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Appunti sulle malattie cornico-degenerative
Tipologia: Appunti
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Le malattie cronico-degenerative sono patologie non trasmissibili, caratterizzate da un lungo decorso ( durano a lungo) e da un esito validante o addirittura letale. Esse insorgono per il concorso di più fattori concausali, che difiniamo fattori predisponenti o fattori di rischio. Le principali sono: le cardiopatie ischemiche (infarto, angina pectoris), le vasculopatie cerebrali (ischemie cerebrali: ictus, emorragia cerebrale), le broncopneumopatie cronico-istruttive (asma, bronchite cronica…), il diabete mellito e i tumori. Le cardiopatie ischemiche L’angina pectoris è la conseguenza di uno stato di sofferenza da ischemia del miocardio reversibile e di breve durata, che si verifica in conseguenza di uno sforzo e causa un intenso dolore al petto. l’infarto al miocardio è la conseguenza della necrosi del miocardio causata da un insufficiente apporto di sangue e quindi di ossigeno al muscolo cardiaco. Le conseguenze di un infarto sono dipendono sia dalla sede che dall’ampiezza dell’area colpita, sia dalla tempestività dell’intervento terapeutico. Può determinare una morte improvvisa colpito da un infarto. I sintomi di un infarto sono simili a quelli dell’angina pectoris ma, non si risolvono e durano a lungo. Epidemiologia: Sono più predisposti i maschi e il tasso di mortalità aumenta con l’età. Fattori predisponenti: Concorrono alla genesi della malattia diversi fattori predisponenti, alcuni dei quali modificabili. Tra i fattori non modificabili ricordiamo il sesso e l’ereditarietà o la predisposizione familiare ad ammalarsi di cardiopatie ischemiche, per mutazioni riguardanti geni coinvolti nel metabolismo lipidico e nella regolazione della pressione arteriosa. Tra i fattori modificabili vanno ricordate le alterazioni del metabolismo dei lipidi, l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigaretta, uno stile di vita sedentario, l’obesità franca o il diabete mellito. Prevenzione:
Gli interventi preventivi sono rivolti all’alimentazione dei fattori predisponenti, agendo a livello collettivo, con campagne di educazione alimentare. A livello individuale è molto importante programmare interventi correttivi due diversi fattori di rischio nei soggetti che presentano specifiche condizioni di rischio per le cardiopatie ischemiche. Le vasculopatie cerebrali L’ischemia non riguarda solo il cuore e il distretto arterioso coronarico, ma può interessare qualunque arteria della circolazione terminando le ischemie cerebrali. Le conseguenze sono spesso letali o comunque invalidanti. La forma più lieve è il TIA o attacco ischemico transitorio, che regredisce entro 24 ore senza lasciare segni, mentre l’ictus lascia sempre danni permanenti la cui entità dipende dalla zona colpita. I fattori predisponenti sono simili a quelli precedenti delle cardiopatie ischemiche. Il diabete mellito Il diabete mellito è una malattia caratterizzata da un’alterazione del metabolismo del glucosio, che determina un aumento della sua concentrazione nel sangue (iperglicemia) a riposo e ancor più dopo pranzo e la perdita di glucosio con le urine (glicosuria). Il diabete è uno dei problemi più rilevanti. Si distinguono due diverse forme di diabete mellito molto diverse tra loro. Diabete di tipo 1 (DM 1) Il diabete di tipo è chiamato anche diabete insulino-dipendente perché è caratterizzato da una carenza di insulina e quindi necessita di un trattamento a base di questo ormone. É detto anche diabete giovanile. La carenza di insulina è di origine autoimmune: le cellule beta vengono distrutte e si verifica così una carenza insulina cronica. Questa forma di diabete presenta una forte componente ereditaria, legata a mutazione dei geni che controllano le risposte immunitarie. I soggetti ereditano una predisposizione al diabete perchè le loro risorse immunitarie sono alterate. La malattia si scatena quando l’organismo reagisce innescando una risposta autoimmunitaria che porta alla distruzione delle cellule che producono insulina. La carenza di insulina termina l’incapacità di utilizzare il glucosio nelle cellule per cui produrre energia vengono utilizzati i lipidi. Questa condizione detta anche cheto-aci-dosi può portare anche al coma.
