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Metodo di studio per studenti con DSA: strategie, strumenti e didattica inclusiva, Dispense di Pedagogia

METODO DI STUDIO E DSA. DSA NEL CONTESTO SCOLASTICO

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 23/06/2021

FefiSempli
FefiSempli 🇮🇹

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METODO DI STUDIO E DSA
L'educazione ha il compito di coniugare due aspetti fondamentali: il perseguimento di obiettivi
e progetti contingenti da una parte, e dall'altra contribuire allo sviluppo dell'apprendimento e
della formazione di tutti gli allievi. Uno degli obiettivi da raggiungere è quello di fornire ad
ogni allievo gli strumenti cognitivi, emozionali e di convinzioni motivazionali, per avviarli ad
una serie di esperienze scolastiche e non.
L'apprendimento durante tutta la vita permette a ciascuno di vivere e operare nella conoscenza e
nella società, trasferendo la capacità di apprendere in ogni contesto. Questo processo di
“imparare ad imparare” si persegue a partire dalla persona che apprende.
Già Delors (anni '90) attribuiva alla scuola il compito di installare sia il desiderio che il piacere
dell'apprendimento.
Acquisire un metodo di studio, significa estendere le proprie potenzialità di apprendimento e di
formazioni.
Non esiste un metodo di studio universale e valido per tutti, ma piuttosto un insieme di approcci
che permette a ciascuno di scoprire e di acquisire il proprio, promuovendo la consapevolezza
del personale modo di apprendere.
Il metodo di studio non può essere attribuito alle famiglie, ma va affrontato con efficacia in
ambito scolastico. Oggigiorno, è più importante “saper imparare” piuttosto che “sapere” (cosa
giusta). Dunque “imparare ad imparare”, è uno degli obiettivi principali della società odierna.
Su tali basi operano gli insegnanti: l'acquisizione del metodo di studio è importante perché
permetterà a ciascuno di imparare lungo tutto il corso della vita nei vari ambiti.
Allievo strategico → colui che è capace di attribuire un significato al suo modus
operandi.
C'è dunque una relazione circolare tra pensiero e azione: il pensiero si manifesta nell'azione, e
quest'ultima genera il pensiero, la conoscenza.
Il costrutto di capacitazione è il processo di estensione delle capacità individuali e delle
opportunità di scegliere la vita più adeguata a noi. Questo costrutto impegna la scuola a creare
le condizioni ottimali per far sviluppare a ciascun allievo le proprie potenzialità, ovvero i talenti
personali di cui ciascuno dispone.
Secondo Le Boterf, la capacitazione non risiede nelle risorse da mobilitare, ma nella
mobilitazione di queste risorse.
Nell'ottica del metodo di studio come competenza individuale, è importante analizzare anche il
concetto di:
Habitus → prodotto delle esperienze biografiche della persona ma anche processo che
permette di socializzare e acculturarsi. L'habitus influenza dunque il metodo di studio.
Esistono tre livelli logici dell'apprendimento teorizzati da Bateson:
1. Apprendimento I: protoaaprendimento → delinea una modificazione del
comportamento e della struttura cognitiva dell'allievo. È un processo di feedback e
correzioni basati sull'esperienza dell'allievo.
2. Apprendimento II: deuteroapprendimento → consiste in un cambiamento
dell'apprendimento I e lo rende più rapido. Di questa tipologia fanno parte: l'imparare ad
imparare, il transfer dell'apprendimento e l'acquisizione di abiti mentali. Può essere
considerato il fondamento del costrutto per l'acquisizione del proprio metodo di studio.
3. Apprendimento III → implica una modificazione dell'apprendimento II. Si formano
più velocemente abitudini cognitive e l'apprendimento diviene più flessibile.
La differenza tra il I e il II sta nel fatto che il primo produce risultati a breve termine, mentre il
secondo genera esiti che si estendono a medio/lungo termine.
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METODO DI STUDIO E DSA L'educazione ha il compito di coniugare due aspetti fondamentali: il perseguimento di obiettivi e progetti contingenti da una parte, e dall'altra contribuire allo sviluppo dell'apprendimento e della formazione di tutti gli allievi. Uno degli obiettivi da raggiungere è quello di fornire ad ogni allievo gli strumenti cognitivi, emozionali e di convinzioni motivazionali, per avviarli ad una serie di esperienze scolastiche e non. L'apprendimento durante tutta la vita permette a ciascuno di vivere e operare nella conoscenza e nella società, trasferendo la capacità di apprendere in ogni contesto. Questo processo di “imparare ad imparare” si persegue a partire dalla persona che apprende. Già Delors (anni '90) attribuiva alla scuola il compito di installare sia il desiderio che il piacere dell'apprendimento. Acquisire un metodo di studio, significa estendere le proprie potenzialità di apprendimento e di formazioni. Non esiste un metodo di studio universale e valido per tutti, ma piuttosto un insieme di approcci che permette a ciascuno di scoprire e di acquisire il proprio, promuovendo la consapevolezza del personale modo di apprendere. Il metodo di studio non può essere attribuito alle famiglie, ma va affrontato con efficacia in ambito scolastico. Oggigiorno, è più importante “saper imparare” piuttosto che “sapere” (cosa giusta). Dunque “imparare ad imparare”, è uno degli obiettivi principali della società odierna. Su tali basi operano gli insegnanti: l'acquisizione del metodo di studio è importante perché permetterà a ciascuno di imparare lungo tutto il corso della vita nei vari ambiti.

