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ottavo capitolo promessi sposi
Tipologia: Appunti
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Il capitolo narra di Renzo e Lucia che accompagnati da due testimoni Tonio e Gervaso stabiliscono di entrare a casa di Don Abbondio con la scusa di dover restituire un prestito di soldi. Il prestito si era creato perché Tonio molto tempo prima aveva lasciato in pegno una collana per avere dei soldi che ancora non aveva restituito. Tramite questo escamotage i due testimoni entrano in casa di Don Abbondio ma camminano molto vicini per coprire Renzo e Lucia. Successivamente come in un sipario i due testimoni si aprono e Renzo e Lucia iniziano a pronunciare la formula del matrimonio che non verrà pronunciata tutta. Agnese aveva un compito molto importante per la riuscita del piano in quanto doveva distrarre Perpetua e allontanarla dalla casa del curato. Lo scopo del piano era che se Renzo e Lucia fossero riusciti a pronunciare una breve formula di rito davanti al curato e ai testimoni il matrimonio sarebbe stato considerato valido. Il capitolo si svolge a cavallo di una notte e si articola in tre progetti diversi che si verificano nella stessa unità di tempo:
dice che era tutta tramante e smarrita. Don Abbondio molto prontamente la avvolge in un tappeto per evitare che lei possa parlare e a questo punto Lucia rimane stordita e si fa prendere dalla paura tanto che la voce le diventa tutta tremante. Il testo afferma che non tentava nemmeno di liberarsi e sembrava una statua abbozzata di carta. Lucia vuole subito andarsene perché non ha le forze per portare a termine il progetto. Lucia però non è un personaggio remissivo come sembrerebbe in questa scena. In realtà è molto determinata e ha ottime doti nel parlare e ciò lo si può notare nei capitoli successivi quando viene rapita dall’innominato. Nel capitolo ottavo la partecipazione di Lucia è passiva perché lei desidera sposarsi ma non tramite la modalità del matrimonio a sorpresa in quanto a suo parere il matrimonio è un sacramento molto importante per una donna che ha una forte adesione morale alla religione. Il matrimonio a sorpresa per lei rappresentava un sopruso e un’azione non del tutto legale e quindi parzialmente riprovevole. Lucia ha dovuto accettare l’idea di questo progetto in quanto Renzo l’aveva spaventata affermando che avrebbe fatto uno sproposito se lei si fosse rifiutata di accettare di prendere parte al piano. Quando la tensione narrativa nel capitolo cresce perché Lucia dichiara di volersene andare e Tonio è per terra che cerca le ricevute della collana e dei soldi che ha restituito il narratore entra in scena e fa una osservazione. Il lettore a questo punto si deve porre due domande importanti:
un invito alla resa davanti alla legge del più forte. La pazienza a cui richiama Fra Cristofero è l’accettazione speranzosa di una prova per cui bisogna misurarsi con un limite tramite l’esperienza di un negativo inspiegabile riconoscendo la possibilità di ricostruire attivamente una correzione della negativa che non viene cancellata. Il percorso di formazione dei personaggi nasce dall’incontro con la negatività e dalla capacità di ricostruire una risposta a ciò che non ha senso e sconvolge l’esistenza. fra Cristofero invita alla fede e alla fiducia in un disegno superiore. Questo romanzo e le parole pronunciate da Fra Cristofero sul tema della giustizia devono essere un motivo di riflessione anche per chi non ha fede. Non bisogna sentirsi sminuiti dal negativo ma bisogna riconoscere in queste esperienze una grande prova e occasione che si gioca nella qualità di risposta che si è in grado di mettere in campo. Fra Cristofero continua il suo discorso e invita Renzo e Lucia ad abbandonare il paese. Lui pensa che sia un allontanamento momentaneo ma non sarà così. Renzo e Lucia torneranno per poco tempo nel loro paese d’origine perché poi partiranno e decideranno di lasciare il Paese per sempre. Fra Cristofero invita Renzo ad andare a Milano e a rivolgersi a il padre Buonaventura da Lodi. Li dice anche che deve per ora mettersi in salvo dalla rabbia di Don Rodrigo e dalla sua. È un classico passaggio in cui si può notare che l’antagonismo nei confronti di Don Rodrigo ha una doppia configurazione. antagonismo esteriore per il possesso di Lucia antagonismo interiore perché Renzo continua a passare dal desiderio di vendetta a quello di perdono nell’ottavo capitolo tutti i personaggi sono interessati e contribuiscono a una forma di violenza: violenza diretta dei bravi che vogliono rapire Lucia violenza indiretta cioè l’imbroglio e il raggiro che Renzo, Lucia ed Agnese sottopongono a Don Abbondio e a Fra Cristofero il risultato di queste azioni terrene porta la lieta furia di Renzo a trasformarsi in fretta. Solo per Fra Cristofero il lessema furia non è chiamato in causa e alla fine della sua preghiera si legge che si alza in fretta. Il lessema in furia viene riferito a: Renzo, Lucia ed Agnese quando fuggono dopo il matrimonio a sorpresa Bravi quanto fuggono da casa di Lucia senza averla potuta rapire Tra le due parti in antitesi c’è una certa somiglianza. La storia prosegue con Renzo che si separa da Lucia e Agnese sotto consiglio di Fra Cristofero per compiere una propria esperienza individuale alle prese con la città, la giustizia e l’ingiustizia.
L’esperienza di Renzo inizia alla fine dell’11° capitolo quando arriva a Milano. Questa città era messa sottosopra perché si stavano verificando i moti di San Martino per l’assalto ai forni. Ci sono tre direttive fondamentali: