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Tipologia: Appunti
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Il positivismo ha alcune caratteristiche attribuite a quanto studia. I fatti del positivismo sono: Reali ; non è speculazione astratta, ma si occupa di oggetti reali e concreti Utili al miglioramento concreto delle condizioni umane: una scoperta medica per esempio Certi ; in opposizione all’indecisione e ai dubbi esistenziali: sono identificate leggi, si possono derivare conseguenze Precisi ; cioè determinante il proprio oggetto: è dunque scientifico, ha un oggetto che è unità di analisi. Costruttivo ; che porta a un processo concreto, evidente: aggiunge non solo critica Tutte queste caratteristiche ci riconducono al fatto che gli oggetti di studio del positivismo, sono oggetti concreti, non è qualcosa di astratto. Il positivismo fonda un approccio scientifico; l’astrazione fa parte della speculazione scientifica. La scienza cerca di scaturire una teoria, di definire delle leggi; leggi valide per il mondo che studia. Dove si distingue il positivismo dagli approcci precedenti? Sull’oggetto di studio. Ci occupiamo di fatti reali, il positivismo dice che la sua teoria non è speculazione astratta, non è puro pensiero, ma è pensiero che nasce dall’osservazione di un fenomeno reale. Lo scienziato positivista va sul campo, trova un oggetto reale, e leggendo le caratteristiche di quest’oggetto costruisce una teoria che determina leggi per far si che da lì in poi i misteri dell’oggetto concreto che sta sul campo siano comprensibili allo scienziato. Osservato l’oggetto, definita la teoria che lo comprende (2+2=4): questa è la regola ferrea. Questa certezza è quella che abbiamo declinato nella caratteristica di determinismo che questo approccio ha: determinismo , perché le leggi non sono come dirà Weber, probabilistiche; ma sono deterministiche. La legge obbliga, non vende qualcosa di possibile. Si riferisce a quell’oggetto, è precisa. Io vedo come tutti i maestri stanno in classe, determino una legge che obbligherà i maestri a stare in un certo modo, ma solo i maestri: è precisa rispetto ad un oggetto, unità di analisi della scienza. In quel periodo il modello di riferimento era il corpo umano: dove si notava che c’erano tanti organi doversi, che dovevano collaborare obbligatoriamente, perché l’intero corpo sopravvivesse. La società dev’essere come il corpo umano, in cui ognuna classe ha una funzione specifica, come il corpo umano. Ecco perché in quel momento si fa tanto riferimento all’ORGANICISMO : per la maggior parte dei pensatori, il modello del corpo umano, era il punto di riferimento perfetto. Attraverso un processo di astrazione, per il quale tante diversità rappresentate dai singoli organi, riuscivano a lavorare insieme.
Ha una visione di una società che fa di tutto per mantenere le aspettative di ruolo, perché mantengono stabilità e ordine. La società è come un organismo, in cui le aspettative di ruolo non possono essere rotte. La società è il tutto, ed è più che la somma delle parti ( Olismo ). Il tutto si garantisce perché è una struttura forte, fatta di regole e di oggetti connessi tra loro. ( Strutturalismo di Durkheim). Ogni oggetto sta in relazione funzionale con gli altri ( funzionalismo ) Organicismo, olismo, strutturalismo e funzionalismo sono i 4 aspetti che stanno alla base della fondazione della sociologia di Durkheim.
Qual è la differenza tra cultura e coscienza collettiva? La coscienza collettiva costituisce un sistema determinato che possiede una vita propria: si evolve secondo leggi proprie, non è effetto di coscienze individuali. È un insieme delle credenze dei sentimenti comuni alla media dei membri di una società. La coscienza è un insieme di credenze e sentimenti. La nozione di cultura la lascia a parte: è l’insieme di norme e valori, ma anche comportamenti, leggi giuridiche, modi di fare. C’è altro nella cultura. Dentro la coscienza collettiva troviamo le ragioni astratte ai comportamenti; dentro alla cultura troviamo tutto, troviamo i comportamenti stessi. La coscienza collettiva esiste a sé, ha vita propria. Nella cultura ci metto le cose che osservo, che tocco. Dentro alla cultura ho i comportamenti, i modi fare, il codice penale, le leggi. C’è una differenza tra coscienza collettiva e cultura. La coscienza collettiva è più limita, più astratta, più limitante nelle azioni; la cultura contiene tutto, anche i comportamenti. Esiste anche una SUB-CULTURA, che caratterizzano i comportamenti di piccoli gruppi: una cultura pop, di una gang di strada, ... Sono ambiti culturali ristretti, che appartengono a piccoli gruppi che a loro volta appartengono al gruppo più grande della popolazione nazionale.
Weber e Durkheim nonostante siano agli antipodi della concezione del modello sociologico, hanno qualcosa in comune: identificano i medesimi elementi. Per Weber esiste un individuo che vive in relazione agli altri in una società. Qual è il problema che distingue i due padri? È che cosa si sottolinea di alcuni di questo oggetto. Per Durkheim è più importante la società, che si impone sull’individuo, che è spinto ad agire in un certo modo per l’interesse della società. Per Weber la sottolineatura è sulla centralità dell’uomo. L’uomo non è costretto dalla società a comportarsi in un certo modo. Ha la libertà di decidere come comportarsi, al punto di essere lui il costruttore della società. I termini del problema sono tutti presenti: uomo, società, chi costruisce la società, costruzione dell’individuo. Sottolineano la centralità di un attore piuttosto che un altro. Per Durkheim la centralità dell’ attore collettivo - società che si impone sull’uomo; per Weber la centralità dell’ attorie individuale , che si impone sulla società. La cultura è un altro di quei concetti sociologici, trasversale ad entrambi. Per Weber una cultura che ha le sue radici, e ritrova i suoi fondamenti nella capacità dell’uomo, che è ibero di attirare comportamenti diversi: sono io che decido di comportarmi in maniera razionale rispetto allo scopo. Per Durkheim questo sarebbe inaccettabile. Il modo con cui scelgo di comportarmi ha le sue ragione, per esempio nella cultura: agire razionale rispetto allo scopo; che cosa vale o non vale, orientato con l’agire strategico, fa parte della cultura nella quale sono immerso. Agire affettivo - agire rispetto al valore - fa parte della cultura in cui sono immerso. La dimensione culturale è trasversale a tutti gli autori. La cultura è un copro di leggi? La cultura è molto di più. Cosa sono le leggi per Durkheim? Sono i comportamenti cristallizzati, sono le leggi che stanno dentro la cultura. Ma non tutti i comportamenti fanno adito alle leggi: le abitudini sono comportamenti, sono delle “leggi non normate”. Nella cultura c’è tutto questo, sia le leggi e le norme, ma anche i comportamenti (es il modo di fare il professore appartiene alla cultura). La cultura rende bene l’idea: è fatta di modi di fare, leggi, valori che si riferiscono si al comportamento individuale, ma con diversi livelli di formalizzazione.
la situazione nella quale agisco non è quella di arrivo. Che cosa accade, cosa determina il cambiamento? Non sempre la situazione finale è quella auspicata; cosa entra in gioco? 4 elementi importanti: esistono dei fini Il modo con cui vuole raggiungere i fini ; il modo non è libero, si è legati dalle norme. Impongono il modo legittimo per raggiunger i fini Si vive all’interno di una situazione che cambia. Non si è sicuri di raggiungere gli obiettivi voluti, perché la situazione mette a disposizione dei mezzi che vanno messi in opera per raggiungere quei fini. Dà delle condizioni , dei legami, delle modalità per usare i mezzi per raggiungere quei fini (contenuti nelle norme) A Parsons è evidente che l’individuo agisce in una situazione; ma quella situazione è caratterizzata da obiettivi che appartengono all’individuo, ma non solo a lui anche alla società. Sembra che ognuno liberamente scelga, ma se studiamo con attenzione l’obiettivo che ciascuno di noi ha scelto, noteremo che il raggiungimento di quell’obiettivo dà soddisfazione all’individuo, ma è anche UTILE all’intera società; che necessitava per garantire la sopravvivenza di se stessa. Questo avviene tramite il processo di socializzazione, si incorporano le regole della società al punto che le considero mie. Parsons nel descrivere la situazione - fatta di un attore che per raggiungere un obiettivo si muove da una prima situazione ad una seconda situazione - ci sottolinea di non confondere questa situazione con una situazione di perfetta libertà, perché in realtà questa situazione è costruita in mainerà funzionale (funzionalismo) dalla società in modo tale che il fine che tu scegli, sia coerente con il fine della società. In una situazione in cui si crede di agire liberamente, ma nella quale si usano i mezzi che vengono dati dalla società, e dei legami/delle scene entro le quali è legittimo muoversi. es. Il professore usa i mezzi che gli vengono dati dalla struttura organizzativa in cui lavora, usando il legami imposti dalla dimensione del ruolo che ha assunto; i mezzi (telecamera e computer) sono dati dalla società, il professore raggiunge il suo obiettivo personale (fare bene il professore) utilizzando e quindi esercitando il potere tra mezzi e legami che gli sono tanti dati. Alla fine sarà soddisfatto e raggiungerà i suoi fine: questo significa perfetta integrazione con la società. Questo funziona nella misura in cui il processo di socializzazione ha funzionato, tanto più la socializzazione funziona tanto più incorporo come mie le finalità della società. Il diritto penale di Durkheim serve appunto a riportare nella carreggiata. Nel caso il fine non venga raggiunto > la società fa di tutto per farmi raggiungere il fine, altrimenti mi mette in galera (dove assumo un altro ruolo e quindi ora rispetto il fine) e ne esco solo quando accetto di rientrare nei ranghi. La società ci manipola in tutto? Dipende. Il punto di partenza della sociologia organicista funzionalista: l’uomo è il maggior nemico di se stesso. La visione dietro questa sociologia, è una visone pessimista: l’uomo lasciato senza governo, va ad uccidere altri uomini per rispondere ai propri bisogni. In questa logica, la società è il male minore: piuttosto che la violenza dei singoli, la società diventa un organo che costringe. Per comprendere perché in questa visone la società è comunque costrittiva, dobbiamo ricordarci che sotto c’è una visione pessimista dell’uomo. Tutto non è già previsto, l’incertezza capita. L’incertezza fa parte di un problema che le leggi vogliono risolvere; l’imprevedibilità è dovuta dal fatto che qualcuno non rispetti una norma, è compito della società ridurre l’incertezza, facendo si che tutti rispettino le norme facendo credere che tutti abbiamo scelto di rispettare quelle norme. Si arriva alla società perfetta: dove la società non ha bisogno di imporsi sugli uomini, perché è entrata a tal punto negli uomini da confondersi con la coscienza di qualcuno. La coscienza collettiva di Durkheim è la perfetta sovrapposizione delle coscienze individuali: più abbiamo coscienza collettiva, più apparteniamo al tutto. Più noi condividiamo aspetti della coscienza collettiva, più noi siamo assonanti con la società, sempre più noi siamo la società.
L’idea è quella di una società che costringe, perché noi accettiamo la costrizione e non ce ne rendiamo nemmeno conto perché noi siamo insieme quella società. Parsons sottolinea che in VOGLIAMO appartenere alla società, vogliamo aderire alle norme.
Quando violiamo delle norme ci rendiamo a disagio: vuol dire che percepisco di fare qualcosa dai sbagliato, e se questo mi provoca disagio vuol dire che io tendo ad essere compiacente nell’aderire alle norme: questo perché fin dall’inizio ci hanno insegnato che è bene seguire le norme, la società è penetrata in noi. Parsons sottolinea come questa attitudine che noi abbiamo a conformarci alle norme. Perché? Negli studi successivi Parsons evidenzierà bene come il sistema culturale (strutturalismo, olismo) - che non contiene solo valori fondamentali della coscienza collettiva, a contiene anche norme - sia entrato dentro di noi e come sia entrato dentro il sistema sociale. È successo che il sistema culturale (i valori, i comportamenti e le norme), attraverso il processo di socializzazione, è stato interiorizzato dentro ciascuno di noi, e ha fondato il SISTEMA DELLA PERSONALITÀ di ciascuno di noi. Lo stesso sistema culturale si è istituzionalizzato. Le istituzioni sono un’insieme di regole coerenti tra loro > esiste l’istituzione familiare ; definita da attori specifici (genitori, figli) che sono in relazione tra loro, rispetto a regole specifiche che sono scritte nel codice del diritto di famiglia di ogni Paese. Il sistema culturale che contiene dai valori, ai comportamenti, alla regole penetra dentro di noi (interiorizzazione delle regole e dei valori) e costruisce il sistema della personalità. entra nella società , fondando le istituzioni che sono corpi di diritto omogenei. L’individuo dotato di una sua personalità; ma che trova ragione nell’interiorizzazione del sistema culturale; fa parte di una società, costituita da istituzioni, che trovano ragione nel processo di istituzionalizzazione, che viene coordinato dal medesimo sistema culturale. C’è una visione non più esclusiva dell’Olismo di Durkheim: parlare del sistema della personalità sarebbe stato obbrobrioso. Potrebbe essere una concessione alla Weber. Riprendiamo lo status e il ruolo; dei sitemi di regole che riguardano me specificatamente, e me in relazione con gli altri. Siamo ad un superamento della dicotomia radicale tra Durkheim e Weber. Siamo a ancora nella visone funzionalista: Parsons non dice che ognuno di noi ha un sistema della personalità individuale, per cui è libero di fare quello che vuole. Si è liberi di attivare comportamenti coerenti, con i mezzi e i fini della società. Il sistema della personalità trova origine al di fuori dell’individuo; si parla infatti di INTERIORIZZAZIONE, questo garantisce la dimensione strutturale funzionalista. Da fuori (cioè dal sistema culturale di una società) entrano nell’individuo quei caratteri che ne fondano la personalità: è la cultura che penetra, colonizzando il singolo, che è spinto ad agre in maniera coerente. La libertà è apparente. Non sono il sistema sociale rappresenta la società e il sistema personalità rappresenta l’individuo: in questo momento siamo ancora in una fase di primazia della società. Il sistema sociale è la società perché rappresenta formalmente la dimensione collettiva, l’istituzionalizzazione delle norme che dobbiamo rispettare. Ma anche il sistema della personalità è sovradeterminato da caratteristiche collettive, perché significato dell’interiorizzazione di quello che è fuori di me: di una cultura che mi è data e che sto assorbendo, non elaborando. Anche il sistema personalità è determinato da caratteristiche sociali. Qui si apre il ragionamento per la futura sociologia. A seconda di quanto io sottolineo la presenza della società, come sistema culturale, dentro al sistema della personalità, quanto più ho una società che lega e che è opprimente o meno? Rispetto allo schema di Parsons potrò sempre mantenere ridivido il processo id istituzionalizzazione, che garantisce la presenza forte di una società; ma potrei cominciare a discutere su quanto il processo di interiorizzazione sia forte, cioè su quanto questo processo faccia dell’individuo un burattino o meno, tutto dipende da quanto sottolineo legante il processo di interiorizzazione.