  • Allievo strategico → colui che è capace di attribuire un significato al suo modus operandi. C'è dunque una relazione circolare tra pensiero e azione: il pensiero si manifesta nell'azione, e quest'ultima genera il pensiero, la conoscenza. Il costrutto di capacitazione è il processo di estensione delle capacità individuali e delle opportunità di scegliere la vita più adeguata a noi. Questo costrutto impegna la scuola a creare le condizioni ottimali per far sviluppare a ciascun allievo le proprie potenzialità, ovvero i talenti personali di cui ciascuno dispone. Secondo Le Boterf, la capacitazione non risiede nelle risorse da mobilitare, ma nella mobilitazione di queste risorse. Nell'ottica del metodo di studio come competenza individuale, è importante analizzare anche il concetto di:
  • Habitus → prodotto delle esperienze biografiche della persona ma anche processo che permette di socializzare e acculturarsi. L'habitus influenza dunque il metodo di studio. Esistono tre livelli logici dell'apprendimento teorizzati da Bateson:
  1. Apprendimento I: protoaaprendimento → delinea una modificazione del comportamento e della struttura cognitiva dell'allievo. È un processo di feedback e correzioni basati sull'esperienza dell'allievo.
  2. Apprendimento II: deuteroapprendimento → consiste in un cambiamento dell'apprendimento I e lo rende più rapido. Di questa tipologia fanno parte: l'imparare ad imparare, il transfer dell'apprendimento e l'acquisizione di abiti mentali. Può essere considerato il fondamento del costrutto per l'acquisizione del proprio metodo di studio.
  3. Apprendimento III → implica una modificazione dell'apprendimento II. Si formano più velocemente abitudini cognitive e l'apprendimento diviene più flessibile. La differenza tra il I e il II sta nel fatto che il primo produce risultati a breve termine, mentre il secondo genera esiti che si estendono a medio/lungo termine.

Baldacci ha poi proiettato i livelli logici di apprendimento sul curricolo:

  1. Curricolo I → corrisponde al protoapprendimento e consiste nell'assimilazione di conoscenze e abilità relative ai diversi saperi disciplinari.
  2. Curricolo II → corrisponde al deuteroapprendimento e riguarda la formazione di abiti mentali astratti. Una delle caratteristiche del metodo di studio è la trasferibilità: si è capaci di risolvere una serie di problemi in diversi ambiti, quindi si applica il metodo di studio in vari contesti. Quindi il suo apprendimento varia in funzione dell'evoluzione della situazione. La famiglia e la scuola sono gli osservatori per rilavare l'acquisizione del metodo di studio, ma hanno ruoli differenti: la prima sostiene l'allievo sul piano pratico e emotivo, la seconda ha il compito di agire attraverso l'insegnamento di tecniche, modalità, pratiche e strumenti. È infatti necessario l'insegnamento di strategie cognitive. Se la didattica deve insegnare un metodo, quella inclusiva ha un compito maggiore, ovvero predisporre e realizzare ambienti di apprendimento adeguati alle caratteristiche peculiari di tutti gli allievi, anche BES e DSA, affinché possano anche essi acquisire il proprio metodo di studio, cosa non semplice. Queste difficoltà, però, possono essere superate attraverso una didattica che adotti strumenti compensativi e metodologie adeguate. La didattica inclusiva accoglie quindi anche il punto di vista degli allievi. Gli strumenti che verranno utilizzati non aiutano solo l'alunno, ma anche l'insegnante che migliorerà le proprie competenze psicopedagogiche. Questa didattica è importante perché promuove le potenzialità di ogni alunno, permettendo di educare e di porre in essere l'interazione formazione-persona e l'interazione bisogni di curricolo- maturazione dell'allievo. Questo approccio pedagogico di metodo di studio, accompagnerà l'allievo per tutta la vita e rappresenta una sorta di cammino personale. I DSA nel contesto scolastico Legge 170/2010 → è la prima legge a dare una regolamentazione normativa a DSA quali la dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. La normativa è stata poi precisata con le Linee Guida del 2011. Il disturbo specifico altera il normale pattern di apprendimento delle abilità scolastiche e le cause non derivano da una mancanza di un'opportunità di apprendimento adeguato, ma possono verificarsi in condizioni diverse. Tuttavia si può delineare un profilo comune quali: abilità sopra la media nel disegno, nella progettazione e in altre abilità visuospaziali, ma lettura lenta, faticosa, imprecisa. Tali disturbi possono causare effetti negativi nella vita di una persona. Sia la L. 170/2010 che le Linee Guida hanno il compito di individuare le forme didattiche e le modalità di valutazione più adeguate affinché si possano evitare ricadute psicologiche. Di qui l'urgenza di un insegnamento ad personam. “Avere metodo” è dunque essenziale, sia a casa che a scuola. Fare in modo che ciascuno possa acquisirlo, è un'azione di tipo inclusivo, poiché il bambino in questo modo sarà consapevole delle proprie potenzialità. Ciò può avvenire solo differenziando le metodologie didattiche, affinché ognuno possa apprendere quali sia il proprio metodo di studio. La didattica inclusiva e orientativa può quindi aiutare anche l'allievo con DSA a costruire il proprio habitus.
  • Obiettivo didattica inclusiva → mettere in atto processi relazionali e di studio flessibili, facendo raggiungere il massimo grado possibile di apprendimento sociale ad ognuno. Sono importanti tre elementi: l'utilità ai fini personali, valenza euristica e forme plurime di apprendimento.

Come dimostrano diversi studi, alcuni problemi di apprendimento derivano dalle difficoltà nel regolare autonomamente la propria attività di apprendimento. Già negli anni '90 alcuni studiosi avevano evidenziato alcuni aspetti importanti per l'acquisizione del proprio metodo di studio come la concentrazione, la selezione dei nodi principali relativi ai contenuti di studio, l'autovalutazione, le strategie di preparazione. Grazie ad altri studi, oggi si ritiene che le componenti di rilievo del metodo di studio sono:

  • Strategie cognitive e di apprendimento;
  • Organizzazione e pianificazione del lavori;
  • Gestione delle emozioni. Si tratta di componenti che implicano l'acquisizione di diversi tipi di flessibilità dell'allievo nella lettura (imparare a riflettere come lettore); nella memoria (imparare a riflettere sulle proprie capacità mnemoniche) e nello studio (imparare ad organizzare le attività). L'insegnante deve capire sia quali sono le difficoltà di un allievo sia come superarle. È importante il concetto di:
  • Reti di padronanza → elaborato da Margiotta per affrontare il problema relativo alla precisazione del rapporto tra “abilità generali”, “abilità specifiche e/o di base” e “traguardi di sviluppo delle competenze”. L'apprendimento scolastico è così visto come una dimensione costruita da tre vettori: imparare a studiare, imparare a ragionare ed imparare ad imparare. Tali vettori si acquisiscono e si consolidano progressivamente. Emerge così un'equiparazione tra le funzioni cognitive e le strutture delle conoscenze, e le configura entrambe come metacognitive. Il metodo di studio rappresenta allora un complesso di nodi e collegamenti tra le diverse forme di apprendimento. Strategie cognitive e di apprendimento: l'operatività dell'allievo Si possono avere più strategie cognitive, quali:
  • Focalizzare l'attenzione sugli elementi più importanti del compito da svolgere e/o del materiale da studiare;
  • Elaborare le informazioni/conoscenze costruendo nuove relazioni e collegamenti;
  • Organizzare i diversi elementi informativi in unità più comprensive. Lo sviluppo delle strategie sottese è un'abilità essenziale per acquisire la capacità di studiare con profitto. Tra le molte strategie è importante anche la capacità di concentrarsi e organizzare le conoscenze. L'obiettivo è quello di sviluppare consapevolezza in ogni allievo rispetto ai propri processi cognitivi e quindi l'azione dell'insegnante è quella di promuovere l'acquisizione di un metodo di studio personalizzato per ciascun allievo. La componente del metodo di studio “gestione delle emozioni”
  • Modello “Good Strategy User” (GSU) -> descrive le relazioni tra gli aspetti cognitivi, strategici e metacognitivi dell’individuo e suggerisce il modo attraverso cui questi può acquisire un corretto atteggiamento metacognitivo-motivazionale. Per acquisire un metodo di studio efficace, è necessario avere flessibilità mentale. Si può far riferimento allo schema di Borkowski:
  1. Conoscere un gran numero di strategie utili all’apprendimento;
  2. Capire quando, dove e come utilizzare queste strategie;
  3. Scegliere le strategie con saggezza;
  4. Essere motivati;
  1. Aderire ad una visione della crescita della mente;
  2. Non avere paura dell’insuccesso;
  3. Non essere ansiosi di fronte ad una prova;
  4. Credere nello sforzo organizzato;
  5. Rispettare a apprezzare le diversità del talento umano;
  6. Essere sostenuti. Dall’analisi dei 10 punti deriva il profilo dell’allievo. L’insegnante deve dunque sapere che le abilità scolastiche sono il prodotto delle capacità cognitive, implementate attraverso le abilità motivazionali e di autoregolazione. È importante conoscere le fonti dei processi di natura emotivo-motivazionale. Le 4 fonti più significative sono: I. Volizione → ; percezione di riuscire ad affrontare nel migliore dei modi una performance scolastica, genera un’emozione positiva. Si tratta della percezione di autoefficacia; II. Capacità di controllare il proprio rendimento scolastico; III. Interesse dell’allievo verso specifiche attività e idee →come dicono Dewey ed Herbart; IV. Integrazione di motivazioni intrinseche ed estrinseche. Promozione del metodo di studio: attori e finalità È proprio della scuola il compito di promuovere il metodo di studio, con la collaborazione della famiglia. L’azione didattica tesa a promuovere un metodo di studio deve considerare le differenze individuali, l’influenza degli atteggiamenti e delle esperienze vissute dal singolo e legate al mondo della scuola. Essa affianca al compito di “insegnare ad apprendere” anche “insegnare ad essere”. CAPITOLO 3: IL METODO DI STUDIO COME “PRIMA MISURA COMPENSAIVA” PER GLI ALLIEVI CON DSA Con il termine DSA si intende anche un’alterazione di una particolare funzione, in relazione a un rischio di disagio, alla manifestazione di specifici sintomi di sofferenza psicologica e a problematiche legate al contesto. La legge 170/2010 rappresenta una forza nuova per migliorare e arricchire l’offerta formativa. È da essa che si è avuto modo di ripensare al ruolo dell’insegnante. Anche le Linee Guida forniscono delle indicazioni operative agli insegnanti e che li guidano nell’uso di misura di compensazione. I DSA e la nuova prospettiva del DSM- Marzo 2014, quinta edizione del DSM-5. “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” per uso prevalentemente clinico, che ha suggerito un’impostazione differente rispetto alle classificazioni precedenti. Qui i disturbi vengono definiti come un’origine biologica. Come sottolinea il DSM-5 il disturbo persiste nella vita ma può variare in base ad alcune influenze (come il contesto). Ogni paziente ha una storia clinica di cui la scuola deve essere a conoscenza. Il DSM-5 classifica i DSA secondo 4 criteri diagnostici: A) Criterio A → difficoltà di apprendimento e nell’uso di abilità scolastiche; B) Criterio B → le abilità scolastiche colpite sono notevolmente al di sotto di quelle attese per l’età cronologica; C) Criterio C → Le difficoltà di apprendimento iniziano durante gli anni scolastici ma possono manifestarsi in ritardo; D) Criterio D → Le difficoltà di apprendimento non sono giustificate da disabilità intellettive o

docenti e con le famiglie per raggiungere la competenza chiave europea “imparare ad imparare”. È importante creare anche sinergie tra gli insegnanti e la famiglia, in quanto essi svolgono ruoli diversi ma fondamentali.

  • Genitori → possono supportare i figli nell’uso di strumenti compensativi; “studiare” i libri di scuola e le loro componenti. Vi è una discrepanza tra il mondo della scuola e quello famigliare (a casa gli strumenti compensativi multimediali sono più utilizzati). La famiglia svolge un ruolo fondamentale: è risaputo che non tutti gli alunni possono contare sul sostegno della famiglia e su ambienti domestici adeguati. Le situazioni che si verificano sono varie, con diversi esiti, soprattutto oggi che la scuola è ricca di diversità. Non tutte le famiglie comprendono le difficoltà dei figli e di questo dovrebbe farsi carico la scuola, spiegando la situazione ai colloqui. La collaborazione tra scuola e famiglia può potenziare le risorse e le abilità dell’allievo, favorendo l’autonomia e la responsabilità nello studio, nell’ottica di affermazione di sé e della libertà di pensare. La scuola deve porre gli allievi nelle condizioni per poter apprendere, impegnando ciascuno di loro nella costruzione del proprio sapere. La didattica individualizzata e personalizzata non sempre è facile, soprattutto se si hanno in classe alunni con DSA. Cosa significa compensazione? Per compensazione di intende una pratica formativa dove i compiti evolutivi si dispongono ad affrontare le sfide poste dall’istruzione, dall’educazione e dalla vita, restituendo all’allievo senso di iniziativa personale, autonomia e responsabilità verso lo studio. La compensazione rappresenta, dunque, per l’allievo un lavoro pedagogico su se stesso. È l’allievo con DSA che deve prendere iniziativa sull’utilizzo delle misure compensative. Gli strumenti compensativi consentono lo sviluppo dell’autonomia e della responsabilità nello studio. Esistono diversi strumenti compensativi:
  1. Rappresentazioni schematiche → sviluppano la capacità di integrare le informazioni verbali e visive. Richiedono 2 interventi: interpretare i concetti illustrati e costruirli. È necessario interpretare le immagini. È uno strumento utile a ridurre il carico di lavoro sulla memoria e rende più visibili le informazioni esistenti tra i concetti.
  2. Mappe concettuali → comprensione di concetti anche astratti, sollecitando un processo deduttivo. Strumento di autovalutazione e arricchimento delle conoscenze possedute. Porta inoltre alla formulazioni di rapporti di relazione. Tuttavia non sempre i DSA hanno la capacità di attribuire una forma gerarchica al materiale di studio, pertanto è bene presentare mappe con una forma gerarchica.
  3. Mappa mentale → presenta una forma gerarchico-associativa ed è organizzata intorno ad una parola o espressione chiave. Essa è utile per i DSA in quanto veicola la generalizzazione delle idee e stimola il pensiero creativo. Le mappe mentali sono dunque gerarchiche, concentriche, evocative, semantiche.
  4. Mappa multimediale → combinazione tra mappe concettuali e mentali, arricchite di collegamenti e video, di immagini o di altri materiali di approfondimento. Le mappe sono molto utili per i DSA in quanto permettono di affrontare diversi problemi come la difficoltà di organizzazione, nella lettura strumentale, nella memoria a lungo termine, nel riconoscimento visivo e nell’ansia da prestazione. È comunque opportuno affiancare alle mappe altri tipi di strumenti più discorsivi come la linea del tempo o di un testo lineare-sequenziale che sintetizza e mostra la struttura multidirezionale dell’informazione Gli strumenti compensativi sono divisi in:
  • Tecnologici → ; dizionari visivi e digitali, registro elettronico, audiolibri, email, lim...;
  • Visual learning → organizzatori anticipati, grafici, matrici, diagrammi iconici;
  • Cartacei/materiali → dizionari, glossari, schede, diario, orologio…

L’applicazione delle misure dispensative La didattica inclusiva per gli allievi con DSA prevede l’applicazione di misure dispensative, cioè quelle azioni di esonero dall’uso di un determinato materiale, dallo svolgimento di un compito, dallo studio di una materia. L’adozione di queste può però portare il bambino ad avere un senso di auto sfiducia, quindi l’insegnante deve sapere quando adottarle. Per molti alunni non basta l’utilizzo degli strumenti compensativi, ma vi è anche la necessità di utilizzare delle misure dispensative (compito dell’insegnante capire quando necessario). Quali misure dispensative utilizzare?

  • Dislessia : dizionario cartaceo, lettura ad alta voce, studio mnemonico, interrogazioni non programmate, trascrizione di lunghi testi;
  • Disgrafia: trascrizione di appunti in forma discorsiva, scrittura di riassunti, rappresentazioni iconografiche;
  • Discalculia : conoscenza mnemonica delle tabelline, calcolo mentale, interrogazioni non programmate. La prima misura compensativa è però il metodo di studio, senza di esso nessuno strumento è efficace. È opportuno dunque che la scuola promuova un’istruzione diretta ed esplicita delle strategie cognitive. Esempio di progettazione didattica nella scuola primaria
  1. Fase 1 → si condivide quale o quali competenze, tratte dal Profilo e relative alla competenza chiave “imparare ad imparare” si vogliono sviluppare;
  2. Fase 2 → si ricercano i traguardi di sviluppo delle competenze e si fissano le connessioni tra la competenza chiave e le competenze allineabili allo sviluppo del metodo di studio;
  3. Fase 3 → gli insegnanti definiscono collegialmente gli obiettivi formativi. CAPITOLO 4: L’ACQUISIZIONE DEL METODO DI STUDIO DA PARTE DEGLI ALLIEVI CON DSA Per promuovere il metodo di studio è importante l’organizzazione di una didattica inclusiva. La promozione del metodo di studio va sollecitata attraverso il potenziamento del sistema di credenze e convinzioni in relazione all’uso di strategie cognitive e di apprendimento, di organizzazione e pianificazione del lavoro. Tutto ciò è indispensabile per ogni allievo, ma per quelli affetti da DSA è importante che l’insegnante utilizzi alcuni accorgimenti didattici:
  • Consegna di compiti più chiari linguisticamente;
  • Ripetizione verbale della consegna del compito;
  • Selezione mirata delle pagine da studiare;
  • Riduzione del carico di compiti da svolgere;
  • Spiegazione dei soli concetti chiave. Il ruolo del maestro è quello di supportare gli allievi durante il compito. In modo che esso acquisisca responsabilità e autonomia nello studio. La didattica inclusiva coniuga così regolazione e autoregolazione e sollecitai alla metacognizione e può contemplare l’impiego di alcune strategie:
  • Problem solving mnestico → Divisione in gruppi, presentazione di un testo dove gli alunni devono leggere solo il testo e alcune parti (come le didascalie), osservare le figure e discutere sulle cose che sanno riguardo all’argomento. Poi l’insegnante farà delle domande sia sull’argomento generico sia sui contenuti. Le modalità integrative come le immagini possono svolgere diverse funzioni cognitive quali: sollecitare l’attenzione, attivare preconoscenze, ridurre lo sforzo cognitivo …
  • Organizzatori anticipati (mappe, schemi, diagrammi) → tipo di scaffolding

