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Una panoramica completa dei polimeri, esplorando la loro struttura, le proprietà e le applicazioni. Il documento inizia con una spiegazione dei monomeri e dei tipi di polimerizzazione, quindi passa a discutere la lunghezza delle catene, i tipi di legami e le strutture dei polimeri. Viene poi analizzato il ciclo di vita dei polimeri, dalla produzione al riciclaggio. Anche le proprietà meccaniche dei polimeri, come la resistenza, la tenacità e la fragilità, e come queste proprietà sono influenzate da fattori come la temperatura, il grado di reticolazione e l'umidità. Infine, il documento presenta una serie di esempi di polimeri comuni e le loro applicazioni in diversi settori.
Tipologia: Appunti
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I materiali polimerici sono relativamente recenti e devono la loro comparsa allo sviluppo della chimica moderna di sintesi.
I materiali polimerici sono dei buoni isolanti termici ed elettrici. I polimeri sono molto meno rigidi e meno resistenti dei metalli. I polimeri sono costituiti da molecole organiche , di struttura filiforme (= sottile e allungata, che sembra un filo ), formate prevalentemente da atomi di carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto, cloro … I polimeri sono normalmente ottenuti per sintesi chimica del petrolio.
Le molecole polimeriche sono composte da concatenamenti di monomeri , tenuti insieme da legami covalenti. I monomeri possono avere due tipi di struttura:
Per polimerizzazione , si intende la sintesi del polimero (= reazione chimica in cui i monomeri sono uniti da legami covalente per formare strutture polimeriche ). Può avvenire secondo diversi meccanismi, ma i principali sono:
Le nomenclature dei polimeri possono essere lunghe e complicate, motivo per cui sono comunemente utilizzate le sigle. Qui riportate troviamo quelle più comuni:
La definizione della lunghezza delle catene è basata su due parametri:
A partire dal petrolio greggio (= cruso), si ottengono i monomeri (= solitamente allo stato gassoso o liquido). La sintesi del polimero (= polimerizzazione) viene effettuata in opportuni impianti chimici. Il polimero non è sempre utilizzabile allo stato puro (= stabilizzazione) , quindi vengono miscelati con additivi (= fase di compounding ), ora viene definito materiale polimerico. Il materiale polimerico commerciale si trova sotto forma di polvere o granulo. Viene quindi trasformato. Al termine del suo ciclo di vita utile, viene dismesso. A seconda del tipo di materiale viene o smaltito in discarica, incenerito, o riciclato. Proprietà ottiche La radiazione luminosa è una radiazione elettromagnetica , ovvero una propagazione di energia nello spazio. → si manifesta in un intervallo di lunghezze d’onda compreso tra i 380 e i 760 nm Ad ogni radiazione viene associata una lunghezza d’onda , una frequenza e un’ energia. La lunghezza d’onda delle radiazioni, è il rapporto tra la velocità di propagazione della radiazione elettromagnetica nel vuoto (= 2.98 ⋅ 10^8 m/s ) e la frequenza , λ = c/v. L’energia di una radiazione elettromagnetica è il prodotto della costante di Planck e della frequenza:
E = h ν = h ⋅ c/λ
Un raggio di luce incide su una superficie liscia, secondo un angolo di incidenza, i. La radiazione incidente può essere in parte riflessa (= raggio riflesso ) e in parte può essere rifratta , ovvero attraversare il materiale (= raggio rifratto ). → per la legge della riflessione , l’angolo di incidenza è sempre uguale all’angolo di riflessione; entrambi diversi dall’angolo rifratto. Ma sono legati dalla relazione: sen(i) / sen(r) = n2 / n n , indica l’ indice di rifrazione del materiale, in cui si propaga la radiazione. Corrisponde al rapporto tra la velocità di propagazione della luce nel vuoto e la velocità di propagazione della luce nel materiale considerato: n = c / v Quando la radiazione passa dal vuoto ad un materiale, la sua velocità di propagazione rallenta e risulta inferiore a c. n vuoto 1 aria 1. polimeri 1, Come abbiamo detto, quando una radiazione incide sulla superficie di un materiale può essere riflessa o rifratta. La radiazione rifratta può, a sua volta, essere assorbita , diffusa trasmessa dal materiale. es. agenda
Ipotizziamo che il materiale su cui viene riflessa la luce abbia una superficie liscia , e che il raggio riflesso sia uguale a 0. La luce incide verticalmente e viene riflessa nella direzione opposta.
Generalmente, se l’assorbimento della radiazione visibile è:
La diffusione della luce è dovuta alle variazioni dell’ indice di rifrazione all’interno del materiale, su una distanza dell’ordine della lunghezza d’onda della luce. I materiali polimerici omogenei sono trasparenti. I materiali polimerici eterogenei sono opachi. Risultano trasparenti quando:
Polimeri Amorfi Come abbiamo già visto precedentemente, i polimeri amorfi , allo stato solido, presentano una struttura disordinata , priva di regolarità a lungo raggio. Dal punto di vista termico, hanno una temperatura caratteristica, definita temperatura di transizione vetrosa , Tg. Il materiale a temperatura inferiore a Tg, e superiore a Tg, varia solamente per la diversa mobilità delle catene polimeriche.
