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Malattiw cronico degenerative, Slide di Igiene

Descrizione delle malattie cronico degerative

Tipologia: Slide

2019/2020

Caricato il 06/12/2021

Sabrna
Sabrna 🇮🇹

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MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE
Le malattie cronico-degenerative sono patologie non trasmissibili, caratterizzate da un lungo decorso e da un esito
invalidante o addirittura letale.
Le malattie croniche costituiscono la principale causa di morte quasi in tutto il mondo. Si tratta di un ampio gruppo di
malattie, che comprende le cardiopatie, l’ictus, il cancro, il diabete e le malattie respiratorie croniche. Ci sono poi
anche le malattie mentali, i disturbi muscolo-scheletrici, i difetti della vista e dell’udito, le malattie genetiche, alcune
malattie renali.
In generale, sono malattie che richiedono anche decenni prima di manifestarsi clinicamente. Dato il lungo decorso,
richiedono un’assistenza a lungo termine, ma al contempo presentano diverse opportunità di prevenzione.
Le patologie cronico-degenerative insorgono con la partecipazione di più fattori concausali, che si definiscono fattori
di rischio. Si possono distinguere fattori di rischio primari, comuni e modificabili, come alimentazione poco sana,
consumo di tabacco, abuso di alcol, mancanza di attività fisica e fattori di rischio intermedi (derivanti dai fattori di
rischio primari), quali ipertensione, glicemia elevata, eccesso di colesterolo e obesità. Ci sono poi fattori di rischio che
non si possono modificare, come l’età o la predisposizione genetica. Nel loro insieme questi fattori di rischio sono
responsabili della maggior parte dei decessi per malattie croniche in tutto il mondo in entrambi i sessi.
Le malattie croniche, però, sono legate anche a determinanti impliciti, spesso definiti come “cause delle cause”, un
riflesso delle principali forze che trainano le modifiche sociali, economiche e culturali: la globalizzazione,
l’urbanizzazione, l’invecchiamento progressivo della popolazione, le politiche ambientali, la povertà.
Oltre ad avere un alto tasso di mortalità, le malattie croniche possono essere anche particolarmente invalidanti.
In questo scenario, la lotta alle malattie croniche rappresenta una priorità di salute pubblica, sia nei Paesi più ricchi
che in quelli più poveri. Da qui la necessità di investire nella prevenzione e nel controllo di queste malattie, da una
parte riducendo i fattori di rischio a livello individuale, dall’altra agendo in maniera interdisciplinare e integrata per
rimuovere le cause delle cause.
La prevenzione e la promozione di stili di vita sani è l’arma più valida per combattere le malattie croniche. Tutti possono
ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare queste malattie semplicemente adottando abitudini salutari, in
particolare evitando il fumo, avere un’alimentazione corretta, limitare il consumo di alcol e svolgere attività fisica
regolare.
Un documento dettagliato illustra come cancro, diabete e malattie cardiovascolari uccidano milioni di persone ogni
anno, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, incidendo negativamente anche sulle economie e le capacità di
sviluppo.
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MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE

Le malattie cronico-degenerative sono patologie non trasmissibili, caratterizzate da un lungo decorso e da un esito invalidante o addirittura letale. Le malattie croniche costituiscono la principale causa di morte quasi in tutto il mondo. Si tratta di un ampio gruppo di malattie, che comprende le cardiopatie , l’ ictus , il cancro , il diabete e le malattie respiratorie croniche. Ci sono poi anche le malattie mentali , i disturbi muscolo-scheletrici , i difetti della vista e dell’udito , le malattie genetiche , alcune malattie renali. In generale, sono malattie che richiedono anche decenni prima di manifestarsi clinicamente. Dato il lungo decorso, richiedono un’assistenza a lungo termine, ma al contempo presentano diverse opportunità di prevenzione. Le patologie cronico-degenerative insorgono con la partecipazione di più fattori concausali, che si definiscono fattori di rischio. Si possono distinguere fattori di rischio primari, comuni e modificabili, come alimentazione poco sana, consumo di tabacco, abuso di alcol, mancanza di attività fisica e fattori di rischio intermedi (derivanti dai fattori di rischio primari), quali ipertensione, glicemia elevata, eccesso di colesterolo e obesità. Ci sono poi fattori di rischio che non si possono modificare, come l’età o la predisposizione genetica. Nel loro insieme questi fattori di rischio sono responsabili della maggior parte dei decessi per malattie croniche in tutto il mondo in entrambi i sessi. Le malattie croniche, però, sono legate anche a determinanti impliciti, spesso definiti come “cause delle cause”, un riflesso delle principali forze che trainano le modifiche sociali, economiche e culturali: la globalizzazione, l’urbanizzazione, l’invecchiamento progressivo della popolazione, le politiche ambientali, la povertà.

Oltre ad avere un alto tasso di mortalità, le malattie croniche possono essere anche particolarmente invalidanti. In questo scenario, la lotta alle malattie croniche rappresenta una priorità di salute pubblica, sia nei Paesi più ricchi che in quelli più poveri. Da qui la necessità di investire nella prevenzione e nel controllo di queste malattie, da una parte riducendo i fattori di rischio a livello individuale, dall’altra agendo in maniera interdisciplinare e integrata per rimuovere le cause delle cause. La prevenzione e la promozione di stili di vita sani è l’arma più valida per combattere le malattie croniche. Tutti possono ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare queste malattie semplicemente adottando abitudini salutari, in particolare evitando il fumo, avere un’alimentazione corretta, limitare il consumo di alcol e svolgere attività fisica regolare. Un documento dettagliato illustra come cancro, diabete e malattie cardiovascolari uccidano milioni di persone ogni anno, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, incidendo negativamente anche sulle economie e le capacità di sviluppo.

Ricorda…

MALATTIE NEUROLOGICHE

Le malattie neurologiche comprendono essenzialmente i disturbi che colpiscono il sistema nervoso centrale e quello periferico. Fanno parte di questo gruppo di patologie: Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla (SM), epilessia, malattie cerebrovascolari. Queste ultime, interessando la circolazione arteriosa, possono essere classificate anche come malattie cardiovascolari. Più fragile del cuore, dei polmoni e dell’intestino, il cervello è l’organo più esposto alle malattie nel mondo occidentale. Lo dicono i numeri: le patologie neurologiche hanno superato quelle cardiovascolari e i tumori. E l’Italia rispecchia le statistiche delle altre nazioni. Nel nostro Paese ci sono un milione di persone affette da demenza, di cui 600 mila con Alzheimer, 120 mila nuovi casi di ictus ogni anno, Il morbo di Parkinson colpisce circa 200 mila persone, mentre all’epilessia sono attribuiti 500 mila casi, dei quali almeno un quarto con situazioni particolarmente impegnative.

ALZHEIMER E DEMENZE

La demenza è un deterioramento globale e progressivo delle facoltà intellettive. Modificazioni delle capacità intellettive interferiscono con l’inserimento sociale e occupazionale del soggetto e con lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Dal punto di vista clinico le demenze si distinguono in degenerative primarie, in cui la demenza è il sintomo fondamentale (esempio: demenza senile e Alzheimer) e degenerative secondarie, in cui tale sintomo fa parte di un quadro clinico più complesso (esempio: morbo di Parkinson). Le modalità di esordio della demenza sono molto variabili e difficili da diagnosticare. I sintomi all’inizio sono così sfumati da essere confusi con il normale invecchiamento o con stanchezza.

Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa (il 60-70% dei casi di demenza è dovuta all'Alzheimer); compare solitamente dopo i 60 anni (Alzheimer senile), ma può manifestarsi anche prima (Alzheimer presenile). Le alterazioni provocate nel cervello sono la riduzione del numero dei neuroni, la comparsa di placche formate dalla sostanza beta-amiloide e la riduzione di neurotrasmettitori, quali l’acetilcolina. Il morbo di Alzheimer può essere suddiviso in 4 fasi :  Nella prima fase ( fase di pre-demenza ) i sintomi possono essere scambiati per semplici segni dell’invecchiamento o di stress, ma questi possono comunque influenzare alcune attività della vita quotidiana. I sintomi più frequenti sono l’incapacità di ricordare fatti appresi di recente (perdita della memoria a breve termine), depressione e irritabilità.  Nella seconda fase ( fase iniziale ), ai problemi di memoria, si associano difficoltà nel linguaggio, nella percezione e nell’eseguire movimenti complessi (difficoltà a scrivere, disegnare, vestirsi e lavarsi).  Nella terza fase ( fase intermedia ) le persone hanno bisogno di un’assistenza continua per le attività quotidiane. La lettura e la scrittura vengono abbandonate e si presentano difficoltà anche nella deambulazione; i problemi di memoria peggiorano (perdita anche della memoria a lungo termine) e le persone non riconoscono più i parenti stretti.  Nella quarta fase ( fase finale ) le persone perdono del tutto l’autonomia e hanno bisogno di assistenza continua. In questa fase le persone possono arrivare alla perdita totale della parola, possono avere problemi di incontinenza e ritrovarsi ad essere allettati e incapaci di nutrirsi.

Dopo 10 o più anni di malattia, si arriva alla morte per processi infettivi (piaghe da decubito e malattie respiratorie). I sintomi generali dell’Alzheimer sono quindi: o Difetti di memoria, comunicazione e disorientamento spazio-temporale o Riduzione dell'autonomia nello svolgere le normali azioni della vita quotidiana o Cambiamenti d'umore e di comportamento (comportamento aggressivo, agitazione e nervosismo, ansia, depressione, paura, allucinazioni e deliri).

