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La formazione dell'oratore secondo Quintiliano: un'analisi del 'De Institutione Oratoria', Dispense di Latino

Quintiliano: vita, de causis corruptae eloquentiae e confronto con Seneca il Vecchio. Institutio Oratoria: struttura e finalità, percorso formativo del romano, educazione del bambino, genitori, balia, compagni, scuola, maestro, rifiuto metodi coercitivi, vir bonus dicendi peritus, il giudizio su Seneca, l'importanza della letteratura e la critica alla filosofia (anti-imperiale)

Tipologia: Dispense

2020/2021

In vendita dal 27/06/2021

cleliacitelli
cleliacitelli 🇮🇹

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MARCO FABIO QUINTILIANO
Si muove nell’ambito dell’eloquenza durante l’età flavia (Vespasiano, Tito, Domiziano).
Nacque nella Spagna Tarragonese (a Calagurris) da una famiglia italica emigrata in Spagna intorno
al 30 d.C. MA si formò a Roma presso Remmio Polèmone e Domizio Afro (spagna: Traiano,
Adriano, Seneca: nel periodo imperiale molti personaggi sono provinciali Claudio aveva dato
molta importanza alle province e poi Caracalla darà la cittadinanza romana a tutti i sudditi
dell’impero nel II secolo).
Tornato in Spagna, Quintiliano svolge la professione di Avvocato ma nel 68, morto Nerone, egli
viene chiamato a Roma da Galba.
Dimostrando le sue grandi abilità da rètore, Quintiliano ottenne l’assegnazione di una “cattedra”
di retorica finanziata dal fiscus (ovvero la cassa privata dell’imperatore) E QUESTA FU LA PRIMA
VOLTA CHE LO STATO PAGASSE UN MAESTRO DUNQUE IN UN CERTO SENSO SI PUO’ PARLARE DI
“SCUOLA STATALE” MA SI COMMETTEREBBE UN ERRORE PERCHE’ A ROMA LA SCUOLA FU SEMPRE
PRIVATA (il genitore doveva pagare affinchè il figlio potesse assistere alle lezioni di un maestro).
Dopo aver svolto il lavoro di maestro di retorica, Quintiliano si ritirò a vita privata MA continuando
a ricoprire il ruolo di precettore dei nipoti di Domiziano.
Ancora una volta fu onorato con il riconoscimento “Ornamenta consularia” (riconoscimento della
sua abilità e del merito).
Morì nel 96.
(de causis corruptae eloquentiae)
Quintiliano si occupò del tema della decadenza dell’eloquenza IN PARTICOLARE nell’opera “De
causis corruptae eloquentiae” che a noi non è pervenuta. TUTTAVIA ne conosciamo il contenuto:
Quintiliano collega la decadenza dell’oratoria alla decadenza della scuola e all’abbandono del
modello ciceroniano INFATTI con l’avvento dell’Impero l’oratoria era limitata alle scuole di retorica
(no foro, piazza) e aveva come fine le declamationes, ovvero declamazioni su temi fittizi DUNQUE
la declamazione era fine a se stessa.
DUNQUE secondo Quintiliano si può porre rimedio al problema della decadenza dell’oratorio
riformando completamente l’insegnamento e ritornando allo stile di Cicerone, alla sua concinnitas.
DUNQUE gli oratori ateniesi erano i modelli degli oratori dell’età augustea MENTRE Cicerone fu il
modello proposto da Quintiliano in età flavia.
Con questa sua idea, Quintiliano si distacca, per esempio, da Seneca il Vecchio, il quale manifesta
un certo pessimismo nei confronti della possibilità di risolvere il problema della decadenza DAL
MOMENTO CHE egli riconduce il problema alla decadenza morale dei romani, alla corruzione e
all’abbandono dei principi del Mos Maiorum.
CHIARAMENTE, proponendo la concinnitas cicerioniana come modello da perseguire, Quintiliano
esprime un giudizio negativo nei confronti dell’asianesimo (stile barocco, elaborato, esagerato) e
quindi nei confronti di Seneca, il quale viene inserito in quella corrente stilistica (Stile “rotto e
frammentato”, “corruptum et omnibus vitiis fractum dicendi genus”).
(Seneca il Vecchio, padre di Seneca filosofo: fu retore e autore delle “Suasorie” e delle
“Controversie”. Le prime erano discorsi fatti per convincere (suadère: convincere) MENTRE le
seconde erano discorsi fatti per difendere uno dei due soggetti che avevano, appunto, una
controversia. In età imperiale le suasorie e le controversie erano esercitazioni fatte all’interno
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MARCO FABIO QUINTILIANO

Si muove nell’ambito dell’eloquenza durante l’età flavia (Vespasiano, Tito, Domiziano). Nacque nella Spagna Tarragonese (a Calagurris) da una famiglia italica emigrata in Spagna intorno al 30 d.C. MA si formò a Roma presso Remmio Polèmone e Domizio Afro (spagna: Traiano, Adriano, Seneca: nel periodo imperiale molti personaggi sono provinciali – Claudio aveva dato molta importanza alle province e poi Caracalla darà la cittadinanza romana a tutti i sudditi dell’impero nel II secolo). Tornato in Spagna, Quintiliano svolge la professione di Avvocato ma nel 68, morto Nerone, egli viene chiamato a Roma da Galba. Dimostrando le sue grandi abilità da rètore, Quintiliano ottenne l’assegnazione di una “cattedra” di retorica finanziata dal fiscus (ovvero la cassa privata dell’imperatore) E QUESTA FU LA PRIMA VOLTA CHE LO STATO PAGASSE UN MAESTRO DUNQUE IN UN CERTO SENSO SI PUO’ PARLARE DI “SCUOLA STATALE” MA SI COMMETTEREBBE UN ERRORE PERCHE’ A ROMA LA SCUOLA FU SEMPRE PRIVATA (il genitore doveva pagare affinchè il figlio potesse assistere alle lezioni di un maestro). Dopo aver svolto il lavoro di maestro di retorica, Quintiliano si ritirò a vita privata MA continuando a ricoprire il ruolo di precettore dei nipoti di Domiziano. Ancora una volta fu onorato con il riconoscimento “Ornamenta consularia” (riconoscimento della sua abilità e del merito). Morì nel 96. (de causis corruptae eloquentiae) Quintiliano si occupò del tema della decadenza dell’eloquenza IN PARTICOLARE nell’opera “De causis corruptae eloquentiae” che a noi non è pervenuta. TUTTAVIA ne conosciamo il contenuto: Quintiliano collega la decadenza dell’oratoria alla decadenza della scuola e all’abbandono del modello ciceroniano INFATTI con l’avvento dell’Impero l’oratoria era limitata alle scuole di retorica (no foro, piazza) e aveva come fine le declamationes, ovvero declamazioni su temi fittizi DUNQUE la declamazione era fine a se stessa. DUNQUE secondo Quintiliano si può porre rimedio al problema della decadenza dell’oratorio riformando completamente l’insegnamento e ritornando allo stile di Cicerone, alla sua concinnitas. DUNQUE gli oratori ateniesi erano i modelli degli oratori dell’età augustea MENTRE Cicerone fu il modello proposto da Quintiliano in età flavia. Con questa sua idea, Quintiliano si distacca, per esempio, da Seneca il Vecchio, il quale manifesta un certo pessimismo nei confronti della possibilità di risolvere il problema della decadenza DAL MOMENTO CHE egli riconduce il problema alla decadenza morale dei romani, alla corruzione e all’abbandono dei principi del Mos Maiorum. CHIARAMENTE, proponendo la concinnitas cicerioniana come modello da perseguire, Quintiliano esprime un giudizio negativo nei confronti dell’asianesimo (stile barocco, elaborato, esagerato) e quindi nei confronti di Seneca, il quale viene inserito in quella corrente stilistica (Stile “rotto e frammentato”, “corruptum et omnibus vitiis fractum dicendi genus”). (Seneca il Vecchio, padre di Seneca filosofo: fu retore e autore delle “Suasorie” e delle “Controversie”. Le prime erano discorsi fatti per convincere (suadère: convincere) MENTRE le seconde erano discorsi fatti per difendere uno dei due soggetti che avevano, appunto, una controversia. In età imperiale le suasorie e le controversie erano esercitazioni fatte all’interno

delle scuole di retorica. CHIARAMENTE SENECA IL VECCHIO considera decadente questa retorica d’apparato, fittizia). INSTITUTIO ORATORIA È l’opera con cui Quintiliano si propone di indicare il percorso formativo che il futuro oratore deve seguire. È costituito da 12 libri (come opere dell’epica classica) INFATTI lo stesso titolo indica questo fine DAL MOMENTO CHE “institutio” deriva da “instituere” ovvero “Formare”. L’opera potrebbe sembrare una copia del “De oratoria” di Cicerone MA Quintiliano crede e afferma che il futuro oratore debba essere seguito fin dai primi momenti in cui apprende (puer) e per questo motivo egli analizza la formazione del bambino nei primi due libri dell’opera (Cicerone: solo formazione dell’adulto). Percorso formativo del romano: puer (impara in famiglia) - poi impara nel ludus (scuola con maestro pagato dalla famiglia) – l’adulèscens studia nella scuola del grammaticus – poi sceglie la strada della filosofia (ben pensare) o della retorica (ben parlare) TUTTAVIA in età flavia la filosofia è vista negativamente: per esempio lo stoicismo è visto come anti-imperiale in quanto ha come fine la virtus e, se non è possibile raggiungerlo, bisogna uccidere l’imperatore o scegliere il suicidio. Quintiliano afferma che, dopo aver trascorso tanto tempo svolgendo l’attività di avvocato, è stato spinto a comporre un’opera sulla formazione dei futuri oratori MA di essere stato sempre frenato a causa dell’esistenza di opere greche e latine che trattavano questo tema (per esempio Cicerone scrisse il De oratoria, l’orator e il brutus). TUTTAVIA decise poi di scrivere l’opera per aggiungere, com’è stato detto, qualcosa di nuovo. Parlando della formazione del bambino (puer), Quintiliano dimostra una particolare modernità INFATTI rifiuta le punizioni e le violenze (messe in atto quotidianamente dal maestro “plagosus” ovvero picchiatore) e propone, invece, che l’insegnamento venga impartito da maestri che siano esempi, preparati e onesti, guide che non devono reprimere l’indole del bambino. INFATTI tutti gli uomini per natura desiderano sapere (Aristotele) DUNQUE è necessario un maestro-esempio. Se il maestro mette in atto metodi coercitivi, il puer sarà inevitabilmente portato a odiare la scuola e, quindi, a rifiutarsi di imparare. LIBRI 1- 2

  • Quintiliano affronta il tema dell’educazione del bambino nel momento in cui questo viene affidato alla balia, alla nutrice. È necessario che questa si esprima nel giusto modo, che questa parli bene affinchè il piccolo bambino impari a esprimersi nel giusto modo. CHIARAMENTE la nutrice non deve neanche assecondare tutti i vizi e i desideri del bambino. DUNQUE I GENITORI DEVONO SCEGLIERE CON ATTENZIONE LA NUTRICE.
  • Dopo aver posto l’attenzione sulla balia, Quintiliano parla dei genitori: entrambi devono essere istruiti e, in questo senso, egli propone alcuni esempi di madri istruite (Cornelia, mamma dei Gracchi) PROPRIO PER SOTTOLINEARE il ruolo importante ricoperto non solo dal padre MA anche dalla madre. Sfruttando il momento, Quintiliano realizza una dura critica nei confronti dei genitori del suo tempo, confrontati con quelli della Roma arcaica. INFATTI i genitori dell’antica erano più rigidi e non assecondavano i vizi e i desideri dei figli MENTRE i genitori contemporanei a Quintiliano sono troppo indulgenti, con poco rigore E QUESTO LORO COMPORTAMENTO CAUSA UNA CRESCITA NEGATIVA DEI FIGLI.

DUNQUE PER CICERONE LA SOFÌA RENDE MIGLIORE IL CIVIS ROMANO e non deve allontanarli dalla cosa pubblica MA anzi renderlo più responsabile. DIVERSAMENTE, Quintiliano sostiene che sia la letteratura a rendere migliore l’oratore DUNQUE ricopre un ruolo più importante nel percorso formativo DAL MOMENTO CHE in età imperiale la filosofia ha assunto un carattere spiccatamente anti-imperiale. Chiaramente è necessario ricordare che Quintiliano lavorava per l’impero QUINDI non poteva dare alla filosofia la stessa funzione data da Cicerone.