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MITOCRITICA- PIERRE BRUNEL, Sintesi del corso di Critica Letteraria

Riassunto completo di "Mitocritica" di Pierre Brunel per esame di Critica Letteraria e Letteratura Comparata

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

In vendita dal 25/10/2019

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MITOCRITICA, Brunel
1. Il mito secondo Jolles
André Jolles, un universitario di origine neerlandese che in seguito professore di Leipzig, rifiuta
due concezioni del mito: una TRASCENDENTALISTA (il mito come superiore a ogni discorso) e
l’altra IMMANENTISTA (il mito che coincide con il discorso). Egli ha proposto, però, una tesi
intermedia: il mito crea una forma semplice anteriore al linguaggio scritto, una forma attualizzata
attraverso il testo letterario.
Proprio come nella società (coltivare, fabbricare, interpretare), per Jolles ci sono tre funzioni nel
linguaggio:
1. NOMINAZIONE, ovvero un lavoro di produzione del linguaggio;
2. FABBRICAZIONE, ovvero l’atto poetico che crea figure mitiche;
3. INTERPRETAZIONE, ovvero le delucidazioni.
Tutto inizia con una nominazione che porta a una successiva creazione. Ci sono altri tre livelli nel
lavoro del linguaggio:
1. FORMAZIONE DEL LINGUAGGIO IN SE, per il quale abbiamo cercato delle
spiegazioni mitiche;
2. FORMAZIONE DELLE FORME SEMPLICI
3. FORMAZIONE DELLE OPERE LETTERARIE, che apporta la pienezza definitiva.
Le forme semplici sono 9: LEGGENDA SACRA, LEGGENDA PROFANA, MITO, ENIGMA,
SENTENZA, CASO, MEMORABILE, FIABA, SCHERZO. IL procedimento per ognuna di
queste forme sarà sempre quello di scoprire una certa disposizione mentale (=il bisogno di un
modello da imitare), che andrà poi a chiarire un gesto verbale (=un’immagine impressionante, un
motivo o un insieme di motivi- la testa mozzata, per esempio). La LEGGENDA, per Jolles, indica
in senso etimologico delle cose da leggere ed è contrapposta da un‘anti-leggenda, un elemento di
contrasto che si sostituisce al modello (Don Giovanni, Faust, l’Ebreo errante).
Inoltre, secondo Jolles il MITO nasce precisamente dal mistero e la disposizione mentale
favorevole ad esso è lo spirito interrogante. Io mi trovo davanti a qualcosa che non comprendo, e di
cui nessuna teoria mi spiega la causa. Cerco, dunque, un altro tipo di spiegazione, senza il supporto
né della ragione né dell’esperienza scientifica. Creo una causa.
Esistono dei testi, e spesso dei testi sacri, che ci spiegano con i miti ciò che la nostra ragione non
comprende. È la funzione di tutti i racconti che trattano una genesi. Jolles vede in questi MITI
GENESIACI la forma ideale del mito, a tal punto che egli sarebbe pronto a ridurre il mito al mito
di carattere eziologico (=racconto che cerca di spiegare la ragione di fatti del passato senza
spiegazione scientifica). Per esempio, la favola di Dafne è il mito eziologico della creazione del
lauro.
L’evento è il gesto verbale del mito. È importante, però, distinguere tra ACCIDENTE ed
EVENTO: il primo è ciò che arriva per caso, all’interno di un universo che sembra abbandonato
alla contingenza; il secondo, al contrario, è la manifestazione di una necessità latente. Da qui
riprende l’idea di destino, questa necessità che si manifesta dal momento in cui l’uomo si espone al
pericolo.
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MITOCRITICA, Brunel

  1. Il mito secondo Jolles

André Jolles , un universitario di origine neerlandese che in seguito professore di Leipzig, rifiuta due concezioni del mito: una TRASCENDENTALISTA (il mito come superiore a ogni discorso) e l’altra IMMANENTISTA (il mito che coincide con il discorso). Egli ha proposto, però, una tesi intermedia: il mito crea una forma semplice anteriore al linguaggio scritto, una forma attualizzata attraverso il testo letterario.

Proprio come nella società (coltivare, fabbricare, interpretare), per Jolles ci sono tre funzioni nel linguaggio:

  1. NOMINAZIONE , ovvero un lavoro di produzione del linguaggio;
  2. (^) FABBRICAZIONE , ovvero l’atto poetico che crea figure mitiche;
  3. INTERPRETAZIONE , ovvero le delucidazioni.

Tutto inizia con una nominazione che porta a una successiva creazione. Ci sono altri tre livelli nel lavoro del linguaggio:

  1. FORMAZIONE DEL LINGUAGGIO IN SE , per il quale abbiamo cercato delle spiegazioni mitiche;
  2. FORMAZIONE DELLE FORME SEMPLICI
  3. FORMAZIONE DELLE OPERE LETTERARIE , che apporta la pienezza definitiva.

Le forme semplici sono 9: LEGGENDA SACRA, LEGGENDA PROFANA, MITO, ENIGMA, SENTENZA, CASO, MEMORABILE, FIABA, SCHERZO. IL procedimento per ognuna di queste forme sarà sempre quello di scoprire una certa disposizione mentale (=il bisogno di un modello da imitare), che andrà poi a chiarire un gesto verbale (=un’immagine impressionante, un motivo o un insieme di motivi- la testa mozzata, per esempio). La LEGGENDA , per Jolles, indica in senso etimologico delle cose da leggere ed è contrapposta da un‘ anti-leggenda , un elemento di contrasto che si sostituisce al modello (Don Giovanni, Faust, l’Ebreo errante).

Inoltre, secondo Jolles il MITO nasce precisamente dal mistero e la disposizione mentale favorevole ad esso è lo spirito interrogante. Io mi trovo davanti a qualcosa che non comprendo, e di cui nessuna teoria mi spiega la causa. Cerco, dunque, un altro tipo di spiegazione, senza il supporto né della ragione né dell’esperienza scientifica. Creo una causa.

Esistono dei testi, e spesso dei testi sacri, che ci spiegano con i miti ciò che la nostra ragione non comprende. È la funzione di tutti i racconti che trattano una genesi. Jolles vede in questi MITI GENESIACI la forma ideale del mito, a tal punto che egli sarebbe pronto a ridurre il mito al mito di carattere eziologico (=racconto che cerca di spiegare la ragione di fatti del passato senza spiegazione scientifica). Per esempio, la favola di Dafne è il mito eziologico della creazione del lauro.

L’evento è il gesto verbale del mito. È importante, però, distinguere tra ACCIDENTE ed EVENTO : il primo è ciò che arriva per caso, all’interno di un universo che sembra abbandonato alla contingenza; il secondo, al contrario, è la manifestazione di una necessità latente. Da qui riprende l’idea di destino, questa necessità che si manifesta dal momento in cui l’uomo si espone al pericolo.

Come esempi di forma letteraria, Jolles ha pensato alla Prima Pitica di Pindaro e al mito dell’Etna che vi è contenuto. L’eruzione vulcanica appare misteriosa, e lo era ancor di più per gli antichi che non avevano conoscenze scientifiche. Nel mito pindarico il fautore di eruzioni è Tifone, il nemico degli dei, il cui corpo gigantesco è stato seppellito in seguito alla sua rivolta e alla sua disfatta e si estende da Cuma, sulle coste dell’Italia, fino in Sicilia. Quando questo corpo si risveglia, l’Etna vomita fiamme e lava. Le eruzioni costituiscono degli eventi.

