




Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Sintesi del libro La nazione populista di M. Meriggi
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
1 / 8
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!





In offerta
Nel regno borbonico delle Due Sicilie si desiderava davvero l'unificazione nazionale o si sarebbe piuttosto preferito mantenere l'indipendenza di quella che alcuni definivano la "nazione napoletana"? Nell'estate del1849 gran parte delle teste coronate d'Europa tornavano a imporsi come titolari esclusive dell'esercizio della sovranità. Questo accade dopo il 1849, una breve, folle parentesi durante la quale i sudditi avevano preteso di diventare cittadini e di imporsi come libero soggetto decisionale di un nuovo ordine politico, mentre i sovrani si erano dovuti rassegnare ad assecondarli. Nell'agosto del 1849 si verifica nella parte continentale del Regno una mobilitazione di massa per il ripristino della monarchia assoluta. È l'antitesi speculare delle proteste per l'introduzione della costituzione dell'anno precedente. Questa mobilitazione si manifestò soprattutto come la firma di dichiarazioni collettive nelle quali si chiedeva l'abolizione della costituzione e il ripristino della monarchia assoluta. La mobilitazione anticostituzionale del 49-50 ha avuto un'origine poco chiara. Il governo l'aveva semplicemente tollerata o se ne era fatto promotore? Perché tollerare, o addirittura promuovere una nuova occasione di protagonismo dei sudditi sembra a tutto gli effetti un errore. Se la monarchia doveva tornare ad essere assoluta, non era di per sé contraddittorio che ciò avvenisse non per imperio sovrano ma in seguito alla pressione popolare?
venerdì 12 maggio 2023 11:
In Sicilia il 1848 aveva lasciato dietro di sé non solo organi che rappresentavano l'emblema di una sovranità antitetica a quella borbonica, ma anche pensata come nazionale, ossia espressione della nazione siciliana. Tuttavia, ad aprile del 1849, tantissime piccole municipalità firmano atti di sottomissione, incoraggiati dall'avanzata del borbonico Filangieri, e infine è costretta a farlo anche la "capitale" Palermo Il soggetto che si proponeva come interlocutore della corona nella firma di questi atti è la comunità locale stessa. Chi incoraggiò questo processo di resa? Furono in primo luogo i moderati, che temevano di più la vittoria del popolo che quella delle truppe borboniche. I moderati all'inizio erano separatisti, ma ora propendevano per il riavvicinamento della dinastia, spaventati dal verificarsi di violenze popolari. Furono principalmente loro a parlare attraverso le sottomissioni a Filangieri. Disconoscere il processo portato avanti fino a quel momento, significò in primo luogo accantonare l'idea di sovranità nazionale siciliana, oltre che l'idea dell'esercizio di quest'ultima attraverso la fruizione di moderni diritti liberali di cittadinanza. Ci furono cerimonie di pentimento collettive e una richiesta di pentimento anche per i parlamentari delle camere di Palermo, che molti però non accettarono. Quando nell'agosto del 1849 prese avvio la mobilitazione anticostituzionale nella porzione continentale del regno, il rituale di sottomissione siciliano era ancora in corso, e per un certo periodo le due iniziative si sovrapposero.
sabato 1 luglio 2023 17:
Non è facile stabilire il numero preciso dei firmatari totali degli indirizzi. Sicuramente un problema fu l'altissimo tasso di analfabetismo che contavano le regioni della mobilitazione. Tanti firmarono semplicemente applicando una croce, ma altrettanti (se non di più) vennero esclusi dalla firma in quanto incapaci di scrivere. Questo porta effettivamente a pensare che la campagna anticostituzionale abbia avuto una certa impronta di classe. Quel che è certo è che non esiste un blocco sociale unico che firma la petizione, fu comunque un fenomeno stratificato. Altra cosa sicura è che solo una ventina le donne vennero coinvolte. Probabilmente, comunque, il numero di firmatari si aggira intorno al milione e mezzo di unità, che qualifica indiscutibilmente il fenomeno come "di massa", pur con tutte le sue stratificazioni interne. In ogni caso, una grande spinta al dilagare degli indirizzi venne data dalla "paura" di ciò che accadde nell'aprile del 1848, quando in parecchie aree del regno gruppi di contadini avevano invaso terre e boschi privati o demaniali e sequestrato beni e mandrie di "galantuomini". I contadini senza terra dimostrarono di aver interpretato così il mutamento politico di quell'anno: come l'insperata e straordinaria occasione di trovare finalmente una soddisfazione sbrigativa alla loro atavica fame di terre e di lavoro. Il clima di violenza però spaventò irrimediabilmente le altre fase della popolazione: la libertà è bella ed eccitante, ma non è che qualcuno comincia a interpretarla come l'occasione per ribaltare l'ordine sociale?
