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La minisemantica di Tullio de Mauro
Tipologia: Appunti
Offerta a tempo limitato
Caricato il 10/09/2015
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Criteri di classificazione Nella semiotica animale i segni e codici sono classificati badando soprattutto al materiale adoperato per realizzare i significanti dei segni. Codici e segni sono classificati come organici, materici, chimici, ecc. L’usare come criterio di classificazione dei codici semiologici la qualità del materiale usato comporta da un lato l’essere costretti a comprimere in una stessa categoria codici di evidente diversità; dall’altro molti linguaggi ammettono che i loro significati siano saturati e realizzati con segnali di sostanza diversa. Una classificazione deve obbedire a due requisiti: a) deve essere univoca, b) ed esaustiva tutte le entità riconducibili a un campo devono potervi trovare una sola collocazione. Le
riconoscere un numero infinito di frasi, mai formulate. Tale creatività viene da lui definita regolare. Il concetto di creazione da lui osservato richiama al meccanismo della langue. c) La creatività humboltiana o di langage. Humboldth colloca al centro della sua teoria la creazione linguistica , che tratta qui il legame creativo che esiste per ogni lingua con la nozione e la particolare epoca in cui si distingue e articola la storia umana. La mente umana è in grado di dominare tutte le lingue, e tale capacità di dominare e costruire delle lingue è la creatività nel senso di Humboldth. Tale creatività che cambia le regole è ciò a cui accennava Chomsky, poiché non è altro che la capacità di muoversi all’interno di una lingua, e all’occorrenza modificarla. d) La creatività degli psicopedagogisti. Il termine fu usato da Vygotskij per qualificare gli aspetti non ripetitivi, non imitativi dell’intelligenza e del sapere. La creazione come capacità di divergenza, come capacità di risolvere un problema modificandone le abituali regole usate per risolvere analighi problemi è al centro dell’attenzione degli psicopedagogisti a partire dagli anni ’50. e) La creatività dei logici. Patrick Suppes introduce il criterio di non creatività per il quale nelle proposizioni derivate in un sistema assiomatico, tutti i termini devono essere derivabili dagli assiomi. Secondo lui un codice è un calcolo rigoroso, solo se non è creativo, ciò perché, affinché tutte le proposizioni previste potenzialmente da un calcolo siano definibili, in esse non devono figurare termini nuovi. *Curiosità: L’albero di Porfirio è uno schema o modello di definizione dei rapporti tra classi di vario ordine fatta per dicotomie.
Spie, cifre, alfabeti: linguaggi a sensi globali I codici semiologici non articolati meritano interesse per la loro semplicità, di natura semantica. Due segni consentono a emittente e ricevente di comunicare a proposito della materia che fa da piano del contenuto del codice. Un caso tipico è quello delle spie luminose inserite in molti congegni e apparati meccanici. Le spie hanno due stati, due significanti e significati, luce spenta e luce accesa. Appartengono alla stessa famiglia molti altri codici che prevedono anche più di due segni: tre come i semafori stradali a tre luci. Una sezione particolare di questa famiglia è rappresentata dai codici seriali, che si susseguono in un ordine preciso. Ciò vale per l’alfabeto, le lettere tradizionalmente sono ordinate in una certa successione fissa convenzionale. Quando per uno stesso codice esiste più di un modo di assumere i segni, parleremo di accezione. Le accezioni rinviano al costituirsi di diverse habitudines di uso e lettura dei segni. Le habitudines possono incidere sulla formazione delle accezioni in misure e con modalità diverse. Kruszewski e Saussure hanno sostenuto che il valore semantico di un segno non dipende dall’insieme dei sensi che esse può assumere. Tale insieme si disegna in accezioni diverse, a seconda della collocazione del segno tra gli altri del codice. Anche in codici così semplici capiamo la dimensione semantica solo se osserviamo anche quella sintattica, cioè la dimensione del rapporto con altri segni del codice. A tali rapporti Saussure dà il nome di rapporti associativi. Una analisi di codici, logiche, calcoli non è possibile senza riferirsi pure alla dimensione pragmatica, al legame tra i segni e le habitudines degli utenti. Le caratteristiche di questo tipo di codici semplici sono: a) I segni sono inarticolati: l’apprendimento e la conoscenza del codice coincidono con l’apprendimento e la conoscenza dei suoi segni; b) I segni sono di numero finito: un codice semiologico di questo tipo potrebbe ammettere segni di numero infinito solo nel caso che venisse usato da utenti capaci di memoria infinita; c) Il rapporto tra sensi e significati è esclusivo: un senso, se rientra nel significato di un segno, non rientra nel significato di altri; d) I significati una volta dati per un certo codice, non mutano o lo fanno solo a causa di una convenzione esterna al codice. Una lingua è lontana da questo tipo di codici, le sue frasi sono articolate e molte frasi e vocaboli sono interscambiabili.
Cifrazioni e strutture alfabetiche: linguaggi e significati articolati Un codice semiologico in cui segni siano articolati in monemi prevede un numero infinito di raggruppamenti, cioè di segni purché l’iterazione di una stessa unità sia possibile e distintiva e che sia possibile un raggruppamento con un’unità in più. Anche se nessuno ha mai contato tutte le parole grafiche possibili, sappiamo che abbiamo a che fare con insiemi infiniti. Sia classificazioni che cifrazioni adoperano come propri monemi entità che sono segni del primo tipo, infatti i segni vengono costruiti adoperando come monemi le lettere. Quindi le 26 lettere dell’alfabeto italiano sono dei segni, che costruiscono la serie dei monemi in cui si articola la struttura italiana. Le operazioni che portano a capire il significato complessivo del segno si celano dietro la sua struttura in termini di monemi e sintagmi. Alla
sequenza di operazioni che portano dalla struttura del segno come sintagma composta da monemi fino alla assegnazioni di un significato complessivo diamo il nome di struttura profonda. La diversità di essa può portare a una diversa lettura della struttura superficiale. Nei codici a struttura profonda la collocazione di un monema nella struttura sintagmatica va completata mettendola in rapporto con l’operazione determinata dalla struttura profonda. Nel caso delle lingue, quando parliamo di sintassi ci si riferisce alle relazioni e valori che un monema o un intero segno stabilisce con operazioni di struttura profonda. Grazie alle regole di composizione sintagmatica dei segni combinati con le strutture profonde, i codici come le scritture danno luogo a infiniti segni. Abbiamo dunque significati diversi che nominano lo stesso significato.
I calcoli e i linguaggi formali: linguaggi a infiniti segni sinonimi calcolabili Sono tali i linguaggi che prevedono segni articolati di numero infinito, tra i cui significati non vige un rapporto di esclusione. In essi può accadere che un senso sia veicolato da più di un segno. Le lingue storico-naturali sono riducibili a calcoli. Un esempio tipico di linguaggio del genere è l’aritmetica. Il riferimento al numero 7 è inquadrato in segni di scrittura diversi, perché è rappresentabile dal segno 7, o da 6+1, 8-1. Se consideriamo questi sinonimi vediamo che: a) la sinonimia investe sia il significante che il significato. B) i segni sinonimi che troviamo nei calcoli rientrano nella normalità del codice. C) chiamiamo calcoli quei codici semiologici in cui il passaggio da un sinonimo all’altro non è regolato da convenzioni. Semantica e pragmatica hanno un ruolo interpretativo rispetto alla forma delle singole operazioni di un calcolo, che sono concepibili come pure operazioni sintattiche, individuabili come operazioni che collegano i segni tra loro. Data una forma sono automatici e tale automaticità sussiste grazie ad alcune condizioni: la prima è quella della non creatività, insieme di regole e di unità minime, la seconda è quella della connessità sintattica. Abbiamo bisogno di distinguere un linguaggio che non fa nessun ricorso a interpretazioni. Quando si risolve un’equazione non si deve interpretare nulla, si seguono delle regole, mentre le lingue hanno bisogno di interpretazione.
Calcolo e linguaggio verbale Con Hjelmslev è venuta in primo piano l’idea di una grammatica, di una descrizione linguistica come calcolo che consenta di predire tutti i possibili testi di una lingua. Perché una lingua storico-naturale sia un calcolo dobbiamo riscontrare in essa le condizioni necessarie al costituirsi di un calcolo. Tali requisiti sono: la non creatività dell’insieme del vocabolario e dell’insieme delle regole, la connessità sintattica e l’effettività dei procedimenti di formazione delle preposizioni. Ora vi sono parecchi aspetti di ogni lingua storico-naturale che impediscono di attribuire alle lingue i tre requisiti prima citati.
Una quinta famiglia di codici e un terzo principio Saussuriano La prima famiglia comprende i codici i cui segni hanno significati che non si sovrappongono e che non analizzano il senso in parti. La seconda famiglia comprende i codici i cui segni sono articolati in monemi ed i significati decompongono i sensi in parti e ciò crea la possibilità di associare i sensi in serie molteplici. La terza famiglia in cui sensi sono articolati e non ammettono l’inclusione di uno stesso senso in più significati. La quarta famiglia comprende
la possibilità stessa di creare quest’ultime condiziona la creatività e l’indeterminatezza. Tali processi sono interni alla lingua.
L’illimitatezza semantica La pluriplanarità che caratterizza le lingue è, sotto il profilo teorico, una constatazione formulata in ambiti diversi che permette a un medesimo fatto di avere varie denominazioni. Prieto confrontando la lingua con altri codici insiste sull’universalità del campo delle lingue, cioè l’insieme di senso includibili nei significati degli enunziati di una lingua. Chomsky dice che la caratteristica del discorso umano è l’illimitatezza non calcolabile meccanicamente, capace di appropriatezza a ogni situazione. Le caratteristiche del linguaggio verbale hanno a che fare con il patrimonio genetico della specie umana. Indeterminatezza, pluriplanarità e illimitatezza sono in rapporto con la adattività che marca la specie umana, definendola la specie degli animali culturali. Le lingue rispondono all’esigenza degli esseri umani di trasmettere e comprendere senso anche per sopravvivere, perciò non possono essere rigide. Grazie alle varie oscillazioni da cui sono caratterizzate esse risultano essere uno strumento per mettere in discussione se stesse.