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Memoria e oblio, Sintesi del corso di Psicologia Generale

La natura della memoria, la sua capacità di conservare le informazioni apprese e di recuperarle quando servono. La memoria è un processo attivo e dinamico, dipendente dalla storia di ciascuno di noi. i principali sistemi della memoria a lungo termine e le loro caratteristiche. Inoltre, viene spiegata la differenza tra memoria esplicita e implicita, memoria semantica ed episodica e memoria procedurale e dichiarativa.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 21/12/2022

Federica.0518
Federica.0518 🇮🇹

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Capitolo 7
Memoria e oblio
1.0. Natura della memoria
La memoria è la capacità di conservare nel tempo le informazioni apprese e di recuperarle
quando servono. Senza l'esperienza non sarebbe possibile l'apprendimento. Ogni nuova
esperienza comporta dei cambiamenti nei circuiti nervosi, rafforzando alcuni e indebolendo
altri, così da creare nuovi percorsi nervosi. Anche ricordare qualcosa è un processo attivo
che modifica il ricordo stesso. Infatti la memoria va considerata come un processo attivo e
dinamico, dipendente dalla storia di ciascuno di noi. E' un sistema in continuo divenire. Per
certi aspetti, noi siamo la nostra memoria. Essa è la nostra storia come individui (memoria
personale) e come comunità cui apparteniamo (memoria collettiva). Però c'è da precisare
che la memoria non è la fotocopia della realtà. Essendo una ricostruzione, implica in ogni
caso un certo grado di distorsione rispetto a una ripresa oggettiva dei fatti. In quanto tale, la
memoria è soggetta a suggestioni e ad una rielaborazione personale che, di solito,
conducono ad un miglioramento dei ricordi (ottimismo mnestico). La memoria, inoltre, pur
essendo molto estesa, non è infinita. E' limitata sia in termini quantitativi che in termini di
durata. La memoria è quindi strettamente connessa con l'oblio. Anche se comunemente si
pensa che l'oblio sia uno svantaggio, in realtà esso potrebbe essere anche un vantaggio
perché elimina dalla mente informazioni superflue lasciando spazio ai nuovi apprendimenti.
Il gioco fra ritenzione, oblio e recupero fa pensare che la memoria non è statica. Accanto ai
dispositivi stabili e attendibili della memoria a lungo termine, c'è la memoria di lavoro (o
memoria a breve termine), che si attiva nel momento in cui dobbiamo elaborare le
informazioni ricevute per poi mandarle nell'archivio della memoria a lungo termine.
1.2. Principali sistemi della memoria a lungo termine
Memoria procedurale e memoria dichiarativa → la memoria procedurale riguarda la
conservazione delle competenze e procedure con cui fare le cose. La memoria
procedurale è attivata da compiti di natura motoria e concerne il modo in cui
svolgere diversità E' una forma implicita di memoria e ha sede prevalente nei gangli
basali del cervello. Di solito, abbiamo difficoltà a spiegare ciò di cui siamo capaci di
fare e come lo facciamo. La soluzione più semplice è far vedere come si fa. Inoltre, la
memoria è valutabile solo attraverso l'esecuzione delle attività in oggetto. Per contro,
la memoria dichiarativa concerne la conservazione delle conoscenze sui fatti che
possono essere acquisite in una volta sola e che sono direttamente accessibili alla
coscienza. E' una memoria esplicita che ha sede nell'ippocampo e nella corteccia
temporale mediale. La distinzione fra memoria procedurale e memoria dichiarativa è
stata riferita alla differenza tra "sapere cosa" e il "sapere come".
Memoria semantica e memoria episodica → la memoria episodica si riferisce alla
capacità di memorizzare e recuperare eventi specifici e contiene informazioni spaziali
e temporali che definiscono il dove e il quando l'evento ha avuto luogo. A volte, basta
una singola esposizione ad un episodio per ricordarlo. I ricordi della memoria
episodica resterebbero per un certo periodo di tempo nell'ippocampo e poi sarebbero
consolidati nelle aree neo corticali. Inoltre, le aree prefrontali giocano un ruolo
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Capitolo 7 Memoria e oblio 1.0. Natura della memoria La memoria è la capacità di conservare nel tempo le informazioni apprese e di recuperarle quando servono. Senza l'esperienza non sarebbe possibile l'apprendimento. Ogni nuova esperienza comporta dei cambiamenti nei circuiti nervosi, rafforzando alcuni e indebolendo altri, così da creare nuovi percorsi nervosi. Anche ricordare qualcosa è un processo attivo che modifica il ricordo stesso. Infatti la memoria va considerata come un processo attivo e dinamico, dipendente dalla storia di ciascuno di noi. E' un sistema in continuo divenire. Per certi aspetti, noi siamo la nostra memoria. Essa è la nostra storia come individui ( memoria personale ) e come comunità cui apparteniamo ( memoria collettiva ). Però c'è da precisare che la memoria non è la fotocopia della realtà. Essendo una ricostruzione, implica in ogni caso un certo grado di distorsione rispetto a una ripresa oggettiva dei fatti. In quanto tale, la memoria è soggetta a suggestioni e ad una rielaborazione personale che, di solito, conducono ad un miglioramento dei ricordi ( ottimismo mnestico ). La memoria, inoltre, pur essendo molto estesa, non è infinita. E' limitata sia in termini quantitativi che in termini di durata. La memoria è quindi strettamente connessa con l' oblio. Anche se comunemente si pensa che l'oblio sia uno svantaggio, in realtà esso potrebbe essere anche un vantaggio perché elimina dalla mente informazioni superflue lasciando spazio ai nuovi apprendimenti. Il gioco fra ritenzione, oblio e recupero fa pensare che la memoria non è statica. Accanto ai dispositivi stabili e attendibili della memoria a lungo termine, c'è la memoria di lavoro (o memoria a breve termine ), che si attiva nel momento in cui dobbiamo elaborare le informazioni ricevute per poi mandarle nell'archivio della memoria a lungo termine. 1.2. Principali sistemi della memoria a lungo termine ● Memoria procedurale e memoria dichiarativa → la memoria procedurale riguarda la conservazione delle competenze e procedure con cui fare le cose. La memoria procedurale è attivata da compiti di natura motoria e concerne il modo in cui svolgere diversità E' una forma implicita di memoria e ha sede prevalente nei gangli basali del cervello. Di solito, abbiamo difficoltà a spiegare ciò di cui siamo capaci di fare e come lo facciamo. La soluzione più semplice è far vedere come si fa. Inoltre, la memoria è valutabile solo attraverso l'esecuzione delle attività in oggetto. Per contro, la memoria dichiarativa concerne la conservazione delle conoscenze sui fatti che possono essere acquisite in una volta sola e che sono direttamente accessibili alla coscienza. E' una memoria esplicita che ha sede nell'ippocampo e nella corteccia temporale mediale. La distinzione fra memoria procedurale e memoria dichiarativa è stata riferita alla differenza tra "sapere cosa" e il "sapere come". ● Memoria semantica e memoria episodica → la memoria episodica si riferisce alla capacità di memorizzare e recuperare eventi specifici e contiene informazioni spaziali e temporali che definiscono il dove e il quando l'evento ha avuto luogo. A volte, basta una singola esposizione ad un episodio per ricordarlo. I ricordi della memoria episodica resterebbero per un certo periodo di tempo nell'ippocampo e poi sarebbero consolidati nelle aree neo corticali. Inoltre, le aree prefrontali giocano un ruolo

