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Monarchie feudali, impero e chiesa, Appunti di Storia

Istituzioni universali e poteri locali: monarchie feudali, impero e chiesa.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 29/05/2020

sharon-diamantini
sharon-diamantini 🇮🇹

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Istituzioni universali e poteri locali: monarchie feudali, impero e chiesa
Quando salì al trono, Enrico era già in possesso dell Normandia, della Bretagna
e dell’aAngiò e, sposando la duchessa Eleonora (1152), aveva acquisito anche i
vasti possedimenti di Aquitania. Il suo regno si estendeva pertanto
dall’Inghilterra a tutta la Francia occidentale, fino ai Pirenei. Il re di Francia, di
cui teoricamente egli era un feudatario in quanto duca di Normandia e di
Bretagna, in confronto era un signore regionale di dimensioni trascurabili.
Riccardo Cuordileone fu un uomo d’armi che costruì la sua fama partecipando
alla terza crociata. Giovanni Sezaterra guadagnò il suo soprannome dal fatto
che non ebbe in assegnazione alcun possedimento, cui capitò la sfortuna di
doversi misurare con Filippo Augusto di Francia.
La confitta di Giovanni Senzaterra raffrozò contro di lui l’opposizione della
nobiltà inglese che lo costrinse a firmare la Magna Charta Libertatum. Con
questo documento il sovrano riconosceva al parlamento dei baroni
un’importante serie di diritti accettando il tal modo, per la prima volta, di
limitare l’assolutismo del poterre regio a favore di un’assemblea
rappresentativa.
Innocenzo III non si limiò a combattere l’eresia con le armi e cercò di attrezzare
la chiesa a prevenirla e a contrastarla ogniqualvolta essa si fosse presentata.
Gregorio IX decise di affiancare un giudice straordinario e dal 1235 affidò questo
incarico ai frati domenicani.
I domenicani erano seguaci di un nuovo ordine religioso istituito da Domenico
di Guzman nel 1214, poco dopo la prima approvazione papale della regola
dell’ordine francescano fondato da Francesco di Assisi.
Federico II una volta ottenuta dalle sue mani la corona dell’impero, si era messo
all’opera per ricostruirne l’autorità in Italia mantenendo la Sicilia come propria
sede. Questa scelta implicò un sostanziale abbandono della Germania, dove
l’imperatore ritornò raramente, e così la regione tedesca passò sotto il controllo
dei grandi signori feudali che la abitavano e non vi si costituì un potere
territoriale omogeneo, sul modello inglese o francese.
Dal palazzo reale di Palermo l’imperatore si sforzò di imprimere un forte
accentramento statale alla vita politica ed economica. Strumento di tale
accentramento fu un’imponente opera di codificazione scritta che trovò la sua
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Istituzioni universali e poteri locali: monarchie feudali, impero e chiesa Quando salì al trono, Enrico era già in possesso dell Normandia , della Bretagna e dell’a Angiò e, sposando la duchessa Eleonora (1152), aveva acquisito anche i vasti possedimenti di Aquitania. Il suo regno si estendeva pertanto dall’Inghilterra a tutta la Francia occidentale, fino ai Pirenei. Il re di Francia, di cui teoricamente egli era un feudatario in quanto duca di Normandia e di Bretagna, in confronto era un signore regionale di dimensioni trascurabili. Riccardo Cuordileone fu un uomo d’armi che costruì la sua fama partecipando alla terza crociata. Giovanni Sezaterra guadagnò il suo soprannome dal fatto che non ebbe in assegnazione alcun possedimento, cui capitò la sfortuna di doversi misurare con Filippo Augusto di Francia. La confitta di Giovanni Senzaterra raffrozò contro di lui l’opposizione della nobiltà inglese che lo costrinse a firmare la Magna Charta Libertatum. Con questo documento il sovrano riconosceva al parlamento dei baroni un’importante serie di diritti accettando il tal modo, per la prima volta, di limitare l’assolutismo del poterre regio a favore di un’assemblea rappresentativa. Innocenzo III non si limiò a combattere l’eresia con le armi e cercò di attrezzare la chiesa a prevenirla e a contrastarla ogniqualvolta essa si fosse presentata. Gregorio IX decise di affiancare un giudice straordinario e dal 1235 affidò questo incarico ai frati domenicani. I domenicani erano seguaci di un nuovo ordine religioso istituito da Domenico di Guzman nel 1214, poco dopo la prima approvazione papale della regola dell’ordine francescano fondato da Francesco di Assisi. Federico II una volta ottenuta dalle sue mani la corona dell’impero, si era messo all’opera per ricostruirne l’autorità in Italia mantenendo la Sicilia come propria sede. Questa scelta implicò un sostanziale abbandono della Germania , dove l’imperatore ritornò raramente, e così la regione tedesca passò sotto il controllo dei grandi signori feudali che la abitavano e non vi si costituì un potere territoriale omogeneo, sul modello inglese o francese. Dal palazzo reale di Palermo l’imperatore si sforzò di imprimere un forte accentramento statale alla vita politica ed economica. Strumento di tale accentramento fu un’imponente opera di codificazione scritta che trovò la sua

massima espressione nelle Costituzioni di Melfi (1231). In questo documento l’imperatore affermava il monopolio statale del diritto: tutte le funzionipolitiche dovevano essere esercitate dal re e dai suoi funzionari, non era ammesso alcun centro di potere autonomo, né di baroni, né di vescovi, né di città, e anche l’attività commerciale era regolata dal centro attraverso una burocrazia laica. I cambiamenti introdotti rappresentava un passo avanti lungo la strada della costruzione di un potere statale. Uomo di cultura, dell’arte, capace di scelte politiche Federico si avvalse nella sua opera dell’eredità amministrativa e culturale delle precedenti dominazioni bizantina , araba e normanna. Di fronte alla revoca della pace di Costanza, decisa da Federico, si ricostituì la Lega lombarda. Il nipote vinse Milano e i suoi alleati nella battaglia di Cortenuova , ma non riuscì a conquistare il capoluogo lombardo. La chiesa di Roma produsse una nuova scomunica per l’imperatore. Innocenzo IV , durante il concilio di Lione del 1245, dichiara la deposizione dell’imperatore invitando i sudditi a non obbedirgli. Federico II divenne “l’anticristo”. I feudatari tedeschi colsero l’opportunità per trovare un nuovo candidato da contrapporre all’imperatore. Nel 1258 la corona passò a un terzo figlio, illegittimo, dell’imperatore, Manfredi. Con l’appoggio decisivo delle forze francesi Manfredi venne sconfitto a Benevento nel 1266, e morì in battaglia.