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P. Pasolini, "Gadda. Le novelle dal ducato in fiamme; Il pasticciaccio" (riassunto), UniPi, Sintesi del corso di Letteratura Contemporanea

Riassunto di "Gadda. Le novelle dal ducato in fiamme; Il pasticciaccio", in Pier Paolo Pasolini, "Passione e ideologia", Milano, Garzanti, 1960, ora in "Saggi sulla letteratura e sull’arte", tomo I, Milano, Mondadori, 1999. Letteratura italiana contemporanea Prof.ssa Cristina Savettieri Anno accademico 2024/25 C.d.S. Italianistica Università di Pisa

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

In vendita dal 24/02/2025

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Pasolini
Le novelle dal Ducato in fiamme
Il Pasticciaccio
Le novelle dal Ducato in fiamme
Gadda al tempo stesso appartiene pienamente e appartiene poco al nostro Novecento: è un fatto che ci sono
delle differenze sostanziali tra la sua «prosa d’arte» e quella dei suoi contemporanei.
Il barocco di Gadda è un barocco realistico: si trova nella costante della letteratura italiana che il Contini
definisce plurilinguismo, in antitesi all’unilinguismo petrarchesco.
Del patrimonio ottocentesco possono eminentemente valere per Gadda i seguenti dati: 1) Una componente
manzoniana. 2) Una componente dialettale, in cui giganteggiano il Porta e il Belli. 3) Una componente
«scapigliata». 4) Una componente veristica (a fondo lirico) di procedenza verghiana.
Ora tutte queste componenti esterne raggiungono Gadda nel cuore del Novecento: passano cioè attraverso un
filtro che ne trasforma la sostanza. C’è di mezzo il decadimento di tutti i miti ottocenteschi e moderni, e la crisi
della nostra epoca, ossia della grande borghesia che di quei miti è stata la produttrice. Quelle componenti
stilistiche arrivano quindi in Gadda svuotate di contenuto. Non resta che la loro forza, la loro violenza
espressiva: a sé, essendosi annichilite in essa le ragioni dell’espressione. Non c’è più fede in nulla se non un
superstite attaccamento a un’indifferenziata e pur sempre operante passione dell’individuo.
Riducendola allo schema ecco, di questa prosa, le componenti essenziali. In ordine psicologico: 1) Una
fissazione narcissica implicante, oltre la naturale deformazione del rapporto gnoseologico con la realtà, una
nostalgia per l’epoca in cui tale fissazione s’è avuta e una incoercibile simpatia per le figure dei «ventenni».
2) Una reazione patologica ai contatti col mondo esterno.
In ordine stilistico: 1) La contaminatio di linguaggi. 2) La furia analitica, con continuo, irruente apporto di
excursus.
In merito al primo di questi dati vorremmo però sottolineare quelli che sono i termini fondamentali e più
drammatici del «pasticciaccio» gaddiano: ossia il linguaggio letterario, strabocchevole di terminologie colte
(che è la massa più imponente di questa scrittura), e il linguaggio veristico, vivente soprattutto nel dialogo,
con implicita colorazione dialettale.
Il Pasticciaccio
Per nessun libro come per questo di Gadda (Quer pasticciaccio brutto de via Merulana) appare lecita una
analisi ispirata al metodo stilistico spitzeriano. Lo Spitzer chiama «clic» il momento della lettura in cui, in
presenza di un particolare stilistico anche minimo, avviene qualcosa dentro il lettore per cui, quel particolare,
assume intuitivamente un valore paradigmatico, riassume in tutta l’opera. Sicché l’analisi di quel particolare
porta alla comprensione generale dell’opera, dell’autore, o addirittura della cultura dell’autore e quindi del suo
tempo.
Prendiamo ad esempio la serie di clic che esplodono dentro lungo la componente dialettale che è la più
appariscente. Troveremo:
1) Una serie di tipi d’uso dialettale di specie verghiana: implicanti cioè una regressione dell’autore
nell’ambiente descritto, fino ad assumerne il più intimo spirito linguistico (siciliano nei Malavoglia,
romanesco qui), mimetizzandolo incessantemente, fino a fare di questa seconda natura linguistica una
natura primaria, con la conseguente contaminazione.
2) Una serie di tipi d’uso dialettale di specie belliana: implicanti cioè la regressione dell’autore in un suo
personaggio, parlante in natura, e quindi interamente dialettale, con una contaminazione della sua
natura vernacolaparticolaristica, ascendente dal basso, con quella, convenzionalmente fiorentina,
dell’autore.
3) Una serie di tipi d’uso dialettale implicanti quell’operazione che si chiama «discorso libero indiretto»,
quasi che il narratore non fosse lui, il colto Gadda, ma un suo rozzo personaggio, monologante,
attraverso la registrazione gaddiana.
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Pasolini