rilevante nella codifica e nel recupero di questo tipo di informazioni. E' un'attivazione asimmetrica (aree frontali di sinistra durante la codifica, aree frontali destra durante il recupero). La memoria episodica è talvolta caratterizzata da ricordi particolari, denominati flash di memoria. Sono ricordi particolarmente dettagliti e permanenti, soprattutto se sono che ci hanno colpito a livello emotivo e cognitivo. Possono essere eventi personali o pubblici. Per contro, la memoria semantica va considerata come un lessico mentale che organizza le conoscenze che una persona possiede circa le parole e i simboli, i significati e i concetti, nonché le relazioni tra loro esistenti. Secondo alcuni studiosi risiede nei lobi temporali mediali; secondo altri, sarebbe maggiormente distribuita nel cervello. Al riguardo, si è ipotizzata di reti semantiche, in grado di collegare una parola con altre parole sulla base di relazioni logiche o associative. Mentre l'emisfero sinistro attiva una rete semantica in modo distinto selezionando le proprietà essenziali della parola, l'emisfero destro attiva tale rete in modo indistinto includendo proprietà semantiche anche distinti. La memoria episodica ha a che fare con ciò che ci ricordiamo , mentre quella semantica con ciò che sappiamo. Tuttavia, di recente questa distinzione è stata messa in discussione dalla prospettiva della mente situata e radicata nel corpo. Dato che i simboli amodali (non provenienti dalle modalità sensoriali) non sono stati verificati sperimentalmente a livello neuropsicologico, qualsiasi ricordo di entità astratte (per es., libertà, giustizia, democrazia ecc.) è recuperato attraverso l'attivazione dei simboli percettivi provenienti dalle modalità sensoriali e motorie (libertà può essere associata ad uno spazio immenso). Il ricordo attinge da informazioni elaborate in base a definite esperienze e, in quanto tale, presenta in ogni caso aspetti di contingenza associati a immagini specifiche. In fase di riattivazione, anche i ricordi appartenenti alla memoria semantica hanno tratti di episodicità. ● Memoria esplicita e implicita → la memoria esplicita si riferisce alla conservazione di informazioni che riguardano specifici eventi o conoscenze generali. E' un processo consapevole, poiché sappiamo di ricordare. Ha sede nel lobo temporale mediale, soprattutto nell'ippocampo. Per contro, la memoria implicita riguarda la capacità di ricordare senza averne consapevolezza, poiché è la conoscenza che si manifesta in prestazioni senza che il soggetto ne abbia coscienza. Le nostre abilità motorie sono registrate come modelli e sequenze di movimenti nella memoria implicita. E' una memoria caratterizzata da modesta variabilità nel tempo, da una sostanziale indipendenza rispetto all'età e da una modesta connessione con l'intelligenza. E' attivata soprattutto dai gangli basali del cervello. La memoria implicita è importante per il nostro funzionamento mentale. Per esempio, nell'apprendimento delle attività motorie, effettuato mediante il sistema di connessione, l'input percettivo è associato ad uno specifico movimento. Con la ripetizione di tale associazione otteniamo, di solito, un miglioramento dell'abilità motoria, anche se il soggetto non è in grado di ricordare in che modo tali miglioramenti abbiano avuto luogo. Vi sono, quindi, informazioni contenuti nella memoria implicita, in grado di influenzare i nostri comportamenti al di fuori della nostra consapevolezza. ● Memoria autobiografica → la memoria è una componente essenziale per l'identità personale e sociale. Collega ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che intendiamo essere domani. Parliamo di memoria autobiografica per indicare la capacità di conservare le informazioni e le conoscenze legate al sé a

  1. all’ultimo livello, abbiamo le componenti semantiche (significato e appartenenza ad una categoria mentale) La codifica profonda conduce a ricordare circa l’80% degli stimoli (parole), quella intermedia a circa il 60% e quella superficiale solo al 15%. Ci sono vari fattori che potenziano il processo di codifica. Tra questi, possiamo ricordare la partecipazione attiva nella produzione dell’informazione da ricordare ( effetto produzione ). Quando siamo attivi nella produzione delle informazioni, le ricordiamo molto di più, perché vi prestiamo maggiore attenzione e interesse rispetto alla loro semplice registrazione e “memorizzazione” passiva. Parimenti, a parità di numero delle ripetizioni, la codifica degli stimoli è assai più potente se è distinta nel tempo in differenti periodi, anziché essere concentrata in un unico periodo ( effetto distanziamento temporale ). Se ammassiamo la codifica in una sola volta, rischiamo di essere distratti, di annoiarci e di raggiungere presto una condizione di saturazione. Inoltre, un fattore robusto nella codifica consiste nella capacità di collegare insieme le diverse caratteristiche di uno stimolo o evento in una rappresentazione unitaria e coerente. Questa integrazione consente di ricordare un oggetto come unità. E’ elaborata nell'ippocampo. In particolare, l'ippocampo destro è associato alla memoria episodica non verbale, mentre quello sinistro alla memoria episodica verbale. A sua volta, Paivio ha sottolineato l’importanza del sistema della doppia codifica , una verbale e l’altra immaginativa. Pavio ha dimostrato che il diverso ricordo dipende dal diverso tipo di codifica. Gli stimoli figurali sono più facili da ricordare, poiché attivano immediatamente una codifica per immagini e, se l’oggetto è familiare, anche la codifica verbale, dato che sappiamo dare un nome allo stimolo. Lo stimolo è così codificato due volte: uno dal sistema immaginativo e uno dal sistema verbale. Lo stesso avviene per le parole ad alto valore di immagine (è facile da associare ad un’immagine visiva). Invece, gli stimoli verbali a basso valore di immagine (come “beatitudine” o “istituzione”) non possono avvalersi di una codifica per immagini e quindi sono più difficili da ricordare. Quando un'informazione attiva entrambi i sistemi di codifica, il suo recupero è molto più facile. 2.2. Ritenzione e recupero Una volta codificate le informazioni e rese compatibili con i format dei depositi di memoria, occorre considerare e mantenerle nel tempo finché ci servono. E’ la ritenzione , grazie a cui conserviamo nei magazzini di memoria le informazioni acquisite. Di solito, per favorire il processo di ritenzione, facciamo ricorso alla reiterazione , che favorisce la fissazione delle informazioni che intendiamo trattenere (come ripetere tante volte l’info o scrivere la sull’agenda ecc.). Le informazioni immagazzinate nei depositi della memoria sono disponibili a essere recuperate nel momento opportuno. Il recupero consiste nel riattivare informazioni depositate nei magazzini di memoria, rimaste fuori dal campo della nostra coscienza fino a quel momento. E’ l’esperienza soggettiva di ricordare in modo consapevole qualcosa del passato. E’ la riattualizzazione nel presente di ciò che è stato ed è un processo che avviene in base a degli indizi. Possono essere contestuali , in quanto dipendenti dalle informazioni reperibili dalla situazione. In questa condizione, il recupero è assai migliore quando il contesto del ricordo è simile a quella della registrazione e della codifica delle informazioni. Su tale processo, fra l’altro, si fonda l’elaborazione della mente biculturale. Gli indizi utili per il recupero possono essere connessi con stati interni dell’individuo (per es. stati d’animo, condizioni fisiologiche ecc.). Tanto più vi è una somiglianza fra gli stati interni al momento della codifica delle informazioni e quelli del momento del recupero, tanto migliore è il ricordo.

Poiché le caratteristiche di un oggetto o evento sono integrate in modo coerente per dare origine ad una rappresentazione mentale dotata di senso, il recupero consiste nel collegare fra loro le diverse caratteristiche dell’oggetto collocate nei depositi di memoria. In tal modo, siamo in grado di recuperare le informazioni pertinenti seguendo diverse strade e di avere accesso ai dispositivi di memoria anche nel caso in cui disponiamo di un numero limitato di elementi. E’ il processo del completamento di un modello. Tale processo comporta una riattivazione delle informazioni nella fase iniziale della codifica. Il recupero delle informazioni è sotteso a operazioni mentali diverse come la rievocazione (capacità di ricordare in modo spontaneo la quantità massima possibile del materiale prima esposto), il riconoscimento (capacità di identificare correttamente le informazioni presentate in precedenza distinguendole da altre informazioni non pertinenti, note come distrattori ) e il riapprendimento (capacità di apprendere nuovamente un materiale già presente in memoria in un tempo minore rispetto all’apprendimento iniziale; si registra in tal modo il risparmio di tempo ottenuto). Nel riconoscimento assume una particolare importanza la familiarità nello stimolo considerato. Tanto è più elevato il grado di somiglianza fra lo stimolo di origine e lo stimolo da riconoscere, quanto più il compito è eseguito in tempi rapidi. 