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Morfologia, sintassi e lessico, Appunti di Filologia romanza

Continua degli appunti di morfologia con sintassi e lessico

Tipologia: Appunti

2023/2024

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IL SISTEMA VERBALE
Rispetto al sistema nominale, il sistema verbale latino si conserva meglio nel passaggio al romanzo: basti pensare alle
declinazioni che scompaiono ma alle coniugazioni che rimangono. Non c’è, quindi, la stessa tendenza ad eliminare le
desinenze e a sostituirle con altre particelle come preposizioni ecc. (solo il francese deve fare ricorso ad una
particella pre-verbale, il pronome personale, perché a volte non bastano le desinenze a distinguere le varie voci). Le
coniugazioni ci fanno pensare a un’idea di flessione, tanto che grazie alle desinenze verbali riusciamo ad individuare
una dimensione sintetica e chiara. Il sistema verbale delle lingue romanze, quindi, non è meno articolato di quello
latino, ma questo non vuol dire che non vi siano stati cambiamenti:
C’è una maggiore persistenza di forme desinenziali, ad eccezione del francese: (je chante, tu chantes, il
chante /ʃã:/), che ricorre maggiormente a elementi analitici.
È avvenuta anche un’oppressione di forme che già il latino utilizzava poco;
Se queste forme sono particolarmente cariche e lunghe, è avvenuta infine la creazione di nuove forme
(spesso sulla spinta dell’analogia, quindi al posto di altre forme utilizzate ma meno chiare).
VERBO LATINO:
Come il verbo romanzo, anche il verbo latino è coniugato, quindi ricorre a desinenze o talvolta anche a temi diversi
per esprimere le varie funzioni delle voci verbali. Ad esempio nella voce verbale italiana amo, la desinenza -o ci dice
che si tratta della 1° persona singolare del presente indicativo attivo.
Così, il verbo latino è marcato da:
- persona (1a, 2a, 3a)
- numero (sing. o plur.)
- tempo (presente, passato, futuro)
- aspetto (perfettivo o imperfettivo)
- modo (indicativo, congiuntivo, imperativo)
- voce (attiva, passiva, deponente)
Gli elementi marcati in grassetto al passaggio nel romanzo si modificano o addirittura vengono meno.
ASPETTO
È una categoria che non viene normalmente contemplata, ed indica il modo di concepire lo svolgimento dell’azione
espressa dal verbo (ovvero, informazioni di durata, compiutezza, ripetitività, ecc.). Questa è la valenza aspettuale
all’interno di un verbo, ad esempio in italiano esiste anche una valenza aspettuale (salto vs. saltello che ci dà un
aspetto di ripetitività).
Da non confondere col tempo (= rapporto tra momento dell’azione e momento in cui se ne parla). Nell’evoluzione
dal latino alle lingue romanze la distinzione di tempo ha avuto il sopravvento su quella di aspetto, che invece sembra
fosse quella primaria in latino.
Aspetto: categoria primaria in latino: ha un’opposizione di tipo aspettuale tra infectum e perfectum
(Diatesi attiva) i temi dell’infectum e del perfectum sono distinti da alcuni meccanismi:
infisso nasale, vinco ~ vīci
apofonia, vĭdeo ~ vīdi, ago ~ ēgi
raddoppiamento, cado ~ ce-cĭ-di
formazioni deboli in /w/, amō ~ amāvi
^ la labiovelare era significativa per far capire che il tempo era perfetto
formazioni sigmatiche, dico ~ dic+sī > dixī.
Nel Romanzo la categoria aspettuale è presente (it. Giovanni cantava ~ Giovanni cantò), ma non è sentita come
primaria → è il tempo la categoria fondamentale e la funzione aspettuale inizia a non essere considerata più
primaria.
> l’infisso /w/ (più frequente) → scompare (es. cantāvi > *cantāi > it. cantai, fr. chantai, sp. canté, ecc);
> ma si mantengono altre distinzioni, soprattutto di timbro (v. it. faccio ~ feci, vedo ~ vidi e dico ~ dissi).
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IL SISTEMA VERBALE

Rispetto al sistema nominale, il sistema verbale latino si conserva meglio nel passaggio al romanzo: basti pensare alle declinazioni che scompaiono ma alle coniugazioni che rimangono. Non c’è, quindi, la stessa tendenza ad eliminare le desinenze e a sostituirle con altre particelle come preposizioni ecc. (solo il francese deve fare ricorso ad una particella pre-verbale, il pronome personale, perché a volte non bastano le desinenze a distinguere le varie voci). Le coniugazioni ci fanno pensare a un’idea di flessione, tanto che grazie alle desinenze verbali riusciamo ad individuare una dimensione sintetica e chiara. Il sistema verbale delle lingue romanze, quindi, non è meno articolato di quello latino, ma questo non vuol dire che non vi siano stati cambiamenti:  C’è una maggiore persistenza di forme desinenziali, ad eccezione del francese: (je chante, tu chantes, il chante /ʃã:/), che ricorre maggiormente a elementi analitici.  È avvenuta anche un’oppressione di forme che già il latino utilizzava poco;  Se queste forme sono particolarmente cariche e lunghe, è avvenuta infine la creazione di nuove forme (spesso sulla spinta dell’analogia, quindi al posto di altre forme utilizzate ma meno chiare). VERBO LATINO: Come il verbo romanzo, anche il verbo latino è coniugato, quindi ricorre a desinenze o talvolta anche a temi diversi per esprimere le varie funzioni delle voci verbali. Ad esempio nella voce verbale italiana amo, la desinenza -o ci dice che si tratta della 1° persona singolare del presente indicativo attivo. Così, il verbo latino è marcato da:

  • persona (1a, 2a, 3a)
  • numero (sing. o plur.)
  • tempo (presente, passato, futuro)
  • aspetto (perfettivo o imperfettivo)
  • modo (indicativo, congiuntivo, imperativo)
  • voce (attiva, passiva, deponente) Gli elementi marcati in grassetto al passaggio nel romanzo si modificano o addirittura vengono meno. ASPETTO È una categoria che non viene normalmente contemplata, ed indica il modo di concepire lo svolgimento dell’azione espressa dal verbo (ovvero, informazioni di durata, compiutezza, ripetitività, ecc.). Questa è la valenza aspettuale all’interno di un verbo, ad esempio in italiano esiste anche una valenza aspettuale (salto vs. saltello che ci dà un aspetto di ripetitività). Da non confondere col tempo (= rapporto tra momento dell’azione e momento in cui se ne parla). Nell’evoluzione dal latino alle lingue romanze la distinzione di tempo ha avuto il sopravvento su quella di aspetto, che invece sembra fosse quella primaria in latino.  Aspetto: categoria primaria in latino: ha un’opposizione di tipo aspettuale tra infectum e perfectum (Diatesi attiva) i temi dell’infectum e del perfectum sono distinti da alcuni meccanismi:  infisso nasale, vinco ~ vīci  apofonia, vĭdeo ~ vīdi, ago ~ ēgi  raddoppiamento, cado ~ ce-cĭ-di  formazioni deboli in /w/, amō ~ amāvi ^ la labiovelare era significativa per far capire che il tempo era perfetto  formazioni sigmatiche, dico ~ dic+sī > dixī. Nel Romanzo la categoria aspettuale è presente (it. Giovanni cantava ~ Giovanni cantò), ma non è sentita come primaria → è il tempo la categoria fondamentale e la funzione aspettuale inizia a non essere considerata più primaria.

l’infisso /w/ (più frequente) → scompare (es. cantāvi > *cantāi > it. cantai, fr. chantai, sp. canté, ecc); ma si mantengono altre distinzioni, soprattutto di timbro (v. it. faccio ~ feci, vedo ~ vidi e dico ~ dissi).

VOCE DEPONENTE

Si tratta di un’altra categoria che manca nel sistema italiano e romanzo. Si tratta di una forma, quella deponente, accanto a quella attiva e passiva, impiegata per lo più quando l’azione espressa dal verbo coinvolge principalmente il suo soggetto, il quale genera l’azione e ne riceve esso stesso gli effetti. È la diatesi “media”: azione compiuta dal soggetto con ripercussioni che ricadevano sul soggetto stesso (esortare, temere, qualcosa che riguarda il soggetto stesso). Sono forme specifiche del soggetto stesso, con significato attivo. Si usa quando l’azione espressa dal verbo coinvolge il suo soggetto, il quale genera l’azione e ne riceve gli effetti: Es. hortor-ari (“esorto”), vereor-eri (“temere”) Hanno forma passiva ma significato attivo. Una continuità della voce deponente la possiamo trovare nell’uso riflessivo del verbo: mi faccio la doccia, Luca si mise la felpa. LE CONIUGAZIONI Latino:

  • 4 coniugazioni, si distinguevano per le vocali tematiche, con temi in /ā, ē, ĕ, ī/ (cantāre, habēre, vendĕre, dormīre)
  • Ogni verbo ha 3 temi principali: imperfettivo, perfettivo (spesso infisso /-u-/, ovvero u, v), supino A partire da questi temi > + desinenze (e) suffisso o infisso = si formano i tempi e le forme non finite del verbo (imperativi, infiniti, participi, gerundi). Es. amō ~ amāvi ~ amātum (supino):  Infectum ← presente (āmo), imperfetto (amābam), futuro (amābo), infinito (amāre) e part. pres. (amans);  Perfectum ← perfeƩo (amā-vi), il piucheperf. (amā-ve-ram), fut. ant. (amā-ve-ro), inf. perf. (amā-vis-se) e il part. perf. (amātum). Per questo il paradigma del verbo contempla, non solo l’infinito, ma anche la 1a^ p. sing. dell’indicativo presente e perfetto e il supino: Es. amo, (amas), amavi, amatum, amare do, (das), dedi, datum, dare Nel Romanzo: Sembra che le 4 coniugazioni si conservino in italiano, francese, catalano, occitano e romeno:
    1. cantāre > it. cantare, fr. chanter, cat. occ. cantar, rom. a cînta/cânta - cântare
    2. habēre > it. avére, fr. avoir, cat. haver, occ. aver, rom. a avea
    3. vendĕre > it. vèndere, fr. vendre, cat. occ. vendre, rom. a vinde
    4. dormīre > it. dormire, fr. cat. occ. dormir, rom. a dormi In queste lingue si mantiene il riflesso della distinzione di quantità sulla base della distinzione dell’accento (diciamo guardàre ma diciamo vèndere). Questa constatazione nasconde, però, una realtà più complessa in cui, da un lato, le quattro forme distinte di infinito non corrispondono ad altrettanti tipi di desinenze diverse e, dall’altro, alcune lingue hanno aumentato il numero di coniugazioni. Il romeno, per esempio, ha sviluppato una quinta coniugazione in -ì, che rappresenta una variante della coniugazione in -i. Nell’uso, le coniugazioni tendono a ridursi → la 1a^ e la 4a^ sono produttive. Incremento della 1a^ coniugazione (già in età antica). La 1° è la coniugazione più produttiva.
  • da sostantivi, aggettivi, participi perf. con infisso /j/ (-iāre, icāre): captus > *captiare > sp. cazar, fr. chasser, it. cacciare, ecc. acutus > *acutiare > sp. occ. aguzar, fr. aiguiser, it. aguzzare; carrus > *carricare > sp. occ. cargar, fr. charger, it. caricare;
  • I coniug. Voc. Tem. -e-: cantare – cantem
  • II-III-IV coniug. Voc. Tem. -a-: vendere – vedam C) INDICATIVO IMPERFETTO: In latino era caratterizzato dall’infisso -b- tra vocale tematica e desinenze: cantabam, vendebam, dormibam. L’italiano conserva le 3 forme: “cantavo, vendevo, dormivo”, mentre le altre lingue riducono a 2 tipi: I coniug : -abam > -ava, -aba II-IV coniug : -ebam, -ibam > *-ea, *-ia > -ia sp. cantaba, había, dormía port. cat. cantava, havia, dormia occ. cantava, avia, dormia Più radicale è il francese che riduce tutte le desinenze delle quattro coniugazioni a un solo tipo: I-IV coniug: -ebam > afr. eie > fr. -ais chantais, avais, dormais In tutte le lingue romanze sopravvive la forma irregolare dell’imperfetto di essere (sum, es, fui, esse): eram > it. ero, afr. iere, sp. port. cat. occ. era, rom. eram D) INDICATIVO PERFETTO (PASSATO REMOTO): In latino il tema del perfetto (il tempo principale dell’aspetto perfettivo, c’erano dei meccanismi che permettevano di distinguere tra perfetto e imperfetto):  infisso /w/, amō ~ amāvi → verbi deboli  raddoppiamento, do ~ dedi  desin. -i + apofonia, facio ~ fēci  formazioni sigmatiche (desin. -si), mitto ~ misi  desin. -ui, habeo ~ habui → verbi forti Riorganizzazione del perfetto  Conservazione dei tipi deboli in -āvi, īvi / perdita di quelli in -ēvi (tipici della seconda, molto deboli): Da -ā(v)i, ī(v)i > abbiamo -ai, ii in romanzo: cantavi > cantai > it. cantai, fr. chantai, sp. canté dormivi > dormii > it. dormii, fr. dormi, sp. dormí
  • per ovviare alla perdita del tipo -ēvi: Nelle varietà occidentali: Nuovo perfetto debole per i composti di dare, con raddoppiamento (es. credĭdi, vendĭdi), ma già nell'uso con sostituzione della parte finale mutuata dal perf. del semplice dare (dēdi), e con conseguente spostamento dell'accento: Es. vendĭdi → *vendēdi > it. vendei/vendetti, occ. vendei, fr. vendi, sp. vendí perdĭdi → *perdēdi > it. perdei/perdetti, occ. perdiei, fr. perdi, sp. perdí si ricostruisce una nuova forma di perfetto dal verbo “dare” al perfetto (“dèdi”)  Estensione nell’uso delle forme forti -ui, -si (il tipo in -i continua in feci, fui, veni, vidi) Perfetti forti in -i: vidēre – vīdi > it. vidi, occ. fr. vi, sp. vide/vi;

Nelle varietà che mantengono la distinzione fra II e III coniugazione (italiano e galloromanzo): II) perfetto forte in -ŭi: *sapēre – sapŭi > it. seppi, sp. supe, occ. saup, afr. sus habēre – habŭi > it. ebbi, asp. ove (ovo), occ. ac, fr. eus // participio debole, modellato su -ūtu: *sapēre – *sapūtu > it. saputo, sp. savudo, occ. sabut, fr. savu habēre – *habūtu > it. avuto, sp. havudo, occ. agut, fr. eu Il perfetto continua nelle forme deboli e nelle forme forti che vanno incontro a delle forme di assestamento e a volte però a questa forma dell’imperfetto forte corrisponde invece un participio debole. III) perfetto forte sigmatico, etimologico: mittĕre – mīsit > it. mise, occ. mes, afr. mist (> mit), asp. miso (mod. metió) dicĕre – dixit > it. disse, afr. dist > fr. dit, sp. dijo, occ. dis // participio forte: mittĕre – mĭssum > it. messo, occ. mes, fr. mis, asp. messo (poi metudo, metido). Serie di esempi che ci fanno capire come nel processo dal latino al romanzo c’è una continuità che va incontro a degli assestamenti e a delle modifiche. CAMBIO DI FUNZIONE Se le altre precedenti continuano inalterate, ci sono altre forme verbali che in latino non erano particolarmente utilizzate e cambiano di funzione perché magari dal punto di vista fonico sono delle forme forti e lunghe (con il doppio infisso della sibilante ad esempio) e tendono ad essere continuate nel romanzo ma cambiando di funzione, perché ad esempio: A) Congiuntivo piuccheperfetto (trapassato in latino) continuano nel: o Congiuntivo imperfetto (lingue occidentali); o Indicativo piuccheperfetto (romeno) Cantàvissem (tema del perfectum + infisso -ss-)

canta(vi)ssem > it. cantassi, fr. chantasse, sp. cantase / arom. cîntase > cîntasem Proprio perché ci troviamo di fronte un verbo molto forte e stabile dal punto di vista strutturale e fonetico, quindi nella maggior parte delle lingue occidentali arriva nel congiuntivo imperfetto tranne nel romeno, dove diventa un indicativo piuccheperfetto. In romeno il congiuntivo ha una forma analitica perché non ha una forma flessiva vera e propria. Esistono le forme flessive ma si sono perse, quindi si usa la forma dell’indicativo con la particella “se” alla fine. B) Indicativo piuccheperfetto canta(ve)ram, ecc. Dà vita a una forma di futuro anteriore o condizionale, una sorta di futuro secondo in alcune lingue. o Si conserva in portoghese: cantara ‘avevo cantato’. o In spagnolo, 2a^ forma di cong. imperfetto: cantara ‘cantassi’. o In occitano e in alcuni dialetti italiani meridionali, forma di futuro anteriore o condizionale: occ. cantera ‘canterei’ C) Indicativo futuro anteriore indicativo “canta(ve)ro” ~ cong. perfetto (cantaverim, cantaveris…) o Congiuntivo futuro portoghese: cantar ‘che io stia per cantare’. Resiste solo in questa forma, e non riguarda le altre lingue romanze. Il fatto che vengono meno era che erano verbi poco utilizzati e si confondevano anche ad altre forme più importanti.

Anche qui si assiste a una grammaticalizzazione di habeo, nel senso che habeo, da elemento lessicale, prima diventa un ausiliare, poi in questa dimensione viene meno, si morfologizza e serve come nuova marca morfologica del futuro. Se la forma “cantare habeo” è un sintagma dal latino (infinito + habeo) ed è la base del nostro futuro romanzo, ci sono anche altri modi alternativi per esprimere l’idea del futuro nelle varie lingue romanze:

  • habeo ad + inf. (sd., tosc. ho a cantare, it. mer. es. nap. Aggi’a cantà);
  • habeo + cong. (arom. am sa cînt 'ho che io canti');
  • habeo de + inf (port. hei-de cantar);
  • *voleo + inf (rom. voi cînta);
  • debeo + inf. (in alcuni dialetti sardi: deppo cantare) Queste perifrasi alternative si spiegano come una deriva verso una lingua più isolante. CONDIZIONALE: Nella ristrutturazione del congiuntivo → si crea un nuovo modo, il futuro del congiuntivo, dato che in latino non esisteva, ovvero il Condizionale > attraverso perifrasi con infinito + habeo (già dal III sec.) che in qualche modo rappresenta una sorta di forma futuro del congiuntivo, per cui si inizia a ricorrere a perifrasi del tipo:
  • infinito + imperfetto di habeo: cantare habebat > sp. cantaría, port. cat. occ. cantaria, fr. chanterait
  • infinito + perfetto di habeo: cantare *hebuit > it. canterebbe. Quindi si tratta di infinito + forme al passato di habeo. Nel caso dell’italiano la forma del latino che viene scelta è quella del perfetto. [in alcune varietà si usava (e si usa) il piuccheperfetto indicativo: vedi sopra, es. dial. merid., occitano forme del tipo Cantera, che è una sorta di condizionale secondo, quindi una forma alternativa di condizionale]. PASSATO PERIFRASTICO (PASSATO PROSSIMO): Nelle lingue romanze si tende a usare perifrasi per esprimere il passato: es. passato prossimo o composto: habere + participio passato. Nelle nostre lingue infatti accanto alle forme di passato sintetica si iniziano ad utilizzare anche forme composte. Origine: habeo epistolam scriptam ‘ho una lettera scritta’ In realtà anche qui le lingue romanze non fanno nascere una struttura perifrastica dal nulla, c’era già una base di partenza, perché di suo habeo non è un verbo ausiliare ma aveva un significato a sé. “Io ho scritto” -> in latino esisteva una forma del tipo “habeo epistolam scriptam” (letteralmente “io ho/possiedo una lettera scritta”). In un costrutto del genere habeo indica possesso, coordinata a scriptam. Anche nella latinità stessa questa cosa significava non solo che possiedo una lettera scritta, ma anche che sono stato io ad aver scritto la lettera.  habeo indica possesso = regge il compl. oggetto Habeo: (progressivamente) in perfetta sinergia con quello che sta succedendo nel sistema verbale, anche in una struttura di questo tipo da verbo che regge il nome diventa di fatto il verbo ausiliare che regge il participio perfetto (per cui diventa il verbo che regge il nome), quindi si crea un rapporto di dipendenza tra habeo e il participio e il sintagma si grammaticalizza con una funzione specifica di passato. A questo si lega anche un cambiamento dell’ordine della frase: habeo scriptam epistulam (io ho una lettera scritta, con scriptam che anticipa epistulam) > si passa ad un’espressione del tipo habeo scriptum epistulam (scriptum è retto da habeo e insieme reggono “epistulam”). Quindi prima abbiamo scriptam coordinato con epistulam, mentre in secondo luogo è scriptum a collegarsi con il verbo avere. Nasce il passato perifrastico o composto con funzione perfettiva ~ passato semplice con funzione aoristica Su questa base si formano anche il trapassato prossimo, futuro anteriore, ecc.

PASSIVO PERIFRASTICO

Il fatto che si tende a creare una funzione ausiliaria è un elemento parallelo dell’allargamento di “essere” ausiliare per le forme al passivo. Il passivo latino era caratterizzato da forme sintetiche per il ..fectum e forme perifrastiche per l’imperfectum. Di fatto le forme sintetiche del passivo > scompaiono:  rimpiazzate dalla perifrasi essere + part. passato D’altronde in latino esistevano perifrasi del genere (usate per il perfetto passivo): cantatur ‘è cantato’ vs. cantatus est ‘fu cantato’ cantatus est ‘fu cantato’ (perfetto del passivo) [passato e perfettività espressa dal participio] cantatus est, in cui la perfettività è espressa dal participio, parallelamente nel passato prossimo è l’ausiliare a indicare il tempo), e allo stesso modo sarà il verbo ausiliare a darci questa informazione. Dato che in cantatus est è al presente, questa viene ricollocata nel presente: → anche quesƟ passivi sono reinterpretaƟ sulla base dell’ausiliare > ‘è cantato’ (presente). Se quindi vogliamo esprimere la forma passiva del verbo utilizziamo il verbo essere al presente. Le vecchie forme vengono sostituite da quelle del piuccheperfetto, o anche delle strutture più complesse come del tipo “sono stato cantato” (forma di passato remoto del passivo). Se questa è una cosa che succede in generale nelle lingue romanze, invece il Romeno impiega il riflessivo con se: se zice ‘si dice, è detto’ (= francese on dit)  Anche in it. e sp. = uso impersonale del riflessivo Queste forme sono alternative. In italiano anche l’uso impersonale del riflessivo è contemplato.

2 verbo + ausiliari ausiliari (di più) + verbo 3 aggettivo + elemento di comparazione (sintetico) elemento di comparazione + aggettivo (analitico) 4 Aggettivi/genitivi/relative + sostantivo sostantivo + agg., genitivi, relative (elementi nuovi) Ovvero: latino / OV = ordine sintattico a sinistra (determinante + determinato) romanzo / VO = ordine sintattico a destra (determinato + determinante) [cambiamento anche di natura tipologica] ↓ Esempi: ORDINE DELLA FRASE: A) Verbo e complemento Es. di prima: puella puerum amat vs. “la ragazza ama il ragazzo” (Naturalmente è un ordine non marcato) B) Verbo e avverbio: humiliter servire → servire umilmente C) Ausiliari: o Le lingue romanze (essere, avere, tenere, andare, volere, dovere) hanno più ausiliari del latino (essere) o verbo + ausiliare → ausiliare + verbo: Eccezione: futuro e condizionale (ordine a sx.) cantare habeo > canterò. Comunque la formazione del futuro e del condizionale romanzi rientrano in una struttura latineggiante con ordine a sinistra. Ma: rom. voi cînta. C’è quindi l’idea di futuro con il verbo andare fr. je vais chanter, sp. voy a cantar, port. vou cantar D) Sostantivo e aggettivo: Latino: aggettivo + sostantivo doctus vir ‘uomo dotto’ genitivo + sostantivo pauli mater ‘la madre di Paolo’ Lingue romanze Ordine non marcato: sost. (determinato) + agg. (determinante) / sostantivo + “genitivo” Poi, possono esserci eccezioni = ordini marcati E) Frasi relative Continuità latino-romanzo Già in latino: determinato + relativa (= lingue romanze) sunt alia quae magis timeam ‘sono altre le cose temo di più’ F) Congiunzioni Latino arcaico: usa la congiunzione enclitica -que (senatus populusque romanus) Ma già molto presto, si diffonde a ogni livello la forma proclitica et (odi et amo) → lingue romanze G) Articolo In latino il dimostrativo poteva precedere o seguire il sostantivo: ille lupus / lupus ille Romanzo: il lupo [articolo + sostantivo] vs. rom. lupu-l o Perché l’articolo diventa marcatore del sostantivo (quindi occupa la posizione di prefisso) In realtà in una struttura con articoli del tipo “ille lupus”, quell’articolo diventa un marcatore del sostantivo e un elemento prefissoide che per marcare l’elemento deve stare prima del sostantivo per darci un’informazione di natura sintattica.

POSIZIONE DEL SOGGETTO (se non lo capisci scrivilo con le parole del libro a pag.105) Nelle lingue romanze: ordine SVO (non marcato) SOV → SVO: passaggio graduale Il passaggio largamente condiviso dalla latinità da SOV a SVO è graduale, perché in effetti in una fase intermedia la sintassi non è ancora rigida al 100% e c’è una certa duttilità. In particolare in questa fase medievale le lingue romanze si comportano come lingue V2 (verb second), dove il verbo occupa la seconda posizione: (X)VSOAvv. = i vari elementi della frase potevano ricoprire la posizione “x” indistintamente. (che le lingue romanze antiche la lasciano intravedere nella loro fase medievale con diversi atteggiamenti sintattici) Nel medioevo, dato che per motivi pragmatici S tendeva a occupare la prima posizione (era tematizzato), l’ordine SVO era la più frequente, quindi quest’ordine si generalizza e con il tempo diventa l’ordine basico cristallizzato delle lingue romanze. Prima quindi c’era una situazione variegata, poi si va generalizzando l’ordine SVO, tanto che oggi:

  • il francese ha soggetto obbligatorio e sempre espresso  j’arrive ‘arrivo’, il est venu ‘è venuto’ = ha l’ordine più rigido (ma anche in occ., fr.pr., dial. it. sett., tosc.);
  • it. e sp. possono avere ordini marcati: Luisa ho chiamato (OV), viene Giovanni, **vient Jean (VS) (così come nella lingua poetica) > il francese ricorre a una frase scissa: Il y a Jean qui vient; [ordine VS, relitto della situazione antica]; |
  • L’inversione VS può verificarsi nella frase interrogativa anche in italiano e spagnolo (è venuto Pietro? vino Pedro?), ed è obbligatoria in francese con S pronominale (vient-il?). PRONOMI PERSONALI ATONI In latino > pronome all’inizio della frase (= richiama qualcosa di già detto)  filiolam ego unam habui, eam unam perdidi ‘Avevo una figlia sola e quella sola ho perso’. “eam” si riferisce a “filiolam” si ritrova come richiamo ad inizio frase. In romanzo invece la situazione è varia, abbiamo una doppia serie di pronomi, tonici e atoni:  atoni (o clitici) > si possono trovare come enclitici e proclitici (questa doppia posizione si attua vicino al verbo)  proclitici = lo vedo (con forme finite del verbo) [presuppongono una costruzione di frase di tipo OV]  enclitici = vederlo, cercalo! (con infinito e imperativo) [VO] Da dove deriva questo slittamento? Nella fase medievali c’era una doppia possibilità. In particolare le lingue seguivano la legge Tobler-Mussafia, che presupponeva che ogni frase non potesse iniziare con un elemento atono, quindi noi trovavamo sempre la forma atona del pronome sempre dopo. La posizione dei clitici era determinata da quella del verbo, indipendentemente dalle forme finite o infinite di questo. In posizione iniziale: V + clitico (oggi: vendesi, cercasi, forme cristallizzate ancora oggi presenti) perché appunto il clitico non poteva essere posto a inizio frase ↓ In altra posizione: clitico + V [si contraddice l’ordine VO] Questa viene vista come contraddizione ma può essere spiegata forse perché il clitico è visto come un elemento prefisso al verbo: Es. francese le trouver ‘trovarlo’, le voyant ‘ vedendolo’ Quando in italiano troviamo il clitico posto dopo, in una lingua come il francese lo troviamo prima. MA port. procura-me ‘mi cerca’ (utilizza il sistema dei clitici dopo) Il portoghese utilizza gli elementi in eclisi mentre il brasiliano pone i pronomi in posizione preclitica.