Il MITO DISTRUTTORE va di pari passo con il mito costruttore. L’Apocalisse è diametralmente opposta alla Genesi. Anche qui, per Jolles, si trova una domanda e una risposta: la prima è quella che riguarda i fini ultimi o la morte; la seconda può essere desolante o consolatrice. Si osserverà, tuttavia, che spesso essa è consolatrice e lascia intravedere una nuova creazione.

  1. Lo studio dei miti in letteratura comparata

Gli studi comparatistici nell’ambito dei miti nella seconda metà del ‘900 sono ancora molto rari, nonostante alcuni sviluppi, come il capitolo VI del manuale di Simon Jeune. Questo capitolo trattava dei temi e dei tipi, ma non dei miti. Si pone così un problema di terminologia.

Raymond Trousson si era fermato prima del 1970 alla nozione di TEMA , definito come l’espressione particolare del motivo , il risultato del passaggio dal generale al particolare , e a quella di MOTIVO , una situazione di base. Nel 1981 scrive la riedizione, Thèmes et mythes , dimostrando come per lui la tradizione della letteratura comparata fosse rivisitabile. Questa terminologia, però, non poteva raccogliere l’unanimità. In una nota breve, Simon Jeune propone di chiamare TIPI (= un eroe preciso, reale o leggendario, che, dotato di una personalità particolarmente forte o coinvolto in una situazione esemplare o straziante, ha impressionato l’immaginazione degli scrittori che ne hanno fatto il tipo di un certo carattere o di un certo destino ) quelli che Trousson chiamava Temi.

Tutti e due, in un modo o in un altro, evitano la parola Mito, ma senza riuscirci completamente: Trousson assimila il Mito al Tema; Jeune utilizzava i due termini indifferentemente.

In questo modo il Mito è soggetto a una riduzione inopportuna: riduzione al nome dell’eroe mitico principale; riduzione a una situazione particolare. (ES. il parricidio di Oreste= esistono dei parricidi per vendetta che non si chiamano Oreste e degli Oreste che non sono parricidi). Quindi bisogna tener conto di questo principio: IL MITO è UN INSIEME, CHE NON PUÒ RIDURSI NÉ A UNA SEMPLICE SITUAZIONE (=tema di situazione, Trousson), NÉ A UN TIPO (=tema di eroe, Trousson).

Brunel nella terminologia segue Jeune e chiama il tema di Trousson, TIPO, e il motivo di Trousson, TEMA. (ES. mito di Prometeo= la rivolta è un tema e Prometeo è il tipo del ribelle).

Il MOTIVO è un elemento che deve far apparire l’analisi, non è un insieme da analizzare.

Pierre Albouny pone una forte distinzione fra il MITO e il MITO LETTERARIO. Si riserverebbe la parola mito all’ambito religioso e rituale che il suo all’origine, mentre il mito letterario resterebbe confinato nel tempo e lo spazio letterari. Il valore di una versione letteraria del mito si giudicherà secondo la sua autenticità, vale a dire la qualità del suo riferimento a un determinato archetipo.

  1. Il mito e la struttura del testo

Parlare del mito o dei miti vuol dire fare della mitologia. La definizione meno imperfetta perché la più vasta del termine MITO è: il mito racconta una storia sacra; esso rinvia ad un avvenimento che ha avuto luogo in un tempo primordiale, il tempo favoloso dei cominciamenti. Esso esiste al di fuori del testo, entra in esso attraverso la scrittura. Il mito diventa testo nel momento in cui viene depositato nella scrittura in modo coerente.

TESTO = scrittura nella quale il significato si deposita (Julia Kristeva)

TEXTUM (etimologia) = cioè che è intrecciato, tessuto di parole legate tra loro in modo coerente. La coerenza del testo è data dalla connessione tra argomento, genere, stile, struttura e lingua.

Ognuno di noi compie un’analisi strutturale senza saperlo, cioè descriviamo l’organizzazione del testo. È una prima operazione del tutto empirica e descrittiva.

Il secondo livello dell’analisi strutturale è, a partire dal testo, la costituzione di modelli ( MODELLO =costruzione che può essere applicata o ritrovata in altri oggetti, e che permette una descrizione adeguata di essi, con modificazioni che siano esse stesse sistematizzate). Per esempio, ritrovare in una tragedia la serie dei cinque atti o la taxis aristotelica. L’ultimo livello sarà quello di ridurre il mito a un ossimoro.

Levi-Strauss definisce la STRUTTURA come un insieme di elementi tali che una qualunque modificazione d’uno di essi provoca una modificazione di tutti gli altri.

Un testo può riprendere un mito, intrattenere una relazione con esso. La mitocritica si interesserà soprattutto dell’analogia che può esistere fra la struttura del mito e la struttura del testo:

  1. RIPETIZIONE , in cui l’evento può essere ripetuto nel testo (es. il nome dell’eroe mitico);
  2. RELAZIONE , rimandi ad altri episodi del mito (es. labirinto/minotauro in Robbe-Grillet);
  3. ANALOGIA , il mito e il testo sono luoghi di molteplici contraddizioni. Si formano, dunque, degli OSSIMORI (=figura retorica consistente nell’accostare nella medesima locuzione parole che esprimono concetti contrari). La stessa parola è composta dai termini greci “acuto” e “stupido” quindi la stessa definizione è contraddittoria.
  4. Emergenza, flessibilità, irradiazione

La mitocritica è, dunque, una modalità di lettura dei testi letterari, che esamina e distingue la presenza dei miti nel testo letterario secondo tre possibilità:

  1. EMERGENZA , emergere in un testo di alcuni riferimenti al mito in un modo che può essere sia implicito che esplicito. Quando si studia l’emergenza del mito il primo passo da fare è la descrizione. Es. Viaggio , di Baudelaire, in cui il poeta elabora il mito e lo irradia in tutto il testo.
  2. FLESSIBILITÀ, duttilità dell’adattamento del mito in un testo letterario specifico. Per esempio, l’adattamento filosofico di Montaigne che parte dal mito di Circe per rappresentare il rapporto tra follia e saggezza. Egli dal mito prende dei nomi (Circe, Ulisse), un motivo (la bevanda) e un tema (la metamorfosi). In realtà, è presente un’ibridazione di diversi miti,

Circe e la favola di Apuleio, sotto il tema della metamorfosi. La semplificazione è proprio la condizione dell’allegoria.

  1. IRRADIAZIONE, significatività (effetto) della presenza del mito dentro un testo letterario, non riducibile a una fonte e alla sopravvivenza nostalgica del passato. L’elemento mitico, anche se latente, deve avere un potere di irradiazione. E se può prodursi una distruzione, una dissolvenza del mito (L’ Ulisse di Joyce), questa sarà dovuta solo e unicamente a questo potere. Il titolo di un’opera può essere un segnale (come in Circe di Julio Cortazar, anche se poi di fatto nulla ci ricorda di lei nella protagonista) o anche un’epigrafe.
  2. Dalla Mitocritica alla Mitopoetica

La MITOPOETICA è la riflessione generale sulla creazione letteraria e sui generi letterari in cui si riscrive e tramanda il mito. È con Brunel che, partendo dal concetto di Mitocritica di Durand, si arriva ad essa; egli si muove all’interno di una dimensione di critica letteraria.

Egli pensa che la triade aristotelica (lirica, dramma, epopea) derivi dai miti greci. Infatti, secondo lui, nella lirica agiscono i miti di Orfeo, le muse, Ermes e Dioniso; nell’epica ci sono gli dei in guerra tra di loro; nella tragedia i miti tragici del destino.

Per Brunel grazie allo strumento metodologico della mitocritica, si può studiare la mitopoetica dei generi letterari, cioè indagare la maniera in cui i miti fabbricano i generi letterari e si trasformano essi stessi al loro interno.