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Offerta e richiesta: prezzi, salari e occupazione, Dispense di Economia Politica

Come le imprese determinano i prezzi e i salari in base al livello di concorrenza e il costo medio del lavoro. Viene inoltre analizzata la relazione tra offerta e domanda aggregata e il loro impatto sul livello di occupazione. Il testo include anche una critica alla teoria classica di Milton Friedman.

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 03/06/2021

agnesemiselli2301
agnesemiselli2301 🇮🇹

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Offerta e domanda aggregate:
prezzi, salari e occupazione
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Anteprima parziale del testo

Scarica Offerta e richiesta: prezzi, salari e occupazione e più Dispense in PDF di Economia Politica solo su Docsity!

Offerta e domanda aggregate:

prezzi, salari e occupazione

Formazione dei prezzi

  • Le imprese determinano i prezzi in modo da realizzare il massimo profitto possibile nelle le condizioni di mercato in cui operano (concorrenza perfetta, concorrenza imperfetta, oligopolio).
  • Per consentire un profitto il prezzo deve essere, in qualsiasi forma di mercato, maggiore del (o al limite uguale al) costo medio.
  • Se per semplificare si suppone che l’unico fattore produttivo sia il lavoro, il costo medio sarà dato dal costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP), calcolabile come salario nominale W diviso per la produttività media del lavoro ( a =Y/N ), per cui: Costo medio = W/ a

Salario nominale e prezzo

  • Il salario nominale dipende dalla contrattazione collettiva e/o aziendale fra i datori di lavoro e i lavoratori dipendenti, ossia tra gli insider , mentre gli outsider (lavoratori disoccupati, altri soggetti economici) esercitano un’influenza sul potere contrattuale delle parti.
  • Possiamo quindi supporre che il salario nominale sia rigido verso il basso, ossia che non scenda sotto il livello contrattuale, anche se c’è disoccupazione, ma che sia flessibile verso l’alto in caso di piena occupazione. Per cui: W = se N d (domanda di lavoro) ≤ FL (forza lavoro)
  • In base a queste ipotesi la formula del prezzo diventa:

se N dFL ossia se la domanda di lavoro è inferiore (c’è disoccupazione) o a limite uguale a FL.

W

a (^1 z ) P^0

W P   

Offerta aggregata nel breve periodo

  • L’offerta aggregata, AS, indica la quantità di prodotto che le imprese sono disposte a offrire a ogni livello dei prezzi.
  • La funzione di produzione di breve periodo è 𝑌 = 𝑎𝑁
  • Nel breve periodo la AS può essere espressa come una linea ad angolo retto (Figura 8. 1 , quadrante c ): - se il sistema è sotto il livello di piena occupazione, l’offerta aggregata è una linea orizzontale in corrispondenza del prezzo P 0. Il prodotto di equilibrio è quindi determinato dalla domanda aggregata. - Se il prodotto è al livello di piena occupazione, 𝑌 = 𝑎𝐹𝐿 = 𝑌∗ la AS è verticale. La domanda aggregata incide solo sul livello dei prezzi e dei salari.

Domanda aggregata ( ADP )

  • La domanda aggregata ADP indica la quantità di prodotto domandata in corrispondenza di ciascun livello dei prezzi.
  • In economia chiusa la AD indica, per ogni livello dei prezzi, il livello di prodotto in corrispondenza del quale i mercati dei beni (funzione IS) e quelli delle attività finanziarie (LM) sono contemporaneamente in equilibrio.
  • Mettendo a sistema la IS e la LM, ipotizzando per semplicità = 0 e risolvendo rispetto a Y , si ottiene: 𝑌 = 𝛾𝐴 + 𝛽(𝑀 𝑃 ) funzione ADP
  • 𝛽 = 𝛾 𝑏 ℎ
  • La ADP ha la forma di una iperbole. Tra Y e P esiste quindi un legame inverso (Figura 8. 2 ).
  • Una politica fiscale o monetaria espansiva (restrittiva) spostano verso destra/alto (sinistra/basso) la ADP.

L

Equilibrio AS- ADP

  • L’equilibrio del sistema si ha nell’intersezione tra AS e ADP.
  • Se l’incrocio avviene nella parte dove la AS è orizzontale si ha un prodotto inferiore al livello potenziale e quindi vi è disoccupazione.
  • Per raggiungere il prodotto potenziale vi sono due strade: - soluzione keynesiana: si sposta la curva ADP verso destra con una politica monetaria e/o fiscale espansiva (equilibrio E 1 in Figura 8. 4 , quadrante (c)); - soluzione classica: si basa sulle forze del mercato, i salari ed i prezzi si riducono e quindi la AS si sposta verso il basso (equilibrio E 2 in Figura 8. 4 ).

Critica keynesiana alla tesi classica

  • Keynes porta due argomenti contro la tesi classica: - la rigidità dei salari verso il basso non è irrazionale, ma può essere spiegata dalla mancanza di coordinamento tra gli operatori. Ad esempio, anche se i lavoratori accettassero una riduzione dei salari, non è detto che poi le imprese riducano i prezzi, potrebbero approfittarne per aumentare i profitti. I lavoratori subirebbero così una perdita di potere d’acquisto; - se la ADP è verticale (LM orizzontale o IS verticale) una caduta del livello dei prezzi sarebbe inefficace. L’unica possibilità di aumentare il prodotto sarebbe una politica fiscale espansiva.

Economia aperta

  • Anche in economia aperta la AS di breve periodo può essere rappresentata con un angolo retto.
  • Nel caso ci si trovi ad un livello inferiore alla piena occupazione, i decisori politici possono eseguire politiche di stimolo alla domanda aggregata seguendo le indicazioni del teorema di Mundell-Fleming: - in cambi fissi la ADP è influenzata dalla politica fiscale (che è infatti efficace), ma non dalla politica monetaria (inefficace) (Figura 8. 5 ); - in cambi flessibili accade il contrario: la ADP è influenzata dalla politica monetaria (che è efficace), ma non dalla politica fiscale (inefficace) (Figura 8. 6 ).
  • Nel medio periodo, però, anche lo spostamento verso il basso della AS può riportare al livello di piena occupazione, attraverso la flessione di salari e prezzi. Questa infatti implica un aumento del cambio reale e quindi della competitività che migliora le esportazioni nette (Figura 8. 6 ).

La sintesi neoclassica

  • Tra la tesi classica e la tesi keynesiana è stata proposta la seguente sintesi (definita neoclassica ):
  • nel breve periodo è ragionevole ipotizzare salari e prezzi dati, cioè una AS orizzontale La domanda aggregata ADP determina il livello di Y. In questo caso vi può essere disoccupazione involontaria (tesi keynesiana).
  • Nel medio-lungo periodo si può ipotizzare una maggiore flessibilità di salari e prezzi, cioè una AS verticale. Il sistema economico tende spontaneamente a raggiungere il livello della piena occupazione, determinato dall’offerta aggregata. La domanda aggregata ADP determina soltanto il livello dei prezzi.
  • Ma come diceva Keynes: “in the long run we are all dead!”.

Salari e disoccupazione

  • Le imperfezioni del mercato del lavoro comportano un tasso di disoccupazione frizionale difficilmente eliminabile anche se la domanda di lavoro è quantitativamente pari all’offerta. In tal caso coesistono lavoratori disoccupati e posti di lavoro vacanti,
  • Si può quindi parlare di piena occupazione se il tasso di disoccupazione ( u = DIS/FL) si trova al livello frizionale.
  • Nel medio periodo si può ipotizzare che i salari reagiscano con gradualità all’esistenza di disoccupazione, secondo la seguente funzione di reazione: dove indica il grado di reazione dei salari. ε= s ignifica completa rigidità dei salari (ipotesi keynesiana), ε=∞ totale flessibilità (ipotesi classica). Una disoccupazione inferiore (superiore ) a porta all’aumento (caduta) dei salari.

WW (^)  ( uu ) 0   

u

u

Trade-off tra inflazione e disoccupazione

  • Indichiamo con 𝜋 = 𝛥𝜋/𝜋 il tasso d’inflazione.
  • Dato che nella formula del prezzo presentata in precedenza P = (W/a )( 1 + z ) abbiamo ipotizzato come dati e costanti il mark-up e la produttività del lavoro, la variazione percentuale dei prezzi ( tasso di inflazione ) sarà pari a quella dei salari, ossia
  • Ponendo 𝜋 ≡ 𝛥 P/P abbiamo quindi:
  • Inflazione e disoccupazione appaiono pertanto, come mostra anche la Figura 8. 7 , correlate negativamente.
  • Esiste in altri termini un trade-off tra 𝜋 e u : per ridurre l’inflazione si deve pagare un prezzo in termini di disoccupazione e viceversa.

  u   u.

per cui ( u u ) P

P W

W P

P        