Le novelle dal Ducato in fiamme

Il Pasticciaccio

Le novelle dal Ducato in fiamme Gadda al tempo stesso appartiene pienamente e appartiene poco al nostro Novecento: è un fatto che ci sono delle differenze sostanziali tra la sua «prosa d’arte» e quella dei suoi contemporanei. Il barocco di Gadda è un barocco realistico: si trova nella costante della letteratura italiana che il Contini definisce plurilinguismo, in antitesi all’unilinguismo petrarchesco. Del patrimonio ottocentesco possono eminentemente valere per Gadda i seguenti dati: 1) Una componente manzoniana. 2) Una componente dialettale, in cui giganteggiano il Porta e il Belli. 3) Una componente «scapigliata». 4) Una componente veristica (a fondo lirico) di procedenza verghiana. Ora tutte queste componenti esterne raggiungono Gadda nel cuore del Novecento: passano cioè attraverso un filtro che ne trasforma la sostanza. C’è di mezzo il decadimento di tutti i miti ottocenteschi e moderni, e la crisi della nostra epoca, ossia della grande borghesia che di quei miti è stata la produttrice. Quelle componenti stilistiche arrivano quindi in Gadda svuotate di contenuto. Non resta che la loro forza, la loro violenza espressiva: a sé, essendosi annichilite in essa le ragioni dell’espressione. Non c’è più fede in nulla se non un superstite attaccamento a un’indifferenziata e pur sempre operante passione dell’individuo. Riducendola allo schema ecco, di questa prosa, le componenti essenziali. In ordine psicologico: 1) Una fissazione narcissica implicante, oltre la naturale deformazione del rapporto gnoseologico con la realtà, una nostalgia per l’epoca in cui tale fissazione s’è avuta e una incoercibile simpatia per le figure dei «ventenni».

  1. Una reazione patologica ai contatti col mondo esterno. In ordine stilistico: 1) La contaminatio di linguaggi. 2) La furia analitica, con continuo, irruente apporto di excursus. In merito al primo di questi dati vorremmo però sottolineare quelli che sono i termini fondamentali e più drammatici del «pasticciaccio» gaddiano: ossia il linguaggio letterario , strabocchevole di terminologie colte (che è la massa più imponente di questa scrittura), e il linguaggio veristico , vivente soprattutto nel dialogo, con implicita colorazione dialettale. Il Pasticciaccio Per nessun libro come per questo di Gadda ( Quer pasticciaccio brutto de via Merulana ) appare lecita una analisi ispirata al metodo stilistico spitzeriano. Lo Spitzer chiama «clic» il momento della lettura in cui, in presenza di un particolare stilistico anche minimo, avviene qualcosa dentro il lettore per cui, quel particolare, assume intuitivamente un valore paradigmatico, riassume in sé tutta l’opera. Sicché l’analisi di quel particolare porta alla comprensione generale dell’opera, dell’autore, o addirittura della cultura dell’autore e quindi del suo tempo. Prendiamo ad esempio la serie di clic che esplodono dentro lungo la componente dialettale che è la più appariscente. Troveremo:
  2. Una serie di tipi d’uso dialettale di specie verghiana: implicanti cioè una regressione dell’autore nell’ambiente descritto, fino ad assumerne il più intimo spirito linguistico (siciliano nei Malavoglia, romanesco qui), mimetizzandolo incessantemente, fino a fare di questa seconda natura linguistica una natura primaria, con la conseguente contaminazione.
  3. Una serie di tipi d’uso dialettale di specie belliana: implicanti cioè la regressione dell’autore in un suo personaggio, parlante in natura, e quindi interamente dialettale, con una contaminazione della sua natura vernacolaparticolaristica, ascendente dal basso, con quella, convenzionalmente fiorentina, dell’autore.
  4. Una serie di tipi d’uso dialettale implicanti quell’operazione che si chiama «discorso libero indiretto», quasi che il narratore non fosse lui, il colto Gadda, ma un suo rozzo personaggio, monologante, attraverso la registrazione gaddiana.
  1. Una serie di tipi d’uso dialettale puramente letterario, esornativo, di gusto tra baroccheggiante e macaronico: in tal caso le battute dialettali si fanno puro estro, ghirigoro, sberleffo. L’avvenimento viene descritto nel suo accadere: 1) o in una sorta di ideale presente storico, che è un po’ la maniaca ricostruzione proustiana, lo sprofondamento ossessionato nel particolare, elaborato in mille superfici, seguito in mille canaletti secondari, capillari: per definizione, dunque, interrotto, tenuto sotto osservazione, narcotizzato, sezionato (si veda l’interrogatorio della Ines); 2) o in una specie di sintesi enunciativa – alla fine di un complicato excursus, magari estraneo all’avvenimento stesso; 3) o, infine, in quella che è la più tipica operazione narrativa gaddiana: basata tutta sul tempo piuccheperfetto. Ossia: quasi sempre, per fuggire all’impegno dei tempi logici e storici, il Gadda finge di dare il suo referto in un momento (che potremmo chiamare presente relativo), quando già le conseguenze dell’azione sono avvenute, e non c’è più nulla da fare, egli ripassa in scorcio tutti gli avvenimenti particolari che hanno contribuito al risultato finale. Ciò che anzitutto e soprattutto importa nel Pasticciaccio è la figura del narratore. Questa figura – per eccellenza contemplante e oggettivante – è qui invece altamente drammatica. È vero, egli non pronuncia mai la parola io. Quindi: in Gadda sussiste la certezza di una realtà oggettiva che può essere mimetizzata e rappresentata (secondo la formula, per intenderci, verghiana): ma è una certezza sopravvivente dalla cultura positivistica e laica al cui lembo estremo Gadda (ch’è ingegnere) si è formato: a questa certezza si sovrappone una effettiva incertezza, il senso lirico della vanità e del nulla, di tipo religioso e stoico che appartiene alla cultura in cui Gadda per coazione e per reazione è vissuto e ha operato. Oppure, in altri termini: in Gadda esiste una accettazione della realtà sociale italiana come è stata codificata e istituita dalla borghesia post-risorgimentale, accettazione ch’è addirittura reazionaria, perché pare non approfondire alcuni dati sentimentali quali il patriottismo, il rispetto all’ordine, il lealismo monarchico ecc.: ma con questa accettazione coesiste, a contraddirla e a stravolgerla, la coscienza – diremmo quasi nervosa – dell’effettiva negatività delle strutture di quella realtà sociale.