Ci sono diversi fattori di rischio considerati responsabili della malattia. Questi sono: i fattori genetici, la sindrome di Down, il mancinismo (l’emisfero sinistro è più vulnerabile alle disfunzioni), le lesioni craniche, la depressione, l’alcol, i farmaci, il grado di istruzione, la partecipazione sociale e l’inattività fisica. Alcuni di questi fattori sono controllabili, in modo da prevenire il rischio della malattia. Attualmente non esistono farmaci per curare la malattia, ma solo alcuni che po ssono favorire un arresto temporaneo della progressione dei sintomi. Risultano invece molto importanti le attività di riabilitazione, che hanno la finalità di mantenere le capacità residue e l’autonomia e migliorare la qualità della vita.

VIDEO “MORBO DI ALZHEIMER” : https://www.youtube.com/watch?v=SJE3cyi7dyY

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/alzheimer- malattia-ricordi-piazza_658658.shtml?r=q3- d071579584af9759d2981348006132733eea65ad238a 0bd18f3da932a6de

MORBO DI PARKINSON

Questa malattia deve il suo nome a James Parkinson, il medico inglese che nel 1917 ne fece una dettagliata descrizione definendola paralisi agitante. È una malattia neuro-degenerativa che colpisce gli individui tra 50 e 60 anni; presenta un decorso cronico progressivo ed irreversibile. È dovuta alla degenerazione delle cellule nervose localizzate in una zona del cervello chiamata “sostanza nera”. I neuroni di questo tessuto si occupano della produzione di una parte della dopamina nel cervello, un neurotrasmettitore che controlla le funzioni motorie. La quantità della dopamina e il numero sinapsi, in condizioni di malattia, è notevolmente diminuita. La sindrome è caratterizzata da 3 sintomi principali: rigidità, tremore e acinesia (rallentamento dei movimenti volontari e involontari). La speranza di vita per un parkinsoniano in genere è superiore a 10-12 anni, se la diagnosi è tempestiva e se si inizia subito la terapia. Le cause di morte più frequenti sono broncopolmonite e piaghe da decubito che determinano gravi infezioni (setticemia). La terapia farmacologica è importante nelle fasi iniziali perché riduce quasi completamente il disturbo motorio e nelle fasi avanzate facilita il trattamento educativo. Come detto, c’è una riduzione del mediatore clinico dopamina, ma non è possibile somministrarlo direttamente poiché non passa la barriera ematoencefalica che protegge il SNC. Per questo motivo si utilizza un suo precursore, la Levodopa, che oltrepassa la barriera ematoencefalica trasformandosi poi in dopamina. Purtroppo però non tutta la levodopa somministrata entra a livello centrale, ma una parte di essa resta nel circolo ematico periferico e accumulandosi determina degli effetti collaterali, quali nausea, vomito, tachicardia, allucinazioni che spesso inducono il medico a sospendere la terapia farmacologica. Con l’uso prolungato l’efficacia della Levodopa può diminuire, sia per effetto dell’assuefazione al farmaco, sia perché con il progredire della malattia, la carenza di dopamina aumenta e il farmaco non riesce più a colmare questa mancanza.

Nel trattamento del grande e piccolo male e in tutte le condizioni con attacchi convulsivi la terapia farmacologica si avvale degli antiepilettici: esistono vari farmaci, con diversi meccanismi d’azione, a seconda della tipologia della malattia e delle manifestazioni patologiche, ma principalmente questi farmaci vanno a inibire i segnali elettrici neuronali e l’attività eccitatoria.

Il soccorso alla persona con crisi epilettiche Può capitare di trovarsi a soccorrere una persona con una crisi epilettica in corso ed è bene sapere cosa fare:  adagiare la persona sul pavimento;  slacciare gli indumenti troppo stretti;  proteggere il capo con qualcosa di morbido (un cuscino o degli indumenti);  metterlo in posizione di sicurezza (adagiato su un lato)  allontanare gli oggetti contro cui potrebbe sbattere durante le convulsioni;  proteggere il soggetto, ma non tenerlo fermo per evitare ulteriori danni;  monitorare la durata dell’episodio. In ogni caso dobbiamo ricordarci che non spetta a noi fare la diagnosi, ma dobbiamo essere in grado di comunicare correttamente con il 118 e saper riferire le giuste informazioni.

VIDEO “EPILESSIA”: https://www.youtube.com/watch?v=VRvLpdTaTrY

SCLEROSI MULTIPLA (SM)

La Sclerosi multipla (SM) è una patologia a eziologia sconosciuta che determina una demielinizzazione a carattere infiammatorio nella sostanza bianca del sistema nervoso centrale (SNC: encefalo e midollo spinale).

Si definisce Sclerosi in quanto produce cicatrici nelle zone danneggiate; Multipla in quanto il processo colpisce il SNC in parti e tempi diversi. La malattia produce delle lesioni alla guaina mielinica causando un rallentamento nella conduzione degli impulsi lungo le vie nervose.

La causa della SM è ignota, ma tutti gli studi sembrano indicare, in soggetti geneticamente predisposti, una risposta autoimmune diretta contro antigeni della mielina del SNC. Nell'insorgenza della SM sembrano quindi intervenire fattori genetici e immunologici. Non esiste alcun test specifico in grado di accertare la malattia in modo definitivo. Le lesioni sono riconosciute clinicamente attraverso i sintomi del paziente e gli esami neurologici (valutazione del sistema motorio, della forza muscolare, dei riflessi, ecc..). Nel caso in cui l'esame neurologico risulti positivo, il neurologo prescrive degli esami strumentali (risonanza magnetica nucleare - RMN). I segni e i sintomi della SM variano a seconda delle aree dell'encefalo e del midollo spinale colpite. In particolare si osservano i seguenti sintomi:  Deficit motori (facile affaticamento, paralisi di uno o più arti associata a un aumento del tono muscolare dell'arto compromesso, progressiva perdita della coordinazione, detta atassia, instabilità e perdita dell'equilibrio, tremore).

Disturbi sensitivi (sensazione di anestesia, formicolio, disturbi della vista quali annebbiamento, visione doppia o sfocata, cecità parziale o totale).  Disfunzioni della parola (disartria o afasia).  Disfunzioni sfinteriche : i sintomi vescicali possono essere classificati come incontinenza (incapacità di trattenere l'urina); ritenzione (incapacità di svuotare la vescica); combinazione di entrambi.  Disturbi secondari o eventuali complicanze (infezioni delle vie urinarie, stipsi, ulcere da decubito, contratture deformanti). La SM si manifesta per lo più all'improvviso e in maniera acuta; più raramente progredisce in modo lento. All'esordio la SM può manifestarsi con una diminuzione di forza ad un arto, oppure con formicolii, vertigini o anche sbandamenti nella deambulazione; molto frequente è la perdita della vista a un occhio, di solito reversibile. Un altro sintomo molto frequente è la sensazione di facile affaticabilità, che condiziona pesantemente tutte le attività quotidiane della persona. Le attività di vita che vengono a essere compromesse sono quelle riguardanti la mobilizzazione e l'alimentazione; queste, se interessate simultaneamente, limitano notevolmente il livello di autosufficienza del paziente e aumentano il carico assistenziale.

Per i soggetti affetti da Sclerosi Multipla è di fondamentale importanza la riabilitazione, ossia tutte quelle attività che mirano al miglioramento delle abilità residue e ancora recuperabili, alla riduzione della disabilità e alla prevenzione delle complicanze. Il processo riabilitativo è un approccio globale e specifico per ogni paziente; non si limita alla fisioterapia per il recupero motorio, ma è talvolta necessario riabilitare anche altre abilità, come ad esempio quelle del controllo degli sfinteri. Tale approccio multidisciplinare coinvolge quindi diversi operatori sanitari (fisiatra, neurologo, fisioterapista, terapista occupazionale, logopedista, infermiere, psicologo, assistente sociale, urologo, oculista), ciascuno specializzato nel proprio ambito riabilitativo.

VIDEO “SCLEROSI MULTIPLA”: https://www.youtube.com/watch?v=aAPj9lMk97U

https://www.youtube.com/watch?v=5KPbt_t0iTc

degli emboli, alcuni dei quali possono successivamente migrare nel torrente circolatorio fino ad occludere il flusso in un arteria in vari distretti tra cui quello cerebrale, causando l’Ictus embolico;  Ictus ischemico , dovuto alla presenza di placche aterosclerotiche (o trombi) all’interno di un’arteria cerebrale che occludono il passaggio di sangue ;Ictus emorragico , quando si verifica la rottura di un’arteria cerebrale, per esempio a causa di aneurisma (=dilatazione localizzata di un'arteria per alterazione della sua parete), di trauma cranico, tumore cerebrale. Ciò provoca un’emorragia, il sangue si riversa nei tessuti circostanti danneggiando le cellule. La percentuale maggiore (circa l’80%) delle ischemie cerebrali è determinata da fenomeni trombo-embolici, mentre l’ictus emorragico risulta meno frequente (20%). Quando un soggetto arriva in pronto soccorso con alcuni segni specifici di un Ictus (per es. emiparesi, confusione, afasia), una volta eseguita la diagnosi, viene sottoposto a un trattamento terapeutico antiaggregante, trombolitico molto intenso che può determinare però un’emorragia cerebrale. Pertanto è necessario che sia assistito almeno nelle prime 24 ore in terapia intensiva. Naturalmente il trattamento antiaggregante non può essere effettuato in caso di ictus emorragico. La Stroke Unit è la struttura ospedaliera dedicata esclusivamente alla cura dei soggetti con ictus cerebrale acuto. Tali pazienti vengono assistiti da personale sanitario, che applica un protocollo diagnostico completo al fine di trovare la terapia più adeguata per il caso. Il ricovero immediato presso queste Unità Operative riduce la mortalità e l’invalidità. I fattori di rischio per l’Ictus/TIA sono molteplici: ipercolesterolemia, iperglicemia (possibile diabete), ipertensione, patologie cardiocircolatorie, alimentazione scorretta, scarsa attività fisica, l’uso di sostanze quali fumo e droghe.

VIDEO “VASCULOPATIE CEREBRALI” : https://www.youtube.com/watch?v=scTm60rOCnA

https://www.youtube.com/watch?v=G9qux2EHpA

CARDIOPATIE ISCHEMICHE

Queste malattie sono determinate da un’insufficiente afflusso di ossigeno al cuore, che determina uno stato di sofferenza del muscolo cardiaco. Le conseguenze possono essere:

  • Angina pectoris
  • Infarto miocardico

L’Angina pectoris (dal latino “dolore di petto”) è dovuta a un’improvvisa riduzione dell’apporto di sangue al cuore o a parte di esso, causata dalla presenza nelle arterie coronarie di restringimenti (stenosi). E’ una situazione reversibile e generalmente di breve durata. Si verifica più facilmente in conseguenza di uno sforzo. Il sintomo percepito è il dolore al petto, con una durata inferiore a 20 minuti. Si presenta quando la persona è sotto sforzo, ossia quando aumenta la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. L’infarto miocardico acuto (IMA) indica il processo di morte cellulare (necrosi) che colpisce il miocardio a seguito dell’occlusione di una arteria coronaria. Nella maggior parte dei casi, l’occlusione è dovuta alla presenza di una placca aterosclerotica. La placca, dunque, diventa un ostacolo che blocca il flusso sanguineo: l’infarto interviene proprio quando il sangue non riesce a raggiungere ed irrorare alcune parti del cuore e di conseguenza viene a mancare l’ossigeno alle cellule in queste parti non irrorate.

Nel caso in cui si verifichi la completa occlusione di una grossa arteria coronarica, si potrebbe avere morte improvvisa. Il sintomo abituale dell’attacco cardiaco è un dolore al torace che persiste e non si riduce con il riposo. Il dolore può essere localizzato al centro del petto o più diffuso su tutto il torace. Può irradiarsi alle braccia (più spesso a sinistra), al collo e/o alla schiena.

Fattori di rischio e prevenzione Le malattie cardiovascolari riconoscono un’eziologia multifattoriale, cioè più fattori di rischio (età, sesso, pressione arteriosa, abitudine al fumo di sigaretta, diabete, colesterolemia) contribuiscono al loro sviluppo. I fattori di rischio sono caratteristiche che, se presenti in un soggetto sano, aumentano le probabilità di insorgenza della malattia. I fattori di rischio cardiovascolare si dividono in modificabili (attraverso cambiamenti dello stile di vita o mediante assunzione di farmaci) e non modificabili. I fattori di rischio non modificabili sono:  età : il rischio aumenta progressivamente con il passare degli anni;  sesso : gli uomini sono più a rischio delle donne. Nella donna il rischio aumenta sensibilmente solo dopo la menopausa;  familiarità : la presenza di parenti stretti con eventi cardiovascolari aumenta la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari. I fattori di rischio modificabili sono:  fumo : la nicotina accelera il battito cardiaco e fa aumentare la pressione arteriosa; il monossido di carbonio diminuisce la quantità di ossigeno (vitale per le cellule cardiache) presente nel sangue e i prodotti della combustione del tabacco danneggiano le pareti dei vasi sanguigni;  obesità ;  stile di vita sedentario;ipertensione (pressione arteriosa elevata): una pressione arteriosa elevata costringe il cuore ad un superlavoro.  ipercolesterolemia: il colesterolo, una sostanza normalmente presente nell’organismo, può trovarsi in quantità eccessive nel sangue a causa di un’alimentazione ricca di grassi o, più raramente, a causa di una predisposizione genetica. Maggiore è la sua quantità, più alto è il rischio che si depositi nelle pareti delle arterie (aterosclerosi);  diabete : se non correttamente controllato, può favorire l’aterosclerosi, incrementando il rischio cardiovascolare. Poiché i fattori di rischio sono noti e, come abbiamo detto, alcuni sono modificabili, le malattia cardiovascolari sono oggi considerate prevenibili  prevenzione primaria:Educazione alimentare , per contrastare sovrappeso, obesità e le malattie dismetaboliche (ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, iperglicemia): controllare l’apporto calorico e quello di grassi, zuccheri e ridurre l’utilizzo del sale (ipertensione).  Promozione di uno stile di vita corretto : NO al fumo e all’alcol; SI all’attività fisica!  Rispetto delle terapie farmacologiche : assunzione di farmaci che tengono sotto controllo la glicemia (diabete), la quantità di grassi nel sangue e l’ipertensione

VIDEO “CARDIOPATIE ISCHEMICHE” : https://www.youtube.com/watch?v=gDiQziQDhN

https://www.youtube.com/watch?v=xrkf3L-b7Wg

 Il consumo di alcol e l’uso di droghe, quali la cocaina e le anfetamine;  Il fumo;  Lo stress;  L’insonnia;  La presenza di malattie croniche, come il diabete e alcune patologie renali. Come si può notare da questo elenco, molti dei fattori di rischio dell'ipertensione sono comportamenti contrari a uno stile di vita sano. Quindi una delle principali norme di prevenzione dell'ipertensione è la conduzione di uno stile di vita all'insegna della buona salute. La terapia dell'ipertensione si fonda sull'importante obiettivo di riportare nella norma i livelli pressori alterati. Per conseguire tale scopo, sono fondamentali:  L'adozione di una dieta sana ed equilibrata (poco sale, pochi grassi, tanta frutta, verdura e pesce);  La pratica regolare di esercizio fisico;  Sottoporsi a terapie farmacologiche antiipertensive, qualora i sopraccitati trattamenti dovessero risultare non del tutto efficaci;  Un'appropriata terapia mirata alla causa, quando l'ipertensione presente è di tipo secondario.

VIDEO “IPERTENSIONE” : https://www.youtube.com/watch?v=PgR59E_xnfQ

https://www.youtube.com/watch?v=gIwaFFfcW

MALATTIE OSTEOARTICOLARI

Le malattie osteoarticolari sono quelle malattie che coinvolgono l’apparato locomotore, ossia gli organi di movimento quali ossa (osteopatie), articolazioni (artropatie), muscoli (miopatie), tendini (tendinopatie), nervi periferici (neuropatie). Tutte hanno in comune il dolore (acuto o cronico) e la disabilità (temporanea o permanente).

OSTEOPOROSI

Con la parola osteoporosi si intende una condizione in cui lo scheletro è soggetto a perdita di massa ossea e resistenza causata da fattori nutrizionali, metabolici o patologici. Lo scheletro è quindi soggetto ad un maggiore rischio di fratture, in seguito alla diminuzione di densità ossea. L'osteoporosi può essere primaria, quando dipende dall’età e da fattori genetici, o secondaria ovvero conseguente ad altre malattie (problemi digestivi, epatici, malattie reumatiche, uso di farmaci osteotossici utilizzati per la cura di altre patologie). La forma primaria costituisce la quasi totalità delle forme (95% dei casi). Le osteoporosi primarie si suddividono in:  osteoporosi idiopatica (la forma più rara di tutte, la cui causa non è chiara);  osteoporosi di tipo I o post-menopausale (dovuta alla caduta della produzione ormonale);  osteoporosi di tipo II o senile (dovuta a varie cause tra cui immobilizzazione, ridotto apporto di calcio, magnesio, vitamina D e altri importanti micronutrienti). L'osteoporosi si manifesta inizialmente con una diminuzione della quantità di calcio nella massa ossea (osteopenia). Le ossa più facilmente interessate sono le vertebre dorso-lombari, il femore e il polso. Inizialmente asintomatico, rimane tale per 2/3 delle persone; le prime manifestazioni compaiono con le fratture. Con il progredire dell'osteopenia si può manifestare un crollo vertebrale, una frattura dell'avambraccio (polso) o una frattura femorale. La DIAGNOSI di perdita del tono calcico si basa su:

  1. anamnesi del paziente (storia clinica) e della famiglia (positività per fratture);
  2. Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC), esame per definire la densità ossea;
  3. analisi del sangue per valutare i parametri del metabolismo tiroideo, epatico, renale e osseo;
  4. esami radiologici per riscontrare eventuali fratture (radiografie, TC o RMN). Gli INTERVENTI TERAPEUTICI riguardano:  Farmaci osteoformativi per la ricostruzione dell'osso;  Integrazione di calcio, magnesio e vitamina D3, fondamentale sia in soggetti sani per la prevenzione sia nei soggetti osteoporotici e osteopenici;  Consigli per lo stile di vita (attività fisica e corretta alimentazione);  Allenamento specifico dei muscoli e coordinazione;  Esercizi di equilibrio, per stimolare i riflessi e per reagire alle cadute.

VIDEO “OSTEOPOROSI” : https://www.youtube.com/watch?v=qLNK1bDs-7c

MALATTIE RESPIRATORIE

Le malattie respiratorie rappresentano una vasta gamma di gravi condizioni patologiche. Sono tra le principali cause di morbilità (percentuale di malattia nella popolazione) e mortalità e si prevede un trend in crescita per i prossimi anni. I dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stimano che attualmente centinaia di milioni di persone soffrono di malattie respiratorie croniche:  circa 300 milioni per l'asma;  80 milioni con broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO) di grado moderato o grave;  altri milioni soffrono le conseguenze di BPCO lievi, riniti allergiche e altre patologie respiratorie croniche. L'unico modo per conciliare un’ottimale assistenza sanitaria ai malati e una spesa pubblica sostenibile è prevenire le malattie respiratorie, assicurare una diagnosi il più possibile precoce, cui seguano terapie tempestive e appropriate. L’impatto delle malattie respiratorie croniche, oltre a causare morti premature, ha importanti effetti negativi sulla qualità della vita dei pazienti. In Italia le malattie respiratorie, dopo le malattie cardiovascolari e neoplastiche, rappresentano la terza causa di morte. Le patologie respiratorie insorgono a causa dell’azione di un insieme di fattori di rischio che possiamo classificare in due gruppi:  fattori di rischio individuali: genetici e legati alla familiarità  fattori di rischio ambientali: fumo di sigaretta, esposizione professionale, inquinamento atmosferico outdoor e indoor, condizioni sociali, dieta, infezioni. Più del 50% dei decessi per cause respiratorie è attribuibile a broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). L’asma, assieme all’obesità, è la patologia cronica più diffusa nell’infanzia ed è una causa importante di ospedalizzazione.

