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Appunti lezione riguardo Neil Postman e il suo rapporto con la televisione
Tipologia: Appunti
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Comunicazione multimediale 16.04.
Leggiamo capitoli 1,2,6,
Studioso americano, nato cresciuto e morto a NY, 1931-
Muore di tumore ai polmoni, dopo oltre 40 anni della sua vita dedicata ai media studies.
Personaggio prolifico, scrive 18 libri, si dedica anche alla pedagogia, vuole cambiare il sistema di formazione. Scrive molto anche sulla tecnologia, descrivendone il rapporto con gli stati uniti.
200+ articoli, innumerevoli interviste ed apparizioni televisivi.
Importante perché sviluppa il pensiero di McLuhan, con cui entrò in contatto. La sua visione è più legata alla città, formula il termine di media ecology. Il medium crea un ambiente, influenza percezioni e conoscenze. Ecologia come luogo del discorso, quindi lo studio dell’ambiente creato dai media.
Il termine cultura è come una piastra di petri, si studia il mondo in piccole piastrine per capire cosa avviene anche su larga scala.
The Big N, per spiegare la distinzione tra figura e sfondo. Studiare in media corrisponde anche a prestare attenzione allo sfondo.
Sono persuasivi, ubiqui e onnipresenti. Determinano ciò che sappiamo nonché influenzano le nostre reazioni emotive. Hanno creato il mondo globale collegando tra loro individui differenti e plasmandone le relazioni. → la diffusione di informazioni è completamente medializzato, così come le emozioni che ci provoca osservare determinati contenuti. Villaggio globale (esempio Netflix che globalizza la visione di film)
Secondo Postman non ha senso studiare i media se non si considera anche l’approccio etico/umanistico. Bisogna interrogarsi sugli effetti (umanistici o no?) e chiedersi se a livello sociale la collettività beneficia o meno dell’uso dei medium.
Sollecita un approccio sociale dell’immagine.
La principale critica che muovono contro di lui è il determinismo tecnologico, l’enfasi è sempre sul media. Prima riduzionista che assegna un primato alla tecnologia di una società nel guidare uno sviluppo sociale.
Origini al 1984, invitato all’incontro di Orwell per giudicare le sue previsioni. Egli afferma che sono tutte errate e che invece chi ha indovinato è l’autore di “Il mondo nuovo”, Huxley.
Nel suo libro afferma che queste due visioni presentano caratteristiche molto differenti. Quella di Orwell censura i libri, c’è la guerra ma il popolo non deve occuparsene. Ciò che dice il governo è una finzione. La sorveglianza è persuasiva, attraverso il grande fratello. Ci sono punizioni, torture.
Quella di Huxley l’oppressione è più interna, il condizionamento è individuale attraverso l’assuefazione. Niente è proibito, ma ciò che non è visibile non esiste. La guerra non interessa al popolo che è ignorante e distratto freneticamente. La disinformazione non si distingue dall’informazione. Il governo non spia, ma la società stessa non da importanza alla privacy, si lascia mercificare in cambio di ciò che è gratis. Non ha nulla da nascondere. Le masse accettano volentieri la distrazione, la desiderano. Le persone sono controllate attraverso il piacere.
Lui osserva la dimensione occidentale e trova molte più caratteristiche della distopia di Huxley rispetto che quella di Orwell. Ancora oggi ci sono dibattiti per capire quale distopia sia stata più realistica.
Il sillogismo di Postman. I nostri linguaggi sono i nostri media. I nostri media sono le nostre metafore. le nostre metafore creano i nostri contenuti. Las Vegas è il modello dell’America contemporanea. (B. identificava Disneyland come modello e non era lontano dalla verità secondo P.)
Dopo l’elezione di Trump è tornato di moda questo libro. Secondo molti Postman ha indovinato con le sue predizioni. Sono stati scritti recentemente molti articoli/testi riguardo a ciò.
Influenze: