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Osservare per educare, Sintesi del corso di Pedagogia

Riassunto del testo “ Osservare per educare” di Laura D’Odorico e rosalinda Cassibba

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022
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Caricato il 18/11/2022

alice.menchini
alice.menchini 🇮🇹

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OSSERVARE PER EDUCARE
SPERIMENTALISMO, INNOVAZIONE DIDATTICA E PEDAGOGIA MONTESSORIANA
1. IL METODO OSSERVATIVO
1.1 L’osservazione per l’acquisizione delle conoscenze.
Un principio fondamentale nella valutazione di una relazione educativa, qualunque essa sia, è che per
essere efficace l’educatore abbia una conoscenza approfondita e individualizzata del discepolo. La
conoscenza che si ha del bambino o del ragazzo può determinare delle efficaci procedure educative,
riconosciute anche dai genitori, i quali valutano positivamente un insegnante che dimostri di conoscere
e saper descrivere quello che caratterizza il loro figlio rispetto ad altri. Infatti, spesso nel lavoro
quotidiano all’interno degli spazi educativi, dunque negli asili e nelle scuole dell’infanzia, le domande
più frequenti che sono poste alle educatrice-insegnanti riguardano “Come si comporta mio figlio in
classe?”. Questo perché i genitori, in primo luogo, non solo vogliono confrontare l’idea di come è fatto
il loro figlio, come è visto dagli altri in un contesto extrafamiliare, ma anche perché vogliono sapere se
l’insegnante “ha capito” il figlio, se veramente conosce le sue debolezze, i suoi punti di forza. Infatti,
quanto maggiore sarà la conoscenza che si ha del bambino tanto sarà efficace trovare strategie adatte a
incidere sulla formazione personale. DI fondamentale importanza risulta essere l’ambiente
extrafamiliare, dove il bambino dai 2 agli 11 anni si forma, cambia, cresce. L’ambiente extrafamiliare,
inteso come luogo di conseguimento delle tappe d sviluppo, diventa insostituibile. Risulta importante
dunque, avere alla base un’approfondita conoscenza di quale sia il livello di sviluppo del bambino in un
dato momento e in una data area, di quali siano i processi evolutivi in atto e di quali, invece, debbano
essere stimolati, di quale strategia educativa sia più indicata per un particolare individuo e a quale,
invece, sia necessario apportare dei cambiamenti.
QUALE È IL METODO PER RAGGIUNGERE TALE CONOSCENZA E SVOLGERE IN MANIERA ADEGUATA IL
PROPRIO COMPITO DI INSENGNANTE E DI EDUCATORE?
Attraverso l’osservazione diretta del comportamento del bambino nel contesto educativo, avvalendosi
anche di test che però non posso sostituire il lavoro dell’osservazione dell’insegnante in maniera
autonoma e diretta. I test costituiscono una sorta di “fotografia” statica delle competenze e delle
capacità del bambino nel particolare momento in cui è avvenuta la somministrazione. Ciò può essere
fuorviante e mentre i test non posso essere ripetuti più volte, l’osservazione diretta del
comportamento può, e deve, essere ripetuta variando contesti, tempi e partecipanti. I test, inoltre,
basati su prove da superare o domande a cui rispondere sono difficilmente somministrabili ai bambini
dell’età prescolare o di 1 elementare, poiché a differenza dei ragazzi e degli adulti, rivelano sé stessi
attraverso il comportamento. A differenza dei test l’osservazione diretta è dinamica e variabile; quindi,
più adatta a cogliere le sfumature del processo evolutivo.
Come e quando osservare?
L’osservazione di cui parliamo è di tipo sistematico, che è molto diverso dal semplice “guardare” ciò
che fa un bambino nei vari momenti o contesti in cui è strutturata la giornata. L’osservazione
sistematica prevede obiettivi, procedure e tecniche per registrare ciò che si è osservato. Sono
necessarie duqnue una formalizzazione e una stematizzazione. Stematizzazione * cioè la definizione
degli scopi per cui l’osservazione viene effettuata. Lo scopo generale dell’osservazione è sicuramente la
valutazione del livello di sviluppo raggiunto dal singolo bambino.
Diventare “osservatori”
Per diventare buoni osservatori bisogna fare attenzione a diverse osservazioni che insegnanti e
educatori vivono quotidianamente. Queste osservazioni spontanee possono essere preziose, ma viziate
da una serie di fattori. Poiché è facile ricordare episodi e comportamenti che in una giornata hanno
attirato più attenzione, queste osservazioni non possono essere rilevanti e anzi potrebbero costituire
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OSSERVARE PER EDUCARE

SPERIMENTALISMO, INNOVAZIONE DIDATTICA E PEDAGOGIA MONTESSORIANA

1. IL METODO OSSERVATIVO

1.1 L’osservazione per l’acquisizione delle conoscenze.

Un principio fondamentale nella valutazione di una relazione educativa, qualunque essa sia, è che per essere efficace l’educatore abbia una conoscenza approfondita e individualizzata del discepolo. La conoscenza che si ha del bambino o del ragazzo può determinare delle efficaci procedure educative, riconosciute anche dai genitori, i quali valutano positivamente un insegnante che dimostri di conoscere e saper descrivere quello che caratterizza il loro figlio rispetto ad altri. Infatti, spesso nel lavoro quotidiano all’interno degli spazi educativi, dunque negli asili e nelle scuole dell’infanzia, le domande più frequenti che sono poste alle educatrice-insegnanti riguardano “Come si comporta mio figlio in classe?”. Questo perché i genitori, in primo luogo, non solo vogliono confrontare l’idea di come è fatto il loro figlio, come è visto dagli altri in un contesto extrafamiliare, ma anche perché vogliono sapere se l’insegnante “ha capito” il figlio, se veramente conosce le sue debolezze, i suoi punti di forza. Infatti, quanto maggiore sarà la conoscenza che si ha del bambino tanto sarà efficace trovare strategie adatte a incidere sulla formazione personale. DI fondamentale importanza risulta essere l’ambiente extrafamiliare, dove il bambino dai 2 agli 11 anni si forma, cambia, cresce. L’ambiente extrafamiliare, inteso come luogo di conseguimento delle tappe d sviluppo, diventa insostituibile. Risulta importante dunque, avere alla base un’approfondita conoscenza di quale sia il livello di sviluppo del bambino in un dato momento e in una data area, di quali siano i processi evolutivi in atto e di quali, invece, debbano essere stimolati, di quale strategia educativa sia più indicata per un particolare individuo e a quale, invece, sia necessario apportare dei cambiamenti. QUALE È IL METODO PER RAGGIUNGERE TALE CONOSCENZA E SVOLGERE IN MANIERA ADEGUATA IL PROPRIO COMPITO DI INSENGNANTE E DI EDUCATORE? Attraverso l’osservazione diretta del comportamento del bambino nel contesto educativo, avvalendosi anche di test che però non posso sostituire il lavoro dell’osservazione dell’insegnante in maniera autonoma e diretta. I test costituiscono una sorta di “fotografia” statica delle competenze e delle capacità del bambino nel particolare momento in cui è avvenuta la somministrazione. Ciò può essere fuorviante e mentre i test non posso essere ripetuti più volte, l’osservazione diretta del comportamento può, e deve, essere ripetuta variando contesti, tempi e partecipanti. I test, inoltre, basati su prove da superare o domande a cui rispondere sono difficilmente somministrabili ai bambini dell’età prescolare o di 1 elementare, poiché a differenza dei ragazzi e degli adulti, rivelano sé stessi attraverso il comportamento. A differenza dei test l’osservazione diretta è dinamica e variabile; quindi, più adatta a cogliere le sfumature del processo evolutivo. Come e quando osservare? L’osservazione di cui parliamo è di tipo sistematico, che è molto diverso dal semplice “guardare” ciò che fa un bambino nei vari momenti o contesti in cui è strutturata la giornata. L’ osservazione sistematica prevede obiettivi, procedure e tecniche per registrare ciò che si è osservato. Sono necessarie duqnue una formalizzazione e una stematizzazione. Stematizzazione * cioè la definizione degli scopi per cui l’osservazione viene effettuata. Lo scopo generale dell’osservazione è sicuramente la valutazione del livello di sviluppo raggiunto dal singolo bambino. Diventare “osservatori” Per diventare buoni osservatori bisogna fare attenzione a diverse osservazioni che insegnanti e educatori vivono quotidianamente. Queste osservazioni spontanee possono essere preziose, ma viziate da una serie di fattori. Poiché è facile ricordare episodi e comportamenti che in una giornata hanno attirato più attenzione, queste osservazioni non possono essere rilevanti e anzi potrebbero costituire

elementi di giudizio fuorviante. Inoltre, spesso, ci sono una serie di comportamenti che l’insegnante non coglie spontaneamente perché non è consapevole della loro possibile rilevanza. Ad esempio, nel corso di una somministrazione a maestre dell’asilo e scuola dell’infanzia - Questionario per la valutazione del comportamento sociale (1999 ideato da Laura d’Odorico e Rosalinda Casibba, Silvana Buono) spesso si è riscontrata la difficoltà nel rispondere a quesiti come “Se il bambino è assente dalla scuola i compagni si accorgono della sua assenza” o anche “Quando il bambino torna qualche bambino lo saluta in modo particolare”. Le difficoltà erano originate dal fatto che le insegnanti dichiaravano di non averlo mai notato, mentre questi 2 item sono molto utili nel determinare il tipo di relazione che il bambino ha instaurato con i pari. Per essere “buon osservatore” è importante che vi sia oggettività, poiché accade spesso che ciò che viene registrato nella nostra memoria non sia l’episodio o il comportamento così come si è verificato, ma piuttosto l’interpretazione che noi gli abbiamo dato nel momento dell’osservazione. Un esempio chiaro è il seguente: un bambino (G) dà un birillo in testa a un altro bambino(M) che non dice niente. Mentre A (bambino) osserva la scena. A si avvicina a G r gli strappa il birillo, G comincia a piangere e dice “dammelo è il mio”. A si allontana dicendo “questo fa male” andando dall’insegnante a riferire l’accaduto. L’insegnante dice a G di chiedere scusa ad A e gli restituisce il birillo. L’insegnante, dunque, agisce basandosi su un errata interpretazione, poiché il comportamento del bambino A viene considerato eccessivo a una provocazione da G. L’errata interpretazione, dunque, nasce in questo caso dal fatto che l’insegnante non ha potuto osservare l’intera sequenza degli eventi accaduti. Per concludere, dunque, è fondamentale che per essere “buoni osservatori” è necessario rendersi conto di ciò che si osservato e ciò che non si è potuto osservare per poter formulare un giudizio adeguato. Tempi e situazioni di osservazioni Sono diversi i tempi e le situazioni che educatori e insegnanti possono osservare: situazioni di gioco libero, ad esempio in giardino, sono utili per osservare quale bambino cerca la vicinanza e quale l’isolamento. Osservare una situazione più strutturata, ad esempio bambini seduti al tavolo con il medesimo compito, permette di focalizzare l’attenzione su abilità conversazionali tra i bambini stessi. Se il bambino è da solo, bisogna focalizzarsi sulla complessità del gioco e su ciò che mette in atto. Per un insegnante è difficoltoso compiere questo tipo di osservazione sul singolo, in primo luogo perché deve soddisfare richieste, interventi e attenzioni al resto della classe. Meno difficoltoso lo è se l’osservazione è compiuta da un estraneo, infatti dopo un breve momento di curiosità da parte dei bambini, è probabile che verrà ignorato. Dunque risulta fondamentale restare il più possibile invisibile ai bambini, maggiore se questa è focalizzata su un particolare bambino. L’uso di mezzi tecnologici, come videoregistratore può essere utile per l’osservazione, anche se è da ricordare che non si può sostituire alla capacità dell’occhio umano, spostandosi in una frazione di pochi secondi. La costruzione di una griglia di osservazione Un mezzo fondamentale per poter compiere osservazioni è la griglia, ossia un insieme di descrizioni comportamentali, legate da relazioni specifiche, che può essere utilizzata per rilevare i comportamenti che interessano il ricercatore. Per poter costruire una griglia di osservazione è necessario determinare un ambito di sviluppo del bambino su cui focalizzarsi, dopo di che è necessario stabilire il livello di ampiezza delle categorie di osservazione. È importante fare attenzione all’utilizzo di categorie da osservare, piuttosto utilizzare microcategorie: ad esempio se osserviamo un bambino di asilo nido o infanzia al posto di scrivere socievolezza o aggressività ci limiteremo a registrare comportamenti direttamente osservabili come “sta vicino a un altro bambino” “morde un altro bambino”. La scelta di utilizzare categorie complesse o microcategorie (categorie “semplici”) dipende dall’esperienza dell’osservatore, dall’effettuazione dell’osservazione se diretta o tramite videoregistratore.

2. L’OSSERVAZIONE NEI CONTESTI EDUCATIVI

I comportamenti osservabili nei contesti educativi Chi opera nei contesti educativi non può non prescindere dall’osservazione quotidiana dei comportamenti dei bambini. Questo perché osservare permette di avere informazioni sul livello dello sviluppo dei bambini al fine di organizzare attività, per valutare i risultati degli interventi realizzati, per analizzare risorse dell’ambiente in modo da poterle modificare, per valutare il proprio modo di porsi in relazione con gli allievi o con i colleghi.. Le variabili che si possono analizzare sono due :

  • **_variabili relative al contesto
  • variabili relative al processo educativo_** VARIABILE RELATIVE AL CONTESTO L’osservazione rivolte alle variabili di contesto si propone di analizzare le caratteristiche principali che concorrono a influenzare il processo educativo e i risultati finali. All’interno del contesto entro il quale si svolge il processo educativo, identifichiamo almeno tre soggetti principali: l’insegnante, il bambino e il contesto della classe/scuola. Nei primi giorni di scuola, ad esempio, ai fini di una programmazione delle attività didattiche o educative è necessario che l’educatore compia un’osservazione volta alla conoscenza delle caratteristiche temperamentali, delle modalità di adattamento al contesto della classe. Supponiamo che si voglia valutare e analizzare il livello di sviluppo linguistico dei bambini di una classe affidataci utile a comprendere sia nel caso in cui siamo interessati a proporre attività che richiedano certi livelli specifici di competenza linguistica, sia per adottare una modalità di comunicazione verbale adeguata al livello di sviluppo raggiunto dal gruppo classe. L’insegnante, a tal fine, potrà proporre agli allievi di raccontare un evento piacevole a loro accaduto di recente, e utilizzando dei registratori dei racconti valutare la ricchezza del vocabolario usato, la correttezza fonologica, la complessità della struttura delle frasi, etc.., Un ulteriore esempio è costituito dall’osservazione che l’insegnante può condurre il primo giorno di inserimento del bambino al nido o alla scuola dell’infanzia. Ciò consente di conoscere le modalità tipiche di interazione e comunicazione che il bambino ha con il proprio genitore, le sue reazioni nel trovarsi in un contesto sconosciuto, di essere separato dalla madre, le strategie che mette in atto per autoconsolazione e così via. Se il focus dell’osservazione è l’insegnante è opportuno porre attenzione sulla sensibilità dell’insengante ai segnali inviati dai bambini, se le modalità comunicative utilizzate siano adeguate al livello di sviluppo raggiunto dai bambini. Se l’interesse è rivolto verso il contesto classe, l’osservazione si soffermerà sull’organizzazione degli spazi, degli orari, degli arredi, la ricchezza dei materiali (vedere anche Montessori) che concorrono a facilitare o ostacolare il processo di insegnamento-apprendimento. Per valutare il contesto, per valutare quali sono gli elementi che concorrono a determinare la qualità di un contesto possiamo fare riferimento alla Scala di valutazione dell’asilo nido ( SVANI). Questa scala rivista da Monica Ferrari e Paola Livraghi è composta da 35 item che valutano la qualità dei servizi educativi per bambini fino a 3 anni. La SOVASI, è invece utilizzabile all’interno della scuola per l’infanzia tradotta in italiano da Monica Ferrari e Antonio Gariboldi. La scala SVANI prende in considerazione:  Arredi e materiali a disposizione dei bambini: arredi e materiali necessari per la cura nei momenti di routine (pranzo, il sonno); sono oggetto di osservazione gli arredi e i materiali nelle attività di gioco libero, di apprendimento e di relax;  Cure di routine: l’osservazione è focalizzata sui modi in cui sono organizzati tutti i momenti di routine, l’accoglienza, i pasti, le merende, il sonno, i cambi e l’educazione all’igiene;

 Ascoltare e parlare: oggetto di osservazione sono le stimolazioni di tipo verbale che l’ambiente offre ( n di libri, linguaggio adulto)  Attività di apprendimento: l’osservazione è è focalizzata sulla disponibilità di materiale adatto utile a stimolare lo sviluppo del piccolo attraverso attività motorie e artistiche o attività in giardino.  Interazione: l'osservazione intende verificare se le scelte dell'organizzazione degli spazi e dei tempi favoriscono gli scambi tra adulto e bambino.  organizzazione delle attività quotidiane: l'oggetto di osservazioni e l'orario che regola le attività di routine e quelle di gioco  bisogni degli adulti: l'osservazione si focalizza sulla disponibilità e sull'organizzazione degli spazi riservati agli educatori o ai genitori, sulle condizioni che favoriscono lo scambio di comunicazioni tra genitori ed educatori. Variabili relative al processo educativo Le variabili relative al processo educativo fanno riferimento alle interazioni che intervengono nel contesto educativo fra i comportamenti osservabili abbiamo:  interazione tra educatore e bambino: Ad esempio, in una situazione in cui l’insegnante guida il bambino nella ricerca di una soluzione a un problema, si potrà osservare i suggerimenti che l’insegnante dà o ai tipi di rinforzo offerto all’allievo o ai cambiamenti che i comportamenti dell’insegnante producono sul comportamento dell’allievo. Nell’asilo potremmo osservare i comportamenti di interazione in una situazione di gioco con gli oggetti (come l’insegnante interviene, in quale collocazione temporale avviene l’intervento rispetto all’attività esplorativa del bambino -INTERVENTO CONTEMPORANEO ALL’AZIONE DEL BAMBINO vs INTERVENTO CHE PRODUCE UN’INTERRUZIONE DELLA SUA ATTIVITA’, alla natura dell’intervento ( di ostacolo all’attività o di sostegno).  Interazione tra bambini: Quando l’attenzione, invece, è posta sull’interazione tra i bambini, sulle dinamiche relazionali che caratterizzano lo scambio dell’interazione, l’osservazione potrà soffermarsi sulle modalità tipiche utilizzate dai bambini sia per scambi positivi che negativi, sui comportamenti cooperativi messi in atto nelle situazioni di gioco di gruppo. L’attenzione è posta in ognuna di queste osservazioni sul significato che il comportamento assume nel determinare l’andamento e il risultato finale dello scambio interattivo.  Interazione tra colleghi: Infine oggetto di osservazione è anche le modalità di prese di decisioni, confronto tra educatori. In questo caso l’attenzione si porrà agli scambi comunicativi tra i pari, alle modalità, alle strategie di confronto utilizzate dai partecipanti alla riunione e la loro efficacia ai fini del raggiungimento di una decisione comune. 2.2 L’OSSERVAZIONE IN PROGRAMMAZIONE E IN VALUTAZIONE Nella programmazione delle attività e degli interventi educativi gioca un ruolo fondamentale l’osservazione del bambino. Costituisce un elemento indispensabile per conoscere competenze e modalità di adattamento al contesto, informazioni necessarie alla progettazione di attività e interventi mirati. L’osservazione prima della programmazione permette di non commettere il solito errore: cioè di guardare solo ciò che il bambino non sa fare e pensare di lavorare su quello. Invece l’osservazione pre- programmazione permette proprio di rilevare ciò che il bambino è in grado di fare in modo da partire con

L’osservazione può essere utilizzata per facilitare la comunicazione e la collaborazione fra genitori ed educatori o per consentire ai genitori di apprendere, affinare, modificare o comprendere meglio alcuni semplici modi di interagire col proprio figlio. L’osservazione utilizzata a scopo informativo è utile a fornire ai genitori come i bambini trascorreranno la giornata: in questo caso è utile porre delle videoregistrazioni preparate per l’occasione, da mostrare ai genitori nel corso del quale verrà illustrata la giornata tipo, l’utilizzo che viene fatto degli spazi, oltre che alcuni frammenti di immagini che mostrano i bambini impegnati in attività ludiche. E’ opportuno, per cadere nell’errore di presentare una videoregistrazione a scopo programmatico, che gli educatori identifichino, tramite osservazione i dati disponibili:

  • aspetti che caratterizzano l’organizzazione del servizio (spazi disponibili e la loro funzionalità, ritmi della giornata, turni del personale). - gli obiettivi educativi del servizio e le strategie programmate per il loro raggiungimento ( organizzazione dei momenti di routine, igiene, i pasti o il sonno, regole che caratterizzano la vita del gruppo sociale, quali ad esempio di non portare giocattoli da casa, di aspettare il proprio turno quando più bambini vogliono usare lo stesso gioco). - sequenze e comportamenti o situazioni-tipo che dimostrino l’importanza delle scelte fatte ( se ad esempio gli educatori hanno avuto modo di constatare che l’arrivo dei bambini quando l’attività strutturata è già iniziata ha l’effetto di ostacolare la concentrazione e di far diminuire l’interesse per l’attività stessa, tali sequenze possono essere accuratamente identificate e presentate ai genitori per giustificare la richiesta di puntualità al momento dell’ingresso). La durata del filmato dovrà essere possibilmente entro i 20 minuti, in modo da poter offrire ai genitori uno spazio adeguato di domande, richieste o dubbi da porre agli educatori. Un altro possibile strumento come mezzo per fornire informazioni ai genitori è quello del diario di bordo. Esso cerca, infatti, di rispondere alle esigenze dei genitori sull’andamento della giornata, sulle abitudini del figlio, sul suo umore. Sul diario, compilato quotidianamente vengono annotate, per ciascun bambino, le info relative ai pasti, alle ore dedicate al sonno e al gioco. Le educatrici poi oltre a riferire circa le attività svolte riferirà il modo in cui il bambino ha giocato, il suo umore nel corso della giornata. Il diario di bordo permette un canale di comunicazione attiva con i genitori sia se l’educatrice nel momento di arrivo o di uscita del bambino non può fermarsi a parlare con loro, sia che l’educatrice di riferimento abbia concluso il turno di lavoro prima dell’arrivo dei genitori. I resoconti delle attività svolte possono essere utili virgola in momenti diversi dell'anno, per valutare i progressi fatti dai bambini nelle diverse aree di sviluppo. Se l’obiettivo principale del diario di bordo è quello di comunicare con i genitori, dunque, può essere interessante decidere insieme ad essi su quali aspetti del comportamento del bambino possono soffermarsi. Oltre che per dare informazioni, l'osservazione può essere utilizzata negli incontri con i genitori anche con finalità educative. Il genitore, infatti, tramite le informazioni ricavate dal diario di bordo o dalla visione del filmato viene a conoscenza di modalità diverse di interagire col bambino, di possibili modi di stimolarlo, di regole particolari che il proprio figlio è invitato a seguire fuori dalla famiglia. Tutto ciò permette di lavorare sulla continuità fra ciò che viene proposto a casa e a scuola. Esistono però le cosiddette scuole per genitori o corsi di incontri formativi riservati ad essi. In questi casi l'osservazione diretta di eventi e comportamenti che aiutano a comprendere meglio e ad assimilare l'argomento trattato risultano di fondamentale importanza. ad esempio, uno degli argomenti che solitamente viene trattato nelle scuole per genitori riguarda la sensibilità di essi ai segnali del bambino: può risultare utile proporre ai genitori “ un addestramento” dalla lettura dei segnali del bambino all'interno di una serie di incontri in gruppo guidati da un esperto. secondo un'esperienza di addestramento alla lettura dei segnali condotta con un gruppo di genitori di bambini irritabili sono state stipulate quattro fasi distinte:
  • Affinare la capacità di leggere i segnali del bambino
  • interpretare in modo corretto il segnale del bambino
  • identificare la risposta prodotta dal genitore
  • verificare l'efficacia della risposta La prima fase dell'addestramento prevedeva che i genitori annotassero tutti i segnali che i bambini avevano mandato nella sequenza di videoregistrazione precedentemente mostrata. I genitori erano invitati a captare il segnale ma non ad interpretarlo: il pianto, il riso, lo sguardo rivolto alla madre erano identificati solo in quanto segnali. La seconda fase prevedeva la corretta interpretazione dei segnali identificati. La fase successiva si concludeva con l'esplicitazione dei motivi che avevano portato a ciascuna delle interpretazioni emerse. La terza fase era dedicata alla selezione delle risposte date ai segnali del bambino i genitori erano invitati ad identificare il comportamento del genitore adottato come risposta al segnale del bambino. In questo caso i genitori dovevano solo identificare la risposta dal genitore e non la sua efficacia. La quarta fase prevedeva che i partecipanti si esprimessero sull'efficacia della risposta emessa dal genitore. Veniva chiesto di valutare quanto la risposta fosse stata contingente al segnale inviato dal bambino e che effetti avesse avuto sul suo comportamento. Inoltre esiste una tipologia di addestramento: coppia- genitore bambino. Solitamente viene affidato a uno psicologo o a un educatore perché si tratta di un intervento psicoterapeutico. Questa tipologia di intervento si differenzia per due motivi:
  1. L'intervento è individuale e non di gruppo
  2. vengono utilizzate videoregistrazioni di comportamento della coppia che partecipa all'intervento. Secondo un'esperienza condotta In Olanda da un gruppo di ricerca coordinato dal professor Marinus l'intervento è suddiviso in 5 sessioni ognuna delle quali affronta un tema diverso: Il primo incontro consiste nel consegnare ai genitori una dispensa contenente informazioni teoriche sulla sensibilità materna e sul ruolo che essa riveste nello sviluppo del bambino. Viene effettuata la videoregistrazione in ambienti di casa. Viene chiesto di giocare col bambino utilizzando alcuni giocattoli nuovi. Il secondo incontro viene effettuato a una settimana di distanza dal primo, è dedicato alla visione della videoregistrazione effettuata nell’incontro precedente. Si comincia a parlare del bambino, mentre si visiona il filmato. L’educatore sottolinea tutti i segnali emessi dal piccolo, chiedendo al genitore di interpretarli. L’incontro termina con la videoregistrazione dei comportamenti che diventeranno oggetto del terzo incontro. Il terzo incontro inizia con la visione della videoregistrazione relativa al momento “bagno”. L’educatore evidenzia i segnali di benessere e di disagio manifestati dal bambino e invita il genitore a fare lo stesso. L’incontro si conclude con la visione della registrazione del gioco del cucù e del gioco libero. Il quarto incontro è dedicato ai feedback sulle risposte adeguate emessa dal genitore in risposta ai segnali del bambino. Il quinto incontro riguarda la discussione del filmato cetrata sulle sequenze in cui il bambino manifesta un’emozione, alla quale segue una riposta della madre. 2.4 L’OSSERVAZIONE COME STRUMENTO DI FORMAZIONE L’osservazione nell’ambito della formazione di insegnanti e operatori vari ha 2 obiettivi principali:
  3. Favorire l’acquisizione di competenze professionali attraverso l’osservazione di situazioni reali o simulate
  4. Sviluppare capacità di osservazione.
  1. fase di integrazione: permette l’emergere di attività di gioco organizzate sequenzialmente e gerarchicamente. L’attività di gioco, e quella esplorativa nella fase in cui i bambini non hanno ancora sviluppato linguaggio, osservare questi momenti assume un ruolo centrale nella valutazione dello sviluppo. 3.2 L’OSSERVAZIONE DEL GIOCO NELLA SCUOLA PER L’INFANZIA Nella scuola per l’infanzia le occasioni per osservare il comportamento di gioco sono molteplici. E’ comunque difficoltoso individuare i momenti più opportuni per svolgere al meglio osservazioni in questo ambito. Le strategie sviluppate al fine di valutare il comportamento precoce di gioco con oggetti sono raggruppabili in due categorie. Approccio naturalistico: prevede l’osservazione del bambino in un ambiente familiare, mentre gioca con i giocattoli, ignaro di essere osservato. Approccio strutturato: prevede che l’osservazione venga condotta in una situazione appositamente predisposta e che al bambino vengano presentate delle serie particolari di oggetti. Un ambiente strutturato fornirà l’espressione di atti di gioco maggiormente elaborato Mentre l’osservazione di tipo naturalistico permette di valutare il comportamento del bambino nel suo ambiente quotidiano. 3.3 IL GIOCO SPONTANEO L’osservazione del comportamento di gioco libero sia in contesti naturali che strutturati, può essere condotta seguendo procedure differenti. Quella sviluppata da Rubenstein e Howes è di tipo naturalistico: l’osservatore deve evitare di stimolare il bambino al gioco e deve evitare di introdurre e proporre nuovi giocattoli in alternativa al materiale utilizzato spontaneamente dal bambino. Ogni atto di gioco viene classificato sulla base di una scala a 5 livelli:
  2. contatto orale
  3. Contatto tattile passivo ( tenere in mano l’oggetto)
  4. Manipolazione attiva (scuotere l’oggetto)
  5. Sfruttamento delle proprietà tipiche di un oggetto ( far suonare un campanello)
  6. Gioco creativo o immaginativo ( far finta che ..) L’osservazione, invece, ideata da Morgan, Harmon E Bennet, indirizzata alla valutazione del comportamento di gioco di bambini di età compresa tra 8 e 24 mesi prevede l’osservazione di 40 minuti di gioco libero in presenza di un set di giocattoli. L’osservatore osserva sulla base di 6 categorie raggruppate in 3 livelli: A) ESPLORAZIONE PASSIVA
  7. Sguardo all’oggetto
  8. Contatto minimo con l’oggetto
  9. Esplorazione orale dell’oggetto B) GIOCO ATTIVO
  10. Esplorativo manuale attiva dell’oggetto C) GIOCO DI LIVELLO ELEVATO
  11. Utilizzo convenzionale o funzionale dell’oggetto
  12. Gioco di finzione La tecnica utilizzata da McCune Nicolich è stata ideata allo scopo di esaminare, nel dettaglio, il gioco simbolico presente nei bambini più grandi. La procedura prevede l’osservazione di 30 minuti di gioco libero con una serie di 36 oggetti che favoriscono attività simboliche e giochi di ruolo che evocano situazioni di routine familiare. L’attività di gioco simbolico osservata viene classificata su una base di una griglia di

codifica che inlcude 5 macrocategorie :

  1. Schemi presimbolici semplici : il bambino riconosce l’uso corretto degli oggetti (avvicinare la tazza alla bocca)
  2. Schemi simbolici rivolti a se stessi: il bambino mette in atto comportamenti di finzione legati alla propria persona ( avvicinare la tazza alla bocca accompagnando l’azione con suoni e espressioni facciali) ad esempio.. sh o mmh 😊
  3. Gioco simbolico decentrato: il bambino estende i comportamenti di finzione oltre la propria persona, rivolgendoli ad altri, esempio alla bambola.
  4. Gioco simbolico combinato: il bambino mette in atto un unico comportamento di finzione rivolto a diversi agenti esterni oppure produce diversi schemi d’azione simbolici ( da da mangiare alla bambola e poi pulisce la bocca).
  5. Gioco di finzione gerarchico: il bambino produce schemi d’azione simbolici, isolati o in sequenza, che sottendono una struttura gerarchica ( es: esplicita attraverso la ricerca del materiale di gioco necessario, un piano d’azione prima che il comportamento di finzione venga prodotto). 3.4 IL GIOCO “SUGGERITO” Lo sperimentatore suggerisce al bambino un tipo di gioco di norma di livello più alto rispetto a quello che il bambino ha dimostrato di saper effettuare spontaneamente: si tratta di una strategia valutativa ideata da Watson e Fischer allo scopo di esaminare l’abilità di decentramento manifestata dai bambini. La procedura si articola in 4 fasi:
  6. Prima fase: 3 minuti di familiarizzazione durante i quali il bambino è lasciato libero di esplorare una serie di giocattoli.
  7. Seconda fase: fase modellamento, in cui l’esaminatore dà una dimostrazione di una serie di atti di finzione indirizzati ad agenti differenti ( bambola, a se stesso, a un blocco di legno)
  8. Terza fase: il bambino viene lasciato libero di giocare per 8 minuti. La terza fase si conclude con una richiesta da parte dell’esaminatore che cerca di incoraggiare il bambino ad imitare specifici atti di gioco prima mostratigli. 4. STRUMENTI PER L’OSSERVAZIONE DEL COMPORTAMENTO SOCIALE 4.1 La competenza sociale nell’interazione tra pari L’osservazione di comportamenti sociali spontanei negli ambienti dove è possibile un contatto prolungato tra i pari ha permesso di rilevare come essi siano in grado di interagire efficacemente con i pari anche ad età molto precoci. Si parla, infatti, di competenza sociale intesa come la capacità di raggiungere obiettivi personali nelle relazioni positive con gli altri. La competenza sociale è composta da diverse abilità che fanno riferimento a specifici comportamenti che possono aver luogo nel corso delle interazioni sociali. Lo sviluppo sociale si intende invece la modificazione che ognuna di tali abilità subisce nel corso dello sviluppo, interagendo in varie forme con lo sviluppo delle abilità cognitive e linguistiche. Nei primi anni di vita sono gli oggetti a rivestire un ruolo di MEDIATORI nelle interazioni sociali, un bambino interagisce con un compagno toccando l’oggetto con cui gioca (competenza sociale) : queste prime forme di interazione sono seguite dalla forma di gioco in cooperazione sempre più complessa, fino ad arrivare alla capacità di impegnarsi con gli altri in giochi dotati di regole, sulle quali bisogna accordarsi e che devono essere rispettate da tutti (sviluppo sociale). Bambini “socialmente competenti” sanno rispettare le regole, aspettare il proprio turno, inserirsi nel gioco,

-azione spontanea: viene messo in atto senza alcuna richiesta o suggerimento da parte degli altri. B. tipi di comportamento prosociale:

  • richiesta di aiuto: in presenza di un compagno in difficoltà viene richiesto aiuto -aiuto diretto: viene fornito aiuto diretto -conforto: viene offerta consolazione sotto forma verbale/non verbale -valutazioni positive: viene fornito un commento positivo su ciò che un compagno ha detto/fatto. 4.5 La rilevazione di episodi conflittuali Il comportamento prosociale rappresenta una manifestazione positiva della capacità di interagire con gli altri, mentre i conflitti tra i pari rappresentano un momento caratterizzato da scarsa competenza sociale. Non bisogna confondere episodi aggressivi ( episodi che mirano a nuocere un’altra persona) a episodi conflittuali ( situazioni in cui c’è incompatibilità tra obiettivi dei due contendenti, l’atto in cui inizia il conflitto non ha lo scopo di danneggiare l’altro). In questo senso il concetto di conflitto ha una valenza positiva perché inserisce il bambino in una situazione in cui è costretto ad uscire dal suo egocentrismo. Per poter osservare un episodio conflittuale è necessario che si osservi: l’origine, lo svolgimento e la conclusione. 4.6 Valutazione delle capacità di interazione tra pari Lanfreniere e collaboratori hanno sviluppato la Scala di valutazione del comportamento e della competenza sociale ( SCBE-30) composta da tre sottoscale, ognuna costituita da dieci item: SOTTOSCALA di competenza sociale S-C SOTTOSCALA relativa alla rabbia e all’aggressività R-A SOTTOSCALA relativa all’ansietà e isolamento A-I **_1. SOTTOSCALA S-C
  • negozia soluzioni nei conflitti con i bambini
  • mette gli altri bambini e i loro punti di vista in accordo
  • coopera con gli altri bambini
  • confronta e assiste un altro bambino in difficoltà
  • divide i suoi giochi con altri
  • è premuroso
  • lavora facilmente
  • aiuta
  • accetta compromessi
  1. SOTTOSCALA R-A
  • facilmente deluso
  • si arrabbia
  • irritabile
  • grida urla
  • costringe gli altri bambini a fare cose che non vogliono fare
  1. SOTTOSCALA A-I
  • stanco
  • si preoccupa
  • timido, spaventato
  • triste, infelice, depresso -inibito e ansioso
  • inattivo_**

**_- rimane isolato dal gruppo

  • non interagisce_** 4.7 L’analisi delle relazioni diadiche DRQS sviluppata da Park e Waters è utilizzata per la valutazione delle relazioni diadiche tra bambini. 5. STRUMENTI PER L’OSSERVAZIONE DEL COMPORTAMENTO COMUNICATIVO 5.1 Sviluppo di competenze comunicative e linguistiche L’acquisizione del linguaggio è uno dei fenomeni dello sviluppo del periodo prescolare. In meno di 6 anni, il bambino impara a produrre frasi sintatticamente e semanticamente corrette. L’ambiente ha un ruolo fondamentale: può facilitare o rallentare il processo di acquisizione del linguaggio. All’inizio del primo semestre di vita il bambino comunica attraverso gesti convenzionali, ad esempio il gesto di indicazione per attirare l’attenzione dell’interlocutore su un aspetto dell’ambiente. Verso la fine del primo anno di vita compaiono le prime parole. A 24 mesi la metà dei bambini italiani possiede un vocabolario di circa 300 parole. Nel corso del secondo anno di vita cominciano a combinare le parole, creando le prime “frasi”. A 4 anni il bambino comunica in modo molto simile a quello dell’adulto. Le occasioni per osservare lo sviluppo del linguaggio sono molteplici: il linguaggio può entrare a far parte di quasi tutte le attività che possono essere proposte all’interno degli spazi educativi. Le osservazioni sono utili sia per una prima valutazione del livello di competenza del singolo sia per la creazione di situazioni adatte a favorire lo sviluppo linguistico. Checklist per la valutazione nei primi 3 anni La checklist si ispira agli item presenti nella scala REEL: organizzata in forma di intervista da rivolgere ai genitori ma possono essere anche osservate negli spazi educativi. (vedi pag 97-98) 5.3 Lo sviluppo delle capacità conversazionali Conversazione: scambio verbale composta almeno da due turni: richiede la padronanza di una serie di competenze. La fascia di età in cui è possibile osservare con maggiore facilità lo sviluppo di queste competenze conversazionali è quella che va dai 3 ai 5-6 anni. A tre anni il bambino è in grado di produrre frasi complesse e morfologicamente corrette. L’osservazione degli scambi conversazionali deve prevedere che l’educatore predisponga una situazione che favorisca l’instaurarsi di dialoghi tra bambini: il gruppo di bambini non sia troppo ampio ( 3-5 bambini) e che i bambini siano impegnati in un’attività di tipo sedentario (disegnare, modellare la creta, ritagliare). Per compiere un lavoro approfondito, sarebbe opportuno utilizzare una videoregistrazione che permette non solo di analizzare l’attività verbale ma anche i gesti e gli sguardi che l’accompagnano. L’analisi dell’interazione può riguardare:
  • quali sono i bambini che parlano di più -quali i bambini silenziosi
  • se i bambini sono in grado di indirizzare i loro enunciati a un interlocutore preciso o se si rivolgono al gruppo in generale. L’analisi vera e propria invece, si concentra su due aspetti fondamentali:
  • il tema della conversazione
  • lo svolgimento: si prende in considerazione i diversi modi in cui il bambino è in grado di realizzare una connessione con il turno precedente. Ciò permette alla conversazione di “andare avanti”, di realizzare cioè più turni conversazionali sullo stesso tema. Il numero di turni in cui i bambini riescono a elaborare lo stesso tema è un altro indice semplice ma efficace sia del livello di maturità linguista del gruppo sia del loro grado di coesione sociale. Un gruppo di bambini che sta bene insieme sarà fortemente motivato a conversare.

modalità di come viene proposto il commiato. Fa riferimento anche a come l’insegnante utilizzi questi momenti per scambi con genitori.

  1. ITEM 2: focalizzato sul momento dei pasti e merende. Oltre a verificare se i pasti sono ben equilibrati, l’osservatore è invitato ad esprimersi sulla capacità dell’insegnante di usare questi momenti per socializzare o per sviluppare nei bambini certe competenze di autonomia (versare l’acqua, preparare la tavola).
  2. ITEM 3: prende in esame il momento riposino. All’osservatore è chiesto di valutare se i tempi e i luoghi del riposino sono adatti ai bambini, se c’è una buona sorveglianza, se il luogo è appropriato. Verifica se i bambini sono aiutati a rilassarsi e se si è in grado di provvedere ai bambini che si svegliano prima e a quelli che non hanno sonno.
  3. ITEM 4 : dedicato al momento del cambio, oltre a valutare le condizioni igieniche dei servizi, si osserva se le attrezzature sono a misura di bambino ( lavandino abbastanza bassi da poter promuovere l’autonomia) e se il momento del cambio è di calda interazione tra bambino e adulto.
  4. ITEM 5: si focalizza sulla pulizia personale. L’osservatore è invitato a verificare se sono previsti momenti per la pulizia personale e se sono utilizzati per sviluppare abitudini di pulizia e di igiene e per raggiungere l’indipendenza.