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Paniere diritto privato risposte aperte completo e corretto.
Tipologia: Panieri
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Il contenuto della promessa al pubblico può essere vario; tipico è il caso di chi promette una somma di denaro a chi riporterà il cane smarrito. La promessa la pubblico di distingue dall'offerta al pubblico perché quest'ultima è una proposta contrattuale, e dall'ipotesi dell'art. 1333 c.c. (contratto con obbligazioni a carico del solo proponente) perché, secondo la tesi più accreditata, la promessa al pubblico non è un contratto. Caratteristica della promessa al pubblico è proprio il fatto di essere rivolta "al pubblico" cioè a un destinatario indeterminato. Questa caratteristica ha fatto nascere la discussione se possa essere considerata come promessa al pubblico una dichiarazione rivolta ad un gruppo determinato, come i soci di un circolo. La risposta può essere positiva solo nel caso in cui si consideri "il pubblico" come un insieme di persone individuate collettivamente e non nella loro soggettività. Poiché la promessa non può essere efficace per un tempo indefinito, il secondo comma dell'art. 1989 ne prevede la durata massima di un anno, se il termine non è stato apposto o non risulta dalla sua natura o scopo. Prima della scadenza del termine, la promessa può essere revocata solo per giusta causa, ma solo se la revoca sia anch'essa resa pubblica nelle stesse forma della promessa o in una equivalente. Ovviamente la revoca non avrà effetto se si è già verificata la situazione promessa o si è compiuta l'azione oggetto della promessa. Se l'azione richiesta è stata compiuta da più persone separatamente o in comune, la prestazione promessa, se è unica, spetta a colui che per primo ne ha dato notizia al promittente (art. 1991 c.c.).
Gli elementi definiti accidentali all’interno del contratto sono quelli che perfezionato il suo contenuto, arricchendosi e migliorandolo, modificandolo o precisando certe cose, ma che in realtà non sono obbligatori ai fini della validità dell’accordo contrattuale. In pratica la loro presenza nella redazione del contratto dipende solo ed esclusivamente dalla volontà delle parti di voler essere più meticolosi in ciò che si indica. Il primo elemento che vogliamo porre alla tua attenzione, forse perché tra i più diffusi, sicuramente è la condizione. Inserendo questo parametro in un contratto, le parti coinvolte vanno a sottoporre la risoluzione del contratto e la sua efficacia (ma anche solo ad una parte di esso) ad un avvenimento futuro che potrebbe anche non verificarsi. Dal suo canto la condizione può essere sia sospensiva che risolutiva. Nel primo caso l’efficacia del contratto inizia a decorrere quando l’evento previsto viene determinato e dedotto. Nel secondo caso invece l’efficacia contrattuale si ha solo se quel determinato evento venga meno. Qualora la condizione dovesse ledere una norma imperativa, dovesse essere contraria all’ordine pubblico o minare il buon costume, il contenuto del contratto risulterà nullo. Se invece risultare essere la condizione impossibile, la nullità contrattuale vale esclusivamente qualora la condizione sia sospensiva. Nel caso sia risolutiva, verrà considerata come non apposta. Il secondo degli elementi accidentali del contratto che vogliamo analizzare è il termine. Si tratta di un parametro accessorio di ampio utilizzo in quanto rappresenta quel momento certo e futuro dal cui verificarsi cominciano a decorrere (o smettono di esistere) gli effetti del contratto. Più nello specifico si parla di termine iniziale quando l’efficacia comincia a decorrere in un secondo momento, o comunque è participata. Di contro si parla di termine finale quando gli effetti del contratto si dispiegano già quando lo stesso viene concluso e non si perfeziona nella data riportata in calce dalle parti. Ultimo tra gli elementi accidentali del contratto degno di menzione è il modo. Detto anche onere, rappresenta quello che il destinatario del negozio a titolo gratuito deve porre in essere. La qual cosa comporta una diminuzione del beneficio economico accordato a quest’ultimo. È giusto evidenziare che nel nostro codice civile non è indicato in maniera espressa il modo come elemento accidentale. Tuttavia se ne può dedurre la sua portata dall’articolo 793 (che si occupa di donazione) nonché dall’articolo 587 (che si occupa del testamento).
3. le fonti delle obbligazioni Si definiscono fonti delle obbligazioni tutti quei fatti che secondo la legge possono far sorgere dei rapporti obbligatori.
Il fatto illecito è qualunque comportamento doloso o colposo, tenuto cioè con intenzione di nuocere o con disattenzione, imprudenza, imperizia, che cagiona ad altri un danno ingiusto, e obbliga il suo autore al risarcimento del danno causato. L’autore dell’atto illecito, cioè della lesione di un diritto soggettivo altrui, è responsabile (responsabilità extracontrattuale) del danno patrimoniale provocato, e, in determinati casi, anche del danno non patrimoniale, quando, ad esempio, il comportamento dannoso sia anche un reato). Obbliga al risarcimento la lesione di un diritto soggettivo sia reale che di credito. Perché l’agente risulti obbligato a risarcire il danno, occorre che tra il fatto compiuto e il danno arrecato sussista un nesso di causalità, cioè un rapporto causa-effetto tale che il danno si possa dire provocato dal fatto in questione. Non è dovuto risarcimento per i danni che il danneggiato avrebbe potuto evitare ricorrendo alla cosiddetta ordinaria diligenza. Se il danneggiato ha colposamente concorso a causare il danno, il risarcimento è diminuito in misura dipendente dalla gravità della colpa e dall’entità delle conseguenze. Il danneggiante è tenuto al risarcimento se il danno arrecato è ingiusto, perché lede un interesse che l’ordinamento giuridico riconosce meritevole di tutela.
Gli elementi essenziali del contratto sono quelli che senza essi il contratto non è valido. Essi sono: L’accordo delle parti; L’oggetto; La causa; La forma; La conclusione del contratto. L’accordo è l’incontro tra le manifestazioni di volontà delle parti. Esso è espresso quando si realizza con una dichiarazione esplicita di volontà, scritta, orale o con un’altra espressione equiparata al linguaggio. Nessun rilievo di impegno ha invece il silenzio rispetto alla dichiarazione di volontà di un terzo. Il contratto può essere concluso in modo simultaneo, con la presenza contestuale o virtuale delle parti. Infine un contratto si può concludere attraverso lo scambio di proposta o accettazione. La proposta e l’accettazione. La proposta è la dichiarazione di volontà proveniente da un soggetto che prende l’iniziativa di concludere un certo contratto. Essa deve contenere in sé tutti gli elementi essenziali del contratto che si propone, in modo da non lasciar incertezza nell’altra parte.
E che risulta indispensabile la contemporanea sussistenza di tutti i requisiti enunciati, vale a dire della possibilità, della liceità e di una delle caratteristiche da ultimo previste che precede la determinatezza e la determinabilità. Questi ultimi si pongono quali requisiti alternativamente ammissibili, dovendosi escludere la validità dell'atto negoziale nella sola ipotesi in cui faccia difetto sia l'uno sia l'altro; in cui, cioè virgola non esistano criteri di determinazione dell'oggetto. Determinatezza e determinabilità costituiscono altresì l'elemento punto di maggior problematicità, avendo in qualche misura a che fare, per quanto attiene ai negozi formali, con il tema dell'ammissibilità della relatio, intesa come possibilità di rinvenire aliunde rispetto al contenuto testuale dell'atto negoziale le specificazioni atte ad identificarne o connotarne l'oggetto.
L’ enfiteusi è un diritto reale di godimento su cosa altrui consistente nel potere di utilizzare un fondo altrui, percependone i frutti, con l’obbligo di migliorarlo e di pagare un canone periodico in denaro o in natura. L’usufrutto è il diritto reale che permette all'usufruttuario di godere della cosa e di trarne ogni utilità rispettando, però, la destinazione economica del bene. Limita in maniera quasi completa le facoltà del proprietario sul bene. Da questo punto di vista è simile all'enfiteusi, ma da questa se ne distingue perché l'usufruttuario deve rispettare la destinazione economica del bene e non ha alcun obbligo di miglioramento. Aggiungiamo, poi, che non è previsto alcun diritto di affrancazione in suo favore. Anche con queste differenze, tuttavia, le facoltà del proprietario sono totalmente compresse, tanto che per indicare il suo diritto di parla di "nuda proprietà". Il proprietario può però vendere la sua nuda proprietà, o costituirvi pegno o ipoteca. L'usufrutto si distingue dall'enfiteusi anche per i beni che ne possono costituire l'oggetto. Mentre l'enfiteusi ha per oggetto solo beni immobili, l'usufrutto può avere oggetto anche beni mobili, titoli di credito (come le azioni), ma anche aziende, universalità prodotti dell'ingegno oltre a, ovviamente, ai beni immobili.
Le azioni possessorie tutelano il possesso incondizionatamente contro gli spogli violenti o clandestini da parte di terzi, ma anche, contro il proprietario o il titolare di altro diritto reale che volesse riappropriarsene. Il proprietario o titolare di altro diritto reale deve, pertanto, agire in giudizio e non, facendosi giustizia da se. Le azioni possessorie sono concesse a chi esercita una situazione possessoria, a prescindere dal fatto che lo stesso sia altresì titolare del correlativo diritto. Le azioni a difesa del possesso comunque sono quattro e si dividono in due categorie:
La servitù è un diritto reale limitato che consiste nel peso imposto sopra un fondo, denominato servente, per l'utilità di un altro fondo, denominato dominante, appartenente a diverso proprietario; si distinguono in servitù volontarie e servitù coattive in relazione alla loro fonte, in apparenti e non apparenti in relazione alla loro materialità, in positive e negative in relazione al loro contenuto e in continue e discontinue in relazione al loro esercizio.
Il diritto di superficie è un diritto reale parziario che consente al titolare di edificare e mantenere una costruzione al di sopra (o al di sotto) di un fondo di proprietà altrui e di acquistarne la proprietà della costruzione o dell’opera senza però diventare proprietario del terreno.
Il pegno è un diritto reale di garanzia che permette al creditore di soddisfare con maggiore probabilità il suo credito. presenta le seguenti caratteristiche: accessorietà : in quanto presuppone un credito in favore del quale essere costituito; inerenza al bene : si parla anche si diritto di sequela o di seguito visto che il creditore conserva il proprio diritto di garanzia sulla cosa anche se viene ceduta a terzi; indivisibilità : l'art. 2799 c.c prevede infatti che "Il pegno è indivisibile e garantisce il credito finché questo non è integralmente soddisfatto, anche se il debito o la cosa data in pegno è divisibile." Questa caratteristica, tesa a rafforzare la garanzia del credito, vuole evitare che possibili ritardi impediscano la procedura esecutiva; prelazione : si tratta del diritto del creditore a essere soddisfatto con precedenza rispetto ai creditori chirografari e ai titolari di una prelazione di grado inferiore.
È un diritto reale di garanzia, concesso dal debitore (o da un terzo) su un bene, a garanzia di un credito, che attribuisce al creditore il potere, in caso di insolvenza, di espropriare il bene e di essere soddisfatto con preferenza rispetto ad eventuali altri creditori, sul prezzo ricavato. Possono essere oggetto di Ipoteca beni immobili, beni mobili registrati, le rendite dello Stato, il diritto di superficie, dell’enfiteuta, del nudo proprietario, dell’usufruttuario e del concedente Il diritto di Ipoteca si costituisce mediante iscrizione nell’apposito registro presso l’ufficio dei registri immobiliari che ha competenza territoriale nel luogo ove si trova il bene. L’Ipoteca è, inoltre, indivisibile nel senso che sussiste su ogni parte del bene o dei beni che ne sono oggetto.
È un mezzo di pubblicità relativo agli immobili [vedi Beni] ed ai beni mobili registrati [vedi Beni], che assicura la conoscibilità delle vicende relative a tali beni. La sua funzione si ricollega direttamente ad una precisa esigenza di mercato, che è quella della circolazione dei beni nell’ambito di una società organizzata e della conoscibilità di tale circolazione. Bisogna pertanto distinguere: — per i beni mobili non registrati, la particolare natura degli stessi ha permesso la realizzazione di un sistema di pubblicità di fatto, fondata sul possesso; — per gli immobili, tale esigenza di conoscibilità dei trasferimenti è perseguita attraverso l’istituto della Trascrizione. In materia di Trascrizione vige il principio di continuità , il quale si ispira all’esigenza di realizzare il cd. stato civile degli immobili e di generare la certezza sulla consistenza giuridica e spettanza della proprietà medesima.
Tesoro è qualunque cosa mobile di pregio, nascosta o sotterrata, di cui nessuno può provare d’essere proprietario. Il tesoro appartiene al proprietario del fondo in cui si trova. Se il tesoro è trovato nel fondo altrui, purché sia stato scoperto per solo effetto del caso, spetta per metà al proprietario del fondo e per metà al ritrovatore. La stessa disposizione si applica se il tesoro è scoperto in una cosa mobile altrui.
Il giuramento decisorio è quello utilizzato dalla parte per provare i propri assunti nel caso in cui non abbia a disposizione altri mezzi di prova. La parte può deferirlo in qualsiasi momento, ovverosia può chiedere al giudice istruttore in qualsiasi stato del processo che l'altra parte giuri su determinati fatti, esposti attraverso articoli separati, dal contenuto chiaro e specifico. L'altra parte, a questo punto, deve dichiararsi pronta a
Il primo caso di risoluzione di diritto, è la diffida a adempiere, che deve essere proposta alla parte inadempiente. La prima può intimare per iscritto di adempiere all’obbligazione pattuita entro un congruo termine, dichiarando che, decorso infruttuosamente tale termine, il contratto si ritiene risoluto. Il termine non può essere inferiore ai 15 giorni, salvo che le parti non abbiano pattuito diversamente, oppure nei casi per cui la natura del contratto o stando agli usi, risulti congruo un termine diverso. Altro caso di risoluzione di diritto è la clausola risolutiva espressa. L’art.1456 c.c. recita che i contraenti possono convenire espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite. In questo caso, la risoluzione avviene di diritto quando la parte adempiente comunica all’altra di volersi avvalere della clausola. Terzo e ultimo caso di risoluzione di diritto è il termine essenziale. A tale proposito, l’art.1457 c.c. stabilisce che se il termine fissato per la prestazione di una delle parti deve considerarsi essenziale nell’interesse dell’altra, questa, salvo patto o uso contrario, se vuole esigerne l’esecuzione nonostante la scadenza del termine, deve darne notizia all’altra entro tre giorni. In mancanza, il contratto s’intende risoluto di diritto.
Nonostante l'assonanza dei termini, si tratta di due istituti giuridici assolutamente differenti. Mentre con l'arbitrato le parti decidono di affidare ad un terzo (cosiddetto arbitro) la soluzione di una controversia, con l'arbitraggio, le parti affidano a un terzo (cosiddetto arbitratore) la determinazione del contenuto di un contratto, già concluso ma non completo. In sostanza l'arbitratore perfeziona il contratto concluso dalle parti con l'integrazione di un elemento che le stesse parti non hanno potuto o voluto determinare. Spesso ciò che porta a confondere i due istituti è l'esistenza di una lite tra le parti. Infatti, mentre l'avvio di un arbitrato presuppone necessariamente la nascita di un conflitto, l'avvio dell'arbitraggio può avvenire anche in assenza di una lite, nel momento in cui si renda necessario determinare uno specifico elemento del contratto non individuato al momento della sua stipula. Il dubbio può quindi insorgere quando sussista un conflitto anche durante l'avvio dell'arbitraggio. Per risolvere dubbi interpretativi, sarà quindi necessario ricercare la volontà delle parti contenuta nell'accordo.
Le azioni petitorie sono azioni che spettano al proprietario per difendere il suo diritto contro turbative altrui. Sono azioni reali in quanto volte a difendere un diritto reale. In controtendenza con quanto spiega l'articolo 100 del Codice di procedura Civile secondo il quale chiunque ha il diritto di agire in giudizio a difesa dei propri diritti. Tali azioni vengono enumerate per ragioni storiche ovvero in quanto affondanti le loro radici nel diritto romano, nell'ambito del quale ciascuno poteva agire in giudizio se e in quanto dotato del potere di azione. Nella Roma antica, infatti, contrariamente a quanto accade oggi, il diritto soggettivo presupponeva l'azione. Si distinguono dalle azioni possessorie che, invece hanno come presupposto il possesso.
Gli artt. 1230 disciplinano i cc.dd. Modi di estinzione dell'obbligazione diversi dall'adempimento, che sono: la novazione, la remissione del debito, la confusione, la compensazione e l'impossibilità sopravvenuta della prestazione. La novazione si attua attraverso un contratto in base al quale le parti sostituiscono l'obbligazione originaria, che si estingue, con una nuova obbligazione con oggetto o titolo diverso. Con la remissione del debito il creditore rinunzia in tutto in parte al suo credito nei confronti del debitore. La comunicazione al debitore della remissione fa estinguere l'obbligazione salvo che il debitore dichiari in un congruo termine di non volerne profittare. La confusione si verifica quando in uno stesso soggetto si riuniscono le qualità di debitore e creditore (si diventa titolari di entrambi le situazioni soggettive, di creditore e debitore). La confusione opera automaticamente, (ope legis) senza che sia necessaria un'apposita dichiarazione di volontà. La compensazione si verifica quando due persone sono obbligate una verso l'altra per debiti e crediti reciproci.
È l'atto con cui una parte si scioglie dal vincolo di un contratto. Si tratta di una facoltà che, per essere esercitata, deve essere concordata dalle parti o prevista dalla legge: si parla quindi propriamente di un diritto potestativo e non di una mera facoltà di rinunzia. La facoltà di recedere può essere esercitata fino a che il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione, tranne nei contratti a esecuzione periodica o continuata (art. 1373 del c.c.). A volte, è previsto che il recesso comporti il pagamento di un corrispettivo: la parte può riservarsi il diritto di recedere pagando una somma alla controparte (caparra penitenziale) oppure promettendo di pagarla (multa penitenziale).
A norma dell'art. 2727 del codice civile, le presunzioni sono le conseguenze che la legge o il giudice trae da un fatto noto per risalire a un fatto ignoto. Le presunzioni rappresentano il risultato di una deduzione logica che consente al giudice di ritenere provato un fatto anche in mancanza di dimostrazione diretta. Nello specifico, la presunzione è il frutto di un ragionamento basato sull'esperienza (i latini si riferivano all'id quod plerumque accidit, "ciò che si verifica la maggior parte delle volte"), finalizzato a dimostrare l'esistenza di un fatto ignoto partendo da un fatto noto.
Il debitore garantisce l'adempimento l'obbligazione con tutti i suoi beni presenti futuri (art. 2740 c.c.). Ciò vuol dire che in caso di inadempimento il creditore potrà rivalersi sul patrimonio debitore per i danni che eventualmente gli siano stati provocati. Quest'attività si svolge dopo l'inadempimento del debitore e si sostanzia, in caso di mancanza di collaborazione del debitore, attraverso il procedimento di esecuzione forzata. In molti casi, tuttavia, l'esecuzione sui beni del debitore inadempiente non è efficace per la protezione dell'interesse del creditore, sia perché il debitore sottrae i suoi beni all'esercizio dell'azione esecutiva, sia perché il creditore potrebbe scoprire che il patrimonio del debitore non è sufficiente a soddisfare il suo diritto di credito e al risarcimento. Per questo motivo il legislatore permette, a certe condizioni, al creditore di agire prima che vi sia verificato l'inadempimento del debitore, ponendo dei vincoli sul suo patrimonio o sostituendosi a lui nell'esercizio di certe azioni. In questo modo il creditore che teme di veder sfumare la garanzia fornita dal patrimonio del debitore è sicuro di conservarla poiché ha già sottoposto a vincolo i beni di quel patrimonio. È certo che il creditore non potrà in ogni caso agire preventivamente contro il debitore, ma potrà farlo quando vi siano delle condizioni che fanno temere di perdere la garanzia rappresentata dal patrimonio del debitore.
sono elementi perturbatori della volontà che agiscono in maniera tale da formare una volontà diversa da quella che si sarebbe formata nel caso in cui non avessero agito. La volontà è uno degli elementi essenziali del negozio giuridico. Se manca la volontà di concludere il negozio giuridico, si pensi ad esempio ai casi di simulazione assoluta, il negozio è nullo. Può accadere, però, che la volontà di concludere il negozio giuridico ci sia, ma su di essa agiscano degli elementi perturbatori che fanno formare una volontà diversa rispetto a quella che si sarebbe formata in assenza di tali elementi. In questi casi la volontà non si è formata liberamente, ma risulta viziata. Di conseguenza il negozio concluso è annullabile. La legge attribuisce rilevanza a tre vizi della volontà: errore; violenza; dolo.
la prescrizione consiste nella perdita di un diritto a causa del fatto che chi ne è titolare non lo ha esercitato per il tempo determinato dalla legge; la decadenza invece determina la perdita della possibilità di esercitare un diritto a causa del mancato compimento di un’attività o di un atto nel termine perentorio stabilito dalla legge.
La capacità giuridica è l’attitudine della persona ad essere titolare di rapporti giuridici, mentre la capacità di agire è l’idoneità del soggetto ad acquistare ed esercitare da solo, con il proprio volere, diritti soggettivi e ad assumere obblighi. La capacità giuridica si acquista con la nascita e cessa soltanto con la morte del soggetto; non può per nessun motivo un individuo essere privato della capacità giuridica. La capacità di agire, invece, consiste nella idoneità del soggetto a porre in essere i negozi giuridici e nella volontarietà dello stesso ad accettarne gli effetti. In pratica, con la capacità di agire il soggetto è posto in condizione di compiere un’attività giuridicamente rilevante e di diventare protagonista attivo sulla scena giuridica. La capacità d’agire si acquista invece al raggiungimento della maggiore età, ossia quando si presume che l’individuo sia in grado di curare consapevolmente i propri interessi e di valutare la portata degli atti da porre in essere.
L’accettazione con beneficio d’inventario è una dichiarazione con cui il chiamato all’eredità esprime la sua volontà di accettarla, riservandosi la possibilità di sottrarre i propri beni dalla responsabilità per i debiti ereditari. Ai sensi dell’articolo 484 del codice civile possiamo suddividere l’istituto in 4 fasi:
Il testamento pubblico è quello ricevuto e redatto da un notaio in presenza di due testimoni non interessati all’atto (non possono essere due eredi, quindi). Questa tipologia di testamento garantisce, grazie all’intervento del notaio, il rispetto delle disposizioni legislative, evitando così che l’atto possa in futuro essere impugnato dagli eredi legittimari le cui quote di legittima risultino lese. il testamento segreto : si tratta di un atto a metà strada tra il testamento olografo e quello pubblico, visto che il testamento segreto viene preparato dal testatore e, successivamente, consegnato al notaio, il quale avrà come unico compito quello di custodirlo
Il testamento speciale è un tipo di testamento redatto in circostanze eccezionali o di emergenza, in cui non sarebbe possibile redigere un testamento nelle forme ordinarie. Decorsi tre mesi dalla cessazione della causa straordinaria, il testamento perde efficacia: si dice pertanto che il testamento speciale è un testamento provvisorio.
Tra i motivi di revoca della donazione c’è l’indegnità del donatario (In particolare si ha «ingratitudine» quando il donatario si dimostra indegno del beneficio ricevuto.), la grave ingiuria e la sopravvenienza di figli. Per revocare la donazione per causa di sopravvenienza di figli sono necessari due condizioni:
è la situazione di chi avendo compiuto gravi atti contro il de cuius quando questi era in vita è escluso dalla successione. Il codice civile parla dell' indegnità all'articolo 463, articolo appena successivo a quello relativo alla capacità succedere. Si potrebbe pensare, quindi, che l'indegno non ha la capacità a succedere. In realtà, l'indegnità non è una forma di incapacità in quando l'indegno può acquistare ma deve restituire quanto ricevuto (potest capere sed non retinere). L'indegnità non si verifica automaticamente all'avverarsi dei casi previsti dall'articolo 463, ma è necessaria la domanda di parte ed una sentenza, costitutiva, che la accerti.
Il diritto potestativo è la situazione giuridica soggettiva che consiste nell'attribuzione di un potere a un soggetto allo scopo di tutelare un suo interesse. Si contrappone, pertanto, alla potestà nella quale il potere è attribuito al soggetto a tutela di un interesse altrui. Il diritto potestativo è una situazione giuridica soggettiva propria del diritto privato, mentre la potestà, pur essendo presente anche nel diritto privato, è tipica del diritto pubblico.
All’articolo 43 il codice civile specifica che per residenza si deve intendere il luogo nel quale la persona ha la dimora abituale. La dimora altro non è il luogo nel quale un soggetto abita. il domicilio di una persona è nel luogo nel quale ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi , che può anche non coincidere con quello di residenza. A norma dell’articolo 47 del codice civile, si può eleggere domicilio speciale per determinati atti o affari, e l’ elezione si deve fare espressamente per iscritto. Allo stesso modo si può eleggere domicilio per le comunicazioni con il condominio e per qualunque altro genere di affare. L’elezione, di solito, ha validità sino alla conclusione dell’affare o sino a diversa comunicazione nei casi di rapporti a tempo indeterminato, con l’obbligo di comunicazione della variazione.
Fondamentale per la comprensione del diritto di famiglia è la conoscenza dei rapporti che intercorrono tra i vari membri della famiglia. Con il matrimonio, considerato come origine della famiglia dal punto di vista legale, oltre al rapporto di coniugio tra gli sposi, si vengono a creare altri rapporti, la parentela e l'affinità. La parentela indica il vincolo tra le persone che discendono dallo stesso stipite. Sono parenti, quindi, il padre ed il figlio, il nonno ed il nipote, i fratelli, i cugini, se hanno uno stipite in comune e così via.
È concepito colui la cui nascita avvenga entro 300 giorni dalla morte del de cuius;Al concepito è riconosciuto dall'ordinamento giuridico il diritto di ricevere per donazione.La capacità giuridica (essere titolari di posizioni giuridiche, attive o passive) è riconosciuta anche a favore dei nascituri che possono ricevere per testamento e per donazione.
L' obbligazione naturale è un obbligo non vincolante, ma solo morale o sociale, a cui segue lo spontaneo pagamento da parte del debitore. Questa obbligazione consiste nell'adempimento di un dovere morale o sociale, tale per cui il debitore, pur non avendo il dovere (giuridico) di adempiere, una volta eseguita la prestazione non può più ottenere la ripetizione (restituzione) di quanto prestato (ESEMPIO: pagare spontaneamente un debito di gioco o una scommessa). L' atto di liberalità è l'atto con cui una parte arricchisce l'altra senza esservi tenuta (senza essere una obbligazione). Un tipico esempio di atto di liberalità è la donazione.