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MIGRAZIONE E SICUREZZA:
● Corso di 15 ore- si basa su un articolo di Adamson ● Bibliografia: appunti e letture sulla piattaforma ● Esame: orale ( 3 domande ) 08/ Esempi della relazione che esiste tra migrazione e sicurezza: ● Criminalità-migranti: Marzio Barbagli- sociologo italiano che scrisse molte ricerche riguardanti tale ambito. ● Terrorismo: dopo l’11 settembre è nato un maggiore interesse verso la relazione tra migrazione e sicurezza. ● Scuola della sicuritizzazione ( Scuola di Copenhagen): studiosi di relazioni internazionali, che affermano che le minacce alla sicurezza, compresa l’eventuale minaccia posta dalle migrazioni, è il risultato di un processo di sicuritizzazione. Non è una minaccia oggettiva, ma è una minaccia costruita socialmente. Scuola costruttivista che afferma che nelle relazioni internazionali i fenomeni non sono oggettivi, ma vengono creati dalla persone. Dunque non esistono minacce alla sicurezza oggettiva, ma sono l’esito di un processo di sicuritizzazione. = le migrazioni sono percepite come una minaccia dalla collettività, dunque non è una minaccia di per sé. ● Processo di sicuritizzazione : un gruppo propone agli altri di interpretare un certo fenomeno come una minaccia alla sicurezza. Se buona parte della società accetta tale proposta, quel problema diventa una minaccia perché percepita come tale. Ciò che conta è la percezione come minaccia. Nella fisica, osservando i fenomeni, la percezione non influenza.. ● Le relazioni internazionali (simili al Far West) hanno luogo tipicamente tra Stati indipendenti tra di loro, non c’è nulla che controlli gli Stati. Sopra gli Stati non c’è alcuna realtà, a differenza di ciò che avviene dentro lo Stato (Stato sopra il cittadino che interviene anche con la forza se necessario per far rispettare le regole). Gli Stati sono attori che non hanno autorità sopra di loro e, possono dunque agire come vogliono ( libero di agire contro un altro Stato). = il problema della sicurezza è ancora più importante, ed è fondamentale nelle relazioni internazionali. ● Ogni individuo si fa giustizia da sé. ● Principio dell’autotutela : ogni Stato deve occuparsi della propria sicurezza, altrimenti nessuno lo farà. Il cittadino è meno libero perché rispetta le regole ma è più protetto, per la presenza dello Stato. Gli Stati sono più liberi, ma meno protetti, perché nessuno può aiutarli. ● Security studies: Studi di sicurezza- c’è sempre una distinzione tra due concezioni della sicurezza: a) tradizionale : unica esistente fino agli anni 80’, tipica della Guerra Fredda afferma che la sicurezza era una minaccia fisica e armata, posta da uno Stato contro un altro Stato. Minaccia armata, causata da uno Stato, rivolta contro un altro Stato. La guerra ne è l’esempio; b) non tradizionale : a partire dagli anni 80’ alcuni studiosi, tra cui Buzan, hanno sostenuto che era necessario ampliare il concetto di sicurezza. Tale concezione affermava che vi può essere una minaccia anche senza le 3 caratteristiche. ( Es : terrorismo - attività violenta non statale- è armato ed è contro uno Stato, ma non è posta da un attore statale; criminalità organizzata : è armata, ma non è né posta né rivolta da e ad uno Stato; pandemia : non vi sono i 3 requisiti, non c’è nessun attore responsabile che ha voluto tale minaccia, il destinatario non è uno
Stato mirato e non è armato) ● Per anni, fino agli anni 1990-2000, il tema delle migrazioni non veniva studiato come minaccia alla sicurezza internazionale perché, gli studiosi, formatisi ai tempi della Guerra Fredda avevano in mente i 3 requisiti della sicurezza tradizionale. Oggi il problema della guerra rimane (Iraq/Yemen) , ma ci sono nuove minacce alla sicurezza, tra cui le migrazioni. Perché? Le migrazioni non sono armate, non sono contro e nemmeno da uno Stato. Il migrante si sposta per ragioni personali, non per danneggiare qualcun’altro. ● Ciò che studieremo non è il fenomeno, ma la percezione di esso. La percezione che abbiamo delle migrazioni ci porta ad utilizzare degli strumenti piuttosto che altri. 15/ Le migrazioni,dunque, vengono considerate un problema alla sicurezza quando c’è un agente di sicuritizzazione, che propone una sua interpretazione più o meno sofisticata come minaccia alla sicurezza. Secondo l’agente di sicuritizzazione, le migrazioni sono anche una minaccia all’identità del popolo. Le migrazioni, infine, diventano una minaccia alla sicurezza se una cospicua parte di una data società le percepisce come tale. Es : La profezia che si autoavvera/auto adempie = la profezia crea se stessa. (Il dire qualcosa produce delle conseguenze che rendono la profezia vera.)
