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Mafie vecchie, mafie nuove- Sciarrone, Appunti di Sociologia criminale

Riassunto completo del manuale

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 06/02/2019

giogima
giogima 🇮🇹

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Mafie vecchie, mafie nuove
radicamento ed espansione
Introduzione alla nuova edizione
L' autore fa riferimento al periodo che va dagli anni 70 agli 80, allontanatosi dalla Sicilia vedeva il
sud come una società arcaica e tradizionale e nella mafia un problema essenzialmente di “cultura” e
“mentalità”. Successivamente si riconcilia con le sue origini.
Fino agli anni 70 le ricerche più importanti erano state realizzate da scienziati sociali stranieri es.
Anton Block.
La ricerca indaga il modo in cui una forte presenza mafiosa può condizionare una società locale ed i
possibili effetti sui processi di sviluppo economico e sull'agire imprenditoriale. Studia i
condizionamenti concreti esercitati dalla mafia in un economia locale, e ne osserva il livello delle
interazioni sociali.
Attenzione alla dimensione relazionale della mafia (es. mafiosi-imprenditori).
Contesto di indagine situato in Calabria, lo studio è una ricerca empirica condotta direttamente sul
campo utilizzando anche lo strumento dell'intervista approfondita. L'indagine si è poi allargata
andando a studiare i processi di espansione territoriale delle mafie.
Il fenomeno mafioso prende forma e viene costruito socialmente attraverso le rappresentazioni
sociali che sono messe pubblicamente in scena. A questa costruzione sociale contribuiscono
giornalisti, politici, magistrati e anche studiosi, i quali veicolano immagini e interpretazioni con
diversi modi di “rendere ragione”(convenzioni, storie, codici).
Molte interpretazioni della mafia hanno alimentato semplificazioni o stereotipi ed anche ostacolato
la predisposizione di strumenti adeguati ed efficaci strategie di contrasto. È stato spesso
sottovalutato il carattere politico della mafia, una struttura criminale orientata alla ricerca e
all'esercizio del potere (offerta di sicurezza fondata sull'uso della violenza che si traduce nella
vendita di protezione privata; attività predatorie; forme di scambio basate sulla reciprocità e sulla
compartecipazione, la funzione di regolazione politica a livello locale).
Ci sono immagini che tendono a rappresentare la mafia attraverso una prospettiva culturalista
(visione interna) ed altre che la inquadrano da una prospettiva organizzativa (visione esterna).
Vi sono diversi modelli che immaginano la mafia come: burocrazia, comunità,sistema, impresa,
rete.
-Mafia come burocrazia: immagine diffusa in ambiente giudiziario, e focalizza l'attenzione sulla
struttura organizzativa interna e sull'esercizio della violenza. Organizzazione chiusa, autosufficiente
a se stessa, con forte coesione interna e rigida struttura gerarchica. (punto di vista interno)
-Mafia come comunità: richiama la matrice culturalista e si concentra sull'esistenza di una cultura
mafiosa in quanto quest'ultima è considerata espressione di codici culturali diffusi nella società più
ampia. Es mentalità mafiosa, per cui i gruppi mafiosi sono visti come scarsamente strutturati dal
punto di vista organizzativo ma tenuti insieme da una forte coesione morale che deriva da valori
tradizionali. (mix visione interna ed esterna).
-Mafia come impresa: l' enfasi è posta sulla ricerca di profitti e sugli affari (traffici illeciti). (ottica
esterna).
-Mafia come sistema: tende a vedere la mafia come un sottoinsieme di un più generale sistema
criminale. È un sistema altamente integrato e interconnesso costituito dall'interazione con poteri
deviati e criminali. Idea di un'unica “super-struttura criminale”. (approccio esterno).
-Mafia come rete: studia gli aspetti processuali del fenomeno mafioso con l' attenzione sui processi
di radicamento, di espansione e di riproduzione. Organizzazione chiusa verso l'interno ma aperta
verso l'esterno. Embedded nel contesto specifico di riferimento. Rilievo alle dinamiche di
cooperazione e reciprocità. La dimensione relazionale viene studiata dalla teoria del capitale sociale
inteso come insieme di risorse disponibili nella rete di relazioni degli individui. →Modello
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Mafie vecchie, mafie nuove

radicamento ed espansione

Introduzione alla nuova edizione

L' autore fa riferimento al periodo che va dagli anni 70 agli 80, allontanatosi dalla Sicilia vedeva il sud come una società arcaica e tradizionale e nella mafia un problema essenzialmente di “cultura” e “mentalità”. Successivamente si riconcilia con le sue origini. Fino agli anni 70 le ricerche più importanti erano state realizzate da scienziati sociali stranieri es. Anton Block. La ricerca indaga il modo in cui una forte presenza mafiosa può condizionare una società locale ed i possibili effetti sui processi di sviluppo economico e sull'agire imprenditoriale. Studia i condizionamenti concreti esercitati dalla mafia in un economia locale, e ne osserva il livello delle interazioni sociali. Attenzione alla dimensione relazionale della mafia (es. mafiosi-imprenditori). Contesto di indagine situato in Calabria, lo studio è una ricerca empirica condotta direttamente sul campo utilizzando anche lo strumento dell'intervista approfondita. L'indagine si è poi allargata andando a studiare i processi di espansione territoriale delle mafie. Il fenomeno mafioso prende forma e viene costruito socialmente attraverso le rappresentazioni sociali che sono messe pubblicamente in scena. A questa costruzione sociale contribuiscono giornalisti, politici, magistrati e anche studiosi, i quali veicolano immagini e interpretazioni con diversi modi di “rendere ragione”(convenzioni, storie, codici). Molte interpretazioni della mafia hanno alimentato semplificazioni o stereotipi ed anche ostacolato la predisposizione di strumenti adeguati ed efficaci strategie di contrasto. È stato spesso sottovalutato il carattere politico della mafia, una struttura criminale orientata alla ricerca e all'esercizio del potere (offerta di sicurezza fondata sull'uso della violenza che si traduce nella vendita di protezione privata; attività predatorie; forme di scambio basate sulla reciprocità e sulla compartecipazione, la funzione di regolazione politica a livello locale). Ci sono immagini che tendono a rappresentare la mafia attraverso una prospettiva culturalista (visione interna) ed altre che la inquadrano da una prospettiva organizzativa (visione esterna). Vi sono diversi modelli che immaginano la mafia come: burocrazia, comunità,sistema, impresa, rete.

- Mafia come burocrazia : immagine diffusa in ambiente giudiziario, e focalizza l'attenzione sulla struttura organizzativa interna e sull'esercizio della violenza. Organizzazione chiusa, autosufficiente a se stessa, con forte coesione interna e rigida struttura gerarchica. (punto di vista interno) -Mafia come comunità : richiama la matrice culturalista e si concentra sull'esistenza di una cultura mafiosa in quanto quest'ultima è considerata espressione di codici culturali diffusi nella società più ampia. Es mentalità mafiosa , per cui i gruppi mafiosi sono visti come scarsamente strutturati dal punto di vista organizzativo ma tenuti insieme da una forte coesione morale che deriva da valori tradizionali. (mix visione interna ed esterna). -Mafia come impresa : l' enfasi è posta sulla ricerca di profitti e sugli affari (traffici illeciti). (ottica esterna). -Mafia come sistema : tende a vedere la mafia come un sottoinsieme di un più generale sistema criminale. È un sistema altamente integrato e interconnesso costituito dall'interazione con poteri deviati e criminali. Idea di un'unica “super-struttura criminale”. (approccio esterno). -Mafia come rete : studia gli aspetti processuali del fenomeno mafioso con l' attenzione sui processi di radicamento, di espansione e di riproduzione. Organizzazione chiusa verso l'interno ma aperta verso l'esterno. Embedded nel contesto specifico di riferimento. Rilievo alle dinamiche di cooperazione e reciprocità. La dimensione relazionale viene studiata dalla teoria del capitale sociale inteso come insieme di risorse disponibili nella rete di relazioni degli individui. →Modello

prevalentemente presente nel libro. (senza relazioni esterne la mafia non sarebbe così pericolosa e persistente) C'è un altro modello che vede nella mafia un gruppo di potere enfatizzandone la posizione di power syndacate. Alcuni vedono nella mafia un sistema totalitario. Le interpretazioni correnti combinano gli aspetti di diversi modelli. Il campo di analisi della mafia presenta una struttura frattale ovvero una struttura circolare a forma di spirale. Nell'ultimo decennio è uno scenario in profonda trasformazione della mafia e dell'antimafia, prendono forma insieme e si modellano a vicenda. Vi è stata una più efficace azione antimafia (da magistratura e forze dell'ordine).L'azione antimafia pare aver avuto un andamento ciclico, con fasi di impegno e fasi di riflusso. Purtroppo le politiche antimafia sono scarsamente efficaci se non collegate alle altre politiche pubbliche. Le iniziative antiracket sono importanti perché possono produrre effetti allargati, possono essere una delle vie con cui tentare di inceppare l' ingranaggio del consenso mafioso. È grazie al controllo del territorio esercitato con l'estorsione-protezione che i mafiosi traggono quelle risorse di base che rendono vantaggioso per soggetti esterni (es. classi dirigenti)instaurare rapporti di collusione. Forza dei mafiosi dipende dalla loro capacità di accumulare e usare capitale sociale. 1982 Legge Rognoni-La Torre Per ostacolare i meccanismi di consenso alla mafia bisogna colpire i nodi di connessione delle reti mafiose, che consentono solidità e chiusura all'interno e flessibilità e apertura all'esterno.

Intermezzo

Genesi e diffusione della mafia in aree non tradizionali sono ricondotte alla metafora del contagio riferendosi ai flussi di immigrati provenienti dalle zone di insediamento storico delle organizzazioni mafiose. Spesso ci sono documenti istituzionali che si richiamano a vicenda ma dai quali non si riesce a capire qual'è la fonte primaria a cui attribuire i dati riportati. → problema della circolarità delle fonti.

Introduzione. Un ricerca sulle risorse della mafia.

Fine '800 un tema dibattuto era se esistesse la mafia o se esistessero soltanto i mafiosi. Come ente esisteva il mafioso e non la mafia, quest'ultima è il complesso in astratto delle qualità che si trovano nel mafioso. 1930 ci sono proteste perché in alcuni tribunali siciliani non vi era distinzione fra mafia e associazione a delinquere per cui la prima si identificava nella seconda. Si pensava che una persona non potesse avere entrambe queste caratteristiche, poiché in Sicilia esiste il mafioso che spontaneamente offre la sua opera ai deboli, ma non esiste mafioso che entra a far parte di un'associazione con l'obbligo di ubbidire ad un capo. C'era chi sosteneva che la mafia non fosse una forma mentis ne un'associazione a delinquere, ma che essa fosse l'organizzarsi di quella parte della popolazione siciliana che non accetta le ragioni dello stato poiché lo sente lontano. La mafia viene vista come pratica di governo in quanto il mafioso si sente il custode della legge ed il garante di una giustizia reale. '900 → mafia in meridione viene vista come un'esagerazione del sentimento del sé, quindi di non tollerare offese e di ripararle a qualunque costo in maniera territoriale senza ricorrere alla giustizia pubblica. → Così la mafia deriverebbe da un atteggiamento diffidente verso lo stato, ereditato dai secoli passati, e dal diffondersi della vendetta privata. Gaetano Mosca afferma la presenza di un “sentimento di mafia” che consiste nel ritenere vigliacco chi ricorre alla giustizia ufficiale per riparare i torti subiti. Con il termine mafia, Mosca intende anche l'insieme di associazioni con scopi criminali. (2fenomeni sociali distinti ma collegati). Rapporto del 1898 inviato dal questore di Palermo al prefetto in cui scrive che in quasi tutti i comuni della provincia esistono da lungo tempo associazioni di malfattori, connesse da relazioni di dipendenza ed affiliazione. Nel 1925 l'attività mafiosa rivestiva qualunque ramo ed era costituita da

mafiose in aree non tradizionali, approvata nell'undicesima legislatura, individua le “cause” della diffusione della mafia:

  • l'utilizzo dell'istituto del soggiorno obbligato
  • la fuga dalle zone di origine di soggetti mafiosi per sfuggire alle vendette dei gruppi rivali o per evitare rigidi controlli delle autorità
  • i movimenti migratori dal sud al centro-nord
  • l'appetibilità delle zone di destinazione
  • la scarsa attenzione, la sottovalutazione e la mancanza di misure adeguate per contrastare questo fenomeno
  • Secondo la Commissione antimafia ha contribuito anche lo sviluppo di associazioni criminali locali ispirate al modello mafioso. →le mafie italiane rappresentano un modello vincente.
  • Per Falcone vi è anche la mancanza di consapevolezza del fatto che si tratti di un fenomeno nazionale. La ricerca mostra come sia nelle aree tradizionali che in quelle di nuova espansione sono importanti le relazioni di cooperazione che i mafiosi riescono a intrattenere con soggetti esterni. → grande capacità nell'adattarsi alle società locali.

1) Forza e persistenza della mafia nello spazio e nel tempo

Ci sono 2 famiglie di interpretazione della mafia:

  • culturalista (che estremizzata riduce la mafia alla cultura diffusa nei contesti in cui si è sviluppata). Hess (1984) considera la mafia non una forma di criminalità organizzata, ma una forma di comportamento proprio della specifica subcultura della società locale, che si traduce nell'assoluta conformità alle norme dell'omertà. 1876 Franchetti definisce la mafia come “sistema sociale extra legale” osservando che la situazione della Sicilia si distingue dalle altre regioni per l'uso diffuso della violenza, accettato a livello sociale come mezzo di risoluzione di conflitti e come strumento di ascesa sociale. Però riducendo la mafia ad un dato culturale non si riesce a cogliere la sua dimensione organizzativa. Un modo di vedere gli aspetti organizzativi tenendo conto di quelli culturali è quello di considerare la mafia come network→ relazioni diadiche che si basano su rapporti di parentela, di amicizia e di clientelismo.
  • organizzativa (nelle tesi più radicali assimila il fenomeno alla delinquenza organizzata). Vede la mafia come un fenomeno organizzato (con gerarchie e statuti più o meno scritti e rigidi). Le cosche mafiose hanno una struttura organizzativa che si sviluppa sia verso l'interno che verso l'esterno. L' organizzazione interna è semplice ma diventa complessa se si guardano i rapporti con le altre cosche e le relazioni esterne (es con politica o imprenditoria). La famiglia può essere il nucleo normativo e organizzativo che da solidità nei confronti dell'esterno. La relazione della Commissione antimafia del 1993 descrive la mafia come un'organizzazione formale, dotata di regole e capi, di un esercito armato e di potenti circuiti finanziari. Accanto a Cosa Nostra ci sono altre organizzazioni mafiose indipendenti, che agiscono a livello locale. Anche all'interno di Cosa Nostra le singole famiglie hanno una relativa autonomia. Il fenomeno mafioso non ha un modello omogeneo ma molto differenziato a seconda dei contesti spaziali e temporali, in base a questi fattori infatti adottano specifici modelli di azione e organizzazione. Tenendo conto delle diverse prospettive di analisi si può definire la mafia come un fenomeno multidimensionale sia a livello formale (nelle diverse modalità in cui può manifestarsi) sia a livello sostanziale (nelle sfere in cui può operare). La mafia quindi:
  • può essere considerata un network di organizzazioni criminali, la cui attività è finalizzata al guadagno, alla sicurezza e alla reputazione
  • è un fenomeno di società locale, radicato tradizionalmente in un preciso contesto territoriale dal quale si diffonde attraverso il capitale sociale disponibile nelle reti di relazioni dei singoli mafiosi.
  • Si può associare ad un'industria della protezione privata
  • i mezzi utilizzati consistono nell'esercizio della violenza, nella strumentalizzazione di specifici codici culturali tradizionali e nella manipolazione delle relazioni sociali e politiche con la capacita di ottenere cooperazione di altri attori sociali e di instaurare rapporti di scambio nei circuiti politici e istituzionali
  • chi ne fa parte costituisce una società segreta con vincoli di lealtà e con una definita gerarchia di comando
  • vi sono 2 dimensioni: quella di organizzazione di controllo del territorio (potere e agire politico) e quella di organizzazione dei traffici illeciti (impresa che opera a cavallo dei mercati illegali e legali)
  • è adattiva rispetto al mutamento sociale e condiziona il regolare svolgimento della vita sociale, politica ed economica della comunità locale in cui è insediata. Il fenomeno mafioso è investito da un continuo processo di rinnovamento, da sempre si assiste ad un ricambio di uomini e ad una mafia “nuova” che sostituisce quella “vecchia”. Il fenomeno mafioso si è manifestato in aree di relativo sviluppo economico, come la Piana di Gioia Tauro o la Conca d'oro (Palermo) caratterizzate da un'agricoltura intensiva di esportazione. →la mafia non va quindi riconnessa alla povertà o all'arretratezza poiché si insidia dove ci sono possibilità di sviluppo in cui poi si afferma come risposta ad esigenze di regolazione politica, economica e sociale. La mafia come fenomeno di società locale è confermata dalla sua attività tipica ovvero quella della protezione-estorsione. L'affermarsi del sistema di estorsione è fondamentale per il funzionamento della signoria territoriale della mafia, l'estorsione è sempre legata al livello locale.→ carattere territoriale del potere politico. I reticoli dei singoli mafiosi sono poco estesi ma molto densi, però la sua diffusione in aree non tradizionali ha prodotto una maggiore estensione e diversificazione. Il successo del mafioso nel nuovo contesto dipende dalla capacità di creare a livello locale molte interconnessioni e di raggiungere attori diversi. Si sta verificando una globalizzazione dell'economia criminale per cui si instaurano interdipendenze orizzontali (interscambi frequenti) e verticali (stratificazioni gerarchiche) fra organizzazioni nazionali e internazionali. 2 prospettive evolutive del fenomeno mafioso plausibili: gangsterismo (nazionale) o alta finanziarizzazione criminale (internazionale). La deterritorializzazione del crimine organizzato permette di inserirsi nei grandi flussi finanziari, tuttavia non comporta l'allontanamento dei suoi rapporti con il territorio. La possibilità di usare la violenza rappresenta la precondizione per l'accesso alle risorse, ma è il potere territoriale, i cui segni sono il controllo degli appalti e il racket delle estorsioni, che costituisce la vera risorsa dei gruppi mafiosi. Alcune volte può esistere anche solo il controllo di un determinato settore economico. Nelle zone di insediamento tradizionale, gli obiettivi politici, quindi la ricerca del potere, si traduce in controllo del territorio; invece nelle aree non tradizionali prevale l'accumulazione di ricchezza rispetto alla ricerca del potere (spesso i nuovi insediamenti si creano dai canali dei traffici illeciti). Caratteristiche della mafia: ►Capacità di combinare valori nuovi con quelli tradizionali con un processo di ibridazione sociale, cosi i mafiosi cercano di resistere ai mutamenti sociali ma quando questi sono inevitabili cercano di sfruttarli per i propri fini. ►Presenza di un uso diffuso della violenza extra-legale. Ciò che rende la violenza tratto distintivo della mafia è il suo rapporto continuativo con il sistema politico. → fenomeno di governo extra- legale vicario (governo locale delegittima l'ordine tradizionale ma non impone ordine proprio). Si stabilisce rapporto fra mafia e Stato che può essere sia di conflitto che di cooperazione, diventando un rapporto simbiotico tra le logiche dell'ordine extra-legale e quelle dell'ordine pubblico e del controllo politico. ►Capacità di adattamento ai processi di modernizzazione

fenomeni di criminalità economica, di lobbying illecito e di corruzione politico-amministrativa di grandi proporzioni. →Il settore di attività privilegiato è quello delle opere pubbliche (anche rispetto al traffico di stupefacenti). Per il funzionamento dei mercati illeciti sono importanti le relazioni di solidarietà che permettono costi delle transazioni relativamente bassi e incoraggiano la lealtà dei membri che ne fanno parte →ampi reticoli di rapporti primari. →Tentativo dei mafiosi di colonizzare nuovi territori →l'attività economica illecita supera i confini della società locale sviluppandosi lungo direttrici nazionali e sovranazionali. →L' espansione a livello internazionale dei traffici illeciti è il prodotto di singole decisioni di investimento di soggetti e gruppi criminali che si associano, di volta in volta, secondo moduli variabili. La rete organizzativa, che collega tra loro i mafiosi, si estende dal singolo mafioso verso l'esterno connettendo ambienti diversi. Coloro che si posizionano nei punti in cui si intersecano relazioni di natura diversa costituiscono i nodi più importanti di una rete (hanno più potere). → Dal reticolo personale di un mafioso si dipanano 3 fili: verso il basso (criminalità), verso i suoi pari (altri leader) e verso l'alto (gli uomini che lo proteggono e che lui protegge). →Nei casi in cui vi siano più gruppi criminali compresenti nella stessa area, o si instaura un rigido controllo del territorio di un gruppo sugli altri o si stabiliscono rapporti collusivi, concorrenziali o conflittuali. →Le imprese criminali costituiscono dei network. I legami fra le imprese sono fluidi e instabili (ci può essere competizione all'interno o competizione con altri network). Le attività nei mercati illegali essendo vietate per legge devono essere occultate, motivo per cui le imprese criminali hanno un alto livello di mobilità e flessibilità. Inoltre una parte rilevante dei profitti ricavati da attività illecite serve a coprire le spese di gestione della struttura organizzativa, mentre un'altra parte viene reinvestita nello stesso settore illegale. Spesso le attività legali fungono da copertura allo operazioni condotte nella sfera illegale. Nella sfera legale dell'economia vengono privilegiati i tradizionali investimenti nell' agricoltura e nell' edilizia e nei settori protetti cioè legati a forme di regolazione pubblica dell'economia. Le attività nei mercati legali forniscono occasioni di reddito alla popolazione ottenendo in cambio il loro consenso. →Mafiosi hanno scarse capacità tecniche e imprenditoriali, per questo sono costretti ad avvalersi di competenze professionali specifiche, correndo il rischio che la gestione dei loro capitali venga monopolizzata dai professionisti a cui si rivolgono (poi ricorso alla violenza). La mafia è una società segreta: il segreto vincola chi entra a farvi parte e identifica chi è dentro e chi è al di fuori dell'organizzazione. La segretezza infatti svolge una funzione di protezione nei confronti dell'esterno e dà un'immagine di potenza agli appartenenti e a chi non vi appartiene. →A differenza delle altre organizzazioni criminali, le mafie italiane hanno l' obiettivo del potere , rispetto a quello dell'accumulazione della ricchezza. Predomina l'aspetto di “società segreta” rispetto a quello di “impresa”, ovvero il fine politico(esercizio di potere sulla società) rispetto a quello economico. →Per accedervi c'è un rito di iniziazione che assolve importanti funzioni simboliche: unisce i mafiosi tra loro e sottolinea la differenza tra essi e gli altri(uomini qualsiasi). Il modello organizzativo assunto è quello della famiglia → I vincoli di parentela sono utilizzati per rafforzare il potere della cosca. Però l'organizzazione mafiosa non coincide con il clan familiare. →Il grado di ritualità e formalità di un'associazione aumenta al diminuire della rilevanza dei rapporti familiari. (Rendono il vincolo più solenne). →Dove i legami familiari sono più forti (es 'Ndrangheta) le possibilità di exit sono ridotte e sono più alti i vincoli per chi intende pentirsi, poiché questo atto implica accusare i propri familiari. Metà anni '70 dopo la testimonianza del pentito Calderone viene creata una Commissione regionale

(in Sicilia) per impedire la concentrazione eccessiva di potere nelle famiglie di sangue. La famiglia diventa un valore strumentalizzato dai mafiosi, che si presentano come suoi difensori, in quanto è funzionale alle loro strategie. (sacrificano legami di sangue per rafforzare quelli della società segreta). Modello di scopo → secondo il quale si assume che l'organizzazione è un attore dotato di propri scopi. Non è così in quanto si allontana dall'idea di un organismo unito e coeso internamente. →È più efficace l'immagine dell'organizzazione come contratto sociale , secondo cui lo scopo è dato dalla soddisfazione dei differenti interessi individuali. All'interno della stessa organizzazione i vari attori possono avere interessi personali, alcune volte anche in conflitto tra loro. La competizione non conduce alla dissoluzione dell'organizzazione poiché gli scopi dei singoli sono interdipendenti e si instaura fra essi qualche forma di cooperazione. Inoltre tutti gli attori hanno interesse alla sopravvivenza dell'organizzazione. Si può parlare di mafia come di anarchia organizzata → contesti caratterizzati da una forte ambiguità delle preferenze, da una scarsa possibilità di valutare la trasformazione degli input in output, da una debole strutturazione dei processi decisionali. Sono quindi organizzazioni con alto livello di disordine e di sistemi a legame debole. Gli scopi organizzativi hanno una funzione di ordine simbolico, poiché internamente assicura lealtà dei membri e nell'ambiente esterno permettono di rivendicare il controllo su un territorio. Le organizzazioni fanno alleanze e accordi che valicano i confini così da costruire un ambiente negoziato. Organizzativamente i gruppi di 'Ndrangheta sono più coesi e compatti rispetto a quelli di Cosa Nostra (che è più potente ma frazionata internamente).In Cosa nostra il potere è più diffuso, invece la 'Ndrangheta ha un potere più centralizzato e lascia meno spazio alla divisione interna. Cosa nostra si struttura come un' organizzazione rete mentre la 'Ndrangheta è una rete di organizzazioni. →Hanno maggiore diffusione le organizzazioni criminali che hanno al loro interno un modulo organizzativo più flessibile e meno verticistico, dove i componenti hanno maggiore libertà di azione. La 'Ndrangheta ha un livello di adattabilità maggiore rispetto a Cosa nostra, infatti la prima ha una struttura più flessibile, meno centralizzata e verticistica. Il suo modello è di tipo orizzontale a livello interorganizzativo (=rapporti fra le diverse cosche) mentre è di tipo verticale a livello intraorganizzativo (=struttura interna della singola cosca). La maggiore autonomia delle famiglie consente quindi una maggiore libertà di azione ed il peso dei legami familiari è una risorsa poiché vi è una maggiore lealtà dei membri (legami primari). →Block distingue la mafia in power syndicate= organizzazione di controllo del territorio e in enterprise syndicate= organizzazione dei traffici illeciti. → Sono in rapporto di reciproca funzionalità, intrecciate e sovrapposte. La mafia nell'organizzazione del controllo del territorio è organizzata in termini centralistici e ritualizzati, mentre come organizzazione dei traffici illeciti tende ad essere più fluida e flessibile sotto il profilo organizzativo. →La mafia è una particolare forma di criminalità organizzata in quanto svolge su un determinato territorio funzioni di sovranità tipiche dello Stato. (radicata in un territorio, dispone di risorse economiche ed esercita forme di controllo imponendole con un apparato militare). Coleman teorizza che il capitale sociale è l'insieme della risorse di cui dispone un individuo sulla base della sua collocazione in reti di relazioni sociali. Alcune relazioni sociali che costituiscono capitale sociale per alcune attività produttive possono essere di impedimento per altre, o anche ostacolare l'agire cooperativo in una direzione di sviluppo. Mutti→ un'elevata cooperazione e un capitale sociale denso possono generare innovazione, sviluppo politico ed economico, ma anche conformismo, conservatorismo o corruzione. →Il capitale sociale non appartiene in modo esclusivo a nessuna delle persone che ne traggono

“effetto di disposizione” poiché dipendono dalle disposizioni mentali e affettive per entrare in interazione con l'altro. → i mafiosi inducono gli imprenditori ad essere cooperativi →mutua dipendenza e squilibrio fra gli attori. Potere e cooperazione non sono in contraddizione, perchè si instaurano meccanismi di potere che sanciscono l'obbligo a cooperare. Per alcuni operatori economici la mafia costituisce un vincolo, per altri un'opportunità. La struttura produttiva della Piana ha tratti di marginalità e dipendenza, con prevalenza nella piccola impresa che opera nei settori tradizionali a bassa tecnologia e con forti vincoli localizzativi. Principali attività sono edilizia e industria alimentare (agrumi e raffinazione dell'olio d'oliva). Le iniziative imprenditoriale si concentrano nei settori sostenuti dall'intervento pubblico. → area a bassa industrializzazione. Investimenti pubblici per il 5 centro siderurgico, progetto abbandonato. A metà anni 80 progetto per centrale termoelettrica a carbone, che però è stato bloccato dalla magistratura per accordi collusivi fra appaltante (Enel) e imprese (mafiose) che avevano ottenuto subappalti. 1990 viene sequestrato il cantiere ma successivamente viene annullato dalla corte di cassazione. 1994 ordini di custodia cautelare nei confronti del presidente e dei dirigenti Enel, però nel 1996vengono assolti perchè il fatto non sussiste. I lavori non sono più ripresi. C'era anche il porto industriale ad esso annesso che nel 1993 con Angelo Ravano si avvia l'attività di Trainshipment, cioè un'attività di interscambio di contenitori da nave a nave. 1994 società Medcenter container terminal. Questo porto è diventato il più importante del Mediterraneo e terzo in Europa nel campo del trainshipment (tariffe competitive,disponibilità di grandi spazi). Il problema è che alcune infrastrutture sono da completare e alcuni servizi non sono del tutto operativi. Nonostante ciò ci sono state molte domande per programmi di investimento industriale. Però l'imprenditore che vuole investire in questa zona deve tenere conto oltre ai rischi economici, finanziari e istituzionali anche quelli che derivano dalla forte presenza mafiosa. LA Medcenter ha gestito direttamente una serie di attività che generalmente venivano subappaltate, rinunciando ad alcuni servizi per abbassare il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata. Inizialmente la 'ndr sembra assente, ma nel 1997 viene alla luce un tentativo di taglieggiamento (estorsione) delle cosche mafiose della zona, tramite l'imprenditore Domenico Pepè, il quale viene poi intercettato, anche da un investigatore privato (sotto il nome fittizio di Rinaldi). Il nuovo presidente, Marco Vitale dichiara di aver subito un tentativo di ricatto ma di aver tenuto al corrente le forze dell'ordine, e di non aver intenzione a cedere alle minacce della mafia. Però le intercettazioni rivelano che sin da subito c'è stata disponibilità a “dialogare” con le cosche già dalla decisione di avviare l'attività di transhipment nel porto. Il processo concluso nel 2000 ha rivelato che il progetto era stato preceduto da un preventivo accordo tra la multinazionale di Ravano e le cosche Piromalli-Molè. Nonostante l'azione di contrasto le cosche hanno estromesso le imprese non mafiose dai lavori ed utilizzano il porto come scalo per i traffici illeciti. Non sempre le forze dell'ordine riescono a contrastare le infiltrazioni mafiose, infatti in rischio della mafia incide pesantemente sulle iniziative economiche della Piana, spingendo gli imprenditori a mettere in atto strategie diverse per farvi fronte. Il porto di Gioia Tauro è quindi funzionale ai traffici illeciti, già dal 1998 la guardia di finanza aveva intercettato container che trasportavano tabacco,dissimulando il carico con merce di copertura, per un giro di affari stimato di 55miliardi di lire. Riguardo al condizionamento dell'economia locale e all'infiltrazione negli appalti pubblici un esempio è quello dei lavori per l'ammodernamento della Salerno- Reggio Calabria. Infatti le indagini hanno mostrato che i gruppi mafiosi sono riusciti a controllare i lavori di ogni lotto in appalto, poiché le imprese che non volevano sottomettersi alle imposizioni venivano automaticamente escluse dalla partecipazione ai lavori. → Molte ditte infatti vogliono spostarsi dalla Calabria per la pressione esercitata dalla 'Ndrangheta. Molti imprenditori della Piana, riconoscendo l'effettiva autorità della mafia e l'inefficienza dello Stato, hanno preferito patteggiare preventivamente la “protezione”mafiosa. →avevano effettuato

una valutazione amorale ed “economica”. Gambetta → L'attività specifica dei mafiosi consiste proprio nel vendere un particolare tipo di bene, la protezione privata. Per cui il prelievo di risorse della mafia può essere visto come una forma di tassazione che si aggiunge a quella dello stato. Questa è però una tassa individualizzata e personalizzata. I mafiosi infatti si dedicano allo sfruttamento di una sfiducia che essi alimentano, in modo da mantenere alta la domanda della merce che essi vendono, ovvero la protezione. Si possono delineare della categorie idealtipiche di imprenditori, in base al modo in cui si avvalgono dell' offerta di fiducia :

1. subordinati → è imposta una protezione passiva, sono assoggettati alla mafia attraverso l'intimidazione. Le attività di questi soggetti sono controllate dalla mafia mediante il meccanismo dell'estorsione-protezione. La loro obbedienza deriva dall'apparato coercitivo che scoraggia chi vi si oppone. → rapporto di dominio e a senso unico. Il potere della mafia è quindi basato su sanzioni materiali, poiché viene visto come un'autorità più importante di quella pubblica. Orientano il loro agire all'esterno in maniera statica sentendosi limitati nelle possibilità di evoluzione della propria attività. Il mafioso pretende da loro prestazioni specifiche. 2. collusi → possono avere una protezione attiva, stabilendo un rapporto interattivo con i mafiosi,fondato su legami di fedeltà o su un agire associativo motivato razionalmente rispetto allo scopo. Si stabilisce una cooperazione, i mafiosi scambiano risorse cercando di manipolare a loro vantaggio le regole dello scambio. Per questo tipo di imprenditori la cooperazione instaurata è motivata dalla prospettiva del vantaggio economico. C'è la disponibilità all'accordo da cui derivano obblighi reciproci di lealtà → rapporto di interazione e scambio reciprocamente vantaggioso. Questi imprenditori sono legati ai mafiosi tramite incentivi materiali ma anche simbolici e grazie ai legami personali di fedeltà hanno un margine di voice , con maggiore possibilità di negoziare i termini della protezione. Sviluppano verso l'esterno un'azione dinamica. Il mafioso pretende da loro prestazioni diffuse. 3. propriamente mafiosi ( power syndicate e enterprise syndicate ) Meccanismo dell'estorsione-protezione → strumento flessibile e dinamico che il mafioso applica in maniera differenziata ai diversi casi. Il mafioso offre la protezione in cambio di prestazioni specifiche per ottenerne un profitto. Affinche il sistema possa persistere e funzionare è necessario che ci sia una richiesta di protezione privata che spesso è lo stesso mafioso a creatìre attraverso il meccanismo dell'estorsione. Essi perseguono gli obiettivi attraverso l'uso diretto della violenza o spesso della minaccia di ricorrervi (minaccia che dev'essere credibile), che è segno di ostilità ma anche di disponibilità a trovare un'intesa. Questo meccanismo è stato routinizzato anche dagli imprenditori i quali tengono conto di questi costi per la gestione economica dell'impresa (è bravo chi riesce ad ottenere la protezione al minor costo). Una volta avviato questo meccanismo è difficile uscirne e contenerlo, anche pperchè le regole possono essere sempre rinegoziate dal mafioso. 1)Gli imprenditori subordinati possono a loro volta suddividersi in:

  • oppressi → la mafia ha nei loro confronti un rapporto di puro dominio. Infatti pagano la protezione affinché possano continuare a svolgere la propria attività. Essi sono completamente indifesi di fronte alla mafia anche perchè spesso hanno potuto verificarne la potenza militare: hanno avuto almeno un attentato di stampo mafioso a beni personali o all'azienda. Inoltre molti di loro hanno le possibilità di ampliare la propria azienda ma non lo fanno per paura di ulteriori richieste dai mafiosi. → immobilismo e auto-limitazione
  • dipendenti → devono pagare la protezione ai mafiosi ma devono ottenere la loro autorizzazione per poter svolgere la propria attività. Mentre gli oppressi sono autonomi sul mercato, i dipendenti vedono selezionate le opportunità di impresa della mafia. Infatti questi soggetti svolgono le loro attività in settori in cui si concentrano gran parte degli interessi dei mafiosi come i lavori pubblici→ Per operare in questi settori è necessario il “permesso”

