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domande e risposte esame di sociologia
Tipologia: Prove d'esame
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Gli studi sull’implementazione assumono particolare rilievo nei primi anni 70.
La Catena è nota:
La visione di un attore che partecipa al processo di costruzione ed attuazione delle policy perfettamente razionale segna le differenze fra un approccio di implementation deficit (impostazione prescrittiva)ed uno incrementale evolutivo (impostazione descrittiva). Il trattamento previsto da un programma può venir completamente trasformato durante il processo di implementazione. I valutatori hanno scoperto che alcuni programmi non sono mai stati implementati; altri invece sono stati affidati a personale inesperto, ed in altri, l'implementazione ha nella pratica negato i processi previsti dal programma. Palumbo e Oliverio sviluppano argomenti persuasivi secondo cui la conoscenza dell'implementazione del programma può determinare la validità e la qualità della valutazione.
Secondo loro una comprensione generale dei processi di implementazione può aiutare nello sviluppo di strategie appropriate alla sua misurazione. Esistono due prospettive generali sull'implementazione:
La modalità di implementazione ingegneristica potrebbe essere più adatta quando le procedure per l'implementazione del trattamento possono essere standardizzate, e quando vi sia una scarsa interferenza ambientale ed un limitato bisogno di coordinamento inter organizzativo. Palumbo e Oliverio hanno fatto un'interessante osservazione circa la relazione tra modalità di implementazione e validità esterna. A confronto con la modalità di implementazione del sistema sociale. I sostenitori dell’approccio bottom-up rileggono lo schema che dalla formazione passa all’implementazione, poi alla valutazione, secondo un processo complesso, di azione e reazione, influenzato dalle condizioni e dal contesto locale piuttosto che prescritto dall’alto.
La prospettiva di analisi è bottom, ovvero inizia dagli attori preposti all’attuazione, analizzandone il comportamento, le motivazioni e tutti gli aspetti strutturali che influenzano le modalità del loro agire.
Scharpf ha analizzato l’influenza esercitata da condizioni e restrizioni dei differenti sistemi politico- amministrativi tanto sulla formazione quanto sulla implementazione delle politiche.
L’autore sottolinea come la ricerca sui processi implementativi sia stata rivolta alle fasi successive la formulazione delle politiche.
Brikerhoff mostra come l’interattività del contributo tecnico e politico nella implementazione delle politiche ha evidenziato la necessità di rendere intellegibili gli apporti delle diverse agenzie coinvolte quale presupposto per un’implementazione di successo.
Barret e Fudge definiscono il processo implementativo come una parte di un processo più ampio di contrattazione e negoziazione che tiene insieme input provenienti dall’altro e innovazione prodotta dal basso.
La contrattazione che si avvia si sostanzia all’interno di un più ampio “assetto negoziale” che comprende quadri giuridici formali e norme informali di comportamento.
L’assunto di tale approccio, secondo il quale ai decisori il compito di definire obiettivi, priorità, e piani d’intervento e alla burocrazia il compito di attuare quanto stabilito attraverso adeguati mezzi, viene messo in discussione da quanto proposto da Michael Lipsky relativa all’importanza del ruolo della “street level bureaucracy” ovvero del ruolo di quella parte di bureaucracy diretto a contatto con i cittadini – street level- che l’autore considera come i principali erogatori della stessa policy.
L’ipotesi dell’autore contribuisce agli studi sui processi d’implementazione, rafforzando in particolare l’approccio bottom-up prima ricordato.
Evidenzia come gli operatori dei servizi pubblici nello svolgimento delle proprie funzioni dispongano di un notevole grado discrezionale nella scelta dell’erogazione dei servizi, nell’attribuzione di sanzioni, discrezionalità che non dipende solo dalla specificità e dalla vincolatività di norme e regolamenti ma dalle
decidere l’erogazione adeguata al “bisogno” individuato, ma anche una definizione del bisogno adeguata alle risposte di cui dispone.
Schneider affronta il delicato rapporto tra norma e discrezionalità a volte si rende necessario per consentire al decisore di promuovere lo scopo stesso della norma.
Handler sostiene quanto sia necessario ed auspicabile per una efficace attuazione, concedere discrezionalità alle agenzie coinvolte nei processi implementativi, quale condizione per consentire flessibilità nel rispondere a specifici problemi.
Evans e Harris ribadiscono l’inevitabilità dell’autonomia decisionale nel processo implementavo, hanno indicato come questa debba considerarsi una dimensione professionale a garanzia della adattabilità dell’intervento all’eterogeneità dei contesti.
La discrezionalità è stata affrontata al rapporto tra operatore e management diretto in campo sanitario e ambito sociale.
Il concetto di valutazione basata sulla teoria è in circolazione da oltre 25 anni. Diversi studiosi del passato affrontarono tale tema. Wholey sostiene che prima dell'inizio formale di una ricerca vera e propria il valutatore dovrebbe analizzare il ragionamento logico che mette in relazione gli input con gli esiti desiderati, per vedere se vi sia una ragionevole probabilità che le finalità vengano raggiunte. Chen e Peter Rossi hanno dibattuto questa idea: loro affermavano che la teoria dovesse provenire dalle scienze sociali e non essere semplicemente una serie di premesse logiche ad hoc. Chen: fece una distinzione tra teoria normativa e teoria causale.
Patton: sostiene che l'approccio guidato dalla teoria presuppone una grande quantità di elaborazione concettuale da parte del valutatore, per far si che la realtà del programma possa rientrare nel modello. Patton: propone un approccio alternativo maggiormente applicabile che consistente nel lavorare con gli stakeholder primari per creare la loro concettualizzazione della teoria dell'azione del programma. La pianificazione di una valutazione guidata dalla teoria richiede un lavoro concettuale più impegnativo di quello necessario per una valutazione convenzionale. Shapiro, applicando il lavoro di Simon sull'intelligenza artificiale indaga tale questione nella fase di pianificazione di una valutazione. Egli sostiene che il valutatore deve considerare simultaneamente la finalità della valutazione, il disegno di valutazione realizzato per perseguire questi scopi, ed i fattori esterni della valutazione, quali il suo contesto etico, organizzativo e politico. Chen: individua sei ambiti principali di valutazione mediante i quali il valutatore e gli stakeholder possono concettualizzare le questioni importanti in una particolare valutazione utile:
lega insieme scelte e capacità. Più in specifico nel contesto di un programma basato sul contatto diretto, uno di questi meccanismi potrebbe consistere in un processo di “empowerment”. CONTESTI: una nozione da cui l'idea di meccanismo è sempre accompagnata è la nozione di “contesto”. Per contesto sociale non si intende solamente il luogo spaziale, geografico o istituzionale in cui un programma è inserito. Così per quanto un programma sia di fatto avviato in prigioni, ospedali, scuole, quartieri o parcheggi, è il complesso precedente di regole sociali, relazioni e sistemi culturali che definisce questi luoghi a stabilire i limiti di efficacia dei meccanismi del programma. I programmi operano introducendo nuove idee o nuove risorse in complessi esistenti di relazioni sociali. Un compito cruciale della valutazione è fare spazio all'esame dell'azione di queste strutture preesistenti. ESITI: l'obiettivo dell'indagine realistica è spiegare “esiti”, “uniformità”, “regolarità”, “tassi”, “correlazioni”, o “modelli” sociali. Ciò che è specifico nel realismo è una prescrizione piuttosto precisa in merito alle proposizioni esplicative in grado di realizzare questo obiettivo. Explanans ed explanandum devono essere messi in relazione in conformità alla formula seguente: Esito=Meccanismo + Contesto. Compito fondamentale dell'indagine sociale è spiegare esiti (E) interessanti, sconcertanti o socialmente significativi. La spiegazione consiste nel postulare l'esistenza di meccanismi soggiacenti (M) in grado di generare le regolarità studiate, e perciò è costituita da proposizioni relative al modo in cui l'interazione di struttura e azione ha originato l'esito. Il realismo enuncia una prescrizione precisa alla teoria da sviluppare che deve essere basata sui venerandi ingredienti esplicativi rappresentati dai meccanismi, i contesti e gli esiti.
Weiss: definisce in maniera semplice la teoria del cambiamento come una teoria che spiega come e perché un'iniziativa funziona. La teoria del cambiamento applicata alla valutazione delle iniziative integrate di comunità è considerata come uno studio sistematico e riassuntivo dei legami fra le attività, gli esiti e i contesti nei quali si situa l'iniziativa. Tale definizione suggerisce che il primo passo per valutare un'iniziativa integrata sia quello di determinare i suoi esiti attesi, le attività che si prevede di implementare per raggiungere tali esiti. Un'importante fattore di contesto potrebbe essere l'ambiente di policy, compresa la presenza o l'assenza di leggi che permettono di mettere in comune fondi provenienti da varie fonti statali da destinare a iniziative comunitarie innovative. Un'altra attività
centrale, che potrebbe risentire di fattori di contesto locali come la struttura razziale del quartiere e la storia delle relazioni fra i suoi gruppi, potrebbe essere quella di costruire reti sociali fra le famiglie con figli piccoli. Weiss ha descritto quanto fosse importante che la valutazione di un programma avesse delle buone radici teoriche, ha descritto il potenziale contributo che questo approccio poteva dare alle iniziative integrate. Esistono tre ragioni per iniziare il disegno e la valutazione delle iniziative integrate con l'aiuto di una buona teoria del cambiamento:
riforma scolastica, nel lungo periodo l'esito individuale relativo al rendimento degli studenti avrà maggiori probabilità di migliorare quando vengono realizzati determinati cambiamenti a livello scolastico o istituzionale. La parte della teoria che identifica la formazione e l'attivazione di una task force per l'istruzione all'interno dell'iniziativa integrata come un passo chiave per ottenere un cambiamento istituzionale nelle scuole può contare su un supporto teorico molto più debole. Combinare una molteplicità di teorie del cambiamento: uno dei contributi più importanti di questo approccio è che diversi stakeholder di una iniziativa integrata possono lavorare con teorie del cambiamento diverse e forse anche in competizione fra loro. Le iniziative integrate vengono lanciate senza che esse siano state combinate. La differenza fra i punti di vista del finanziatore e del direttore riguardo all'importanza della collaborazione dell'agenzia emergerebbe nel momento in cui decidono in merito agli esiti iniziali e agli esiti intermedi, che ciascuno di essi ritiene porteranno a un cambiamento di lungo termine. Le teorie del cambiamento plausibili sono anche complesse e pluralistiche, ma se devono implementare non possono essere contraddittorie e se devono essere valutate non possono essere formulate. Misurare gli esiti e le attività: il processo di misurazione tende a essere svolto da una sola unità di osservazione di solito l'individuo, e a seguire un ordine fisso, che prevede inizialmente l'analisi del tipo di trattamento, successivamente dei mediatori e solo alla fine degli esiti. La misurazione nelle valutazioni di programmi più circoscritti tende a basarsi principalmente su tecniche quantitative, come l'utilizzo di dati amministrativi per elencare la partecipazione, la somministrazione di questionari ai beneficiari per misurare l'esposizione e l'esperienza e attività attuariali per misurare gli esiti discreti relativi ai beneficiari. Nel caso degli esiti, come ogni altra valutazione, alcuni sono più difficili da misurare di altri, alcuni esiti delle iniziative integrate di comunità come i miglioramenti nella mortalità infantile, il numero di diplomi nelle scuole secondarie, e i tassi di occupazione sono relativamente facili da misurare. Le misurazioni di determinate caratteristiche di una comunità quali il capitale della comunità, i valori condivisi e la solidarietà delle reti sono più elusive. I “trattamenti” delle iniziative integrate sono una serie di attività che avvengono nel corso del tempo, in gruppi legati fra di loro, a diversi livelli di osservazione, e nei quali le attività successive che vengono aggiustate in base agli esiti delle attività precedenti. La valutazione dei risultati in un singolo punto o in un intervallo fisso non riuscirà a cogliere il processo di cambiamento nelle iniziative integrate in maniera efficace e potrebbero essere necessari anche punti di partenza sfalsati. Nonostante la maggior parte delle iniziative integrate siano ancora nelle fasi iniziali della
misurazione di attività di esiti, emergono tre punti specifici per la valutazione basata su una teoria del cambiamento:
N. Stame riconduce lo sviluppo della valutazione al modo in cui si risponde alle domande poste dal welfare state in tre periodi:
con prestazioni diverse. E’ importante ragionare su ciò che accade confrontando il processo o il prodotto con uno di questi 4 elementi: 1-le aspettative implicite o esplicite del decisore dell’attività
2-i bisogni 3-gli standard 4-modalità di realizzazione dell’intervento.
situazioni simili. Il metodo utilizzato è quello sperimentale, o quasi sperimentale che permettere di mettere a confronto situazioni pre e post intervallo. Il disegno valutativo viene impostato all’inizio e la valutazione viene fatta ex post.
Le tecniche di ricerca usate sono quantitative: questionario, modelli econometrici. In questo approccio la valutazione viene utilizzata in maniere strumentale in quanto dovrebbe fornire input di informazione che i politici trasformano in decisioni. Il limite di questo approccio è che può dimostrare che qualcosa si modifica dopo che è stato introdotto un input o una variabile, ma non è in grado di dire perché questo avviene. Per Chen la valutazione deve chiarire la teoria alla base del funzionamento del programma, individuare ipotesi forti da poter essere testate, per escludere quelle in contrasto. Altro limite è che si osserva solo quello che si è predisposti ad osservare non si capiscono effetti inattesi. I risultati si possono conoscere solo dopo la fine del programma. Nonostante ciò tale approccio continua ad essere ritenuto quello più adatto per i programmi di investimenti pubblici e nei programmi sociali.
In tale approccio, l’obiettivo è quello di giudicare un programma in base a un’idea di valore, che può essere un concetto di merito detenuto da attori interni al programma e dai valutatori, o uno standard definito all’esterno del programma. È stato fondato da Scriven , che sostiene che il valutatore non deve farsi influenzare dagli obiettivi del programma e la sua deve essere una goal free evaluation in quanto deve mettere il suo programma e i suoi obiettivi sopra tutto. Egli sostiene che il giudizio di valore si scompone in due aspetti: il merit (valore intrinseco ad un’attività) e il worth ( valore estrinseco, che incontra i bisogni dei destinatari nel contesto in cui si svolge). La valutazione deve: stabilire criteri di merito e di standard, misurare performance dei singoli programmi, dare un punteggio, ordinare più programmi in una graduatoria, sintetizzare i risultati in un giudizio finale di valore. Qui l’elemento di confronto è ciò a cui tutti i programmi simili dovrebbero mirare su una certa scala di merito se vogliono essere considerati di buona qualità. La qualità diventa la proprietà positiva da rilevare e si cercano degli indicatori rispetto ai quali stabilire degli standard di raggiungimento. È molto difficile fissare degli standard, la loro fissazione può essere uno stimolo al miglioramento. Se gli standard vengono fissati per un’attività legata ala programmazione, la valutazione può misurare le performance rispetto agli standard ma tale attività fa riferimento a modelli di “giudizi degli esperti” che raramente coinvolgono gli stakeholders, se non per la valutazione della soddisfazione degli utenti. Ha il difetto, però, di essere molto rigida in quanto i modi di prestare un servizio e le esigenze degli utenti cambiano in continuazione ed è necessario un aggiustamento continuo degli standard. Questo approccio viene utilizzato dal management pubblico, che ha come obiettivo quello di sapere quanto sta producendo il suo servizio, oppure da un’amministrazione
che vuole confrontare servizi simili, offerti da strutture diverse. Lo stesso Scriven, però, ha individuato degli limiti, infatti sostiene che coloro che parlano della qualità dei servizi riferendosi a standard, norme ISO, accreditamenti ect, fanno riferimento solo al merit e solo una formative evaluation per il management e non riescono a fare anche una valutazione orientata al consumatore che deve essere goal free e a basata anche sul worth.
Si rifà ad una serie di modelli che pongono la loro attenzione al contributi dei vari attori e cosa diventa un programma mentre viene attuato, piuttosto che a come è stato disegnato. La pietra di paragone ( definizione di cosa sia un successo) è un concetto che si forma in un momento successivo all’inizio del programma e quando si vede come affronta i problemi lo si confronta con altre situazioni , si sente l’opinione dei vari stakeholders e si può formulare in giudizio su quello che funziona bene o male e su cosa può essere definito un successo anche se ci dovessero essere degli effetti inattesi. Tiene conto del fatto che ogni volta che si attua un programma questo varia a contatto con il contesto, quindi le conclusioni raggiunte per un programma non potranno essere generalizzate ad altre situazioni in cui vengono attuati programmi simili. Un programma deve essere analizzato nel suo contesto, sociale e istituzionale. Ci deve essere una valutazione partecipata, con il coinvolgimento degli stakeholders. Tale approccio è finalizzato ad uso conoscitivo della valutazione, in quanto mira a comprendere la situazione attraverso le interpretazioni che danno gli attori, a definire i problemi a chiarire ciò che si può ottenere coi programmi.
Distinguendo i tre periodi e i tre approcci, possiamo stabilire la coerenza intrinseca ad ogni approccio. Ognuno di questi ha una propria coerenza interna e richiede strumenti di indagine appropriati. Non esistono strumenti che hanno validità generale e uno stesso strumento può assumere significati diversi nei vari approcci (ad esempio il questionario). Ogni approccio sceglierà tra metodi macro e micro secondo le proprie esigenze. Mettendo sullo stesso piano approcci diversi, inoltre, senza riconoscere un primato a nessuno, si favoriscono gli approcci “deboli”, ovvero l’approccio costruttivista che viene considerato inferiore. Non bisogna considerarli intercambiabili, però sempre più spesso si sta parlando di pluralismo che prevede la contaminazione tra approcci e metodi misti. L’idea degli approcci misti nasce dell’osservazione dei pregi e dei difetti di ognuno e offre come soluzione la loro complementarità. Si parla di triangolazione dei metodi, in cui è molto importante la valutazione partecipata. Oggi vi è una nuova contaminazione che potrebbe portare a sviluppi fruttosi.
La valutazione basata sulla teoria.
Metodo C. Weiss: aprire la scatola nera (black box) vuol dire capire che in ogni situazione il legame tra input e un risultato può essere ottenuto in modi diversi. Per questo la valutazione basata sulla teoria è un modo di valutare che individua le assunzioni circostanti sul perché un programma dovrebbe funzionare. Successivamente si avrà la raccolta e l’analisi di dati in una serie di fasi verso gli sbocchi finali. La
L'idea che il monitoraggio fosse funzionale al controllo dell'azione pubblica, e che i suoi strumenti dovessero essere progettati per ottimizzare tale azione e concepiti per rilevare sistematicamente eventuali scostamenti di carattere finanziario e procedurale, trovò spazio successivamente all'abbandono del PPBS, almeno rispetto alla sua concezione iniziale degli anni settanta. La diffusione del monitoraggio in tali ambiti corrisponde di fatto alla diffusione della programmazione come tegola dell'implementazione delle politiche settoriali. Il monitoraggio per poter essere attuato necessita, di un contesto programmatorio, tanto sul piano organizzativo quanto sul piano strumentale, che consenta misurazione, controllo, confronto, etc. considerando che programmazione e monitoraggio sono parti integranti di uno stesso processo, che si influenzano reciprocamente la natura-cultura programmatoria di fatto incide significativamente sulle funzioni del monitoraggio. La programmazione diviene strumento di coordinamento e riallocazione delle risorse a garanzia di controllo della spesa comunitaria. La riforma dei fondi strutturali dell'88: incide significativamente nello sviluppo del monitoraggio presso le amministrazioni nazionali e regionali che, da questo momento in poi sono “costrette” ad inserirlo tra le proprie pratiche e routine amministrative, vista l'obbligatorietà alla quale, in particolare le autorità di gestione responsabili dell'attuazione dei fondi strutturali, sono chiamate da specifiche norme contenute nei regolamenti comunitari. Le novità sul piano metodologico sono riassumibili in:
Monitoraggio Finanziario: riguarda il controllo dei dati finanziari della spesa effettivamente sostenuta dai beneficiari finali nel rispetto delle definizioni di cui all'art.30 del Regolamento n.1260/ Monitoraggio Fisico: riguarda il controllo dei dati fisici di ogni progetto aggregati, ove possibile, in base a una griglia di indicatori comuni definita dall'Autorità di gestione del QCS. Il monitoraggo viene effettuato sugli indicatori di realizzazione e, quando possibile e significativo, di risultato e di impatto indicati nei programmi operativi e nei complementi di programmazione. Gli indicatori di risultato e di impatto sono stimati in sede di valutazione sulla base dei dati di monitoraggio resi disponibili a livello di progetto e di misura e sono aggiornati e diffusi ogni anno. Monitoraggio Procedurale: viene attivato per tutti i programmi definendo schede di rilevazione per tipologie di opere e modelli di aggregazione dei dati a livello di misura. Tale monitoraggio è attivato fino alla fase di individuazione dei progetti. I dati procedurali vengono successivamente rilevati a livello di progetto scegliendo una soglia dimensionale di significatività dei progetti definendo il percorso procedurale da monitorare. Molti dei campi presenti nel sistema in particolare quelli relativi al monitoraggio fisico e procedurale non sono stati valorizzati dagli utilizzatori, responsabili di misura, beneficiari finali in quanto per gran parte di tali campi l'inserimento delle infomazioni richieste era del tutto discrezionale e non vincolato. L'idea di un sistema informativo di monitoraggio centrale alimentato da una pluralità di soggetti ed istituzioni risulta non solo confermata, ma ancor più accentuata rispetto al passato, considerato che il nuovo sistema è chiamato a gestire un patrimonio informativo ancora più eterogeneo, contraddistinto da un incremento delle procedure di automazione dei flussi informativi sia in ambito nazionale che europeo. Il QSN ha evidenziato la necessità di una maggiore integrazione e più efficace interoperabilità tra i sistemi di monitoraggio relativi alla politica regionale comunitaria, tenendo conto delle esigenze imposte dai Regolamenti comunitari con l'obiettivo: