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Marcel Duchamp: L'artista e la provocazione del ready-made, Guide, Progetti e Ricerche di Filosofia

Marcel duchamp (1887-1968) iniziò il suo percorso artistico negli ambienti cubisti e futuristi, successivamente si avvicinò alle istanze innovative e rivoluzionarie del dadaismo. Fin dal 1913, duchamp sperimentò il ready-made: consisteva in una tecnica che consisteva nell'impiegare in campo artistico oggetti di vita quotidiana e riproporli come oggetti d'arte, stravolgendo così le nostre aspettative. Dada era anche questo: tutto e nulla, un nonsenso, arte e negazione dell'arte. Ne è un esempio ‘fontana’, ready-made del 1916, un orinatoio in porcellana capovolto, esposto sotto lo pseudonimo di r. Mutt. Altra opera provocatoria è ‘l.h.o.o.q’, una raffigurazione della monna lisa di leonardo alla quale duchamp aggiunse baffi e pizzetto, creando una frase volgare ‘ella ha caldo al sedere’. Duchamp vuole onorare l'arte di leonardo, mettendo in ridicolo gli estimatori superficiali e ignoranti attaccati alle apparenze e alle convenzioni.

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2020/2021

Caricato il 25/10/2021

alessandrovanore
alessandrovanore 🇮🇹

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Marcel Duchamp ( 1887-1968) iniziò il proprio percorso formativo in ambito artistico a partire dagli
ambienti cubisti e futuristi e successivamente si avvicinò alle istanze innovative e rivoluzionarie del
dadaismo. Fin dal 1913, Duchamp sperimentò il ready-made (prefabbricato): si trattava di una tecnica che
consisteva nell’impiegare in campo artistico, al di fuori del loro abituale contesto, oggetti di vita quotidiana
e riproporli come oggetti d’arte; in ciò consisteva la sua provocazione: nello stravolgere ogni nostra
aspettativa. Dada era anche questo: tutto e nulla, un nonsenso, arte e negazione dell’arte.
Ne è un esempio “Fontana”, ready-made del 1916. Duchamp espose quest’opera sotto lo pseudonimo di
R. Mutt, come scritto sul lato sinistro dell’oggetto: il termine Mutt, infatti, rimanda al sostantivo tedesco
mutter, la “madre”, quasi a voler sottolineare la forma uterina dell’oggetto.” Fontana” altro non è che un
orinatoio in porcellana capovolto. La provocazione fu chiarita dallo stesso autore che scrisse agli
organizzatori della mostra che rifiutavano di esporre l’oggetto che la parola “Arte” non significa più fare
(mostrare cioè abilita tecniche), bensì scegliere (operare cioè a livello intellettuale). Chiunque, dunque, può
essere artista e tutto può diventare arte: la chiave di tutto ciò sta proprio nel riuscire ad abbandonare i
rigidi schemi razionali che tentano di incanalare e racchiudere la realtà in canoni inattuali. L’opera originale
andò persa perché, nel corso di un trasloco, i facchini lo scambiarono per un semplice orinatoio (ciò che in
effetti era) e lo gettarono via. Duchamp non poté aspettarsi esito migliore: l’oggetto che, tolto dal suo
contesto, era divenuto arte (e quindi fontana), durante il trasloco tornò ad essere oggetto d’uso comune e
dunque come tale distrutto.
Altra opera provocatoria è “L.H.O.O.Q” . Si tratta di una raffigurazione della Monna Lisa di Leonardo alla
quale Duchamp ha aggiunto baffi e pizzetto (come qualunque ragazzo avrebbe potuto fare scarabocchiando
su un libro scolastico). Le lettere “L.H.O.O.Q” se sillabate secondo la pronuncia francese danno origine alla
frase volgare “Ella ha caldo al sedere”. L’opera dissacra uno dei miti artistici più importanti della storia,
tuttavia Duchamp vuole onorare l’arte di Leonardo, mettendo in ridicolo gli estimatori superficiali e
ignoranti attaccati alle apparenze e alle convenzioni.

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Marcel Duchamp ( 1887-1968) iniziò il proprio percorso formativo in ambito artistico a partire dagli ambienti cubisti e futuristi e successivamente si avvicinò alle istanze innovative e rivoluzionarie del dadaismo. Fin dal 1913, Duchamp sperimentò il ready-made (prefabbricato): si trattava di una tecnica che consisteva nell’impiegare in campo artistico, al di fuori del loro abituale contesto, oggetti di vita quotidiana e riproporli come oggetti d’arte; in ciò consisteva la sua provocazione: nello stravolgere ogni nostra aspettativa. Dada era anche questo: tutto e nulla, un nonsenso, arte e negazione dell’arte. Ne è un esempio “Fontana”, ready-made del 1916. Duchamp espose quest’opera sotto lo pseudonimo di R. Mutt, come scritto sul lato sinistro dell’oggetto: il termine Mutt, infatti, rimanda al sostantivo tedesco mutter, la “madre”, quasi a voler sottolineare la forma uterina dell’oggetto.” Fontana” altro non è che un orinatoio in porcellana capovolto. La provocazione fu chiarita dallo stesso autore che scrisse agli organizzatori della mostra che rifiutavano di esporre l’oggetto che la parola “Arte” non significa più fare (mostrare cioè abilita tecniche), bensì scegliere (operare cioè a livello intellettuale). Chiunque, dunque, può essere artista e tutto può diventare arte: la chiave di tutto ciò sta proprio nel riuscire ad abbandonare i rigidi schemi razionali che tentano di incanalare e racchiudere la realtà in canoni inattuali. L’opera originale andò persa perché, nel corso di un trasloco, i facchini lo scambiarono per un semplice orinatoio (ciò che in effetti era) e lo gettarono via. Duchamp non poté aspettarsi esito migliore: l’oggetto che, tolto dal suo contesto, era divenuto arte (e quindi fontana), durante il trasloco tornò ad essere oggetto d’uso comune e dunque come tale distrutto. Altra opera provocatoria è “L.H.O.O.Q”. Si tratta di una raffigurazione della Monna Lisa di Leonardo alla quale Duchamp ha aggiunto baffi e pizzetto (come qualunque ragazzo avrebbe potuto fare scarabocchiando su un libro scolastico). Le lettere “L.H.O.O.Q” se sillabate secondo la pronuncia francese danno origine alla frase volgare “Ella ha caldo al sedere”. L’opera dissacra uno dei miti artistici più importanti della storia, tuttavia Duchamp vuole onorare l’arte di Leonardo, mettendo in ridicolo gli estimatori superficiali e ignoranti attaccati alle apparenze e alle convenzioni.