LESSICO

Il lessico è la parte della lingua che cambia più facilmente, che subisce le mode del tempo e le situazioni che cambiano dal punto di vista sociolinguistico e socioculturale (prestiti, calchi…) e in maniera meno sistematica. Nel passaggio dal latino al romanzo sicuramente il romanzo ha tanti elementi latini, ma il latino stesso si è modificato sul piano lessicale, subendo le influenze di sostrato (termini che entrano nell’uso latino, come “personam” -> “persona”, parola etrusca), superstrato (come le lingue germaniche, celtiche o galliche, ovvero quelle di dominatori non più importanti culturalmente del latino ma che influenzano comunque una parte lessicale alla latinità) e adstrato (lingue di contatto, come il greco, che influenzano anche per prestigio il latino. Oggi l’inglese per noi è una lingua di adstrato, nell’ottocento lo era il francese).

  • A quali mezzi ricorre la lingua per creare nuove parole? Sono mezzi che già il latino aveva utilizzato nel suo corso e che anche le lingue romanze utilizzano per formare nuove parole:  cambio semantico  per varie questioni alcune parole allargano lo spettro semantico, lo generalizzano, o viceversa lo restringono;  prestito, ed eventualmente calco;  derivazione (attraverso l’utilizzo di prefissi e suffissi). Parole latine. Anche nel lessico latino si osservano evoluzioni interne, nonché uno scarto tra norma ufficiale e parlato (un po’ trasversale, che riguarda tutte le classi sociali):  Esistono una serie di doppioni (adiuto – iuvo; bŭcca – os; caballus – equus, civĭtas – urbs, fabulor – loquor, mandūco – edo/comĕdo) → si imporrà quello colloquiale, il cosiddetto latino volgare (perché è quello che viene utilizzato più spesso, mentre il termine più classico è quello che spesso non si preserva) oppure quello marcato a livello sociostilistico (bellus/formosus ‘grazioso’ su pulcher, contentus su laetus, grandis su magnus, porto su fero); si tratta spesso di termini marcati (ovvero riferiti a una cosa particolare, come “focus”, “focolare”), che diventano non marcati, subendo un’estensione di significato e sostituendo l’originale termine generico, caduto in disuso;

 A volte la sostituzione di un termine non marcato avviene non perché è caduto in disuso, ma perché a sua volta ha

subìto un cambio di significato. ad esempio nelle lingue romanze il concetto di “casa” è espresso da “casa” (“casupola, capanna”) in italiano, spagnolo, portoghese, occitano e romeno, oppure dal sostantivo deverbale di “manere” (“dimorare”), come in francese “maison”. Il cambiamento della parola sembra dovuto al fatto che il termine non marcato del latino, domus, aveva assunto il significato di “casa di Dio”, significato che mantiene in italiano duomo. Un cambio semantico, quindi, può anche essere occasionato da una modifica nelle istituzioni. Inoltre, nel caso dell’aggettivo “bello”, in italiano, francese e occitano viene ripreso da “bellus”, mentre in catalano, portoghese e romeno viene ripreso dal termine “formosus” (originariamente in latino si diceva “pulcher”). In alcuni casi, tali scelte diverse confermano quella che viene chiamata in linguistica storica la “teoria delle onde”, la quale sfrutta l’immagine di un sasso lanciato in uno stagno, che crea delle onde concentriche che, a mano a mano che si allargano, diventano più deboli. Allo stesso modo, un cambio linguistico operato in una determinata zona sarà sentito più forte nell’area circostante e la sua influenza diventerà più debole in periferia.  Restrizione sui forestierismi (stt. grecismi): numerosi nel parlato, in numero variabile nello scritto perché non tutti gli autori non utilizzavano grecismi perché alcuni li censuravano. Comunque sono quelli più utilizzati ed entrano nel lessico latino a volte anche sostituendo la parola latina originale. Differenza a livello diacronico: l’elemento “volgare” affiora in età imperiale (es. Petronio, iscrizione di Pompei), e soprattutto dalla fine del IV sec. → ristrutturazione lessicale:  Nel latino della parola si preferivano unità più corpose, e proprio perché più corpose ricorrono a meccanismi di derivazione da base originaria rafforzando le parole e rendendole più stabili e forti; Sostituzione con un sinonimo;  innovazioni di carattere socio-culturale:

  • bellum (latino) → germ. *werra, hostis m. ‘nemico’ → ‘esercito nemico’ (> continuato nel romanzo medievale: sp. hueste, cat. occ. afr. ost, it. oste, f. ‘esercito’)
  • adversarius ‘rivale’ → ‘nemico per antonomasia, demonio’

Una parte del lessico trasmesso dal latino alle lingue romanze è costituita da prestiti da altre lingue. Alcuni prestiti stranieri sono entrati a far parte del fondo comune delle lingue romanze e sono pertanto prestiti di vecchia data. Altri invece sono più locali o più recenti e riflettono la realtà etnica e linguistica delle diverse aree colonizzate da Roma, nonché il tipo e l’entità delle invasioni barbariche a seguito della caduta dell’Impero. Così, il lessico del francese contiene più termini di origine celtica o germanica; quello dello spagnolo più iberismi e arabismi e così via. Va osservato inoltre che non sono estranei ai prestiti stranieri delle origini alcuni casi di calchi linguistici. Lo spagnolo contiene anche qualche termine di origine latina, che ha subìto un’estensione del significato o lo ha cambiato per influenza dell’equivalente termine arabo. Si potrebbe anche considerare l’apporto di altre lingue al lessico delle lingue romanze in epoche più recenti, come quello del galloromanzo durante il Medioevo, dell’italiano durante il Rinascimento e, in anni recenti, dall’angloamericano. Questi prestiti spesso arrivano numerosi come fenomeni di moda e poi si assestano nella lingua in quantità minori. Un’eccezione è forse ancora il romeno, che ha “rilatinizzato” il suo lessico grazie a massicci prestiti dall’italiano e soprattutto dal francese durante l’Ottocento. ↓ Il sistema che si viene a formare è nuovo (non privo di elementi patrimoniali latini) con elementi anche nuovi che viene ereditato dalle lingue romanze: v. continuatori. Già quindi dal latino classico emergono questi cambiamenti lessicali e questa continuità la ritroviamo anche nelle lingue romanze. batt(u)alia (non pugna), camisia (non tunica), cambiare (non mutare), casa (non aedes, domus), nonnus (non avus), occidere (non interficere), testa (non caput), sera (non vesper), ecc. DERIVAZIONE La derivazione fa ricorso ad alcuni suffissi per formare parole nuove, anche parole tipiche dell’uso e che ritroviamo nel romanzo. Già usata in latino per alcuni nomi di parentela: avum (nonno) > avunculum ‘zio materno’ > romeno unchiu, francese oncle ‘zio’; Tra i suffissi: -(c)ēllu, particolarmente produttivo anche in luogo dell’atono -(c)ŭlum (anellus per anulus, vitellus per vitulus), o in neoformazioni (cerebellum per cerebrum, scabellum per scamnum ‘panca’):  *avicēllu > occ. auzel, afr. oisel, it. uccello; ma avem > spagnolo; port. ave, continuando la forma latina  *fratēllu > it. fratello; ma fratrem > occ. fraire, fr. frère, it. mer. e rom. Frate -ĭcŭlu/-ŭcŭlu (già nell’Appendix Probi, quindi già latineggiante: “auris non oricla” < aurĭcŭla, “vetus non veclus” < vetŭlus):  aurĭcŭla > sp. oreja, occ. aurelha, fr. oreille, it. orecchia, rom. ureche;  *genŭcŭlum > asp. hinojo, occ. genolh, afr. genoil, it. ginocchio, rom. genunchi:

  • formazioni denominali in -o, ōnem, del tipo latro, latrōnem (> afr. laire, lairon, it. ladro, ladrone, sp. ladrón) → cum+pane > *companio, companionem > asp. compaño, compañon (poi compañero), occ. companh, companho, fr. copain, compagnon, it. compagno. INNOVAZIONI Le innovazioni in latino erano dovute soprattutto a fattori socio-culturali:  ĕquus → caballus Varrone (I sec. a.C.) ‘cavallo da lavoro, ronzino’ > San Girolamo (IV sec. d.C.) ‘cavallo’ ĕqua > sp. yegua, sd. ebba; cavallo nel IV secolo sostituisce del tutto “equus” perché l’attività lavorativa diventa più rappresentativa soprattutto in un’ottica cristiana; la forma femminile di equus (equa) continua nello spagnolo.  camisia e braca: introduzione di nuovi indumenti;  innovazioni nei verbi: edĕre ‘mangiare’ // comĕdere ‘divorare’ (> sp. port. comer) → IV sec., mandūcare ‘masticare’ > rom. mînca, antico it. manducare, manicare, fr. mangier > it. mangiare;

NOMI DEI GIORNI

 In latino era esplicitato da un sintagma con una perifrasi che implicava l’uso di 2 sostantivi: diem + nome divinità/pianeti al Genitivo a partire da Saturni diem ‘sabato’, poi Solis, Lunae, Martis, Mercurii, Iovis, Veneris diem lunae diem > it. lunedì, fr. lundi (a sx.) martis diem > it. martedì, fr. mardi martis > sp. martes, rom. marţi. con ordine inverso: diem *lunis > cat. dilluns, occ. diluns (a dx) diem martis > cat. occ. dimarts Le parole composte in latino rispettano l’ordine OV, quelle romanze invece l’ordine VO carnem levare > it. carnevale segue la forma Latina (> fr. sp. cat. rom. carnaval) it. parabrezza, fr. parebrise (> rom. parbriz), sp. cat. parabrisa [= formazioni romanze del tipo VO] anche quando si tratta di calchi: grattacielo < skyscraper (determinato + determinante)