Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


MULTICULTURALISMO nelle Scienze Umane, Appunti di Scienze Umane

-Alle radici della multiculturalità ( Immigration Act, decolonizzazione, crollo dei regimi comunisti, globalizzazione ecc.) -Dall'uguaglianza alla differenza ( uguaglianza formale e uguaglianza sostanziale; Martin Luther King e Malcolm X) -La ricchezza della diversità oggi (Multiculturalism Act, i tre modelli di accoglienza, razzismo differenzialista, visione essenzialistica della cultura, differenza tra multiculturalismo e interculturalismo, la critica di Martiniello).

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 19/01/2022

fivbi
fivbi 🇮🇹

5

(1)

26 documenti

1 / 5

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
ALLE RADICI DELLA MULTICULTURALITÀ
Con il termine multiculturalismo indichiamo la politica volta a riconoscere, all'interno di uno stesso
paese, l'identità culturale e linguistica di ciascuna delle componenti etniche che si ritrovano a convivere.
Il multiculturalismo ha origini storiche, da sempre si è assistito agli incontri tra le varie culture con le
invasioni, le guerre, le colonizzazioni ecc., ma una svolta decisiva si è avuta con la formazione dello Stato
moderno, che ebbe inizio tra il Quattrocento e il Cinquecento e che nacque grazie a due processi
complementari: ovvero l'accentramento dei poteri nelle mani del sovrano e la determinazioni di confini
territoriali precisi, che ha fatto si che in uno stesso territorio si trovassero a convivere varie culture.
Alcune di queste culture sopravvivono ancora oggi talvolta in modo pacifico e talvolta no, si pensi ad
esempio agli scozzesi nel Regno Unito o ai baschi in Spagna.
Un'altro fattore che ha contribuito allo sviluppo del fenomeno del multiculturalismo, è il fenomeno della
colonizzazione, sviluppatosi in seguito alle numerose scoperte geografiche, e che consiste
nell'occupazione delle nuove terre da parte degli scopritori. Prima tra tutti ricordiamo la scoperta del
continente americano nel 1492, colonizzato da spagnoli e portoghesi, i quali si sono insediati nella parte
centro-meridionale per lo sfruttamento economico. Più tardi anche inglesi, francesi e olandesi
cominciarono ad insediarsi nella parte centro-settentrionale, ma in questo caso non si trattò di una
colonizzazione economica, anzi fu perlopiù di natura politica e religiosa (infatti si verificò una forte
emigrazione in questi territori di oppositori politici della Monarchia inglese e delle minoranze religiose,
come i Puritani).
Fu la nascita degli Stati Uniti d'America nel 1783, insieme ai flussi migratori provenienti dall'Europa a
delineare le caratteristiche della fisionomia culturale di questo luogo. Proprio dovuto ai consistenti flussi
migratori verificatisi all'incirca fino alla Prima Guerra mondiale, il Governo statunitense promulgò nel
1821 l'Immigration Act, che fu la prima legge che andava a regolamentare l'afflusso di stranieri.
Un ultimo fattore che contribuì a definire la fisionomia sociale e culturale del nuovo mondo fu la tratta
dei neri, che a partire dal Cinquecento vide il flusso dal continente africano di milioni di individui,
destinati a lavorare come schiavi nelle piantagioni (in particolare di cotone) e nelle miniere. Nel giro di
due secoli gli afroamericani crebbero notevolmente, diventando una presenza sempre più significativa
nella cultura del Nuovo mondo.
A queste dinamiche si sono poi aggiunti nel corso del 900 altri fattori che hanno contribuito allo sviluppo
del fenomeno del multiculturalismo come la decolonizzazione e il crollo dei regimi totalitari di ispirazione
comunista. Per decolonizzazione intendiamo il fenomeno che negli anni 60 ha investito i paesi
afroasiatici che si sono affrancati dal dominio delle grandi potenze europee. Però presto questi paesi si
sono resi conto di non disporre delle risorse necessarie per realizzare il proprio sviluppo, a causa della
carenza di strutture, per via dell'instabilità politico-ideologico che ha spesso dato vita a guerre civili e ha
innescato flussi migratori verso l'Europa; l'immigrazione era vista come unica possibilità. È per questo
che la decolonizzazione ha contribuito allo sviluppo del multicultalismo.
L'altro fattore è il crollo dei regimi totalitari a ispirazione comunista, in particolare il crollo dell'URSS e
degli Stati cuscinetto. Infatti, presto questi Paesi si resero conto di essere incapaci nel portare a termine
gli obiettivi e gli ideali a cui aspiravano e dunque ebbero una storia politica che terminò in breve tempo.
Fu quindi necessario un ridisegnamento della carta geopolitica, e i nuovi Stati indipendenti che nacquero
dai vecchi Stati totalitari dovettero fare fronte a una serie di problematiche: innanzitutto il risveglio dei
particolarismi locali, o ancora la precarietà delle nuove istituzioni democratiche, o ancora la crisi
economica dovuta al passaggio da un economia centralizzata a un'economia di mercato. E quindi anche
in questo caso dato il difficile contesto, le persone hanno visto l'immigrazione come unica via d'uscita.
Infine un'altro importante fattore che ha contribuito allo sviluppo del multiculturalismo è l'avvento della
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica MULTICULTURALISMO nelle Scienze Umane e più Appunti in PDF di Scienze Umane solo su Docsity!

ALLE RADICI DELLA MULTICULTURALITÀ

Con il termine multiculturalismo indichiamo la politica volta a riconoscere, all'interno di uno stesso paese, l'identità culturale e linguistica di ciascuna delle componenti etniche che si ritrovano a convivere. Il multiculturalismo ha origini storiche, da sempre si è assistito agli incontri tra le varie culture con le invasioni, le guerre, le colonizzazioni ecc., ma una svolta decisiva si è avuta con la formazione dello Stato moderno , che ebbe inizio tra il Quattrocento e il Cinquecento e che nacque grazie a due processi complementari: ovvero l'accentramento dei poteri nelle mani del sovrano e la determinazioni di confini territoriali precisi, che ha fatto si che in uno stesso territorio si trovassero a convivere varie culture. Alcune di queste culture sopravvivono ancora oggi talvolta in modo pacifico e talvolta no, si pensi ad esempio agli scozzesi nel Regno Unito o ai baschi in Spagna. Un'altro fattore che ha contribuito allo sviluppo del fenomeno del multiculturalismo, è il fenomeno della colonizzazione , sviluppatosi in seguito alle numerose scoperte geografiche, e che consiste nell'occupazione delle nuove terre da parte degli scopritori. Prima tra tutti ricordiamo la scoperta del continente americano nel 1492, colonizzato da spagnoli e portoghesi, i quali si sono insediati nella parte centro-meridionale per lo sfruttamento economico. Più tardi anche inglesi, francesi e olandesi cominciarono ad insediarsi nella parte centro-settentrionale, ma in questo caso non si trattò di una colonizzazione economica, anzi fu perlopiù di natura politica e religiosa (infatti si verificò una forte emigrazione in questi territori di oppositori politici della Monarchia inglese e delle minoranze religiose, come i Puritani). Fu la nascita degli Stati Uniti d'America nel 1783, insieme ai flussi migratori provenienti dall'Europa a delineare le caratteristiche della fisionomia culturale di questo luogo. Proprio dovuto ai consistenti flussi migratori verificatisi all'incirca fino alla Prima Guerra mondiale, il Governo statunitense promulgò nel 1821 l'Immigration Act , che fu la prima legge che andava a regolamentare l'afflusso di stranieri. Un ultimo fattore che contribuì a definire la fisionomia sociale e culturale del nuovo mondo fu la tratta dei neri , che a partire dal Cinquecento vide il flusso dal continente africano di milioni di individui, destinati a lavorare come schiavi nelle piantagioni (in particolare di cotone) e nelle miniere. Nel giro di due secoli gli afroamericani crebbero notevolmente, diventando una presenza sempre più significativa nella cultura del Nuovo mondo. A queste dinamiche si sono poi aggiunti nel corso del 900 altri fattori che hanno contribuito allo sviluppo del fenomeno del multiculturalismo come la decolonizzazione e il crollo dei regimi totalitari di ispirazione comunista. Per decolonizzazione intendiamo il fenomeno che negli anni 60 ha investito i paesi afroasiatici che si sono affrancati dal dominio delle grandi potenze europee. Però presto questi paesi si sono resi conto di non disporre delle risorse necessarie per realizzare il proprio sviluppo, a causa della carenza di strutture, per via dell'instabilità politico-ideologico che ha spesso dato vita a guerre civili e ha innescato flussi migratori verso l'Europa; l'immigrazione era vista come unica possibilità. È per questo che la decolonizzazione ha contribuito allo sviluppo del multicultalismo. L'altro fattore è il crollo dei regimi totalitari a ispirazione comunista , in particolare il crollo dell'URSS e degli Stati cuscinetto. Infatti, presto questi Paesi si resero conto di essere incapaci nel portare a termine gli obiettivi e gli ideali a cui aspiravano e dunque ebbero una storia politica che terminò in breve tempo. Fu quindi necessario un ridisegnamento della carta geopolitica, e i nuovi Stati indipendenti che nacquero dai vecchi Stati totalitari dovettero fare fronte a una serie di problematiche: innanzitutto il risveglio dei particolarismi locali, o ancora la precarietà delle nuove istituzioni democratiche, o ancora la crisi economica dovuta al passaggio da un economia centralizzata a un'economia di mercato. E quindi anche in questo caso dato il difficile contesto, le persone hanno visto l'immigrazione come unica via d'uscita. Infine un'altro importante fattore che ha contribuito allo sviluppo del multiculturalismo è l'avvento della

globalizzazione. Ad oggi la sempre maggiore interdipendenza economica, politica e culturale tra le varie parti del mondo fa sì che vi sia una sempre maggiore mobilità di persone, che riescono a spostarsi da una parte all'altra del mondo con estrema facilità , ed è per questo che ciascuno potrebbe essere considerato "cittadino del mondo". A spostarsi non sono solo le persone ma anche le loro culture; anche l'informazione viaggia continuamente grazie soprattutto allo sviluppo dei mass media, e questo traffico di informazioni, fa sì che le varie culture vengano ad incontrarsi.

DALL’UGUAGLIANZA ALLA DIFFERENZA

Nella nostra epoca vi è maggiore attenzione nei confronti del mondo e dell'uomo, si dà molto conto al "valore della diversità". Per parlare di diversità è innanzitutto necessario trattare il concetto di uguaglianza , introdotto per la prima volta dagli illuministi e ripreso dalla borghesia durante la Rivoluzione francese di cui ne divenne principio fondamentale. Successivamente questo principio è diventato parte delle nuove Costituzioni degli Stati liberali ed è stato poi impugnato per combattere le discriminazioni nei confronti di alcune minoranza, come ad esempio la rivendicazione del diritto di voto da parte delle donne. Per quanto riguarda l'uguaglianza possiamo fare una distinzione tra uguaglianza formale e uguaglianza sostanziale ; l'uguaglianza formale è l'ideale secondo cui ciascun cittadino è uguale difronte alla legge, mentre l'uguaglianza sostanziale è l'uguaglianza a livello concreto, cioè è il reale impegno dello Stato volto al raggiungimento dell'uguaglianza formale. C'è però da dire che se è vero che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge è anche vero che sono diverse le loro esigenze. Il primo ambito in cui emerse questa differenza è in campo religioso, che da sempre ha causato anche conflitti sanguinosi. Quindi è stato necessario introdurre il concetto di tolleranza , introdotto per la prima volta da John Locke il quale affermava che lo Stato nel disciplinare la vita civile e sociale dovesse arrestarsi di fronte a tutti quegli ambiti in cui la persona doveva essere libera di scegliere, quindi nell'ambito della vita privata, filosofica e religiosa. Inoltre il tema della tolleranza viene poi ripreso in Volteire il quale esorcizzò la tolleranza come uno dei principali mali sociali. Nel corso del 20esimo secolo si è rivalutato il valore della diversità, e questo grazie alla riflessione scientifica e filosofica, che ha portato all'affermazione del cosiddetto "relativismo" secondo cui vi sono una pluralità di interpretazione con cui l'uomo si relaziona al mondo. Inoltre, in particolare gli studi sociologici e antropologici hanno messo in evidenza come la stessa realtà derivi dal particolare contesto socio-culturale in cui si vive. A fare si che il concetto della diversità fosse rivalutato in senso positivo sono state soprattutto le battaglie condotte dai più importanti movimenti sociali; si pensi ad esempio al movimento femminista nato con l'obbiettivo di emancipare le donne dalla condizione di sottomissione rispetto agli uomini e che ad oggi va a sottolineare la diversità in senso positivo del sesso femminile; o ancora si pensi ai gruppi di disabili, omosessuali ecc. Un'altra esempio significativo è sicuramente quello dei neri americani che è nato con l'obbiettivo di conquista dei diritti civili e dunque di raggiungere pari diritti rispetto agli americani bianchi. Il leader che si fece portavoce del principio dell'uguaglianza fu Martin Luther King con il suo famoso discorso. Contemporaneamente però gli afroamericani si resero conto della necessità di crearsi una propria identità, quindi con una propria tradizione, una propria lingua ecc., e portavoce di questa esigenza fu Malcolm X , il quale raccontò come egli stesso da giovane cercava di omologarsi ai coetanei bianchi tingendosi i capelli, una volta cresciuto invece provava sdegno nel emulare i coetanei bianchi. ( Integrazione scheda ) Possiamo dire che da sempre la figura di Malcom X viene contrapposta a quella di Martin Luther King, infatti quest'ultimo è stato definito il profeta dell'uguaglianza, mentre Malcolm X è stato definito l'odio che ha prodotto l'odio; questa distinzione deriva perlopiù dalla provenienza sociale di questi due leader, infatti Luther King proveniva dalla piccola borghesia, Malcolm X invece proveniva

il burca che copre il volto. Possiamo inoltre dire che gli Stati liberali riconoscono agli individui diritto di espressione, ma questo spesso non è però riconosciuto ai gruppi culturali minoritari, in quanto questi non possono chiedere dei diritti che vanno contro i diritti fondamentali dell'uomo. Possiamo dire che anche sottolineare l'esigenza di riconoscere le diversità culturali è già di per sé una forma di pregiudizio, anche se più velato. Il fenomeno del RAZZISMO DIFFERENZIALISTA consiste proprio nella tendenza di ogni cultura ad accentuare le differenze culturali, escludendo ogni forma di dialogo, ed è un atteggiamento tipico della società occidentale. Il razzismo differenzialista si basa su una VISIONE ESSENZIALISTICA DELLA CULTURA , secondo cui la cultura viene vista come qualcosa di già dato e immutabile, è quindi vista come qualcosa che appartiene all'uomo fin dalla nascita. In realtà però sappiamo che l'adesione a una cultura è un atto spontaneo della persona. L'essenzialismo culturale, quindi può portare a varie conseguenze, soprattutto negative, in particolare può fare si che, considerando la cultura come qualcosa da tutelare, lo straniero viene visto come un nemico, come qualcosa da combattere. Ad esempio un soggetto X albanese, verrà riconosciuto prima come soggetto albanese e dopo come soggetto X, quindi questo ci porta a giudicare i suoi comportamenti in base alla cultura a cui appartiene. Un'altra pericolosa conseguenza dell'essenzialismo può portarci a difendere incondizionatamente comportamenti compiuti da individui o gruppi in base alla cultura a cui appartengono, quindi ad esempio siamo portati a vedere in modo giusto una donna musulmana che accetta di indossare il velo, ma dovremmo essere portati a vedere altrettanto giustamente una donna musulmana che decide di rifiutare di indossare il velo, poiché è una scelta della persona. Per quanto riguarda la differenza tra multicultalismo e interculturalismo sappiamo che l'atteggiamento interculturalista si basa principalmente su un dialogo tra le varie culture e dunque vi è la consapevolezza che le diverse prospettive anziché ignorarsi debbano confrontarsi. È importante dire che la prospettiva interculturale nasce da un'attenta lettura di tutti i processi sociali della realtà contemporanea, ma non solo legata all'immigrazione; infatti atteggiamenti di emarginazione ed discriminazione non si verificano solamente nei confronti degli immigrati, ma nei confronti di tutti quelli che vengono giudicati diversi per un motivo o per un'altro. L'interculturalismo serve proprio a rompere i gusci in cui spesso ci si chiude e ad aprirci a nuove circostanze, ed è quindi qualcosa di auspicabile.

LA CRITICA

Nel brano che abbiamo esaminato possiamo dire che vengono nominati vari studiosi vari sociologi, e le loro teorie possono essere ricondotte tutte ad un unica ideologia. Innanzitutto viene nominato Martiniello che fa una distinzione tra multicultalismo e interculturalismo, il multircuralismo si basa su una visione essenzialistica della cultura, mentre l'intercultura si basa sul dialogo aperto tra le varie culture. Egli in particolare riconosce tre tipi di multiculturalismo, cioè il multicultalismo soft, il multicultalismo hard e il multicultalismo di mercato. Per multicultalismo soft si intende l'amore verso le cose esotiche (che siano abiti, oggetti o cibi); per multicultalismo hard si intende invece quel multicultalismo che va a mettere in crisi il concetto di identità nazionale che potrebbe causare l'acquisizione o la perdita di diritti e doveri in base all'appartenenza a una determinata etnia; infine il multicultalismo di mercato che riguarda principalmente i prodotti culturali è un multicultalismo che segue l'andamento della domandare e dell'offerta. Il multicultalismo ha sia degli aspetti negativi sia degli aspetti positivi, secondo Martiniello per eliminare gli aspetti negativi bisognerebbe intraprendere una terza via, ovvero far sì che la legge sia sì uguale per tutti, ma comunque flessibile e aperta alla presenza di varie culture e dunque vi sia una flessibilità negli interventi sociali e politici, (per uscire dai ghetti

culturali come dice lui). L'intercultura non va confusa con una politica assimilazionista nel senso che l'intercultura non prevede l'omologazione ad un unica cultura ritenuta superiore alle altre, bensì prevede un dialogo tra le culture e dunque una sintesi tra di esse. Viene poi nominato Geertz che va a classificare gli atteggiamenti delle varie persone di fronte alla diversità e questi atteggiamenti sono racchiusi in tre ideal-tipi, vengono racchiusi sotto gli ideali di forza, tolleranza e ambiguità. Ci si potrebbe chiedere se il pluralismo presente nella democrazia moderna sia di tipo interculturale o multiculturale, e a rispondere a tale domanda è stato Sartori , il quale risponde il pluralismo presente nella democrazia è di tipo interculturale e infatti è il multicultalismo a portare alla balcanizzazione, mentre l'interculturalismo a dare vita all'Europa. Viene poi nominato Amselle il quale giudica il locale come parte del globale e non come suo antagonista, non come qualcosa che va battuto e omologato. In conclusione sarebbe auspcabile che il locale venisse inteso come parte del globale e in quanto tale non va combattuto e al tempo stesso la legge deve essere sì uguale per tutti ma deve avere una certa flessibilità, dunque deve essere aperta alla presenza di varie culture e rispettosa di queste. Quindi possiamo dire che l'interculturalismo è qualcosa di auspicabile.