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MULTICULTURALISMO: sintesi libro, Sintesi del corso di Scienze umane e sociali

Multiculturalismo: incontro tra culture, colonizzazioni, nascita degli Stati Uniti, dal l’uguaglianza alla differenza (illuminismo, articolo 3, concetto di tolleranza di Voltaire e di Locke, nero è bello), interculturalismo, lo straniero negli Stati europei (modello inglese, francese e tedesco), razzismo differenzialista, essenziali amo culturale, interculturalismo

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

In vendita dal 04/03/2021

arianna.17i
arianna.17i 🇮🇹

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MULTICULTURALISMO+
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MULTICULTURALISMO

ALLE RADICI DELLA MULTICULTURALITA’

Già nell’antichità Protagora parlava nei suoi testi di diversità culturale individuando nella varietà di costumi un aspetto irriducibile della realtà storica e esprimendo il disorientamento che coglie le persone quando vengono a contatto con culture diverse. Fin dall’antichità le culture non si sono limitate a confrontarsi, infatti invasioni, guerre e movimenti di colonizzazione hanno mescolato e sovrapposto civiltà e popoli. Nel mondo antico l’incontro tra culture è stato favorito dalle grandi formazioni territoriali del tempo:

  • L’impero persiano (VI secolo a.C.) unificò popolazioni e culture geograficamente distanti
  • Sugli stessi territori Alessandro Magno (III secolo a.C.) perseguì una politica di sintesi e scambi tra culture
  • Le conquiste di Roma (II secolo) crearono le condizioni per l’incontro e il confronto tra genti diverse e l’atteggiamento dei Romani fu ambivalente: assoggettavano politicamente i popoli vinti, i quali, a loro volta, colonizzavano culturalmente i loro conquistatori. La più significativa esperienza di incontro tra cultura è quella tra il patrimonio di conoscenze incarnato dal cristianesimo e l’eredità filosofica del mondo classico : l’esigenza di riflettere sulla propria fede portò i filosofi cristiani a servirsi del pensiero dei due massimi filosofi greci, Aristotele e Platone, per esprimere in modo adeguato le loro riflessioni sul Dio biblico e sul suo rapporto con il mondo. Alle dinamiche di scambio tra culture l’età moderna aggiunse elementi decisivi, tra cui la formazione dello Stato moderno (Quattrocento-Cinquecento), che nacque dall’incontro di processi complementari:
  • L’accentramento del potere nelle mani del sovrano, ci fu lo smantellamento dei vecchi domini e privilegi
  • La determinazione dei confini territoriali precisi , che portarono alla definizione di alcuni cittadini che risiedevano in una porzione di spazio determinata come ‘sudditi’ e successivamente ‘cittadini’. Questi processi comportarono diversi fenomeni, innanzitutto l’accorpamento in un unico Stato di comunità di verse per lingua, origini e tradizioni. Alcune ancora oggi esistono a titolo di minoranze, a volte integrate nella realtà geo-politica di appartenenza (Scozzesi nel Regno Unito) e altre in posizione di rifiuto (baschi in Spagna). Inoltre comportarono anche la frammentazione di territori precedentemente uniti in realtà politicamente diverse , fenomeno complementare al precedenza. Infine più complesso è il caso degli Stati formati in epoche più recenti dalle grandi formazioni come l’impero austro-ungarico e quello ottomano, che finirono spesso per avere una molteplicità di culture, lingue ed etnie (es. Cecoslovacchia, formatasi nel 1918 e divisasi in Repubblica Ceca e Slovacchia nel 1933). Quelle che chiamiamo “ culture ” sono il prodotto di sintesi e sovrapposizioni tra mondi diversi, il cui in contro ha portato a unificazioni o frammentazioni. Nessuna cultura è immodificabile, bensì si trasforma e si modella in base alle esigenze della storia. Alla formazione degli Stati moderni si deve aggiungere un fenomeno importante: a partire dal Cinquecento, dopo le scoperte geografiche, si avvia il fenomeno della colonizzazione , ovvero l’occupazione delle nuove terre da parte degli scopritori. I primi furono gli spagnoli e i portoghesi , che situarono i loro insediamenti nell’America centrale e meridionale, con l’intento di sfruttarli: attraverso il sistema delle encomiendas le masse indigene furono costrette a lavorare per i dominatori; poi ci furono, nel Seicento, gli olandesi, gli inglesi e i francesi , che si insediarono sui territori centro-settentrionali, il che fu dato da un insieme di fattori: economici, politici e religiosi, soprattutto perché il Nuovo Mondo accoglieva gli oppositori alla monarchia britannica e le minoranze religiose, infatti si crearono insediamenti destinati a divenire realtà autonome. Con la nascita degli Stati Uniti (1783) si portò a compimento questo processo, che avviò altre dinamiche:
  • Da un lato la penetrazione dei territori verso ovest , a spese delle popolazioni indigene
  • Dall’altro (XIX secolo) le ondate migratorie provenienti dall’Europa , i flussi furono trasversali e causati spesso da motivi di ordine politico e ideologico. A spostarsi furono principalmente contadini

provenienti da Italia, Grecia, Polonia, a causa della povertà, il numero continuò a crescere finché fu promulgato l’Immigration Act , destinato a regolare l’afflusso di stranieri

  • Inoltre incise molto sulla fisionomia sociale anche la tratta dei neri del Cinquecento, poiché in due secoli la componente afroamericana divenne molto influente nella società e culturalmente (musica, ecc), nonostante fosse ancora emarginata. Nel Novecento l’Europa è diventata terra di immigrazione, gli eventi alla base di ciò sono: LA DECOLONIZZAZIONE. La decolonizzazione di affrancamento della dominazione politica o sfruttamento economico degli Stati Europei, intrapreso da paesi afroasiatici nel secondo dopoguerra. Per capire a fondo la situazione dobbiamo tornare alla metà dell’Ottocento, quando molti Stati europei, mossi da fattori economici e politico-ideologici, conquistarono possedimenti asiatici e africani senza tenere conto delle tradizioni culturali e linguistiche preesistenti, il che portò a tensioni a livello locale e a conseguenze devastanti a livello economico poiché le attività primarie vennero piegate alle esigenze degli Stati colonizzatori (es. agricoltura) e le manifatture locali crollarono poiché si trovavano in svantaggio rispetto all’industria occidentale. Nel primo dopoguerra i paesi afroasiatici conquistarono gradualmente la loro indipendenza ma si trovarono in una situazione di precarietà a causa di carenza di strutture necessarie per un reale sviluppo economico e a causa della frequente instabilità politica (poiché prima erano gli Stati conquistatori a governare) che portava spesso a guerre civili, tutto ciò causò flussi migratori verso l’Europa. Nei decenni successivi alcuni paesi europei hanno cercato di porre un freno a questi flussi migratori, tuttavia ciò ha comportato solamente un mutamento di destinazione. LA CRISI DEI REGIMI TOTALITARI AD ASPIRAZIONE COMUNISTA. Incapaci di realizzare i loro ideali di uguaglianza e giustizia, questi Stati sono aggiunti al termine della loro storica politica in un intervallo di tempo brevissimo, a tale crisi si è accompagnato un vero e proprio ridisegnamento della geografia politica, dato dall’emergere di istanze nazionali e locali precedentemente soffocate dagli altri regimi. I nuovi Stati nati dalle macerie dei vecchi totalitarismi, al risveglio dei particolarismo locali si sono aggiunte la precarietà delle neonate istituzioni democratiche e una gravissima crisi economica data dal passaggio ad un’economia di mercato, il cui impatto è stato devastante perché ha portato a inflazione, disoccupazione e mercato nero. Nel nuovo contesto storico-sociale, molte persone si sono ridotte ad uscire clandestinamente dal loro paese in cerca di una vita migliore, tuttavia si sono ritrovati ad essere vittime delle persone che hanno sfruttato la loro posizione per arricchirsi. I flussi migratori non costituiscono i soli spostamenti che favoriscono scambio tra culture ai nostri giorni, infatti c’è anche una grande quantità di persone che si spostano per ragioni di diverso tipo come lavoro, studio o svago, per soggiorni più o meno prolungati. Tuttavia nel mondo globalizzato non si spostano solo persone, ma grazie allo sviluppo dell’industria culturale (in particolare dei mass media) c’è un flusso di informazioni tra le diverse parti del mondo, il che richiede una lingua e una base culturale comune e mette in contatto persone di varia appartenenza geografica. In questo modo si è diffusa in Europa, per esempio, la conoscenza di filosofie, culti e pratiche di origine orientale.

DALL’UGUAGLIANZA ALLA DIFFERENZA

La nostra epoca ha strumenti culturali diversi che permettono di affrontare in modo nuovo la questione della multiculturalità, pare che si sia raggiunta una nuova sensibilità nei confronti del mondo e dell’uomo riassumibile nell’espressione ‘ valore della differenza’ IL VALORE DELL’UGUAGLIANZA. Soprattutto grazie agli Illuministi l’uguaglianza è stato un concetto molto invocato particolarmente nelle battaglie della borghesia contro le classi alte, soggette a privilegi. Da lì in poi è confluito nelle istituzioni dei moderni Stati liberali come garanzia di giustizia e democrazia (es. articolo 3 Costituzione), quindi questo concetto viene impugnato per combattere le discriminazioni a danno di soggetti più deboli (es. rivendicazione del voto delle donne). L’uguaglianza può essere intesa come:

  1. Formale , ovvero una prerogativa originaria da tutelare;

Il multiculturalismo ha trovato una sua collocazione naturale nel mondo globalizzato visti i nuovi assetti creati dai movimenti migratori. Tuttavia la sua definizione, ancor prima dell’attuazione, è assai complicata perché in questo nuovo contesto è importante definire chi è la nuova figura dell’immigrato, in tal proposito gli stati occidentali hanno dato 3 possibili risposte :

  1. Istituzionalizzazione della precarietà (modello tedesco), la quale parte dall’idea che l’immigrato sia una figura di passaggio, di conseguenza lavora non solo sul suo inserimento nel mondo lavorativo ma anche sul suo mantenimento del rapporto con la patria, sperando che ci torni il prima possibile, il che è ideale per coloro che hanno lasciato in patria una rete di legami affettivi, ma è inadeguato in rapporto ai nostri tempi, in cui le comunità immigrate hanno un carattere stabile
  2. Modello assimilazionista (modello francese), per cui un immigrato deve essere a pieno titolo un membro della comunità , il che comporta il far propria la cultura del paese ospitante e di conseguenza solo in ambito domestico può conservare la propria cultura
  3. Modello pluralista (modello inglese), lascia più spazio per un progetto autenticamente multiculturalista, in quanto prevede che ogni cittadino eserciti i propri diritti imponendo come vincolo il rispetto del diritto altrui. Il muticulturalismo è possibile? É un discorso complesso: in primo luogo, assumere il rispetto della legalità come limite della libera espressione è plausibile, tuttavia a volte questo limite è meno netto di quanto si pensi , di conseguenza se tutti noi siamo disposti ad accettare che in ambito privato gli individui siano liberi di manifestare le proprie specificità culturali, ci sono ambiti della vita considerati 'privati' che sono regolati dalla legge in quanto hanno rilevanza pubblica, come ad esempio l'istruzione dei figli, per cui di conseguenza nessuna libertà culturale può esonerare i genitori dall'educare i propri figli. Stesso discorso per la libertà di vestirsi come si crede, la quale deve essere avvenire nel rispetto degli obblighi di legge. In secondo luogo, è vero che la tradizione liberale dei paesi occidentali ha sempre considerato la libertà di espressione un valore irrinunciabile, tuttavia nessuna comunità etnica o religiosa può avanzare pretese se violano i diritti riconosciuti dalla Dichiarazione Universale del 1948 (es. la mutilazione genitale stabilita da alcune religioni o culture). Si tratta di una questione complessa, i cui tratti problematici si possono presentare in più situazioni. Il multiculturalismo è auspicabile? C'è un aspetto del progetto multiculturalista che lo rende passibile di critica, che riguarda l'opportunità dei principi che lo sostengono. Innanzitutto possiamo parlare di razzismo differenzialista , espressione coniata da Pierre-André Taguieff per indicare un atteggiamento verso le comunità di immigrati piuttosto diffuso nelle società moderne occidentali, caratterizzato dalla tendenza ad accentuare le differenze culturale e dalla conseguente esclusione di ogni possibilità di dialogo (accentuare le differenze 0 l’immigrato è diverso). Alla base di ciò c’è la raffigurazione delle culture come entità immutabili, che non sono soggette a modifiche e non si mescolano. Quindi, come il vecchio razzismo usava le razze per la divisione e la discriminazione delle persona, il nuovo razzismo usa le culture , non tenendo in conto che sono uno status acquisito e non ascritto, quindi per appartenere ad una cultura è necessaria un’adesione volontaria dell’individuo. L’essenzialismo culturale (vedere la cultura come una realtà immutabile) può avere risvolti pericolosi perché:
  • porta a preservare la propria cultura da ciò che potrebbe contaminarla , di conseguenza lo straniero viene percepito come colui che sottrae una parte di ciò che si è.
  • può portare a identificare troppo sommariamente le persone col gruppo sociale a cui appartengono , ovvero effettuano una semplificazione estrema dell’identità della persona in base alla sua cultura
  • Può portare a difendere incondizionatamente atteggiamenti di persone esibiti in nome della cultura di appartenenza , senza chiedersi se sono effettivamente giusti o sbagliati L’atteggiamento più corretto nei confronti della diversità è quello di assumerla come un punto di partenza per impostare confronti e crescita comune, il che è denominato interculturalismo , e deve muovere da due presupposti complementari:
  • Dalla convinzione che i diversi individui e gruppi possano trovare un terreno comune di dialogo , sul quale affrontare i principali problemi e temi
  • Dalla consapevolezza che vari aspetti della vita possono essere considerati da diversi punti di vista e che le diverse prospettive debbano confrontarsi così che ogni persona sia libera di snodare tra di esse i percorsi e le scelte della propria vita La prospettiva interculturale nasce da un’attenta lettura di tutti i processi sociali della realtà contemporanea, il significato più profondo di intercultura è la costruzione di relazioni umane ricche e significative, fondate sull’apertura dell’altro e sul dialogo. Non c’è bisogno degli immigranti per le discriminazioni, esse infatti possono essere fatte in ogni caso. Ogni volta che ci chiudiamo nel recinto mentale del ‘noi’, innalziamo muri oltre i quali ci sono gli altri. Secondo l’interculturalismo l’altro non si oppone all’io ma vi è contenuto perché ciascuno di noi ha dentro di sé la pluralità e la nostra identità è il risultato di esperienze, incontri, eredità culturale eventualmente rielaborata, ecc. La prospettiva interculturale aiuta a rompere i gusci nei quali ci si chiude per comodità o pigrizia e ad aprirci a nuovi orizzonti cognitivi, umani, ideali