Prima di Tg , il materiale viene definito vetroso , in cui le catene polimeriche possono avere solo movimenti molto limitati. Tra Tg e T , si ha il materiale gommoso , in cui le catene polimeriche hanno movimento a lungo raggio , poiché i legami sono presenti ancora, anche se deboli. Per una temperatura pari a Tg + 100° , il materiale diventa fluido , e le catene sono libere di muoversi nello spazio. → con gli amorfi si parla di temperatura di fluidificazione, non di fusione La variazione del modulo che si osserva in corrispondenza della transizione vetrosa è di circa tre ordini di grandezza, poiché si passa da GPa (= 10^9 Pa ) nello stato vetroso , all’ordine MPa (= 10^6 Pa ) nello stato gommoso. Il modulo da GPa passa a MPa, dopo Tg Tabella con alcuni esempi di polimeri e di seguito la relativa temperatura vetrosa: Tg policarbonato, PC 150 vetroso polimetilmetacrilato, PMMA 105 vetroso polistirene, PS 100 vetroso polivinilcloruro, PVC 80 vetroso polibutadiene-co-stirene, SBR -50 gommoso Se la temperatura di transizione vetrosa è inferiore alla temperatura ambiente, allora il materiale viene definito gommoso ; se invece la Tg è superiore alla temperatura ambiente il materiale è vetroso.
I polimeri amorfi reticolati, subiscono uno snervamento nello stato vetroso. Polimeri non reticolati Il polimero amorfo gommoso termoplastico non reticolato è un materiale plastico, quindi non c’è snervamento. → Alcuni polimeri vengono utilizzati anche nello stato gommoso (= elastici da cucina, la scuola delle scarpe) Proprietà meccaniche I polimeri hanno un basso valore del modulo elastico, E , che si traduce in una bassa rigidità dei manufatti e una bassa resistenza. Anche nei polimeri possiamo distinguere due comportamenti meccanici differenti:
Snervamento per crazing , un meccanismo presentato solo dai polimeri. Durante questo snervamento, si creano tante righe orizzontali che “ spezzano ” il materiale (= ogni riga prende il nome di craze ), ma non lo separano definitivamente, poiché troviamo delle colonnine di catene polimeriche, che fanno da ponte tra una superficie e l’altra (= nel mezzo troviamo polimero e aria ). Il materiale diventa eterogeneo , poiché l’ aria passa attraverso il materiale, con indici di rifrazioni diverse; avviene il fenomeno della diffusione della luce, per questo motivo riusciamo a vedere i craze (= tagli che si formano orizzontali ). Quando il materiale snerva per craze, la struttura del materiale diventa fragile.
Si deduce che il crazing è il preludio a un comportamento fragile
Con lo snervamento per scorrimento , nel materiale, si forma una sezione che si estende e porta ad una deformazione definitiva del materiale. Nella curva di deformazione , il punto massimo, corrisponde al momento di formazione della sezione nel materiale, e il tratto successivo rappresenta la sezione che si propaga. La linea poi tende a ricrescere, quel tratto, corrisponde all’ irrigidimento del polimero, poiché le catene raggomitolate, vengono allineate e ordinate. → es. il policarbonato a temperatura ambiente snerva per scorrimento, ma se lo raffreddo sotto le temperature dell’ambiente, allora snerva per crazing Si deduce che lo scorrimento è il preludio a un comportamento tenace Definizioni di proprietà meccaniche resistenza sforzo massimo che il materiale è in grado di sostenere senza danneggiarsi tenacità capacità di dissipare energia prima della rottura fragilità rottura improvvisa del materiale senza evidente alterazione di forma sensibilità ai raggi ultravioletti l’esposizione prolungata ai raggi solari può provocare reazioni chimiche che alterano l’aspetto (= ingiallimento ), e le proprietà meccaniche sensibilità ai solventi alcuni solventi sono in grado di penetrare all’interno del materiale e/o di provocare una significativa diminuzione della resistenza meccanica invecchiamento effetto di diminuzione della tenacità, con il trascorrere del tempo rigidità riflette la deformabilità del materiale ed è correlata con il valore del modulo elastico, E Il polimero a seconda che sia vetroso o gommoso, risponderà in maniera diversa ad una sollecitazione. Generalmente, per i polimeri amorfi si manifestano questi comportamenti:
In applicazioni non strutturali, vengono utilizzati in un campo di temperatura compreso tra **Tg
In applicazioni strutturali, vengono utilizzati come nei termoplastici, sotto Tg , con le stesse condizioni; ma il loro impiego è possibile anche nello stato gommoso , ossia T > Tg , in un campo compreso tra Tg + 20° e la temperatura che porta alla degradazione termica del polimero. Polimeri semicristallini I polimeri semicristallini, sono formati da una fase amorfa , che definisce una temperatura di transizione vetrosa , Tg , e una fase cristallina , che definisce una temperatura di fusione , Tm , che caratterizza il passaggio dallo stato solido allo stato liquido. Con l’aumentare della temperatura passiamo da una distinzione della fase vetrosa e di quella cristallina, a una intermediaria con fase amorfa gommosa o fluida e una cristallina, a temperature elevate, in cui non si ha distinzione delle due fasi:
Il modulo dei polimeri semicristallini a temperatura ambiente è vario e dipende dal grado di cristallinità. Cristallizzazione dei polimeri Non tutti i polimeri possono cristallizzare, poiché sono presenti requisiti specifici:
**- regolarità di costituzione
Si intende la presenza di un ordine con cui gli atomi , o gruppo di atomi, si ripetono lungo la catena. Questa caratteristica è presente in tutti gli omopolimeri. → es. Polietilene e poliossimetilene
Si intende la disposizione di atomi , o gruppi di atomi, ripetuti con una certa regolarità nello spazio. Nel caso di regolarità di configurazione, il polimero è detto stereoregolare. Caratteristica sempre presente nei polimeri in cui l’unità ripetitiva è simmetrica. → es. Polietilene Nel caso sia presente un’ unità asimmetrica , durante la fase di sintesi del polimero , grazie a dei catalizzatori, è possibile ottenere una configurazione regolare. → es. Polipropilene, PP, isotattico; se invece ha struttura asimmetrico, viene definito sindiotattico
temperatura massima d’impiego Tg - 20° 80 - 20 = 60° 100- 20 = 80° 105 - 20 = 85° 155 - 20 = 135° proprietà ottiche n (i =400 nm) 1.53 1.59 1.49 1. trasmittanza 80 88 92 89 torbidità (%) <5 <3 <2 < proprietà meccaniche tenacità 2.7 3.0 3.1 2. E (GPa) a Tamb tenace/fragile molto fragile fragile tenace/fragile durabilità sensibilità a solventi scarsa media ottima buona resistenza raggi UV grassi alcoli benzine sensibilità all’invecchiamento moderata moderata bassa alta prezzo €/Kg 1 1.25 2.80 3. altro Polivinilcloruro, PVC È uno dei polimeri più diffusi, quindi a costo basso. Ha una buona resistenza chimica e buona resistenza alla fiamma (= ignifugo ). Ha scarsa resistenza termica (= difficoltà di lavorazione ) e ai raggi ultravioletti (= ingiallisce se esposto in maniera prolungata ai raggi solari ). Per migliorare la sua resistenza termica e ridurre l’ingiallimento, vengono aggiunti degli additivi (= sostanze stabilizzanti ). In commercio troviamo:
E’ un polimero amorfo vetroso a temperatura ambiente, Tg = 80°. A temperatura ambiente snerva per scorrimento , ha un comportamento tenace. A bassa temperatura snerva per crazing , acquisendo un comportamento fragile.
Per ottenerlo, vengono aggiunte sostanze a bassa massa molecolare , generalmente liquidi con alta temperatura di ebollizione, così che non evapori durante la lavorazione.
L’aggiunta di queste sostanze comporta una breve riduzione di Tg. → es. con l’aggiunta di plastificazione, può diventare un materiale gommoso a temperatura ambiente
Applicazioni d’arredo:
Applicazioni:
Per reticolazione chimica si intende l’insieme di reazioni chimiche che portano alla formazione di legami covalenti tra le diverse catene polimeriche: attraverso il processo di reticolazione le catene singole del polimero si legano tra loro con forti legami covalenti. Con Tg inferiore alla temperatura ambiente, il campo di temperature di applicazione, di questi elastomeri, è molto ridotto: sotto a Tg il materiale diventa vetroso e sempre più rigido , riducendo la sua deformazione a rottura. La reticolazione ostacola lo scorrimento relativo tra le catene, impedendo l’insorgere dei flussi plastici del materiale, facendo scomparire il comportamento fluido al variare della temperatura. All’aumentare del grado di reticolazione si ottiene un aumento del valore di modulo elastico al variare della temperatura.
Uno dei metodi di reticolazione più comuni è il processo di vulcanizzazione delle gomme, usato nei polimeri che presentano doppi legami nella catena molecolare. → es. poliisoprene (= gomma naturale) Con questo processo, il polimero viene scaldato in presenza di zolfo , S , rompendo i doppi legami e formando ponti di zolfo tra due distinte catene.
Viene fatto un intaglio in un provino, i cui bracci, vengono tirati in direzione opposta. Il carico necessario per la propagazione dell’intaglio corrisponde al limite di resistenza.
Corrisponde alla resistenza di una superficie all’asportazione di materiale, strofinandolo con un altro corpo molto più duro. → es. un provino cilindrico viene appoggiato su un rullo abrasivo e premuto ad una determinata forza. Il rullo ruota a velocità costante e il provino viene fatto muovere nella direzione longitudinale del rullo, a una velocità x Il provino viene pesato prima e dopo. La variazione di peso è una misura della resistenza dell’abrasione del materiale.