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Maltrattamento PDF, Appunti di Pediatria

Tema 1 del profesor Claudio L. de la UNITO.

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 17/10/2016

patri150105
patri150105 🇮🇹

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Università degli Studi di Torino
Dipartimento di Psicologia
dott. Claudio LONGOBARDI
MALTRATTAMENTO E ABUSO
Tipologie e valutazione delle conseguenze
sul comportamento del bambino
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Università degli Studi di Torino

Dipartimento di Psicologia

dott. Claudio LONGOBARDI MALTRATTAMENTO E ABUSO Tipologie e valutazione delle conseguenze sul comportamento del bambino

Def inizione Insieme di atti e carenze che turbano gravemente il bambino attentando alla sua integrità corporea e al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale le cui manifestazioni sono:  (^) Trascuratezza  (^) Lesioni di ordine fisico  (^) Lesioni di ordine psicologico  (^) Lesioni di ordine sessuale Da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino. (IV Colloquio criminologico di strasburgo del consiglio di Europa, 1981)

Maltrattamento

Qualsiasi tipo di maltrattamento determina in chi lo subisce differenti reazioni e più o meno gravi conseguenze rispetto alla sua incolumità fisica e sicurezza personale, ma anche al suo equilibrio emotivo, alla sua autostima e al suo sviluppo psicosociale. Esistono infatti due forme diverse di maltrattamento, quello fisico e quello psicologico. Maltrattamento f isico Si parla di maltrattamento fisico a danno dei minori nel caso in cui degli adulti, in particolare i genitori o i familiari, esercitino intenzionalmente su di loro atti di violenza fisica. Esso consiste nell’infliggere volontariamente dolore al bambino con lo scopo di punirlo, qualora questi si comporti in un modo che viene considerato sconveniente o che è semplicemente disapprovato dagli adulti, o di inibire il ripetersi di situazioni indesiderate.

La volontà di ferire il minore può essere soddisfatta provocandogli contusioni, bruciature, ferite alla testa, fratture, ferite addominali o avvelenamento, tutti casi in cui viene necessariamente richiesto un intervento medico. Inoltre rientrano nel maltrattamento fisico non solo azioni direttamente lesive, ma anche l’incapacità dei soggetti maltrattanti di proteggere i più deboli dall’esposizione ad eventuali rischi, attentando quindi indirettamente alla sicurezza di questi ultimi. Il maltrattamento fisico è il tipo di violenza più conosciuto e condannato dall’opinione pubblica (assieme all’abuso sessuale), ma non perché sia il più frequente o il più dannoso, se non in quei casi in cui viene messa a rischio l’incolumità fisica del bambino, ma perché quello maggiormente riconoscibile e individuabile, in quanto manifesto.

Sono stati indicati tra i fattori che scatenano l’episodio violento anche una

gravidanza e un parto difficili, una nascita prematura, la presenza di

malformazioni congenite, danni cerebrali provocati al momento del parto

e handicap.

Infine, esiste il rischio che si verifichi la cosiddetta “profezia che si

autoavvera”, intesa come la situazione in cui il maltrattamento può

determinare degli schemi di comportamento nel bambino che aumentano

la probabilità che egli sia vittima di ulteriori maltrattamenti, in quanto è

possibile che il bambino, in conseguenza al maltrattamento subito, si

renda antipatico, reattivo o estremamente passivo e sottomesso così da

scatenare ulteriori reazioni nervose e violente.

L’insorgenza del maltrattamento psicologico è generalmente molto precoce ed esso si protrae per periodi di tempo prolungati, nei quali il bambino è sottoposto, quasi sempre indirettamente, a pesanti stress psicologici ed emozionali da cui non è in grado di difendersi. Il bambino è continuamente terrorizzato, rimproverato o respinto, svalutato, denigrato, umiliato, sottoposto a indifferenza, isolato, corrotto o sfruttato, tutto questo sostanzialmente attraverso l’utilizzo di messaggi ambigui e paradossali, secondo cui cioè qualsiasi risposta risulterà in ogni caso scorretta. In questo modo il processo evolutivo subisce una profonda distorsione e il bambino incontra serie difficoltà nella strutturazione del proprio sé, sommato al fatto che, non riuscendo a decodificare il messaggio, non ha neanche la possibilità di organizzare difese di tipo oppositivo.

