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MARCEL DUCHAMP E IL READY-MADE, Appunti di Storia Dell'arte

MARCEL DUCHAMP E IL READY-MADE

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 13/12/2020

benedetta-pazzaglini
benedetta-pazzaglini 🇮🇹

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MARCEL DUCHAMP E IL READY MADE
Henri-Robert-Marcel Duchamp è stato un pittore, scultore e
scacchista francese naturalizzato statunitense nel 1955.
Considerato fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo, nella
sua lunga attività si occupò di pittura (attraversando le correnti del
fauvismo e del cubismo), fu animatore del dadaismo e del
surrealismo, e diede poi inizio all'arte concettuale, ideando il ready-
made e l’assemblaggio.
Il termine ready-made è un anglismo traducibile come già fatto[1],
confezionato, prefabbricato, pronto all'uso. In Italiano si riferisce
esclusivamente ad un oggetto disponibile sul mercato del quale un
artista si appropria così com'è, ma privandolo della sua funzione
utilitaristica. Aggiunge un titolo, una data, a volte un'iscrizione e
opera su di lui una manipolazione (capovolgimento, sospensione,
fissazione sul terreno o sul muro, ecc.). Quindi lo presenta in una
mostra d'arte, in cui viene conferito all'oggetto lo status di opera
d'arte.
Il vocabolo è attestato in uso in lingua inglese già dalla prima metà
del XIV secolo.
Nell'inglese contemporaneo è usato come aggettivo in relazione:
a prodotti (specialmente come vestiti e tendaggio, per i vestiti
cfr. anche ready-to-wear) di formato standardizzato, anziché in
seguito a ordinazione.
a qualcosa disponibile subito, che non necessita di essere
appositamente creato o inventato
a cibo pronto per essere servito senza ulteriore preparazione
(cfr. ready meal)
come nome in relazione:
a un articolo "ready-made", es.: adesso fuma ready-mades
(sigarette comprate già fatte)
specialmente nel Dadaismo, a un articolo prodotto in serie
scelto da un artista e da lui categorizzato come opera d'arte.
Si differenzia dall'objet trouvé («oggetto trovato») poiché,
invece di essere scelto per le sue caratteristiche estetiche, è
scelto con un giudizio espresso nella "totale assenza di buono
o cattivo gusto".
Il ready-made nell’arte : Dal 1913 il termine fu usato in ambito
artistico per categorizzare un oggetto comune prefabbricato isolato
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MARCEL DUCHAMP E IL READY MADE

Henri-Robert-Marcel Duchamp è stato un pittore, scultore e scacchista francese naturalizzato statunitense nel 1955. Considerato fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo, nella sua lunga attività si occupò di pittura (attraversando le correnti del fauvismo e del cubismo), fu animatore del dadaismo e del surrealismo, e diede poi inizio all'arte concettuale, ideando il ready- made e l’assemblaggio. Il termine ready-made è un anglismo traducibile come già fatto[1], confezionato, prefabbricato, pronto all'uso. In Italiano si riferisce esclusivamente ad un oggetto disponibile sul mercato del quale un artista si appropria così com'è, ma privandolo della sua funzione utilitaristica. Aggiunge un titolo, una data, a volte un'iscrizione e opera su di lui una manipolazione (capovolgimento, sospensione, fissazione sul terreno o sul muro, ecc.). Quindi lo presenta in una mostra d'arte, in cui viene conferito all'oggetto lo status di opera d'arte. Il vocabolo è attestato in uso in lingua inglese già dalla prima metà del XIV secolo. Nell'inglese contemporaneo è usato come aggettivo in relazione:

  • a prodotti (specialmente come vestiti e tendaggio, per i vestiti cfr. anche ready-to-wear) di formato standardizzato, anziché in seguito a ordinazione.
  • a qualcosa disponibile subito, che non necessita di essere appositamente creato o inventato
  • a cibo pronto per essere servito senza ulteriore preparazione (cfr. ready meal) come nome in relazione:
  • a un articolo "ready-made", es.: adesso fuma ready-mades (sigarette comprate già fatte)
  • specialmente nel Dadaismo, a un articolo prodotto in serie scelto da un artista e da lui categorizzato come opera d'arte. Si differenzia dall'objet trouvé («oggetto trovato») poiché, invece di essere scelto per le sue caratteristiche estetiche, è scelto con un giudizio espresso nella "totale assenza di buono o cattivo gusto". Il ready-made nell’arte : Dal 1913 il termine fu usato in ambito artistico per categorizzare un oggetto comune prefabbricato isolato

dal suo contesto funzionale, defunzionalizzato e rifunzionalizzato tramite il solo atto di selezione di un artista ad opera d'arte(«[...] elevato allo status di arte [...]», per Thierry De Duve è un oggetto industriale privo di connessioni con la tradizione artigianale rifunzionalizzato come "puro Simbolo"). In base alla lettura "nominalista" di Thierry De Duve, il ready-made è "un'opera d'arte che si identifica nell'enunciato 'Questo è arte'. Perché questo enunciato possa compiersi è necessaria la presenza di quattro elementi: un oggetto che ne costituisca il referente, un soggetto che la pronunci, un pubblico che la recepisca e la faccia propria, un'istituzione che accolga e registri l'oggetto a proposito del quale quell'enunciato è stato proferito". Da tale prospettiva, pertanto, il ready-made influisce sul concetto stesso di opera d'arte, sul concetto di autorialità, sulle modalità di fruizione dell'opera e sul rapporto con le istituzioni che la legittimano. Questi oggetti per lo più appartenenti alla realtà quotidiana sono lontani dal sentimentalismo e dall'affezione e possono essere modificati (in questo caso si parla di ready-made rettificato) o meno. Il ready-made è quindi un comune manufatto di uso quotidiano (un attaccapanni, uno scolabottiglie, un orinatoio, ecc.) che assurge ad opera d'arte una volta prelevato dall'artista e posto così com'è in una situazione diversa da quella di utilizzo, che gli sarebbe propria (in questo caso un museo o una galleria d'arte). Il valore aggiunto dell'artista è l'operazione di scelta, o anche di individuazione casuale dell'oggetto, di acquisizione e di isolamento dell'oggetto. Ciò che a quel punto rende l'oggetto comune e banale (si pensi alla latrina capovolta che Duchamp intitolerà "Fontana") un'opera d'arte, è il riconoscimento da parte del pubblico del ruolo dell'artista. L'idea di conferire dignità ad oggetti comuni fu inizialmente un forte colpo nei confronti della distinzione tradizionale, comunemente accettata e radicata, tra ciò che poteva definirsi arte e ciò che non lo era. Nonostante ai nostri tempi questa pratica sia ampiamente accettata dalla comunità artistica, continua a destare l'ostilità dei media e del pubblico.

piastra, rendendolo inutilizzabile; era stato dato un nuovo ruolo a questo oggetto, cioè quello di "ridurre un abito in brandelli".