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Questo saggio tratta del neorealismo con i suoi esponenti più importanti.
Tipologia: Appunti
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NEOREALISMO Il NEOREALISMO si sviluppa nel nuovo clima del dopoguerra. Questo termine venne usato già negli anni’20 per indicare recenA tendenze arAsAche e leDerarie. Ma a uAlizzare in un nuovo modo fu nel 1942 il montatore cinematografico MARIO SERANDREI per il film “Ossessione di VisconA”. Le persone che prendevano questo termine con un’accezione posiAva soDolineava la novità del fenomeno e insieme il suo collegamento alla tradizione oDocentesca che si era messa da parte durante il fascino; chi invece la prendeva con un’accezione negaAva ne soDolineava il caraDere occasionale, troppo legato alla cronaca immediata. AUTORI: ViDorini e Pavese, con la loro rappresentazione del mondo popolare e con il loro impegno democraAco e anAfascista vengono consideraA gli autori più rappresentaAvi del neorealismo. Alcune loro opere però, leDe e usate come modelli della leDeratura neorealisAca, mostrano caraDeri del tuDo diversi e originali. ANNI e CARATTERISTICHE Il momento più importante del neorealismo è quello della Resistenza e dell’immediato dopoguerra (tra il 1943 e 1950) quando si diffonde un nuovo modo di rappresentazione della realtà popolare e si afferma il nuovo CINEMA NEOREALISTICO. In quegli anni si creò in maniera quasi spontanea, un nuovo linguaggio di Apo MEDIO che sembra quasi emanare da una voce anonima —> E’ la voce di un popolo che agisce come protagonista, che sale alla ribalta della storia, che racconta se stesso e i fa_ tragici e avventurosi che si è trovato a partecipare. Le vicende della guerra e della loDa parAgiani cosAtuiscono la base di un linguaggio che vuole avvicinarsi il più possibile al movimento della realtà. Un nuovo bisogno di narrare si afferma nella STAMPA CLANDESTINA, nelle cronache in sostanza nelle tesAmonianze più immediate e brucianA. Domina l’aspirazione ad offrire delle vicende che dovrebbero raccontarsi da sole. Il DIALOGO acquista un peso essenziale nella narrazione: il linguaggio comune della vita quoAdiana e della comunicazione pubblica si intreccia alle lingue regionali per cercare di riprodurre il ritmo e la concretezza dei vari diale_. Si sta cercando di parlare a un modello ideale di popolo italiano, esaltato e miAzzato secondo una tendenza che viene definita POPULISMO. Si rifugge quindi da un uso troppo circostanziato dei diale_ e si tende a dare di essi un’immagine semplificata e si tende di trasportare nell’italiano una forma dialeDale astraDa con semplici citazioni di parole e frasi dialeDali. Questa rappresentazione della realtà può raggiungere momenA di bruciante violenza, denunciando intollerabili situazione di oppressione ma cercando sempre di far prevalere la fiducia nelle risorse dello spirito popolare e nei valori colle_vi. Si cerca sempre di suggerire un modello di umanità posiAva, ad idealizzare i gesA e le azioni dei personaggi popolari. La scriDura NEOREALISTA si appoggia su una tremenda serietà, su un tono asseveraAvo che non ammeDe replica, sulla sicurezza di stare comunque dalla parte del vero e del giusto. Per la maggior parte degli scriDori definiA neorealisA come Pavese, Fenoglio e ViDorini, il neorealismo cosAtuisce solo uno SFONDO, un orizzonte di contenuA, di temi, di discussioni. Con il neorealismo prevale la rappresentazione di una realtà di Apo popolare. Gli autori sentono il bisogno di una leDeratura legata all’ideologia delle classi popolari, capace di dare espressione alle loro loDe, di indicare la prospe_va di uno sviluppo della società verso il socialismo. IL MODELLO DEL CINEMA Il cinema neorealista indicò un nuovo modo di raccontare, RAPIDO ed ESSENZIALE, legato a una direDa osservazione della vita popolare: insegnò a dare un senso DRAMMATICO alle situazione quoAdiane, a personaggi semplici e dimessi. Un film girato in piena guerra, come “Ossessione” di
