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Neoclassicismo - Hugh Honour: Sintesi, Sintesi del corso di Storia dell'arte contemporanea

Sintesi del saggio Neoclassicismo di Hugh Honour

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 19/06/2024

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Capitolo primo - Classicismo e neoclassicismo
1. Un mutamento di sensibilità
In questo momento (intorno alla metà del Settecento) si crea un mutamento di sensibilità, sia nella
losoa che nelle arti. Nel campo delle arti questo mutamento si congura come un riuto del rococò
(parallelamente alla reazione intellettuale contro la frivolezza e il cinismo): un riuto radicale e diuso
contemporaneamente in tutta Europa. I critici del tempo si concentrarono sugli elementi sensuali che
caratterizzano il rococò: c’era un disgusto nei confronti della mera bellezza d’esecuzione che
caratterizzavano un’arte al servizio del lusso privato. In questo periodo si dionde una più elevata
considerazione dell’artista, che si deve sollevare dalla condizione di artigiano che asseconda i gusti del
committente, per rivolgere il proprio messaggio al largo pubblico. Si diondono così argomenti di
genere diverso rispetto a quelli trattati dal rococò: lezioni sulle virtù, esempi di semplicità e di astinenza,
di nobile sacricio di sé e di patriottismo. Anche lo stile richiesto da questi temi era diverso da quello
del rococò: si utilizzano contorni fermi e inequivocabili, e superci di colore piatte, con la veduta
frontale e non più diagonale e con colori chiari e sordi che tendono ai colori primari (no alla completa
abolizione del colore a favore delle tecniche lineari). Anche nell’architettura c’è un processo di
puricazione e semplicazione, che porta ad un’architettura simbolica di geometria pura. Nella
letteratura contro il rococò, gli scrittori si richiamano all’antichità classica per aermare i principi del
“vero stile” (il modo in cui al tempo veniva denito il neoclassicismo). Alcuni dei massimi esponenti
del neoclassicismo pongono enfasi sull’importanza di studiare ed imitare l’antichità classica. Nei circoli
di corte e uciali, ma non solo, il riuto del rococò si unisce ad un ritorno al classicismo di Luigi XIV.
Questa ripresa è esclusiva della Francia: in Germania, Svizzera, Italia e Inghilterra il riuto del rococò è
in parte una reazione contro il gusto francese, oltre ad altri motivi (in Italia la lotta al barocco è portata
avanti da un giansenista che associa il barocco ai gesuiti; in Inghilterra lo stile neoclassico è legato ad un
desiderio patriottico di potenziare le arti e creare una scuola nazionale al pari di quelle d’Italia e di
Francia). Nonostante le premesse diverse al rigetto del rococò, il nuovo stile assume un carattere
internazionale straordinariamente omogeneo (in eetti l’universalità è una delle maggiori aspirazioni
del neoclassicismo, che vuole rivolgersi non al singolo ma a tutti gli uomini di tutti i tempi). Questa
omogeneizzazione è spinta anche dalla grande diusione di opere di teoria artistica (che spesso vengono
tradotte e diuse in tutta Europa), e dallaermarsi di Roma come porto franco per lo scambio di idee
artistiche.
2. Il risorgimento delle arti
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Capitolo primo - Classicismo e neoclassicismo

