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Canova, amore e psiche, monumento funebre a Maria Cristina d'Austria
Tipologia: Appunti
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Antonio Canova nasce a Possagno in provincia di Treviso dove vi è una gipsoteca annessa alla casa piena di modelli in gesso. Infatti, egli lavorava molto col gesso e realizzava molti i modelli per poi passare al marmo. Incarnò l'estetica di Winckelmann del neoclassicismo alla perfezione e, figlio di uno scalpellino, si avvicinò subito al mondo della scultura classica allontanandosi dal suo riferimento Bernini; infatti, nelle sue opere non notiamo il pathos ma una compostezza classica. Apprezzò di più l'arte classica nel momento in cui va a Roma ed entra a contatto con le scoperte successive a Ercolano e Pompei. Uno tra gli aspetti neoclassici più importanti della scultura di canova è la raffigurazione mitologica. AMORE E PSICHE (Louvre, 1788 - 1793, 155x168 cm, copia in gesso al MET di New York) È ispirata ad un episodio dell'asino d'oro di Apuleio. Venere era gelosa di Psiche, perciò decise di mandare suo figlio amore per farla innamorare. Amore però si innamora a sua volta della fanciulla e i due giovani si vedono tutte le notti perché Amore non voleva che Psiche scoprisse la sua identità. Poiché la fanciulla era molto curiosa mentre Amore dormiva decise di avvicinarsi al fanciullo con una lampada ad olio, ma cadde una goccia su Amore, il quale se ne andò infastidito. Perciò Psiche incominciò a cercarlo ovunque fino a quando non si rivolse a Venere, la quale decise di fare affrontare alla fanciulla diverse prove per allontanarla dal figlio. Tra queste ci fu una prova in cui Psiche si sarebbe dovuta recare da Proserpina, dea dell’oltretomba, per farsi dare un vaso che conteneva la sua bellezza e che non avrebbe dovuto aprire. Ma Psiche, poiché curiosa, decise di aprirlo e cadde in un profondo sonno. Canova rappresenta il momento in cui si sveglia tra le braccia di Amore. Questo gruppo scultoreo che si poggia sulla base rocciosa mostra il virtuosismo dell'artista dalla fluidità del lenzuolo, dal corpo dei giovani amanti fino ad arrivare al virtuosismo estremo delle ali che sembrano quasi impalpabili e trasparenti per quanto sono sottili e ai capelli cesellati di Amore. L’obiettivo di Canova era quello di far apprezzare l’opera a 360°, e dietro la scultura vi è una faretra con le frecce. Gioca molto sull’equilibrio, infatti si determina una X nella composizione formata dai due corpi dei ragazzi; possiamo inoltre notare che Amore abbraccia la fanciulla appoggiandosi a terra solo col ginocchio sinistro. Il centro della composizione, individuabile nei due volti degli amanti, definisce una costruzione geometrica formata da due cerchi intrecciati formati dalle braccia dei due amanti. Attraverso questa posizione circolare delle braccia si ha l’impressione che la fanciulla si stia svegliando, riusciamo infatti a percepire la lentezza del movimento. Il punto chiave, il parossismo, il punto più elevato dell’opera è il forte erotismo, percepibile dall’abbandonarsi di Psiche nelle braccia di Amore e nella tensione nell’attimo prima che le labbra si incontrino in un bacio. Questa scultura è molto levigata e mette in risalto la bravura di Canova, lasciando lo spettatore annichilito. MONUMENTO FUNEBRE A MARIA CRISTINA D’AUSTRIA (Vienna, Chiesa degli Agostiniani, 1798-1805, marmo, h. 574 cm) Fu commissionato dal principe Alberto di Sassonia per ricordare sua moglie. È molto alto (circa 6 metri) ed imponente. È una rappresentazione laica e si sofferma sull’ineluttabilità della morte, concetto spesso utilizzato nell’età neoclassica; si tratta infatti di una piramide e di una processione con l’urna, elementi che ricordano i popoli pagani. Furono date a Canova delle indicazioni specifiche, lo scultore avrebbe dovuto mettere in risalto le peculiarità della donna. L’artista effettuò quindi uno studio sulla concezione della morte legata al nulla eterno, facendo riferimento alla corrispondenza di amorosi sensi e memorie consolatrici, ovvero il ricordo che questa persona morta aveva lasciato nelle altre persone (rimanere vivo il ricordo). Inserisce l’effige di Maria Cristina in un cammeo , circondato da un uroboro , ovvero un serpente, simbolo di eternità. Il cammeo è a sua volta sostenuto da una fanciulla che è simbolo di felicità. Il putto a sinistra con la palma simboleggia la gloria. Il lenzuolo sui gradini dell’alto podio, insieme al festone, è l’elemento di congiunzione tra i vivi e i morti. La donna accompagnata dalle sacerdotesse simboleggia la pietà. L’anziano col bastone simboleggia la carità. Il leone dormiente simboleggia la fortezza. Il genio alato funebre simboleggia il dolore che colpisce Alberto per la perdita della moglie. Il nulla eterno viene rappresentato dall’apertura scura che attende le ceneri della donna. Lo stesso tema viene affrontato da Foscolo ne “I sepolcri”.