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Risonanza magnetica e diffrazione di raggi X in chimica clinica e forense
Tipologia: Sintesi del corso
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Spettroscopia NMR basata su interazione radiazione materia : eccitazione – assorbimento- emissione. Il rilassamento avviene rilasciando l’energia del reticolo. Ci interessa la differenza di energia tra lo stato eccitato e quello fondamentale che in NMR determina posizione e forma dei picchi che dipendono da:
Dobbiamo utilizzare un impulso di radiofrequenza che fitti esattamente la differenza di energia (γħB0) fra i due livelli energetici, tra lo stato fondamentale (α) e quello eccitato (β). Eguagliando l’energia dell’impulso alla differenza di energia tra i livelli troviamo che la frequenza di risonanza è la frequenza di Larmor. Quindi, quando la frequenza dell’impulso eguaglia la frequenza di Larmor si ha assorbimento di energia con conseguente cambio di orientazione dello spin. Gli spin si distribuiscono tra i due livelli secondo la distribuzione di Boltzmann che dipende dalla T. Al diminuire della temperatura aumenta la popolazione nello stato a e la differenza di energia. In generale i due stati sono similmente popolati, con un leggero eccesso di popolazione in a; questo fa sì che tutte le coppie di spin si annullino ma che rimangano degli spin spaiati in a che quindi genereranno una magnetizzazione macroscopica il cui vettore è orientato lungo l’asse z del campo magnetico. Anche la magnetizzazione macroscopica precede alla frequenza di Larmor. La differenza di energia che compare nella distribuzione di Boltzmann dipende da γħB 0 , considerando inizialmente solo la dipendenza da B 0 più è intenso il campo magnetico e maggiore è la differenza di popolazione. Usando 9.4 T la differenza di spin (quelli che usiamo) è di soli 64. Da questo si capisce che il primo problema dell’NMR è la sensibilità perché ci sono pochi spin che generano il segnale. Possiamo fare due considerazioni :
Usiamo i ppm perché ci svincoliamo dalle frequenze di risonanza ovvero qualsiasi campo utilizziamo, l’acetilene lo troviamo sempre a 1.8 ppm e il TMS è sempre 0 ppm. Anche il chemical shift dipende dal campo perché è causato dalla circolazione degli elettroni nella molecola indotta dal campo magnetico, quindi con un campo più intenso la velocità con cui circolano è maggiore e viceversa. Quindi variando il campo, il chemical shift in frequenze varia mentre in ppm rimane sempre lo stesso. Dipendenza del chemical shift Dipende da 3 fattori :
chemical shift molto più alti rispetto alle olefine proprio perché il campo magnetico locale che si genera si somma a quello esterno e quindi serve una frequenza maggiore per avere risonanza. Un caso molto accentuato di questo effetto è quello dell’annulene, una struttura ciclica con atomi di H interni ed esterni. Tutti gli H all’esterno sono deschermati e cadono ad alte frequenza (7ppm) mentre gli idrogeni interni sono in una zona di schermo e il loro segnale cade a - 3 ppm. Effetto del solvente Dovuto alla differenza tra legame intra e inter molecolare. Nel caso di un’aldeide, l’H forma un legame intramolecolare che è un legame abbastanza forte e quindi si forma a prescindere dalla presenza o meno del solvente. Nel caso dell’etanolo invece, l’H può formare un legame intermolecolare con le altre molecole di etanolo ma se è presente il solvente questo non succede. Nel caso di idrogeni che scambiano come OH o NH il chemical shift è difficile da determinare, nello spettro rosso in alto è l’OH da un tripletto mentre a bassi ppm dà un singoletto allargato (panettone) Accoppiamento scalare o indiretto – J coupling La forma dei segnali dipende dalla j coupling, un’interazione spin-spin mediata dagli elettroni di legame (non c’entra più il campo) e questo implica la presenza di legami covalenti tra i due spin che sono accoppiati tra loro. a) due nuclei senza spin = elettroni hanno stessa energia b) uno dei due nuclei con spin = abbiamo due livelli energetici, uno spin nucleare ha un’interazione più favorevole con uno spin elettronico di segno opposto. c) due nuclei entrambi con spin = possiamo avere diverse orientazioni, bb ( ↓↓) , aa( ↑↑) oppure uno ab( ↑↓) l’altro ba( ↓↑) , con diverse energie. Consideriamo due spin, uno di H e uno di C. nel caso in cui non siano legati covalentemente tra loro, la costante di accoppiamento scalare è zero. Possiamo avere 4 situazioni, entrambi in a, H in a e C in b, H in b e C in a oppure entrambi in b. Il salto per ottenere lo spin flip (A1 e A2) ovvero la frequenza di Larmor, è uguale per entrambe le transizioni, sia degli H che degli C. Se invece c’è un legame covalente tra i due e quindi ci sono due elettroni di legame, le energie cambiano: quando l’idrogeno è in a si avvicinano i due livelli di energia mentre si allontanano quando è in b. Se A1 è diverso da A2 si ottengono due segnali a una distanza pari a J e siccome H è accoppiato a C, J è uguale per entrambi. L’integrale del picco rimane 1 ma nel secondo caso le altezze sono dimezzate perché il segnale è sdoppiato.
Molteplicità dei segnali La regola della molteplicità è 2nI+1, dove I è lo spin nucleare, n è il numero di nuclei magneticamente equivalenti. Se non c’è accoppiamento n=0 e il segnale è un singoletto, se accoppia con un altro atomo n=1 e il segnale sarà un doppietto. Segue lo schema del triangolo di Tartaglia: la distanza tra i picchi è sempre uguale mentre l’altezza corrisponde ai numeri del triangolo. Quindi la molteplicità ci dà informazioni sulla connettività ovvero ci dice chi c’è vicino all’H del segnale che stiamo guardando. Accoppiamento con atomi equivalenti o non equivalenti Quando un H è accoppiato con degli H equivalenti, si ottiene un unico segnale che sarà un doppietto, tripletto o quartetto in base al fatto che l’H sia accoppiato con un CH, CH2 o CH3. Quando si ha un accoppiamento con atomi non equivalenti, ovvero non simmetrici, si ottengono diversi segnali:
vista energetico. Quindi quando abbiamo una molecola completamente simmetrica è come se ne considerassimo solo metà. Equivalenza per chemical shift = se il sistema è simmetrico, l’intorno locale da una parte è uguale all’intorno locale dall’altra e quindi il chemical shift è uguale; lo stesso vale quando il sistema ruota o scambia gli idrogeni (sono sempre uguali). L’equivalenza per scambio chimico si verifica ad esempio per i protoni di un metile; essi sono rapidamente interconnettibili ossia possono passare facilmente uno al posto dell’altro perché si ha rotazione intorno al legame C-C. (isocronia = equivalenza chimica) Equivalenza magnetica = i protoni sono magneticamente equivalenti se hanno la stessa costante di accoppiamento con tutti gli altri idrogeni che stanno accoppiando. Nel caso del diflurometano i due H sono equivalenti per simmetria e anche magneticamente perché le costanti di accoppiamento dei due idrogeni con lo stesso atomo di fluoro sono uguali visto che lunghezza e angoli di legame sono identici. Quindi avremo un segnale che integra due ed è un tripletto perché accoppia con due F. Nel caso del 1,1-difluoroetilene i due H sono simmetrici ma le costanti di accoppiamento sono diverse perché uno è in cis e uno in trans. Quindi avremo due segnali che integrano 1 e sono due doppietti con due costanti di accoppiamento diverse.
2. SISTEMI DI SPIN E LA LORO NOTAZIONE Un sistema di spin è un insieme di spin accoppiati tra loro, non tutti devono essere accoppiati con tutti quindi all’interno di una stessa molecola si possono avere più sistemi di spin. Quando i nuclei sono chimicamente non equivalenti, vengono indicati con lettere dell’alfabeto diverse - > si usano lettere vicine per gli H che hanno chemical shift vicini mentre lettere più distanti tra loro nel caso di chemical shift molto diversi. Nel caso qua sotto, ad esempio, solo il CH2 legato al Cl viene shiftato a chemical shift molto alti rispetto agli H alifatici e quindi invece di assegnargli la lettera D (vicina a C), gli assegniamo X. Completa la notazione un pedice che indica il numero di idrogeni chimicamente equivalenti del gruppo. Nel caso di gruppi chimicamente equivalenti ma magneticamente non equivalenti, si usano le stesse lettere ma con l’apostrofo. Esempi sulla notazione del sistema di spin:
L’isomero in para è simmetrico quindi i due H in alto danno un segnale e i due in basso danno un segnale. Siccome si accoppiano tra loro avremo due doppietti (spettro 3) L’isomero in orto deve dare due doppietti e due tripletti (spettro 1) L’isomero in meta deve dare un singoletto, due doppietti e un tripletto (spettro 2). Per questi segnali complessi bisogna collassare le long-range ovvero, prendendo il primo segnale a destra del primo spettro, è un doppietto (J aromatica) di doppietti (J long- range) ma lo consideriamo solamente un doppietto. EFFETTO DELLA J-COUPLING SULLA MAGNETIZZAZIONE Se prendiamo in considerazione un doppietto, lo sdoppiamento del segnale significa che quel nucleo non è più descritto da un singolo vettore di magnetizzazione perché questo ruotando alla frequenza del chemical shift, passa davanti al ricevitore generando un segnale che è un singoletto. Quindi un doppietto si può descrivere attraverso due vettori di magnetizzazione che ruotano a frequenze leggermente diverse, è come se il vettore si dividesse in due con una componente che viaggia in senso orario e l’altra in senso antiorario con velocità +J/ e - J/ SPETTRO DEL 13 C Abbiamo un range di chemical shift più amplio (0-220 ppm) perché interviene solo il sigma para. Di conseguenza è molto più difficile avere picchi sovrapposti e il chemical shift diventa più sensibile agli intorni locali. Il chemical shift è influenzato da : elettronegatività dei sostituenti e ibridazione del carbonio. L’effetto dei sostituenti come per l’H si propaga lungo la catena andando a scemare. Il difetto degli spettri 13C è che non possiamo integrare quindi sono semi-quantitativi. C’è un trend comune con la scala per l’1H :
singoletto che integra 1 e questo va ad accoppiare con un H, si genera un doppietto che avrà integrerà sempre a 1 quindi le intensità dei segnali si dimezzano (si dimezza S/N). Nonostante questo, la costante di accoppiamento è importante perché ci permette di capire se è un C- (singoletto), un CH (doppietto), un CH2(tripletto) o un CH3 (quartetto). Esistono 2 metodi per aumentare la sensibilità :
1. Eliminiamo le costanti di accoppiamento e collassiamo tutti i multipletti a singoletti. In questo modo aumentiamo l’intensità dei segnali e quindi il rapporto S/N ed evitiamo anche sovrapposizioni tra i segnali. Per fare ciò si usa il disaccoppiamento a banda larga con cui disaccoppiamento l’H dal C. Il disaccoppiamento ha una conseguenza che si chiama effetto Overhauser NOE - > rilassamento che arricchisce la differenza di popolazione fra stato alfa e beta e aumenta il segnale S/N. Quindi il rapporto è falsificato e perciò lo spettro 13C disaccoppiato non è più quantitativo. 2. utilizzare delle sequenze che trasferiscano la magnetizzazione dall’atomo di idrogeno (abbondante) all’atomo di carbonio. Il metodo di disaccoppiamento a banda larga è il più usato - > Quando abbiamo la costante di accoppiamento H-C, abbiamo la componente di atomi di carbonio legati all’idrogeno in alfa e la componente degli atomi di carbonio legati all’idrogeno in beta. Mandiamo un impulso sintonizzato alla frequenza del C (100 MHz) e mandiamo la magnetizzazione sul piano; durante l’acquisizione, irradiamo anche l’H che risuona a 400 MHz (gamma C ¼ di gamma H) in modo che i nuclei di H vadano di continuo tra alfa e beta molto velocemente ovvero saturiamo la transizione alfa-beta in continuazione. In questo modo eliminiamo la costante di accoppiamento e otteniamo un singoletto di intensità raddoppiata. EFFETTO NOE = variazione frazionaria dell’intensità del segnale NMR di uno spin (^13 C) quando un altro spin (^1 H) viene saturato. Il termine saturare, significa far fare alfa-beta velocemente ad un nucleo. Per avere effetto noi sono necessarie due condizioni : 1. I nuclei devono essere legati o vicini 2. Dobbiamo disaccoppiare uno dei due nuclei (saturare H). La variazione frazionaria dell’intensità di segnale è data dalla formula : W (omega maiuscola) = probabilità che si verifichi una transizione e sono legate ai fenomeni di rilassamento. Quando mandiamo un impulso gli spin passano da alfa a beta dopodiché per rilassamento ritornano in alfa. Ci sono diverse possibilità di transizioni :
L’effetto NOE dipende quindi dalla coppia di nuclei; per il C (omo-nucleare) l’effetto massimo è 0.5 mentre per il C-H sarà 0.5 x 4 = 2 à l’intensità è raddoppiata. Per questo lo spettro 13C disaccoppiato non è quantitativo, perché l’effetto NOE, che modifica le intensità, dipende dalla mobilità dei nuclei (distanza) che non possiamo calcolare. Anche se non possiamo integrare, se nello spettro C13 ho dei segnali molto intensi e dei segnali meno intensi, i segnali meno intensi probabilmente saranno legati ad atomi di carbonio quaternari (es. carbonili). Se abbiamo un segnale molto piccolo 90% è un atomo di C quaternario. Vediamo 3 casi in cui W1, W0 o W2 sono dominanti :
alfa e quindi la differenza di popolazione sarà 2 (5 in alfa e 3 in beta) Non c’è effetto NOE, infatti, non si ha alterazione dei livelli energetici di A
Abbiamo 3 diverse opzioni :
otteniamo il nostro spettro (in ppm/chemical shift ma in realtà sono frequenze). TEMPO DI RICICLO Consideriamo la situazione in cui arriviamo dalla scansione precedente, in cui avevamo mandato la magnetizzazione sul piano per acquisire il segnale; per poter ridare l’impulso doppiamo aspettare che la magnetizzazione ritorni all’equilibrio ovvero dobbiamo aspettare il tempo che si rigeneri la magnetizzazione sull’asse z. Il ripristino della magnetizzazione ha un andamento esponenziale che dipende da T1 che è il tempo di rilassamento longitudinale della specie (H o C) e corrisponde all’inverso della velocità con cui gli spin si riorientano cioè con cui ritorna la magnetizzazione su z. Per misure quantitative = bisogna aspettare 5 volte il T1 affinché si ripristini il 100% della magnetizzazione Per ottimizzare il rapporto S/N = si aspetta 1.26 volte il T1 con cui ripristiniamo il 72 % della magnetizzazione e risparmiamo un sacco di tempo. Nel caso a lato risparmiamo 10 volte il tempo. IMPULSO RF L’impulso di radiofrequenze è un impulso elettromagnetico per cui il campo elettrico e il campo magnetico, perpendicolari tra loro, si propagano lungo una retta oscillando alla frequenza di Larmor. Quindi stiamo applicando un campo magnetico oscillante che possiamo descrivere con due vettori che ruotano in maniera opposta e alla frequenza di Larmor. Questo impulso genera un effetto sugli spin e un effetto sulla magnetizzazione macroscopica.
1. Effetto sugli spin = l’impulso RF crea coerenza di fase. Quando inseriamo il campione nel campo magnetico, gli spin, inizialmente orientati in modo casuale, si riorientano in direzione del campo (anti o parallelamente). Ogni spin parte da una posizione diversa e in questo modo si ottiene il cono di spin. Quando mandiamo l’impulso, gli spin si raggruppano tutti nello stesso punto e acquistano coerenza di fase. Prima dell’impulso, gli stati alfa e beta si elidono e rimangono solo spin in stato alfa che generano la magnetizzazione lungo Z. Quando mandiamo l’impulso, non abbiamo più il cono di spin ma tutti gli spin in alfa si raggruppano da una parte e idem quelli in stato beta. La risultante sarà una magnetizzazione non può lungo Z ma lungo X (sul piano). 2. Effetto sulla magnetizzazione = l’impulso RF è un campo magnetico oscillante B 1 perpendicolare al campo magnetico statico B 0. Quando mandiamo l’impulso, la magnetizzazione, che precede alla frequenza di Larmor orientata lungo l’asse di B 0 , risente anche del campo B 1 perpendicolare, orientato lungo y. Risente quindi di un campo effettivo che è la somma dei due e precede quindi attorno all’asse Beff. Immaginiamo di cambiare sistema di riferimento, passiamo dal sistema di riferimento statico (lab) a un sistema di riferimento rotante che ruota alla frequenza di B1; in questo sistema quindi B1 è statico perché ruotano alla stessa frequenza ωr.
Siccome anche B0 è rotante, e si trova in un sistema che ruota, il campo magnetico statico sarà dato da B0 - ωr / γ. Se la frequenza ωr è quella di Larmor ( ωr = γ * B 0 ) quell’espressione diventa B 0 - B 0 =0. Questo significa che se l’impulso è sintonizzato alla frequenza di Larmor e quindi soddisfa le condizioni di risonanza, cioè il ΔE tra stato alfa e beta; la magnetizzazione risente solo di B 1 e non risente più di B 0 e quindi se abbiamo un magnetizzazione lungo z che risente solo di B 1 , la magnetizzazione ruota attorno a B 1 cioè va sul piano. In conclusione, l’impulso di radiofrequenza ha l’effetto di spostare la magnetizzazione netta dall’asse z di un angolo τ.
2) campo magnetico oscillante = Si parte sempre dall’equazione differenziale, si trasforma tutto nel sistema rotante alla frequenza di B 1 e si arriva all’equazione in figura sotto che è l’equazione dell’evoluzione della magnetizzazione sotto l’effetto di B 0 e B 1 ; se si hanno due campi magnetici, l’effetto risultante è un campo magnetico effettivo che tiene conto di entrambi i campi magnetici. In condizioni di risonanza, il B 1 è alla stessa frequenza di Larmor. Quindi ω 1 = ω 0 e quando ciò avviene l’evoluzione della magnetizzazione nel tempo dipenderà solo più da B 1 perché il termine B 0 viene eliminato. Se la magnetizzazione risente solo di B 1 vuol dire che incomincia a ruotare intorno all’asse B 1 e si sposterà in secondo la regola della mano destra. In realtà le due equazioni sono incomplete perché mancano i termini legati al rilassamento che introducono delle costanti, T1 e T2 detti tempo di rilassamento longitudinale e trasversale (vedremo dopo).
Dopo l’impulso, non accendiamo subito il rivelatore, perché a causa del tempo morto si acquisirebbe la coda dell’impulso e l’intensità sarebbe maggiore rispetto alla magnetizzazione. Questo accade perché la bobina che manda l’impulso è la stessa che riceve il segnale e siccome l’impulso è in radioonde, la bobina dopo averlo mandato per un certo tempo continua a vibrare e se ricevessimo il segnale vedremmo la coda dell’impulso ovvero questa vibrazione residua che coprirebbe i nostri segnali. Il tempo morto va da 3 a 10 μs. Siccome con l’impulso mandiamo la magnetizzazione sul piano ma poi aspettiamo il tempo morto, la magnetizzazione inizia a precedere e quindi non sarà più esattamente coerente con l’asse del ricevitore. Più aumenta il tempo morto più il segnale diventa fuori fase. Se si manda l’impulso sull’asse ricevitore, c’è il tempo morto, la magnetizzazione incomincia fare un quarto di quadrante, cosa riceverà il ricevitore? Si guardi la figura sotto: riceverà la componente azzurra, in fase (segnale in assorbimento positivo) + metà componente che è già sull’asse x e che quindi ha la forma come il segnale rosso in figura sotto; quindi, è un segnale fuori fase. In realtà questo non è un problema perché dopo aver acquisito lo spettro lo si processa e quindi si riportano i segnali in fase Il ricevitore si accende per secondi (soluzione) o ms (stato solido). EFFETTO DEL CHEMICAL SHIFT E DELLA J-COUPLING SULLA MAGNETIZZAZIONE Dopo l’impulso la magnetizzazione inizia a precedere sul piano secondo il suo chemical shift. Quando lo si guarda con il formalismo degli operatori prodotto, Iy (l’operatore prodotto legato alla magnetizzazione lungo y), la magnetizzazione precede con due componenti (x e y): una che viaggia con il seno l’altra con il coseno. Se abbiamo delle costanti di accoppiamento, la magnetizzazione si scompone nelle due componenti e darà origine ad un doppietto che sarà rappresentato da due vettori magnetizzazione: uno che va più veloce, uno che va più lento (rotating frame :uno va in senso orario e latro in senso antiorario). Ciò significa che dopo un tempo pari a 1/(2J), uno dei due vettori sarà sull’asse +y e altro che sarà sull’asse - y. Dopo un tempo 1/J si avrà i due vettori ricongiunti sull’asse - x. Quando si considera i due fenomeni insieme ( chemical shift e costante di accoppiamento scalare) non si è più nel rotating frame. Allora si avrà un’evoluzione per chemical shift che è ciò che fa fare l’angolo φ, ma in realtà i due vettori sono quelli in arancione non tratteggiati in figura sotto. EFFETTO DEL RILASSAMENTO SULLA MAGNETIZZAZIONE Quando l’impulso è finito, la magnetizzazione precede per chemical shift e costante di accoppiamento scalare ma non precede sul piano all’infinito, inizia a rilassare e rigenerare la magnetizzazione su z. Man mano che si genera su z, le componenti su x e y diminuiscono. La velocità con cui si recupera sull’asse x è il T1, quella con cui si perde sul piano x e y è il T2.