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ottavo capitolo promessi sposi, Appunti di Letteratura

ottavo capitolo promessi sposi

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 14/02/2023

Nadiabitonti
Nadiabitonti 🇮🇹

4.6

(9)

41 documenti

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OTTAVO CAPITOLO
Il capitolo narra di Renzo e Lucia che accompagnati da due testimoni Tonio e Gervaso
stabiliscono di entrare a casa di Don Abbondio con la scusa di dover restituire un
prestito di soldi. Il prestito si era creato perché Tonio molto tempo prima aveva
lasciato in pegno una collana per avere dei soldi che ancora non aveva restituito.
Tramite questo escamotage i due testimoni entrano in casa di Don Abbondio ma
camminano molto vicini per coprire Renzo e Lucia. Successivamente come in un
sipario i due testimoni si aprono e Renzo e Lucia iniziano a pronunciare la formula del
matrimonio che non verrà pronunciata tutta. Agnese aveva un compito molto
importante per la riuscita del piano in quanto doveva distrarre Perpetua e
allontanarla dalla casa del curato. Lo scopo del piano era che se Renzo e Lucia fossero
riusciti a pronunciare una breve formula di rito davanti al curato e ai testimoni il
matrimonio sarebbe stato considerato valido. Il capitolo si svolge a cavallo di una
notte e si articola in tre progetti diversi che si verificano nella stessa unità di tempo:
1. Matrimonio a sorpresa di Renzo e Lucia
2. I bravi di Don Rodrigo devono rapire Lucia intrufolandosi a casa di lei in piana
notte
3. Fra Cristofero dopo aver visitato il palazzotto di Don Rodrigo era stato avvisato
dal servitore di quest’ultimo del progetto del rapimento di Lucia. Fra Cristofero
per proteggerla manda un ragazzino per avvisarla che è in pericolo e per
chiederle di lasciare la sua casa insieme a Renzo per raggiungerlo nel convento
di Pescarenico
Fra Cristofero non sa che Renzo e Lucia stanno tentando un matrimonio a sorpresa
perché se lo avesse saputo sarebbe stato contrario.
Oltre a questi tre progetti ci sono due momenti molto famosi:
1. All’inizio del capitolo Don Abbondio si interroga
2. Lucia e Renzo lasciano il Paese natio perché capiscono di non essere al sicuro
Di questo capitolo tre sono i punti essenziali:
1. Come viene descritto il personaggio di Lucia
2. In che modo il narratore interviene a commentare l’azione che si svolge nel
capitolo
3. Quali sono le parole che rivolge Fra Cristofero a Renzo
Don Abbondio viene raccontato tramite una serie molto ferrata di verbi uno dietro
l’altro (vide confusamente, vide chiaro, si spaventò, si stupì…). Don Abbondio quando
vede Renzo e Lucia in casa sua mette improvvisamente a fuoco la scena e in un primo
momento ha una forte reazione emotiva, di spavento, di stupore e di arrabbiatura.
Dopo qualche istante però pensa a una risoluzione perché se Lucia avesse finito la
frase del rito del matrimonio Renzo e Lucia sarebbero diventati sposi e per lui ci
sarebbe stata la certezza di essere giustiziato da Don Rodrigo.
La scena successivamente si sposta su Lucia che appare timorosa. Ci sono delle spie
testuali molto precise che riguardano l’emotività di Lucia e il suo modo di prendere
parte all’azione. Il narratore per due volte indica Lucia con il termine poveretta. Si
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OTTAVO CAPITOLO

Il capitolo narra di Renzo e Lucia che accompagnati da due testimoni Tonio e Gervaso stabiliscono di entrare a casa di Don Abbondio con la scusa di dover restituire un prestito di soldi. Il prestito si era creato perché Tonio molto tempo prima aveva lasciato in pegno una collana per avere dei soldi che ancora non aveva restituito. Tramite questo escamotage i due testimoni entrano in casa di Don Abbondio ma camminano molto vicini per coprire Renzo e Lucia. Successivamente come in un sipario i due testimoni si aprono e Renzo e Lucia iniziano a pronunciare la formula del matrimonio che non verrà pronunciata tutta. Agnese aveva un compito molto importante per la riuscita del piano in quanto doveva distrarre Perpetua e allontanarla dalla casa del curato. Lo scopo del piano era che se Renzo e Lucia fossero riusciti a pronunciare una breve formula di rito davanti al curato e ai testimoni il matrimonio sarebbe stato considerato valido. Il capitolo si svolge a cavallo di una notte e si articola in tre progetti diversi che si verificano nella stessa unità di tempo:

  1. Matrimonio a sorpresa di Renzo e Lucia
  2. I bravi di Don Rodrigo devono rapire Lucia intrufolandosi a casa di lei in piana notte
  3. Fra Cristofero dopo aver visitato il palazzotto di Don Rodrigo era stato avvisato dal servitore di quest’ultimo del progetto del rapimento di Lucia. Fra Cristofero per proteggerla manda un ragazzino per avvisarla che è in pericolo e per chiederle di lasciare la sua casa insieme a Renzo per raggiungerlo nel convento di Pescarenico Fra Cristofero non sa che Renzo e Lucia stanno tentando un matrimonio a sorpresa perché se lo avesse saputo sarebbe stato contrario. Oltre a questi tre progetti ci sono due momenti molto famosi:
  4. All’inizio del capitolo Don Abbondio si interroga
  5. Lucia e Renzo lasciano il Paese natio perché capiscono di non essere al sicuro Di questo capitolo tre sono i punti essenziali:
  6. Come viene descritto il personaggio di Lucia
  7. In che modo il narratore interviene a commentare l’azione che si svolge nel capitolo
  8. Quali sono le parole che rivolge Fra Cristofero a Renzo Don Abbondio viene raccontato tramite una serie molto ferrata di verbi uno dietro l’altro (vide confusamente, vide chiaro, si spaventò, si stupì…). Don Abbondio quando vede Renzo e Lucia in casa sua mette improvvisamente a fuoco la scena e in un primo momento ha una forte reazione emotiva, di spavento, di stupore e di arrabbiatura. Dopo qualche istante però pensa a una risoluzione perché se Lucia avesse finito la frase del rito del matrimonio Renzo e Lucia sarebbero diventati sposi e per lui ci sarebbe stata la certezza di essere giustiziato da Don Rodrigo. La scena successivamente si sposta su Lucia che appare timorosa. Ci sono delle spie testuali molto precise che riguardano l’emotività di Lucia e il suo modo di prendere parte all’azione. Il narratore per due volte indica Lucia con il termine poveretta. Si

dice che era tutta tramante e smarrita. Don Abbondio molto prontamente la avvolge in un tappeto per evitare che lei possa parlare e a questo punto Lucia rimane stordita e si fa prendere dalla paura tanto che la voce le diventa tutta tremante. Il testo afferma che non tentava nemmeno di liberarsi e sembrava una statua abbozzata di carta. Lucia vuole subito andarsene perché non ha le forze per portare a termine il progetto. Lucia però non è un personaggio remissivo come sembrerebbe in questa scena. In realtà è molto determinata e ha ottime doti nel parlare e ciò lo si può notare nei capitoli successivi quando viene rapita dall’innominato. Nel capitolo ottavo la partecipazione di Lucia è passiva perché lei desidera sposarsi ma non tramite la modalità del matrimonio a sorpresa in quanto a suo parere il matrimonio è un sacramento molto importante per una donna che ha una forte adesione morale alla religione. Il matrimonio a sorpresa per lei rappresentava un sopruso e un’azione non del tutto legale e quindi parzialmente riprovevole. Lucia ha dovuto accettare l’idea di questo progetto in quanto Renzo l’aveva spaventata affermando che avrebbe fatto uno sproposito se lei si fosse rifiutata di accettare di prendere parte al piano. Quando la tensione narrativa nel capitolo cresce perché Lucia dichiara di volersene andare e Tonio è per terra che cerca le ricevute della collana e dei soldi che ha restituito il narratore entra in scena e fa una osservazione. Il lettore a questo punto si deve porre due domande importanti:

  1. Perché il narratore interviene
  2. Che cosa dice il narratore Il narratore interviene perché:  Il lettore deve subire una sollecitazione sul piano emotivo  Il lettore deve sviluppare un pensiero acritico La riflessione ci aiuta a mettere a fuoco come l’apparenza a volte possa totalmente stravolgere i rapporti di forza. Renzo sembrava l’oppressore ma originariamente era l’oppresso e Don Abbondio che sembra l’oppresso in realtà è l’oppressore. Il narratore nel proseguimento del capitolo afferma che le cose andavano così nel seicento. Questa frase pronunciata dal narratore è ironica e il lettore deve correggerla in quanto le cose non vanno così solo nel seicento ma sempre e noi spesso confondiamo la vittima con l’oppressore o rispondiamo a un’oppressione con un gesto uguale o contrario. Mentre Renzo, Lucia e Agnese tornano a casa Menico sotto comando di Fra Cristofero si reca a casa di Lucia per avvisarla del rapimento voluto da Don Rodrigo. Quando Menico arriva a casa di Lucia invece di trovare la ragazza trova i bravi che lo spaventano e lo minaccio e per questo abbandona la casa. Per strada però Menico incontra Renzo, Lucia e Agnese questo rappresenta un segno della provvidenza in quanto il ragazzo riesce a far sapere ai protagonisti che devono recarsi da Fra Cristofero. Alla fine del capitolo Agnese, Lucia e Renzo raggiungono Fra Cristofero in convento e hanno con lui un ultimo confronto prima di prendere ognuno la propria strada. Renzo incontrerà nuovamente Fra Cristofero nel 35° capitolo. Si conclude il segmento che vede tutti i personaggi principali coesistere nello stesso tempo e luogo.

un invito alla resa davanti alla legge del più forte. La pazienza a cui richiama Fra Cristofero è l’accettazione speranzosa di una prova per cui bisogna misurarsi con un limite tramite l’esperienza di un negativo inspiegabile riconoscendo la possibilità di ricostruire attivamente una correzione della negativa che non viene cancellata. Il percorso di formazione dei personaggi nasce dall’incontro con la negatività e dalla capacità di ricostruire una risposta a ciò che non ha senso e sconvolge l’esistenza. fra Cristofero invita alla fede e alla fiducia in un disegno superiore. Questo romanzo e le parole pronunciate da Fra Cristofero sul tema della giustizia devono essere un motivo di riflessione anche per chi non ha fede. Non bisogna sentirsi sminuiti dal negativo ma bisogna riconoscere in queste esperienze una grande prova e occasione che si gioca nella qualità di risposta che si è in grado di mettere in campo. Fra Cristofero continua il suo discorso e invita Renzo e Lucia ad abbandonare il paese. Lui pensa che sia un allontanamento momentaneo ma non sarà così. Renzo e Lucia torneranno per poco tempo nel loro paese d’origine perché poi partiranno e decideranno di lasciare il Paese per sempre. Fra Cristofero invita Renzo ad andare a Milano e a rivolgersi a il padre Buonaventura da Lodi. Li dice anche che deve per ora mettersi in salvo dalla rabbia di Don Rodrigo e dalla sua. È un classico passaggio in cui si può notare che l’antagonismo nei confronti di Don Rodrigo ha una doppia configurazione.  antagonismo esteriore per il possesso di Lucia  antagonismo interiore perché Renzo continua a passare dal desiderio di vendetta a quello di perdono nell’ottavo capitolo tutti i personaggi sono interessati e contribuiscono a una forma di violenza:  violenza diretta dei bravi che vogliono rapire Lucia  violenza indiretta cioè l’imbroglio e il raggiro che Renzo, Lucia ed Agnese sottopongono a Don Abbondio e a Fra Cristofero il risultato di queste azioni terrene porta la lieta furia di Renzo a trasformarsi in fretta. Solo per Fra Cristofero il lessema furia non è chiamato in causa e alla fine della sua preghiera si legge che si alza in fretta. Il lessema in furia viene riferito a:  Renzo, Lucia ed Agnese quando fuggono dopo il matrimonio a sorpresa  Bravi quanto fuggono da casa di Lucia senza averla potuta rapire Tra le due parti in antitesi c’è una certa somiglianza. La storia prosegue con Renzo che si separa da Lucia e Agnese sotto consiglio di Fra Cristofero per compiere una propria esperienza individuale alle prese con la città, la giustizia e l’ingiustizia.

L’esperienza di Renzo inizia alla fine dell’11° capitolo quando arriva a Milano. Questa città era messa sottosopra perché si stavano verificando i moti di San Martino per l’assalto ai forni. Ci sono tre direttive fondamentali:

  1. La lieta furia si trasforma in furia vera e propria
  2. Tema della giustizia che è legale, personale e divina
  3. Rapporto con il mondo della cultura Quando Renzo arriva a Milano e si trova ad affrontare la prima avventura passa dall’essere un montanaro cioè un uomo che non capisce niente di ciò che ha attorno ad essere un uomo capace di elaborare la propria esperienza e in grado di mettersi in salvo dall’ingiustizia. Renzo viene accusato di essere un responsabile dei moti di San Martino e rischia di essere condannato a morte. Il piano dell’ingiustizia subita si arricchisce di un’aggravante legale. L’esperienza milanese di Renzo viene raccontata secondo due registri:
  4. REGISTRO REALISTICO= l’evento di Renzo si inquadra in coordinate storiche precise e affidabili. Manzoni consulta molte fonti storiche relative ai moti di San Martino e quindi è filologico rispettoso di ogni dettaglio. I Moti di San Martino sono uno snodo che permette di parlare dei Promessi Sposi come un romanzo autenticamente storico. La storia è una parte essenziale e una protagonista che caratterizza il modo di agire, pensare e parlare di tutti i personaggi.
  5. REGISTRO FAVOLOSO= alcuni passaggi del percorso di formazione di Renzo è come se fossero raccontati secondo il registro della fiaba e la rendono un’avventura. I Monti di San Martino che avvengono tra l’undici e il dodici novembre 1628 sono raccontati nel 12° e 13° capitolo. Manzoni racconta come si comporta la folla ma non elenca nemmeno una causa di questo tumulto ma comunque ne fa un’analisi molto complessa. Il motivo scatenante di questi moti era che il prezzo del pane era stato in un primo momento abbassato per poi essere rialzato. Renzo quando arriva a Milano incontra una famiglia (padre, madre e figlio) che ha predato un formo e sta portando verso casa pani e farina. Renzo però lì non sa che Milano è in tumulto ma capisce che c’è una sommossa popolare. Questa famiglia riassume l’attitudine predatoria di tutta la popolazione milanese in rivolta. Renzo immediatamente trova delle strisce bianche che non capisce subito di che cosa siano. Al centro del pensiero di Renzo ci sono due termini antitetici abbondanza e carestia. Tutti sanno che è un periodo di carestia ma appare agli occhi come periodo di abbondanza. La carestia sembra un dato astratto e contestabile.