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Riassunto del testo “ Osservare per educare” di Laura D’Odorico e rosalinda Cassibba
Tipologia: Sintesi del corso
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Un principio fondamentale nella valutazione di una relazione educativa, qualunque essa sia, è che per essere efficace l’educatore abbia una conoscenza approfondita e individualizzata del discepolo. La conoscenza che si ha del bambino o del ragazzo può determinare delle efficaci procedure educative, riconosciute anche dai genitori, i quali valutano positivamente un insegnante che dimostri di conoscere e saper descrivere quello che caratterizza il loro figlio rispetto ad altri. Infatti, spesso nel lavoro quotidiano all’interno degli spazi educativi, dunque negli asili e nelle scuole dell’infanzia, le domande più frequenti che sono poste alle educatrice-insegnanti riguardano “Come si comporta mio figlio in classe?”. Questo perché i genitori, in primo luogo, non solo vogliono confrontare l’idea di come è fatto il loro figlio, come è visto dagli altri in un contesto extrafamiliare, ma anche perché vogliono sapere se l’insegnante “ha capito” il figlio, se veramente conosce le sue debolezze, i suoi punti di forza. Infatti, quanto maggiore sarà la conoscenza che si ha del bambino tanto sarà efficace trovare strategie adatte a incidere sulla formazione personale. DI fondamentale importanza risulta essere l’ambiente extrafamiliare, dove il bambino dai 2 agli 11 anni si forma, cambia, cresce. L’ambiente extrafamiliare, inteso come luogo di conseguimento delle tappe d sviluppo, diventa insostituibile. Risulta importante dunque, avere alla base un’approfondita conoscenza di quale sia il livello di sviluppo del bambino in un dato momento e in una data area, di quali siano i processi evolutivi in atto e di quali, invece, debbano essere stimolati, di quale strategia educativa sia più indicata per un particolare individuo e a quale, invece, sia necessario apportare dei cambiamenti. QUALE È IL METODO PER RAGGIUNGERE TALE CONOSCENZA E SVOLGERE IN MANIERA ADEGUATA IL PROPRIO COMPITO DI INSENGNANTE E DI EDUCATORE? Attraverso l’osservazione diretta del comportamento del bambino nel contesto educativo, avvalendosi anche di test che però non posso sostituire il lavoro dell’osservazione dell’insegnante in maniera autonoma e diretta. I test costituiscono una sorta di “fotografia” statica delle competenze e delle capacità del bambino nel particolare momento in cui è avvenuta la somministrazione. Ciò può essere fuorviante e mentre i test non posso essere ripetuti più volte, l’osservazione diretta del comportamento può, e deve, essere ripetuta variando contesti, tempi e partecipanti. I test, inoltre, basati su prove da superare o domande a cui rispondere sono difficilmente somministrabili ai bambini dell’età prescolare o di 1 elementare, poiché a differenza dei ragazzi e degli adulti, rivelano sé stessi attraverso il comportamento. A differenza dei test l’osservazione diretta è dinamica e variabile; quindi, più adatta a cogliere le sfumature del processo evolutivo. Come e quando osservare? L’osservazione di cui parliamo è di tipo sistematico, che è molto diverso dal semplice “guardare” ciò che fa un bambino nei vari momenti o contesti in cui è strutturata la giornata. L’ osservazione sistematica prevede obiettivi, procedure e tecniche per registrare ciò che si è osservato. Sono necessarie duqnue una formalizzazione e una stematizzazione. Stematizzazione * cioè la definizione degli scopi per cui l’osservazione viene effettuata. Lo scopo generale dell’osservazione è sicuramente la valutazione del livello di sviluppo raggiunto dal singolo bambino. Diventare “osservatori” Per diventare buoni osservatori bisogna fare attenzione a diverse osservazioni che insegnanti e educatori vivono quotidianamente. Queste osservazioni spontanee possono essere preziose, ma viziate da una serie di fattori. Poiché è facile ricordare episodi e comportamenti che in una giornata hanno attirato più attenzione, queste osservazioni non possono essere rilevanti e anzi potrebbero costituire
elementi di giudizio fuorviante. Inoltre, spesso, ci sono una serie di comportamenti che l’insegnante non coglie spontaneamente perché non è consapevole della loro possibile rilevanza. Ad esempio, nel corso di una somministrazione a maestre dell’asilo e scuola dell’infanzia - Questionario per la valutazione del comportamento sociale (1999 ideato da Laura d’Odorico e Rosalinda Casibba, Silvana Buono) spesso si è riscontrata la difficoltà nel rispondere a quesiti come “Se il bambino è assente dalla scuola i compagni si accorgono della sua assenza” o anche “Quando il bambino torna qualche bambino lo saluta in modo particolare”. Le difficoltà erano originate dal fatto che le insegnanti dichiaravano di non averlo mai notato, mentre questi 2 item sono molto utili nel determinare il tipo di relazione che il bambino ha instaurato con i pari. Per essere “buon osservatore” è importante che vi sia oggettività, poiché accade spesso che ciò che viene registrato nella nostra memoria non sia l’episodio o il comportamento così come si è verificato, ma piuttosto l’interpretazione che noi gli abbiamo dato nel momento dell’osservazione. Un esempio chiaro è il seguente: un bambino (G) dà un birillo in testa a un altro bambino(M) che non dice niente. Mentre A (bambino) osserva la scena. A si avvicina a G r gli strappa il birillo, G comincia a piangere e dice “dammelo è il mio”. A si allontana dicendo “questo fa male” andando dall’insegnante a riferire l’accaduto. L’insegnante dice a G di chiedere scusa ad A e gli restituisce il birillo. L’insegnante, dunque, agisce basandosi su un errata interpretazione, poiché il comportamento del bambino A viene considerato eccessivo a una provocazione da G. L’errata interpretazione, dunque, nasce in questo caso dal fatto che l’insegnante non ha potuto osservare l’intera sequenza degli eventi accaduti. Per concludere, dunque, è fondamentale che per essere “buoni osservatori” è necessario rendersi conto di ciò che si osservato e ciò che non si è potuto osservare per poter formulare un giudizio adeguato. Tempi e situazioni di osservazioni Sono diversi i tempi e le situazioni che educatori e insegnanti possono osservare: situazioni di gioco libero, ad esempio in giardino, sono utili per osservare quale bambino cerca la vicinanza e quale l’isolamento. Osservare una situazione più strutturata, ad esempio bambini seduti al tavolo con il medesimo compito, permette di focalizzare l’attenzione su abilità conversazionali tra i bambini stessi. Se il bambino è da solo, bisogna focalizzarsi sulla complessità del gioco e su ciò che mette in atto. Per un insegnante è difficoltoso compiere questo tipo di osservazione sul singolo, in primo luogo perché deve soddisfare richieste, interventi e attenzioni al resto della classe. Meno difficoltoso lo è se l’osservazione è compiuta da un estraneo, infatti dopo un breve momento di curiosità da parte dei bambini, è probabile che verrà ignorato. Dunque risulta fondamentale restare il più possibile invisibile ai bambini, maggiore se questa è focalizzata su un particolare bambino. L’uso di mezzi tecnologici, come videoregistratore può essere utile per l’osservazione, anche se è da ricordare che non si può sostituire alla capacità dell’occhio umano, spostandosi in una frazione di pochi secondi. La costruzione di una griglia di osservazione Un mezzo fondamentale per poter compiere osservazioni è la griglia, ossia un insieme di descrizioni comportamentali, legate da relazioni specifiche, che può essere utilizzata per rilevare i comportamenti che interessano il ricercatore. Per poter costruire una griglia di osservazione è necessario determinare un ambito di sviluppo del bambino su cui focalizzarsi, dopo di che è necessario stabilire il livello di ampiezza delle categorie di osservazione. È importante fare attenzione all’utilizzo di categorie da osservare, piuttosto utilizzare microcategorie: ad esempio se osserviamo un bambino di asilo nido o infanzia al posto di scrivere socievolezza o aggressività ci limiteremo a registrare comportamenti direttamente osservabili come “sta vicino a un altro bambino” “morde un altro bambino”. La scelta di utilizzare categorie complesse o microcategorie (categorie “semplici”) dipende dall’esperienza dell’osservatore, dall’effettuazione dell’osservazione se diretta o tramite videoregistratore.
I comportamenti osservabili nei contesti educativi Chi opera nei contesti educativi non può non prescindere dall’osservazione quotidiana dei comportamenti dei bambini. Questo perché osservare permette di avere informazioni sul livello dello sviluppo dei bambini al fine di organizzare attività, per valutare i risultati degli interventi realizzati, per analizzare risorse dell’ambiente in modo da poterle modificare, per valutare il proprio modo di porsi in relazione con gli allievi o con i colleghi.. Le variabili che si possono analizzare sono due :
Ascoltare e parlare: oggetto di osservazione sono le stimolazioni di tipo verbale che l’ambiente offre ( n di libri, linguaggio adulto) Attività di apprendimento: l’osservazione è è focalizzata sulla disponibilità di materiale adatto utile a stimolare lo sviluppo del piccolo attraverso attività motorie e artistiche o attività in giardino. Interazione: l'osservazione intende verificare se le scelte dell'organizzazione degli spazi e dei tempi favoriscono gli scambi tra adulto e bambino. organizzazione delle attività quotidiane: l'oggetto di osservazioni e l'orario che regola le attività di routine e quelle di gioco bisogni degli adulti: l'osservazione si focalizza sulla disponibilità e sull'organizzazione degli spazi riservati agli educatori o ai genitori, sulle condizioni che favoriscono lo scambio di comunicazioni tra genitori ed educatori. Variabili relative al processo educativo Le variabili relative al processo educativo fanno riferimento alle interazioni che intervengono nel contesto educativo fra i comportamenti osservabili abbiamo: interazione tra educatore e bambino: Ad esempio, in una situazione in cui l’insegnante guida il bambino nella ricerca di una soluzione a un problema, si potrà osservare i suggerimenti che l’insegnante dà o ai tipi di rinforzo offerto all’allievo o ai cambiamenti che i comportamenti dell’insegnante producono sul comportamento dell’allievo. Nell’asilo potremmo osservare i comportamenti di interazione in una situazione di gioco con gli oggetti (come l’insegnante interviene, in quale collocazione temporale avviene l’intervento rispetto all’attività esplorativa del bambino -INTERVENTO CONTEMPORANEO ALL’AZIONE DEL BAMBINO vs INTERVENTO CHE PRODUCE UN’INTERRUZIONE DELLA SUA ATTIVITA’, alla natura dell’intervento ( di ostacolo all’attività o di sostegno). Interazione tra bambini: Quando l’attenzione, invece, è posta sull’interazione tra i bambini, sulle dinamiche relazionali che caratterizzano lo scambio dell’interazione, l’osservazione potrà soffermarsi sulle modalità tipiche utilizzate dai bambini sia per scambi positivi che negativi, sui comportamenti cooperativi messi in atto nelle situazioni di gioco di gruppo. L’attenzione è posta in ognuna di queste osservazioni sul significato che il comportamento assume nel determinare l’andamento e il risultato finale dello scambio interattivo. Interazione tra colleghi: Infine oggetto di osservazione è anche le modalità di prese di decisioni, confronto tra educatori. In questo caso l’attenzione si porrà agli scambi comunicativi tra i pari, alle modalità, alle strategie di confronto utilizzate dai partecipanti alla riunione e la loro efficacia ai fini del raggiungimento di una decisione comune. 2.2 L’OSSERVAZIONE IN PROGRAMMAZIONE E IN VALUTAZIONE Nella programmazione delle attività e degli interventi educativi gioca un ruolo fondamentale l’osservazione del bambino. Costituisce un elemento indispensabile per conoscere competenze e modalità di adattamento al contesto, informazioni necessarie alla progettazione di attività e interventi mirati. L’osservazione prima della programmazione permette di non commettere il solito errore: cioè di guardare solo ciò che il bambino non sa fare e pensare di lavorare su quello. Invece l’osservazione pre- programmazione permette proprio di rilevare ciò che il bambino è in grado di fare in modo da partire con
L’osservazione può essere utilizzata per facilitare la comunicazione e la collaborazione fra genitori ed educatori o per consentire ai genitori di apprendere, affinare, modificare o comprendere meglio alcuni semplici modi di interagire col proprio figlio. L’osservazione utilizzata a scopo informativo è utile a fornire ai genitori come i bambini trascorreranno la giornata: in questo caso è utile porre delle videoregistrazioni preparate per l’occasione, da mostrare ai genitori nel corso del quale verrà illustrata la giornata tipo, l’utilizzo che viene fatto degli spazi, oltre che alcuni frammenti di immagini che mostrano i bambini impegnati in attività ludiche. E’ opportuno, per cadere nell’errore di presentare una videoregistrazione a scopo programmatico, che gli educatori identifichino, tramite osservazione i dati disponibili:
codifica che inlcude 5 macrocategorie :
-azione spontanea: viene messo in atto senza alcuna richiesta o suggerimento da parte degli altri. B. tipi di comportamento prosociale:
**_- rimane isolato dal gruppo
modalità di come viene proposto il commiato. Fa riferimento anche a come l’insegnante utilizzi questi momenti per scambi con genitori.