BRONCOPNEUMOPATIA CRONICA OSTRUTTIVA (BPCO)

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una malattia delle vie respiratorie (dei bronchi e dei polmoni), che può essere trattata, ma dalla quale non si guarisce (è cronica) e che provoca una parziale ostruzione delle vie aeree, cioè una riduzione persistente del flusso dell’aria. E’ una condizione che rende difficile la respirazione ed è dovuta principalmente al fumo di sigaretta. Tende ad essere progressiva, cioè a peggiorare nel tempo e chi ne è affetto può presentare un’importante risposta infiammatoria cronica delle vie aeree in risposta ad una malattia infettiva o all’esposizione a particelle, fumi e vapori irritanti. Questa infiammazione cronica può portare a distruggere il tessuto polmonare e a causare una condizione nota come enfisema. Quando si è affetti da BPCO, l’aria entra e soprattutto esce con difficoltà dalle vie aeree che risultano ristrette perché le pareti possono essere ispessite ed edematose (rigonfie) per il processo infiammatorio in atto. I sintomi tipici della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) sono:  la tosse, che può essere cronica (cioè con produzione di catarro per 3 o più mesi l’anno, per 2 anni consecutivi) e più accentuata al mattino;  il catarro può essere estremamente denso e difficile da eliminare con la tosse;  la dispnea è il sintomo principale della BPCO e viene descritta come un aumentato affanno respiratorio;  respiro sibilante, soprattutto dopo sforzo;  aumentata suscettibilità alle infezioni virali e batteriche delle vie aeree, che guariscono lentamente e diventano sempre più frequenti man mano che la malattia progredisce;  astenia (sensazione di esaurimento fisico) e calo ponderale (anche per riduzione dell’appetito) possono essere ulteriori sintomi nelle forme più gravi.

Prevenzione e terapia

Ecco cosa fare se si è affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO):  smettere immediatamente di fumare;  assumere con regolarità i farmaci prescritti e sottoporsi a regolari controlli medici;  vivere in un ambiente pulito e stare lontano dal fumo passivo;  far arieggiare bene l’ambiente;  mantenersi in forma, facendo esercizio fisico regolare (es. camminate);  imparare ad eseguire gli esercizi respiratori;  seguire una dieta sana (povera di colesterolo e grassi saturi, ricca di fibre, frutta, verdura, latte e latticini magri, pesce, carni bianche; usare poco sale, mangiare pochi dolciumi) ;  indossare vestiti comodi, che non ostacolino la respirazione. Obiettivo della terapia della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è quello di alleviare i sintomi e di migliorare la tolleranza agli sforzi, per migliorare la qualità di vita. Altro obiettivo della terapia è quello di prevenire la progressione della malattia e le sue riacutizzazioni. Fondamentale è smettere di fumare. La maggior parte delle terapie per la BPCO "stabile" vede l’impiego di farmaci broncodilatatori per via inalatoria: si prescrivono al bisogno o cronicamente per ridurre i sintomi. Talvolta si ricorre anche a:  corticosteroidi per via sistemica (cortisonici)  antibiotici, per prevenire e curare infezioni batteriche opportunistiche  mucolitici, per sciogliere il muco che in questa patologia risulta essere molto denso.  Ossigenoterapia, ossia la somministrazione di ossigeno (ventilazione forzata)

ASMA

L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree che determina un’infiammazione cronica dei bronchi con iper-reattività a numerose cause irritative. Colpisce circa 300 milioni di persone nel mondo, può insorgere a qualsiasi età e può essere legata o meno ad una sensibilizzazione allergica. L’asma causa ricorrenti episodi di dispnea (affanno) caratterizzati da respiro sibilante e senso di costrizione toracica, accompagnati da tosse; gli attacchi sono più frequenti al mattino o durante la notte. L’asma può essere trattata e tenuta sotto controllo, permettendo così al paziente di svolgere una vita abbastanza normale. Quando l’asma non è sotto controllo, l’infiammazione delle pareti delle vie aeree le rende ispessite ed edematose, ostacolando il passaggio dell’aria; inoltre le cellule muscolari che circondano le vie aeree possono contrarsi più o meno violentemente restringendo le vie aeree (broncospasmo), ed ostacolando ancora di più il passaggio dell’aria che infine può essere impedito anche dalla produzione di secrezioni (muco) che riempiono le vie aeree. I soggetti allergici hanno un rischio maggiore di sviluppare asma bronchiale. La crisi d’asma può essere scatenata dal contatto con allergeni, vale a dire sostanze ambientali alle quali l’organismo è sensibile ed alle quali risponde con un’iperattività delle cellule del sistema immunitario. Tra i vari allergeni ricordiamo:  acari (presenti nei cuscini, nei materassi, nelle coperte e nelle imbottiture)  pelo di animali  muffe  pollini  sostanze chimiche, spray (profumi, insetticidi, prodotti per la pulizia della casa, ecc..)  inquinanti degli ambienti esterni (PM10, ozono, biossido di azoto) e degli ambienti interni