Essa è una facilitazione in quanto gli allievi con DSA tendono a considerare solo alcune informazioni. Per questi alunni è difficile dare coerenza al testo attraverso una sua elaborazione. La lettura del testo e il metodo di studio Nelle Ind. Naz. E nel PISA la lettura viene identificata come un’attività sociale che plasma le interazioni tra le persone. “Literacy in lettura” significa comprendere e utilizzare testi scritti, riflettendo su di essi. La lettura serve ad identificare i concetti chiave di un testo, cosa molto difficile per gli alunni con DSA. Essa infatti ha delle regole da seguire: leggere una parola per volta, da sinistra verso destra… questa cosa è molto difficile per gli allievi DSA. Questi ultimi inoltre non riescono a collegare le informazioni nuove con quelle pregresse. Un’altra difficoltà la hanno nella ricerca delle parole chiave di un testo. È opportuno evitare la lettura e rilettura per i DSA perché risulta del tutto inefficace. È importante invece lo studio del testo attraverso l’istruzione diretta, aumentando la comprensione del testo stesso. Lo studio del testo implica tre fasi principali:

  1. Prelettura, comprensione e elaborazione testo (orale e scritto);
  2. Memorizzazione (strategie di apprendimento, pianificazione, monitoraggio); 3. Recupero delle informazioni. Le tecniche di lettura e analisi del testo si distinguono in due categorie di mediatori:
  1. Elaborate dall’allievo ( learning strategies) -> appunti, riassunti, produzione di domande, elaborazione di schemi…
  2. Elaborate dall’autore ( teaching strategies) -> evidenziazione di parti, titoletti, grafici, appendici. Ciò aiuta i DSA in quanto sanno su quali informazioni devono concentrarsi. Servono entrambe le categorie. Le tecniche di analisi I. Attivazione delle conoscenze possedute dall’allievo prima della lettura del testo; II. Produzione di glosse ai margini del testo permettendo di entrare in relazione con esso. Consiglio → usare un foglio a parte per le glosse in modo che il bambino abbia più spazio. III. Sinossi → trascrizione di una breve sintesi (1° prodotto di comprensione del testo); IV. Porsi domande → tecnica che può essere utilizzata prima, durante o dopo la lettura e interpretare il testo o verificare se lo si è compreso. Una variante di questa tecnica è il sistema MURDER (porsi domande più utilizzare altre tecniche); V. Pensare ad alta voce → una delle tecniche più efficaci in quanto si esprime il proprio pensiero; VI. Sottolineatura di parti del testo → più efficace con diversi colori. La sottolineatura produce un secondo testo che raccoglie tutte le informazioni importanti di quello di partenza. Comprensione del testo La comprensione del testo è un’urgenza educative e un’abilità ineludibile per il successo scolastico. Per comprendere un testo bisogna operare delle connessioni tra i concetti e elaborare un modello mentale che si verifica nel corso della lettura e dello studio del testo. La comprensione segue due fasi: sviluppo di decodifica e maturazione di abilità cognitive e metacognitive. Per comprendere un testo bisogna stabilire delle relazioni semantiche, trattenendo in memoriale informazioni lette e attivare una sorta di problem solving. Questo processo di