  1. Un mutamento di sensibilità In questo momento (intorno alla metà del Settecento) si crea un mutamento di sensibilità, sia nella losoa che nelle arti. Nel campo delle arti questo mutamento si congura come un riuto del rococò (parallelamente alla reazione intellettuale contro la frivolezza e il cinismo): un riuto radicale e diuso contemporaneamente in tutta Europa. I critici del tempo si concentrarono sugli elementi sensuali che caratterizzano il rococò: c’era un disgusto nei confronti della mera bellezza d’esecuzione che caratterizzavano un’arte al servizio del lusso privato. In questo periodo si dionde una più elevata considerazione dell’artista, che si deve sollevare dalla condizione di artigiano che asseconda i gusti del committente, per rivolgere il proprio messaggio al largo pubblico. Si diondono così argomenti di genere diverso rispetto a quelli trattati dal rococò: lezioni sulle virtù, esempi di semplicità e di astinenza, di nobile sacricio di sé e di patriottismo. Anche lo stile richiesto da questi temi era diverso da quello del rococò: si utilizzano contorni fermi e inequivocabili, e superci di colore piatte, con la veduta frontale e non più diagonale e con colori chiari e sordi che tendono ai colori primari (no alla completa abolizione del colore a favore delle tecniche lineari). Anche nell’architettura c’è un processo di puricazione e semplicazione, che porta ad un’architettura simbolica di geometria pura. Nella letteratura contro il rococò, gli scrittori si richiamano all’antichità classica per aermare i principi del “vero stile” (il modo in cui al tempo veniva denito il neoclassicismo). Alcuni dei massimi esponenti del neoclassicismo pongono enfasi sull’importanza di studiare ed imitare l’antichità classica. Nei circoli di corte e uciali, ma non solo, il riuto del rococò si unisce ad un ritorno al classicismo di Luigi XIV. Questa ripresa è esclusiva della Francia: in Germania, Svizzera, Italia e Inghilterra il riuto del rococò è in parte una reazione contro il gusto francese, oltre ad altri motivi (in Italia la lotta al barocco è portata avanti da un giansenista che associa il barocco ai gesuiti; in Inghilterra lo stile neoclassico è legato ad un desiderio patriottico di potenziare le arti e creare una scuola nazionale al pari di quelle d’Italia e di Francia). Nonostante le premesse diverse al rigetto del rococò, il nuovo stile assume un carattere internazionale straordinariamente omogeneo (in eetti l’universalità è una delle maggiori aspirazioni del neoclassicismo, che vuole rivolgersi non al singolo ma a tutti gli uomini di tutti i tempi). Questa omogeneizzazione è spinta anche dalla grande diusione di opere di teoria artistica (che spesso vengono tradotte e diuse in tutta Europa), e dall’aermarsi di Roma come porto franco per lo scambio di idee artistiche.
  2. Il risorgimento delle arti

Le varie tendenze che avevano iniziato a delinearsi intorno alla metà del secolo coagulano negli anni Ottanta per produrre un gruppo di capolavori: Il giuramento degli Orazi di David, il Monumento a Clemente XIV di Canova e le barrières parigine di Ledoux. Tutte queste opere sono create tra il 1783 e il 1789, pur rappresentando il culmine di tre processi personali di maturazione artistiche ed essendo realizzate in modo indipendente. Il carattere esplosivo di questo fenomeno artistico è pienamente riconosciuto dai contemporanei (viene detto risorgimento delle arti), ed è chiaramente ispirato da un nuovo fervore e da una matura pienezza di propositi. Benché queste opere siano state realizzate alla vigilia della rivoluzione francese, esse non hanno implicazioni specicamente politiche. David inizia la sua carriera all’ombra del rococò, entrando nello studio di Vien, sotto la cui guida David ottiene un posto tra i protetti della scuola dell’Accademia, e nel 1775 viene mandato all’Accademia francese di Roma. In Italia incontra il teorico Quatremère de Quincy, che gli apre gli occhi all’antico. Da questo incontro nasce il Belisario che riceve l’elemosina (quest’opera, pur contenendo già elementi neoclassicisti, si ispira ancora al revival Luigi XIV). Con il Giuramento degli Orazi David raggiunge di colpo la piena maturità, con un appello alla virtù civica e al sentimento patriottico. Canova viene educato nella Venezia rococò, e ben presto raggiunge un grande virtuosismo tecnico. Egli non mostra però tendenze ribelli se non dopo il 1780, quando va a Eoma ed entra in una cerchia internazionale di artisti e teorici. Da questo momento egli si dedica alla creazione di un nuovo stile rivoluzionario nella sua severità. Il risultato è Teseo e il Minotauro morto. Quest’opera viene eseguita in un momento in cui a Roma si stava ancora lavorando ad uno stile tardobarocco o all’imitazione di marmi antichi: l’opera merita così a Canova il titolo di restauratore e di continuatore della tradizione antica, e gli vengono commissionati due monumenti papali (le commissioni più importanti per uno scultore a Roma). Le anità tra l’opera di David e quella di Canova sono derivate dal riuto degli ornamenti superui e dall'aspirazione alla semplicità, ma anche dal fatto che queste caratteristiche sono raggiunte con mezzi analoghi. In entrambe le opere si insiste sull’orizzontalità, le gure sono poste o di prolo o perfettamente frontali, il tipo di composizione è uno in cui i vari elementi sono deliberatamente separati l’uno dall’altro e giustapposti. Questo stesso processo di separazione e giustapposizione è visibile nel progetto di Ledoux per la Barrière de la Villette a Parigi (opera che è ane al Giuramento degli Orazi per un vocabolario architettonico semplicato e al Monumento a Clemente XIV per l’uso di forme geometricamente pure).

Capitolo secondo - La visione dell’antichità

  1. Ercolano e Pompei Uno dei catalizzatori del nuovo movimento artistico è stata una nuova valutazione e comprensione dell’antichità, grazie anche alla scoperta di Ercolano nel 1738 e di Pompei nel 1748. Un altro aspetto del

come il sommo primitivo coincide con una nuova considerazione di altra poesia arcaica, in particolare delle tragedie di Eschilo, le opere di Esiodo e Pindaro, ma anche Dante e Shakespeare. Il tardo ‘ vuole vedere la vita arcaica come semplice, rude, non ricercata, ma allo stesso tempo morale, razionale e non priva di sentimento. Questo atteggiamento trova un parallelo nelle rappresentazioni neoclassiche dei temi omerici: i soggetti licenziosi o erotici sono tralasciati; artisti e committenti preferiscono quelli che mostrano grandezza d’animo e fatti eroici.

Capitolo terzo - Arte e rivoluzione

  1. Arte e politica Ci sono forti legami che legano neoclassicismo e illuminismo; tuttavia, non si possono associare rivoluzione artistica e rivoluzione politica. Gli artisti non sono implicati nella révolte nobiliaire e le loro aliazioni politiche prima del 1789 rimangono ignote. Alcuni dei personaggi più progressisti dal punto di vista artistico sono politicamente indierenti o reazionari. David è la gura chiave per i discorsi su arte e politica di questo periodo: dapprima non politicizzato, le sue prime opere sono state lette come politiche solo a posteriori, dopo il suo ingresso in politica. In seguito, sostenitore della rivoluzione, dipinge Il Giuramento della Pallacorda. Contrario al Terrore instaurato dal Direttorio, sostiene Napoleone come unico capace di portare la Francia fuori dalla rivoluzione senza sacricare i principi rivoluzionari. Oltre a David, però, ci sono stati altri artisti impegnati nella politica e altre opere d’arte alle quali è stato attribuito un signicato politico.
  2. La funzione educativa dell’arte Una ducia sulla missione educativa degli artisti è al fondo della teoria settecentesca. L’idea che le arti possano anche corrompere viene applicata non solo alle rappresentazioni di soggetti licenziosi, ma anche all’impurità dello stile. Questo riaorare di nozioni platoniche è un riesso dell’interesse che l’illuminismo pone sull’educazione in un’epoca in cui il potere della chiesa sta declinando: un atteggiamento diverso verso le ricompense e le punizioni dell’oltretomba rende necessario l’aermarsi di un codice etico extracristiano fondato sulla ragione. Gli eetti di queste nozioni emergono nel programma uciale di mecenatismo della Corona in Francia a metà del ‘700: si dà grande importanza alla formazione intellettuale degli artisti ed è incoraggiata la realizzazione di quadri di storia animati da intento morale. Questo programma si ispira alla nostalgia del grand siècle, ma i quadri prodotti dieriscono da quelli dell’epoca di Luigi XIV per un aspetto: le nuove opere raramente si collegano a Luigi XVI, mentre le opere dell’epoca di Luigi XIV erano fortemente legate al culto del re. Le nuove

opere celebrano il coraggio, la sobrietà, la continenza, il rispetto delle leggi e il patriottismo; il loro compito non è quello di celebrare la corona, ma di educare il popolo. Sulla metà del ‘700 inizia a diondersi in tutta Europa la volontà di celebrare gli uomini famosi, soprattutto scrittori e loso, con statue (le quali dopo il Rinascimento erano riservate quasi esclusivamente ai sovrani dinastici). Sulla ne del secolo la tendenza alla generalizzazione astratta viene portata più avanti con il monumento architettonico e con l’erezione o il progetto di monumenti dedicati a idee generali o a singoli individui. La convinzione illuministica che la grandezza dei governanti si basi meno sulle conquiste territoriali e più sulle opere d’arte e di letteratura realizzate sotto il loro governo agisce come un’ulteriore spinta al miglioramento delle arti. Le accademie iniziano a moltiplicarsi, e la loro attenzione si concentra più sulla teoria e meno sull’attività operativa: questo atteggiamento porta all’esigenza del museo pubblico. Per quanto aperti al pubblico, questi musei sono ancora collezioni private, anche se ci sono già le premesse per un’idea rivoluzionaria circa la funzione del museo.

