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Il fenomeno dei Musei Virtuali: l'accesso digitale alle opere d'arte di Napoli, Guide, Progetti e Ricerche di Geografia Della Comunicazione

Il fenomeno dei musei virtuali, un'innovazione tecnologica che consente di visitare i musei di napoli anche da casa. Della virtualizzazione dei musei, delle tecnologie coinvolte, come la realtà aumentata e la realtà virtuale, e delle implicazioni economiche e manageriali di questa nuova forma di fruizione museale. Vengono inoltre elencati alcuni musei virtuali di napoli e vengono presentati alcuni esempi di giochi e esperienze interattive che hanno lo scopo di coinvolgere il pubblico in modo più profondo.

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2021/2022

Caricato il 24/03/2024

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Il fenomeno dei Musei Virtuali – i musei virtuali a Napoli
Oggi le potenzialità della tecnologia ci permettono molto più del semplice “viaggiare con la
fantasia” e qualsiasi posto, anche quello più lontano geograficamente, può essere raggiunto con un
click. In Europa e nel mondo sono tanti i musei virtuali che possono essere visitati anche da casa,
ma non tutti sanno che anche il patrimonio artistico di Napoli può essere fruito in queste modalità.
Nel 2020 i flussi turistici verso l’Italia hanno subito un forte rallentamento a causa della pandemia
di Covid-19. Gli ultimi dati Istat disponibili, infatti, registrano un calo del 68,6% degli arrivi
dall’estero rispetto al 2019, mentre le presenze turistiche nelle grandi città si sono ridotte ben del
73%. In Italia, turismo e cultura sono settori fortemente interrelati, dato l’enorme numero di località
e siti grandi, medi e piccoli a vocazione artistico-archeologica che costellano l’intero territorio
nazionale.
La pandemia ha offerto al settore la possibilità di ripensare in modo innovativo l’attività turistico-
culturale, ad esempio utilizzando strategicamente gli strumenti che il digitale oggi mette a
disposizione.
In special modo, sono di particolare interesse le iniziative, sempre più numerose, legate alla
virtualizzazione dei musei, che hanno lo scopo di offrire al visitatore la possibilità di fruire degli
spazi espositivi in chiave digitale.
Le tecnologie più coinvolte nella strutturazione di un museo digitale sono la realtà aumentata e la
realtà virtuale. Alcuni musei già adottano soluzioni di realtà aumentata in situ, che permettono al
visitatore di accedere a informazioni, giochi tematici, contenuti multimediali e integrazioni
espositive, semplicemente utilizzando il proprio smartphone all’interno della struttura museale. Il
museo virtuale è invece un’esperienza museale digitale, opportunamente renderizzata (in Cinematic
VR e in soggettiva) ed esplorabile a distanza dall’utente, sia dal proprio dispositivo (desktop o
mobile), sia mediante appositi device come visori che consentono un’immersione esperienziale in
3D.
Da un:monitoraggio del MiBACT:uscito nel 2019 emerge come, su un campione di circa 480
musei osservati, solo il 50% avesse un sito web in formato mobile e ben il 76% non avesse
sviluppato alcun orientamento strategico di innovazione digitale. Per questo motivo a luglio dello
stesso anno è stato messo a punto il:Piano triennale per la digitalizzazione e innovazione dei
musei.:
L’obiettivo della virtualizzazione può essere attuato in modo efficace solo a seguito di:alcuni
passaggi preliminari di “adattamento” digitale, come ad esempio l’apertura e gestione di profili
sui principali:social network:(Facebook, Intagram e Twitter), da utilizzare a scopo informativo e di
marketing. A questo vanno aggiunti i tempi e i costi dell’operazione di virtualizzazione, che
dipendono dalla complessità non solo del museo in (ovvero, quante stanze ha, quante opere
contiene etc.), ma anche del risultato desiderato (la “profondità” esperienziale che si vuole per
l’utente). Tali aspetti richiedono una gestione manageriale attenta, in grado di coniugare l’ormai
necessario adeguamento tecnologico alla sostenibilità economica.
I numeri registrati nel solo mese di marzo 2020 (ossia all’inizio del primo lockdown) sulla
frequentazione dei profili social di 100 musei italiani suggeriscono che la digitalizzazione può fare
la differenza nel raggiungere, fidelizzare ed attrarre il pubblico di riferimento.
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Il fenomeno dei Musei Virtuali – i musei virtuali a Napoli Oggi le potenzialità della tecnologia ci permettono molto più del semplice “viaggiare con la fantasia” e qualsiasi posto, anche quello più lontano geograficamente, può essere raggiunto con un click. In Europa e nel mondo sono tanti i musei virtuali che possono essere visitati anche da casa, ma non tutti sanno che anche il patrimonio artistico di Napoli può essere fruito in queste modalità. Nel 2020 i flussi turistici verso l’Italia hanno subito un forte rallentamento a causa della pandemia di Covid-19. Gli ultimi dati Istat disponibili, infatti, registrano un calo del 68,6% degli arrivi dall’estero rispetto al 2019, mentre le presenze turistiche nelle grandi città si sono ridotte ben del 73%. In Italia, turismo e cultura sono settori fortemente interrelati, dato l’enorme numero di località e siti grandi, medi e piccoli a vocazione artistico-archeologica che costellano l’intero territorio nazionale. La pandemia ha offerto al settore la possibilità di ripensare in modo innovativo l’attività turistico- culturale, ad esempio utilizzando strategicamente gli strumenti che il digitale oggi mette a disposizione. In special modo, sono di particolare interesse le iniziative, sempre più numerose, legate alla virtualizzazione dei musei, che hanno lo scopo di offrire al visitatore la possibilità di fruire degli spazi espositivi in chiave digitale. Le tecnologie più coinvolte nella strutturazione di un museo digitale sono la realtà aumentata e la realtà virtuale. Alcuni musei già adottano soluzioni di realtà aumentata in situ, che permettono al visitatore di accedere a informazioni, giochi tematici, contenuti multimediali e integrazioni espositive, semplicemente utilizzando il proprio smartphone all’interno della struttura museale. Il museo virtuale è invece un’esperienza museale digitale, opportunamente renderizzata (in Cinematic VR e in soggettiva) ed esplorabile a distanza dall’utente, sia dal proprio dispositivo (desktop o mobile), sia mediante appositi device come visori che consentono un’immersione esperienziale in 3D. Da un monitoraggio del MiBACT uscito nel 2019 emerge come, su un campione di circa 480 musei osservati, solo il 50% avesse un sito web in formato mobile e ben il 76% non avesse sviluppato alcun orientamento strategico di innovazione digitale. Per questo motivo a luglio dello stesso anno è stato messo a punto il Piano triennale per la digitalizzazione e innovazione dei musei. L’obiettivo della virtualizzazione può essere attuato in modo efficace solo a seguito di alcuni passaggi preliminari di “adattamento” digital e, come ad esempio l’apertura e gestione di profili sui principali social network (Facebook, Intagram e Twitter), da utilizzare a scopo informativo e di marketing. A questo vanno aggiunti i tempi e i costi dell’operazione di virtualizzazione, che dipendono dalla complessità non solo del museo in sé (ovvero, quante stanze ha, quante opere contiene etc.), ma anche del risultato desiderato (la “profondità” esperienziale che si vuole per l’utente). Tali aspetti richiedono una gestione manageriale attenta, in grado di coniugare l’ormai necessario adeguamento tecnologico alla sostenibilità economica. I numeri registrati nel solo mese di marzo 2020 (ossia all’inizio del primo lockdown) sulla frequentazione dei profili social di 100 musei italiani suggeriscono che la digitalizzazione può fare la differenza nel raggiungere, fidelizzare ed attrarre il pubblico di riferimento.

Uno dei possibili problemi di una fruizione interamente virtuale di un museo, tuttavia, è la “ solitudine ” nella quale è lasciato il visitatore , che accede in autonomia alla visita ed esplora da solo le stanze e le opere esposte. Benché ogni opera fruibile virtualmente possa essere “aumentata” con contenuti aggiuntivi, gratuiti o a pagamento, questo non può restituire la ricchezza dell’esperienza di visita in situ e potrebbe anzi rappresentare un motivo di allontanamento di una fascia di visitatori. Sia nel caso di un’esperienza museale interamente virtuale, sia di un’esperienza “ibrida”, l’applicazione del digitale alle visite culturali può avere ricadute positiv e anche sul rilancio del turismo , nazionale o estero. Non è infatti difficile immaginare una collaborazione tra musei virtualizzati ed operatori del comparto del turismo. Elenco dei musei virtuali a Napoli: MANN Museo di Capodimonte Catacombe di San Gennaro Museo dell’archivio Storico del Banco di Napoli Catacombe di San Gaudioso Castel sant’Elmo Virtual tour 3D MAV Ercolano: Come il museo si è adattato alle nuove forme artistiche Per arrivare alla struttura finale che stanno assumendo ora i musei, è quasi necessario partire dalla definizione stessa di museo, il cui obiettivo principale è quello di preservare le opere affinché possano essere fruite anche dal pubblico. La conservazione è alla base della nascita di queste istituzioni, portando al centro della narrazione le opere stesse, che diventano le uniche e sole protagoniste. Con lo sviluppo di mondi e musei virtuali, il discorso si capovolge: ruolo prioritario è assunto dalle persone, non più passive della comunicazione, ma perno attorno al quale si sviluppa l’intera esperienza artistica. Così, queste nuove realtà, non si configurano come semplici sostituti dei musei istituzionali fisici ma risultano essere complementari ad essi, in una dimensione di multimedialità e soprattutto accessibilità. Basti pensare alle ricostruzioni digitali dell’Acropoli di Atene che, oltre a superare l’ostacolo spaziale permettendo di visitare virtualmente l’architettura greca anche a distanza, oltrepassano anche la dimensione temporale fornendo la versione originaria della struttura con lo splendore di un tempo. Spazio e tempo così si annullano: niente file e tempi di attesa, nessun orario di apertura o spostamenti per raggiungere un luogo, tutto è alla portata di mano o, meglio, di un click. Insieme ai musei, cambiano anche la modalità di fruizione e il ruolo dello spettatore Come già affermato, queste nuove forme museali rispondono alla necessità di un più profondo coinvolgimento dei clienti/visitatori. I contesti di fruizione così creati agiscono su più livelli, creando contenuti multimediali e soprattutto coinvolgendo diverse attività sensoriali in un’esperienza quanto più immersiva, che va al di là della semplice opera ma agisce su tutto il contesto.

Conclusioni L’esperienza del lockdown ha spinto inevitabilmente le istituzioni culturali e creative ad innovarsi e a modificare la loro stessa struttura, organizzazione e modalità di relazionarsi con il pubblico. L’evoluzione degli spazi espositivi legati sia al mondo dell’arte che a quello della moda, grazie alla realtà virtuale e aumentata, si sta muovendo in un’ottica di accessibilità, interattività e connessione. Lo stesso concetto di ‘visita’ viene stravolto, arrivando sempre più a un vero e proprio viaggio in cui si può interagire e apportare modifiche, passando da un’osservazione passiva a una partecipazione attiva. Il semplice atto di osservare un’opera viene sostituito dal viverla, dall’esserci dentro. Nelle possibili evoluzioni future delle esposizioni museali e della moda, il consumatore è destinato a essere sempre più coinvolto nella narrazione digitale, sempre più connesso alle persone condividendo impressioni, interpretazioni, esperienze. Un’arte, e una moda, non più elitaria ma a disposizione di tutti.

https://www.opencampania.it/it/landing/I-Virtual-Tour-di-Castel-SantElmo/ https://cultura.regione.campania.it/it/web/guest/home Olietti, P. Musso, Turismo Digitale: In viaggio tra i click, Franco Angeli Edizioni, 2018.