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Telemaco giunge a Pilo, regno del vecchio Nestore, compagnod'armi di Odisseo durante la guerra di Troia. Il re lo accoglie calorosamente e, intrattenendosi col giovane, gli racconta della guerra passata e del ritorno in patria degli Achei, soffermandosi in particolare sull'atroce fine di Agamennone, uccisoda Egisto, poi vendicato dal figlio Oreste. Menelao invece ha vagato setteanni, ma il suo viaggio si è concluso felicemente con il rientro a Sparta. Là Telemaco ora si recherà accompagnato dal giovane Pisistrato, figlio di Nestore. A Sparta si stanno celebrando le nozze dei figli di Menelao. Riconosciuto Telemaco, l'Atride, Elena e gli ospiti si abbandonano al pianto, tanta è la commozione suscitata da quell'incontro. Durante il banchetto Menelao ed Elena raccontanole gloriose gesta di Odisseo a Troia; il giorno seguente invece il re di Sparta narra le avventure del proprio ritorno. Tra queste l'incontro con il vecchio del mare, Proteo, che oltre ad informarlo della morte di Aiace figlio di Oileo e di Agamennone, gli aveva detto che Odisseo sitrovava sull'isola di Calipso. A Itaca, intanto, i pretendenti preparano un'insidia mortale per Telemaco in procinto di tornare. Penelope, angosciatadalla notizia della partenza del figlio e dalle macchinazioni dei Proci, si chiude nella sua stanza, dove le appare in sogno Atena che la rassicura sulla sorte di Telemaco.
In un secondo consiglio degli Dèi, Zeus, nuovamente sollecitato da Atena, decide di mandare Ermes da Calipso. La ninfa si addolora per l'inevitabile partenza di Odisseo, ma, ubbidiente all'ordine di Zeus, aiuta l'eroe a costruirsi una zattera con la quale egli potrà finalmente partire dall'isola di Ogigia. Al diciottesimo giorno di navigazione, Poseidone, tornatodagli Etiopi, si accorge di quanto è accaduto e scatena allora una tempesta che ditrugge la zatteradi Odisseo. Sbattuto dai flutti, l'eroe viene soccorsoda una dea del mare, Leucotea, che, provando pietà per lui, gli dona un velo da distendere sotto il petto: solo così potrà salvarsi e toccare di nuovo terra. Dopo tre giorni di naufragio, finalmente Odisseo approda all'isola di Scheria, dove abitano i Feaci. Là si stende tra i cespugli e, sfinito, cade addormentato. Il popolo dei Feaci è di origine divina. Essi vivono in condizioni di beatitudine, lontano dal resto degli uomini, e non conoscono la guerra. Su di loro regna Alcinoo, sua figlia ha nome Nausica. E' lei a soccorrere per prima il naufrago, per volere di Atena che, apparsale in sogno, l'ha sollecitata ad andare a lavare i panni in riva al mare. Qui la bellissima giovane, mentre sta giocando a palla con le ancelle che l'hanno accompagnata, incontra Odisseo. Ridestato dalle loro voci, egli si avvicina, e mentre le compagne fuggono spaventate alla vista di un uomo nudo e mal ridotto, Nausicaa fiduciosa gli offre il suo aiuto. Lo fa lavare e rivestire e gli indica la strada che porta al palazzo del padre. Guidato da Atena, che ha preso le sembianze di una giovinetta del posto e che lo ha reso invisibile versandogli intorno una nebbia, Odisseo giunge al palazzo, dove i nobili Feaci sono riuniti a banchetto. La nebbia si scioglie solo quando l'eroe si avvicina ad Alcinoo, ma soprattutto alla regina Arete, per supplicare aiuto. Ne riceve benevola accoglienza e l'immediata promessa della scorta necessaria per il suo ritorno in patria. Congedati gli altri ospiti, la regina gli domanda la sua provenienza. Ma Odisseo, per il momento, tiene celata la sua identità, e si limita a raccontare le vicende dell'isola di Calipso, il naufragio che l'ha condotto a Scheria, e il soccorso prestatogli da Nausicaa.
Ripresa la navigazione, Odisseo giunge presso Eolo, re dei venti, che gli concede un vento favorevole per ritornare a casa. Ma, in prossimità di Itaca, i compagni aprono di nascosto l'otre dei venti che Eolo ha regalato a Odisseo e il viaggio viene vanificato. Si ritrovano nuovamenteda Eolo, e questa volta ne sono respinti. Poi arrivano nella terra dei Lestrigoni, giganti cannibali, che divorano molti compagnidi Odisseo e ne distruggono tutte le navi tranne una. Con quella i sopravvissuti approdano all'isola di Eea, abitata dalla maga Circe, figlia del Sole. Un primo gruppo di compagni viene mandato in esplorazione dell'isola, ma Circe li trasforma in porci. Allora s'avvia Odisseo e lungo il cammino riceve da Ermes precise istruzioni e un'erba magica contro isortilegi di Circe. Dopo essersi unito in amore con lei, ottiene la salvezza dei compagnie rimane sull'isola per un anno intero. Poi la maga concede loro di partire, ma prima li consiglia di recarsi all'Ade. Giunto ai confini dell'Oceano, nella terra dei Cimmeri, Odisseo compie il rito sacrificale ed evoca le ombre dei morti. Esse accorrono in folla: quella del compagno Elpenore, morto accidentalmente da Circe, quella della madre Anticlea, e poi quella dell'indovino Tiresia, per interrogare il quale è stato compiuto il viaggio. Costuigli predice il ritorno in patria, ma anche i molti dolori che ancora l'attendono a causa dell'ira di Poseidone. Dovrà superare la prova delle vacche del Sole, e, in patria, la lotta con i pretendenti; poi riprenderà il viaggio e troverà la morte in mare. Infine altre ombre gli appaiono: quelle di molte donne illustri, poi quella di Agamennone, Achille, Aiace ed altri eroi. Odisseo e i suoi uomini ritornano da Circe, che li istruisce dettagliatamente sulle prossime prove. Essi riusciranno cosìa non cedere al canto mortale delle Sirene, ad oltrepassare, non senza perdite, lo stretto di mare funestato dai mostriScilla e Cariddi, e a raggiungere la terra di Trinacria, dove pascolano le vacche del Sole. Spinti dalla fame e dall'impossibilità di riprendere la navigazione, icompagni approfittano del sonno di Odisseo per uccidere gli animalisacri. La punizione, invocata dal Sole, non si fa attendere: la nave di Odisseo, che ormai ha ripreso il mare, viene travolta da una tempesta scatenatada Zeus e dal suo fulmine annientatore. Solo Odisseo si salva e per nove giorni rimane in balia delle onde, finché il decimo approda all'isola di Ogigia.
Il racconto è terminato e i Feaci ne sono rimasti incantati; organizzano un'altra cena, gli offrono doni e, finalmente, col sopraggiungere della cena, danno inizio al viaggio che lo riporterà in patria. Mentre la magica nave dei Feaci compie il tragitto, Odisseo dorme; sirisveglierà il mattino dopo sulle rive di Itaca. Farà fatica, tuttavia, a riconoscerla dopo tanti anni di lontananza, ma Atena, premurosa, gli andrà incontro per rassicurarlo. Poi insieme studiano il modo di vendicarsi dei Proci. Per il momento Odisseo dovrà celarea tutti, sull'isola, la sua identità. A tale scopo la dea lo trasforma in un vecchio mendicante e gli consiglia di farsi ospitare in campagna dal porcaro Eumeo. Con le sembianze di un mendicante Odisseo sireca da Eumeo, che lo accoglie in modo ospitale. Gli dà da mangiare e gli racconta di come i pretendenti saccheggino ogni giorno i beni del re, gozzovigliando a palazzo, e dello strazio della regina per il marito che essa ormai crede morto. L'ospite rassicura il porcaio sull'imminente ritorno di Odisseo, poi inventa una lunghissima storia, con la quale fa credere al suo ascoltatore di essere un Cretese e di aver combattutoa Troia. Dopo la cena, Eumeo gli prepara un giaciglio per la notte e gli offre un mantello per coprirsi. Mentre Odisseo è già in patria, Telemaco si trattiene a Sparta. Atena, allora, lo spinge ad affrettare il ritorno, ed egli, congedatosi da Elena e Menelao, che gli offrono doni ospitali, ripassa per Pilo, da dove salpa accogliendo sulla nave l'indovino Teoclimeno, esule da Argo. Nella capanna di Eumeo, intanto, Odisseo manifesta l'intenzione di recarsial palazzo, ma il porcaio lo trattiene e gli consiglia di aspettare Telemaco; poi, su richiesta dell'ospite, gli parla del padre Laerte, della madre Anticlea, ormai morta, e della propria vita. Scende la notte e i due si addormentano. Al sorgere dell'aurora Telemaco, che è riuscito a sfuggire alle insidie dei Proci grazie alla protezione di Atena, giunge ad Itaca e s'incammina verso la capanna di Eumeo.
Non appena i pretendenti hanno lasciato il palazzo, Odisseo e Telemaco portano via le armi dalla sala, poi il giovane si ritira nella sua stanza. Odisseo invece aspetta che Penelope lo raggiunga. Sedutivicini i due sposi si parlano: Penelope rivela al finto mendico le pene che le affliggono il cuore, e costui le racconta di aver ospitato Odisseo a Creta (e di questo gliene dà prova) e la rassicura sul fatto che egli tornerà molto presto. Penelope piange per la commozione e per la speranza suscitata in lei dalle parole dell'ospite, e ordina alle ancelle di prestargliogni cura. La vecchia nutrice Euriclea è intenta a lavargli i piedi, quando all'improvviso riconosceil suo padrone da una cicatrice, ma Odisseo fa prometterealla donna di mantenere il segreto. Penelope racconta ad Odisseo un sogno che le preannuncia il ritorno dello sposo e la strage dei Proci, poi gli confida l'intenzione di proporre, all'indomani, una gara con l'arco: il vincitore potrà averla in sposa. Steso su di un giaciglio nell'atrio del palazzo, Odisseo non riesce a prendere sonno, costretto ad assistere alle tresche not turne tra le ancelle e i Proci, e preoccupato per l'attuazione del suo piano di vendetta. Ma Atena gli si accosta e lo rassicura. Il giorno seguente si fanno i preparativi per il nuovo banchetto, e alla reggia arrivano Eumeo, il capraio Melanzio e il mandriano Filezio, rimasto fedele ad Odisseo. Poi sopraggiungono i Proci ed ha inizio la festa. Telemaco fa accomodare anche il finto mendico e lo tratta con molto riguardo, mentre i pretendenti continuano ad ingiuriarlo, e uno di loro, Ctesippo, gli lancia contro, senza colpirlo, una zampa di bue. Ma Atena invia un sinistro presagio, che fa calare un sipario di morte sui Proci: un riso folle ed inconsulto li travolge, mentre con gli occhi gonfi di pianto addentano carni insanguinate. L'indovino Teoclimeno spiega loro il significato di quel segno divino ma, in cambio, ne riceve scherno e derisione.
Penelope, ispirata da Atena, propone ai pretendenti la prova dell'arco: essa è pronta a sposare chi di loro riuscirà a tendere l'arco di Odisseo e a far passare la freccia attraverso gli anelli delle dodici scuri poste una in fila all'altra. Per primo ci prova Telemaco, ma invano. Poi, a turno, ciascuno dei Proci, ma anch'essi sono costretti a desistere, non riuscendo neppure a tendere l'arco. Intanto, all'esterno del palazzo, Odisseo si accorda con Eumeo e Filezio, dopo essersi fatto riconoscere da loro. I Proci intendono riprendere la gara il giorno dopo, ma Odisseo chiede di poter provare anche lui. Superate le loro resistenze, l'eroe ottiene l'arco, mentre secondo precise istruzioni Euriclea rinchiude le ancelle e Filezio blocca ogni uscita dal palazzo. Odisseo tende facilmente l'arco e tra lo stupore generale, infila gli anelli delle dodici scuri. Subito gli si affianca Telemaco armato di spada e di lancia. Ha inizio la strage dei Proci. Per primo Odisseo punta l'arco contro Antinoo e lo colpisce a morte. Poi si fa riconoscere, ed Eurimaco allora tenta inutilmente di otteere il suo perdono: niente ormaipuò frenare la furia di Odisseo. Il capraio Melenzio trova il modo di fornire le armi ai Proci, ma Eumeo e Filezio lo catturano e lo immobilizzano, mentre Odisseoe Telemaco, aiutati da Atena, compiono la strage. Solo Femio, l'innocente cantore, e l'araldo Medonte, rimasto fedele al padrone, vengono risparmiati. Poi Odisseo chiede ad Euriclea di indicargli le ancelle infedeli: a loro spetterà il compito di riportare via i cadaveri e di ripulire la sala dal sangue versato; subito dopo verranno impiccate. Compiuto un rito di purificazione nel luogo della strage, Odisseo ordina ad Euriclea di chiamare Penelope, mentre le ancelle fedeli accorrono ad abbracciare il loro sovrano