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Riassunto del contesto storico dell'autrice con attenzione al romanzo Nada
Tipologia: Sintesi del corso
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l’inizio di una nuova vita, ma che fin da subito si carica di un’atmosfera ambigua e inquietante. La protagonista, giovane e piena di aspettative, giunge in città per frequentare l’università: immagina libertà, indipendenza, nuove esperienze. Tuttavia, già l’arrivo notturno suggerisce una realtà diversa. Barcellona non appare luminosa e accogliente, ma oscura, quasi estranea, come se la città stessa fosse incapace di offrire quell’apertura che Andrea desiderava. Il vero punto di rottura tra aspettativa e realtà avviene quando Andrea entra nella casa dei parenti, in via Aribau. Questo spazio domestico, che dovrebbe rappresentare un rifugio, si rivela invece immediatamente come un luogo soffocante e degradato. L’appartamento è disordinato, sporco, pieno di oggetti accumulati, e trasmette una sensazione di abbandono e decadenza. Non è solo una descrizione realistica: la casa assume un valore simbolico fortissimo, diventando quasi la materializzazione fisica della crisi morale e materiale della famiglia, e più in generale della Spagna del dopoguerra. È uno spazio chiuso, opprimente, che imprigiona chi vi abita. All’interno di questo ambiente si muovono i personaggi, che Andrea incontra uno dopo l’altro, e che contribuiscono a rafforzare il senso di disagio. La nonna appare come una figura affettuosa ma debole, incapace di esercitare un’autorità reale. Al contrario, la zia Angustias si impone con rigidità e moralismo: rappresenta un controllo soffocante, fatto di regole e giudizi, che limita la libertà di Andrea. Gli zii maschi incarnano invece forme diverse di inquietudine e violenza: Juan è aggressivo, instabile, spesso protagonista di litigi, soprattutto con la moglie Gloria, che appare fragile e sottomessa, vittima di una relazione segnata dalla sopraffazione. Román, infine, è forse il personaggio più enigmatico: esercita un fascino oscuro, ambiguo, e la sua presenza introduce un elemento di mistero e inquietudine ancora più profondo. Una scena particolarmente significativa è quella della prima cena. Qui la tensione latente esplode in modo evidente: il momento che dovrebbe essere conviviale si trasforma in un episodio caotico, segnato da conflitti, nervosismo e disagio. Andrea osserva tutto con uno sguardo insieme curioso e smarrito: è presente, ma non appartiene davvero a quel mondo. Questa posizione di osservatrice è fondamentale, perché definisce il suo ruolo nel romanzo: Andrea non agisce subito, ma registra, interiorizza, cerca di comprendere.
Dal punto di vista tematico, queste pagine iniziali costruiscono con grande forza il motivo della disillusione. Il contrasto tra le aspettative della protagonista e la realtà che trova è netto e doloroso. A questo si lega il tema della solitudine: Andrea è sola nonostante sia circondata da persone, incapace di stabilire un vero legame affettivo in un ambiente così ostile. La casa stessa contribuisce a questa sensazione, configurandosi come uno spazio chiuso che impedisce ogni apertura verso l’esterno. Un altro tema centrale è quello della decadenza, che si manifesta sia a livello materiale — nella sporcizia e nel disordine dell’appartamento — sia a livello morale, nei rapporti familiari segnati da violenza, frustrazione e incomunicabilità. La violenza, infatti, è presente fin da subito, non solo nella forma esplicita delle aggressioni di Juan, ma anche in quella più sottile della tensione psicologica, dei silenzi, dei non detti. In questo contesto si inserisce anche il tema dell’oppressione: Andrea si trova schiacciata da un ambiente familiare che limita la sua libertà, ma anche da un contesto sociale più ampio, quello della Spagna del dopoguerra, che emerge indirettamente
indica solo una mancanza materiale, ma un vuoto più profondo, esistenziale e affettivo. Dal punto di vista stilistico, il racconto in prima persona permette una forte immedesimazione nel punto di vista di Andrea. La narrazione è ricca di impressioni sensoriali, soprattutto visive e olfattive, che contribuiscono a creare un’atmosfera densa e opprimente. Il linguaggio non è mai neutro: è carico di suggestioni, spesso cupe, e riflette lo stato d’animo della protagonista. In sintesi, queste prime pagine non sono solo un’introduzione narrativa, ma costruiscono già l’intero universo del romanzo: un mondo chiuso, segnato dalla decadenza e dalla tensione, in cui Andrea si muove come una figura in formazione, costretta a confrontarsi con una realtà che mette continuamente in crisi le sue aspettative. Proprio da questo contrasto nasce il percorso di crescita che sarà al centro dell’opera. (PAGG 25-49) In queste pagine successive, la situazione iniziale non solo si conferma, ma si approfondisce, mostrando con maggiore chiarezza la natura opprimente della vita che Andrea conduce nella casa di via Aribau. Dopo il primo impatto, infatti, la
di Andrea diventa più concreta, più dolorosa: non è solo una sensazione, ma una condizione esistenziale. Anche il tema della violenza assume maggiore evidenza, mostrando le sue conseguenze psicologiche oltre che fisiche. Gli spazi continuano a giocare un ruolo centrale. La casa di Aribau si conferma come uno spazio chiuso e oppressivo, quasi claustrofobico, mentre l’esterno — la città, l’università — comincia a delinearsi come un possibile controcampo, anche se ancora non completamente accessibile. Andrea è sospesa tra questi due mondi: da un lato la prigione domestica, dall’altro una libertà ancora solo intravista. I personaggi, infine, si definiscono con maggiore precisione. Juan appare sempre più dominato dalla violenza, Gloria sempre più vittima, Angustias sempre più oppressiva, Román sempre più enigmatico. Nessuno di loro evolve in senso positivo: al contrario, sembrano tutti bloccati in dinamiche distruttive. Questo immobilismo contribuisce a creare un senso di stagnazione, di impossibilità di cambiamento. In questo contesto, Andrea si configura sempre più chiaramente come una coscienza in formazione. La sua crescita non avviene attraverso esperienze positive, ma attraverso il confronto con il disagio, la sofferenza, la contraddizione. È proprio questa esposizione a una realtà dura e disincantata che costituisce il nucleo del suo percorso. In sintesi, le pagine 25–49 non introducono una vera rottura rispetto all’inizio, ma intensificano tutto ciò che era già stato suggerito: la casa come spazio di oppressione, la famiglia come luogo di conflitto, la protagonista come osservatrice solitaria. Allo stesso tempo, iniziano ad aprire una possibile via di uscita, rappresentata dal mondo esterno, che però resta ancora fragile e incerto. (PAGG. 50-74) In questa sezione del romanzo si approfondisce sempre di più la condizione esistenziale di Andrea, che si muove tra due poli opposti: da un lato la casa di Aribau, sempre più soffocante e degradata, dall’altro il mondo esterno, soprattutto quello universitario, che rappresenta una possibilità di apertura ma anche un’illusione fragile.
Andrea comincia a frequentare con maggiore continuità l’università e a entrare in contatto con nuove persone. Qui emerge una prima trasformazione importante: per la prima volta si confronta con coetanei che non appartengono al suo ambiente familiare malato e oppressivo. Tra questi spicca la figura di Ena, che diventa centrale. Ena appare subito come l’opposto di Andrea: sicura, luminosa, ben inserita socialmente. Tuttavia, proprio questa differenza genera in Andrea una fascinazione intensa, quasi una forma di attrazione emotiva che va oltre la semplice amicizia. Ena incarna tutto ciò che Andrea sente di non essere: equilibrio, armonia familiare, serenità. Questo rapporto introduce uno dei temi fondamentali di questa parte del romanzo: il desiderio di evasione e identificazione. Andrea non cerca solo amicizia, ma una sorta di riscatto attraverso l’altro. Ena diventa uno specchio ideale, ma anche irraggiungibile. Parallelamente, però, la casa continua a esercitare una forza opposta. Lo spazio domestico si configura sempre più chiaramente come un luogo di decomposizione morale e psicologica. I conflitti tra Juan e Gloria si intensificano: la loro relazione è violenta, fatta di aggressività, sospetti e umiliazioni. Juan appare dominato da una gelosia patologica, mentre Gloria assume una posizione ambigua: vittima ma anche figura capace di muoversi con astuzia per sopravvivere. Román, invece, si consolida come presenza inquietante. Il suo atteggiamento è ambiguo, manipolatorio, quasi predatorio. Andrea prova nei suoi confronti una miscela di attrazione e repulsione. In queste pagine si accentua il suo ruolo di osservatore distaccato ma anche di regista occulto delle tensioni familiari. Román sembra godere del disordine che lo circonda, e questo contribuisce a rafforzare il tema della decadenza morale. Angustias continua a rappresentare il controllo e la repressione. Il suo atteggiamento nei confronti di Andrea è rigido, moralizzatore, e riflette un modello di femminilità tradizionale e soffocante. Tuttavia, in questa fase del romanzo, il suo potere comincia lentamente a incrinarsi, anche perché Andrea inizia a costruire una propria autonomia, seppur fragile. Dal punto di vista degli spazi, il contrasto è sempre più marcato: · la casa di Aribau è buia, chiusa, quasi immobile nel tempo, simbolo di stagnazione e miseria; · l’università e la città (Barcellona) rappresentano invece il movimento, la possibilità, anche se non pienamente realizzata. Questo dualismo spaziale corrisponde perfettamente al conflitto interiore di Andrea: da un lato il desiderio di vivere, dall’altro l’impossibilità concreta di liberarsi completamente dal suo contesto.
Tuttavia, questa esperienza non produce una vera integrazione. Al contrario, genera in Andrea una sensazione ancora più acuta di estraneità. Più si avvicina a quel mondo, più percepisce la distanza che la separa da esso. Il tema dell’ inadeguatezza emerge con forza: Andrea si sente fuori posto, incapace di appartenere completamente a qualsiasi spazio. Ena, da parte sua, acquista maggiore profondità psicologica. Non è più soltanto la figura perfetta e luminosa: si intravedono zone d’ombra, una certa curiosità verso il mondo oscuro di Andrea e, soprattutto, un interesse ambiguo verso Román. Questo elemento è fondamentale perché introduce una tensione nuova: Ena non è solo via di fuga, ma diventa anche un ponte pericoloso tra i due mondi. Román, infatti, assume un ruolo sempre più centrale e perturbante. La sua figura si carica di un fascino oscuro che non colpisce solo Andrea, ma anche Ena. Questo crea una dinamica triangolare implicita: Andrea osserva con inquietudine l’avvicinamento tra Ena e Román, percependolo come qualcosa di minaccioso. Román continua a incarnare il tema della manipolazione e del controllo psicologico : è un personaggio che esercita potere sugli altri non attraverso la forza, ma attraverso l’intelligenza e l’ambiguità. Nel frattempo, la situazione nella casa di Aribau peggiora ulteriormente. I conflitti tra Juan e Gloria raggiungono livelli sempre più violenti. Le scene domestiche diventano quasi insostenibili, segnate da urla, tensione e umiliazioni. La casa si trasforma definitivamente in uno spazio claustrofobico, dove il tempo sembra fermo e ogni possibilità di cambiamento è negata. Angustias, invece, continua a rappresentare l’autorità morale, ma la sua figura appare sempre più isolata e quasi anacronistica. Il suo controllo non riesce più a contenere il caos della casa né a influenzare realmente Andrea, che ormai ha iniziato un processo di distacco interiore. Un elemento importante di questa parte è la crescente consapevolezza di Andrea. Pur rimanendo apparentemente passiva, la sua capacità di osservazione si fa più acuta. Non si limita più a registrare gli eventi: comincia a interpretarli, a coglierne le implicazioni profonde. Questa è la vera evoluzione del personaggio: non un cambiamento esterno, ma una maturazione interna. Dal punto di vista tematico, possiamo individuare alcuni nuclei fondamentali: · Dualismo degli spazi : la casa di Aribau (chiusa, buia, violenta) vs la casa di Ena (aperta, luminosa, ordinata). Questo contrasto diventa sempre più simbolico, quasi assoluto.
· Desiderio e impossibilità di appartenenza : Andrea desidera entrare nel mondo di Ena, ma ne resta esclusa interiormente. · Ambiguità dei rapporti umani : nessun personaggio è completamente positivo o negativo. Anche Ena si complica, Román affascina e inquieta, Gloria oscilla tra vittima e complice. · Decadenza morale e materiale : la casa continua a essere il centro di una degradazione che coinvolge tutti i suoi abitanti. In conclusione, questa parte rappresenta un momento chiave perché: · amplia l’orizzonte di Andrea (università, Ena, nuovi ambienti); · ma allo stesso tempo rafforza il senso di isolamento; · introduce dinamiche relazionali più complesse (soprattutto con Román); · segna una crescita interiore basata sulla consapevolezza più che sull’azione. Nei capitoli (pp. 99–146) di Nada, la narrazione segue Andrea in una fase cruciale del suo percorso di formazione, in cui la quotidianità si carica di significati sempre più profondi e inquieti. Gli eventi non si sviluppano attraverso azioni eccezionali, ma attraverso una serie di episodi apparentemente ordinari che, però, mettono in evidenza la tensione costante che domina la vita della protagonista. Il centro della narrazione resta la casa di Aribau, che assume un ruolo fondamentale non solo come spazio fisico, ma come simbolo della condizione esistenziale dei personaggi. Gli ambienti sono descritti come chiusi, disordinati, spesso oscuri, e contribuiscono a creare un’atmosfera opprimente e quasi claustrofobica.
Anche i personaggi esterni, pur offrendo una prospettiva diversa, non costituiscono una vera alternativa positiva. Essi incarnano una realtà meno oppressiva, ma comunque segnata da limiti e delusioni. Andrea si avvicina a loro con la speranza di trovare un senso di appartenenza, ma finisce per sperimentare una nuova forma di isolamento. Questo contribuisce a rafforzare uno dei temi centrali del romanzo, ovvero la difficoltà di costruire un’identità in un contesto frammentato einstabile. I temi principali che emergono in questi capitoli sono la solitudine, la disillusione e la ricerca di sé. Andrea si trova sospesa tra due mondi — quello familiare e quello esterno — senza riuscire a integrarsi pienamente in nessuno dei due. Questa condizione la porta a sviluppare una maggiore consapevolezza, ma anche a vivere un senso di vuoto e di incertezza. La crescita della protagonista non è lineare né rassicurante, ma segnata da dubbi, contraddizioni e dalla progressiva perdita di illusioni. L’atmosfera complessiva è dominata da un senso di inquietudine e oppressione. La casa di Aribau rappresenta il punto massimo di questa tensione, ma anche gli spazi esterni non riescono a offrire un vero sollievo. Il risultato è un clima emotivo instabile, in cui ogni esperienza contribuisce a delineare il percorso di formazione di Andrea, ma anche la sua crescente consapevolezza della complessità e della durezza della realtà.
Nei capitoli contenuti tra le pagine 147 e 194 di Nada, la narrazione entra in una fase ancora più intensa e significativa del percorso di Andrea, in cui le tensioni già presenti si acuiscono e portano a una maggiore chiarezza interiore, ma anche a una più profonda disillusione. La vita nella casa di Aribau continua a essere segnata da un clima di forte instabilità. I rapporti tra i familiari diventano sempre più tesi e difficili: le incomprensioni si trasformano frequentemente in scontri aperti, e la violenza — sia verbale sia psicologica — emerge con maggiore evidenza. Gli episodi che si susseguono mostrano una convivenza ormai logorata, in cui ogni equilibrio è fragile e temporaneo. La casa si configura sempre più come uno spazio chiuso e soffocante, dominato da un’atmosfera quasi irrespirabile, dove i conflitti non trovano soluzione ma tendono a ripetersi e ad aggravarsi. In questo contesto, Andrea appare sempre più consapevole della negatività dell’ambiente in cui vive. Il suo sguardo diventa più lucido e disincantato: non si limita più a osservare, ma inizia a interpretare ciò che accade, cogliendo le dinamiche profonde che regolano i rapporti tra i personaggi. Tuttavia, questa maggiore consapevolezza non si traduce in un’azione concreta: Andrea resta in una posizione di relativa passività, incapace di modificare la realtà che la circonda. La sua crescita è quindi interiore, fatta di riflessione e presa di coscienza, ma anche di un crescente senso di impotenza. Parallelamente, anche il mondo esterno perde progressivamente il suo carattere di possibile via di fuga. Le relazioni che Andrea coltiva al di fuori della casa si rivelano sempre più ambigue e deludenti. Ciò che inizialmente appariva come
I temi che emergono in questi capitoli si consolidano e si approfondiscono. La solitudine di Andrea diventa sempre più evidente, non solo come condizione contingente, ma come dimensione esistenziale. La disillusione si rafforza: le aspettative della protagonista si scontrano definitivamente con una realtà che si rivela complessa, contraddittoria e spesso deludente. Allo stesso tempo, si sviluppa il tema della crescita, intesa non come progresso lineare, ma come acquisizione di consapevolezza attraverso esperienze negative e destabilizzanti. L’atmosfera complessiva è ancora più cupa rispetto alle sezioni precedenti. Se prima era caratterizzata da una tensione latente, qui diventa più esplicita e opprimente. Il senso di inquietudine è costante, e ogni episodio contribuisce a rafforzare un clima di instabilità emotiva. Anche i momenti che potrebbero apparire più leggeri sono attraversati da una sottile malinconia, che impedisce qualsiasi vera sensazione di serenità. In conclusione, questi capitoli rappresentano un momento fondamentale del romanzo, in cui si compie un ulteriore passo nel percorso di formazione di Andrea. La protagonista non trova soluzioni né vie di fuga, ma sviluppa una comprensione più profonda della realtà. Questa consapevolezza, tuttavia, è accompagnata da una crescente disillusione, che segna in modo decisivo la sua evoluzione e prepara gli sviluppi successivi della narrazione. Capitolo 17 Nel capitolo 17 la narrazione si apre in un clima soffocante, determinato dal caldo intenso della fine di giugno, che rende l’atmosfera della casa ancora più pesante e insopportabile. In questo contesto emerge con forza il degrado materiale dell’ambiente domestico: la casa è infestata dalle cimici, che escono dagli angoli e dalle pareti sporche, trasformando gli spazi in luoghi di repulsione. Andrea vive questa situazione con disgusto e insofferenza e ogni giorno si trova impegnata in una lotta continua contro questi insetti, quasi un gesto automatico ma carico di tensione. Ciò che la colpisce profondamente è l’atteggiamento degli altri abitanti della casa, i quali sembrano completamente assuefatti allo sporco e non reagiscono in alcun modo. Questa indifferenza accentua il senso di isolamento della protagonista, che percepisce il degrado come qualcosa di intollerabile, mentre gli altri lo accettano come normale.
Spinta da un bisogno urgente di ordine e pulizia, Andrea decide di sistemare la propria stanza. Tuttavia, questo gesto provoca reazioni negative: la nonna la rimprovera, come se il suo comportamento fosse inappropriato, mentre Juan interviene con tono aggressivo e sarcastico, accusandola di pulire perché sarebbe “più sporca degli altri”. Questo episodio mette in luce il clima familiare, caratterizzato da tensione, incomprensione e ostilità, dove anche un’azione positiva viene trasformata in motivo di attacco. Durante le pulizie, Andrea indossa un vecchio costume da bagno, utilizzato l’estate precedente, e questo dettaglio innesca un flusso di ricordi. Il primo riguarda l’infanzia: il fiume viene rievocato attraverso immagini vivide e sensoriali, come uno spazio di libertà, freschezza e armonia naturale. L’acqua che scorre, i riflessi e le sensazioni corporee creano un contrasto netto con la realtà presente, fatta di chiusura e sporco. Il ricordo si sposta poi a un momento più recente, una giornata al mare trascorsa con Ena e Jaime. Anche qui domina una dimensione luminosa e serena, fatta di leggerezza e condivisione. Tuttavia, questo ricordo è ormai segnato da una nuova consapevolezza: Andrea sa che Ena ha tradito Jaime, e questa scoperta modifica completamente il significato di ciò che viene ricordato. Il pensiero del tradimento suscita in Andrea un dolore intenso, che va oltre la semplice delusione: ella si identifica quasi con Jaime, provando una sofferenza personale, come se fosse lei stessa la vittima. Questo rivela quanto fosse forte la sua idealizzazione di Ena e quanto fosse coinvolta emotivamente nel rapporto con lei. Parallelamente a queste riflessioni, emerge anche il riferimento al mondo borghese dei Pons, caratterizzato da feste eleganti e da una vita apparentemente ordinata e armoniosa. In relazione a questo ambiente si accenna anche alla possibilità che Andrea possa trascorrere un periodo lontano dalla casa, sulla costa, grazie a un invito o a una proposta legata a quel contesto. Questo elemento introduce una possibile via di fuga dalla realtà opprimente in cui vive. Tuttavia, questa prospettiva non appare pienamente rassicurante. Andrea, infatti, ha ormai iniziato a perdere fiducia anche in quel mondo, proprio perché Ena, che ne fa parte, si è rivelata ambigua e capace di inganno. Di conseguenza, anche l’ambiente dei Pons, con le sue feste e le sue opportunità, non appare più come uno spazio autentico o idealmente positivo.
Il contrasto tra i due mondi — quello degradato della casa e quello elegante e borghese — si fa quindi più complesso: non si tratta più di un’opposizione tra negativo e positivo, ma della presa di coscienza che entrambi presentano forme diverse di problematicità e mancanza di autenticità. Nel frattempo, Andrea continua il suo lavoro di pulizia, che comporta una fatica fisica concreta, resa ancora più pesante dal caldo. Il corpo è coinvolto direttamente nello sforzo, e questo contribuisce a rendere il disagio ancora più tangibile.
La madre di Ena entra brevemente in scena, confermando l’ordine e la rispettabilità del mondo borghese, ma al tempo stesso mostrando distacco e formalità. Anche questo dettaglio contribuisce a sottolineare che Andrea non appartiene realmente a questo contesto: la bellezza e l’ordine della casa non bastano a renderla un luogo autentico e familiare per la protagonista. Alla fine del capitolo Andrea lascia la casa di Ena con un misto di turbamento, confusione e disillusione.
Nel capitolo 18 si sviluppa un momento molto importante nel percorso di crescita di Andrea, perché la protagonista entra in un ambiente completamente diverso da quello della sua casa, ma scopre che anche questo nuovo spazio non è davvero come appare. Il tema centrale è infatti il contrasto tra apparenza e realtà. La casa di Ena si presenta come un luogo ordinato, luminoso, armonioso, in netto contrasto con il disordine e il degrado dell’ambiente familiare di Andrea. Tuttavia, dietro questa superficie perfetta, Andrea percepisce qualcosa di più complesso e meno rassicurante: i rapporti tra le persone non sono del tutto sinceri e anche Ena mostra lati ambigui e difficili da interpretare. Proprio da questa scoperta nasce un secondo tema fondamentale, quello della disillusione. Andrea aveva idealizzato Ena e il suo mondo, vedendoli come un possibile rifugio rispetto alla sua realtà familiare. Nel corso del capitolo, però, questa immagine si incrina: Ena non è più una figura limpida e perfetta, ma appare contraddittoria, attraversata da impulsi e comportamenti che Andrea fatica a comprendere. Questo porta la protagonista a perdere un’altra delle sue illusioni, avvicinandola a una visione più lucida e meno ingenua della realtà. Collegato a questo processo c’è anche il tema dell’estraneità. Andrea, pur trovandosi in un ambiente accogliente e ben organizzato, non riesce a sentirsi davvero parte di quel mondo. Rimane sempre una figura esterna, un’osservatrice, incapace di inserirsi pienamente nei rapporti e nelle dinamiche della famiglia di Ena. Questa sensazione rafforza l’idea che Andrea non abbia ancora trovato un luogo in cui sentirsi davvero a casa: è estranea sia al caos della sua famiglia sia all’ordine del mondo borghese. Un’altra tematica importante è quella della complessità dei rapporti umani. Il legame tra Andrea ed Ena diventa meno semplice e più ambiguo: Ena alterna momenti di affetto a comportamenti sfuggenti, mostrando una personalità non unitaria
Proprio per questo, vedendo Ena avvicinarsi a lui, la madre teme che la figlia possa cadere nello stesso tipo di rapporto, ripetendo la sua esperienza negativa. La sua ansia è quindi doppia: da un lato teme concretamente per la sicurezza e l’equilibrio della figlia, dall’altro rivive il proprio passato e ne riconosce i segnali. Per questo motivo, chiede con insistenza ad Andrea di intervenire: le domanda di parlare con Ena e di aprirle gli occhi, anche ricorrendo alla menzogna se necessario, pur di distruggere l’immagine affascinante che la ragazza ha di Román e impedirle di restare coinvolta. Andrea ascolta e comprende la gravità della situazione, perché anche lei conosce il lato oscuro di Román. Tuttavia, pur accettando di aiutare, resta interiormente dubbiosa sull’efficacia del suo intervento.