VisconA, cosAtuì la prima grande roDura degli schemi del cinema degli anni del fascismo: seguirono poi altri film come “Ladri di bicicleDa” di ViDorio De Sica. Agli eroi tradizionali e arAficiosi questo cinema SOSTITUIVA uomini COMUNI, operai, contadini che trovavano la loro verità nel rapporto con l’ambiente sociale, in una partecipazione colle_va: agli aDori professionisA venivano PREFERITE persone COMUNI, trovate per la strada. Con i film neorealisA il cinema sembra imporA come protagonista di una nuova cultura che finalmente fa PARLARE la REALTA’, che dai drammi degli uomini comuni ricava un segno di libertà e di umanità, l’annuncio di una nuova storia e di una nuova società. Sembra affermare un modello di umanità e di civiltà immediata, autenAca, vitale, un nuovo orizzonte colle_vo. Il cinema neorealista ebbe comunque molA rapporA dire_ con la contemporanea leDerario nonostante fu un’esperienza brevissima poiché modificata dalle molteplici contraddizione della situazione del dopoguerra. La produzione cinematografica media in cui ebbe un rilievo essenziale la COMMEDIA ALL’ITALIANA, oltre a isAtuire nuovi rapporA con la leDeratura ed ebbe una importante FUNZIONE LINGUISTICA, specialmente per il ruolo molto ampio che aDribuì all’uso dei diale_, come direDa espressione della vita popolare. Tra tu_ i diale_ occuparono una posizione privilegiata il romanesco e il napoletano, in forme comprensibili. Autori neorealisA: Pasolini, Zurlini, VisconA ELIO VITTORINI Lui è sempre alla ricerca di uno streDo rapporto tra la leDeratura e l’orizzonte più ampio della vita culturale e poliAca contemporanea. Ha espresso, nella sua opera e nella sua vita, un bisogno di partecipazione alle cose, di intervento a_vo nella realtà. Ha sempre aspirato a vivere esperienze totale ed ha sempre scommesso sulle proprie prospe_ve e sulle proprie passioni: sempre pronto a sbagliare e a correggersi. Le sue opere e la sua scriDura leDeraria rispondono prima di tuDo a un bisogno di partecipare alle tendenze più vitali del presente: in esse egli proieDa la propria coscienza della situazione storica. ViDorini, nonostante numerose opere incompiute, ha saputo evidenziare problemi e suscitare iniziaAve, è stato un intelleDuale capace di senAre spontaneamente l’aspeDo poliAco della cultura, il suo valore di relazione sociale. Nato a Siracusa il 23 luglio 1908, ViDorini trascorse l’infanzia seguendo gli spostamenA del padre, prima ferroviere e poi capostazione: e il fascino del treno e del viaggio sarà presente con insistenza in tuDa la sua opera. Svolse molA lavori tra cui pubblicò in varie riviste arAcoli di poliAca e criAca e i primi tesA narraAvi, fino al primo volume apparso nel 1931, i racconA “Piccola Borghesia” e poi trasferitosi a Firenze, lavorò come correDore di bozze al quoAdiano “La Nazione”. Durante la guerra, egli svolge a_vità clandesAna per il parAto comunista. INTELLETTUALE E ORGANIZZATORE DI CULTURA ViDorini rivela grande fiducia nella cultura come forza capace di creare un mondo umano e vitale. essa per lui è un valore in espansione che rompe gli argini delle anonime convenzioni borghese. Questa fiducia trova varie incarnazioni nei diversi momenA dell’a_vità di ViDorini. Nei primi anni è in lui molto forte il senso dell’ENERGIA GIOVANILE, la volontà ancora adolescenziale di geDarsi a fondo nel vorAce della vita per estrarne il valore autenAco e profondo e in questo si sente l’eco del fascismo di sinistra. Con il suo distacco dal fascismo, si rivolge con aDenzione alla realtà popolare, va contro all’ingiusAzia e all’oppressione e , l’interesse per il popolo è per lo scriDore anche ricerca delle proprie radici siciliane, un Ararono ai miA originari del mondo contadino: qui ViDorini trova la rivelazione essenziale di ciò che fa umano l’uomo, il ripetersi di gesA tragici e assoluA in cui si risolve il valore della vita (è il momento che culmina alla scriDura di “Conversazioni in Sicilia”.
cercava di uscire dal grigio orizzonte dell’Italia fascista e borghese, ritrovando le radici profonde dell’anima popolare, come collocandosi all’interno di essa. Il romanzo è cosAtuito su una narrazione di PRIMA PERSONA ma la voce narrante solo in parte coincide con quella dell’autore e rappresenta piuDosto una sorta di soggeDo colle_vo. Egli sfugge partendo in treno da una ciDà dell’Italia seDentrionale verso la Sicilia, in cui è nato e in cui si trova ancora la madre: i luoghi aDraversaA dal treno assumono il VALORE di stazioni simboliche. Giunto al paese natale, il viaggiatore riafferra, aDraverso il rapporto con la madre e con la civiltà contadina, gli emblemi di una tragica vitalità —> Nelle forme di vita e nei conta_ che si isAtuiscono in quell’ambiente, egli ha modo di riconoscere il fondo più crudo ed essenziale delle cose. Il ritorno all’origine contadina riconduce ai valori autenAci e severi della vita popolare, ai suoi miA e alle sue figure ricorrenA. Il romanzo, più che una vera narrazione, propone una serie di situazioni liriche e di figure esemplari, personificazioni morali più che individui concreA. Lo scriDore cerca a tu_ i cosA di essere sempre su un tono più alto rispeDo a quelli consueA della prosa italiana, vuole a tu_ i cosA rendere la sua parola esemplare e assoluta. Il fascino di questo libro sta nel mondo in cui la scriDura apre aDraverso il suo ritmo lirico e sacrale, uno spazio illusorio nel grigio vuoto nel mondo. CESARE PAVESE Cesare Pavese ha svolto un ruolo essenziale nel passaggio tra la cultura degli anni ’30 e la nuova cultura democraAca del dopoguerra: ha rivolto una aDenzione alla REALTA’ POPOLARE e contadina che ha avuto essenziale risonanza negli anni del neorealismo: è stato un grande operatore culturale, che ha mediato aspe_ ed esperienze della cultura europea ed americana. Ha vissuto in pieno la stagione dell’impegno nel parAto comunista. Pavese è molto lontano dal vitalizio di ViDorini, dalla sua volontà sempre posiAva. Pavesi si sente conAnuamente trascinato entro una realtà che sente estranea, con cui il suo io non riesce mai a conciliarsi e, nello stesso tempo cerca di affermare il senso più profondo di sé nella scriDura, nella conquista di un osAle e di una maturità che resistano nel tempo. La sua vita si risolve in una tormentosa analisi di se stesso e dei rapporA con gli altri, in una ininterroDa loDa per costruirsi come uomo e come scriDore: una loDa nella quale più egli acquista sicurezza e coscienza di sé, tanto più sente di essere altrove, di non poter coincidere con gli altri. Il senso di questa vicenda, di questo ossessivo scavo dentro di è, che alla fine lo porta al suicidio, è seguito con osAnata tensione analiAca nel suo diario “ Il mesAere di vivere” che finì con le parole “TuDo questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più.” La sua vita fu in gran parte concentrata in un paziente e costante lavoro intelleDuale. Venne assunto alla casa editrice “ENAUDI”. TEMI NELLE SUE OPERE Gran parte delle sue opere sono dominate dal richiamo dell’INFANZIA, da lui in parte vissuta nelle campagne delle Langhe. L’infanzia e il mondo campestre rappresentano un passato originario, che conAene in sé la traccia di qualche evento unico e primordiale, di cui non è possibile individuare i caraDeri, ma che la scriDura e la riflessione cercano di riscoprire e di ripetere. Nel paesaggio piemontese e in primo luogo le sue colline si ripete il tempo del mirto, sempre uguale a se stesso, estraneo al movimento della storia. Nel fondo della realtà campestre balenano i sensi del selvaggio, di forze che non sono dominabili dallo sguardo umano e che la società si impegna a controllare. La CITTA’ invece rappresenta il MOVIMENTO, il fare, il costruire. Il rapporto tra ciDà e campagna è contraddiDorio —> Nella campagna la natura rivela la sua vitalità originaria ma si afferma nello stesso tempo come forza cieca, inesorabile e mortale. Nella ciDà l’uomo si costruisce come essere sociale e civile, in un lavoro che trasforma le cose, ma nello stesso tempo si perde nell’arAficio, nell’accumulo degli ogge_, in una vita sempre più priva di dolore. Sia nella campagna che nella
ciDà alcune figure umane, che si pongono come modelli di vita, condensano in sé significhi più profondi dell’ambiente, ne incarnano i caraDeri più totali e risoluAvi: Il rapporto con esse hai un essenziale valore di conoscenza e di esperienza. Molto spesso i personaggi di Pavese sono giovani che cercano un’esperienza del mondo, che mirano a costruire la propria umanità, proprio confrontandosi con quelle figure-modello, cercando con loro legami di amicizia. In modi molto differenA anche Pavese meDe al centro delle sue opere il tema dell’adolescenza, del suo incontro e sconto con il mondo. Il problema della costruzione del sé, è naturalmente alla base di tuDo il suo rapporto con la leDeratura: costruirsi è prima di tuDo cercare uno sAle, trovare i modi per riconoscere se stesso aDraverso un paziente e osAnato lavoro, che porA alla maturità. E’ una ricerca che conAene il pericolo dell’arAficio poiché il riflesso sociale possono trasformare lo sAle in una maschera e in questo caso viene difficile disAnguere la costruzione di sé dalla fuga da sè, dal nascondersi dagli altri. Nei rapporA con gli altri e con la vita egli avverte il senso terribile che tuDo quel che lui fa è storto. Nella sua ricerca di sAle c’è un bisogno di uscire da sè, di essere con gli altri, di viver in una dimensione sociale —> Andava alla ricerca della SOCIALITA’. PAVESE POETA La prima esperienza di Pavese come scriDore si svolge con le poesie di “Lavorare Stanca”. Il libro comprendeva 45 poesie, che uscivano dalle prospe_ve della nuova lirica degli anni ’20 e ’ poiché si rivolgevano verso uno sAle OGGETTIVO, che non si appoggia su situazione liriche, ma su occasioni narraAve, legate a personaggi che si muovono tra il mondo della campagna e quello della ciDà e vivono le difficoltà dell’esperienza quoAdiana e dei rapporA sociali. QuesA personaggi sono spesso come estraniaA da sé stessi, riescono a conoscersi e a essere solo andando lontani da sé e dal proprio mondo. Sullo sfondo si disegnano le forme concrete del paesaggio piemontese, la realtà degli ambienA contadini e piccolo borghesi. La sua poesia è caraDerizzata dal RITMO del verso, che si svolge con lunga cadenza iteraAva, che dà l’effeDo di una realtà condannata a ripetere sé stessa. Pavese ha realizzato un personale VERSO NARRATIVO, faDo spesso di combinazioni di versi regolari di diversa misura che assumono un caraDere di canAlena. PRIMA NARRATIVA e RIFLESSIONE SUL MITO Alla narraAva in prosa Paese si accostò con una specie di breve romanzo inAtolato “Ciau Masino” in cui si seguono le vite di due personaggi, l’intelleDuale Masino e il proletario Masin, sullo sfondo del contrasto ciDà-campagna e di una ricerca di conoscenza e coscienza, in cui il sesso acquista un rilievo essenziale.
cosi in un’esperienza radicale: si traDa infa_ della creazione di una realtà assoluta che si sosAtuisce alla vita. Compose una serie di racconA e un paio di romanzi brevi dedicaA al mondo delle langhe, da cui è in genere assente la figura del protagonista autobiografico. essi si svolgono in forma più ogge_va e possono essere consideraA abbastanza vicini alla leDeratura neorealisAca. IL PARTIGIANO JOHNNY Sia nel “parAgiano Johnny” sia nella “Primavera di bellezza” emerge la figura autobiografica di Johnny. La prima redazione di “Primavera di bellezza” narra i giorni da lui trascorsi ad Alba prima della chiamata alle armi, la sua vita di allievo ufficiale. La prima redazione de “Il parAgiano Johnny” parte dal ritorno di Johnny a casa, ad Alba, e segue le vicende del suo arruolamento tra i parAgiani rossi, del successivo passaggio presso i parAgiani azzurri. La seconda redazione parte direDamente dall’ulAma azione di Johnny con i rossi e segue poi lo stesso percorso della precedente, anche se con una struDura narraAva più rapida e lineare. Tra quesA due tesA c’è una differenza di Apo linguisAco e sAlisAco. Nel primo caso si tende a un italiano levigato, dalla forma essenziale e dalla misura quasi “classica”; nel secondo c’è una forte presenza della lingua inglese, con intere frasi, termini e baDute che si inseriscono nella narrazione e nei discorsi di Johnny, mentre la stessa lingua italiana assume cadenza originali. Si traDa di due tesA legaA alla figura di Johnny, dalla sua adolescenza alla sua giovinezza cresciuta al contaDo con la realtà dell’Italia fascista: è una formazione che conduce non ad una maturità risoluAva e felice ma al nulla di un mondo privo di senso. Nelle vicende di Johnny, pieno di passione intelleDuale, costreDo a prepararsi ad una guerra che si sta perdendo, si svuotano tu_ i miA vitalisAci e o_misAci vissuA dalla cultura italiana. L’uso dell’inglese nel “ParAgiano Johnny” non tende a dare effe_ di parlato e di immediatezza narraAva ma si traDa di un inglese spesso faDo di forme desuete e anAquate, di citazioni e formule leDerarie: non una lingua che partecipa della realtà ma una lingua astraDa ed assoluta. Con quest’opera Fenoglio mostra che dall’orrore non si può ricavare nessuna immagine di futuro, ma solo la tesAmonianza di una testata resistenza umana nell’assurdità dell’esistere. UNA QUESTIONE PRIVATA Al centro di quest’opera c’è un nuovo personaggio di parAgiano delle Langhe che si chiama Milton. Una quesAone privata si presenta come un ordigno narraAvo di allucinante rigore, che imprigiona il personaggio e il suo mondo soDo una tensione da cui non c’è scampo. Il parAgiano Milton durante una visita a una villa in cui ha frequentato e amato Fulvia, che li trascorreva le vacanze, viene a sapere dalla custode degli incontri tra Fulvia e l’amico di Giorgio: preso da una assurda voglia di sapere cosa sia effe_vamente accaduto tra i due, Milton inizia a cercare Giorgio, che fa parte di un’altra brigata parAgiana. Venuto a sapere che Giorgio è stato faDo prigioniero dai fascisA, cerca di caDurare un fascista per poterlo scambiare con Giorgio e ci riesce, ma poi è costreDo ad uccidere il prigioniero. Mentre tenta una nuova visita alla villa di Fulvia, viene mortalmente ferito dai fascisA. Tu_ i movimenA di questo personaggio in mezzo alla guerra e alla violenza sono segnaA dal bisogno assoluto e assurdo di sapere, di guardare fino in fondo nell’evento traumaAco che per lui rappresenta il rapporto tra Fulvia e Giorgio. la sua è una ricerca disperata per affermare qualcosa che è già accaduto, per vedere la rovina del suo amore, della sola forza che lo dovrebbe mantenere ancora vivo nello scempio della guerra. Si annulla così qualsiasi altro scopo, qualsiasi obbie_vo del suo combaDere: la sua ossessione è come una molla insensata che lo spinge a muoversi in totale solitudine in un mondo già per se privo di senso. Milton trova la sue sue ragioni e la sua dannazione in se stesso, in questo legame assoluto con un amore già perduto, che scava uno spazio tragico dentro la storia e contro la storia. Egli cerca se stesso e la propria sconfiDa, in un mondo vuoto di senso, in realtà dominata dall’assurdo, un
assurdo in cui la guerra civile cosAtuisce l’immagine tragica: in questa ricerca può approdare solo al nulla e alla fine. MORALISTI e NARRATORI DEL NEOREALISMO Le cronache della guerra, della Resistenza rappresentano la manifestazione più spontanea del neorealismo. Si può notare che molto rari sono i narratori che non subiscano in qualche modo, nei primi anni di dopoguerra, la suggesAone del neorealismo: l’esperienza degli evenA recenA costringe gli scriDori più diversi a una aDenzione più direDa alla realtà sociale, a partecipare a un clima di aDese e di speranze, ad avverAre l’emergere sulla scena delle classi operaie e contadine. Uno dei più importanA è Francesco JOVINE e Giuseppe DESSi’. LA TESTIMONIANZA di CARLO LEVI Carlo Levi scrisse “Cristo si è fermato a Eboli”. Viene scriDo con una prosa ferma e sicura, che definisce cose e persone unendo impegno razionale e viva partecipazione senAmentale, questo libro si riferisce, nel Atolo, a un deDo diffuso presso i contadini lucani, secondo cui il CrisAanesimo, l’umanità, la civiltà si sarebbero fermate ad Eboli, prima dell’ingresso nella regione. Nel racconto di Levi è sempre in piena evidenza la distanza assoluta di quel mondo contadino, chiuso nelle sue tradizioni ancestrali, dal mondo moderno: il linguaggio della Lucania contadina e quello dell’autore che ad essa si accosta appaiono lontani e incommensurabili. La novità della tesAmonianza di Levi sta in realtà proprio nel rispeDo che egli mostra per gli usi, le abitudini di vita e nei momenA più intensi egli arriva ad immergersi fino in fondo nel cuore segreto di quel mondo. Egli arriva così a senAre, una misteriosa compresenza dei tempi, come se il passato della terra e della vita precipitasse nel suo presente di individuo che partecipa al presente di quel mondo umano pur da lui tanto lontano. Ma nello stesso tempo dal libro sorge l’ipotesi di uno sviluppo civile che nasca dal rispeDo della autonoma vita si quel mondo, che lo liberi dall’oppressione e dalla miseria ma salvi i caraDeri vitali, gli originari valori umani che esso esprime. Levi pensa ad una “rivoluzione contadina” capace di conservare l’equilibrio di quella realtà, di collegare le sue tradizioni a un libero sviluppo democraAco. Quest’ opera manAene la sua forza di tesAmonianza, la sua carica civile: è certamente una delle opere che ci conservano l’immagine concreta e problemaAca di un arcaico mondo contadino che si è poi cancellato. VASCO PRATOLINI: lo scrittore della Firenze popolare La sua opera vuol essere direDa espressione della coscienza del proletario ciDadino, rappresentandone gli essenziali valori senAmentali, morali, comunitari. L’autenAcità e la spontaneità del suo mondo narraAvo escludono programmi e prospe_ve teoriche troppo definite. Era legato agli ambienA del fascismo di sinistra. Nato a Firenze, proprio questa origine dà a Pratolini un senso immediato di partecipazione alla vita colle_va, che si svolge in una sicura coscienza di classe: il mondo proletario ciDadino in cui egli è radicato sente come essenziali i rapporA affe_vi, la solidarietà sociale e l’appartenenza di ogni individuo a una ben definita realtà comune. Il suo LUOGO esemplare è il QUARTIERE fiorenAno, spazio chiuso all’interno della ciDà, ambito famigliare in cui tu_ gli aspe_ della vita privata si svolgono in pubblico, in cui si sviluppano tu_ i rapporA e gli affe_. Di questa realtà Pratolini vuole essere l’appassionato cronista, equiparando la propria posizione di scriDore a quella degli autori delle anAche cronache fiorenAne. Nella sua rappresentazione è ben evidente l’eredità della cultura fiorenAna degli anni ’30, con cui egli avevano avuto molteplici conta_, prestando aDenzione in primo luogo alla NARRATIVA della MEMORIA e alla LIRICA ERMETICA. Servendosi di ciò, egli ritrova nella memoria una serie di frammenA di vita popolare e li
più generale e provvisorio sfondo culturale, mentre il nucleo essenziale della loro ricerca restò comunque legato alla maggiore tradizione novecentesca. La vera e propria poesia neorealista si sviluppo aDraverso proposiA di uscire dalla prigione della lirica, di trovare nuovi toni colloquiali e comunicaAvi: si cercava una lingua spontanea e immediata, si guardava all’italiano dialeDale e regionale, si riproducevano cadenze e forme della poesia popolare, si tentavano misure narraAve. Si ebbe il diffondersi di una poesia DIRETTA che pretendeva di parlare della realtà sociale e poliAca in modi spontanei e disordinaA; il diffuso spirito di loDa e di rivolta veniva tradoDo in forme poeAche che rivendicavano il proprio valore appoggiandosi sui soli contenuA. PoeA: MatacoDa, Monterosso, Socrate. MODI DELLA SCRITTURA TEATRALE Nel teatro il neorealismo si fa senAre con vari tesA che non escono da una ordinaria amministrazione e che spesso si risolvono in indagini sociologiche e in forma di teatro- tesAmonianza. Il teatro di Eduardo affonda le proprie radici nella tradizione dello speDacolo napoletano: una tradizione che si presenta assai ricca e vitale per tuDa la prima metà del ‘900 e che aveva trovato la sua espressione più suggesAva nella comicità aggressiva di Raffaele VIVIANI. La compagnia di Eduardo trovava la sua forza in una scatenata vitalità comica, nelle spontanee doA di tre fratelli e nel loro sapiente uso di forme farsesche, di schemi risalenA fino alla tradizione della commedia dell’arte: ma essa mostrava anche grande aDenzione agli aspe_ concreA della realtà della Napoli contemporanea, sopraDuDo alle abitudini, agli stenA, alle illusioni quoAdiani della piccola borghesia. SopraDuto Eduardo senAva il bisogno di portare il teatro napoletano fuori da un ambito locale e folklorisAco, di confrontarlo con la drammaturgia borghese: essenziale fu a tal proposito il suo incontro con Pirandello, che ebbe tra i primi esiA una grande interpretazione del “BerreDo a sonagli”e “L’abito nuovo”. Intorno alla sua persona e alla sua figura di autore e aDore si è andato costruendo un vero e proprio MITO: il suo volto e la sua voce hanno incarnato una specie di SIMBOLO TEATRALE e nel contempo un senso di tragedia e solitudine si è posato sulla sua vita privata. Nella drammaturgia di Eduardo De Filippo si è data la maggiore immagine contemporanea di quegl’intrecci tra aDore, autore e regista la cui prima incarnazione risale a Ruzante: questo intreccio ha faDo di lui un vero e proprio personaggio, costante e inconfondibile nelle sue diverse opere. Il suo teatro è legato alla sua presenza scenica e alla sua recitazione, alla sua figura teatrale. Non si può parlare della drammaturgia di Eduardo senza tener presente l’immagine dell’aDore che egli ha imposto con il suo lungo lavoro sulla scena: un’immagine comica che si è andata sempre più proieDando in una solitudine tragica, che è divenuta supremo segno di fedeltà a una misura umana del teatro. ADraverso il corpo dell’autore, nel suo modo di essere e di parlare, di comunicare con il pubblico, il personaggio di Eduardo ha faDo del teatro una rappresentazione di ciò che di POSITIVO può avere l’uomo, un sogno di solidarietà e giusAzia: ha vissuto lo scontro tra questo sogno e l’osAle realtà di un mondo dominato dall’egoismo, dall’aggressività, dalla violenza. Per l’autore- aDore Eduardo il COMICO è stato un essenziale modo di CONOSCENZA: aDraverso il comico egli ha verificato il contrasto tra l’aspirazione del suo personaggio a un’autenAcità umana e i caraDeri concreA della vita contemporanea, dominata dal denaro, estranea ad ogni dimensione umana. Il comico è arrivato così spesso a risolversi in una smorfia amara e sofferente, a volgere verso il pateAco e il tragico. In realtà in tuDo il teatro di Eduardo c’è un profondo amore per una Napoli piccolo-borghese, per le sue usanze più semplici ed elementari, per la sua comunicaAvità: una Napoli di forA senAmenA popolari, civile e accogliente, carica di umanità, nonostante fosse povera. Il suo personaggio Apico crede quasi sempre nei valori originari di quel mondo : in primo piano per lui c’è il valore della FAMIGLIA, che egli sente come luogo di integrità, di comunicazione totale e fiduciosa. In questa cura per la famiglia si sente l’eco dell’origine biografica dei De Filippo, del dramma da essi vissuto nell’infanzia per la loro irregolare situazione familiare. Il teatro dialeDale trova una forma dialeDale aDenuata, u napoletano abbastanza semplice e comprensibile.
I drammi di Eduardo si svolgono quasi sempre negli INTERNI FAMILIARI: salo_ in cui tanA ogge_ ricordano il valore della famiglia. OPERE di EDUARDO