comprensione è trasversale a tutte le discipline. Gli allievi con DSA necessitano di essere stimolati poiché non sono in grado di costruire schemi mentali come i compagni. È efficace che i DSA lavorino sul testo come dei detective i quali hanno un mistero da risolvere, cogliendo cioè gli indizi che conducono a informazioni essenziali sull’argomento. Un’altra modalità didattica di compensazione è rappresentata dall’attivazione di un rapporto diretto, analitico e critico tra il lettore e il testo, che ne presuppone la manipolazione. Una tecnica usata a partire dagli anni ’80 è la “reciprocal teaching” → vi è un dialogo condiviso tra gli allievi i quali possono assumere il ruolo di chi prevede, chiarifica, chiede o sintetizza. Si tratta di una tecnica scaffolded che attiva 4 strategie di approccio al testo: prevedere, chiedere, chiarire e sintetizzare. Le tecniche per il recupero delle informazioni Gli allievi con DSA devono imparare delle mnemotecniche da impiegare sempre. La memorizzazione di un testo avviene attraverso due meccanismi:

1. Selezione;

  1. Manipolazione → trasforma le informazioni originarie che genera una costruzione diversa delle informazioni stesse. Una tecnica didattica per il recupero delle informazioni è rappresentata dal problem solving mnestico che si articola in 4 fasi identificate con l’acronimo IDEA:
  • Identificazione del problema;
  • Definizioni delle soluzioni alternative;
  • Elencazione delle conseguenze delle soluzioni definite;
  • Adozione della soluzione che si ritiene più efficace. La ripetizione orale è una modalità importante che permette alle informazioni di rimanere impresse. È importante però ripetere con parole proprie, in modo da associare all’informazione percepita un senso personale affinché rimanga impressa. La ripetizione orale può prevedere diverse modalità:
  • Immaginare di dover spiegare ciò che si è studiato a una persona che non conosce l’argomento;
  • Studiare con un compagno di classe;
  • Registrare la propria esposizione e riascoltarla più volte. Lo studio in classe: la redazione di appunti Redigere appunti è una tecnica utile al raggiungimento di buoni risultati e permette inoltre di dare importanza ad alcune parti del testo. Per i DSA però non basta prendere appunti per memorizzare contenuti, ma devono essere revisionati e trasformati (meglio studiare su appunti propri e non fatti da altri). Con l’alunno con DSA bisogna proseguire con cautela: prima mostrare gli appunti redatti dall’insegnante, poi piano piano redigerà i propri. Utilizzando questa modalità didattica, l’allievo può far registrare esiti differenti sia delle diversa profondità di elaborazione delle informazioni sia di familiarità con la tecnica usata.
  • Metodo Cornell → dividere il foglio di lavoro in 3 parti (2 sopra e 1 sotto): la parte in fondo deve essere usata come zona per annotare i riassunti di quanto scritto nell’area superiore a destra del foglio; la parte in alto a sinistra per le parole chiave. Organizzazione del setting di studio a casa Per organizzazione del setting di studio a casa si intende un contesto definito da modalità spazio-temporali e da regole relative all’interazione tra l’allievo e i familiari. I genitori hanno un ruolo fondamentale di valorizzazione e sollecitazione. È importante che l’allievo, con l’aiuto dei genitori, svolga un’analisi delle esigenze quotidiane (fisiche e non solo). Con questa organizzazione, l’alunno sarà più concentrato nello studio.

_1) Comunicazione e interazione;

  1. Cognizione e apprendimento;
  2. Difficoltà sociali, emotive e di salute mentale;
  3. Bisogni sensoriali e fisici._