Fattori concasuali:
L'obiettivo della prevenzione primaria dei tumori è quello di ridurre - o meglio evitare - l'adozione di comportamenti che rappresentano fattori di rischio e comporterebbero quindi l'insorgenza di tumori. Per prevenzione primaria dei tumori, quindi si intende uno stile di vita sano che comprende un'alimentazione antitumorale, attività fisica ed evitare il fumo. Per prevenzione primaria si intendono anche i vaccini su determinati virus che aumentano il rischio di cancro come quello per il papilloma virus (tumore alla cervice uterina) o per l'epatite B (tumore allo stomaco). La prevenzione secondaria (screening oncologico) si riferisce alla diagnosi tempestiva di una patologia, che permette di intervenire precocemente sulla stessa, ma non evitando o riducendo la probabilità della sua comparsa. La precocità di intervento aumenta le opportunità terapeutiche, migliorandone la progressione e riducendo gli effetti negativi. Sostanzialmente si tratta di individuare il tumore tra l'insorgenza biologica dello stesso e la manifestazione dei primi sintomi. Lo screening oncologico è previsto per tumori come quello alla mammella, alla cervice uterina, alla prostata e al colon-retto. Lo strumento della prevenzione secondaria è quindi la diagnosi precoce, strumento che non può essere utilizzato per tutti i tipi di cancro ma che ha un uolo fondamentale nella cura della malattia. La Prevenzione Terziaria è relativa non tanto alla prevenzione della malattia in sé, quanto ai suoi esiti più complessi. La prevenzione in questo caso è quella delle complicanze, delle probabilità di recidive di una pregressa malattia. E’ quindi legata al controllo delle terapie e della loro corretta assunzione, nonchè alla gestione dei deficit e delle disabilità funzionali consequenziali ad uno stato patologico o disfunzionale. La prevenzione terziaria del tumore ha anche lo scopo e la finalità di reintegrare - dove necessario - il paziente in famiglia e nella società. Si intende quindi un completo accompagnamento del paziente nell'uscita dalla malattia e nell'adozione di uno stile di vita orientato alla gestione della fase post tumorale. Morbo di Parkinson La cura della malattia di Parkinson non può prescindere dall’approccio farmacologico, ma è fondamentale che nella gestione della malattia rientri anche il trattamento riabilitativo. L’esercizio fisico è un importante complemento per il paziente affetto dalla malattia di Parkinson ed ha effetti positivi sulla mobilità e sull’umore, migliorandone la qualità della vita. L’obiettivo della attività motoria consiste nella ricerca di strategie di movimento per consentire al paziente il raggiungimento del maggior grado possibile di autonomia. Il trattamento riabilitativo si differenzia a seconda dello stadio evolutivo della patologia e dei sintomi prevalenti del soggetto.
E’ una malattia la cui prevalenza aumenta con l’età, in particolar modo il sesso femminile per la classe di età tra i 65 e i 70 anni dello 0,7%, fino a raggiungere una percentuale del 23,6% dai 90 anni in su, per gli uomini i valori variano rispettivamente dallo 0,6% al 17,6%. I tassi d’incidenza, osservati in Europa, indicano un incremento nei maschi da 0, casi per 1.000 nella fascia d’età compresa tra i 65 e i 69 anni a 20 casi in quella con età maggiore di 90 anni; nelle donne, invece, l’incremento varia da 2,2 nella classe d’età compresa tra i 65 e i 69 anni a 69,7 casi per 1.000 in quella maggiore di 90 anni. Eziologia: La malattia di Alzheimer ha un’eziologia multifattoriale, ovvero, più fattori di natura diversa concorrono ad innescare il processo degenerativo del cervello. Fattori non modificabili: ▪ Predisposizione genetica ▪ Età ▪ Sesso: maggiormente frequente nelle donne (dopo la menopausa non si ha più la produzione di ormoni) Fattori modificabili ▪ Stile di vita ▪ Fattori ambientali Patogenesi: La malattia di Alzheimer è rappresentata da un progressivo deterioramento cognitivo causato dalla presenza nel cervello di numerose placche di beta-amiloide (Aβ) e grovigli neurofibrillari di proteina tau-iperfosforilata (p-tau) che si accumulano e iniziano a danneggiare i neuroni a livello di una regione del cervello, chiamata ippocampo, coinvolto nei processi di apprendimento e di memoria. Successivamente la morte cellulare si estende coinvolgendo l’intero cervello e comportando le ulteriori difficoltà cognitive e funzionali che si osservano nelle persone affette da Alzheimer. Sintomatologia:
l'enzima che degrada l'acetilcolina, il neurotrasmettitore responsabile della trasmissione colinergica, importante nel processo di formazione e mantenimento della memoria e dell'apprendimento. La terapia per un malato di Alzheimer oltre le cure farmacologiche prevede anche ulteriori trattamenti che interessano il campo emotivo, sociale, psicologico e comportamentale dell'individuo. Tutto questo ha la finalità di rallentare la progressione della malattia e di migliorare la qualità di vita del paziente.