sabato 1 luglio 2023 17:
Questi indirizzi possono a prima vista ricordare le suppliche al sovrano che venivano fatte in epoche precedenti. In realtà, vi si discostano per vari motivi, fra cui il fatto che la supplica tradizionale aveva una finalità programmaticamente di respiro locale. Nel caso degli indirizzi presentati tra il 1849 e il 1850, invece, la posta in gioco assunse un carattere senza dubbio generale. Somiglia di più, quindi, alle moderne petizioni, figlie della stagione dei diritti individuali esercitabili in forma collettiva con finalità politiche. Inoltrando le loro richieste, gli abitanti del Mezzogiorno continentale si resero interpreti di una antica e di una nuova forma di comunicazione con il potere, muovendosi di fatto all'interno di due tempi storici diversi e conflittuali l'un l'altro. Sicuramente, un altro elemento che spinse questi indirizzi fu la difficoltà anche solo di immaginarsi la possibilità di avere un'organizzazione sociale che non comprendesse la monarchia assoluta, e che contemporaneamente non fosse neanche il caos più totale; così come oggi fatichiamo a concepire il vivere in una forma di organizzazione che non sia quella dello stato-nazione. Questa questione degli assetti istituzionali, e in particolare della costituzione, scosse in profondità tutta l'Europa (e non solo). Gli stessi 3 rami della famiglia Borbone reagirono tutti in maniera differente:
sabato 1 luglio 2023 17:
Come molti altri discorsi nazionalisti, anche questo si ammanta di una storia che viene vista come "infinita", che è "così dalla notte dei tempi", quando non conta che qualche decennio. In ogni caso, il sovrano costruito frammento per frammento dal discorso collettivo degli indirizzi veniva chiamato a fondare un nuovo ordine politico. Come sempre accade per ogni cambiamento, anche quando si tenta di fare marcia indietro, non si torna mai davvero a come si era prima. Qualcosa comunque sedimenta. E allora, nonostante per esempio le pressioni austriache, Ferdinando decide di non abolire la costituzione, per quanto venga accantonata. Decide invece di tentare un modo diverso di governare, un modo che qualificasse il re come una figura del tutto al di sopra delle parti, delle fazioni, dei partiti, ma anche dei privilegi aristocratici. Sotto di lui, ma anche in dialogo, un mondo di sudditi devoti, rispettosi, sì, del principio di autorità e di gerarchia, ma in teoria tutti uguali, che costituivano il tessuto di base della "nazione napoletana". Si assiste quindi ad un rinnovato patto tra sovrano e sudditi, basato non soltanto sull'esercizio della sovranità assoluta da parte del primo, ma anche sulla collaborazione filiale dei secondi al perseguimento del bene pubblico grazie ad una modalità diversa da quella parlamentare, che metteva al centro la partecipazione ai governi comunali. La scommessa, tutta politica, era quella di rendere il rapporto diretto tra istituzioni comunali e corona lo strumento ordinario di coesione tra una popolazione sgranata nella miriade dei suoi municipi grandi e piccoli e il suo sovrano assoluto. Era questo il senso della nazione populista, la nazione dei paesi più che delle città; il frutto di un'esperienza inedita di apprendistato di massa alla politica di segno diverso da quello liberale, ma capace di contendere a quest'ultimo alcuni temi moderni e di coniugarli con quelli tradizionali.
Il primo tentativo di messa in atto di questa scommessa politica fu la riconvocazione dei consigli distrettuali nel maggio del 1851. Come detto, questo fu il modo con cui Ferdinando interpretò la domanda collettiva che le petizioni del 1848-1850 gli avevano rivolto. Un'altra risposta, sicuramente non di poco conto, fu il rafforzamento dell'esercito, oltre che un rinsaldamento ulteriore dei legami con la Chiesa. Investì intensamente in un rapporto quanto più possibile diretto e familiare con i sudditi, interpretando come meglio poteva il ruolo di padre premuroso. La volontà di un sovrano assoluto di incrementare una popolarità era di per sé un fatto inedito. Andò alla ricerca di un contatto quasi quotidiano con persone di ogni ceto, attraverso udienze, elargizione di contributi e viaggi in zone come la Calabria. Tuttavia questa non era una forma di governo stabile, poggiata com'era interamente sull'andamento umorale del sovrano. Nel 1860 Francesco II, da pochi mesi sul trono del padre defunto, fu costretto in tutta fretta a riattivare la costituzione che Ferdinando II aveva accantonato. Calzare la maschera della monarchia costituzionale era l'ultima carta da giocare per cercare di ottenere la sopravvivenza dei Borboni sul trono. Tentativo che, comunque, non riuscì. Quando, tra la fine del 1862 e l'inizio del 1863, in pieno brigantaggio, la corte borbonica dall'esilio romano organizzò nel Mezzogiorno, questa volta illegalmente, una raccolta di sottoscrizioni che invocava il ritorno della dinastia sul trono abbandonato, un nuovo piccolo esercito di alfabetizzati e crocesegnati, in gran parte mobilitato dal clero, rispose all'appello. Si trattava di un capitale identitario simbolico significativo al quale, ancora a lungo, avrebbero attinto gli insoddisfatti delle condizioni dell'Italia meridionale all'interno dell'Italia unita, coltivando l'idea di una oppressione di quella che era stata la "nazione napoletana" da parte dello straniero, cioè dell'"invasore italiano", o meglio piemontese.
domenica 2 luglio 2023 11: