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undicesimo capitolo promessi sposi
Tipologia: Appunti
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Questo capitolo tratta dell’ingresso di Renzo a Milano. Dopo la notte degli imbrogli e dei sotterfugi ha dovuto lasciare insieme a Lucia il suo Paese. Durante il viaggio per Milano continua a passare dal desiderio di vendetta a quello di perdono. Inizia la sua prima esperienza pubblica lontano dal Paese d’origine. Il cammino di formazione di Renzo avviene in strada. La strada ha un valore molto forte e non è un luogo protetto. Essa permette al protagonista di entrare strettamente a contatto con la vita e l’avventura. Renzo spesso è accompagnato dal verbo camminare. Renzo durante il suo percorso di formazione in strada è completamente solo. Renzo farà due viaggi a Milano il primo durante i moti di San Martino e il secondo durante la peste. Renzo è destinato a incontrare la metropoli. La città metropolitana di Milano si presenta agli occhi di Renzo come un mondo alla rovescia e strano. Il suo desiderio di giustizia lo porta a solidarizzare con alcune iniziative e rivendicazioni della folla dei rivoltosi. Quando Renzo arriva a Miano e vede tutti i pani a terra si meraviglia. Si domanda se Milano è il Paese della cuccagna. Renzo inizialmente pensa che la carestia non esista e che sia una bugia della povera gente. Qui nasce il tema del coler a tutti i costi credere a ciò che si desidera. Quando leggiamo di Renzo e Pinocchio ci dobbiamo rendere conto del bisogno antropologico di credere che i nostri desideri siano realizzabili. Renzo però non crede fino in fondo al fatto che la carestia non ci sia perché non è proprio un credulone. Lo si può capire quando il testo afferma che non arriva a credere così presto ai suoi occhi. Renzo sviluppa un atteggiamento di attendismo e di verifica che viene intensificato dalle tante domande che si fa. Nei secoli precedenti la stragrande maggioranza delle volte accadeva che la popolazione avesse molta più fame di cibo. Nell’immaginario popolare si fantasticava su un paese chiamato Paese di cuccagna in cui anche se non si lavorava c’era molta abbondanza. Manzoni per descrivere ciò prende spunto da diverse fonti tra cui il De peste Mediolani di Ripamonti. Manzoni parla di un dato storico in quanto la faina nelle strade di Milano c’era realmente stata ma nonostante ciò le conferisce un lato fatato. I membri della famiglia che Renzo incontra hanno sembianze strane. queste persone rappresentano lo stato d’animo del popolo durante i moti di San Martino. La famiglia vuole credere che la carestia non ci sia e che alcune persone privilegiate cerchino di godere in modo privato del pane, grano e cibo. Il popolo vuole ritornare a una condizione di abbondanza e per farlo assalta i forni. Nella famiglia incontrata da Renzo la madre era una figura sconcia in quanto aveva un pancione smisurato e un ventre molto grosso. Viene descritta rotonda come una pentolaccia e i manici della pentola dovevano essere le braccia della donna. Manzoni non si inventa questo personaggio ma lo elabora a partire dal Ragguaglio di Alessandro Tadino. Questo testo storico afferma che alcune donne durante i moti di San Martino avevano perso ogni pudore e avevano riempito le loro gonne di farina. Il suo aspetto e il digrignare i denti contro il figlio rappresentano una connotazione morale negativa. Renzo che in un primo momento ha un ruolo passivo nella Milano in rivolta prenderà poi parte attiva nei tumulti parteggiando per coloro che cercavano di rivendicare i propri diritti senza ricorrere alla violenza. 1