Se tale bisogno di affetto, di approvazione e fiducia non viene soddisfatto, il

bambino è costretto a sviluppare quello che Sullivan chiama un “falso Sé”,

basato sul tentativo di anticipare le angosce e le preoccupazioni della figura

genitoriale, compiacendo i suoi desideri e rinunciando al proprio vero sé, per

evitare l’angoscia dell’abbandono e della perdita dell’amore parentale.

Generalmente il maltrattamento psicologico si verifica quando i genitori hanno

aspettative troppo elevate sui propri figli e prevale in loro il modello di figlio

ideale su quello reale, con la conseguenza che il minore è considerato un

oggetto da manipolare per renderlo simile al modello elaborato; quando essi

considerano il bambino come mezzo per raggiungere i propri traguardi

sociali, economici o di realizzazione personale; quando cercano in tutti i

modi di fargli raggiungere traguardi ritenuti socialmente apprezzabili,

ignorando le sue autentiche esigenze.

Patologia delle cure

La patologia delle cure si verifica nei casi in cui esista un grave e persistente comportamento negligente nei confronti del bambino da parte della figura significativa, oppure il fallimento nel proteggerlo dall’esposizione a qualsiasi pericolo, come fame e freddo. Di conseguenza il minore può risultare vittima di carenze gravi, nutrizionali o affettive; può presentare insuccessi in alcune aree dello sviluppo o trovarsi in condizioni abitative precarie a causa della noncuranza di coloro che, invece, dovrebbero prendersi cura di lui e proteggerlo. Questo tipo di violenza ha pesanti ripercussioni sulla salute fisica e mentale del bambino e viene anche definito “violenza per omissione” o, in modo però improprio e limitante, trascuratezza.

Incuria

Si parla di incuria (o di trascuratezza) quando le persone che, per legge,

dovrebbero occuparsi del bambino ed essere per lui responsabili non

provvedono adeguatamente ai suoi bisogni fisici e psichici in

rapporto all’età e al momento evolutivo.

Ne risultano delle cure carenti sul piano fisico, riguardanti la

nutrizione, la persona e la salute; sul piano affettivo, talvolta fino

all’abbandono; sul piano cognitivo, a causa delle insufficienti o

inesistenti stimolazioni e alle frequenti e prolungate assenze da

scuola, provocate dall’indolenza dei genitori.

Rientrano quindi in questa forma di abuso anche quei casi in cui i genitori, pur occupandosi dei bisogni nutrizionali del figlio, non rispettano i suoi bisogni emotivi e di socializzazione, poiché, non “vedendo” i propri figli, non ne colgono le difficoltà di sviluppo, ostacolato anche dal fatto che il minore si sente responsabile del fallimento del rapporto con le proprie figure parentali. Infatti, soprattutto le madri, sono in genere distaccate, scarsamente coinvolte nella relazione , anaffettive, e presentano spesso tratti di tipo depressivo o patologie psichiatriche. Ne consegue che i bambini non crescono per malnutrizione, per stimolazione fisica estremamente carente, ma anche in risposta alla mancanza di affetto, considerazione e fiducia, in quanto, non crescendo, pensano di poter recuperare quelle attenzioni di cui sono stati privati e che hanno tanto desiderato. Tale situazione si evidenzia soprattutto nel momento dell’inserimento scolastico, a causa del basso rendimento, nonostante un buon quoziente intellettivo.

DISCURIA La discuria è caratterizzata da un distorta somministrazione delle cure, le quali, pur presenti (non si verifica quindi trascuratezza), risultano inadeguate al momento evolutivo, spesso perché il genitore è depresso e non ha le energie necessarie da investire nell’accudimento del figlio oppure perché presenta una qualche forma di psicopatologia; infatti il più delle volte i genitori non si rendono conto della violenza che stanno esercitando, ma pensano di agire per il meglio. Il bambino viene considerato dalla figura parentale come una proprietà su cui realizzare i propri scopi ed è ritenuto da questi “normale” solo nel caso in cui permetta il loro raggiungimento ed il suo comportamento coincida con le aspettative che in lui vengono riposte.