MALATTIE DELL’APPARATO RENALE

Le malattie renali sono quelle patologie che colpiscono i reni, alterandone più o meno profondamente le funzioni. Negli ultimi due decenni in Italia, come nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti, è stato registrato un notevole aumento di nefropatie, dovuto principalmente all’allungamento della vita che consente alle malattie renali di svilupparsi negli anni; inoltre la diagnosi è molto spesso tardiva, e ciò fa sì che non si possano prendere per tempo i provvedimenti necessari e che la malattia, spesso senza sintomi evidenti, proceda indisturbata. L'elenco delle possibili cause è particolarmente lungo e comprende: fisiologico invecchiamento, famigliarità, agenti infettivi batterici o virali, malattie autoimmuni, tumori, una dieta errata (es.: scarso apporto di liquidi, abuso del sale da cucina, ecc.), diabete mellito, malattie cardiache, alcuni farmaci, ipertensione, sostanze tossiche/nocive (cocaina, alcol o metalli pesanti). I reni sono purtroppo vulnerabili a molte patologie, alcune delle quali pericolose per la sopravvivenza ed altre che possono condurre a una completa disfunzione tale da richiedere la dialisi.

CALCOLI RENALI (o calcolosi urinaria)

I calcoli renali sono piccoli aggregati di consistenza dura, simili a sassolini, che si formano nei reni o lungo le vie urinarie, per accumulo di sali minerali, contenuti tipicamente nelle urine. Spesso legati ad una dieta errata (es: troppo sale e/o scarso apporto di acqua), e ad una certa predisposizione genetica, i calcoli renali possono essere sia asintomatici che sintomatici, dando dei forti dolori e difficoltà nella minzione.

INSUFFICIENZA RENALE

Insufficienza renale è il termine medico che indica una grave incapacità da parte dei reni di adempiere correttamente alle proprie funzioni. Le persone che soffrono di insufficienza renale necessitano di cure immediate e appropriate (farmaci, dialisi); in caso contrario, infatti, tale patologia può portare alla morte in breve tempo.

Esistono due forme di insufficienza renale: l' insufficienza renale acuta (o blocco renale) e l' insufficienza renale cronica. A distinguere queste due forme di insufficienza renale sono:  la velocità con cui i reni perdono le proprie capacità funzionali: nell'insufficienza renale acuta, la perdita funzionale è improvvisa e repentina; nell'insufficienza renale cronica, invece, la perdita funzionale è graduale (può avvenire in mesi o anni) e progressiva;  la curabilità: mentre l'insufficienza renale acuta è potenzialmente reversibile, l'insufficienza renale cronica è incurabile;  le cause: l'insufficienza renale acuta e quella cronica sono dovute a cause diverse.

Dialisi

La dialisi è una terapia che sostituisce parzialmente la funzionalità renale e consiste nella filtrazione del sangue. Diventa necessaria quando i reni non sono più in grado di lavorare normalmente. Se non trattati, i pazienti con insufficienza renale vanno incontro ad un pericoloso accumulo di tossine e sostanze di rifiuto nel sangue, causa di sintomi via via più debilitanti fino a diventare fatali. La dialisi, esattamente come i reni sani, ha la funzione di:  rimuovere le sostanze di rifiuto, i sali minerali e i liquidi in eccesso dal sangue, impedendo loro di accumularsi nell’organismo;  mantenere l’equilibrio di determinate sostanze nel sangue, ad esempio del potassio, del sodio e del bicarbonato;  aiutare a tenere sotto controllo la pressione del sangue.

Breve richiamo anatomico dei reni

In numero di due, i reni sono gli organi che, insieme alle vie urinarie, costituiscono il cosiddetto apparato urinario o apparato escretore, il cui compito è produrre ed eliminare le urine. I reni, che rappresentano le strutture principali del suddetto apparato, risiedono nella cavità addominale, nella porzione dorsale – per la precisione ai lati delle ultime vertebre toraciche e delle prime vertebre lombari – sono simmetrici e possiedono una forma molto simile a quella di un fagiolo.

Il nefrone è l'unità funzionale dei reni, ossia la più piccola struttura in grado di svolgere tutte le funzioni dell'organo. Tra i vari elementi di un nefrone, ricordiamo i tubuli prossimale e distale, il glomerulo, la capsula di Bowman, l' ansa di Henle e il dotto collettore.