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PAROLE NEL VUOTO - Adolf Loos, Dispense di Laboratorio di Progettazione

Questo è il riassunto del libro "Parole nel vuoto" di Adolf Loos. Il testo del libro, spesso denso e ricco di riflessioni teoriche sull’identità in architettura, viene rielaborato in modo chiaro, ordinato e fedele all’originale, così da permetterti di cogliere subito i nuclei tematici fondamentali. I riassunti seguono una struttura coerente e lineare, facilitando lo studio sia per una preparazione approfondita sia per un ripasso rapido prima dell’esame. I concetti chiave vengono spiegati con un linguaggio semplice ma rigoroso, mantenendo la precisione teorica necessaria per affrontare domande scritte o orali con maggiore sicurezza.

Tipologia: Dispense

2024/2025

Caricato il 23/02/2026

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chiara-tolotti 🇮🇹

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PAROLE NEL VUOTO, ADOLF LOOS
PREFAZIONE di Joseph Rykwert
Loos era un democratico convinto, un egualitario quasi, con un atteggiamento insofferente
nei confronti dei suoi contemporanei. Era figlio di un artigiano, un marmista consapevole
della dignità del proprio lavoro, egli morì quando Loos aveva poco più di dieci anni. I
designers dell’epoca consideravano la superficie come un libero campo per l’invenzione di
ornamenti. Curve, linee e intarsi di materiale vario coprivano ogni oggetto, ma Loos già
cercava la superficie liscia senza scanalature e rilievi. Aver passato tre anni negli Stati Uniti
fu decisivo nel formare in Loos l’idea di ciò che voleva fare. Sarebbe diventato architetto e
un costruttore come il padre. La pubblicazione “Das andere” (“l’altro”) aveva come
sottotitolo: periodico per l'introduzione della civiltà occidentale in Austria. Ogni volta sono
presi a modello i costumi dei paesi anglosassoni; per fare le cose nel modo giusto bisogna
seguire quello che si fa nel cuore della civiltà, cioè a Londra e a New York, in confronto i
costumi austriaci sono considerati carenti sotto ogni aspetto. Può sembrare tutto molto
lontano dall’interesse primo di Loos, l’architettura. Eppure non lo era per lui. In ogni lavoro
egli era sempre interessato al come un edificio sarebbe stato abitato. La sua ostilità alla
Secession, il gruppo di artisti viennesi antiaccademici che era la ramificazione austriaca
dell’Art Nouveau, dipendeva anche da questo. Architetti e designers dell’Art Nouveau
pensavano che un nuovo stile potesse essere creato in conformità con la loro epoca nei
termini di un lessico ornamentale privo di rapporti con la decorazione storica, ma derivato
per intero e in modo diretto dalla natura. L’uomo tuttavia si è evoluto. E Loos propone
l’assioma che l’evoluzione della civiltà è equivalente alla scomparsa dell’ornamento dalle
cose di tutti i giorni. Nel 1908, al momento in cui Loos scriveva questo saggio, l’Art Nouveau
era ormai una cosa del passato. Il dispregio di Loos per i loro sforzi si era dimostrato giusto,
mentre intanto le scuole d’arte e gli istituti professionali erano ancora intenti allo studio
dell’ornamento. Nel 1908, l’anno di pubblicazione di ornamento e delitto, il clima delle idee
era cambiato. Persino i protagonisti viennesi della Secession lavoravano ora in uno stile
sobrio, ispirato a una disadorna maniera classica. Ma il “disadorno” classicismo che essi
praticavano non andava bene per Loos. Le loro idee infatti si appellarono ad una architettura
del passato: l’architettura dell’età della ragione, dell’età del giusto. Ma ciò che veniva rifiutato
era la servitù apparentemente arbitraria degli architetti neoclassici rispetto al passato storico.
Il passato può essere un modello, sì, ma da emulare, non da copiare. Loos, al pari di molti
architetti del periodo precedente al ’14, amava sentirsi un uomo moderno. Aveva anche altre
cose in comune con loro, ad esempio l’entusiasmo per le cose inglesi. Ma egli non fu toccato
dal generico ottimismo del Werkbund. Non era attraverso il nuovo indottrinamento di
sprovveduti artigiani nelle scuole d’arte, per quanto eccellenti, che il buon design sarebbe
entrato nella società intera. Perché erano proprio quei rozzi artigiani a produrre tutti quegli
oggetti di buon design che già esistevano. Questa era la prima intuizione della perfezione e
della superiorità degli oggetti senza ornamento, quelli che provenivano dalle “incorrotte”
mani dell’artigiano. Loos rimase sempre coerente su questo punto.
INTRODUZIONE
Questo libro contiene ciò che Loos ha scritto fino al 1900. I saggi che contiene furono scritti
in un’epoca dove bisognava esprimersi con estrema cautela. Loos infatti si giustifica per il
fatto che ha scritto i sostantivi con le lettere minuscole, ciò era infatti fonte di scandalo per i
lettori: inizialmente la scrittura era tutta maiuscola, in latino solo i nomi propri venivano scritti
così, poi si fece strada la cattiva abitudine di scrivere tutti i sostantivi in maiuscolo
confondendoli però con i nomi propri. Loos inoltre protesta contro il fatto che si continui ad
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PAROLE NEL VUOTO, ADOLF LOOS