La fuga può anche provocare un effetto di aggregazione a spirale → chi resta è meno portato ad agire per cambiare e migliorare le cose. Ci sono invece altri soggetti che hanno tentato la fuga ma che sono stati costretti a tornare indietro a causa dei grandi costi dello spostamento. I mafiosi inoltre cercano di contrastare l'exit, per non perdere la fonte di reddito e le risorse di cui possono disporre. → per questo chiedono tributi proporzionati al peso economico. Nella Piana di Gioia Tauro i mafiosi utilizzano la strategia della voice artificiale →consentono delle forme di voice fittizie. (ved esempio pag 86 e 87). Molti imprenditori subordinati sono consapevoli del meccanismo perverso della protezione mafiosa, come anche del fatto che la voice che gli viene concessa è artificiale, che non fa altro che rendere le loro imprese ancora più dipendenti. Quando non riescono più a sopportare le richieste mafiose alcuni imprenditori minacciano di chiudere l'azienda o di trasferirsi altrove→ se risulta credibile può accadere che i mafiosi diminuiscano la loro pressione chiedendo tributi più ragionevoli (ma solitamente sono per un periodo circoscritto). Qualche imprenditore ha anche utilizzato il boicottaggio → chiudendo temporaneamente la propria azienda, affermando di riaprirla solo con la diminuzione delle richieste estorsive. Un altra alternativa è quella dell' abbandono →per cui gli imprenditori di aziende economicamente deboli e instabili, esasperati dalle richieste mafiose, mollano tutto cambiando anche attività lavorativa (cercano occupazioni ritenute “più sicure”). Ci sono casi in cui sono i mafiosi a pretendere con forza la fuga→ quando il mafioso non si accontenta di avere una rendita passiva ma vuole lui stesso impossessarsi dell'azienda. Falcone → gli imprenditori non solo pagano il pizzo ma devono anche sottostare a richieste più penetranti, fino all'essere estromessi dalla propria azienda (accade agli imprenditori più onesti). Questi ultimi subiscono minacce e violenze concrete a cui successivamente segue l' “offerta” di cedere la propria attività. Così l'imprenditore vende la propria impresa ad un prestanome ovvero una persona “pulita”. → l'unica soluzione per non essere estromessi dalla propria azienda è quella di cercare con i mafiosi un accordo attivo → mettendo al loro servizio la propria azienda, diventando clienti → entrando a far parte degli imprenditori collusi. 2)Gli imprenditori collusi: sono disponibili a trovare con i mafiosi un accordo attivo da cui derivano obblighi reciproci. Si instaurano quindi relazioni reciprocamente vantaggiose, basate su interessi comuni o sul compromesso fra partner che hanno utilità differenti ma complementari. →rapporto di cooperazione strutturato su relazioni faccia a faccia in cui ognuna delle parti può mantenere separata la propria identità. Qui gli imprenditori hanno incentivi ed hanno una certa possibilità di voice. Per molti di questi imprenditori essere collusi è il frutto di un calcolo razionale, poiché cercano di trarne vantaggio. Affinché essi possano diventare collusi sono necessarie 2 condizioni: -l'imprenditore deve abbandonare ogni riserva culturale e morale riconoscendo il potere mafioso e che lo faccia, non per evitare la componente violenta, ma perché crede che la cooperazione con la mafia possa essere vantaggiosa. -il mafioso se vuole accetta, ma solitamente lo fa o perchè ha un rapporto di fedeltà con l'imprenditore o perchè pensa di ricavare un profitto maggiore rispetto ad avercelo come subordinato. Gli operatori economici in collusione si possono distinguere al loro interno in:

  • strumentali → coloro che sono sufficientemente forti per instaurare con i mafiosi rapporti di scambio. Accettano preventivamente di collaborare dopo aver fatto una valutazione strumentale e utilitaristica del contesto ambientale in cui vogliono svolgere la propria attività . Le aziende che hanno questo rapporto strumentale sono generalmente di dimensioni più grandi rispetto alla media locale (generalmente imprese esterne del campo dei lavori pubblici, con maggiore dotazione tecnica). Questi imprenditori, sapendo che sarebbe troppo rischioso opporsi alle pretese mafiose, ne accettano preventivamente la protezione. Le imprese che raggiungono l'accordo sono “forti” poiché ,in virtù della posizione economica occupata, possono resistere, in un certo grado, alle pretese. Questa relazione non coinvolge

le persone per intero ma solo le loro prestazioni. Per questo il campo d'azione di questi imprenditori è limitato ai mercati legali. Viene raggiunto quindi un compromesso che ha carattere condizionale e contingente in quanto dev'essere continuamente rinegoziato. Mafiosi e imprenditori fanno salire artificialmente il costo degli investimenti pubblici. La loro cooperazione dipende anche dalla facilità con cui i costi possono essere trasferiti su terzi, esterni ai loro scambi (spesso è lo stato). Imprenditore strumentale→ doppia morale: mafia come qualcosa di occasionale e temporanea per cui è una componente economica che va accettata dopo averne valutato i costi e l'utilità. (mafiosi cercano di avere la gestione dei subappalti).

  • Clienti → stabiliscono un rapporto di scambio come la relazione clientelare. Sono imprese locali che operano nei settori legali in attività redditizie e affermate. Se quelli strumentali cercano un rapporto limitato nel tempo quelli clienti creano un rapporto stabile e continuativo che coinvolge interamente l'attività. In questo rapporto di scambio il mafioso ha sempre una posizione privilegiata anche perché il cliente non può rivolgersi a eventuali concorrenti nel caso in cui non sia soddisfatto dal rapporto instaurato. Le prestazioni rese dai clienti posso anche non avere legami con l'attività lavorativa da loro svolta o anche non essere di tipo economico (es nascondere un latitante). Può essere il cliente a cercare di instaurare questo tipo di rapporto ma è poi il mafioso che accetta l'offerta se vede la possibilità di ottenerne vantaggi. L'imprenditore può stabilire il rapporto clientelare nell'aspettativa di avere più facilità a entrare in comunicazione con l'ente appaltante (il mafioso agisce come mediatore). →L'obiettivo è quello di trasformare il rapporto di scambio in una relazione più affettiva, in un legame che possa offrire una condizione più favorevole. Quando ciò avviene si può parlare di processo di identificazione. →logica dell'identità. Questi imprenditori “identificati” hanno con i mafiosi un'armonia di intenti che li porta a combinare affari in comune nei mercati legali ma anche il quelli illegali. → rapporto di fratellanza economica. Questi soggetti hanno più possibilità di voice e possono chiedere contro-prestazioni. → solidarietà partecipativa. In alcuni casi l'imprenditore-cliente può essere un parente o un amico per cui questa relazione non è diadica poiché coinvolge anche i membri della famiglia dell'imprenditore e del mafioso. Essi mettono a disposizione le proprie aziende ai mafiosi ed alcune volte le realizzano ad hoc per realizzare i loro interessi economici. Anche l'imprenditore ci guadagna da questo perché è protetto e può svolgere transazioni legali e illegali. Inoltre è possibile, per questi imprenditori, una trasformazione in senso mafioso della loro impresa, quindi una sua piena integrazione nel sistema economico mafioso. 1997 → Sequestrati beni (aziende e imprese di prodotti petroliferi, ville lussuose e macchine) per oltre 100 miliardi di lire, appartenenti a una famiglia di imprenditori di Gioia Tauro i quali vengono definiti il braccio operativo-economico del clan dei Piromalli-Molè. Impresa a partecipazione mafiosa → in cui i mafiosi offrono agli imprenditori risorse finanziarie e servizi di varia natura ricevendo in cambio la possibilità di partecipare alla proprietà e agli utili dell'impresa.
  1. Le attività imprenditoriali dei mafiosi → nel libro si fa riferimento alle attività lecite svolte nell'economia locale. Nella Piana di Gioia Tauro le imprese mafiose sono situate nella fascia della piccola e media impresa infatti operano in settori tradizionali a bassa tecnologia e non richiedono grandi abilità professionali. Rispetto alle altre imprese mostrano una superiorità economica in quanto hanno “vantaggi competitivi”. Il potere economico di un impresa è dato da:
  • potere di mercato
  • capacità di attuazione finanziaria
  • potere economico locale
  • potere politico

In Calabria si sta verificando una situazione altrettanto preoccupante. I clan di 'ndrangheta hanno cercato di assumere a monte il controllo degli appalti ma non si è mai affermato un controllo verticistico e centralizzato degli appalti, infatti è stato sempre privilegiato un modello su base territoriale. → grazie al capitale sociale dei mafiosi. Sistema della mazzetta → meccanismo garantito dal fatto che ogni gruppo è privo di collegamenti con il resto. Chi prende i soldi può guardare solo dal suo livello verso il basso (per ogni livello c'è un giro di mazzette), solo chi imposta l'affare ha una visione d'insieme. Ogni impresa mafiosa ha comunque la tendenza a monopolizzare il mercato legale o illegale di operatività. Vi sono 3 metodi di azione :

  • esercizio della violenza
  • uso di capitali accumulati illegalmente
  • distorsione delle norme che regolano il mercato Uno dei pericoli maggiori è la sempre più stretta congiunzione tra criminalità mafiosa e criminalità economica. L'imprenditore mafioso, cambiando le regole del gioco della competizione economica, è in grado di manipolare la prevedibilità del proprio comportamento e di quello degli altri imprenditori, e quindi di controllare la zona di incertezza che ne deriva. → così gli imprenditori mafiosi possono usufruire sul mercato di una rendita di posizione. Come già detto gli imprenditori assumono posizioni diverse nei confronti della mafia. La strategia adottata dall'imprenditore dipende anche dal tipo di azienda e dal suo legame con il territorio. → ciò serve per collocarsi in questa grande zona grigia che si allarga da chi è contro la mafia, a chi è con la mafia e a chi la subisce o la sostiene. Necessità di tracciare un confine tra chi è vittima e chi complice quindi di capire le logiche che spingono a cooperare con i mafiosi. → Vicende dei cavalieri del lavoro di Catania che rientrano nella categoria degli imprenditori collusi clienti. Antonino Calderone (pentito) afferma che essi non erano vittime in quanto si giovavano della sola reputazione dell'essere collegati alla mafia e che la mafia ce l'avevano già dentro. In queste situazioni la mafia è garanzia di fiducia, e se per la collettività è disastroso, per il singolo rappresenta una scelta razionale. La presenza mafiosa oltre a condizionare pesantemente le attività imprenditoriali costituisce un ostacolo alla formazione di nuova imprenditorialità. Infatti è alto il numero di operatori economici scoraggiati a priori dell'investire nella zona. Inoltre molti imprenditori subordinati auto-limitano la propria attività infatti la loro preoccupazione principale è di non dare nell'occhio. Quindi la presenza della mafia riduce lo spazio della società civile, ovvero lo spazio di azione individuale e collettivo pubblico che costituisce una riserva di mobilitazione,eticità e integrazione. →Intimidazione diffusa che coinvolge tutti. In questa situazione, l'imprenditore vincente non è colui che dispone delle tecnologie migliori o di una buona capacità di innovazione, ma colui che riesce a realizzare il rapporto migliore con il potere politico e con quello mafioso. → concorrenza giocata non sui prezzi e sui costi ma sulle tangenti e sugli appoggi. Tra mafiosi e soggetti esterni si crea così un equilibrio, temporaneo e contingente, che rende possibile tra loro la cooperazione. Questa cooperazione non dipende solo da valori interiorizzati, ma soprattutto dalle regole endogene prodotte dallo scambio negoziato di comportamenti tra i partecipanti. →Gli imprenditori mafiosi spesso non sono in grado di massimizzare le risorse di cui dispongono e non riescono a realizzare investimenti veramente produttivi, rivelando carenze da un punto di vista cognitivo oltre che scarse capacità e competenze sul piano economico. →La situazione di contesto svolge nel Mezzogiorno un ruolo negativo di disincentivazione degli investimenti. Al sud è necessario, accanto alla continua ed efficace attività di repressione, una maggiore opera di costruzione sociale di un contesto favorevole allo sviluppo, nella quale ha rilevanza l'intervento di

infrastrutturazione su iniziativa politica.(problema urgente perchè spesso i mafiosi condizionano i sistemi politici locali). Anni '90 → clima di mobilitazione contro la mafia della società civile e delle istituzioni, vi è un numero sempre maggiore di imprenditori che si oppongono direttamente ai mafiosi.→ associazioni anti-racket e appello diretto alla magistratura → nuovi spazi di voice. In Sicilia → Comitato Addiopizzo e decisione di Confindustria Sicilia di espellere chi non denuncia il racket o risulta colluso con la mafia.→ La resistenza alla mafia inizia a diventare una strategia economicamente razionale. Tano Grasso e Piero Grasso propongono di creare un sistema di incentivi positivi (sgravi fiscali) per sostenere coloro che denunciano la mafia e incentivi negativi (divieto di partecipare ad appalti pubblici) per chi non denuncia. Nella Piana di Gioia Tauro, la lotta alla mafia è un requisito decisivo per lo sviluppo. → Una più efficace azione di contrasto e repressione da parte degli organi di controllo statali può mettere in discussione il controllo del territorio detenuto dalle cosche mafiose. → Si può però verificare un altro fenomeno, ovvero l'aumento del livello di pericolosità della delinquenza comune. Sembra così che anche i delinquenti comuni siano più liberi di agire non essendo più controllati dalla mafia. I mafiosi cambiano così strategia, per cui i loro “clienti” privilegiati, in questa fase, non sono più gli operatori economici ma gli esponenti del mondo delinquenziale. Così facendo le forze di polizia si occuperanno di altri reati, allentando l'attenzione nei confronti dei mafiosi. Inoltre anche gli “altri” capiranno cosa vuol dire non avere più la protezione mafiosa (“si stava meglio prima”). Nel mentre cambia il clima politico, si innescano le prime polemiche sul ruolo eccessivo della magistratura e sull'uso dei collaboratori di giustizia. → i mafiosi rimasti nel mentre si riorganizzano preparandosi ad affrontare questa fase di emergenza. Anche le azioni della delinquenza comune si attenuano. I mafiosi, pur essendo ancora sulla difensiva, riconquistano il territorio perduto, riaffermando la propria autorità. Qualcosa però è cambiato perché nonostante gli imprenditori subordinati paghino comunque la protezione, quelli collusi sono incriminati finendo in carcere vedendo sottrarre i propri beni. Bisogna aggiungere che in queste zone anche il sistema politico si è rivelato permeabile alle pressioni mafiose. Infatti dal secondo dopoguerra e per tutti gli anni '90 il partito politico prevalente era la Democrazia cristiana. L'assenza di mobilitazione e di identità collettive ha impedito l'affermarsi di un tessuto fiduciario allargato (essenziale per il funzionamento del mercato) ed ha condotto alla drammatizzazione del ruolo della famiglia e della parentela come strumenti di difesa e di protezione. Inoltre la politica locale ha prolungato le stesse strutture sociali primarie favorendo forme di scambio particolaristico e permettendo l'affermazione di governi privati di tipo mafioso. →situazione che ha condotto all'affermazione di una acquisitività politicamente orientata volta cioè allo sfruttamento di opportunità che derivano da legami di tipo familiare-paternale e da rapporti di potere politico. 1980→ durante la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale, la lista della Democrazia cristiana parenti diretti delle principali famiglie mafiose.→nuova strategia politica dei gruppi mafiosi: cercano di inserire direttamente i propri membri. 1993 → l'amministrazione comunale di Gioia Tauro viene sciolta, con decreto del presidente della repubblica, per infiltrazioni mafiose. 1995 eletto a sindaco Aldo Alessio che assume una connotazione antimafia.(iniziano intimidazioni, molti consiglieri si dimettono). 2008→ l'amministrazione comunale, con il sindaco Dal Torrione, viene sciolta per infiltrazioni mafiose. Nello stesso anno Dal Torrione e il sindaco di Rosarno Carlo Marletti sono arrestati con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. →Le varie vicende hanno mostrato come la forza e la coesione della 'ndrangheta non siano da imputare esclusivamente ai legami di tipo familistico, ma siano da ricondurre anche a una peculiare struttura organizzativa (erroneamente reputata arcaica). La 'ndrangheta è stata a lungo sottovalutata,

mafiosa non è esportabile ma è possibile che vi sia la stessa merce con marchi contraffatti. Catanzaro → ritiene invece che è l'offerta di protezione a creare la propria domanda, per cui la mafia potrebbe radicarsi nei luoghi dove vi sono condizioni favorevoli per imporre la propria offerta di protezione. Si può concordare sul fatto che al di fuori delle aree tradizionali non possiamo aspettarci che quest'industria si riproduca con le stesse caratteristiche dei contesti mafiosi originari. Antonino Calderone, collaboratore di giustizia, afferma che all'esterno della Sicilia c'erano 3 decine (gruppo di uomini d'onore che va da 5 a 30 componenti) collocate a Napoli, a Roma e a Torino. Calderone afferma però che in quest'ultima provincia c'erano iniziazioni abusive poiché non sapevano ricollegarsi a nessuna famiglia siciliana ma che attraverso l'istituzione della decina essi hanno potuto inserirsi in una famiglia. Le testimonianze mostrano che tra le stesse organizzazioni tradizionali si sono attivati legami di cooperazione e di interscambio a livello operativo e organizzativo anche nelle zone di espansione delle loro attività.

2. La metafora del contagio Secondo questa tesi si potrebbe considerare la diffusione della mafia una conseguenza inattesa di fatti demografici (immigrazione di meridionali o soggiorno obbligato). Secondo questa interpretazione la diffusione della mafia è vista al pari di una malattia contagiosa (di tipo culturale), però Durkheim la ritiene fuorviante se nell'analisi non si tiene conto delle causazioni avvenute nel terreno in cui i “germe” si è fissato. Arlacchi → Osserva che la grande immigrazione dal Sud a Nord Italia degli anni '50/'60 non ha avuto come conseguenza l'aumento della criminalità. Questo per 2 fattori: ◦ La socializzazione anticipatoria degli immigrati, ovvero il rifiuto di modelli culturali della società d'origine e l'accettazione preventiva dei modelli dominanti nella soc settentrionale. ◦ Il ruolo di integrazione esercitato da istituzioni secondarie (movimento operaio e lotta di classe). L'incremento della criminalità organizzata si manifesta negli anni '70 quando maturano le condizioni interne alla società settentrionale in grado di favorirla. Per Arlacchi l'incremento si nota con l'importanza che assume il traffico di stupefacenti (morfina ed eroina). Ritiene inoltre che un altro elemento a favore della sua diffusione sia stato l'espansione della sezione finanziaria e speculativa del capitalismo settentrionale. Questo è importante perché gli enormi profitti derivati dal traffico di stupefacenti spingono i mafiosi a trovare occasioni di investimento. La fusione fra la criminalità mafiosa meridionale e la criminalità economica settentrionale ha dato luogo a istituzioni specifiche: le lobbies politico-finanziarie-mafiose l'espansione mafiosa non è quindi un fenomeno che avviene a livello di popolazione infatti le grandi migrazioni non hanno comportato un trapianto generalizzato di organizzazioni criminali. Arlacchi osserva anche che per il buon funzionamento delle transazioni criminali si tende a far riferimento a network illeciti (relazioni tra clan e burocrazia) che funzionano all'interno di più vasti sistemi di rapporto di tipo reticolare. Il caso di Cosa nostra italo-americana mostra infatti che le 2 mafie (italiana e americana) sono distinte e autonome ma hanno rapporti di scambio, infatti le nuove zone di mafia si incrociano con le zone tradizionali e proprio questo incrocio avviene sull'asse dei traffici a lunga distanza di merci e persone. → è la rete dei traffici illeciti a far conoscere e riprodurre il modello mafioso. L 'ipotesi etnica (che vede quindi una mentalità mafiosa di inclinazione nazionale) è stata molto criticata ma sembra trovare la sua conferma empirica nell'invio al soggiorno obbligato dei mafiosi, che nelle aree in cui sono presenti immigrati meridionali riescono a divenire i veicoli dell'infezione mafiosa .→ tesi che dà però una spiegazione molto parziale dei meccanismi diffusivi della mafia. → nonostante ciò è stata spesso utilizzata nei documenti

ufficiali delle istituzioni. → tutto ciò contribuiva a diffondere stereotipi che si radicavano nell'immaginario collettivo. →Le ricerche del prof hanno osservato che la presenza di comunità etniche può favorire lo sviluppo di una imprenditorialità orientata a mobilitare e utilizzare risorse specifiche dei membri che ne fanno parte, poiché condividono la stessa origine o l'esperienza migratoria. Per cui l'invio al soggiorno obbligato di un mafioso, in un'area con una forte concentrazione di immigrati a lui accomunati dalla stessa origine, può offrirgli la possibilità di sfruttare, per i propri fini, le reti di solidarietà del contesto, a condizione che in questo contesto vi sia una favorevole struttura di opportunità. Proprio sulla base di questo ragionamento e di quello di Lupo (p144) la sola presenza di mafiosi inviati al soggiorno obbligato non può essere considerata una causa sufficiente per il diffondersi di organizzazioni criminali ti tipo mafioso in aree non tradizionali, né causa necessaria. Si può piuttosto ipotizzare che la presenza di soggiornanti obbligati sia uno dei fattori che, entrando in interazione con altri può favorire lo sviluppo di queste organizzazioni. →Per analizzare la diffusione mafiosa appare più utile fare riferimento al concetto di causazione multipla. Si può parlare anche di duplice storicità che corrisponde a due serie di eventi: quella di attivazione e quella di reazione.

3. Le strategie di espansione Vi sono delle interpretazioni relative ai meccanismi di diffusione che riguardano il comportamento strategico degli attori Secondo questa prospettiva si possono individuare 2 forme principali di diffusione del fenomeno mafioso: ◦ La colonizzazione ovvero l'espansione su un nuovo territorio, che può presentarsi in due diverse varianti, a seconda che interessi maggiormente l'organizzazione di controllo del territorio oppure l'organizzazione dei traffici illeciti. Caratteristiche che spesso si intrecciano nei processi di diffusione ◦ L' imitazione ovvero una sorta di riproduzione endogena attraverso cui, in aree non tradizionali, gruppi autoctoni tendono a riprodurre modelli di azione e di organizzazione dei gruppi mafiosi di più antica origine. Sono due forme ideal-tipiche che non si escludono a vicenda e anzi un nuovo insediamento mafioso potrebbe essere il prodotto di meccanismi che derivano dalla combinazione di queste due forme di diffusione. Bisogna inoltre tener conto della differenza fra strategie di pura penetrazione economico- finanziaria e strategie di vera e propria colonizzazione di un nuovo territorio. I gruppi mafiosi possono allargare la base del proprio potere attraverso un'espansione territoriale che può avvenire per contiguità territoriale → l'area contigua può essere sotto il controllo di un altra cosca per cui avviene un accordo fra i due, in altri casi ci può essere un vero e proprio sconfinamento territoriale assumendo forme violente per cui si scatena una guerra di conquista del territorio con l'altra cosca. Se l'area circostante non è sotto il controllo di altre cosche, la mafia mette le radici. Questo viene utilizzato anche quando lo stato svolge una maggiore attività repressiva per cui la cosca decide di spostarsi per distogliere l'attenzione delle forze dell'ordine. Considerando l'organizzazione mafiosa al pari di un'impresa si può ipotizzare che la sua espansione avvenga tramite 2 strategie principali: - attraverso innovazioni organizzative e di prodotto(offrendo sul mercato illegale un nuovo bene es una nuova droga) - attraverso accordi collusivi di tipo verticale tra gruppo d'origine e gruppi radicati in specifici territori. Così potrebbe essere possibile controllare un territorio più vasto I gruppi di dimensioni maggiori possono avere maggiori possibilità di espandersi. Hanno maggiore possibilità di creare un nuovo insediamento o di intraprendere un'attività illegale in un nuovo territorio coloro che sono più vicini ai vertici dell'organizzazione del gruppo di