2.3. Distorsioni della memoria del passato ● Ricordi falsi →nel recupero delle informazioni, è frequente un tipo di distorsione chiamato falsa attribuzione , poiché i falsi riconoscimenti sono frequenti quando uno stimolo nuovo è simile a uno stimolo già codificato. Al momento del recupero, la memoria per aver pensato una parola associata è confusa con la memoria per aver visto tale parola. La somiglianza induce uno scambio fra ciò che pensiamo di aver ricordato e ciò che di fatto abbiamo ricordato. L’ipnosi favorisce grandemente il recupero dei ricordi, anche quelli rimossi da tempo. Tuttavia, i soggetti sottoposti a induzione ipnotica riferiscono ricordi che almeno il 50% delle volte descrivono episodi mai esistiti. In questo caso si tratta di vere e proprie confabulazioni. Per questo tutte le testimonianze ottenute sotto ipnosi sono state bandite dai tribunali degli USA. Anche l’interpretazione dei sogni e la tecnica dell’immaginazione guidata (i soggetti sono aiutati dallo psicologo a immaginare un avvenimento complesso per alcuni minuti come se fosse un film) favoriscono la produzione di falsi ricordi nel 25% circa dei casi, poiché l’intervento dello psicologo finisce per indurre il paziente a crearsi ricordi su fatti o esperienze mai esistite. In questi casi entrano in azione complessi processi di autoinganno. La costruzione di falsi ricordi è facilitata, inoltre, da domande fuorvianti. ● Ricostruzione dei ricordi →anche nella ricostruzione dei ricordi andiamo incontro a una serie di distorsioni. Il ricordo non è una fotocopia della realtà, non è una riappropriazione degli eventi, ma una ricostruzione soggettiva dell’esperienza. La memoria umana, ben lungi dall’essere perfetta, essendo un processo elaborativo, conduce a induzioni dai dati della realtà. Già negli anni 30 si era messo in evidenza che, nel raccontare un breve racconto fatto da altri, le persone procedono a importanti variazioni. Anzitutto, esse producono una rilevante riduzione delle informazioni contenute nel racconto, anche del 50%. Inoltre, esse forniscono una diversa organizzazione delle informazioni, sottolineandone alcune, Parimenti, a fronte di aspetti di esse ritenuti divergenti o incongruenti, procedendo a un’operazione di assimilazione, ossia cercano di rendere coerente il

2.4. Ipermnesia e amnesia La memoria non è un semplice magazzino. E’ un processo attivo e ricostruttivo delle informazioni acquisite che va incontro a fenomeni particolari di eccitazione o di depressione. In caso di eccitazione della memoria parliamo di ipermnesia , come capacità particolarmente lucida di ricordare scene complesse in tutti i loro particolari, anche se lontane nel tempo. Potrebbe essere considerata come una capacità transitoria oppure permanente e parziale degli artisti, come anche un danno di qualche disturbo psichico, come il disturbo post - traumatico o per danni cerebrali. In contrapposizione abbiamo l’ amnesia, intesa come una perdita totale (fino a dimenticarsi il proprio nome) o parziale (ti limita in un certo ambito di conoscenze o competenze) di memoria a seguito di un trauma (fisico o psichico) o di una malattia cerebrale. L’amnesia si divide in: a. amnesia retrograda →perdita di memoria per eventi accaduti prima del trauma, ma si ha la memoria per quelli successivi b. amnesia anterograda →perdita di memoria che non comprende gli eventi passati, ma limita enormemente la capacità di memorizzare informazioni presenti (come Alzheimer)

  1. Oblio e dimenticanza 3.1. Inevitabilità dell’oblio Quando si deve ricordare qualcosa, l’imperativo è quello di non dimenticare. Tuttavia, la memoria ricorda e dimentica. Infatti, un sistema che raccoglie e conserva le informazioni, per quanto siano grandi i suoi depositi, deve affrontare due problemi: a. la selezione delle informazioni in entrata b. l’eliminazione delle informazioni non rilevanti o diventate tali Queste due operazioni evitano a qualsiasi biblioteca o banca dati il raggiungimento di dimensioni tali da non poter essere più gestibili. Le funzioni di selezione sono realizzate nella mente da una serie di filtri attraverso cui passano le informazioni in entrata. La stessa rappresentazione incompleta delle informazioni è un filtro che permette l’equilibrio tra lo spazio limitato della memoria di lavoro e le dimensioni di un problema da risolvere. 3.2. Curva dell’oblio di Ebbinghaus 3.3. Natura dell’oblio L’oblio è l’eliminazione volontaria o involontaria di informazioni già memorizzate. Va inteso quindi non come un deficit, ma come una parte integrante (fisiologica) della memoria. Anzi è una risposta utile ed economica alle richieste avanzate alla memoria dell’ambiente in cui viviamo. L’oblio costituisce una componente adattiva della memoria e va distinto dall’amnesia, che rappresenta invece una condizione patologica della memoria legata danni cerebrali o a forti traumi emotivi. Dimenticare non significa perdere definitivamente una data

informazione della memoria. In particolare, l’oblio svolge un lavoro di selezione. Dato che la memoria, pur essendo molto potente, ha dei limiti di capienza, se vogliamo che funzioni nel presente, occorre che cerrti ricordi del passato siano eliminati. Nella natura umana questi due processi svolgono una funzione si intrecciano fra loro e la censura dei filtri non è sempre netta. Talvolta alcune informazioni filtrano, ma sono labili e scompaiono a meno di non essere deliberatamente rinforzate attraverso la reitenzione. Non siamo consapevoli dell’azione dei filtri. 3.4. Le ragioni dell’oblio L’ipotesi del decadimento del materiale depositato negli archivi di memoria non è sostenibile, poiché il tempo, da solo, non riesce a spiegare l’oblio. In modo simile, possiamo pensare che l’oblio sia indotto dal fatto che, se un ricordo non è rievocato per molto tempo, a poco a poco va perduto. E’ l’ipotesi del disuso. Esso non spiega, tuttavia, per quale motivo certi ricordi lontani possono riaffiorare dopo molto tempo, a volte in modo spontaneo, a volte a seguito di un lavoro personale (come la psicoterapia). L’oblio può essere dovuto al fatto che la memoria funziona in continuazione. Succede così che il nuovo materiale acquisito venga a interferire con quello già conservato e viceversa. E’ la teoria dell’interferenza. Abbiamo 2 tipi di interferenza:

  1. interferenza proattiva →quando i ricordi più remoti interferiscono la memoria di informazioni acquisite successivamente
  2. interferenza retroattiva →quando i ricordi più recenti limitano o danneggiano la memoria di quelli registrati in precedenza Quest’ultima interferenza spiega come mai il materiale codificato la sera prima di andare a dormire è ricordato meglio di quelle acquisire la mattina prima, poiché la sera non vi sono interferenze di altre informazioni. Nella vita quotidiana, l’interferenza proattiva e retroattiva, separabili sperimentalmente, agiscono spesso insieme. L’oblio può essere provocato altresì dal blocco di un’informazione già depositata in memoria. E’ un impedimento che si verifica quando vi sono diverse associazioni riferite ad un indizio e una di esse è più forte delle altre, ostacolando il recupero delle informazioni target. Quando vi è una competizione in fase di recupero, l’associazione più forte “vince” sulle altre e viene ricordata, mentre le associazioni deboli “perdono” e sono “dimenticate”. L’ipotesi del blocco implica che le informazioni dimenticate restino ancora in memoria, ma il loro accesso è temporaneamente bloccato dall’informazione dominante.
  3. Memoria di lavoro La memoria di lavoro è flessibile rispetto ai contenuti e quanto più è estesa tanto più “programmi” può far “girare” insieme. La capacità di memoria è direttamente proporzionale alle nostre competenze mentali (per es. intelligenza, ragionamento, linguaggio ecc.). Quanto più è grande la capacità della memoria di lavoro tanto più elevate sono le nostre attività mentali.