschi perché debole suggerisce l’idea che la connessione possa facilmente spezzarsi. Lasco invece denota un nodo non stretto, che lascia gioco alle corde che lo compongono o che vi scorrono dentro, ma tale nodo né debole né sul punto di snodarsi.

Le reti dei mafiosi presentano un’alta forza coesiva , non solo dal punto di vista organizzativo interno, ma anche in quello esterno. Questa struttura rende disponibile CS, la cui accumulazione è favorita anche dall’interdipendenza che si stabilisce tra attori.

Una parte rilevante del CS oltre che nell’organizzazione interna ed esterna, vi è sia in un sistema simbolico che materiale, riposa sui legami con le donne della propria famiglia. Questi legami rappresentano la dimensione sommersa del CS della mafia.

Mafiosi capacità di networking, cioè di allacciare relazioni, instaurare scambi, creare vincoli di fiducia, incentivare obblighi o favori reciproci. Essi non sono solo interessati a incorporare nella propria rete un determinato soggetto, ma anche ad accedere ed eventualmente attivare il network in cui a sua volta è inserito quel soggetto.

Si tratta quindi di reti che pur essendo costituite da legami deboli, creano obbligazioni reciproche altamente vincolanti, anche se nel caso dei mafiosi lo scambio è spesso asimmetrico.

Un gruppo mafioso può essere rappresentato come un network costituito sia da legami forti che legami deboli. Il primo caso è più tipico della comunità locale in cui il gruppo mafioso è insediato e su cui esercita il controllo del territorio; il secondo può caratterizzare invece la diffusione in aree non tradizionali, nelle quali prevale il controllo dei traffici illeciti.

La forza della mafia sta proprio nella capacità di tessere legami deboli , la cui densità diventa variabile a seconda delle circostanze. Tendono a porsi spesso come intermediari fra diverse reti di relazioni: le mettono in comunicazione, ma le tengono separate. Non hanno dunque interesse a connettere in modo forte i soggetti, ovvero di estendere sempre più la rete di relazioni esterne. Tendono piuttosto a sfruttare i buchi strutturali delle reti per cui cercheranno di coinvolgere nella rete nuovi soggetti, ovvero di estendere sempre più la rete. Buco strutturale indica l’assenza di relazioni fra cerchie sociali distinte per il mafioso rappresenta l’opportunità imprenditoriale di porsi come intermediario e quindi di controllare il flusso di informazioni e di coordinamento delle azioni fra gli attori che si trovano da una parte e dall’altra del buco.