Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


ortopedia esame completo, Sbobinature di Ortopedia

appunti sulla materia di ortopedia completa nei minimi dettagli

Tipologia: Sbobinature

2022/2023

Caricato il 08/02/2023

carla98m
carla98m 🇮🇹

5

(1)

2 documenti

1 / 59

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
1
L’APPARRATO LOCOMOTORE
È costituito da una componente passiva, l’apparato scheletrico, e da una componente attiva, il sistema
muscolare;
funzioni: sostegno, protezione di parti molli, equilibrio, movimento, plastica, emopoietica e di deposito.
TRAUMATOLOGIA
È la branca della medicina che interessa la diagnosi, il trattamento e la riabilitazione di tutte le lesioni
scaturite da traumi.
TRAUMA è un evento violento, la cui forza danneggia i tessuti perché ne supera il limite di resistenza.
Nei casi più gravi, ai danni locali si associa il coinvolgimento delle condizioni generali, per cui si parla di
malattia traumatica.
cause di un infortunio di trauma: la caduta accidentale (40%), incidenti stradali (25-30%), ferite da taglio e
da arma da fuoco
luogo del trauma, istituti residenziali, strada, a casa, incidenti sul lavoro.
distretti corporei interessati:
il collo perché viene interessato anche il midollo
testa causano lesioni cerebrali, che possono essere permanenti
torace causano contusioni polmonari,
addome lesionano la milza (shock emorragico)
bacino. si può avere una lesione dei vasi e si può avere uno shock emorragico.
TIPI DI TRAUMA (Contusione, distorsione,
lussazioni e fratture) CONTUSIONE
È una lesione traumatica prodotta dalla violenta compressione di un agente esterno sulla superficie del
corpo, oppure
dall’urto del corpo spinto ad una certa velocità contro un ostacolo solido. La contusione può essere senza
frattura e/o con frattura: in quella senza frattura la cute è integra e il danno è al livello dei tessuti
sottocutanei, soprattutto a livello del derma, il quale, essendo riccamente vascolarizzato, da uno stravaso
ematico. Secondo Dupuytren i gradi di contusioni sono:
1) cute e sottocute: danni capillari - a livello sintomatologico: eritema, edema locale, ecchimosi (cioè
delle lesioni puntiformi che sono i capillari che si sono lesionati e che poi hanno dato origine a piccoli
tentativi di coagulazione);
2) sottocute: danni ai piccoli vasi – sintomatologia: ecchimosi, ematoma;
3) muscoli: danni a vasi e nervi – sintomatologia: ematoma e stupore neurologico;
4) muscoli e periostio: danni a vasi e nervi – sintomatologia: necrosi del tessuto e riparazione con
tessuto cicatriziale. Le indagini strumentali sono la radiografia, per escludere che ci sia una
frattura, e l’ecografia.
Il trattamento prevede:
- uso di Fans, tuttavia senza farne un abuso perché tra gli effetti vi è l’azione
antiaggregante, quindi il blocco dell’aggregazione piastrinica che può far aumentare
questo ematoma ancora più di volume.
- Riposo ed elevazione : perché favorisce drenaggio. Il sangue viene pompato dal cuore e tramite le
arterie raggiunge i
tessuti e poi le vene, che hanno la funzione di serbatoio. Con l’arto in posizione ortostatica il ritorno
venoso, ovvero per riportare il sangue dalle estremità più basse fino al cuore, non è favorito perché
c’è la forza di gravità; invece, con un supporto si sfrutta la forza di gravità e si favorisce il ritorno
venoso;
- Crioterapia : il freddo determina vasocostrizione (l’impatto causa in quella zona l’aumento della
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b

Anteprima parziale del testo

Scarica ortopedia esame completo e più Sbobinature in PDF di Ortopedia solo su Docsity!

L’APPARRATO LOCOMOTORE

È costituito da una componente passiva, l’apparato scheletrico, e da una componente attiva, il sistema muscolare; funzioni: sostegno, protezione di parti molli, equilibrio, movimento, plastica, emopoietica e di deposito. TRAUMATOLOGIA È la branca della medicina che interessa la diagnosi, il trattamento e la riabilitazione di tutte le lesioni scaturite da traumi. TRAUMA è un evento violento, la cui forza danneggia i tessuti perché ne supera il limite di resistenza. Nei casi più gravi, ai danni locali si associa il coinvolgimento delle condizioni generali, per cui si parla di malattia traumatica. cause di un infortunio di trauma: la caduta accidentale (40%), incidenti stradali (25-30%), ferite da taglio e da arma da fuoco luogo del trauma, istituti residenziali, strada, a casa, incidenti sul lavoro. distretti corporei interessati:  il collo perché viene interessato anche il midollo  testa causano lesioni cerebrali, che possono essere permanenti  torace causano contusioni polmonari,  addome lesionano la milza (shock emorragico)  bacino. si può avere una lesione dei vasi e si può avere uno shock emorragico. TIPI DI TRAUMA (Contusione, distorsione, lussazioni e fratture) CONTUSIONE È una lesione traumatica prodotta dalla violenta compressione di un agente esterno sulla superficie del corpo, oppure dall’urto del corpo spinto ad una certa velocità contro un ostacolo solido. La contusione può essere senza frattura e/o con frattura: in quella senza frattura la cute è integra e il danno è al livello dei tessuti sottocutanei, soprattutto a livello del derma, il quale, essendo riccamente vascolarizzato, da uno stravaso ematico. Secondo Dupuytren i gradi di contusioni sono:

  1. cute e sottocute: danni capillari - a livello sintomatologico: eritema, edema locale, ecchimosi (cioè delle lesioni puntiformi che sono i capillari che si sono lesionati e che poi hanno dato origine a piccoli tentativi di coagulazione);
  2. sottocute: danni ai piccoli vasi – sintomatologia: ecchimosi, ematoma;
  3. muscoli: danni a vasi e nervi – sintomatologia: ematoma e stupore neurologico;
  4. muscoli e periostio: danni a vasi e nervi – sintomatologia: necrosi del tessuto e riparazione con tessuto cicatriziale. Le indagini strumentali sono la radiografia, per escludere che ci sia una frattura, e l’ecografia. Il trattamento prevede:
  • uso di Fans, tuttavia senza farne un abuso perché tra gli effetti vi è l’azione antiaggregante, quindi il blocco dell’aggregazione piastrinica che può far aumentare questo ematoma ancora più di volume.
  • Riposo ed elevazione: perché favorisce drenaggio. Il sangue viene pompato dal cuore e tramite le arterie raggiunge i tessuti e poi le vene, che hanno la funzione di serbatoio. Con l’arto in posizione ortostatica il ritorno venoso, ovvero per riportare il sangue dalle estremità più basse fino al cuore, non è favorito perché c’è la forza di gravità; invece, con un supporto si sfrutta la forza di gravità e si favorisce il ritorno venoso;
  • Crioterapia: il freddo determina vasocostrizione (l’impatto causa in quella zona l’aumento della

pressione nei vasi e si dilatano), analgesia, riduzione dell’edema;

  • Bendaggio compressivo e Terapie strumentali: tecar, ultrasuoni, laser (dopo 2-3 settimana) DISTORSIONE È una lesione articolare caratterizzata da perdita parziale e temporanea di contatto dei capi articolari, il che può provocare danni più o meno estesi a tutte le componenti anatomo-funzionali dell’articolazione. Il meccanismo traumatico è per lo più indiretto e il quadro clinico varia per intensità e specificità in base alla gravità dell’evento traumatico stesso. In relazione al meccanismo traumatico si possono riconoscere:
  • distorsioni sempliciil legamento resiste senza grosse variazioni della stabilità articolare (è la capacità dei capi articolari di un’articolazione di rimanere a contatto) anche se stirato e leso parzialmente
  • distorsioni graviil legamento cede e si ha la rottura per cui la stabilità articolare è gravemente compromessa; I gradi di distorsione, generalmente, sono 3:
  • una distorsione di 1° grado si dice distensione dell’apparato capsulo-legamentoso quando non supera il coefficiente di resistenza e, di conseguenza, la stabilità articolare non è compromessa (lesioni puntiformi);
  • una distorsione di 2° grado si dice distrazione dell’apparato capsulo-legamentoso quando vi sono lacerazioni minime e/o parziali, che compromettono lievemente la stabilità articolare (spesso con un trattamento conservativo può risolversi);
  • una distorsione di 3° grado si dice rottura franca dell’apparato capsulo-legamentoso quando vi sono lacerazioni totali, che compromettono gravemente la stabilità articolare (intervento chirurgico in determinate circostanze) Il quadro clinico prevede dolore immediato, spontaneo e accentuato dalla digito pressione sull’interlinea articolare e sui legamenti interessati, ma anche impotenza funzionale assoluta, tumefazione ed edema con cute ecchimotica. Per la diagnosi è necessaria una radiografia e, se possibile, un’ecografia per controllare sia la qualità dell’edema () che la presenza o meno di lesioni muscolari. Dopo aver fatto una terapia antalgica, bisogna fare l’esame obiettivo e capire se ci sono lesioni legamentose (vari test) e, in tal caso, fare eventualmente una RM per averne una conferma. La TAC, invece, si utilizza quando vi sono delle fratture articolari associate per capire se compromettono la stabilità. () L’edema è un liquido misto di sinovia (liquido sieroso contenuto nelle articolazioni in maniera fisiologica) e sangue (spesso c’è una lesione), che si può drenare in acuto. Può persistere della sinovia, che tende via via a svanire; tuttavia, per farlo svanire del tutto occorre fare dei presidi fisioterapici come tecar. Soprattutto prima, cioè già in acuto, bisogna evitare che si espanda molto e quindi occorre fare lo scarico, cioè bendaggi compressivi che facilitano il ritorno venoso. Il trattamento è diverso a seconda della fase, ovvero:
  • nell’immediato: immobilizzazione (rigida o morbida) e Prevenzione (ulteriori sollecitazioni meccaniche possono aggravare);
  • nella fase acuta: Scarico dell’arto, Crioterapia locale, fans, bendaggio compressivo;
  • nella Fase di rieducazione funzionale: propriocezione, recupero della forza, prevenzione delle recidive, bendaggio; Classificazione : i distretti anatomici maggiormente colpiti sono: caviglia, ginocchio, gomito LUSSAZIONE La lussazione è la perdita totale e permanente dei rapporti tra i capi articolari. Tuttavia, a volte, si

frattura stessa:

  • Grado 0: minimo danno tissutale, generalmente da forza torsionale indiretta, associato ad una frattura non grave;
  • Grado 1: abrasioni o contusioni superficiali associate ad un tipo di frattura di gravità moderata;
  • Grado 2: abrasioni profonde o contusioni della cute o del muscolo da trauma diretto associate ad una frattura grave;
  • Grado 3: contusioni cutanee estese o danno da un urto violento, danno severo al muscolo sottostante. È un grado decisamente più impegnativo perché può associarsi ad una complicanza severa come la sindrome compartimentale Vi sono diversi tipi di classificazioni:
  • Classificazione in base all’integrità della cute: o Fratture chiuse : l’integrità cutanea viene perfettamente mantenuta e la rima di frattura è isolata dall’ambiente esterno grazie all’integrità del mantello cutaneo o Fratture aperte/esposte : quando esiste un tramite che fa comunicare il focolaio di frattura con l’ambiente esterno. L’esposizione, a causa di una ferita lacero-contusa, può essere causata da 2 meccanismi di esposizione:  meccanismo esterno-interno: agente vulnerante, che tagliando, contundendo o penetrando nei tessuti molli, raggiunge l’osso e lo frattura (ferita da arma da fuoco);  meccanismo interno-esterno: frammenti della frattura che perforano i comuni tegumenti da dentro in fuori. Tra questi 2 meccanismi il più pericoloso è l’esterno-interno perché il rischio infettivo è doppio; infatti, oltre al fatto che l’osso si è affacciato con l’esterno, nel meccanismo esterno-interno c’è pure un corpo estraneo. Le fratture esposte sono importanti perché purtroppo possono far avvenire delle complicanze, come, per esempio: la perdita importante dei tessuti molli, i muscoli sono destinati alla necrosi, le lesioni arteriose e nervose.
  • Classificazione topografica in base alla sede scheletrica: o Fratture diafisarie: interessano il terzo medio dell’osso; o Fratture metafisarie: la metafisi è la parte ossea che fa da sostegno all’epifisi; o Fratture epifisarie: coinvolgono la porzione articolare delle ossa;
  • Classificazione in base alla frammentazione ossea: o Frattura semplice: interruzione circonferenziale unica della diafisi o della metafisi. (spiroide, obliqua o trasversa); o Frattura pluriframmentaria: frattura con uno o più frammenti intermedi completamente separati.
  • Classificazione in base all’interessamento della superficie articolare: o Fratture extra-articolari: La rima di frattura non interessa in alcun modo la superficie articolare, mentre può essere intracapsulare. Comprendono fratture apofisarie e metafisarie (es frattura collo del femore); o Fratture articolari: interessano la superficie articolare e si suddividono in:  parziali (fissurazione, affondamento, fissurazione con affondamento, pluriframmentaria con affondamenti);  totali (superficie articolare interrotta e completamente separata dalla diafisi) (es piatto tibiale)
  • Classificazione in base all’estensione o Fratture complete: tutto lo spessore dell’osso è interessato. Queste possono essere trasversali, oblique, spiroidi, longitudinali, complesse o comminute ; o Fratture incomplete: il segmento osseo è interessato parzialmente perché c’è una importante forza del periostio, la quale consente una buona elasticità dell’osso stesso e una buona

resistenza ai meccanismi traumatici. Sono tipiche nell’età evolutiva (da 0 a 18 anni) e si distinguono in sottoperiostee, a legno verde, infrazioni ed infossamenti.

  • Classificazione in base allo spostamento dei frammenti o Frattura composta: non vi è alcuna migrazione dei frammenti, che mantengono la loro posizione anatomica o Fratture scomposte: si verifica lo spostamento dei frammenti che può essere:  longitudinale (i 2 capi ossei tendono ad accostarsi tra di loro),  trasversale (2 superfici sono accostate e non c’è più contatto, ma l’una non si va ad affossare sull’altra)  angolare (la parte esterna dell’osso rimane in contatto)  rotatorio (c’è una componente rotazionale importante e i frammenti sono su due assi diversi) Guarigione biologica
  1. Fase infiammatoria: quando si ha una frattura si ha una perdita della continuità dell’osso e, di conseguenza, avviene uno stravaso ematico che rompe il circolo dell’osso (l’osso è un organo a tutti gli effetti e, infatti, al suo interno ha vasi sanguigni che lo irrorano e nutriscono) e determina un ematoma. Tuttavia, l’ematoma coincide con l’inizio della guarigione perché ad essa segue la formazione di un coagulo, che viene poi infiltrato da cellule infiammatorie (macrofagi, globuli bianchi), che vanno a eliminare la parte necrotica dell’osso fase riparatrice: il coagulo viene attraversato da vasi (arteriole che apportano ossigeno) e da elementi cellulari comeosteoblasti e condroblasti. Si forma quindi il callo fibroso, che poi inizia a trasformarsi in callo osseo (3-4 settimana dalla frattura), che cerca di formare dei legami al livello del tessuto osseo;
  2. fase di rimodellamento: anche se si è formato il callo osseo si deve rimodellare tutta la parte interna e questo è un processo più lungo (arriva fino a circa 6 mesi) che consente di ristabilire l’integrità dell’osso. Questo processo è più efficace nel bambino e si possono tollerare gradi di scomposizione maggiori, mentre nell’adulto per avere una guarigione efficace bisogna ridurre la frattura e riallinearla. La fase di rimodellamento inizia sei settimane dopo la frattura e si considera esaurita quando cessa ogni processo rigenerativo a livello della frattura. La guarigione è un fenomeno naturale che si raggiunge con il contatto reciproco delle superfici di frattura, l’immobilità dei frammenti ossei ed un’adeguata vascolarizzazione dei frammenti stessi. Quadro clinico Segni di certezza: crepitazione (per attrito reciproco delle superfici di frattura), mobilità preternaturale per discontinuità della leva scheletrica; Segni di probabilità: dolore, impotenza funzionale, tumefazione locale, ecchimosi, deformità per accorciamento. Diagnosi La diagnosi clinica esige sempre una conferma radiografica nelle due proiezioni standard e obliqua. Trattamento Obiettivo
  3. Mobilizzazione precoce per prevenire le complicanze dell’allettamento, quali trombosi venose profonde, infezioni respiratorie e urinarie, lesioni da decubito, decondizionamento muscolare con aggravamento della ipotrofia e perdita dello schema motorio del cammino.
  4. contenimento della sintomatologia dolorosa e contenimento della disabilità cercando di ripristinare la precedente autonomia, vincendo la frequente paura di cadere. La riduzione della frattura può essere ottenuta e mantenuta con 2 diverse tipologie di trattamento: con metodi non cruenti * (gesso) o con **metodi cruenti**** come i vari device disponibili in ortopedia. La riduzione incruenta può essere rapida ed estemporanea o graduale.

di

  1. come

o diagnosi precoce: dolore acuto, scomparsa dei polsi, scomparsa della sensibilità; o trattamento in urgenza: fasciotomia.

  • sindrome di Volkmannè un’ischemia acuta delle fibre muscolari del gruppo flessore dei muscoli dell’avambraccio, causata da una compressione dell’arteria brachiale, che determina una contrattura permanente della mano e del polso con conseguente deformità simile ad artigli della mano e delle dita. (soprattutto età pediatrica)
  • necrosi ossea asettica
  • infezioni
  • Il ritardo di consolidazione: i processi riparativi sono attivi, ma rallentati. Guarigione dopo il termine fisiologico di 4-6 mesi;
  • Pseudoartrosi: è una mancata consolidazione di una frattura a distanza di circa 6 mesi dall’evento traumatico (formazione di una falsa articolazione), o per meglio dire, è una complicazione tardiva determinata dall’interruzione dei normali processi di guarigione della frattura. Esistono sostanzialmente 2 tipi principali di pseudoartrosi, ovvero sono classificate in base al problema che producono: o se il problema è meccanico si hanno pseudoartrosi ipertrofiche/ipervascolari, le quali a loro volta si dividono in:  pseudoartrosi a zampa d’elefante: ampiamente ipertrofiche e ricche di callo osseo. Di solito seguono ad una fissazione instabile o ad un carico prematuro.  pseudoartrosi a zoccolo di cavallo: moderatamente ipertrofiche e con scarsa presenza di callo osseo. Tipicamente seguono ad un’immobilizzazione moderatamente instabile.  pseudoartrosi oligotrofiche: non ipertrofiche e con assenza di callo osseo. Generalmente seguono ad uno spostamento della frattura o se il problema è biologico si hanno pseudoartrosi atrofiche/avascolari, le quali a loro volta si dividono in:  pseudoartrosi distrofica: vi è la presenza di un frammento intermedio con diminuito apporto di sangue  pseudoartrosi necrotica: vi è la presenza di uno o più frammenti intermedi necrotici  pseudoartrosi con perdita di sostanza: vi è la perdita di frammenti ossei diafisari  pseudoartrosi atrofica: vi è l’assenza di frammenti intermedi; le estremità dei frammenti sono osteoporotici e atrofici. Trattamento conservativo: magneto-terapia, onde d’urto, campi elettromagnetici; Trattamento chirurgico: fissazione esterna, fissazione interna, cellule mesenchimali (trapianti dalla cresta iliaca dove produciamo delle cellule del midollo osseo) DISTACCHI EPIFISARI Sono lesioni traumatiche tipiche dell’infanzia e dell’adolescenza, che interessano le cartilagini di coniugazione epifisarie ed apofisarie. EPIDEMIOLOGIA I distacchi epifisari rappresentano il 30% di tutte le fratture pediatriche con un picco d’incidenza tra i 12- 14 anni nell’uomo e gli 11-12 anni nella donna. Gli arti superiori vengono interessati con maggiore frequenza e solitamente si tratta di un trauma indiretto, perché la fisi () ha una debolezza nei traumi con meccanismo rotazionale e angolare. () La fisi, o cartilagine di accrescimento, è la porzione che determina l’accrescimento osseo, o per meglio dire è il fronte di crescita dell’epifisi sul versante diafisario; la parte della cartilagine che si ossifica è detta metafisi. Gli

strati di condrociti si dispongono in senso longitudinale. La fisi costituita da 3 sistemi vascolari, che sono i vasi metafisari, epifisari e pericondrali, i quali danno nutrimento a questa zona per favorirne l’accrescimento. La fisi è collegata alla sua porzione epifisaria e metafisaria tramite 2 zone: zona di Ranvier e il pericondrio, o anello pericondrale di LaCroix. SINTOMATOLOGIA È simile a quella delle fratture più comuni nell’età adulta: la differenza sta nel fatto che l’adulto descrive in maniera pressoché chiara l’evento traumatico, il bambino no, per cui è molto più complesso comprenderne il tipo di lesione. CLASSIFICAZIONE DI SALTER E HARRIS > I tipo : L’interruzione decorre esclusivamente nel disco cartilagineo (distacco puro), ovvero interessa esclusivamente la cartilagine di accrescimento. Spesso colpisce gli arti superiori (radio prossimale, omero prossimale) e inferiori (femore distale e prossimale) nella prima infanzia > II tipo : l’interruzione inizia nel disco cartilagineo e termina nel contesto della metafisi (distacco misto). È la più frequente nei soggetti >10 anni. Tipico è il segno di Holland, cioè il frammento triangolare che si trova nella porzione metafisaria. Nel caso questo frammento triangolare sia libero e distaccato totalmente dalla sua porzione ossea è più complesso ridurlo e quindi è uno di quei rari casi in cui potrebbe essere necessario una tecnica open per la riduzione di questa frattura. Quando, invece, il trattamento dei distacchi epifisari è più conservativo possibile o se chirurgico una così detta sintesi minima cioè poco invasiva. > III tipo : l’interruzione interessa il disco cartilagineo ed il nucleo epifisario (distacco misto). Il follow up è ancora più

di coniugazione ma anche l’epifisi, metafisi o addirittura entrambe. FATTORI PROGNOSTICI Come tutte le condizioni associate alle lesioni ossee (anche nell’adulto), i fattori prognostici, che influenzano l’andamento della lesione, sono: il tipo di lesione (distacco puro, misto), l’età all’epoca del trauma (un soggetto di età superiore quando le piastre di accrescimento sono quasi del tutto fuse ovviamente la prognosi sarà superiore perché avremo poca crescita residua), apporto sanguigno (integrità vascolare) e metodo di trattamento. COMPLICANZE

  • Epifisiodesi: la fusione della cartilagine di coniugazione in uno dei suoi strati e determinando quindi un’impossibilità di quel distretto interessato alla crescita rispetto al controlaterale che invece continuerà a crescere;
  • Necrosi ischemica dell’epifisi interessata: qualora fossero interessati dei distretti vascolari;
  • arresto della crescita;
  • deviazioni assiali (varo-valgo);
  • accorciamento del segmento interessato;
  • pseudoartrosi. LA FRATTURA PROSSIMALE DEL COLLO DEL FEMORE La frattura del collo femorale è un evento particolarmente grave e frequente negli anziani (over 80), i 30% dei quali necessita l’ospedalizzazione prolungata (> 20 giorni). Nei giovani è rara ed è dovuta a traumi ad alta energia (cadute dall’alto, incidenti stradali). EPIDEMIOLOGIA In Italia circa 87.000 e i dati raddoppieranno entro il 2050 a causa dell’aumento di quello che è la qualità di vita, infatti prevalendo le patologie dell’anziano quali osteoporosi prevale anche il rischio di frattura. Sex ratio M/F = 1/3Ciò significa che le donne sono 3 volte più coinvolte rispetto all’uomo e questo perché la donna quando va in menopausa ha una caduta improvvisa degli estrogeni, che provocano una minore protezione dalla perdita di densità ossea, favorendo un’osteoporosi post-menopausale, la quale avviene prima dell’osteoporosi senile dell’adulto maschio poiché questa non richiede l’influenza di questi ormoni. La mortalità entro un anno avviene nel 14-36% degli anziani con frattura dell’anca. L’allettamento è la problematica più grande in assoluto e aumenta il rischio di comorbilità. Solo 1/3 dei fratturati torna alle abitudini di vita pre-frattura. EZIOLOGIA – FATTORI DI RISCHIO Ci sono dei fattori di rischio eziologici che sono più importanti del meccanismo traumatico: età > 65 anni, sesso femminile, osteoporosi, inattività/malnutrizione (obesità), menopausa. Altri fattori quali fumo (favorisce l’osteoporosi), basso peso, cortisonici (usanza tipica di soggetti con patologia auto- immunitarie), deficit cognitivi (è normale che i soggetti anziani perdendo l’orientamento/equilibrio rischiano di cadere). OSTEOPOROSI È il principale motivo di queste fratture e consiste sia nella fragilità ossea (perdita di densità) che nel deterioramento della micro-architettura dello scheletro. Questo tende a determinare le fratture dette da fragilità, cioè per traumi a bassa energia e

lievi (le principali sono quelle del collo del femore, del polso e a livello della colonna). L’osteoporosi è preceduta da una fase di osteopenia, cioè una diminuzione delle densità minerale ossea senza sintomi clinici (non abbiamo fratture) e si può misurare con l’esame BMD che ha un valore tra -1 e -2.5 Deviazioni Standard: al di sotto di questo -2,5 DS si va in una condizione di osteoporosi e quindi qualsiasi trauma a bassa energia può determinare una frattura. I Fattori di rischio non modificabili: sesso femminile, età >50, bassa concentrazioni di estrogeni, BMI <19kg/m^2 (sta a significare una problematica di malnutrizione), storia di fratture da fragilità, razza caucasica e asiatica sono più soggetti a questo tipo di osteoporosi Fattori modificabili: Malnutrizione (supplemento di Calcio e vitamina D possono aiutare a ritardare il passaggio da osteopenia a osteoporosi), eliminare il fumo, alcool, evitare uno stile di vita sedentario e un uso eccessivo di steroidi e anticonvulsivi ARTICOLAZIONE COXO-FEMORALE È un’enartrosi e riguarda la testa del femore, che va si inserisce a livello dell’acetabolo dell’osso dell’anca. Il ROM dell’articolazione sono di: estensione 20°, flessione di 100°, abduzione di 20-30°, intra- extra rotazione 90°. TESTA E COLLO È importante fare una distinzione tra testa del femore e collo del femore. Tutto ciò che riguarda la testa non fa parte delle comuni fratture dell’anca, infatti la frattura della testa del femore è dovuta a traumi ad altissima energia ed è chiamata frattura di Pipkin, che richiede un trattamento con una ricostruzione della testa. Le fratture del collo del femore partono appunto dal collo del femore e poi si estendono sia verso il grande e il piccolo trocantere (entrambi prendono il nome di massiccio trocenterico) che verso la cresta intertrocanterica (linea di unione tra piccolo e grande trocantere), dove la capsula articolare dell’articolazione coxo-femorale si va ad inserire. ANGOLI FEMORALI Ci sono degli angoli ben specifici da valutare, in modo particolare si ha:

  • L’angolo di cervico-diafisario o di inclinazione: è l’angolo che l’asse del collo forma con l’asse diafisario del femore ed esprime il grado di lateralizzazione del femore. Solitamente ha un valore di 125-126°, motivo per cui con un angolo minore di 120° si parla di coxa vara e con un angolo al di sopra di 145° si parla di coxa valga. Solitamente il bambino ha una coxa valga, poi crescendo l’angolo arriva a 126° nell’adulto e a circa 120° nell’anziano.
  • L’angolo di antiversione cervico-cefalica o di declinazione: si guarda il femore in senso cranio-caudale e si traccia l’asse del collo del femore e l’asse del piano sottostante. Se l’angolo è tra i 12 -15° è Normale (leggermente antiverso), se è sopra i 15° è antiverso (aumenta extra-rotazione del piede), se è al di sotto di 10° è retroverso (il piede tende a intra-ruotare) FASCI TRABECOLARI FEMORALI Il collo del femore si frattura perché ci sono da considerare delle demarcazioni importanti che sono dei fasci trabecolari femorali che rappresentano i punti di forza del collo del femore. In particolar modo sono 3:
  1. fascio cefalico: va dalla porzione superiore della testa del femore a quella inferiore
  2. fascio trocanterico: passa dal grande al piccolo trocantere
  3. fascio arciforme: origina dalla porzione laterale corticale del femore e si ferma in quella infero- mediale della testa Questi fasci rappresentano i punti di maggiore resistenza del femore e in mezzo formano un triangolo, detto triangolo di Ward, dove mancano questi fasci e quindi sono i punti di maggiore debolezza del collo del femore e dove più facilmente si localizzano le varie fratture. A proposito di questi fasci, che si possono vedere radiograficamente, è stata ideata una classificazione ( indice di Singh ) da 6 a 1 che consente di valutare. Da 6 a 4 è un indice considerato fisiologico, dove con un grado 6 tutti i fasci sono presenti, come nei giovani, ma man mano che si cresce e si tende all’invecchiamento si può avere la scomparsa graduale dei vari fasci, fino al grado 4. Andando avanti con i gradi (3-2-1) i fasci iniziano a sparire per cui si possono avere rime di fratture un po’ ovunque in tutto il

CAPSULA ARTICOLARE

La capsula articolare origina dal labbro acetabolare e si inserisce anteriormente sulla linea intertrocanterica e posteriormente sul collo anatomico: per tale ragione le fratture mediali sono quelle all’interno della capsula (intra-capsulari), mentre quelle laterali lo sono al di fuori della capsula e vengono definite extra-capsulari (per esempio fratture trocanteriche o sotto- trocanteriche) e, dal punto di vista clinico, cambia la sintomatologia. La capsula inoltre è rinforzata da 3 legamenti: ileo- femorale, ischio- femorale, pubo-femorale. NB: la diagnosi si effettua con una radiografia in proiezioni antero-posteriore e assiale per evidenziare: linea di frattura (completa o incompleta), angolo di frattura, eventuale accorciamento del collo, piccolo trocantere prominente, numero di frammenti. FRATTURE MEDIALI Sono tipiche dei pazienti osteoporotici e sono meno frequenti delle fratture laterali. Sono dovute:

  • a una banale caduta, urtando direttamente la parte al di sopra del grande trocantere;
  • ad una rotazione laterale dell’arto;
  • a carichi ripetuti ai distretti muscolari, associati a movimenti di torsione;
  • a traumi ad alta energia nei giovani adulti Segni clinici: leggero dolore a livello inguinale, che si irradia fino alla regione antero-mediale della coscia raggiungendo anche il ginocchio. Infatti, questo tipo di frattura, essendo all’interno della capsula, coinvolge il nervo otturatorio, il quale dà sensibilità proprio in quelle zone. Questa frattura se composta non dà una impotenza funzionale assoluta, ma i soggetti possono riuscire a camminare in modo zoppicante. Altre volte, invece, non è possibile fare alcun movimento, soprattutto se la frattura è scomposta, perché viene a mancare la continuità ossea e, di conseguenza, il soggetto è costretto a stare a letto. Infine, c’è un atteggiamento con lieve rotazione esterna ed accorciamento dell’arto fratturato. Diagnosi : radiografie standard in antero-posteriore ed assiale dell’anca. In casi dubbi si può fare un approfondimento TC. Sull’esame Rx si basano i diversi sistemi di classificazione:
  • Classificazione topografica , in base a dove si trova la rima di frattura o sottocapitata: la rima di frattura si trova sotto la testa del femore (la testa non è coinvolta). È la più comune frattura intra-capsulare dell’anca o transcervicale: la rima di frattura si trova a metà del collo (esattamente perpendicolare all’asse del collo) o transcervicale obliqua: dove la frattura è obliqua all’asse del collo o basicervicale: la rima di frattura coinvolge la base del collo femorale, in particolare è a livello della linea trocanterica, senza però coinvolgere né grande né piccolo trocantere.
  • Classificazione di Garden (Distinzione in base al livello di scomposizione) o grado 1 : frattura incompleta del collo femorale (stabile); o grado 2 : frattura completa ma non scomposta (stabile); o grado 3 : frattura completa con parziale scomposizione (instabile); o grado 4 : frattura completa con totale scomposizione (instabile).
  • Classificazione di Pauwels (obliquità della rima di frattura) o tipo 1 : obliquità 0° - 30°; o tipo 2 : obliquità 30° - 50°; o tipo 3 : obliquità: > 70°. Maggiore è l’obliquità della frattura, maggiori sono le possibilità di pseudoartrosi, cioè di mancata guarigione. Tramite queste classificazioni è possibile dire che le fratture hanno una prognosi negativa se hanno: fattori meccanici, quali Pauwels di tipo 2 o 3 e Garden grado 3 o 4, e Fattori biologici, quali vascolarizzazione

terminale nella regione mediale, assenza di periostio, presenza di liquido sinoviale. Il trattamento varia in base all’età, al livello di attività pre-infortunio, alle comorbidità, alla scomposizione e all’osteoporosi. Tuttavia, vi sono due tipi di trattamento, il trattamento conservativo e il trattamento chirurgico:

  • Il trattamento conservativo oggi è obsoleto sia perché non esiste un gesso che può bloccare una frattura del collo del femore (esclusi in alcuni casi i bambini) poiché dovrebbe essere dall’ombelico in giù sia perché può comportare alcune complicanze, come: Infezioni, TVP E TEP (trombo embolia polmonare), Piaghe da decubito, Perdita di funzione dell’arto fratturato, Pseudoartrosi, Viziosa consolidazione. Quindi, il trattamento conservativo significa, eventualmente, stare allettati, senza immobilizzazione, in posizione supina e su un materasso antidecubito, ed è attualmente riservato a quei soggetti che hanno controindicazioni importanti all’intervento chirurgico (gravi patologie cardiovascolari o respiratorie). La quasi totalità delle fratture del collo del femore, anche se composte, devono essere operate entro 24-48h.
  • Il trattamento chirurgico è quello di prima scelta e in base al tipo di fratture prevede 2 alternative: o Riduzione e osteosintesi si effettua nei soggetti che hanno età inferiore ai 65 anni, buona qualità di vita e fratture Garden tipo 1 e 2 e Pauwels tipo 1 – 2; prevede l’utilizzo di viti cannulate(solitamente 3 viti), per ridurre la testa
  • grado 2atrasversale in due parti
  • grado 2bspirale in due parti con piccolo trocantere nel frammento prossimale
  • grado 2cspirale in due parti con piccolo trocantere nel frammento distale
  • grado 3aspirale in tre parti; il terzo frammento è il piccolo trocantere
  • grado 3btre parti; il terzo frammento è un frammento di farfalla
  • grado 4quattro o più frammenti
  • grado 5qualsiasi frattura con estensione nel grande trocantere Vi sono due tipi di trattamento, il trattamento conservativo e il trattamento chirurgico:
  • trattamento conservativo C’è solo un caso di frattura del collo del femore laterale che può essere trattata in modo conservativo (no operazione) ed è la frattura dell’apice del gran trocantere , dovuta alla trazione della muscolatura glutea che lì si inserisce. In questo caso se il frammento rimane adeso e composto si tende a fare un’immobilizzazione a letto e si aspetta che si forma il callo osseo, altrimenti se si ha una rotazione del frammento bisogna intervenire chirurgicamente.
  • Trattamento chirurgico prevede o riduzione ed osteosintesi con inchiodamento endomidollare o l’utilizzo di una placca con vite-cefalica. Il trattamento chirurgico può portare a varie complicanze: perdita della sintesi prossimale (chiodo), infezioni, ritardo di consolidazione, osteonecrosi, frattura diafisi femorale, dolore

P R E V E N Z I O N E O S T E O P O R O S I

È definita come un disordine scheletrico caratterizzato da una riduzione della densità minerale ossea (≤ - 2.5 DS rispetto alla media di adulti sani) e da un deterioramento della micro-architettura dell’osso, in presenza di un normale rapporto tra matrice organica e fase minerale; comporta un aumentato rischio di fratture da fragilità per traumi a bassa energia. Si hanno due tipi di osteoporosi:

  1. osteoporosi primaria: post-menopausale, senile, idiopatica del giovane adulto (molto rara)
  2. osteoporosi secondaria: a seguito di farmaci (cortisone), malattie (artrite reumatoide, malattie endocrine), immobilità La diagnosi dell’osteoporosi si può fare tramite esami ematochimici o tramite la densitometria ossea (MOC), cioè un esame che quantifica la massa ossea in relazione alla densità in Sali minerali dell’osso. L’apparecchiatura misura la densità minerale in grammi per centimetro quadrato, cioè la BMD (Bone Mineral Density)
  • normale BMD > -1 = rischio di frattura basso
  • osteopenia BMD da -1 a -2.5 = rischio di frattura medio
  • osteoporosi BMD <-2.5 = rischio di frattura alto
  • osteoporosi complica (con frattura) BMD <-2.5 = rischio molto alto. Le sedi di misurazione sono principalmente il collo del femore, il polso e il rachide lombare. Il trattamento dell’osteoporosi avviene in tre modi:
  • prevenzione,
  • farmacologico: supplementazione calcica; derivanti della vitamina D; terapia ormonale sostitutiva (TOS); SERMs (modulatori selettivi del recettore degli estrogeni); bisfosfonati; farmaci biologici.
  • chirurgico in caso di fratture. PIEDE PIATTO-VALGO GIOVANILE FLESSIBILE: ALGORITMO TERAPEUTICO. Il piede si può definire come un organo sia di moto che di sostegno, ma anche come un organo propriocettivo, poiché trasmette informazioni ai centri superiori sulla posizione del corpo al suolo. Dal