- Banca: immaginare che si diffonda la falsa voce che una banca x stia per fallire. Se la voce comincia a girare, tipicamente chi ha i soldi in quella banca andrà a ritirarli, temendo di perderli. Se davvero tutti ritirano i loro soldi, la banca fallirà realmente, ciò accade per le conseguenze di tale profezia;
- Ambiente scolastico: al’interno di una classe gli alunni vennero sottoposti ad un test, risultando tutti con lo stesso quoziente intellettivo. Ciò nonostante alla maestra venne detto che la metà di loro fosse più intelligente e la maestra, involontariamente, considerò tale parte più avvantaggiata, dando loro una maggiore attenzione. Così facendo, alla fine dell’anno scolastico la parte di classe “avvantaggiata” aveva sviluppato una maggiore attenzione, ottenendo risultati e competenze maggiori. Se diciamo che le migrazioni sono una minaccia alla sicurezza, e molte persone mi danno retta e si comportano di conseguenza, quella diventa una minaccia alla sicurezza. Lo studioso che studia fenomeni come la gravità, non fa parte del mondo della mela, mentre lo studioso della società ne fa parte. La realtà dello studioso è la stessa che egli studia. Newton ( fisico moderno più famoso) non modifica la natura della mela, mentre un criminologo può modificare la materia del suo studio. Noi(sociologi,criminologi) modifichiamo l’oggetto stesso della nostra ricerca. Le scienze sociali sono scienze in cui lo studioso fa parte di ciò che studia = è,dunque, il comportamento che forma la società. Teorema di Thomas (famoso sociologo attivo nel 1910)- egli ha riassunto ciò in una fase
interconnesso. ES: Grandi crisi degli ultimi 15 anni:
- crisi economica (2008): scoppiò negli USA per ragioni americane che riguardavano mutui subprime, troppi mutui confermati a persone incapaci di restituire tali mutui, mettendo così in difficoltà le banche. Essendo interconnessi uno con l’altro, tale crisi ha raggiunto anche l’Italia, facendo perdere a molte persone il loro lavoro. Ciò dimostra come i vari problemi si diffondono in tutto il mondo;
- crisi sanitaria/economica: un certo virale nato a Beji si è diffuso in tutto il mondo velocemente, data la nostra interconnessione. In un’epoca passata ciò non sarebbe successo ed il virus si sarebbe lì bloccato. Tale crisi sta toccando qualunque aspetto della vita: scuola, amici, famiglia. Secondo alcuni i paesi di alcuni stati preferiranno chiudersi in se stessi- che effetto avrà ciò sulla globalizzazione? ( Libri inerenti alla globalizzazione: Zolo, Held McGrew) Come tale mondo globalizzato ha effetti sulle migrazioni? Questo tema è molto complesso. La globalizzazione tende ad avere l’effetto di aumentare la portata di migrazioni internazionali. Ciò accade per molti fattori:
- diminuzione dei prezzi per lo spostamento di persone da un paese all’altro (low-cost);
- i viaggi sono diventati più confortevoli; Secondo molti, la globalizzazione aumenta la disequità tra Stati (alcuni si arricchiscono, altri al contrario)- per questo coloro che vivono in quelli poveri tendono a spostarsi verso quelli ricchi,dati l’abbassamento dei corsi e il miglioramento della qualità. Le diseguaglianze ci sono sempre state, ma ad oggi si notano di più data la presenza di media che trasmettono le informazioni nel mondo. Un altro aspetto è la fine della Guerra Fredda: In seguito alla seconda guerra mondiale, il sistema internazionale venne organizzato in due blocchi: occidentale(USA) e orientale(URSS). I due blocchi erano rivali con ideologie ed economie totalmente diverse ed erano ostili l’uno verso l’altro. Venne chiamata fredda perchè non ci fu mai una guerra calda vera e propria tra le due grandi potenze. A partire dal 1989 ( crollo del muro di Berlino), crolla il blocco orientale e ciò è stato importante dal punto di vista dei flussi migratori. Perchè? Perchè durante la guerra fredda tutte le migrazioni erano vietate, principalmente dall’oriente verso l’occidente. Quando i due blocchi vennero meno, le migrazioni tra Est e Ovest sono molto frequenti.( polacchi in UK, rumeni in IT) Un altro fenomeno di globalizzazione è stata la scelta cinese di alleggerire la questione dei trasferimenti. Fino agli anni 80/90 la Cina poneva molte restrizioni, principalmente per il raggiungimento di altri Stati a partire dalla Cina. Un’ultima questione è quella che si riferisce ai conflitti armati.
- Conflitti regione balcanica;
- Conflitti regione subsahariana; (Guerra a base religiosa con un grande seguito di guerre, tra le quali la più potente quella della Bosnia. - grande quantità di migranti a causa di ragioni politica, che cercavano fortuna
altrove.) Negli ultimi anni la globalizzazione ha avuto effetti anche sul contrabbando/ traffico di migranti (human smuggling- contrabbando di persone)- persone che in cambio di soldi trasferiscono i migranti dal loro paese d’origine ai paesi di destinazione. Ciò è un fattore di favoreggiamento all’immigrazione irregolare.
- Human smuggling: è un servizio illegale richiesto dal migrante al trafficante in cambio di denaro per superare un confine in maniera illegale ( può prevedere anche forme di violenza) - serve al migrante perché da solo non riuscirebbe a raggiungere il suo scopo e la sua meta;
- Human trafficking : contiene qualcosa di più coercitivo (il trafficante gestisce sia il traffico del migrante, che la persona una volta arrivata a destinazione)- esempio di donne che arrivano dalla Nigeria costrette o con l’inganno per poi farle poi prostituire. Entrambe sono attività illegali, ma hanno una logica totalmente differente. Lo human smuggling sarebbe solo uno scambio di servizi, ma nella realtà vi e l’aggiunta di un elemento coercitivo. 29/ Globalizzazione- è un processo di crescente numero di interazioni tra unità diverse del pianeta. Questo processo che è esploso, che effetti può avere sulle migrazioni? Sicuramente, tende ad intensificarle perché sono più semplici e più veloci ( costi minori, comodità maggiore). Essa non ha ridotto le diseguaglianze tra gli Stati, ma li ha accentuati. Il fenomeno delle migrazioni rimane un fenomeno molto grande ( riguarda decine di migliaia di persone) ma messo in correlazione alla globalità è un fenomeno circoscritto ( circa il 5%). MIGRANTE : è importante dare una definizione ben precisa, poiché sono molti coloro che valicano un confine (per lavoro, per visite, per un viaggio). Iniziamo prendendo in considerazione la definizione dell’ONU- un migrante è qualcuno che travalica/valica i confini di uno stato (da stato A a stato B) e rimane nello stato B per almeno 12 mesi. Dunque il trasferimento per essere considerato come una vera e propria migrazione deve essere di lunga durata. Si distingue dunque da trasferimenti di breve durata(viaggi, visite, lavoro, pendolari). Di fatto ogni Stato ha una politica diversa, regolata da leggi differenti. MIGRAZIONI FORZATE E MIGRAZIONI VOLONTARIE: differenze Migrazioni volontarie : coloro che abbandonano il proprio paese per cercare nuove opportunità di successo, o per ricongiungimento familiare. L’aspetto volontario è l’aspetto cruciale. Il migrante decidere di andare all’estero volontariamente. Ne sono l’esempio sia il ragazzo che da Milano va a Barcellona per cercare lavoro data una paga maggiore, sia persone che vivono in paesi africani poveri e volontariamente vanno all’estero per cercare fortuna. L’obiettivo è dunque cercare opportunità maggiori o ricongiungersi alla famiglia.
Parlando di migrazione politica, distinguiamo diverse tipologie di migrante: ● RIFUGIATO (Refugee) : persona che ha fatto richiesta di asilo ed ha avuto l’accettazione di questa richiesta. Non c’è un’unica definizione accettata da tutti di chi sia un rifugiato, però una definizione molto nota a tutti è quella offerta dall’ONU nella convenzione del 1951 sul Rifugiato (Trattato internazionale con l’obiettivo di normare la figura del rifugiato, che ad oggi è ancora un pilastro in questo campo): “ il rifugiato è qualsiasi persona che, avendo una paura ben fondata di essere perseguitato per ragioni di razza ( Stato di appartenenza lo discrimina per religione, nazionalità, appartenenza a un gruppo sociale particolare, opinione politica... Oppure per mancanza di cittadinanza. Può essere un cittadino originario di quello Stato o vivente in quello Stato. Quanti sono i rifugiati nel mondo? Indicativamente sono circa 25/30 milioni di persone ( numero limitato se messo in paragone alla popolazione mondiale) - coloro che sono fuggiti dal loro Paese e hanno dimostrato di meritare lo status di rifugiato in un dato Paese ospitante. Dove sono i rifugiati? Alcuni si trovano nei refugee camp (campo rifugiati /profughi)- campi che gestiscono questi rifugiati e se ne occupano. A volte diventano vere e proprie zone, dove coloro che fuggivano dalla guerra si sono recati, zone abitate da loro. Qual è il loro destino? Le soluzione stabili e durature sono 3:
- Acquisizione cittadinanza / Naturalizzazione : (scappato dal Sudan e arrivato in Italia, dopo un po’ di anni posso ambire a diventare un cittadino italiano); - L’Italia è un Paese restrittivo per quanto riguarda l’acquisizione della cittadinanza, infatti vige una normativa basata sul “ius sanguinis” (diritto del sangue)- principio che indica l'acquisizione della cittadinanza per il fatto della nascita da un genitore o con un ascendente in possesso della cittadinanza. Ci sono state ultimamente proposte di legge per cambiare la situazione restrittiva italiana e passare ad una legge più “generosa” per l’acquisto della cittadinanza, con l’idea di poter ottenere la cittadinanza per altri motivi al di là del legame di sangue. Tale proposta non è stata accolta dal Parlamento e dunque ad oggi ci si basa ancora sullo “ius sanguinis”. - In altri paesi (USA) esiste lo “ius soli”(diritto del suolo)- diventi cittadino americano, se sei nato sul suolo americano, non è rilevante la cittadinanza di genitori e parenti.
- Ritorno volontario : la ragione che ha spinto il rifugiato a fuggire, viene meno e dunque volontariamente ritorna al paese di origine;
- Ricollocamento/Resettlement : Da A va a B, dove diventa rifugiato e viene poi trasferito a C: lo status di rifugiato resta ma le garanzie e i diritti variano in base al Paese; Fino al 2017 sbarcavano in Italia moltissimi migranti ed era difficile gestire tale traffico, perciò chiese di ricollocare una parte in Paesi in grado di aiutare
l’Italia- alcuni Paesi hanno dimostrato un aiuto minimo, altri lo hanno negato. Esiste un’agenzia dell’ONU che si occupa di contribuire al sostentamento del rifugiato (UNHCR- alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati)- tale agenzia insieme agli Stati in cui si trovano i rifugiati li aiutano a farsi una nuova vita all’estero. Esiste un’altra agenzia (UNRWA)- si occupa solo dei rifugiati palestinesi, in quanto i prima erano tanti ed avevano un’importanza politica rilevante dato il conflitto israelo- palestinese (storicamente + influente in Medio Oriente). Prima dell’ONU c’era nel 1921 la Lega delle Nazioni che si era già posta l’idea di sostenere i rifugiati; ● RICHIEDENTE ASILO (Asylum seeker) : persona che sta aspettando l’esito della domanda d’asilo (situazione provvisoria di attesa ad una risposta). Può essere anche posta una richiesta di appello. Se la domanda viene accettata egli diventa un rifugiato, altrimenti egli diventa un migrante irregolare. Quanti sono? Ogni giorno circa 3 / 4 milioni di persone; Cosa richiedono: protezione e sostentamento economico. La protezione internazionale ha dei vantaggi e dei limiti- ai rifugiati in molti paesi non è consentito lavorare (inizialmente veniva fatto per proteggerli perché si temeva venissero sfruttati- ciò provoca problemi perchè così facendo il rifugiato, non lavorando, viene visto come qualcuno di inutile) o non hanno accesso alla sanità uguale ai cittadini. Tipologie di protezioni offerte:
- ASILO- protezione più completa
- SUSSIDIARIA: protezione meno completa, con dei limiti e meno beneficiosa per la persona protetta, che si basa sulla valutazione che l’individuo non abbia un vero timore di essere perseguitato;
- TEMPORANEE: hanno durata limitata ● PROFUGO : concetto differente da rifugiato, in quanto esso non è un concetto ne politico ne giuridico, ma generale; ● SFOLLATO ( IDPs- Internally Displaced Persons) : persona che si è trasferito in un’altra area ma all'interno dello stesso Stato, come ad esempio gli sfollati di guerra (migranti dentro lo stesso Stato dal nord al Sud). 12/ Ungheria- si rifiuta di prendere i migranti che sbarcano in Italia, Grecia, Spagna per motivi economici e politici. Al momento da una parte c’è esigenza di paesi come l’italia che si facciano carico di una parte di migranti, dall’altra parte il tema delle migrazioni rimane un tema nazionale ed ossia una competenza di ogni singolo Stato.
Gli stati più solidi (paesi occidentali) difficilmente saranno messi in crisi da flussi migratori ( ES : le comunità di rifugiati guerrieri) Fino all’estate del 2017 ci fu un flusso migratorio consistente (circa 100 mila all’anno) di migranti che giungevano in Italia. Ad oggi le migrazioni sono diminuite perché il governo italiano ha fatto degli accordi con il governo libico, secondo i quali il governo libico avrebbe dovuto trattenere il maggior numero di persone nel proprio paese. Oggi questo tema riappare, i flussi migratori sono abbastanza consistenti e arrivano in un momento in cui l’Italia è in crisi economica e nel bel mezzo di una pandemia. Il PIL potrebbe crollare almeno del 10%, cosa che non era mai successa dalla II guerra mondiale. Ancora oggi è in corso un dibattito politico tra i diversi partiti dove: ● da un lato dicono che in questo momento di crisi non sia più possibile accettare e accogliere i migranti; ● dall’altra parte vi è chi afferma che l’Italia debba continuare ad accoglierli, molti dei quali sono richiedenti asilo e la maggior parte di queste domande vengono respinte (tipo coloro che chiedono asilo e vengono dalla Tunisia poichè non vi è alcuna persecuzione razziale, sociale o politica, queste domande vengono respinte). Gestione dei network/reti criminali: fenomeni come le migrazioni sono tipicamente gestite da reti criminali ed un altro problema di cui si deve occupare il paese è contrastarle. ( human smuggling = contrabbando umano o di persone che consiste nel consentire a migranti irregolari che non avrebbero il permesso di arrivare nel paese di destinazione, di arrivarci in modo irregolare in cambio del pagamento di una certa somma di denaro). ONG ( organizzazioni non governative ): sono diverse organizzazioni no profit di volontariato che si occupano di recuperare i migranti in mare e, alcune di esse, perlustrano il Mediterraneo per verificare la presenza di barconi e per salvare i migranti. Vi è una polemica sull’effettivo ruolo che hanno le ONG, a volte vengono accusati di essere dei “taxi del mare”, in quanto si dice che favoriscano la migrazione clandestina perché, facendo opera di volontariato, rendono meno pericoloso il viaggio e quindi, indirettamente senza volerlo, aiutano le organizzazioni criminali. (Se i migranti sapessero che il viaggio è difficilissimo e i barconi naufragano, i flussi si ridurrebbero.) Le ONG vengono considerate “ pull factor” , un fattore di attrazione, perché attraggono i migranti verso il paese di destinazione data la possibilità di essere salvati. Invece chi non le critica dice che le ONG stiano semplicemente salvando delle vite. Dagli anni 90’ sia gli USA che l'Europa hanno fortemente esteso le attività della polizia nazionale e internazionale nei confini ( policing ) = sempre più gestiscono il problema del flusso migratorio come un problema di ordine pubblico con le forze di polizia o armate e vi è dunque un crescente utilizzo di tecnologie avanzate per controllare i confini (telecamere termiche, strumenti ottici,drone) fino ad arrivare alla proposta di Trump di costruire un muro vero e proprio tra Messico e USA per evitare ai messicani di trasferirsi illegalmente. Le migrazioni sono in grado di mettere in crisi le capacità e l’autonomia di uno Stato? Dipende soprattutto dallo stato di cui stiamo parlando:
● se è uno stato debole, molto probabilmente sì; ● se è uno stato forte, tipicamente questi fenomeni possono essere una sfida impegnativa ma, non sono così gravi da mettere in crisi le capacità e autonomia dello stato. Sul tema dell’ autonomia possiamo dire che da un lato le migrazioni rimangono un tema che gli Stati vorrebbero gestire da soli. Ogni Stato vorrebbe gestire autonomamente i propri flussi migratori (chi può entrare e uscire e chi no), ma in un mondo globalizzato i singoli stati non riescono a farlo perché hanno bisogno dell’aiuto di altri stati. Possono avere un impatto sull’autonomia di uno Stato, perché ciò favorisce dei processi di collaborazione per gestire i migranti. I paesi di prima destinazione (esempio: Italia e Malta) chiedono un ampliamento delle iniziative di cooperazione internazionale da parte della UE: alcuni stati stanno dando un aiuto non particolarmente rilevante ( Germania), altri si rifiutano di aiutare gli stati di prima destinazione per una questione politica : i leader conservatori di destra radicale chiedono parere alla popolazione che è fortemente contraria alle migrazioni. ( Ungheria e Polonia) Le migrazioni hanno un impatto sulla Sovranità degli stati? Affrontiamo due temi
