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Materiale di studio su Neil Postman per la preparazione dell'esame di storia dell'educazione della prima infanzia (include biografia e pedagogia dell'autore).
Tipologia: Dispense
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Cenni biografici Nasce a St. Petersburg il 7 giugno 1918. Dopo aver insegnato nelle scuole elementari e in quelle superiori, lavora presso la Preparatory School di Harlem. È professore di Pedagogia inglese presso la New York University. Il pensiero Postman muove da una duplice considerazione: che «il cambiamento - costante, accelerato, universale - costituisce la caratteristica più notevole del mondo in cui viviamo, e che il nostro sistema educativo non è ancora giunto a riconoscere questo dato di fatto». Dal momento che la scuola «non fa ciò che sarebbe necessario che facesse, allora può essere cambiata; deve essere cambiata», in modo che non sia più irrilevante, alienante, obsoleta, antintellettiva, anticreativa... Infatti «la nuova educazione ha il proposito di sviluppare un nuovo tipo di persona, una persona che […] sia capace di indagine, sia flessibile, creativa, innovatrice, tollerante, liberale e possa affrontare l’incertezza e l’ambiguità senza disorientarsi, e formuli nuovi significati operativi adeguati ai cambiamenti nell’ambiente che minacciano la sopravvivenza individuale e collettiva». La nuova educazione è insomma nuova, perché aiuta a «imparare come si fa ad apprendere». È in questo senso che Postman configura L’insegnamento come attività sovversiva^98 (nel libro del 1969). E successivamente parla (per usare il titolo di un’altra sua opera) de La scuola come contropotere^99 in presenza dei media, rivendicando per la scuola una funzione ecologica, nel senso di equilibratrice delle tendenze unilaterali della società. La metafora della scuola come «termostato» rende bene il compito che spetta alla scuola in quanto agenzia educativa finalizzata alla formazione dell’uomo, rispettato nella sua dignità di persona e nella specificità delle sue età. Al riguardo Postman denuncia una situazione che si sta verificando nella società contemporanea e che mette a repentaglio la conquista tutta moderna della peculiarità del bambino. Nell’attuale società mediatica il rischio è quello de La scomparsa dell’infanzia^100 , avverte Postman nel volume omonimo: si tratta di una denuncia che caratterizza anche altri autori: dal sociologo Vance Packard (autore del volume: Bambini in pericolo) alla pedagogista Marie Winn (autrice del libro: Bambini senza infanzia) al filosofo Karl Popper (che in uno dei suoi ultimi interventi definisce la televisione cattiva maestra). In presenza di una tale situazione - all’insegna dell’adultizzazione dei bambini, e dell’infantilizzazione degli adulti - occorre contrastare e bilanciare il peso che hanno i media nei processi formativi, e rivendicare alla scuola in particolare un compito critico e creativo, che permetta di sovvertire vecchi e nuovi dogmatismi. Una scuola, dunque, che assolva la sua funzione educativa nella misura in cui si pone come agente di riequilibrazione democratica dal carattere popolare e universalistico e come «contro-potere» rispetto alle tante povertà del panorama educativo contemporaneo e degli ecosistemi vitali nei quali i bambini vivono e imparano. (^97) G. Galeazzi, Postman Neil, in M. Laeng (a cura di), Enciclopedia Pedagogica, La Scuola Editrice, Brescia, 2003, Appendice (1994-2002), pp. 1211-1212. (^98) N. Postman, L’insegnamento come attività sovversiva, La Nuova Italia, Firenze, 1973 (in collaborazione con C.H. Weingartner). (^99) N. Postman, Ecologia dei media: la scuola come contropotere, Armando, Roma, 1983. (^100) N. Postman, The disappearance of childhood, Delacorte, New York, 1982; traduzione italiana: La scomparsa dell’infanzia. Ecologia delle età della vita, Armando, Roma, 1984.
La scomparsa dell’infanzia Dopo aver osservato l’impossibilità per una cultura di esistere senza un’idea sociale dei bambini, Postman afferma che, come l’invenzione della stampa aveva creato l’infanzia, così i mezzi elettronici ne stanno determinando la scomparsa^101. In un mondo in cui la cultura televisiva ha soppiantato quella cartacea, sono scemate le distinzioni tra il bambino e l’adulto. L’incapacità di leggere e scrivere, l’assenza di un’idea dell’educazione, la mancanza del senso di pudore, uniti alla durezza dell’esistenza e all’alto tasso di mortalità infantile, sono, a suo avviso, i motivi che fanno mancare nel Medioevo un concetto dell’infanzia, distinto da quello dell’età adulta. La nuova definizione dell’età adulta, basata sulla capacità di leggere, porta a una nuova concezione dell’infanzia, definita dall’incapacità di leggere. La civiltà europea reinventa le scuole e in tal modo anche l’infanzia viene a essere riconosciuta, dapprima dalla borghesia ottocentesca, poi anche dalle classi inferiori^102. L’ipotesi di Postman, suggestiva ma paradossale, rimane tale anche per sua stessa ammissione: «Prima di affrontare l’esame di ciascuna di queste prove, si è costretti a riconoscere che l’ipotesi proposta in questo libro, circa la causa di ciò che sta accadendo, non può essere provata, anche se si possono schierare molte testimonianze a suo favore. E ciò non solo perché ipotesi o teorie non possono mai essere provate, neppure nelle scienze fisiche, ma anche perché in ogni tentativo compiuto nell’ambito delle scienze sociali lo stesso concetto di prova o di confutazione si presenta con aspetti così ambigui e complessi che non si può mai essere sicuri se la prova abbia lasciato l’ipotesi in piedi o se l’abbia demolita, oppure se l’ipotesi rimanga senza alcun significato»^103. L’affermazione che con la stampa «l’oralità venne a cessare e l’apprendimento finì col basarsi esclusivamente sui libri»^104 , se appare in parte valida per le classi alte o in certi luoghi, non lo è certamente per gran parte dell’Europa, dove per le condizioni economiche la stessa arte del leggere è arrivata per alcuni solo in tempi recenti e l’apprendimento si è a lungo basato sulla tradizione orale, sull’imitazione e sul fare pratico. Postman denuncia la scomparsa dell’infanzia, determinata dalla totale promiscuità dovuta alla rinuncia all’esercizio della responsabilità educativa da parte degli adulti nei confronti dei minori e alla pressione esercita dai mass media, vera scuola parallela, sul mondo infantile che agisce sempre più in direzione di un generale appiattimento delle differenze tra adulti e minori. I rapporti tra adulti e bambini, fondati sulla differenza di questi ultimi, stanno perdendo il carattere di discrezione che sta alla base dell’idea della necessità di un graduale disvelamento dei segreti del mondo degli adulti ai bambini. Cadute tutte le barriere, va pertanto scomparendo la linea di demarcazione tra infanzia e mondo degli adulti. I bambini scompaiono anche perché sono costretti a condividere precocemente con gli adulti visioni e stili di vita cui una volta non era data loro la possibilità di accedere. Sicché i bambini sono costretti, perché sottoposti a nuovi condizionamenti, a crescere in fretta e spesso dimostrano di essere preda di irrequietezze che derivano dagli adulti, irrequietezze che li rendono instabili e molto probabilmente - intimamente - nuovamente infelici. Diventano così la cartina di tornasole dei malesseri degli adulti. Interessante è in particolare l’osservazione di Postman sull’assenza di pudore e sull’esibizione della sessualità, che attraverso modelli veicolati dai media ha annullato quella distanza tra bambini e adulti che era tipica delle generazioni precedenti, riportando quasi, per così dire, i rapporti intergenerazionali relativamente alle questioni sessuali all’età medievale e all’età moderna descritta da Ariès, nella quale i bambini erano precocemente messi a contatto con «i fatti della vita», salvo (^101) N. Postman, The disappearance of childhood, Delacorte, New York, 1982, p. 10. (^102) Ivi, pp. 53 e 63. (^103) Ivi, pp. 149-150. (^104) Ivi, p. 44.