  1. Artisti e committenti L’idea dell’arte come fatto educativo che viene condotta nell’arte del tardo ‘700 gura nella politica di mecenatismo uciale, ma allo stesso tempo viene accolta dagli intellettuali della borghesia. È indubbio che le classi medie abbiano avuto una certa importanza del formarsi del gusto del tardo ’700 sia nella letteratura che nell’arte (la più importante forma d’arte che giunge a maturazione in questo periodo, il romanzo, trova il suo pubblico tra la classe media). Nel campo delle arti gurative il mecenatismo diretto delle classi medie non è molto vasto, poiché i commercianti e i professionisti che dispongono del denaro necessario per comprare o sistemare quadri di grandi dimensioni sono pochi. Essi però visitano le esposizioni: a Parigi, a Londra e in diverse città italiane le esposizioni pubbliche si fanno sempre più numerose e frequentate via via che il secolo si avvicina alla ne. Oltre all’aumento delle esposizioni pubbliche, c’è una straordinaria diusione delle stampe, che sono indicative del nuovo vasto pubblico che si sta aermando. Questo ampliarsi dell’interesse del pubblico si ripercuote sulla condizione dell’artista e della sua funzione nella società. Gli artisti che nora erano stati ritenuti come una categoria più elevata di artigiani che producevano beni di lusso per mecenati facoltosi, ora diventano gure pubbliche e professionisti. Il mutamento della condizione dell’artista si rispecchia nell’istituzione delle accademie uciali e porta ad un maggior senso di indipendenza e ad un corrispondente mutamento del rapporto con i committenti. In questo gli artisti hanno il pieno appoggio dei teorici, e inizialmente è al mondo del mecenatismo uciale che queste idee riformiste vengono rivolte. Per quanto riguarda le opere d’arte, il mecenatismo delle classi medie si limita al ritratto, che di conseguenza subisce una notevole trasformazione. Finora i pittori avevano ragurato gli esponenti della borghesia come personaggi che si sforzavano di imitare i modi aristocratici. Quando questi modi nel periodo rococò si attenuano, gli esponenti borghesi vengono ragurati negli

mettere a nudo la verità che si trova al di sotto della supercie della natura, essi si concentrano sulla forma più che sul modo di trattare la supercie della materia, sulla linea più che sul colore. L’accostarsi all’Ideale è cerebrale e deriva dalla convinzione che l’arte debba rivolgersi all’intelletto come alle percezioni dei sensi e che i problemi artistici possano risolversi attraverso un processo razionale. Gli artisti neoclassici didano degli eetti di colore e di materia non solo perché sono superciali, ma anche perché possono essere colti solo attraverso i sensi e quindi appaiono diversi a seconda dei soggetti. Il disegno a puro contorno è considerato non solo il più antico mezzo di rappresentazione pittorica, ma anche lo stile più puro e naturale. Il colore viene a essere considerato ingannevole, perché maschera la purezza delle forme essenziali.

  1. Il nudo neoclassico Nel tardo ‘700 i modelli di nudo usati all’Accademia di Parigi hanno il grado di dipendenti pubblici, e non c’è un’età ssata di pensione; non esistono modelli femminili nelle accademie. Un’appendice della scuola di nudo è fornita dalla raccolta di calchi delle statue antiche, che costituiscono un sussidio fondamentale.La funzione della scuola di nudo e di quella della scuola di gessi è di fatto complementare: i modelli sono abitualmente fatti posare negli atteggiamenti delle statue antiche. Nel rendere il nudo, l’artista neoclassico si propone di essere naturale, non naturalistico: si vuole puricarlo delle accentuazioni erotiche. Il nudo è accettato solo quando è il più possibile lontano dal corpo umano ignudato: questo grado intollerabile di verità non si riscontra mai nella statua nuda neoclassica, e nemmeno in pittura. Una componente di idealismo entra nella concezione neoclassica del nudo. Il nudo rappresenta l’uomo spogliato di tutti gli elementi esterni, visto su uno sfondo di eternità. Il nudo contemporaneo diventa una delle forme più caratteristiche inventate dagli artisti neoclassici.
  2. Se la ragione fosse l’architetto La ricerca, tipica del neoclassicismo, di verità universalmente valide da scoprire attraverso la ragione e la natura tende a riportare tutti gli ideali artistici sempre più indietro nel passato storico, alla ricerca di forme sempre più pure e primarie. Solo nell’architettura però questa tendenza arriva alla sua logica conclusione, approdando ad un primitivismo radicale del genere più spinto e rigoroso. L’architettura ideale di Ledoux fatta di forme assolute è consapevolmente ispirata alla purezza geometrica dei fenomeni naturali, ed è sentita come partecipe delle leggi naturali; inoltre si accorda pienamente con le teorie funzionaliste della bellezza che sono largamente diuse a metà del ‘700. Una delle ambizioni della prima generazione di architetti neoclassici è quella di purgare l’architettura degli artici e dei capricci della fantasia introdotti dal rococò. Lo fanno misurando gli edici antichi di Roma e altri complessi monumentali talvolta inesplorati: i risultati di queste ricerche vengono pubblicati in volumi

di incisioni dai quali gli architetti possono attingere nuovi elementi (inizialmente questi volumi vengono utilizzati più come un vocabolario per decorazioni all’antica, allora di moda). In ogni caso, Roma è solo una tappa intermedia per coloro che vogliono tornare alla purezza architettonica: la Grecia. L’attività archeologica della metà del secolo mette a disposizione i primi disegni accurati di templi dorici. L’ordine dorico era considerato come il prodotto di un popolo incorrotto che viveva vicino alla natura, e quindi l’espressione più pura di un ideale architettonico. Un’altra via per accostarsi all’ideale architettonico è rappresentata dalla geometria. L’insistenza sulla purezza, semplicità e chiarezza volumetrica nell’architettura corrisponde all’interesse che il pittore porta al disegno a puro contorno. Anche nei quadri in cui sono ragurate architetture si accentua allo stesso modo il contrasto tra masse giustapposte. Le manifestazioni più signicative dell’architettura neoclassica sono costituite da edici pubblici ai quali è possibile imprimere un carattere austeramente monumentale. Tuttavia, quest’epoca non era economicamente propizia a vasti disegni architettonici, quindi commissioni pubbliche del genere erano rare. Molti dei progetti più interessanti non si sono mai concretizzati. Man mano che le possibilità di costruire si riducono, la fantasia degli architetti si dilata, incoraggiata dalle numerose accademie di nuova istituzione che richiedono agli studenti di preparare disegni destinati ai concorsi. Nei progetti neoclassici sia la decorazione che la funzione sono dominate dalla forma puramente architettonica, anche se non pratica dal punto di vista del costruttore e dell’utente. La funzione è suggerita dalla forma anziché dalla decorazione, ma non nel senso funzionalistico del ‘900.

Capitolo quinto - La sensibilità e il sublime

  1. Senso e sensibilità Nella critica settecentesca il sentimento ha una parte sempre più larga, e senza precedenti. Il culto della sensibilità appare incompatibile con gli ideali razionali del neoclassicismo, ma in realtà la capacità di un’opera d’arte di toccare il cuore, oltre ad istruire e migliorare moralmente, viene facilmente ammessa dagli artisti neoclassici. Inoltre, all’epoca si supponeva che il “linguaggio del cuore” fosse lo stesso in tutte le epoche e in tutti i paesi, e quindi che l’opera d’arte che si rivolgeva alla sensibilità assumesse validità universale. Nella scelta del soggetto da parte del pittore è importante che esso contenga qualcosa che riguarda tutti gli uomini: è inutile cercare temi di questo genere nella mitologia greca e romana. Tra i soggetti interessanti, si considerano i personaggi di Omero, la storia antica descritta da Livio e Plutarco, le poesie di Ossian, i drammi di Shakespeare, la storia medievale e successiva (quando da questa si possono trarre soggetti che illustrano costumi incorrotti ed emozioni di coloro che vivono vicino alla natura). Qualunque sia il periodo storico da cui viene tratto il soggetto, esso viene trattato allo stesso modo dal punto di vista stilistico. Spinti dall'interesse per gli aspetti morali e sentimentali, gli artisti considerano in modo nuovo soggetti che erano stati spesso dipinti in precedenza. L’interesse per
  1. Il paesaggio neoclassico I parchi creati in Inghilterra nel ‘700 sono tentativi di ricreare il paesaggio letterario che era stato abbozzato da Omero, elaborato e popolato da pastori soerenti d’amore da Teocrito e da altri poeti bucolici, e che aveva trovato la sua classica espressione in Virgilio. Poeti europei più tardi (Dante, Ariosto, Tasso, Shakespeare e Milton) hanno evocato le stesse scene nelle loro descrizioni di radure nei boschi. Claude aveva ssato questo ideale sulla tela nel ‘600, e i progetti inglesi di parchi si ispirano agli stessi ideali più che copiare i suoi quadri.

Epilogo

  1. L’impero I giacobini adottano il neoclassicismo come il loro stile artistico uciale e il culto dell’antichità quasi come una religione. Le virtù stoiche della Roma repubblicana vengono considerate canoni non solo per le arti ma anche per la condotta politica e la moralità privata. I Conventionels vedono sé stessi come eroi antichi, e le feste della Rivoluzione sono predisposte come riti antichi. L’antichità viene rievocata con altrettanta insistenza sotto l’impero, nell’arte, nell’architettura, nella decorazione degli interni, nel vestire e nelle cerimonie: il neoclassicismo diventa di moda. David viene nominato premier peintre di Napoleone, e Canova è l’artista prediletto di tutta la famiglia imperiale. Tuttavia, anziché rappresentare l’apogeo del movimento neoclassico, l’impero ne segna il rapido declino e la sua involuzione a revival dell’antico, impoverito degli ideali, diventando uno stile puramente decorativo, destinato a dare un volto al lusso e alla grandezza imperiale. Sulla ne dell’ultimo decennio del ‘700 gli eetti del lavoro di maniera, che si vericano quasi inevitabilmente quando uno stile artistico diventa uciale, si stanno già manifestando. Mentre gli artisti neoclassici avevano cercato ispirazione nelle forme più pure e primitive dell’arte antica, quelli del tempo dell’impero si rivolgono alla fastosa opulenza della Roma imperiale.
  2. Neoclassicismo e romanticismo La funzione propagandistica dello stile impero non spiega da sola il diuso abbandono del neoclassicismo che si verica nei primi anni dell’’800. Tuttavia è dicile resistere alla tentazione di concludere che il nuovo atteggiamento verso le arti è stato portato nei vari paesi, al pari dell’impero stesso, dalla Rivoluzione francese. Il corso che la rivoluzione prende tra il 1789 e il 1799 è deludente per tutti. Tuttavia il mutamento stilistico dal neoclassicismo al romanticismo non è dovuto esclusivamente

ad eventi esterni, né è stato il risultato di una reazione paragonabile a quella che aveva portato al riuto del rococò. Il movimento neoclassico conteneva in sé i germi di gran parte delle forze romantiche che lo avrebbero distrutto. È dall’atelier dello stesso David che escono i primi pittori veramente romantici sul nire dell’ultimo decennio del secolo. Tra gli allievi di David, la rottura di Girodet con il neoclassicismo è completa con il quadro Ossian che riceve i generali della Repubblica (1800-1802): quest’opera segna anche un ritorno alle forme compositive unitarie e agli eetti pittorici del barocco in genere e di Rubens in particolare. Un altro gruppo di allievi di David, i Primitifs, sulla ne dell’ultimo decennio del ‘700 portano al punto di rottura le convinzioni che sono alla base della dottrina neoclassica dell’Ideale. Portando alcune idee neoclassiche alla loro logica conclusione e oltre, i Primitifs sono costretti a rinunciare a delle altre. Con il loro fanatismo essi sconvolgono deliberatamente l’equilibrio che era stato realizzato tra rispetto delle regole e ammirazione per il genio, la fede nel valore dell’imitazione e il desiderio di originalità, i richiami alla mente o al cuore e i richiami all’occhio. Al pari di Girodet, anche se in modi opposti, essi segnano la morte del neoclassicismo con forza vitale nell’arte europea. I Primitifs avrebbero un interesse marginale se non fosse per l’inuenza che essi hanno avuto su un altro allievo di David, Ingres. Egli è stato spesso considerato come l’ultimo degli artisti neoclassici, di contro al romantico Delacroix. In realtà, nel suo Edipo e la Sfinge del 1808, dimostra di essere lontano dall’ideale neoclassico di David. Inizia a venire alla luce una nuova visione dell’antichità, molto diversa dalla fredda e calma terra neoclassica.