- impatto delle migrazioni sulle capacità;
- impatto sull’identità nazionale: ogni stato si fonda su un’identità nazionale, su un certo modo di vedere se stesso(fattori culturali, religiosi) - ma i flussi migratori, rendendo più varia la popolazione di un paese mettono a rischio l’identità nazionale di una nazione? Con la globalizzazione i paesi sono diventati sempre meno omogenei e sempre + multiculturali. Essere italiano ieri:sapere l’italiano, essere di origine cattolica, festeggiare le feste cattoliche. Essere italiani oggi e ancor più domani? Innanzitutto bisogna capire quali sono i criteri dell’identità nazionale. In passato c’erano dei criteri di carattere razziale , che facevano riferimento ad una certa razza d’origine. Le razze scientificamente non esistono. ( ES .Caso + estremo: il tentativo del nazismo mirava all’imposizione del criterio della razza ariana su tutti i cittadini tedeschi. Era legato al sangue, non modificabile, si nasceva ariano. Vi era una gerarchia delle razze: secondo loro, la razza ariana al primo posto che doveva comandare tutte le altre razze. Gli ebrei vennero espulsi dal paese perché dal punto di vista nazista non appartenevano alla razza ariana, ma ad una razza inferiore e non avevano quindi il diritto di vivere, anche se avesse vissuto per tutta la vita in Germania. Hitler non era tedesco, ma austriaco poi si è trasferito in Germania era il massimo esponente della razza ariana.) L’identità nazionale era costruita su basi razziali e, quindi, se il migrante apparteneva a questa presunta razza veniva considerato parte della comunità, altrimenti no. Ciò oggi non esiste più. L’identità nazionale non si può più definire su base razziale. In Australia fino a qualche decennio fa si pensava che gli australiani erano solo i bianchi. Oggi si accettano anche le minoranze maori, che in realtà erano in Australia prima di tutti.
oggi si integrano molto meno rispetto al passato. Questa è l’idea proposta per decenni dalla Gran Bretagna. In Europa abbiamo due modelli di integrazione sociale, che si dice siano entrambi falliti:
- francese o assimilazionista - accettare regole, abitudini,usi e costumi dei francesi. L’idea è che hai il diritto di essere di un’altra religione, ma ciò deve rimanere una questione privata, e non deve entrare nello spazio pubblico. La versione della laicità è molto dura, principalmente verso gli islamici, data la forte differenza con i francesi. Tale modello ha fallito perchè molti pensano che, senza volerlo, di fatto abbia prodotto allontanamento, delusione, opposizione e contrarietà al modello francese. Invece di integrare, ha prodotto il contrario.
- britannico o multiculturale : modello in cui lo stato accetta che le persone mantengano lingue, religioni e culture diverse. Lo Stato non deve suggerire e imporre nulla, ma gli individui sono liberi. Il risultato però è stato che in certi quartieri ci sono persone che parlano tutte la stessa lingua diversa dall’inglese. Sono stati creati stati negli stati, si tratta cioè di autoghetti che si sono chiusi nella loro bolla, dove si parla la lingua originale. Risulta dunque difficile interagire con gli inglesi e ciò mette a repentaglio la convivenza sociale. Tale modello ha fallito perché alcune dinamiche sociali non controllate, hanno creato delle bolle chiuse su se stesse, che vanno contro all’ideale di integrazione. ES : Burningham- città dell’Inghilterra occidentale, che diventa un microstato dove vengono create delle “leggi” non in linea con quelle britanniche - le donne non possono uscire di casa, gli uomini non possono più toccare le donne (correnti conservatrici dell’Islam) L’Italia repubblicana dal 46’ non ha scelto un modello chiaro tra questi due estremi e non lo sta per scegliere. Come spesso avvenne in Italia, il modello nasce e s sviluppa in maniera spontanea. Alcune leggi regionali sembra stiano andando verso il modello assimilazionista (Legge regionale della Lombardia- Divieto di alcuni veli in luoghi pubblici). Le istituzione italiane sono laiche, ma di una laicità non al 110% ed è dunque differente da quella francese. A scuola ad esempio viene insegnata la religione cattolica, ma si può chiedere l’esenzione. Per ragioni storiche il cattolicesimo ha delle posizioni prioritarie. Allo stesso modo il nostro modello non è quello multiculturale, ragione per cui non troviamo in Italia certi ghetti. Ovviamente come in tutti i paesi ci sono quartieri a maggioranza di prevalenza etnica (Chinatown a Milano- Italitaly a Manhattan), quando producono una bolla chiusa che ha abitudini diversi da quelli della popolazione, può portare al fenomeno delle frammentazioni. Migration chains .= catene migratorie “ Se per ragioni economiche o politiche dovessi decidere di andare all’estero, se non ho già un lavoro e non ho una destinazione prefissata, dovrò scegliere dove andare, e presumibilmente andrò in un paese o città dove ci sono persone che conosco già.” = 300 anni fa quando un italiano sbarcava a New York, ovviamente si recava in quartieri con prevalenza italiana, alla ricerca di un appoggio iniziale. Ciò può essere visto sia nelle immigrazioni del tempo che nelle migrazioni di oggi. Molti paesi si chiedono ad oggi quale possa essere il loro modello e se ci possa essere un modello nuova tra i due estremi, molto lontani l’uno dall’altro. da una parte ti chiedo molto per integrarsi, dall’altra parte non ti chiedo nulla. ( Francia e Austria: Il terrorismo scuote le fondamenta degli stati, mira a distruggere la
convivenza pacifica tra culture differenti ( Jihadismo ed estrema destra) Entrambi i leader Macron e Cruz (capo del governo austriaco) hanno proposto delle leggi che, oltre a contrastare il terrorismo, rivedono il modello di integrazione. Macron si è scagliato contro il separatismo islamista, l’idea che anche in Francia una parte degli islamisti in Francia possano separarsi da essa vivendo in un mondo parallelo, in cui non si frequentano scuole pubbliche, ma private non in linea alle scuole laiche. Anche Cruz ha preso delle posizioni similari) Un aspetto che, secondo alcuni, rende ancora + complicata la convivenza multiculturale è il tema delle diaspore , ossia comunità di un certo popolo all’estero. Il nome deriva inizialmente dalla diaspora ebraica, quando gli ebrei si diffusero in tutto il mondo. Ad oggi viene utilizzata per raccontare la situazione di chi vive all’estero ma si sente ancora parte della comunità nazionale d’origine: ( ES :
- diaspora ebraica- comunità ebraica che vive a New York che si sente legata ad Israele- da che parte starebbe se ci fosse un contrasto tra i due Stati?;
- diaspora armena- Armenia è popolata principalmente da armeni, che parlano l’armeno con un alfabeto unico, cristiani armeni con la chiesa più antica del mondo. C’è stata un’azione di sterminio da parte degli Ottomani, poi diventati turchi, a volte conosciuto come il genocidio armeno. Molti di essi sono sopravvissuti, alcuni sono fuggiti in Europa a Parigi, in America a Los Angeles e molto di loro ancora si sentono attaccati al paese d’origine. Quando c’è una differenza che posizioni prenderebbero? Faranno lobbying in favore del loro paese d’origine) Emerge un problema di doppia lealtà, i migranti legati ai paesi d’origine, che posizione prenderanno? Appoggeranno il paese dove si trovano o il paese d’origine? 03/ Armenia - prima apparteneva all’URSS. Dopo il genocidio armeno da parte dei turchi, molti si sono trasferiti in paesi occidentali. Diaspora armena : durante il conflitto tra Azerbaigian(musulmano-alleata della Turchia) e Armenia (cristiano- alleata della Russia), gli armeni fecero pressione sui paesi dove si trovavano per sostenere l’Armenia. Tale conflitto si è concluso con la vittoria dell’Azerbaigian. Le diaspore,ad oggi, sono diffuse in tutto il mondo, data la forte globalizzazione. Terzo problema: le migrazioni possono cambiare gli equilibri internazionali/rapporti di forza tra vari Stati? Aree di intervento in cui le migrazioni possono avere un ruolo, rafforzando o indebolendo uno Stato: ● area economica : “Come le migrazioni internazionali possono influenzare il potere economico di uno stato, aiutandolo o danneggiandolo? “ - Un esempio di danno sono i “Cervelli in fuga” - (Brain Drain)- persone altamente qualificate che decidono di espatriare perché convinte di non poter trovare opportunità nel paese dove vivono.
