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Riassunto di "osservare per educare"
Tipologia: Sintesi del corso
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Una relazione educativa risulta più efficace tanto più l’educatore conosce la persona che si trova di fronte, perché potrà elaborare strategie mirate ad incidere sulla sua formazione. Anche i genitori valuteranno meglio l’educatore, se questo conoscerà bene il figlio, perché potranno avere un quadro chiaro di come il figlio interagisce fuori dal contesto familiare. E’ fondamentale dunque, l’osservazione diretta del normale comportamento del bambino in contesti, tempi e con partecipanti diversi, così da cogliere tutte le sfumature del processo evolutivo. Ogni educatore registra alcuni atteggiamenti del soggetto che magari sono più evidenti, ma non i più rilevanti e soprattutto non lo fa in maniera oggettiva, ma creandone una propria interpretazione. Risulta fondamentale quindi, non fermarsi a valutare un singolo episodio, ma osservarne diversi, dove anche gli individui con cui il soggetto entra in relazione variano. L’osservazione richiede tempo ed invisibilità, perché i soggetti osservati devono agire senza sapere di essere osservati o non si comporteranno in modo naturale. Utile può rivelarsi l’utilizzo di griglie di osservazione, ovvero un insieme di descrizioni comportamentali tali da rilevare i comportamenti che interessano l’educatore. Occorrerà definire quali comportamenti osservare in base al fine da raggiungere (esempio: rilevare il grado di integrazione = osservare comportamenti sociali). Ogni educatore dovrà costruire la propria griglia, specifica per il proprio caso. Per evitare interpretazioni personali, bisogna registrare tutto come lo si vede, senza abbinare ogni azione ad una categoria generica (esempio: morde = aggressivo). Si parlerà di categorie complesse, precise ed affidabili. Per precisione s’intende che uno stesso comportamento non deve far parte di più categorie; per affidabile s’intende che diversi osservatori codificano un comportamento allo stesso modo. Possiamo distinguere tre tipi di griglie osservative:
facilità e rapidità d’uso in quanto una volta definiti chiaramente i comportamenti da osservare, la sua compilazione è molto veloce.
Esistono diverse tecniche di rilevamento del comportamento. Un esempio è la “rilevazione per eventi” che consiste nel marcare la comparsa del comportamento. Bisogna che l’osservatore segnali anche la durata ovvero inizio e termine del comportamento (utile la videoregistrazione), oppure suddivida le osservazioni in intervalli temporali annotando la comparsa o meno dei comportamenti. La somma di tali intervalli, moltiplicata per la durata di ogni intervallo, fornisce la stima della durata totale del comportamento. La “rilevazione delle relazioni temporali”, riguarda la sequenzialità dei comportamenti che si susseguono nel tempo. Non devono esserci salti temporali, ovvero mancate registrazioni di alcuni momenti, perché altrimenti la codifica del comportamento non sarebbe esaustiva in quanto non comprenderebbe tutti i possibili eventi comportamentali. A seconda dei casi, bisogna utilizzare le strategie più efficaci ed economiche: per comportamenti specifici legati allo sviluppo bisogna osservare il singolo; per interazioni fra pari è utile osservare il gruppo.
Nel contesto educativo, ciò che di solito viene analizzato riguarda le variabili relative al contesto e quelle relative al processo educativo. Le variabili di contesto che possono influenzare il processo educativo, possono essere direttamente osservabili, o analizzate in modo indiretto con interviste e questionari. Nel contesto educativo vi sono tre soggetti: insegnante, bambino, e contesto classe. L’osservazione ha lo scopo di analizzare quei fattori che possono influenzare il processo educativo. E’ essenziale osservare come il bambino si approccia alle situazioni che vive, ma anche come l’insegnante riesca a rispondere ai segnali di quest’ultimo. Verrà osservata l’organizzazione, gli spazi, gli orari, i materiali disponibili che possono facilitare od ostacolare il processo di apprendimento. Attraverso la SVANI (scala di valutazione dell’asilo nido), è possibile analizzare 35 item che valutano la qualità dei servizi educativi. Essa si incentra su sette aree di interesse: arredi e materiale a disposizione; cure di routine; ascoltare e parlare (stimolazioni offerte dal contesto come libri); attività di apprendimento (materiale utile allo sviluppo); interazioni con pari e con adulti; orario delle attività; bisogni dell’adulto (spazi per condividere info con colleghi). Le variabili relative al processo invece spostano l’attenzione verso il processo educativo stesso, e quindi verso le interazioni osservabili fra pari o fra adulto e bambino. Ciò che viene osservato è come l’insegnante si pone e comprende il bambino; se questo partecipa
L’osservazione ha dunque funzione formativa, in quanto favorisce un apprendimento professionale su ciò che si osserva e permette di sviluppare capacità osservative sempre migliori. L’apprendimento attraverso l’osservazione è tipico dei tirocinanti, e può essere realizzato analizzando tutta la documentazione relativa a proposte educative passate di altri colleghi; si può osservare un modello o un tutor da seguire ed imitare, ma questo potrebbe ridurre lo spirito critico del soggetto in formazione. Un efficace apprendimento deve prevedere quattro fasi:
E’ fondamentale imparare ad osservare bene affinchè ciò che si osserva sia una fotografia fedele della realtà. Può risultare utile confrontare la propria osservazione con quella di un altro soggetto: più esse saranno simili, più la valutazione sarà stata oggettiva e non interpretata soggettivamente. Può essere utile seguire un criterio da rispettare nella valutazione, realizzato da un educatore già addestrato all’osservazione.
Nella scuola dell’infanzia, ricopre un ruolo importante il gioco, attività che lascia spazio alla libera manifestazione della creatività del bambino. Nel gioco vi sono fasi differenti nell’interazione con gli oggetti: inizialmente l’attività del bambino è indifferenziata (sbattere un oggetto), successivamente si ha un’attività esplorativa del gioco (scuotere un sonaglio), dopo più giochi vengono messi in relazione fra loro, e solo in una fase successiva si evidenzia l’aspetto simbolico del gioco. In questo aspetto, si possono distinguere tre fasi cognitive:
consapevole di non essere osservato. Vantaggio: permette di verificare il reale comportamento del bambino nel gioco.
Gioco spontaneo. Si possono distinguere diverse procedure per osservare il comportamento messo in atto nel gioco libero. Rubenstein e Howes hanno attuato una scala a cinque livelli per osservare bambini di età compresa tra gli 8 e i 30 mesi. I cinque livelli sono: contatto orale; contatto tattile passivo (tenere in mano l’oggetto); manipolazione attiva; sfruttamento delle proprietà dell’oggetto; gioco creativo. La procedura ideata da Morgan e Bennet, valuta il comportamento ludico di età compresa tra gli 8 e i 24 mesi. Essa prevede l’osservazione di 40 minuti di gioco libero con oggetti prestabiliti e ogni venti secondi, l’osservatore deve registrare il livello più alto di gioco riscontrato, sulla base di sei categorie raggruppate in tre livelli: A. Esplorazione passiva (sguardo dell’oggetto, contatto minimo ed esplorazione orale dell’oggetto); B. Gioco attivo (esplorazione manuale dell’oggetto); C. Gioco di livello avanzato (utilizzo funzionale del gioco e finzione). La procedura ideata da McCune analizza invece il comportamento ludico di bambini più grandi (15-36 mesi) e prevede l’osservazione di 30minuti di gioco libero con 36 oggetti che favoriscono il gioco simbolico e quello di ruolo. Ciò che viene osservato, viene classificato con una griglia che include cinque macrocategorie comportamentali:
Gioco suggerito. Ben diversa dall’osservazione di tipo naturalistico è la valutazione del gioco suggerito che mira a stimolare il livello massimo di gioco di cui il bambino è capace. Si tratta di strategie di modellamento che prevedono la dimostrazione pratica delle azioni di gioco via via più sofisticati. La strategia di Wattson & Fischer si articola in quattro fasi:
L’osservazione naturalistica è facile da attuare ed è libera dall’influenza dell’osservatore sul comportamento del bambino.
Per rilevare la presenza di comportamenti prosociali si può utilizzare uno schema che analizza gli eventi antecedenti al comportamento prosociale ed i comportamenti stessi: A. Antecedenti del comportamento prosociale:
amicali, si possono facilmente individuare i bambini popolari (richiesti da tutti), quelli legati da amicizia, e quelli rifiutati dal gruppo.
L’acquisizione del linguaggio è uno dei fenomeni di sviluppo più rilevanti nel bambino che, in poco meno di sei anni di vita, impara a produrre frasi ed utilizzare il linguaggio più opportuno alle varie situazioni. Molti studi concordano sul fatto che l’ambiente di vita del bambino può facilitare o rallentare il processo linguistico. Nel primo semestre di vita, il bambino comunica con vocalizzi e gesti che devono essere interpretati. Quando il bambino indica un oggetto, l’adulto risponde fornendone il nome e favorendo così la creazione di un legame tra suoni ed oggetti. Verso le fine del primo anno di età, compaiono le prime parole ed intorno ai 24 mesi, il bambino possiede circa 300 parole. Questo è il momento in cui si evidenziano le differenze tra soggetti. Vari studi, hanno dimostrato che possedere un vocabolario inferiore a 50 parole a due anni, può essere un indice di rischio per futuri ritardi linguistici. Intorno ai due anni vi sono le prime frasi, in cui non sono presenti articoli e particelle pronominali (esempio: No latte!). All’interno della scuola, vi sono diverse occasioni per osservare il linguaggio del bambino. Può capitare che all’inizio un bambino sia silenzioso ma, se i genitori riferiscono che a casa ciò non accade, la difficoltà linguistica può essere data da timidezza. In questi casi, l’educatore deve far sentire il bambino a suo agio. Per valutare il linguaggio nei primi tre anni di vita, si utilizza una check-list inspirata alla scala reel, relativa alla capacità di comprensione e produzione. In tale scala gli item sono distinti per fasce di età:
Può essere utile videoregistrare il proprio comportamento e poi compilare i relativi item, rispondendo con un si o un no. Infine, risulta importante valutare le cure di routine, ovvero quei momenti che possono facilitare l’interazione tra insegnante e bambino. Viene utilizzata una sub-scala SOVASI (scala per l’osservazione e la valutazione della scala dell’infanzia), che permette di valutare in che misura i momenti di routine sono curati. Vi sono cinque item, e ad ognuno si può attribuire un punteggio da 1 a 7 (qualità eccellente). Il primo item analizza l’organizzazione dei momenti di benvenuto e quindi il modo in cui i bambini sono accolti. Il secondo item si incentra sui pasti e l’osservatore deve valutare la capacità delle insegnanti di utilizzare questi momenti per sviluppare l’autonomia e la conversazione nei bambini. Il terzo item fa riferimento al riposino, e l’osservatore deve valutare l’adeguatezza dei tempi e dei luoghi e la capacità di provvedere ai bambini che si svegliano prima o che non dormono. Il quarto item, si dedica al momento del cambio e l’osservatore valuta le condizioni igieniche e le attrezzature che devono essere a misura di bambino. Il quinto item, si focalizza sulla pulizia personale e l’osservatore deve valutare se l’insegnante promuove abitudini di pulizia. Grazie alla valutazione dei livelli raggiunti, possono essere programmate attività e cambiamenti, con il fine di raggiungere livelli di qualità sempre più elevati. Il momento dell’osservazione è un’occasione per raccogliere informazioni e, allo stesso tempo un momento di valutazione che indirizza la programmazione del cambiamento nella direzione desiderata.