PREFAZIONE di Joseph Rykwert Loos era un democratico convinto, un egualitario quasi, con un atteggiamento insofferente nei confronti dei suoi contemporanei. Era figlio di un artigiano, un marmista consapevole della dignità del proprio lavoro, egli morì quando Loos aveva poco più di dieci anni. I designers dell’epoca consideravano la superficie come un libero campo per l’invenzione di ornamenti. Curve, linee e intarsi di materiale vario coprivano ogni oggetto, ma Loos già cercava la superficie liscia senza scanalature e rilievi. Aver passato tre anni negli Stati Uniti fu decisivo nel formare in Loos l’idea di ciò che voleva fare. Sarebbe diventato architetto e un costruttore come il padre. La pubblicazione “Das andere” (“l’altro”) aveva come sottotitolo: periodico per l'introduzione della civiltà occidentale in Austria. Ogni volta sono presi a modello i costumi dei paesi anglosassoni; per fare le cose nel modo giusto bisogna seguire quello che si fa nel cuore della civiltà, cioè a Londra e a New York, in confronto i costumi austriaci sono considerati carenti sotto ogni aspetto. Può sembrare tutto molto lontano dall’interesse primo di Loos, l’architettura. Eppure non lo era per lui. In ogni lavoro egli era sempre interessato al come un edificio sarebbe stato abitato. La sua ostilità alla Secession, il gruppo di artisti viennesi antiaccademici che era la ramificazione austriaca dell’Art Nouveau, dipendeva anche da questo. Architetti e designers dell’Art Nouveau pensavano che un nuovo stile potesse essere creato in conformità con la loro epoca nei termini di un lessico ornamentale privo di rapporti con la decorazione storica, ma derivato per intero e in modo diretto dalla natura. L’uomo tuttavia si è evoluto. E Loos propone l’assioma che l’evoluzione della civiltà è equivalente alla scomparsa dell’ornamento dalle cose di tutti i giorni. Nel 1908, al momento in cui Loos scriveva questo saggio, l’Art Nouveau era ormai una cosa del passato. Il dispregio di Loos per i loro sforzi si era dimostrato giusto, mentre intanto le scuole d’arte e gli istituti professionali erano ancora intenti allo studio dell’ornamento. Nel 1908, l’anno di pubblicazione di ornamento e delitto, il clima delle idee era cambiato. Persino i protagonisti viennesi della Secession lavoravano ora in uno stile sobrio, ispirato a una disadorna maniera classica. Ma il “disadorno” classicismo che essi praticavano non andava bene per Loos. Le loro idee infatti si appellarono ad una architettura del passato: l’architettura dell’età della ragione, dell’età del giusto. Ma ciò che veniva rifiutato era la servitù apparentemente arbitraria degli architetti neoclassici rispetto al passato storico. Il passato può essere un modello, sì, ma da emulare, non da copiare. Loos, al pari di molti architetti del periodo precedente al ’14, amava sentirsi un uomo moderno. Aveva anche altre cose in comune con loro, ad esempio l’entusiasmo per le cose inglesi. Ma egli non fu toccato dal generico ottimismo del Werkbund. Non era attraverso il nuovo indottrinamento di sprovveduti artigiani nelle scuole d’arte, per quanto eccellenti, che il buon design sarebbe entrato nella società intera. Perché erano proprio quei rozzi artigiani a produrre tutti quegli oggetti di buon design che già esistevano. Questa era la prima intuizione della perfezione e della superiorità degli oggetti senza ornamento, quelli che provenivano dalle “incorrotte” mani dell’artigiano. Loos rimase sempre coerente su questo punto. INTRODUZIONE Questo libro contiene ciò che Loos ha scritto fino al 1900. I saggi che contiene furono scritti in un’epoca dove bisognava esprimersi con estrema cautela. Loos infatti si giustifica per il fatto che ha scritto i sostantivi con le lettere minuscole, ciò era infatti fonte di scandalo per i lettori: inizialmente la scrittura era tutta maiuscola, in latino solo i nomi propri venivano scritti così, poi si fece strada la cattiva abitudine di scrivere tutti i sostantivi in maiuscolo confondendoli però con i nomi propri. Loos inoltre protesta contro il fatto che si continui ad

innalzare una barriera tra ciò che è tedesco e ciò che è umano: la rigida applicazione nella scrittura delle lettere iniziali maiuscole porta ad un imbarbarimento della lingua che crea nella lingua tedesca una spaccatura tra lo scritto e il parlato. LA MODA MASCHILE Ognuno oggi ha il diritto di vestirsi bene come un re. Un filosofo americano afferma che l’intelligenza non serve se non si è in grado di imporre alla considerazione degli altri vestendosi bene: inglesi e americani esigono che tutti siano vestiti bene, invece i tedeschi vogliono che i vestiti siano anche belli. Per questo gli inglesi ridono dei tedeschi, ma anche i tedeschi della migliore società stanno dalla parte degli inglesi, rinunciano alla bellezza. Essere ben vestiti significa essere vestiti in modo corretto, in realtà il punto è vestirsi in modo da dare il meno possibile nell’occhio (in base alle occasioni che si presentano). Questo principio è osteggiato dai tedeschi, tra di loro esistono infatti moltissimi gagà: persone per cui il vestito serve per distinguersi; essi indossano ciò che è ritenuto moderno nel loro ambiente. Un altro problema è il fatto che si viene copiati da chiunque il giorno dopo, per questo i grandi sarti adottano estrema discrezione. INTERNI un preludio I mobilieri hanno esposto i loro prodotti in padiglioni dove sono state allestite delle stanze-campione, questo è un modo per imporre al pubblico in che modo abitare. All’inizio del secolo il pubblico arredava da sé la propria casa, comprando ogni arredamento da chi era specializzato a produrlo, anche se poi non andavano d’accordo. Mobilieri, tappezzieri, fonditori, lavoravano tutti secondo lo stile del tempo, quello moderno, per cui andavano d’accordo. Questo stile cadde però in disgrazia e si cercò invece di immergersi in altre epoche del passato. Il mobiliere non riuscì a stare al passo di questa tendenza, mentre il tappezziere creò tante nuove forme e decise di chiamarsi decoratore. Ai mobilieri furono affiancati gli architetti che eseguivano tutti gli stili, ma i loro locali erano spogli e freddi, quindi fu il tappezziere a dare colore e intimità a questi ambienti. Il mobiliere non si esprimeva più, e altrettanto intimidito era anche il pubblico, fu il consigliere Von Scala a dimostrare che il pubblico stava solo aspettando il lavoro del mobiliere e che lo avrebbe apprezzato. GLI INTERNI NELLA ROTONDA Né archeologo, né decoratore, né pittore o architetto devono decorare l’appartamento, essi conoscono a malapena il nome del committente: ognuno deve essere l’arredatore di sé stesso, anche se così facendo si sacrifica lo stile (che non è indispensabile), in questo modo le case raccontano la famiglia che vi abita, è lo “stile della famiglia”. Il locale che più viene ammirato della Rotonda è il più semplice: la camera da letto con bagno, destinata a colui che l’ha progettata. Questa stanza esprime la sua personalità e individualità, solo il suo proprietario (Otto Wagner) la può abitare in modo completo e totale LA SEDIA La camera di Otto Wagner è bella nonostante sia di un architetto, in questo caso l’architetto è stato l’arredatore di sé stesso; questa camera non va bene per nessun altro, infatti per un’altra persona è imperfetta: non si può parlare di bellezza, cioè la più alta perfezione. Un oggetto è bello se è anche pratico, ma non solo. “Un oggetto al quale non sia possibile togliere o aggiungere nulla senza pregiudicare la perfezione, è bello”. La bellezza di un oggetto d’uso si esprime in relazione al suo scopo: le sedie della camera di Wagner per Loos no sono belle perché sono scomode, come anche per molti altri, ma per Wagner saranno comode e per questo possono considerarsi belle. Oggi non è più sufficiente che una sedia sia riposante, ci si deve anche riposare rapidamente; inoltre a ogni diverso genere di stanchezza deve corrispondere un diverso sedile, infatti nella camera inglese non si trovano mai tipi uguali di sedie. Tutte le sedie devono dunque essere pratiche. Si dovrebbero

sue tesi. Le repliche dei signori che appartengono alla categoria dei calzolai non contribuiscono però in nessun modo a chiarimenti. Sostengono che bisogna opporsi alla scarpa con le stringhe perché queste soppianteranno lo stivaletto, considerato da loro la scarpa nazionale. Per Loos è un’accusa insostenibile perché scarpe e stivali vengono comunque usati a prescindere dal modo in cui sono fatti. Secondo Loos i calzolai sono mal retribuiti: il pubblico determina un calo sempre maggiore dei prezzi. Egli vorrebbe produrre le scarpe con i materiali migliori e il lavoro migliore ma non può, è costretto a risparmiare perché il pubblico cerca sempre di abbassare i prezzi. Ciononostante fanno ottime scarpe. Inoltre non possono creare nuove forme per adattarle al compratore e dovranno vendere scarpe con vecchie forme che quindi saranno imperfette. I MATERIALI DA COSTRUZIONE Per l’artista tutti i materiali hanno lo stesso valore, che sia pietra oppure oro; l’artista infatti vuole dominare il materiale in modo che la sua opera risulti indipendente dal valore del materiale di cui è fatta. Gli architetti però non hanno questa ambizione. Un tempo si costruiva con materiali facili da lavorare e ciò che contava era la qualità, invece ormai si dà importanza alla quantità del lavoro impiegato, perché è facile da controllare: si tengono in considerazione i materiali che richiedono più tempo per la lavorazione. La lavorazione, sia della macchina che del manovale, costa denaro, quindi per risparmiare si comincia a simulare il tempo di lavorazione e imitare il materiale. L’imitazione ha scoraggiato l’artigianato, percorso ormai da auto denigrazione, per questo le cose per loro vanno male. Il pubblico preferisce l’imitazione, ma il rispetto per i materiali costosi è tipico del parvenu. Ad esempio si è diffuso il cemento perché è molto economico, per imitare l’opera dello stuccatore. Invece gli inglesi non sono dei parvenu, hanno i rivestimenti delle pareti anche di carta però non si avrà mai l’impressione che non c’erano abbastanza soldi. IL PRINCIPIO DEL RIVESTIMENTO Dovrebbe costituire l’abc di ogni architetto. Anche se per l’artista tutti i materiali sono ugualmente preziosi, non tutti sono ugualmente adatti ai suoi obiettivi. Alcuni architetti non creano spazi, ma strutture murarie e quello che rimane sono gli spazi interni. L’artista invece, il vero architetto, pensa dapprima all’effetto che vuole raggiungere e poi costruisce nella sua mente l’immagine dello spazio che creerà. Solo a pochi di loro fu concesso di incontrare committenti dalla mente aperta, gli altri dovevano limitarsi ad accontentare il gusto comune. Come risultato l’imitazione e i surrogati dominano ancora in architettura. Partendo dal principio del rivestimento, Loos crea una legge del rivestimento: bisogna operare in modo da escludere ogni possibile confusione tra materiale rivestito e rivestimento. Ad esempio il legno si può dipingere di tutti i colori tranne che in color legno; con lo stucco si può eseguire qualsiasi ornamento tranne quello che imita i mattoni a vista. Inoltre quando il materiale che viene ricoperto è dello stesso colore del materiale da rivestimento, quest’ultimo può mantenere il suo colore naturale. Cioè posso ricoprire il ferro nero di uno strato di catrame (nero) ma non lo posso colorare di bronzo, il colore di un altro metallo. BIANCHERIA INTIMA Un suo conoscente rimprovera Loos di voler uniformare il mondo dell’abbigliamento. Secondo lui si trascurano troppo i vecchi costumi. Loos dunque ammette che i vecchi costumi gli piacciono ma non significa che tutti li devono indossare: il costume è un abito dalla forma fissata che non può essere trasformato, è il simbolo della rassegnazione. Loos poi dice che ci si è uniformati agli standard degli abiti europei ma solo in apparenza, la biancheria intima che si indossa è quella del costume nazionale. Questo è un inganno, perché si assume il ruolo dell’uomo civile moderno solo esternamente e ciò non fa onore.

Loro sono molto arretrati anche nella biancheria intima rispetto agli Inglesi che usano quella lavorata a maglia (resta il fatto che è molto scomoda). TIPOGRAFI Se si dipinge una sedia che prima era artistica, adesso diventa un’opera d’arte di secondo grado. Lo stesso avviene con le lettere dell’alfabeto: erano scolpite in pietra, fuse nel bronzo, con l’aiuto di ombra e prospettiva queste lettere si possono riportare sulla carta, ma questa è solo una riproduzione. Per alcuni tipografi la riproduzione di parole scolpite o fuse è motivo di orgoglio. Il vero tipografo invece non vuole imitare la stampa di altri, ma vuole creare egli stesso qualcosa di nuovo. Il problema era di combinare le lettere stampate con le illustrazioni per fare un’opera d’arte compiuta, bisognava unire due differenti tecniche, questo compito spettava unicamente al tipografo. LA CITTÀ ALLA POTEMKIN Questi villaggi avevano lo scopo di trasformare agli occhi di Sua Maestà un deserto in un paesaggio fiorente. Tra queste città alla Potemkin Loos parla della stessa Vienna: è una pesante accusa. Al giorno d’oggi si cerca di apparire di un ceto più elevato di quello cui realmente si appartiene, la costruzione stessa dell’edificio deve servire a questo scopo, si ha infatti l’impressione che un Potemkin moderno abbia voluto realizzare l’impresa di indurre chi giunge a Vienna a credere di trovarsi in una città abitata solo da nobili. Si dà la colpa agli architetti perché loro hanno costruito così, ma ogni città ha gli architetti che si merita: le forme edilizie sono determinate dalla domanda e dall’offerta. Il costruttore Viennese arrivava al punto di rallegrarsi di riuscire a imitare dei materiali preziosi con dei mezzi modesti, da parvenu credeva che gli altri non vedessero l’inganno. La povertà non è una vergogna, non tutti possono avere un castello, ma far credere di averlo è immorale. Sull’architettura viennese di questo tempo aleggia lo spirito alla Potemkin, è per questo che uno stile architettonico di cui essere orgogliosi non è ancora stato trovato. MODA FEMMINILE La natura della donna la spinge ad affermarsi accanto ad un uomo forte e grande. Oggi questo desiderio può essere soddisfatto soltanto se la donna ottiene amore dall’uomo, l’amore la sottomette all’uomo, ma questo amore non è naturale. L’uomo grazie alla sua posizione nella società può dominare la donna, risvegliare l’amore è l’unica arma che essa ha nella lotta tra i sessi. La donna dunque risveglia la sensualità dell’uomo attraverso l’abbigliamento: le trasformazioni nella donna femminile sono dettate solo dai mutamenti della sensualità e quest’ultima si trasforma di continuo. In realtà la donna nel corso dell’ultimo secolo è rimasta molto indietro. In nessun periodo storico si è verificata una differenza così rilevante tra il modo di vestire dell’uomo e quello della donna come in questo. Quanto più arretrato è il livello civile tanto più si impone l’ornamento. L’ornamento è un fenomeno che si deve eliminare. Noi però andiamo incontro ad un’epoca nuova, migliore, dove a determinare la parità con l’uomo non sarà più la sensualità ma l’indipendenza economica della donna. Così si assisterà alla scomparsa dell’ornamento. PANORAMA DI ARTE APPLICATA C’è una nuova arte decorativa, è innegabile, c’è ormai un nuovo stile. Secondo Loos però non è una cosa di cui rallegrarsi, questo stile non è il loro perché non è nato da quel tempo. Ci sono tanti oggetti utili che sono cose moderne, cioè nello stile del 1898. Gli oggetti che però oggi vengono fatti passare per moderni non hanno niente a che fare con questo tempo. Ad esempio per gli inglesi il meglio è ciò che è più bello, loro modificano le forme non per la smania di novità quanto per perfezionare ancora di più cose che già vanno bene. Quindi non bisogna cercare una sedia nuova ma una sedia migliore: nelle esposizioni si vedono solo sedie nuove. La sedia migliore dovrà essere modificata in modo impercettibile a prima vista.

per Loos di esprimere la sua critica alla superficialità estetica della società viennese e alla sua concezione dell'arte e della cultura. A PROPOSITO DI UN POVERO RICCO Il capitolo "A proposito di un povero ricco" è una critica satirica alla concezione dell'arte applicata e all'idea di Gesamtkunstwerk (opera d'arte totale) promossa dalla Secessione viennese. Loos racconta la storia di un uomo ricco che, desiderando vivere in un'opera d'arte, affida la progettazione della sua casa a un architetto che cura ogni dettaglio, dai mobili agli abiti, creando un ambiente estetico perfetto ma privo di funzionalità e personalizzazione. Il protagonista, pur essendo circondato da bellezza, si trova intrappolato in un ambiente che non gli permette di esprimere la propria individualità. Ad esempio, quando riceve dei regali per il suo compleanno, l'architetto gli fa notare che le pantofole scelte non si adattano all'ambiente, nonostante siano state progettate dallo stesso architetto per la camera da letto. Questo episodio evidenzia l'assurdità di un'architettura che sacrifica la funzionalità e l'espressione personale in nome di un'estetica rigida e totalizzante. Loos utilizza questa parabola per criticare l'idea che l'arte debba essere imposta dall'esterno, senza considerare le esigenze e i desideri dell'individuo. Secondo Loos, l'architettura dovrebbe rispondere alle necessità reali della vita quotidiana e permettere all'individuo di vivere in modo autentico e personale, piuttosto che imporre uno stile estetico predefinito che limita la libertà e l'espressione. In sintesi, "A proposito di un povero ricco" è una critica ironica e pungente alla concezione dell'arte applicata come imposizione estetica, sostenendo invece un'architettura che rispetti l'individualità e le esigenze funzionali dell'abitante.