favore di Israele. “ La Israel lobby e la politica estera americana ”- i due studiosi di relazioni internazionali John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt affermarono che i gruppi di pressione, essendo spesso potenti e avendo importanti appoggi finanziari, politici e diplomatici, fanno sì che gli USA siano a favore di Israele più di quanto il paese ne abbia effettivamente bisogno. L’interesse nazionale americano sarebbe quello di sostenere meno di quello che in realtà fanno. Questo libro ha fatto discutere molto perché è stato considerato un libro antisemita; l'espressione lobby ebraica venne usata dagli antisemiti del Novecento. Ci sono tante diaspore nel mondo: la più famosa è quella ebraica, ma ce ne sono molte altre, tra cui le diaspore di origine araba e rumene in Italia. Le diaspore non sono negative: il loro contributo positivo supera quello negativo. 10/ Caso dei ciprioti. Cipro si trova a est del Mediterraneo, ed è lo stato più a est dell’UE. Negli anni 70’ una parte di quest’isola venne occupata dai turchi. Ad oggi è divisa in due parti: uno stato riconosciuto e un’altra parte che non è riconosciuta come tale da nessuno se non dai turchi. Anche Nicosia era suddivisa in 2 da un muro. La diaspora dei ciprioti è abbastanza grande, soprattutto in Gran Bretagna (era fino a poco tempo fa una colonia inglese). I greci- ciprioti premono affinché si risolva la questione a favore della loro parte. Grandi diplomatici americani sono di origine straniera: ● Kissinger (partito repubblicano), ad esempio, diplomatico americano + famoso del mondo era di origini tedesche. Anche lui è uno dei tanti che andò in America e poi divenne americano.Si parlò di lui anche come un ipotetico presidente degli USA, ma in America c’è una regola: non ci si può candidare se non si è nati negli Stati Uniti; ● Albright ad esempio è di origine cecoslovacca; ● Brzezinski (partito centrosinistra) era di origini polacche. Come le migrazioni internazionali, che sono cresciute enormemente negli ultimi anni, possono avere un impatto sui conflitti?
- Primo aspetto : rischio di conflitti interni- lo spostamento di persone può, soprattutto in paesi fragili, accentuare dinamiche conflittuali. Ad esempio, pensiamo all’impatto che possano avere i Tamil (gruppo etnico minoritario) in Sri Lanka. In quest’ isola la maggioranza sono cingalesi buddisti, mentre le minoranze tamil sono induiste. I processi di migrazione hanno avuto un’influenza sul conflitto. c’è stata una grossa diaspora tamil nel mondo che supportava contro il governo la loro minoranza. In quest’isola ci fu una guerra civile, molto brutale, con un’organizzazione terroristica (Tigri tamil)- che fu spietata e sofisticata. La guerra finì con la vittoria della maggioranza. Altro esempio si può fare con i Balcani, la minoranza serba fu importante per la guerra in Bosnia-Erzegovina ---- differenze etniche/religiose sono state attivate politicamente, diventando ragione di conflitto. Esempi di rifugiati, che senza volerlo possono diventare un rischio di instabilità: palestinesi in esilio che vennero cacciati dalla Germania, si trasferirono in Libano. Dal Libano lanciano attacchi contro Israele, che interviene militarmente, portando il
caos in un paese già fragile andando a scaturire una guerra civile(anni 70’). Altro esempio è il conflitto tra Hutu e Tutsi, che si trasformò in un genocidio. Le vittime furono i tutsi. Una parte degli Hutu sopravvissuti fuggirono e divennero rifugiati nei paesi vicini e da lì si organizzarono per riconquistare il loro paese, e ciò portò ad un’escalation del conflitto in tutta la regione dei Grandi Laghi.
- Secondo aspetto : criminalità organizzata- human smuggling e human trafficking (vero sfruttamento della persona, come nella tratta delle prostitute). Da un punto di vista dello studio, si può dire che le migrazioni internazionali involontariamente finiscono per alimentare queste attività criminali. + flussi migratori, + ricavo. Se le migrazioni fossero regolari, non servirebbe nemmeno l’intervento del criminale.
- Terzo aspetto : terrorismo internazionale- tema molto sensibile dal punto di vista politico. La grande letteratura crescente su rapporto terrorismo-migrazioni dà una risposta negativa, cioè afferma che il rapporto tra migranti e terroristi è piuttosto debole. Dal lato del terrorismo, dobbiamo ricordare che la maggior parte dei terroristi che hanno colpito in Europa negli ultimi anni non erano migranti, ma era costituito da cittadini dei paesi che colpiscono. Su 128 ultimi attacchi terroristici, circa 76 erano cittadini di quel paese. La minaccia è on-grown - terrorismo non è più una minaccia che arriva da fuori ma nasce in quel paese stesso. Negli ultimi 4 casi, 3 di essi sono stati commessi da migranti, ma questa solitamente non è la tendenza nonostante essa sia in crescita. ES: caso di tunisini che si trovavano irregolarmente in Italia e da qui finanziavano un gruppo terroristico. _- Immigrazione cambiare tutto- Allievi Stefano;
- Immigrazione e sicurezza in Italia- Marzio Barbagli (2008);
- Report di Marone_